mercoledì 23 novembre 2011

La montagna

27 Dicembre 2010

Ho spesso pensato che la Via verso la consapevolezza e la realizzazione sia come il sentiero che porta in cima ad una montagna. Partiamo da città grige e inquinate, dove la solitudine ci insegue d'appresso nonostante viviamo in mezzo alla gente. Nessuno ci obbliga ad andare, potremmo stare comodamente seduti in poltrona a vedere passare la nostra vita alla televisione, accontentandosi di piccole gioie, dolori, soddisfazioni. Potremmo accontentarci degli oggetti, del computer, delle telenovele, dei videogiochi. Potremmo stordirci con l'aperitivo, le passeggiate in centro, l'uscita il sabato sera, il pranzo coi parenti la domenica, ed il lavoro tutti gli altri giorni. Potremmo cercare la stabilità e l'affetto che sentiamo mancarci in un altra persona, un uomo, una donna, un genitore, un figlio, un parente, un amico, un cane, un compagno di letto.
Potremmo accontentarci di tutto questo, che tutto sommato non è poco, visto che c'è gente che muore di fame o uccisa dai mitra o mutilata dalle bombe.
Potremmo. Ma la verità è che nonostante tutto questo "tanto" che abbiamo ci sentiamo vuoti e poveri. Tutto, o quasi, sembra polveroso e stantio, falso, plasticoso...anestetizzante soprattutto. Sembra che ogni cosa che ci viene propinata, dalla scuola al lavoro, dai programmi tv alla dichiarazione dei redditi, dall'assicurazione della macchina all'andare in discoteca sia in fin dei conti un modo per stordirci, farci stare tranquilli e occupati per un po'. A volte ci piace anche stordirci così. Ma arriva il momento in cui non se ne può più. Come quando si mangia troppo, poi non si vuol più vedere neanche un boccone di cibo.
E noi abbiamo fatto indigestione di oggetti, ricchezza, legami, possibilità.
Siamo oppressi dal vuoto grigiore e dall'artificialità che ci siamo creati, una generazione dopo l'altra.
Per ciò, ogni tanto a qualcuno viene in mente di mollare tutto ed andarsene via, andare alla Montagna. Non tutti seguono questo auto suggerimento, alcuni lo fanno solo per un breve periodo, altri non si ricordano di averlo pensato, anni e anni fa, magari quando erano giovani. Altri ancora non hanno tempo per pensare a questo, c'è di meglio da fare, dicono.



