mercoledì 23 novembre 2011

Afrodite

14 Novembre 2011

"Scese a terra la Dea veneranda e bella, e l'erba attorno
agli agili piedi cresceva; Afrodite,
la Dea nata dalla schiuma, e Citerea dalla bella corona
la chiamano Dei ed uomini...

...e ha ottenuto in sorte,
quale fato tra gli uomini e gli Dei immortali,
discorsi di Vergini, sorrisi e inganni
e dolce Volutta e l'Amore di miele."

Teogonia - Esiodo

Canto di Samhain

02 Novembre 2011


L'oro dei giorni è trascorso
ed anche il sole è calato a Nord Ovest.
Ora viene il dolce abbraccio del crepuscolo,
come l'ultima stretta dell'Amante che parte.

Ora viene la notte d'inverno,e il buio del seme sotto terra.
Ora viene la nennia d'argento degli alberi spogli suonati dal vento.
Ora viene il silenzio immacolato dei fiocchi di neve.
Ora viene il raccogliersi prima del grande balzo.
Ora viene la Sua quarta faccia,
quella che non può essere scorta o capita.

E' tempo d'aria fredda e terra tiepida.
E' tempo di Discesa e di Lasciare.

E' tempo di guardare nel propri occhi.

Giù la maschera, signori.


Mi scuso per il tono malinconico, di solito non mi piace spargere tristezza in giro, anche perché ognuno ha già la propria, e ci manco solo io ad ammorbare il prossimo con stati d'essere buii. Ma sono i giorni della fine della parte luminosa dell'anno. E si sente.

Il corteggiamento di Mare

2 Novembre 2011
Un canto lontano, dimenticato, antico.
Lo sussurravan le acque
e si stendeva sulla sabbia.
E il canto diceva:
 "Tutto da me emerge.
Da me è la Vita, il Mare dalle molte vie.
Sono l'antico Oceano,
eppure ancora giovane è il mio volto,
nessun male lo può increspare,
nessun mortale lo può macchiare.

Vieni fanciulla,
tu odi parole nel volo dei gabbiani!
Madreperla la carne
bagliore di luce sul fondale i capelli,
Luna negli occhi,
e bianca ciprea come ventre!

Vieni, avvicinati,
porterò sulla riva per te le pietre più belle,
tesori ormai sconosciuti agli uomini in dono,
verdi alghe e coralli come giardino,
il cangiare delle squame è per noi candela,
conchiglie orneranno il talamo!

Vieni fra le mie braccia,
immergiti dove più tersa è la baia e più quieti i marosi,
perché possa accarezzarti come la rena della spiaggia
e sentir crescere il respiro,
come onde orlare dalla bianca spuma dei tuoi fremiti.
Lascia quel mondo opaco e raggiungimi negli abissi azzurri!

Vieni, vieni, vieni fanciulla
Vieni, vieni, vieni con me
Vieni, vieni, vieni o marina
Vieni, vieni vieni..."

Alla Fiamma di Eros

 2 Novembre 2011


Tu che sei il Guerriero infaticabile, che sempre rinnova l'assalto
finché non vede cadere la rocca avversa e spegnersi i nemici;
Tu che sei il Cantore di ogni In-canto che addormenta Mente,
e spinge nel Sogno fiorito di Luci;
Tu che porti il vessillo d'Amore che garrisce al vento
e sparge ardenti profumi che rendon folli i Cuori;
Tu che sei il Dio che porta le ali, lungo arco e infallibili frecce,
e reca la fiaccola di un Fuoco segreto, nascosto da ciò che può annullarlo;

O Fuoco del mio Fuoco, alimenti la mia Fiamma!
Eppur son io il legno che brucia e arde!
In basso cenere, in alto luce
e il fumo denso dell'addio al Mondo.

O crepitio di Fiamma,
fai alzare i miei canti come scintille,
e a te arrivano, Dio dalla gota celeste,
che stai oltre le stelle.

Fiamma che m'infiamma,
Fuoco che m'infuoca,
Luce che m'illumina,
certo è Amore che m'innamora.

Canto della Donna Luna

05 Giugno 2011
Unisciti a me!

Sola io posso stare,
ma son come Luna
di tua luce io riluco!

Sola io posso stare,
ma senza te
io non posso brillare!

Io sarò Luna e tu sei Sole.
Portami sotto la tua pioggia di Luce
e io la rifletterò nel mondo.
Portami a Luce,
ed io donerò luce al mondo.
Guerriero dal volto di Sole.

Sarò Amazzone indomabile
e al tuo fianco combatterò cento battaglie,
tu, che porti il vessillo d'Amore.

Sarò Ninfa solitaria,
pronta sempre a riceverti nel mio andro azzurro,
tu, Amante regale.

Sarò Regina nell'alta torre,
ma solo con te al mio fianco,
 tu, tenera Luce!

Unisciti a me!

E unisci il tuo al mio soffio,
l'Argento di Luna non può brillare
con la polvere della strada addosso!

Canto della Donna Giardino

 5 Giugno 2011


Il tuo Amore, Amico del mio cuore
mi rende un giardino fiorito.
Quando la tenera fanciulla Primavera
già cede il serto fiorito alla fiorente Estate,
io mi ammanto di boccioli fertili e maturi,
e delle ciliege più rosse,
di albicocche di sole,
delle prime timide pesche dell'alba.

Quando tu sei
insieme a me,
io sono il giardino.
Mi sbocciano dentro i fiori dei Tigli
che più spargono i loro aromi d'Amore.
E i baci dolci degli Oleandri
che ornano il verde più scuro di foglia
mi inondano il petto.
Di stelle odorose stillano i Gelsomini,
son carezze al lume di luna.
E i Melograni mostrano, senza vergogna,
le coppe scarlatte di sangue e di miele,
pronte a contenere rubini e granati.
Come i prati di fine Maggio
la mia Bellezza sboccia per te,
Delizia del Cuore,
Signore del Giardino del Cielo.

Porgimi corone di farfalle turchesi
perché possa ornare le chiome.
Cingimi i fianchi di cinture di foglie,
solo per il piacere di vedermi silvestre,
e poi nuda di vento, di nuovo.
Fammi pendenti di semi d'Acero
perché con la brezza possano accarezzarmi.
Vedi, anche così io sento le tue carezze di grazia!
E prendi, prendi ti prego, il mio cuore.
Che me ne faccio in fatti di un cuore non più mio?
Ormai sei tu il suo custode nella notte!

Dio dal Cuore Dorato,
dimmi parole che sono Canti d'Amore,
anzi, non parlare, ma solo esprimiti
con pelle e versi e gesti e caro abbandono,
così ti capirò meglio,
o Fanciullo del Sole!
Avvolgimi in una tela di Splendore
e ad essa, senti, io mi abbandono,
come alla corrente del fiume
che corre vicino alla tua dimora boschiva.

Ti ho cercato nel mondo ma non ti ho trovato.
Ti ho atteso nel tempio e tu sei giunto.
Non abbandonarmi più ora,
perché sei senso di Sangue e Respiro
Gioia di Mondo,
e Amante che certo vincerà ogni cosa.

Narciso - Echo

5 Giugno 2011
E' forse un Amore di Narciso?
mi avvicino e ti avvicini
mi allontano e ti allontani,
stendo la mano e me la porgi,
eppure ancora non ti ho sfiorato.
A volte ti vedo però,
e un giorno supererò l'illusione del riflesso
e potrò stringerti forte e per sempre.
Non più Narciso,
ma figlio di Ermes e Afrodite.

Io gli parlo: "Sono qui!"
E lui a me: "Sono qui!"
"Qui dove?" gli dico.
"Qui dove?" mi dice.
Taccio. E ripeto solo
"Io sono qui."
"Io sono qui".

Immagine: Echo and Narcissus di J. W. Waterhouse

Canto dei LIberi Amanti

20 marzo 2011


Lui:
Hai destato il fiore del desiderio in me,
e l’unico nutrimento che può sopportare,
da te sola l’avrò.

Lei:
Anche in me lo stesso fiore ha messo radici
e non ha pudore nel mostrare il suo intimo segreto.
Così io non mi vergogno
di dirti quanto io brami i tuo abbracci d’edera.

Perché mai, infatti, dovrei dissimulare quando io brami i tuoi abbracci?
Perché dovrei abbassare lo sguardo davanti a te?
Perché dovrei nascondere il mio corpo generoso?
Perché dovrei sottomettermi al giogo matrimoniale?
Perché dovrei sottostare alle leggi dei Padri?
Perché dovrei vendermi in cambio di ricchezze?
Perché dovrei mettermi maschere in cambio di attenzioni?
Perché dovrei gareggiare con le mie sorelle per te?
Perché dovrei volerti possedere?
Perché dovrei occultare il mio sangue incruento?
Perché dovrei star chiusa lontana dalle selve?
Perché dovrei restare sconosciuta ai tuoi fratelli?
Perché dovrei parlarti dei Segreti delle Donne?
Perché dovrei evitare le danze d’Eros?
Perché dovrei trattenere il riso quando giochi con me?
Perché dovrei astenermi dal corteggiarti arditamente?
Perché dovrei avversare il tuo impeto nell’amore?
Perché dovrei tacere i gemiti nell’amplesso?
Perché dovrei celare la mia vulva impaziente?

Lui:
Rosa della sera, tu sei, rugiada dell’alba,
amabile Luna del Destino,
tu sei la più bella,
bella tu sei, o Amica mia
ebbra d’Amore e di piacere.
Con te è facile inebriarsi nell’abbraccio
Come col vino degli Dei.
Se mai, infatti, dissimulassi quanto brami i miei abbracci,
se abbassassi lo sguardo davanti a me,
se nascondessi il tuo corpo generoso,
se ti sottomettessi al giogo matrimoniale,
se sottostessi alle leggi dei Padri,
se ti vendessi in cambio di ricchezze,
se ti mettessi maschere in cambio di attenzioni,
se gareggiassi con le tue sorelle per me,
se volessi possedermi,
se occultassi il tuo sangue incruento,
se stessi chiusa lontana dalle selve,
se restassi sconosciuta ai miei fratelli,
se mi parlassi dei Segreti delle Donne,
se evitassi le danze d’Eros,
se trattenessi il riso quando gioco con te,
se ti astenessi dal corteggiarmi arditamente,
se avversassi il mio impeto nell’amore,
se tacessi i gemiti nell’amplesso,
se celassi la tua vulva impaziente,
se tu facessi tutto questo, io non potrei amarti.
Avvenente non saresti per me, né desiderabile,
corrotta ed inquinata,
perversa dalla volgarità.
Spegneresti il mio ardore,
mi priveresti della luce del giorno.
Solo sempre sarei,
senza l’Amata, senza l’Amante.

