mercoledì 23 novembre 2011

Il fanciullo rapito

08 Febbraio 2011
The stolen child - W. B. Yeats

Where dips the rocky highland
Of Sleuth Wood in the lake,
There lies a leafy island
Where flapping herons wake
The drowsy water rats;
There we've hid our faery vats,
Full of berrys
And of reddest stolen cherries.

Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than you can understand.


Where the wave of moonlight glosses
The dim gray sands with light,
Far off by furthest Rosses
We foot it all the night,
Weaving olden dances
Mingling hands and mingling glances
Till the moon has taken flight;
To and fro we leap
And chase the frothy bubbles,
While the world is full of troubles
And anxious in its sleep.

Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than you can understand.


Where the wandering water gushes
From the hills above Glen-Car,
In pools among the rushes
That scarce could bathe a star,
We seek for slumbering trout
And whispering in their ears
Give them unquiet dreams;
Leaning softly out
From ferns that drop their tears
Over the young streams.

Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than you can understand.


Away with us he's going,
The solemn-eyed:
He'll hear no more the lowing
Of the calves on the warm hillside
Or the kettle on the hob
Sing peace into his breast,
Or see the brown mice bob
Round and round the oatmeal chest.

For he comes, the human child,
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping
than he can understand.


Il fanciullo rapito - W. B. Yeats
Laggiù dove i monti rocciosi
di Sleuth Wood si tuffano nel lago,
laggiù si stende un'isola fronzuta
dove gli aironi svegliano, sbattendo
le ali, i sonnolenti topi d'acqua;
laggiù abbiamo nascosto i nostri tini
fatati, ricolmi delle bacche e delle
più rosse ciliegie rubate.

Vieni, o fanciullo umano
all'acque
Vieni, o fanciullo umano
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
perché nel mondo vi sono più lacrime
di quanto tu non potrai mai comprendere.


Laggiù dove l'onda del chiar di luna risveglia
riflessi luminosi nelle grige e opache
sabbie, lontano, là presso la lontana
Roses, tessendo noi danziamo
tutta la notte le più antiche danze,
intrecciando le mani e intrecciando gli sguardi
finché la luna non abbia preso il volo;
e avanti e indietro balziamo
e inseguiamo le bolle spumeggianti
mentre il mondo è ricolmo di pene
e dorme un sonno ansioso.

Vieni, o fanciullo umano
all'acque
Vieni, o fanciullo umano
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
perché nel mondo vi sono più lacrime
di quanto tu non potrai mai comprendere.


Dove l'acqua zampilla vagabonda,
dalle colline sopra Glen-Car
nei laghetti tra i salici
dove a stento una stella potrebbe
bagnarsi, cerchiamo le trote assopite
e bisbigliando ai loro orecchi doniamo
ad esse sogni inquieti,
lievemente sporgendoci
dalle felci che versano
le loro lacrime sui giovani ruscelli.

Vieni, o fanciullo umano
all'acque
Vieni, o fanciullo umano
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
perché nel mondo vi sono più lacrime
di quanto tu non potrai mai comprendere.


E' con noi che egli vieni,
il fanciullo dall'occhio solenne:
mai più potrà udire i muggiti
dei vitelli sui tiepidi pendii
o la teiera sul focolare
cantargli la pace nel petto,
né vedere i sorci bruni
che corrono intorno alla madia.

Perché egli viene, il fanciullo umano,
all'acque.
Egli viene, il fanciullo umano,
all'acque e nella landa
con una fata, mano nella mano,
da un mondo in cui vi sono più lacrime
di quanto egli non potrà mai comprendere.



Immagine: Faeries say "We feel dancey" di Arthur Rackham

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