mercoledì 23 novembre 2011

Canto di Penelope e Odisseo

5 Marzo 2010

Penelope tesse. Tesse, tesse e canta,
e il suo canto entra nella tela.
Canta un mare lucente ed un cielo abbagliante.
Canta una nave che solca la via dorata del sole sulle onde,
che prima o poi le riporterà un amante.

Odisseo attraverso le ampie vie del mare
percorre la strada del Fato,
solca le acque incerte della vita.
Che viaggio, il suo viaggio.

"A lungo ti ho atteso, e ancora ti attendo.
Amante mio, tornerai come straniero portato dal mare,
il mare mi riporterà il mio sposo."

"Notti di tempesta, giorni di bonaccia.
Ninfe meravigliose, mostri terrificanti.
Ho attraversato le terre, i mari e l'Ade senza luce,
ma, sempre, è Penelope che mi spinge al viaggio."

"Che canto, il mio canto! Canto il ritorno di un eroe,
a me potrà tornare solo come divo immortale.
Uomini volgari non possono usurpare il suo Amore,
uomini volgari non possono sedere sul suo trono,
uomini volgari non avranno la sua sposa."

"Le braccia immortali di Calipso mi strinsero,
dolci quanto quelle di Circe l'Incantatrice,
belle entrambe quanto Nausicaa,
ma è della regina Penelope che bramo gli abbracci."

"Vola alcione, vola dalla dolcissima Penelope,
e portale i miei baci, parla al suo cuore,
e dille che Odisseo tornerà al suo talamo."

"Ecco un alcione, che sorvola la petrosa Itaca,
se potesse parlarmi del mio sposo lontano...
Quand'egli tornerà saprà rivelare il segreto del nostro Amore:
che esso non può essere né spostato né cambiato,
poiché tutto è costruito intorno ad esso."

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