Non vergognarti, dunque,
di dirmi quanto tu brami i miei abbracci d’edera.
Non dissimulare quanto brami i miei abbracci, ma mostra la pienezza della brama che mi fa onore.
Non abbassare lo sguardo davanti a me, ma guarda gli occhi che ti cercano con desiderio.
Non nascondere il tuo corpo generoso, ma svelalo innanzi a me colto da meraviglia.
Non sottometterti al giogo matrimoniale, ma vivi Libera con me Libero.
Non sottostare alle leggi dei Padri, ma rispetta solo le leggi di Natura.
Non venderti in cambio di ricchezze, ma prendi dalle mie mani il mio Amore gratuito.
Non metterti maschere in cambio di attenzioni, ma lascia che ti si ami per la tua Natura semplice.
Non gareggiare con le tue sorelle per me, ma come sorelle dividete ciò che è Buono.
Non volermi possedere, ma lasciami indipendente come tu sei.
Non occultare il tuo sangue incruento, ma lascialo fluire alla luce perché racconti le sue storie.
Non stare chiusa lontana dalle selve, ma corri come libera baccante fra gli alberi.
Non restare sconosciuta ai miei fratelli, ma anche a loro, se vuoi, sii prodiga delle tue cosce.
Non parlarmi dei Segreti delle Donne, ma tienili per te poiché i Misteri devono restare celati.
Non evitare le danze d’Eros, ma balla estasiata dall’Eros che ti danza dentro.
Non trattenere il riso quando gioco con te, ma sii sempre bambina per i giochi amorosi.
Non astenerti dal corteggiarmi arditamente, ma conquistami come ninfa sensuale e maliziosa.
Non avversare il mio impeto nell’amore, ma godine e tu stessa sii accesa dallo stesso fuoco.
Non tacere i gemiti nell’amplesso, ma canta al mondo il Piacere.
Non celare la tua vulva impaziente, ma portala a me perché possa placarla.

Lei:
Toro del cielo, tu sei, cinghiale della terra,
amabile Sole di Splendore,
tu sei il più bello,
bello tu sei, o Amico mio,
ebbro d’Amore e di piacere.
con te è facile inebriarsi nell’abbraccio
Come col vino degli Dei.
Se tu altro avessi pensato, io non potrei amarti.
Avvenente non saresti per me, né desiderabile,
corrotto ed inquinato,
perverso dalla volgarità.
Spegneresti la mia dolcezza,
mi priveresti della luce del giorno.
Sola sempre sarei,
senza l’Amato, senza l’Amante.

Insieme:
Amiamoci dunque! Uniamoci!
Vieni, Amante, che alimenti il mio fuoco,
e possesso e leggi soffocanti,
e pudicizia e false ritrosie,
lasciamole morire
per sempre.

***

A tutti gli uomini, ma soprattutto a tutte le donne, che si stanno liberando o che già si sono liberati dalle innaturali e profananti costrizioni che sono state loro imposte per millenni. Nella speranza che siano sempre di più, e che magari anche grazie a queste umili parole trovino la forza di farlo impeccabilmente e senza cedere a compromessi.
A tutti gli uomini e a tutte le donne che aspirano a conoscere, un piccolissimo passo per volta, l'antico, amabile, Androgino, Dio Eros; e a quelli che già lo conoscono.

*

Probabilmente questo testo non avrebbe visto la luce, se non in seguito a molteplici letture e studi dei miti di Eros, Afrodite, Adone, Demetra, Frejya, Freyr, Pan, Dioniso, Shiva ed altri.
Hanno indubbiamente contribuito anche le liriche di Saffo e Archiloco, Il corteggiamento di Inanna e Dumuzi, Il Cantico dei Cantici, Gitagovinda di Jayadeva; gli studi sulle società e divinità pre-indoeuropee e pre-elleniche e i loro successivi sviluppi di M. Gimbutas, U. Pestalozza, M. Marconi, C. Spretnak; i testi di Leda Bearné, Ada D'Ariès, Anne Cameron.
Per il sovvertimento dei valori antichi e della Natura femminile vanno citati pure Oscure madri splendenti di Luciana Percovich e La strega di Jules Michelet.

Canto di Elke. Severamente vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.

Canto pubblicato sul Tempio della Ninfa nel Febbraio 2011.

Ciò che più io amo in te è Amore

07 marzo 2011

Ciò che più io amo in te è Amore.
Tutto il resto puoi tu togliermelo,
ed io ancora t’amerò.
caccia tu Amore dal tuo ventre
ed anche io mi allontanerò.
Ciò che più ti rende amabile, o Lucente,
è d’essere tempio ad Eros.
Nella tua dolcezza indomita,
nello sbocciare dei fiori,
nella corsa della volpe
e nel ronzare dell’ape,
in tutto questo, ed in te,
fanciulla, io Amo Amore.

Cuore della Bellezza,
Sono innamorata,
così egli dimora in me.
Ma anche in te io lo vedo, o Divino,
Colui che tutto vince.
Nel desiderio indomito del tuo abbraccio,
nel tuo petto al mio unito nell’amplesso,
io lo sento agitare la sua dolce fiaccola,
e saettare lanciando frecce rosse,
dorate, che sempre vanno a segno
alimentando il Fuoco che eterno arde
sull’altare di Eros, nel mio tempio romito.
Ma anche nel cielo al tramonto,
nell’onda che s’infrange sulla rena,
nel volo maestoso dell’airone,
nel castagno più vecchio,
in tutto questo, ed in te,
fanciullo, io Amo Amore.
Ciò che più io amo in te è Amore.

Omnia vincit Amor

7 Marzo 2011
Omnia vincit Amor et nos cedamus Amori.
"Tutto vince Amore e noi cediamo a Amore."

Virgilio - Bucoliche, X



(Immagine tratta dal sito Theoi da un vaso del 500 a.C. ca.)

Canto degli Innamorati

28 Febbraio 2011
Se mai scappo da te,
è solo per farmi rincorrere giocando.

Se mi avvicino a te,
è perché alla tua Bellezza non voglio resistere.

*

Mai potrò volerti a me distante.
Tu che hai antichi profumi, di primavera,
di resine, di pendii assolati ed umori nascosti.
Di oli e di erba tagliata.
Di piante aromatiche e di muschi.
Di sale e di biondo miele.
O Signora ridente,
che soffi sulla brace ardente del mio desiderio,
che risvegli la fiamma ardente del mio desiderio,
concediti, io ti prego, alle mie braccia
bramose di stringerti.
Di stringere te, la tua carne di fiori e di latte,
le tue cosce di perla,
i tuoi seni granati,
le tue anche scrigno di Piacere.
Tu che sei un giardino di balsamo, ti prego,
o la più bella fra le donne,
apri per me la tua rossa cintura,
recinzione che cinge il tuo Fiore sacro,
rorido di rugiada d’aurora, fonte di flussi nascosti:
di torrenti impetuosi, di fiumi calmi.
Che insieme a Luna versa vita palpitante.
Che è una grotta profonda, inesplorata,
rivestita di aragonite e cristalli bianchi.
Che è una pentola di rame,
in cui cuocete, si narra, pozioni meravigliose,
che destano i morti, che assopiscono i vivi.
Come ti desidero tutta, o Essere di luce di luna,
di stille preziose, di luce di luna.
O Voluttà Fanciulla,
o Fanciulla di Miele!

Mai potrò volere di non essere a te avvinta.
Come bramo il tuo abbraccio Fanciullo Divino,
celeste e di fuoco, come desidero congiungermi a te!
Per te sciolgo la mia rossa cintura,
e con gambe larghe e braccia protese, fremente,
t’invito a salire al luogo dell’Amore.
O Signore
come dire il languore che mi
prende pensando ai tuoi ardori?
Prendimi tu, anche, e potrò mostrarti
come desiderato tu giungi al talamo
incensato, cosparso di boccioli.
Porta a me il tuo germoglio divino,
io lo curerò dolcemente per farlo crescere
ed ergersi forte e rigoglioso,
finché non avrà prodotto i suoi frutti dorati.
E di nuovo, ancora, io sempre
mi curerò del tuo fertile Albero della Vita,
pioppo, cipresso, alto abete.

*

Mai, mai, mai per sempre lascerò
che qualcuno ponga un giogo pesante su noi amanti perfetti.
Mai lascerò strappare la tua Rosa,
Mai lascerò abbattere il mio Albero.
Vieni Sposa Celeste, vieni!
Andiamo a godere l’Amore.

Andiamo Sposo Divino, andiamo!
Andiamo ad amare il Piacere,
che è Sacro, che è dolce,
che è un Rito di Gioia.

Vieni mia amata, amatissima amante,
versa la coppa dei tuoi seni belli fra le mie labbra,
riarse per la sete del tuo corpo flessuoso.

Andiamo tesoro della selva, selvatico, selvaggio,
lascia che io tocchi le tue spalle temprate dal sole,
il tuo petto ampio.

Lascia che il tuo dorso sia appiglio per me, delicata,
per le mie mani sapienti,
che t’infiammano  di più ad ogni respiro.

*

In un giardino ben custodito
in un campo solitario,
in un maggese tre volte arato,
egli è venuto a me, egli,
Virgulto verdeggiante della Terra.
Egli è salito a me, egli,
Meraviglia per gli occhi che lo vedono.
Egli s’è piegato su di me, egli,
Frutto inebriante per la bocca che l’assaggia.
Egli  è entrato a godere del mio giardino ben custodito,
Egli ha colto le mele del mio campo solitario,
Egli ha arato il mio maggese tre volte arato.
Ha colmato col latte delle offerte il mio solco aperto,
in mostra per lui.
Vieni ancora a me, cento volte,
e poi altre cento, e cento ancora,
nel mio giardino,
nel mio campo,
nel mio maggese.
O Amore della Terra del cielo,
siimi sempre accanto, o Giovane avvenente
siimi sempre accanto , o Amore seducente.
A te conducimi seduttore del Cielo,
ché ogni cosa da te è condotta.

*

Se mai scappo da te,
è solo per farmi rincorrere giocando.

Se mi avvicino a te,
è perché alla tua Bellezza non voglio resistere.


Canto in parte ispirato da: Cantico dei Cantici, Gitagovinda di Jayadeva, Il corteggiamento di Inanna e Dumuzi, i componimenti dei lirici greci ed in particolare Saffo e Archiloco, i testi di Dana Leberel, Leda Bearné, Ada D'Ariès, Mario Negri.

Canto dell'Amante o Canto d'Adone

28 Febbraio 2011


Irretito nella ragnatela imperlata dei tuoi capelli belli,
che sanno di erbe, non m’interessa di perdere me stesso in te,
se una maschera perdo, ciò che guadagno è il Tutto.
Se mi perdo, ciò che guadagno è tutto ciò che Vive.
Se mi perdo, ciò che guadagno è Armonia in sposa.
Se mi perdo, ciò che guadagno è ogni Bellezza pensabile e non.
Se mi perdo, ciò che guadagno è un Amore, in cambio di un Tiranno.
Se mi perdo nei tuoi fianchi l’unica cosa che perdo è l’unica cosa che non mi mancherà.
Se mi perdo, in Te mi posso ritrovare, giovane e luminoso e bello per sempre.
Se mi perdo, in Te posso ritrovare la vera Via.
Se mi perdo, ciò che guadagno è il tuo viso di pesca,
le tue cosce di luna, il tuo volto discreto,
con lo sguardo obliquo, che mi spia dolcemente.