Fatto sta che ogni tanto qualcuno parte e si allontana dalla città e dal vuoto che questa rappresenta ed incarna.
Già appena ci si allontana dai palazzi ci si sente un po' meglio: l'aria è più pulita, qua e là ci sono campi incolti ed alberi e qualche fiore selvatico. Alcuni di quelli che sono partiti si accontentano di questo, si fermano in un bel parco con l'erba rasata e qualche albererello rachitico. E' già meglio che niente, e poi, adesso che ci penso, mi sono dimenticato il gas aperto, o di pagare la rata del mutuo, o che devo occuparmi di qualcuno.
Non tutti però si fermano. Qualcuno prosegue.
Più ci si allontana dal mondo civilizzato e grigio e più i colori sono brillanti, mutevoli, vari, vivi. E così ci si sente anche un po' rinascere dentro quei colori, piano piano all'interno, come se germogliassero dei timidi e delicati virgulti. Anche in questo caso, qualcuno si accontenta di questo e torna sui propri passi, solo che quei germogli vanno curati, hanno bisogno di terra e acqua, di sole, di vento. A questi individui a volte succede di perdere ben presto questi colori interiori; "Pazienza" pensano, essere una landa desolata alla fine non è male, in città non ci sono piante o quasi, eppure tutti vivono lo stesso. Altri invece, fra uno stento e l'altro li mantengono in vita, ma oppressi da doveri, obblighi, legami personali sono come quelle piantine che crescono fra le crepe dell'asfalto, non potranno diventare forti e rigogliose.
Tuttavia, a volte riescono a sfondare il muro che le opprime, sono più forti dell'asfalto e dell'incuria a cui sono abbandonati. In quel caso si può proseguire, con una certa volontà.
Ed ecco, là all'orizzionte, lontana lontana, c'è la Montagna.
Quando si è lontani si ha ben presente la meta, la si vede, là in alto in altro, circondata di nuvole. Basta alzare lo sguardo ed è chiara e netta davanti ai nostri occhi. A volte a vederla così distante e elevata si è presi dalla paura di non essere in grado di raggiungerla, dal senso di inadeguatezza e dal sospetto che in fondo ci manchi la forza per arrivarci.
Nulla di tutto questo è vero, in realtà. Siamo fatti per gettarci in una tale sfida e vincerla. E' la nostra Natura. In quei momenti l'unica cosa che ci manca è la determinazione e la fermezza nel perseguire il nostro scopo. Inutile dire che anche in questo caso c'è chi rinuncia e torna a casa, a guardare le montagne alla tv o a leggerle nei libri. Tanto sempre montagne sono.
Ci si avvicina, lentamente. Molto lentamente, a volte si fanno tre passi avanti e uno indietro. Altre ci si ferma per strada per un po', distratti da qualcosa. Altre ancora c'è qualcuno che ci trattiene, che tenta di riportarci indietro, perché infondo la città è certamente più sicura della Montagna. Ma anche in questo caso, se la nostra determinazione non cade, se i nostri germogli sono abbastanza forti da ricorarci che hanno bisogno di vita, prima o poi riprenderemo il nostro cammino. Bisognerà anche fare attenzione a sfilare le molte erbaccie soffocanti che minacciano di soffocare quei teneri virgulti. A volte si confondono con essi, ma sono cosa ben diversa.
Ci saranno giorni di sole e bellezza profusa in ogni dove, altri in cui la nebbia ammanterà ogni cosa, ed allora sarà più difficile vedere con chiarezza. Alcune mattine saremo sorpresi dalla pioggia fredda, magari ci arrabbieremo anche con noi stessi, per aver deciso di compiere una simile pazzia, al posto di stare a casa davanti alla stufa. Eppure, se avremo resistito all'umido che sembrava penetrarci nelle ossa e spegne anche il più piccolo barlume di calore, e annegare il nostro piccolo giardino coperto di foglioline novelle, vedremo un immenso arcobaleno stagliarsi nitido e nutrire i nostri colori interiori, liberandoli un poco di più dall'innaturale superficie che li opprime.
Ogni temporale, ogni bufera, ogni grandinata a cui resisteremo rimuoverà una piccola parte del pesante strato di asfalto che ci opprime.
Al mal tempo però bisogna sommare le difficoltà date dal fatto che il sentiero per la cima della Montagna è in salita. Per la verità dopo alcuni tratti scoscesi e irti si può camminare per un pochino fra i prati pianeggianti, fermarsi a riprender fiato dopo la dura sfida, bere un sorso d'acqua ristoratrice offertaci instancabilmente da qualche piccola sorgente sfuggita alle industrie e alle bottiglie. E' strano constatare come quest'acqua ci sembri più pura, più buona e più limpida di quella che bevevamo in città...in parte è così, in parte sono i nostri occhi ad essere più trasparenti e percettivi. Non ce ne siamo accorti ma dopo un po' che camminavamo abbiamo iniziato a capire al primo sguardo come evitare i sassi instabili, le buche e i trabocchetti. Ci siamo abituati a vedere quali piante crescono ombreggiate dagli alberi ed quali in pieno sole. Stiamo apprendendo cose dimenticate dai cittadini, cose che aiuteranno le nostre piantine, perché sapremo come far loro del bene. Stiamo anche imparando cosa piace loro e cosa invece è dannoso...non era così difficile come sembrava all'inizio, anzi adesso che lo si sta facendo, sembra di averlo saputo da sempre, e che sia una cosa naturale, irrinunciabile, bellissima. Ma non bisogna farsi distrarre dall'entusiasmo e lasciare i germogli, che piano piano crescono, alle ortiche.
Anche la pioggia, il freddo ed il caldo, la grandine, la neve,  le difficoltà che vengono dal cielo non ci fanno più così paura, abbiamo imparato a non farci toccare troppo da esse, a lasciarle passare come le nuvole davanti al sole. E poi, sembra quasi che durino di meno. D'altra parte si sa, in Montagna il tempo cambia velocemente.
Però si è scoperto che oltre le nuvole il sole brilla lo stesso, e che non potrà mai essere spento da esse.
Così proseguiamo. Adesso la cima non la si vede più, e quindi anche se si è più vicini è più facile perdersi. E ci si perde, eccome. Fra boschi che sembrano tutti uguali, in intrichi spinosi, fra pareti e ammassi rocciosi. Si può vagare senza più ritrovare un sentiero (poiché ce ne sono molti), ed ancora, c'è chi se ne torna alle città dove se ci si perde, almeno si può chiedere a qualcuno, ci sono strade che portano da qualche parte, non alberi tutti uguali.
Ma a forza di girare, o perché si è trovato qualcuno che conosce un cammino, o perché si è imparato a riconoscere i luoghi,  oppure perché semplicemente si è imboccata la strada giusta così, senza un motivo apparente, per caso (o per l'amorevole attenzione di alcune mani filatrici), alla fine, dunque, si riesce a salire ancora.
Ai cittadini l'alta montagna pare spoglia, con quei pochi alberi, con quelle pietraie spoglie, con tutti quei prati esposti ai venti e alle intermperie...ma loro non conoscono, la bellezza del cielo stellatissimo sopra ai monti, né la veste di fiori della primavera tanto che non si sa dove mettere i piedi per non rovinarla, né il muoversi cauto ed elegante degli animali selvatici, o tanto meno la pace infusa nel tramonto che indora le cime. Non sanno il rosa dei rododendri che tinge i pendii, o la nostalgia che provoca il volo dell'aquila, o l'ammirazione e l'amore che un bellissimo e semplice fiore può provocare. Pensano che la Montagna sia spoglia e inospitale e solitaria. Ma non lo è.



