mercoledì 23 novembre 2011

L'Età dell'Oro

20 febbraio 2010, 02:15

"...nella carrozza entrò un uomo che cominciò a suonare un violino che sembrava fatto con una vecchia scatola di lucido da scarpe, e nonostante io non abbia proprio senso musicale, quei suoni mi colmarono delle più strane emozioni. Mi pareva di udire una voce di lamento provenire dall'Età dell'oro. Mi diceva che noi siamo imperfetti, incompleti, non più simili a una bella tela intessuta, ma piuttosto come un fascio di corde annodate insieme e gettate in un angolo. Diceva che il mondo era un tempo interamente perfetto e generoso, e che quel mondo perfetto e generoso esisteva ancora, ma sepolto come un cumulo di rose sotto tante palate di terra. Gli esseri fatati e i più innocenti fra gli spiriti vi avevano dimora, e si dolevano del nostro mondo caduto nel lamento delle canne mosse dal vento, nel canto degli uccelli, nel gemito delle onde, e nel soave pianto del violino. Diceva che presso di noi i belli non hanno senno, e gli assennati non sono belli, e che i nostri momenti migliori sono offuscati da qualche volgarità, o dalla trafittura di un triste ricordo, e che il violino deve rinnovarne sempre il lamento. Diceva che soltanto se coloro che vivono nell'Età dell'oro potessero morire, per noi sarebbe possibile essere felici, perchè quelle voci tristi si acquieterebbero, ma loro debbono cantare e noi lacrimare, finchè le porte eterne non si spalancheranno."

L'Età dell'Oro ne Il crepuscolo celtico di William Butler Yeats, poeta irlandese e raccoglitore di ballate e storie tramandate dai vecchi della sua terra.
Immagine da Deviantart

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