Ti prego, mia Signora, permetti sempre di perdermi in te,
nelle tue figlie amate, nelle tue braccia di frutti e di terra.
Culla il mio sonno sul tuo petto, sulle tue ginocchia,
mentre mi spingo a sognare il tuo Sogno.


(Sì lo so, ma torna la primavera e torna anche il mio monotematismo; a me è sempre gradito, spero non stufi neanche voi :))
Immagine: Adonis dream di Richard Franklin.

Il fanciullo rapito

08 Febbraio 2011
The stolen child - W. B. Yeats

Where dips the rocky highland
Of Sleuth Wood in the lake,
There lies a leafy island
Where flapping herons wake
The drowsy water rats;
There we've hid our faery vats,
Full of berrys
And of reddest stolen cherries.

Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than you can understand.


Where the wave of moonlight glosses
The dim gray sands with light,
Far off by furthest Rosses
We foot it all the night,
Weaving olden dances
Mingling hands and mingling glances
Till the moon has taken flight;
To and fro we leap
And chase the frothy bubbles,
While the world is full of troubles
And anxious in its sleep.

Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than you can understand.


Where the wandering water gushes
From the hills above Glen-Car,
In pools among the rushes
That scarce could bathe a star,
We seek for slumbering trout
And whispering in their ears
Give them unquiet dreams;
Leaning softly out
From ferns that drop their tears
Over the young streams.

Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than you can understand.


Away with us he's going,
The solemn-eyed:
He'll hear no more the lowing
Of the calves on the warm hillside
Or the kettle on the hob
Sing peace into his breast,
Or see the brown mice bob
Round and round the oatmeal chest.

For he comes, the human child,
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than he can understand.


Il fanciullo rapito - W. B. Yeats
Laggiù dove i monti rocciosi
di Sleuth Wood si tuffano nel lago,
laggiù si stende un'isola fronzuta
dove gli aironi svegliano, sbattendo
le ali, i sonnolenti topi d'acqua;
laggiù abbiamo nascosto i nostri tini
fatati, ricolmi delle bacche e delle
più rosse ciliegie rubate.

Vieni, o fanciullo umano
all'acque
Vieni, o fanciullo umano
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
perché nel mondo vi sono più lacrime
di quanto tu non potrai mai comprendere.


Laggiù dove l'onda del chiar di luna risveglia
riflessi luminosi nelle grige e opache
sabbie, lontano, là presso la lontana
Roses, tessendo noi danziamo
tutta la notte le più antiche danze,
intrecciando le mani e intrecciando gli sguardi
finché la luna non abbia preso il volo;
e avanti e indietro balziamo
e inseguiamo le bolle spumeggianti
mentre il mondo è ricolmo di pene
e dorme un sonno ansioso.

Vieni, o fanciullo umano
all'acque
Vieni, o fanciullo umano
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
perché nel mondo vi sono più lacrime
di quanto tu non potrai mai comprendere.


Dove l'acqua zampilla vagabonda,
dalle colline sopra Glen-Car
nei laghetti tra i salici
dove a stento una stella potrebbe
bagnarsi, cerchiamo le trote assopite
e bisbigliando ai loro orecchi doniamo
ad esse sogni inquieti,
lievemente sporgendoci
dalle felci che versano
le loro lacrime sui giovani ruscelli.

Vieni, o fanciullo umano
all'acque
Vieni, o fanciullo umano
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
perché nel mondo vi sono più lacrime
di quanto tu non potrai mai comprendere.


E' con noi che egli vieni,
il fanciullo dall'occhio solenne:
mai più potrà udire i muggiti
dei vitelli sui tiepidi pendii
o la teiera sul focolare
cantargli la pace nel petto,
né vedere i sorci bruni
che corrono intorno alla madia.

Perché egli viene, il fanciullo umano,
all'acque.
Egli viene, il fanciullo umano,
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
da un mondo in cui vi sono più lacrime
di quanto egli non potrà mai comprendere.



Immagine: Faeries say "We feel dancey" di Arthur Rackham

La montagna

27 Dicembre 2010

Ho spesso pensato che la Via verso la consapevolezza e la realizzazione sia come il sentiero che porta in cima ad una montagna. Partiamo da città grige e inquinate, dove la solitudine ci insegue d'appresso nonostante viviamo in mezzo alla gente. Nessuno ci obbliga ad andare, potremmo stare comodamente seduti in poltrona a vedere passare la nostra vita alla televisione, accontentandosi di piccole gioie, dolori, soddisfazioni. Potremmo accontentarci degli oggetti, del computer, delle telenovele, dei videogiochi. Potremmo stordirci con l'aperitivo, le passeggiate in centro, l'uscita il sabato sera, il pranzo coi parenti la domenica, ed il lavoro tutti gli altri giorni. Potremmo cercare la stabilità e l'affetto che sentiamo mancarci in un altra persona, un uomo, una donna, un genitore, un figlio, un parente, un amico, un cane, un compagno di letto.
Potremmo accontentarci di tutto questo, che tutto sommato non è poco, visto che c'è gente che muore di fame o uccisa dai mitra o mutilata dalle bombe.
Potremmo. Ma la verità è che nonostante tutto questo "tanto" che abbiamo ci sentiamo vuoti e poveri. Tutto, o quasi, sembra polveroso e stantio, falso, plasticoso...anestetizzante soprattutto. Sembra che ogni cosa che ci viene propinata, dalla scuola al lavoro, dai programmi tv alla dichiarazione dei redditi, dall'assicurazione della macchina all'andare in discoteca sia in fin dei conti un modo per stordirci, farci stare tranquilli e occupati per un po'. A volte ci piace anche stordirci così. Ma arriva il momento in cui non se ne può più. Come quando si mangia troppo, poi non si vuol più vedere neanche un boccone di cibo.
E noi abbiamo fatto indigestione di oggetti, ricchezza, legami, possibilità.
Siamo oppressi dal vuoto grigiore e dall'artificialità che ci siamo creati, una generazione dopo l'altra.
Per ciò, ogni tanto a qualcuno viene in mente di mollare tutto ed andarsene via, andare alla Montagna. Non tutti seguono questo auto suggerimento, alcuni lo fanno solo per un breve periodo, altri non si ricordano di averlo pensato, anni e anni fa, magari quando erano giovani. Altri ancora non hanno tempo per pensare a questo, c'è di meglio da fare, dicono.



Fatto sta che ogni tanto qualcuno parte e si allontana dalla città e dal vuoto che questa rappresenta ed incarna.
Già appena ci si allontana dai palazzi ci si sente un po' meglio: l'aria è più pulita, qua e là ci sono campi incolti ed alberi e qualche fiore selvatico. Alcuni di quelli che sono partiti si accontentano di questo, si fermano in un bel parco con l'erba rasata e qualche albererello rachitico. E' già meglio che niente, e poi, adesso che ci penso, mi sono dimenticato il gas aperto, o di pagare la rata del mutuo, o che devo occuparmi di qualcuno.
Non tutti però si fermano. Qualcuno prosegue.
Più ci si allontana dal mondo civilizzato e grigio e più i colori sono brillanti, mutevoli, vari, vivi. E così ci si sente anche un po' rinascere dentro quei colori, piano piano all'interno, come se germogliassero dei timidi e delicati virgulti. Anche in questo caso, qualcuno si accontenta di questo e torna sui propri passi, solo che quei germogli vanno curati, hanno bisogno di terra e acqua, di sole, di vento. A questi individui a volte succede di perdere ben presto questi colori interiori; "Pazienza" pensano, essere una landa desolata alla fine non è male, in città non ci sono piante o quasi, eppure tutti vivono lo stesso. Altri invece, fra uno stento e l'altro li mantengono in vita, ma oppressi da doveri, obblighi, legami personali sono come quelle piantine che crescono fra le crepe dell'asfalto, non potranno diventare forti e rigogliose.
Tuttavia, a volte riescono a sfondare il muro che le opprime, sono più forti dell'asfalto e dell'incuria a cui sono abbandonati. In quel caso si può proseguire, con una certa volontà.
Ed ecco, là all'orizzionte, lontana lontana, c'è la Montagna.
Quando si è lontani si ha ben presente la meta, la si vede, là in alto in altro, circondata di nuvole. Basta alzare lo sguardo ed è chiara e netta davanti ai nostri occhi. A volte a vederla così distante e elevata si è presi dalla paura di non essere in grado di raggiungerla, dal senso di inadeguatezza e dal sospetto che in fondo ci manchi la forza per arrivarci.
Nulla di tutto questo è vero, in realtà. Siamo fatti per gettarci in una tale sfida e vincerla. E' la nostra Natura. In quei momenti l'unica cosa che ci manca è la determinazione e la fermezza nel perseguire il nostro scopo. Inutile dire che anche in questo caso c'è chi rinuncia e torna a casa, a guardare le montagne alla tv o a leggerle nei libri. Tanto sempre montagne sono.
Ci si avvicina, lentamente. Molto lentamente, a volte si fanno tre passi avanti e uno indietro. Altre ci si ferma per strada per un po', distratti da qualcosa. Altre ancora c'è qualcuno che ci trattiene, che tenta di riportarci indietro, perché infondo la città è certamente più sicura della Montagna. Ma anche in questo caso, se la nostra determinazione non cade, se i nostri germogli sono abbastanza forti da ricorarci che hanno bisogno di vita, prima o poi riprenderemo il nostro cammino. Bisognerà anche fare attenzione a sfilare le molte erbaccie soffocanti che minacciano di soffocare quei teneri virgulti. A volte si confondono con essi, ma sono cosa ben diversa.
Ci saranno giorni di sole e bellezza profusa in ogni dove, altri in cui la nebbia ammanterà ogni cosa, ed allora sarà più difficile vedere con chiarezza. Alcune mattine saremo sorpresi dalla pioggia fredda, magari ci arrabbieremo anche con noi stessi, per aver deciso di compiere una simile pazzia, al posto di stare a casa davanti alla stufa. Eppure, se avremo resistito all'umido che sembrava penetrarci nelle ossa e spegne anche il più piccolo barlume di calore, e annegare il nostro piccolo giardino coperto di foglioline novelle, vedremo un immenso arcobaleno stagliarsi nitido e nutrire i nostri colori interiori, liberandoli un poco di più dall'innaturale superficie che li opprime.
Ogni temporale, ogni bufera, ogni grandinata a cui resisteremo rimuoverà una piccola parte del pesante strato di asfalto che ci opprime.
Al mal tempo però bisogna sommare le difficoltà date dal fatto che il sentiero per la cima della Montagna è in salita. Per la verità dopo alcuni tratti scoscesi e irti si può camminare per un pochino fra i prati pianeggianti, fermarsi a riprender fiato dopo la dura sfida, bere un sorso d'acqua ristoratrice offertaci instancabilmente da qualche piccola sorgente sfuggita alle industrie e alle bottiglie. E' strano constatare come quest'acqua ci sembri più pura, più buona e più limpida di quella che bevevamo in città...in parte è così, in parte sono i nostri occhi ad essere più trasparenti e percettivi. Non ce ne siamo accorti ma dopo un po' che camminavamo abbiamo iniziato a capire al primo sguardo come evitare i sassi instabili, le buche e i trabocchetti. Ci siamo abituati a vedere quali piante crescono ombreggiate dagli alberi ed quali in pieno sole. Stiamo apprendendo cose dimenticate dai cittadini, cose che aiuteranno le nostre piantine, perché sapremo come far loro del bene. Stiamo anche imparando cosa piace loro e cosa invece è dannoso...non era così difficile come sembrava all'inizio, anzi adesso che lo si sta facendo, sembra di averlo saputo da sempre, e che sia una cosa naturale, irrinunciabile, bellissima. Ma non bisogna farsi distrarre dall'entusiasmo e lasciare i germogli, che piano piano crescono, alle ortiche.
Anche la pioggia, il freddo ed il caldo, la grandine, la neve,  le difficoltà che vengono dal cielo non ci fanno più così paura, abbiamo imparato a non farci toccare troppo da esse, a lasciarle passare come le nuvole davanti al sole. E poi, sembra quasi che durino di meno. D'altra parte si sa, in Montagna il tempo cambia velocemente.
Però si è scoperto che oltre le nuvole il sole brilla lo stesso, e che non potrà mai essere spento da esse.
Così proseguiamo. Adesso la cima non la si vede più, e quindi anche se si è più vicini è più facile perdersi. E ci si perde, eccome. Fra boschi che sembrano tutti uguali, in intrichi spinosi, fra pareti e ammassi rocciosi. Si può vagare senza più ritrovare un sentiero (poiché ce ne sono molti), ed ancora, c'è chi se ne torna alle città dove se ci si perde, almeno si può chiedere a qualcuno, ci sono strade che portano da qualche parte, non alberi tutti uguali.
Ma a forza di girare, o perché si è trovato qualcuno che conosce un cammino, o perché si è imparato a riconoscere i luoghi,  oppure perché semplicemente si è imboccata la strada giusta così, senza un motivo apparente, per caso (o per l'amorevole attenzione di alcune mani filatrici), alla fine, dunque, si riesce a salire ancora.
Ai cittadini l'alta montagna pare spoglia, con quei pochi alberi, con quelle pietraie spoglie, con tutti quei prati esposti ai venti e alle intermperie...ma loro non conoscono, la bellezza del cielo stellatissimo sopra ai monti, né la veste di fiori della primavera tanto che non si sa dove mettere i piedi per non rovinarla, né il muoversi cauto ed elegante degli animali selvatici, o tanto meno la pace infusa nel tramonto che indora le cime. Non sanno il rosa dei rododendri che tinge i pendii, o la nostalgia che provoca il volo dell'aquila, o l'ammirazione e l'amore che un bellissimo e semplice fiore può provocare. Pensano che la Montagna sia spoglia e inospitale e solitaria. Ma non lo è.