In alta montagna, anche, le distanze sembrano diverse. Ciò che sembra vicino in realtà è distante. Girata una curva, ecco che si vede di nuovo la cima, nitida e netta, appuntita e solitaria. Sembra vicina, ma non lo è ancora.
Bisogna camminare molto, ed apprendere molti segreti dai luoghi che attraversiamo, ricordare cose dimenticate, allenarsi con pazienza e devozione. Ci saranno ancora giorni di nebbia e sentieri percorsi a vuoto, ma ora che ci siamo ambientati l'istinto ci guida quasi infallibilmente.
A volte si pensa di essere quasi in cima, ma quando si arriva ci si accorge che c'è ancora un pezzo da fare, altri passi da compiere. Ci si potrebbe rassegnare, ma la consapevolezza che sulla vetta si troverà qualcosa di ancora più adatto alle nostre pianticelle spinge a proseguire.
Basta poco, pochissimo, uno sbaglio anche inconsapevole, e si può scivolare giù, in un dirupo. Se sarà possibile bisognerà risalire, spesso con ancora più fatica perché feriti, storditi, doloranti, scoraggiati.

Cammina e cammina e cammina ed ancora cammina e prima o poi si arriva in cima, laddove gli arcobaleni baciano la terra. Allora tutti i suoi colori infonderanno brillantezza ai nostri fiori, a quelli del nostro giardino, che abbiamo curato e sostenuto, fino a questo momento.
A volte, se ci si riesce camminando sull'arco celeste, si può arrivare in cielo, dal Sole e dalla Luna, e restare con loro.

*


Torno a scrivere dopo mesi. Non ho voluto scrivere qualcosa di coerente, ho solo lasciato emergere ed evolvere delle immagini che da tempo avevo in mente ed un racconto che mi è passato attraverso.

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