mercoledì 23 novembre 2011

Gitagovinda

22 Giugno 2010

Il Gitagovinda è il poema che racconta dell'amore di Krsna e di Radha, una delle gopi, le pastorelle che vivono nella foresta dove Krsna si nasconde. Il titolo significa "storia del capo dei pastori", che è Krsna appunto. Fu composto dal poeta Jayadeva ( che visse fra il 1100 e il 1200), e secondo la leggenda il Dio stesso ne scrisse una parte.
Quella che riporto è una selezione degli ultimi canti, nei quali Krsna e Radha, riavvicinatisi dopo un litigio, si danno ai piaceri d'Amore.

Parla Krsna:
Se solo dici una cosa, il chiaro di luna lucente dei tuoi denti
Porta via la tenebra tremenda della paura;
la luna del tuo viso illumini i miei occhi di cakora(1)
a suggere il liquore delle tue labbra tremanti:
caro amore, sempre affettuosa, lascia la collera senza ragione contro di me;
anche a me il fuoco d’amore arde l’anima:
dammi da bere il vino del loto delle tue labbra.

Tu sei il mio ornamento, tu sei la mia vita,
tu sei la gemma nell’oceano della mia esistenza;
siimi sempre vicina, ti prego:
questa è l’aspirazione più grande del mio cuore:

caro amore, sempre affettuosa, lascia la collera senza ragione contro di me;
anche a me il fuoco d’amore arde l’anima:
dammi da bere il vino del loto delle tue labbra.

Tremoli sopra i calici dei tuoi seni un mazzolino di gemme,
si illumini di colori il tuo cuore,
risuoni la cintura intorno ai tuoi fianchi pieni
facendo sentire il comando d’amore;

caro amore, sempre affettuosa, lascia la collera senza ragione contro di me;
anche a me il fuoco d’amore arde l’anima:
dammi da bere il vino del loto delle tue labbra.

Lascia, o inquieta, il sospetto: infatti il mio cuore, occupato sempre da te
Che hai fianchi e seni ricolmi, non ha posto per altre;
nessun altro, se non amore, può penetrare nel mio intimo:
quando io, il tuo amante, comincio ad abbracciarti, compi ciò che è destinato.

O maliziosa, condannami ad essere schiacciato dai tuoi seni tumidi,
al nodo colle liane delle braccia, al morso dei denti spietati;
o crudele, prenditi tu stessa questo piacere: la mia vita
perisca per la ferita delle frecce crude d’amore.

Il tuo labbro è fratello alla lucentezza dei bandhuka, la guancia morbida,
o crudele, risplende del colore dei madhuka, l’occhio dispiega la bellezza dei loti blu,
il naso rivaleggia coi fiori di sesamo, o cara dai denti di gelsomino:
certo, venerando il tuo viso, amore vincerà tutto il mondo.

I tuoi occhi languidi d’ebbrezza, il volto lucente come luna,
il passo seducente, le cosce più belle d’una rambha(2),
la tua arte in amore piena di sapienza, le sopracciglia pennellate luminose:
ah, scesa sulla terra, o delicata, tu porti la giovinezza delle fanciulle celesti.


Parla Jayadeva:
Vibrante per il turbamento diverso che si espandeva da lui scorgendo il volto di Radha,
come l’oceano che solleva onde trepide alla vista del cerchio di luna,
ella vide Hari(3), che aveva una sola emozione, a lungo desideroso dei giochi d’amore,
col viso, dimora degli affetti, sottomesso ai comandi della passione profonda.

La chioma piena di fiori bella come una nuvola trapunta da un raggio di luna,
col segno di sandalo sulla fronte puro come il cerchio della luna che si leva nell’oscurità,
ella vide Hari, che aveva una sola emozione, a lungo desideroso dei giochi d’amore,
col viso, dimora degli affetti, sottomesso ai comandi della passione profonda.

Vi indichi la gioia, guardando il vostro colo piegato mentre curvate la schiena,
il figlio di Nanda che oltre misura ebbro pian piano
tenendo Radha fra le sue braccia, la stringe forte quasi a fondere il piacere,
e pensa: “Amore, i seni alti di lei dal bel corpo non siano mai lontani da qui”.


Parla Krsna:
Dimmi parole abbandonate come ambrosia stillante dalla luna del tuo volto;
come la separazione, io ti tolgo dal petto la veste fine che racchiude il seno:
subito, Radhika, segui Narayana(4) che ora ti è fedele.

Versa sul mio petto il calice dei tuoi seni, difficile da conquistare, turgido
Come fremente nell’impeto dell’abbraccio all’amato; spegni la pena ardente dell’amore:
subito, Radhika, segui Narayana che ora ti è fedele.


Parla Jayadeva:
Avvinto dalle braccia, oppresso dal peso dei seni, graffiato dalle unghie,
la piega delle labbra ferita dai denti, percorso dai clivi delle cosce,
curvato dalla mano che afferra la chioma, stordito dal fiotto di vino delle labbra,
quale soddisfazione non ha ottenuto l’amante? La via dell’amore è davvero assurda!

Poiché ha lanciato sull’amante un assalto temerario nell’ansia di vincerlo
All’inizio della battaglia intrecciata dalla passione d’amore fra i corpi splendidi,
ora i suoi fianchi sono immobili, le liane delle braccia abbandonate,
il seno affannoso, gli occhi riversi; da dove riesce alla donne in amore un coraggio da uomini?

Intreccia fiori, o adorabile, alla mia chioma lucente, bella, sparsa nel piacere,
fantastica come la coda di un pavone, quasi vessillo nello stendardo d’amore
ella annunciò mentre Yadunandana(4)
si trastullava, gioia dei cuori.

“Ricopri, o magnanimo, con la fascia, la veste, gli ornamenti di gemme
Le mie cosce piene, umide, stupende, vallata instancabile d’amore
Ella annunciò mentre Yadunandana
Si trastullava, gioia dei cuori.

Goduti insieme con Radha sulla riva della Yamuna mille piaceri d’amore
- l’unione di pelle accapponata e collana di perle simula il congiungersi dei due fiumi –
Il moto delle mani di Krsna, desiderosa di afferrare i due frutti del sacrificio,
i seni deliziosi, offra pienezza completa di gioie.
 
(1) La pernice, che secondo la leggenda si nutre di raggi di luna. “Occhi di cakora” sta per gli occhi degli innamorati che si nutrono del volto dell’amata.
(2) Fusto di banano.
(3) Epiteto di Krsna “il fulvo” o “distruttore della pena”.
(3) Epiteto di Krsna “che si riferisce all’uomo originario”.
(4) Epiteto di Krsna “gioia di Yadu”.

Tratto da Gitagovinda, Jayadeva (a cura di G. Boccali), Adelphi.

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