In alta montagna, anche, le distanze sembrano diverse. Ciò che sembra vicino in realtà è distante. Girata una curva, ecco che si vede di nuovo la cima, nitida e netta, appuntita e solitaria. Sembra vicina, ma non lo è ancora.
Bisogna camminare molto, ed apprendere molti segreti dai luoghi che attraversiamo, ricordare cose dimenticate, allenarsi con pazienza e devozione. Ci saranno ancora giorni di nebbia e sentieri percorsi a vuoto, ma ora che ci siamo ambientati l'istinto ci guida quasi infallibilmente.
A volte si pensa di essere quasi in cima, ma quando si arriva ci si accorge che c'è ancora un pezzo da fare, altri passi da compiere. Ci si potrebbe rassegnare, ma la consapevolezza che sulla vetta si troverà qualcosa di ancora più adatto alle nostre pianticelle spinge a proseguire.
Basta poco, pochissimo, uno sbaglio anche inconsapevole, e si può scivolare giù, in un dirupo. Se sarà possibile bisognerà risalire, spesso con ancora più fatica perché feriti, storditi, doloranti, scoraggiati.

Cammina e cammina e cammina ed ancora cammina e prima o poi si arriva in cima, laddove gli arcobaleni baciano la terra. Allora tutti i suoi colori infonderanno brillantezza ai nostri fiori, a quelli del nostro giardino, che abbiamo curato e sostenuto, fino a questo momento.
A volte, se ci si riesce camminando sull'arco celeste, si può arrivare in cielo, dal Sole e dalla Luna, e restare con loro.

*


Torno a scrivere dopo mesi. Non ho voluto scrivere qualcosa di coerente, ho solo lasciato emergere ed evolvere delle immagini che da tempo avevo in mente ed un racconto che mi è passato attraverso.

Odissea

11 Luglio 2010


Penelope and the Suitors di J. W. Waterhaouse

"Come si scioglie negli alti monti la neve che Zefiro vi addensa, al caldo soffiare di Euro, e allora corrono i fiumi in piena: così si scioglievano le belle guance e versava lacrime, mentre piangeva il suo uomo che le sedeva accanto." 
Odissea, libro XIX

Ci siede accanto, da qualche parte nella sala della vita, tutto sta nel riconoscerlo e ritrovarlo dopo tanto tempo.

L'incontro degli Amanti

26 Giugno 2010

A lungo la cercai, ed ora ch’ella è qui
il mio cuore strepita in tumulto.
Da lontano scorsi la sua luce,
attraverso terre sconosciute la cercai.

A lungo lo cercai, ed ora ch’egli è qui
il mio cuore è pieno d’ebbrezza.
Da lontano scorsi la sua luce,
attraverso terre sconosciute lo cercai.
*

Splendida è l’amica mia fra le belle fanciulle!
L’odore del suo corpo è quello della primavera,
il glicine ed il gelsomino profumano nel suo respiro

Maestoso è l’amico mio fra gli uomini possenti!
Dei fiori del tiglio e della resina del pino verde,
profuma l’aura dorata che lo circonda sempre.

Come gli spacchi del melograno son le labbra sue,
il suo volto è del colore dell’alba.

Come verdeggianti tralci d’edera son le braccia sue,
la sua agilità è quella dell’aquila che spicca il volo.

Raggi di luna sono i suoi gioielli,
di stille di pioggia è intessuto il suo diadema,
mai una donna ebbe ornamento più bello.

Di pagliuzze dorate, di raggi di sole è coperto il suo corpo,
intorno al suo collo v’è come monile un serpente divino,
le sue tempie son cinte di pampini e germogli.

Tale è l’amica mia, che la sua venuta
annunciano gli uccelli del cielo,
e le fanciulle non tacciono le sue lodi.

Tale è l’amico mio, che gli animali selvaggi
cercano la sua compagnia,
e i giovani gli sono amici.

La sua avvenenza è quella della luna nuova,
la sua carne è di fiori e della spuma del mare.
Come una cerva flessuosa fra gli alberi è l’amica mia,
di lei si bea la Natura

La sua forza è la forza della quercia,
la sua prestanza è pari a quella del toro.
Come un cavallo selvatico fra i pascoli è l’amico mio,
di lui si bea la Natura.
*

In un ampio orto nascosto m’attendeva,
in un assolato meriggio i miei occhi furono ammaliati.

In un sacro giardino mi venne incontro,
in un romito prato il mio desiderio fu ammaliato.

La bellezza di un ciliegio fiorito possedeva;
lo splendore del suo guardare,
come dirlo con le parole dei mortali?
A lei così parlai: “O bellissima fra le donne,
ascolta la mia preghiera: versa il tuo diletto su di me!

La bellezza del virgulto verde possedeva,
e quella della cima dei monti.
Alle sue richieste, perché mai resiste?
A lui così parlai: “O divino fra i mortali,
non deludere il mio desiderio: stringimi a te!”
*

Come un amabile ruscello è l’amica mia,
dalle sue sorgenti cristalline ognuno trae ristoro.
Delle sue pure acque di voluttà sono assetato,
perché non bere alla sua fonte?

Come un giunco sull’acqua, si china l’amico mio
sul mio sacro giardino, dove scorre un torrente impetuoso.
Nel mio cuore il fuoco prezioso vuole deporre,
perché non scaldarmi alla sua fiamma?

L’abbraccio delle sue braccia è un anello di rose,
eppure è saldo il vincolo delle sue gambe.

Mi cinge i fianchi come i tralci di vite l’ulivo,
ma ardente è la sua stretta.

La bianca via fra i suoi seni è un rivolo di latte e miele,
una valle cosparsa di gigli in fiore.
I suoi fianchi son curvi come la luna piena,
accoglienti sono per l’amante.
Dolcezza riveste le sue cosce.

Le sue mani sono onde di mare,
accarezzano i miei lidi nascosti.
Stendendosi e ritraendosi tutta mi ha percorsa
coi baci della sua bocca.
Dolcezza contengono le sue labbra.
*

La bella amica mia in un campo d’aromi s’è distesa,
vestita solo del fulgore del mezzogiorno.
La chioma sua lucente è sparsa tra i fiori,
laccio che a lei mi avvince.
Tenue è il peso suo fra le mie braccia,
un dolce fardello è lei per le mie membra.

L’amico mio dolce ha un mantello di cielo sulle spalle,
magnifico è il suo volto coronato di sole.
Fremente egli è, come il tremulo pioppo
nelle mani carezzevoli del vento.
Mi fa vibrare lui, come uno strumento ben accordato
affidato ad un musicista esperto.

Dolce e lucente è l’interno del suo antro,
in esso i più preziosi tesori sono celati.

Nel suo boschetto di tigli un alto cipresso si alza,
la sua chioma intatta spande pace perfetta.

Languore è il nome della fatica che lei mi provoca;
la rugiada del mattino ha irrorato il suo campo incolto,
la mia Signora versò su di me gioia luminosa.

L’agile lancia del sole ha versato una pioggia di stelle,
come la terra assetata il mio grembo l’ha accolta.
Ora nel giardino di miele io danzerò sul mio Signore.

Il suo nome è Senza Morte,
perché dividermi da lei, se in essa trovo compimento?

Il suo nome è Senza Morte,
perché dividermi da lui se in esso trovo compimento?
*

Infinita è la nostra danza, la nostra realtà è Voluttà.
L’impeto del vento è ciò che c’accomuna,
battono i nostri cuori all’unisono
con il Tamburo degli Dei.
Il nostro nome è Senza Morte.
Perché guardarci intorno se l’Amore è qui dinnanzi a noi?
Perché dividerci se in noi c’è compimento?


Questo testo è stato in parte ispirato da Il Cantico dei cantici, Il Corteggiamento di Inanna e Dumuzi, La storia della bambina che andò nel mondo delle fate di Guendalina Storkly, e Siva e Dioniso di Alain Daniélou.

Pubblicato sul Tempio della Ninfa nel Novembre 2009

Gitagovinda

22 Giugno 2010

Il Gitagovinda è il poema che racconta dell'amore di Krsna e di Radha, una delle gopi, le pastorelle che vivono nella foresta dove Krsna si nasconde. Il titolo significa "storia del capo dei pastori", che è Krsna appunto. Fu composto dal poeta Jayadeva ( che visse fra il 1100 e il 1200), e secondo la leggenda il Dio stesso ne scrisse una parte.
Quella che riporto è una selezione degli ultimi canti, nei quali Krsna e Radha, riavvicinatisi dopo un litigio, si danno ai piaceri d'Amore.

Parla Krsna:
Se solo dici una cosa, il chiaro di luna lucente dei tuoi denti
Porta via la tenebra tremenda della paura;
la luna del tuo viso illumini i miei occhi di cakora(1)
a suggere il liquore delle tue labbra tremanti:
caro amore, sempre affettuosa, lascia la collera senza ragione contro di me;
anche a me il fuoco d’amore arde l’anima:
dammi da bere il vino del loto delle tue labbra.

Tu sei il mio ornamento, tu sei la mia vita,
tu sei la gemma nell’oceano della mia esistenza;
siimi sempre vicina, ti prego:
questa è l’aspirazione più grande del mio cuore:

caro amore, sempre affettuosa, lascia la collera senza ragione contro di me;
anche a me il fuoco d’amore arde l’anima:
dammi da bere il vino del loto delle tue labbra.

Tremoli sopra i calici dei tuoi seni un mazzolino di gemme,
si illumini di colori il tuo cuore,
risuoni la cintura intorno ai tuoi fianchi pieni
facendo sentire il comando d’amore;

caro amore, sempre affettuosa, lascia la collera senza ragione contro di me;
anche a me il fuoco d’amore arde l’anima:
dammi da bere il vino del loto delle tue labbra.

Lascia, o inquieta, il sospetto: infatti il mio cuore, occupato sempre da te
Che hai fianchi e seni ricolmi, non ha posto per altre;
nessun altro, se non amore, può penetrare nel mio intimo:
quando io, il tuo amante, comincio ad abbracciarti, compi ciò che è destinato.

O maliziosa, condannami ad essere schiacciato dai tuoi seni tumidi,
al nodo colle liane delle braccia, al morso dei denti spietati;
o crudele, prenditi tu stessa questo piacere: la mia vita
perisca per la ferita delle frecce crude d’amore.

Il tuo labbro è fratello alla lucentezza dei bandhuka, la guancia morbida,
o crudele, risplende del colore dei madhuka, l’occhio dispiega la bellezza dei loti blu,
il naso rivaleggia coi fiori di sesamo, o cara dai denti di gelsomino:
certo, venerando il tuo viso, amore vincerà tutto il mondo.

I tuoi occhi languidi d’ebbrezza, il volto lucente come luna,
il passo seducente, le cosce più belle d’una rambha(2),
la tua arte in amore piena di sapienza, le sopracciglia pennellate luminose:
ah, scesa sulla terra, o delicata, tu porti la giovinezza delle fanciulle celesti.


Parla Jayadeva:
Vibrante per il turbamento diverso che si espandeva da lui scorgendo il volto di Radha,
come l’oceano che solleva onde trepide alla vista del cerchio di luna,
ella vide Hari(3), che aveva una sola emozione, a lungo desideroso dei giochi d’amore,
col viso, dimora degli affetti, sottomesso ai comandi della passione profonda.

La chioma piena di fiori bella come una nuvola trapunta da un raggio di luna,
col segno di sandalo sulla fronte puro come il cerchio della luna che si leva nell’oscurità,
ella vide Hari, che aveva una sola emozione, a lungo desideroso dei giochi d’amore,
col viso, dimora degli affetti, sottomesso ai comandi della passione profonda.

Vi indichi la gioia, guardando il vostro colo piegato mentre curvate la schiena,
il figlio di Nanda che oltre misura ebbro pian piano
tenendo Radha fra le sue braccia, la stringe forte quasi a fondere il piacere,
e pensa: “Amore, i seni alti di lei dal bel corpo non siano mai lontani da qui”.


Parla Krsna:
Dimmi parole abbandonate come ambrosia stillante dalla luna del tuo volto;
come la separazione, io ti tolgo dal petto la veste fine che racchiude il seno:
subito, Radhika, segui Narayana(4) che ora ti è fedele.

Versa sul mio petto il calice dei tuoi seni, difficile da conquistare, turgido
Come fremente nell’impeto dell’abbraccio all’amato; spegni la pena ardente dell’amore:
subito, Radhika, segui Narayana che ora ti è fedele.


Parla Jayadeva:
Avvinto dalle braccia, oppresso dal peso dei seni, graffiato dalle unghie,
la piega delle labbra ferita dai denti, percorso dai clivi delle cosce,
curvato dalla mano che afferra la chioma, stordito dal fiotto di vino delle labbra,
quale soddisfazione non ha ottenuto l’amante? La via dell’amore è davvero assurda!

Poiché ha lanciato sull’amante un assalto temerario nell’ansia di vincerlo
All’inizio della battaglia intrecciata dalla passione d’amore fra i corpi splendidi,
ora i suoi fianchi sono immobili, le liane delle braccia abbandonate,
il seno affannoso, gli occhi riversi; da dove riesce alla donne in amore un coraggio da uomini?

Intreccia fiori, o adorabile, alla mia chioma lucente, bella, sparsa nel piacere,
fantastica come la coda di un pavone, quasi vessillo nello stendardo d’amore
ella annunciò mentre Yadunandana(4)
si trastullava, gioia dei cuori.

“Ricopri, o magnanimo, con la fascia, la veste, gli ornamenti di gemme
Le mie cosce piene, umide, stupende, vallata instancabile d’amore
Ella annunciò mentre Yadunandana
Si trastullava, gioia dei cuori.

Goduti insieme con Radha sulla riva della Yamuna mille piaceri d’amore
- l’unione di pelle accapponata e collana di perle simula il congiungersi dei due fiumi –
Il moto delle mani di Krsna, desiderosa di afferrare i due frutti del sacrificio,
i seni deliziosi, offra pienezza completa di gioie.
 
(1) La pernice, che secondo la leggenda si nutre di raggi di luna. “Occhi di cakora” sta per gli occhi degli innamorati che si nutrono del volto dell’amata.
(2) Fusto di banano.
(3) Epiteto di Krsna “il fulvo” o “distruttore della pena”.
(3) Epiteto di Krsna “che si riferisce all’uomo originario”.
(4) Epiteto di Krsna “gioia di Yadu”.

Tratto da Gitagovinda, Jayadeva (a cura di G. Boccali), Adelphi.

Caidé sin do'n té sin

14 Maggio 2010
Sono andato alla fiera e ho venduto la mia mucca
per cinque sterline d'argento e una gialla ghinea d'oro
Se bevo l'argento e se  do via l'oro
oh, che importa questo agli altri?
Se bevo l'argento e se  do via l'oro
oh, che importa questo agli altri?

Se vado nei boschi frondosi raccogliendo bacche e castagne,
cogliendo mele dai rami o radunando le mucche,
se mi distendo per un po' sotto un albero riposandomi
oh, che importa questo agli altri?
Se mi distendo per un po' sotto un albero riposandomi
oh, che importa questo agli altri?

Se vado per un'incontro notturno e per danzare e per svago,
per fiere e corse e per ogni adunanza simile,
se vedo persone felici e se sono felice con loro,
oh, che importa questo agli altri?
Se vedo persone felici e se io sono felice con loro,
oh, che importa questo agli altri?

La gente dice che senza dubbio non ho ricchezze,
non ho beni o vestiti o bestiame o averi,
Se sono contento vivendo in un casupola,
oh, che importa questo agli altri?
Se sono contento vivendo in un casupola,
oh, che importa questo agli altri?
Caidé sin do'n té sin - Clannad

Ad Eros

30 Aprile 2010

Egli giunge da un paese lontano oltre le Onde e la Notte.
Egli è meraviglioso nella sua bellezza fulgente, nessuno, ho mai visto, di paragonabile a Lui.
Egli è circondato da un aura dorata che ha il profumo della primavera.
Egli è imperlato di rugiada e scintille di luce giocano fra i suoi capelli.

Ha occhi fulgenti, cacciatori che catturano il mio cuore.
Ha il corpo vestito di vento ed ogni perfezione è in lui.
Ha la brama intorno e dalla sua pelle s'espande.
Ha ogni nobile aspetto e ogni avvenenza.

Al suo fianco è l'arpa con la quale incanta le fanciulle e tutti i giovani.
Al suo fianco è la spada che sa cedere per amore e brandire per difesa.
Al suo fianco è la fiamma che guizza e danza e incendia il cuore degli uomini.
Al suo fianco è il mantello incantato ammantato del quale pone le sue prove ai mortali.

I suoi baci accendono le labbra di fuoco e rendono frementi le membra.
I suoi baci spiccano il volo dopo aver accarezzato la pelle.
I suoi baci sono uccelli del cielo che intonano un lieto canto di gioia.
I suoi baci sono cigni selvatici in volo che spandono ebbrezza e rapimento.

Dolcissimo è il suo sorriso che spinge a lasciare ogni altra cosa.
Dolcissimo è il suo abbraccio nel quale si perde sé stessi.
Dolcissimo è il congiungersi a lui, è ciò che da senso al respirare.
Dolcissimo è il librarsi con lui e toccare la Luna ed il Sole.

E’ il Signore che unisce ogni cosa che vive.
E’ il Signore di cui ogni parola è un inno d’Amore.
E’ il Signore che solo può nutrire l’Anima coi suoi deliziosi frutti.
E’ il Signore che rapisce i suoi amanti dal Nulla.

E’ il più antico e il più amabile degli immortali.
E’ il più antico fra i portatori di divina Follia.
E’ il più antico ad ispirare i canti.
E’ il più antico compagno ed il meno conosciuto da più.

Il suo tempio è il Fallo del Amato.
Il suo tempio è la Vulva dell’Amata.
Il suo tempio è il Cuore di Fuoco.
Il suo tempio è il Ventre profondo.

Il suo nome è Fremito che rapisce.
Il suo nome è Gioia inesausta.
Il suo nome è il nome di ogni Bellezza.
Il suo nome è Eros alato, “che costringe a mettere le ali.” *


*Citazione dal Fedro di Platone
(Il monotematismo continua :))

Baci dolcissimi

25 marzo 2010

Baci dolcissimi, come petali di ciliegio che accarezzano la pelle, ad ogni folata di vento.
Baci come il distendersi voluttuoso delle onde sulla sabbia.
Baci come l'odore mielato del glicine o il respiro soffuso degli anemoni.
Baci come il rincorrersi al sole dei gabbiani, dopo il tramonto.
Baci come i passi silenziosi degli animali nel bosco, senza calpestare l'erba.
Baci come il crescere a ondate dei cirri all'orizzonte.
Baci come le foglie appena germogliate, tenerissime giovani piene d'umori.
Baci come i raggi lucenti che coprono i ruscelli e gli stagni.
Baci come i richiami d'amore degli uccelli canori.
Baci come il canto di cicala, adatto agli ardenti meriggi.

Baci sparsi sul corpo come fiori fra i prati,
come le foglie che cadono dolcemente in autunno
come la neve che fluttua d'inverno
come petali di ciliegio che danzano a primavera
come pioggia leggera che scende d'estate.

Baci, ovunque, e sorrisi e carezze e soavi movimenti e conturbante bellezza.
Ciò che più veloce fa scorrere il sangue, animare gli occhi, ridestare il ventre.
La fonte di Fremito e Languore.
L'Amante perfetto.
Natura.

( Sì, Maggio si sta decisamente avvicinando :D )

Canto di Penelope e Odisseo

5 Marzo 2010

Penelope tesse. Tesse, tesse e canta,
e il suo canto entra nella tela.
Canta un mare lucente ed un cielo abbagliante.
Canta una nave che solca la via dorata del sole sulle onde,
che prima o poi le riporterà un amante.

Odisseo attraverso le ampie vie del mare
percorre la strada del Fato,
solca le acque incerte della vita.
Che viaggio, il suo viaggio.

"A lungo ti ho atteso, e ancora ti attendo.
Amante mio, tornerai come straniero portato dal mare,
il mare mi riporterà il mio sposo."

"Notti di tempesta, giorni di bonaccia.
Ninfe meravigliose, mostri terrificanti.
Ho attraversato le terre, i mari e l'Ade senza luce,
ma, sempre, è Penelope che mi spinge al viaggio."

"Che canto, il mio canto! Canto il ritorno di un eroe,
a me potrà tornare solo come divo immortale.
Uomini volgari non possono usurpare il suo Amore,
uomini volgari non possono sedere sul suo trono,
uomini volgari non avranno la sua sposa."

"Le braccia immortali di Calipso mi strinsero,
dolci quanto quelle di Circe l'Incantatrice,
belle entrambe quanto Nausicaa,
ma è della regina Penelope che bramo gli abbracci."

"Vola alcione, vola dalla dolcissima Penelope,
e portale i miei baci, parla al suo cuore,
e dille che Odisseo tornerà al suo talamo."

"Ecco un alcione, che sorvola la petrosa Itaca,
se potesse parlarmi del mio sposo lontano...
Quand'egli tornerà saprà rivelare il segreto del nostro Amore:
che esso non può essere né spostato né cambiato,
poiché tutto è costruito intorno ad esso."

L'Età dell'Oro

20 febbraio 2010, 02:15

"...nella carrozza entrò un uomo che cominciò a suonare un violino che sembrava fatto con una vecchia scatola di lucido da scarpe, e nonostante io non abbia proprio senso musicale, quei suoni mi colmarono delle più strane emozioni. Mi pareva di udire una voce di lamento provenire dall'Età dell'oro. Mi diceva che noi siamo imperfetti, incompleti, non più simili a una bella tela intessuta, ma piuttosto come un fascio di corde annodate insieme e gettate in un angolo. Diceva che il mondo era un tempo interamente perfetto e generoso, e che quel mondo perfetto e generoso esisteva ancora, ma sepolto come un cumulo di rose sotto tante palate di terra. Gli esseri fatati e i più innocenti fra gli spiriti vi avevano dimora, e si dolevano del nostro mondo caduto nel lamento delle canne mosse dal vento, nel canto degli uccelli, nel gemito delle onde, e nel soave pianto del violino. Diceva che presso di noi i belli non hanno senno, e gli assennati non sono belli, e che i nostri momenti migliori sono offuscati da qualche volgarità, o dalla trafittura di un triste ricordo, e che il violino deve rinnovarne sempre il lamento. Diceva che soltanto se coloro che vivono nell'Età dell'oro potessero morire, per noi sarebbe possibile essere felici, perchè quelle voci tristi si acquieterebbero, ma loro debbono cantare e noi lacrimare, finchè le porte eterne non si spalancheranno."

L'Età dell'Oro ne Il crepuscolo celtico di William Butler Yeats, poeta irlandese e raccoglitore di ballate e storie tramandate dai vecchi della sua terra.
Immagine da Deviantart

Eros

10 febbraio 2010, 00:00

Lui, appunto, i mortali chiamano Eros che vola,
ma gli Immortali lo chiamano Pteros, perché costringe a mette le ali.
Platone - Fedro

Immagine: Amore e Psiche stanti di Antonio Canova

Frammenti

8 Febbraio 2010

Arrossisce l'Aurora, corteggiata dal sole che declina. Scende Silenzio sui monti più scuri e chinati sotto alla curva del cielo. Scende la Notte, e sfiora le foglie degli laberi, i campanili, i paesi, e il lago, specchio dove Lei, la Luna d'argento e zagare, si rimirerà, sta notte, cambiando di nuovo età. Si posa, la Notte, prima sui sentieri, frai tranchi e i sassi, s'annida fra l'edera, i cuori dei ciclamini, le viole senza figlie. S'aquatta. E sorride.
12 Agosto 2009

E' passato il tramonto, il cielo rosato da una parte è bianco perla e luminoso dall'altro. Si specchia nel lago dove alcune barche intaccano la perfezione scultorea delle inscrespature, screziate dalle correnti; più chiare, più scure. I lampi balenano nel grigio gravido di spesse fette di nubi, supra al Baldo imponente, antico gigante sdraiato sulle sponde del Garda. [...]
Ci sono i cipressi ora, a guardare il temporale con me. Le luci sul monte a poco a poco si eclissano dietro ad un velo di pioggia. I lampi delineano le forme delle nubi: colossi immani fermati in un istante di luce, in un bagliore di suono rotolante, colorate della tinta veloce delle saette.
13 Agosto 2009
La linea preziosa del crepuscolo si staglia dorata ed incorona le colline di pallido miele; più su, un grigio sfumato che respira lontananza. Aloni di luce stillano l'ultimo splendore del sole qua e là per l'enorme abbraccio del cielo.
21 Agosto 2009
Amo la notte col suo occhieggiare di stelle, e quei cieli tersi che rivelano la terra. Sembran più serene e più lievi le vite, aquietate dal buio promettente speranze. Del giorno dopo, che ne sarà? Ma che importa ora che la sera culla il mio cuore un po' stanco? Tutto sembra più lontano rispetto a quando l'illumina il giorno. Tutto sembra possibile, anche il volo degli incubi. Ma quando guardo le tue luci, Notte, un po' di pace scende in me e sospirare e sperare èpiù facile.
Quanta bellezza ha il cielo stellato, veste che scivola via dal corpo della Luna, ogni sera di più. E la pioggia di stelle, che porta gli uomini ad aprire i loro cuori nell'esprimere un desiderio! La giovane falce nel cielo, allieta il mio intimo.
9 Gennaio 2010

La Notte magica sovverte l'ordine. Di giorno abbiamo le nostre maschere e i nostri comodi vuoti, ma di notte siamo nudi dinnanzi all'Incanto. Di notte siamo liberi. Di notte il mistero nascosto sussurra ancora e la sua arcana magia dispiega la sua bellezza. La visione nella notte è trovare la luce nell'oscurità; per questo la temiamo: non la capiamo, non vediamo il vero.
Ma per quanto gli uomini tentino di difendersi da Lei con luci artificiali e illusioni di verità, per fortuna, non riusciranno mai a cacciarla. Lei contiuerà a stendere il suo mantello dai ricami argentati e ad ospitare i Misteri della Luna delle Donne.
Nel silenzio notturno si libra la magia. E le civette e i gufi conoscono, cantano la sua vetusta bellezza.
2 Febbraio 2010

Gloomy winter

29 Gennaio 2010
Gloomy winter's now awa',
Saft the westlan' breezes blaw,
'Mang the birks o' Stanley shaw
The mavis sings fu' cheery, O!
Sweet the crawflower's early bell
Decks Gleniffer's dewy dell,
Blooming like thy bonnie sel',
My young, my artless deary, O!

Come, my lassie, let us stray
O'er Glenkilloch's sunny brae,
Blithely spend the gowden day
'Midst joys that never weary, O!
Towering o'er the Newton woods,
Lav'rocks fan the snaw-white clouds,
Siller saughs, wi' downy buds,
Adorn the banks sae briery, O!

Round the sylvan fairy nooks,
Feathery breckans fringe the rocks,
'Neath the brae the burnie jouks,
And ilka thing is cheery, O;
Trees may bud, and birds may sing
Flowers may bloom, and verdure spring,
Joy to me they canna' bring,
Unless wi' thee, my dearie, O.



Il triste inverno è passato,
la brezza delle terre dell'Ovest soffia
sulle betulle del bosco di Stanley
Il tordo canta lietamente, O!
Le prime dolci campanelle del giacinto selvatico
adornano la piccola valle di Glennifer imperlata di rugiada.
Sono in fiore come te, o graziosa!
mio giovane, mio naturale tesoro, O!

Vieni, fanciulla mia, ci smarriremo
sull'assolato pendio di Glenkilloch,
trascorrendo allegramente i giorni dorati
in gioie che non stancano mai, O!
Torreggiando sui boschi di Newton,
le allodole ammirano le nuvole bianche come la neve.
Salici argentei con le gemme pendenti,
adornano gli argini dagli intrichi spinosi; O!

Intorno ai rifugi delle fate silvestri,
i ciuffi di felci  orlano le rocce,
sotto al declivio il ruscello scorre
e ogni cosa è lieta, O!
Gli alberi possono germogliare, e gli uccelli possono cantare,
i fiori possono fiorire, e la natura rinverdire
essi possono portarmi gioia,
ma solo insieme te, mio tesoro, O!

Canto popolare scozzese raccolto e rielaborato dal poeta Robert Tannahill (1774 - 1810)
(Perdonate -ma chi?- la traduzione un po' penosa ma è pieno di termini scozzesizzanti difficili da trovare e da tradurre. E se per caso ve lo state chiedendo, sì, ultimamente mi sono fissata con i testi delle canzoni...eh già!)

Il canto di Óengus

26 gennaio 2010
“Oh dolce, meravigliosa Cáer Ibormeith,
frutto degli Dei, scarlatta bellezza d’Erinn,
tu che tutte le donne superi,
Delizia dei Giovani,
cuore dal canto meraviglioso!
Tu sei la Bellezza di ogni cosa
ed ogni Bellezza è parte di te.
Splendente Cáer Ibormeith,
inebriante miele dorato
Cigno dal candore che rapisce,
vorrai spiegare le tue ali
riempiendo di languore Óengus,
il Dio che ora ti parla, e ti chiede,
tenera Luce del bosco, di volare via con sé?”

*

Tratto da Óengus Mac Óc

Il poeta

24 Gennaio 2010

Ogni poeta conosce i sussurri gentili delle Muse, la liquida voce delle Camene, il vapore tiepido ed avvolgente del calderone dell'Awen, il caldo sapore della magica mistura di Cerridwen, le scaglie preziose del Salmone della fonte di Connla, la dolcezza inebriante dell'Idromele d'Odino, la freschezza dell'acqua di Mimir.

Ogni poeta intende il linguaggio senza parole delle onde del mare, del vento sulle montange, del dalla danza del fuoco, dell'atmosfera avvolgente delle grotte sotterranee.
Ogni poeta coglie i suoi versi nel volo altissimo dell'aquila, nel guizzare d'argento dei pesci, nel movimento aggraziato del cerbiatto, nel camminare felpato dei gatti.

Ogni poeta ascolta la voce del silenzio immobile e perfetto e la trasforma in parole, affinché giunga agli altri uomini, che magari non la sanno più cogliere da soli.
Ogni poeta fa delle sue composizioni un dono, poiché questo sono anche per lui.

Io un poeta non sono, ma è dolce ascoltare tutte queste cose ogni tanto, e intendere vagamente il loro linguaggio.
Antichi rapsodi, aedi, bardi, skaldi, cantori, menestrelli, poeti, folli, visionari ed amanti. Le loro parole sono quelle più amo riscoprire.
Una dolce notte, che sappia parlarvi dolcemente nel sonno e suggerirvi poesie da portare alla luce.

Paradossi

22 Gennaio 2010
Amo, non amo.
Son folle, non son folle.
Anacreonte

Amo i paradossi e la mancanza di stupide distinzioni che appesantiscono la vita e l'anima.
Tutto è uno, si sa.

Se chanto

17 Gennaio 2010

 Devant de ma fenestro
ia un auzeloun
tuoto la neuch chanto,
chanto sa chansoun.
Se chanto, que chante
chanto pa per iuo
chanto per ma mio
qu'es da luenh de iou.
Aquelos montanhos
que tant autos soun
m'empachon de veire
mes amors ount soun.

Se chanto, que chante
chanto pa per iuo
chanto per ma mio
qu'es da luenh de iou.
Autos, ben son autos,
mas s'abaissarèn
  emas amoretas
vers iou tornarèn.

Se chanto, que chante
chanto pa per iuo
chanto per ma mio
qu'es da luenh de iou.
Baisà-vous montanhos,
planos levà-vous
perquè pòsque veire
mes amors ount soun.

Se chanto, que chante
chanto pa per iuo
chanto per ma mio
qu'es da luenh de iou.


Se chanto, que chante
chanto pa per iuo
chanto per ma mio
qu'es da luenh de iou.


Davanti alla mia finestra
c'è un uccello
tutta la notte canta,
canta la sua canzone.
Se canta, che canti
non canta per me
canta per la mia amica
che è lontana da me.
Quelle montagne
che tanto alte sono
mi impediscono di vedere
dove sono i miei amori.

Se canta, che canti
non canta per me
canta per la mia amica
che è lontana da me.
Alte, ben son alte,
ma si abbasseranno
  e i miei amori
verso me torneranno.

Se canta, che canti
non canta per me
canta per la mia amica
che è lontana da me.
Abbassatevi montagne,
alzatevi pianure
affinché io possa vedere
dove sono i miei amori.

Se canta, che canti
non canta per me
canta per la mia amica
che è lontana da me.


Se canta, che canti
non canta per me
canta per la mia amica
che è lontana da me.

Scarborough fair

09 Gennaio 2010
Insieme
Stai andando alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
salutami una persona che vive lì,
lei/lui che un tempo fu il mio vero amore.

Lui
Dille di farmi una camicia di tela,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
senza giunture né cuciture,
e allora lei sarà il mio vero amore.
Dille di lavarla in quel pozzo secco,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
ove mai sia sgorgata acqua, ne’ pioggia caduta,
e allora lei sarà il mio vero amore.
Dille di stenderla su un rovo laggiù,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
dove non sia mai sbocciato un fiore dai tempi di Adamo,
e allora lei sarà il mio vero amore.
Chiedile di farmi questa cortesia,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
e chiedile questo favore per me,
e allora lei sarà il mio vero amore. 
 
Insieme
Sei già stato alla fiera di Scarborough?
Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
portami i saluti di una persona che vive lì,
lei/lui che un tempo fu il mio vero amore. 
 
Lei
Chiedigli di cercare per me un acro di terra,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
tra l’acqua salata e la sabbia del mare,
e allora lui sarà il mio vero amore.
Chiedigli di ararla con un corno di agnello,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
e di seminarla tutta con grani di pepe,
e allora lui sarà il mio vero amore.
Chiedigli di mietere con una falce di cuoio,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
e di raccoglierlo in una corda di erica,
e allora lui sarà il mio vero amore.
Quando avrà terminato e compiuto il suo lavoro,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
chiedigli di tornare per la sua camicia di tela,
e allora lui sarà il mio vero amore. 
 
Insieme
Se dirai di non potere, io risponderò
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
"Oh, promettimi almeno che proverai,
o non sarai mai il mio vero amore!"
L'amore impone compiti impossibili,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
ma non è niente più di quanto ogni cuore possa chiedere,
io devo sapere se sei il mio vero amore.
*
Traduzione di una ballata inglese, resa celebre dal rifacimento di Simon e Garfunkel e forse derivante da una più antica scozzese.

Figli e amanti

4 Gennaio 2010

"Considerava Paul con un certo interesse. In genere disprezzava il sesso forte, ma lui era un'eccezione, un ragazzo svelto, vivace, aggraziato, che sapeva essere gentile e anche triste, un ragazzo intelligente, che conosceva tante cose e aveva avuto un morto in famiglia. [...] Eppure faceva di tutto per disprezzarlo, perché egli non vedeva la principessa in lei, ma solo la contadina."
Da Figli e amanti di D. H. Lawrence

Al Mare Signore di molti

28 Dicembre 2009
- Ascolta il mare. Ascolta il mare. 
Sola, nella notte, ascoltava il mare...e iniziò a parlare.

Inno a Ishtar

30 Ottobre 2009

"Riverite la Dea, la più soma delle Dee;
che ognuno onori la Signora dei popoli, la più grande fra gli Dei!
Riverite Ishtar, la più somma delle Dee ;
riverite la Regina delle donne, la più grande fra gli Dei!

Di diletto e d'amore è vestita,
   è piena d’ardore, d'incantamento e voluttuosa gioia.
Di diletto e d'amore è vestita Ishtar,
  è piena d’ardore, d' incantamento e voluttuosa gioia.

Le sue labbra sono dolci, nella sua bocca è la Vita,
al suo apparire si prova gaudio infinito,
com'è splendida col capo avvolto di veli,
le forme leggiadre, i fulgidi occhi!

Con lei v’è pace,
il fato di ogni cosa lei tiene nella sua mano;
dalle sue occhiate si origina gioia,
potere, magnificenza, la divinità protettrice e lo spirito guardiano.

Lei dimora all’interno, presta attenzione alla pietà e all’amicizia;
piacevolezza in verità lei possiede!
Che sia schiava colei che la chiama, ragazza senza legami,
o madre, lei preserva quella fra le donne che nomina il suo nome.

Chi, chi alla sua grandezza può essere pari?
Forti, elevati, splendidi sono i suoi decreti.
Ishtar, chi alla sua grandezza può essere pari?
Forti, elevati, splendidi sono i suoi decreti.

Lei è apprezzata fra gli Dei, straordinaria è la sua posizione,
rispettata è la sua parola, suprema Lei è sopra di loro!
Ishtar fra gli dei, straordinaria è la sua posizione,
rispettata è la sua parola, è suprema sopra di loro!
Lei è la loro regina, loro continuamente chiedono i suoi ordini da eseguire,
Tutti si piegano dinnanzi a lei
ricevono la sua luce dinnanzi a lei,
donne e uomini infatti la onorano.

Nelle loro assemblee la sua parola è potente, è sovrana,
davanti ad Anu, il loro re, lei pienamente li sostiene.
riposa nell’intelligenza, nell’arguzia e nella saggezza
decidono insieme il verdetto, lei e il suo signore;

infatti occupano la sala del trono insieme..."

Da un inno a Ishtar del 1600 a.C. circa.
Immagine: Ishtar di Selina Fenech

Notturno

Tacciono i monti sotto gli occhi del cielo,
respira lenta la terra profumi di foglie e di muschio,
dormono l'erbe ed esalano tiepido un soffio.
Quieti son gl'alberi al canto d'argento del grillo.

Tacciono le stelle con sfavillare occhieggiante,
respira il vento favole di mete obliate,
dormono le rondini e i cuculi nelle tiepide piume.
Quieti son gl'alberi al canto segreto del fiume.

Taccion le case, i tetti, le strade,
respirano le luci al volo delle falene,
dormono i cuori dell'uomo nelle tiepide tane.
Quieti son gl'alberi al canto scordato delle campane.

Taccion le labbra nel contemplarti, o Notte,
respira la voce che ho dentro nel petto sta notte,
dormono i pensieri nebbiosi e tiepidi di notte.
Quieti son gl'alberi, e mi dicono d'un canto alla Notte.

Ispirata dal notturno di Alcmane, dai versi di Saffo e da quelli di Pascoli.

Frammenti di Persefone: la Discesa

 27 Settembre 2009
  Persephone di James Adams

Silenzio...
Scende Persefone...
Scende la scala tortuosa che porta all'Ade invisibile, oltre la Rupe Bianca, oltre gli asfodeli e i morti senza luce, scende al suo regno ombroso, di terra umida e ricchezze celate. E' Regina ora, non più fanciulla timorosa; ha conosciuto il segreto del nodo di sangue, del flusso dolce, dell'onda che sempre torna, ad ogni mese, ad ogni luna.
Kore è Despina.
Cerridwen, prendimi per mano e conducimi nei buii recessi della Grotta interiore, nel Calderone di Sapienza, nel Grembo racchiuso dalle foglie cadute e dal profoumo di muschio. Lungo la Via a Spirale sorreggi i miei passi, ad ogni nuovo giro di Ruota.
Nel più profondo del riflesso sull'acqua ti verrò a cercare.
Nel silenzio argenteo di una notte di luna concedimi, Ariadne, il tuo filo scarlatto, affinchè possa affrontare il Labirinto senza perdermi o cedere alle prigioni. Prezioso è il tuo dono, e foriero di speranza! Che io possa abbracciare lo Stellato, Asterio possente, ed in lui ritrovare quello che ho perduto.
Guida i mie passi, o sommamente Alta.
Che sia una Discesa colma di tesori di consapevolezza che mandano bagliori fra le zolle di terra, che sia un'ennesima svolta che ci porta un po' più vicini alla Meta, che sia una maschera in più che cadendo ci lasci un po' più liberi, un po' più veri.
E' tempo di Discesa. E' tempo di Silenzio.

Anche se in ritardo, felice Equinozio d'Autunno a tutti!

Amore

 6 Settembre 2009

Un Amore che rende liberi, e non imprigiona.
Un Amore che da, e non pretende.
Un Amore che fa volare, e non trattiene per terra.
Un Amore che sveglia la Principessa addormentata, e che non la rende tale.
Un Amore che accarezza, e non stringe.
Un Amore che riempe il cuore di gioia, e non colma la mente di pensieri.
Un Amore che fa perdere ogni reticenza o controllo, e non ne crea.
Un Amore che brucia ogni oscurità, e non riempe di volgarità.
Un Amore che illumina gli occhi, e non li chiude.
Un Amore che calma ogni sete, e non ne provoca.
Un Amore vero, che non appartiene al Nulla.

Un figlio di Eros, è l'Amore che può farmi amare.

Il tuono, mente perfetta

8 Agosto 2009

Io fui mandata dal Potere,
ed Io sono venuta presso coloro che riflettono
su di me,
ed Io sono stata trovata tra quelli
che mi cercano
.
Cercatemi, voi che meditate su di me,
e voi uditori, ascoltatemi.
Voi che mi state aspettando,
portatemi a voi
.
E non allontanatemi dalla vostra vista.
E non fate in modo che la vostra voce mi possa odiare, e neppure il vostro ascolto. Non ignoratemi, ovunque ed in ogni tempo. State in guardia!
Non ignoratemi.

Io sono il silenzio che è incomprensibile,
e l’idea il cui ricordo
è costante.
Io sono la voce il cui suono è multiforme
e la parola la cui apparizione
è molteplice.
Io sono la pronuncia del mio nome.
Io sono quella dalla quale vi siete nascosti,
eppure voi apparite a me.
Ma se mai vi nascondeste,
Io stessa apparirò.

Perché se mai voi appariste,
Io stessa mi nasconderò da voi.

Venite ad appoggiarmi presso l’infanzia,
e non disprezzatela perché è piccola
e piccina
.
E non distaccate le grandezze in diverse parti dalle piccolezze,
perché le piccolezze sono conosciute dalle
grandezze.
Ma Io sono la Mente [Perfetta] ed il riposo di [...].
Io sono la conoscenza della mia domanda,
E la scoperta di quelli che aspirano a me,
e il comando di quelli che di me domandano,
e il potere dei poteri nella mia scienza
degli angeli, che sono stati mandati al mio ordine,
e degli dei nelle loro ere dal mio consiglio,
e degli spiriti di ogni uomo che esiste con me,
e delle donne che dimorano dentro di me.
Perché ciò che è dentro di voi è quello che a voi è fuori,
e quello che vi avvolge all’esterno
è quello che dà la forma all’interno di voi.

E quello che voi vedete fuori di voi, voi lo vedete dentro di voi; esso è evidente ed è il vostro vestito.

Brani tratti da Il Tuono, mente perfetta, uno fra i testi gnostici ritrovati a Nag Hammadi risalente al II-III secolo d.C. Potete leggerlo per intero qui: Il Tuono, mente perfetta

Il Canto di Gráinne

23 Luglio 2009
Dov'è? Dov'è il mio Diarmuid?
Dov'è il mio Signore, dal volto di neve
e rubiconde cote, di volo di corvo i capelli,
e di tenera carne il corpo?
Dov'è il dolce Diarmuid?

Vissi in Eriu la verde
ed amai, molto amai, ai tempi di Finn,
Capo dei Fianna, coraggiosi guerrieri.
E Finn il biondo mi amo; ma, come allora domando:
dov'è il bel Diarmuid?

Nel fulgore dorato dei miei capelli,
nel vermiglio della mia veste
nello splendore abbagliante della mia bellezza
gli apparsi un giorno, a Tara dei Re, ed ora
Dov'è  il giovane Diarmuid?

Col magico sigillo lo presi,
con un geis di magia ed obbligo
lo convinsi a portarmi lontano, perchè allo splendore
del suo Essere uomo non volli resistere, e chiedo
Dov'è l'amato Diarmuid?

Un' antro nascosto fu il nostro castello,
di giunchi ed erbe odorose il nostro giaciglio,
di incanto e rapimento il nostro Amore,
di albe e tramonti il nostro cammino, eppure non so,
Dov'è il divino Diarmuid?

La Luna nei miei occhi
si unì al Sole nel suo sguardo,
e godemmo di pace perfetta, nel rifugio
del Bosco Antico che ci  accolse; ora mi manca e dico
Dov'è lo splendente Diarmuid?

Torna Amante mio, mio Cuore, mio Amore,
Torna o Uomo della Verde Terra,
Torna ardente Metà del mio Essere, ed ancora
ci congiungeremo nella Pianura di Miele,
dove la Gente Ridente ci accolse. Dimmi,
Dove sei, Diarmuid?
*
Il nome Gráinne sembra sia appartenuto ad una antica Dea Irlandese, e potrebbe derivare dal gaelico grian "sole" oppure da grá "amore".
Gráinne è anche l'eroina di un più tardo racconto epico irlandese: L'inseguimento di Diarmuid e Gráinne.
 Figlia del Re supremo d'Irlanda, Gráinne venne data in sposa a Finn, capo dei Fianna d'Irlanda, una cerchia di combattenti, ma anche poeti e cantori al servizio del Re.
La notte prima delle nozze, durante il banchetto, essa vide fra gli invitati il bellissimo Diarmuid, uno fra i congiunti del vecchio Finn, ed innamoratasene, lo costrinse a fuggire con lei, con una sorta di incantesimo/maledizione che Diarmuid non avrebbe potuto ignorare.
  Furono a lungo braccati da Finn e dai suoi, il quale come risarcimento per il disonore subito chiedeva la morte dei due amanti. Ma questi si riugiarono nella foresta, aiutati da Aengus Og, il Dio dell'Amore e difesi dalla maestria guerriera di Diarmuid. 
In fine, grazie all'intercessione di altri Fianna, venne stabilito un accordo fra Fin, Diarmaid e Gráinne, di modo che questi ultimi potessero vivere il pace nelle loro terre, in un forte che venne chiamato Rath Gráinne "Forte del Sole". 
Un giorno però, anni dopo, Diarmuid venne ucciso da un cinghiale durante una caccia indetta da Finn, e così egli ebbe la sua vendetta.
Più tardi, nel folklore, essa divenne una delle Regine delle Fate, ed i dolmen vennero indicati come "i giacigli di Diarmuid e Gráinne", poichè si credeva che durante il loro errare come fuggitivi avessero spesso riposato alla loro ombra.
Secondo alcuni la figura di Gráinne sarebbe anche un prototipo della madre di Artù, Igraine e la sua storia sarebbe il modello del triangolo amoroso fra Uther Pendragon, Igraine e Gorlois, ripetuto fra Tristan, Iseul e March, od anche tra Lancillotto, Ginevra ed Artù.

Teofania

19 Luglio 2009
Visione della sacerdotessa al Tempio
Oh tu dorato, dal cuore di leone
che scorri nelle mie vene come luce.
Senza difese io sono davanti a te
le mie acque si trasformano in vino
e mi infiammano con una visione
di cavalcate nei cieli sulle ali estasianti di un rapace...
Oh sangue del mio sangue e carne della mia carne,
colui che può aprire la chiave d'oro che io sono,
mi unisco a te ancora e ancora,
non sapendo se affogo o volo,
non chiedo di fuggire:
perché se questa luce è già troppo forte da sostenere
potrei morire nel vederti stare qui dinnanzi.
*
Queste poesie sono scritte secondo lo spirito di una sacerdotessa tantrica che aspira a una rinascita, attraverso la sua ricerca dell'amore perduto, che culmina nell'unione estatica: non una grezza androginia di ermafroditismo, ma una fioritura armoniosa che trasforma entrambe le nature. In tal modo si genera un'energia immensa. Adorando la presenza della Dea nella donna, la presenza del Dio si catalizza nell'uomo, e viceversa. Allora la Dea si incarna e Iside salva il suo Osiride.
Jacqueline Northfield

Alberi e sogni notturni

17 Luglio 2009

E se lui fosse dallo spirito simile all'Eucalipto, sarebbe un saldo guardiano di feste incantate, dai capelli argentati come le foglie mosse dal vento notturno, dagli occhi del color dei suoi frutti screziati.

O magari, se avesse dentro il Cipresso, sarebbe un solitario osservatore dei luoghi silenziosi, e nel suo silenzio profumato si spanderebbe la sua Bellezza, di un corpo flessuoso dalla capigliatura selvaggia e ribelle, come le sue piccole foglie coriacee.

Potrebbe anche essere un Tiglio gentile, ed allora i suoi respiri sarebbero un miele dolce che inebria il mio cuore, il suo tocco sarebbe gentile e la sua pelle liscia e fresca come la superficie delle sue foglie, e la loro forma a cuore mossa dal vento sarebbe un saluto ed un sussulto gentile che farebbe correre il mio cuore.

Ma, se fosse un Castagno, molto amerei passare le mani sul suo corpo forte, che sembra fermato in una danza lentissima, e d'autunno, i suoi doni sarebbero gocce splendenti celate da ricci d'oro, ed i suoi occhi avrebbero lo stesso color castano, ma ancor più dolce.

Se capitasse un allegro Agrifoglio, allora sarebbe un ragazzo giovane e irriverente, vestito di rosso sgargiante e del verde più verde, e sarebbe un'ebbrezza incontenibile, il ballare con lui in un girotondo, quando tutto intorno la neve luccica ed il bosco tace.

O magari, se avesse in sé la calma benedetta del Grano, con lui e con i suoi mille fratelli, potrei intessere una danza che ha il ritmo del vento, del cielo, del tempo, e del sole.

Se fosse un'Acacia, cullerebbe i miei sogni a primavera, e le sue dita leggere come le foglie novelle sarebbero la più dolce carezza che il mio corpo potrebbe conoscere; il suo volto sarebbe tenero e fiorito, e sempre sorridente ed amabile nella sua fresca bellezza di giovane uomo.

Od ancora, se fosse un Pino, di quelli che col loro ombrello ombreggiano il mare, sarebbe il compagno perfetto di quei giorni assolati, e la nostra nennia sarebbe un canto di cicale.

Potrebbe anche essere Ulivo, ed allora l'argento dei suoi occhi mi farebbe ricordare di splendori antichissimi, od Edera, per potermi intrecciare a lui e lui a me in un abbraccio verdissimo.

Comunque fosse, se avesse in sé ciò che è spontaneo, naturale e reale, soprattutto questo in lui, amerei.

L'uomo d'oro: di sogni e di desiderio

post del 16 Luglio 2009
Helios by Michele Lee Phelan

"Il guerriero dal volto di sole, solo lui amerò..."

Sono giorni di brama.
Dov'è quell'Uomo splendido che a volte ho pensato di intravedere nel viso di alcuni di quelli che mi circondavano?
Dov'è il Compagno Divino, lo Sposo Celeste, il Nobile Essere?
Dov'è il Guerriero che non indietreggia? Dove la mia Metà?
Dove cercare l'Uomo Antico che ancora sappia correre e giocare, amare e lasciare ogni cosa?
Dov'è nascosto Amore? Dove lo Spirito nobile colmo di sole?
Dov'è quell'Essere splendido che mischia alla dolcezza una forza ed un calore totali, che sa incantarsi e lottare?

So che se ancora non lo trovo è unicamente per come sono, ma ultimamente, sempre più spesso, è dolce e struggente pensarlo vicino, dentro.
Ed il suo volto, a volte, mi guarda dagli occhi di altri, che forse non sanno, non lo conoscono, ma di loro il desiderio si inebria...forse non li conoscerò mai così, ma porta una dolce e soffusa ebbrezza pensare di essere Donna, per tutti.