mercoledì 23 novembre 2011

L'incontro degli Amanti

26 Giugno 2010

A lungo la cercai, ed ora ch’ella è qui
il mio cuore strepita in tumulto.
Da lontano scorsi la sua luce,
attraverso terre sconosciute la cercai.

A lungo lo cercai, ed ora ch’egli è qui
il mio cuore è pieno d’ebbrezza.
Da lontano scorsi la sua luce,
attraverso terre sconosciute lo cercai.
*

Splendida è l’amica mia fra le belle fanciulle!
L’odore del suo corpo è quello della primavera,
il glicine ed il gelsomino profumano nel suo respiro

Maestoso è l’amico mio fra gli uomini possenti!
Dei fiori del tiglio e della resina del pino verde,
profuma l’aura dorata che lo circonda sempre.

Come gli spacchi del melograno son le labbra sue,
il suo volto è del colore dell’alba.

Come verdeggianti tralci d’edera son le braccia sue,
la sua agilità è quella dell’aquila che spicca il volo.

Raggi di luna sono i suoi gioielli,
di stille di pioggia è intessuto il suo diadema,
mai una donna ebbe ornamento più bello.

Di pagliuzze dorate, di raggi di sole è coperto il suo corpo,
intorno al suo collo v’è come monile un serpente divino,
le sue tempie son cinte di pampini e germogli.

Tale è l’amica mia, che la sua venuta
annunciano gli uccelli del cielo,
e le fanciulle non tacciono le sue lodi.

Tale è l’amico mio, che gli animali selvaggi
cercano la sua compagnia,
e i giovani gli sono amici.

La sua avvenenza è quella della luna nuova,
la sua carne è di fiori e della spuma del mare.
Come una cerva flessuosa fra gli alberi è l’amica mia,
di lei si bea la Natura

La sua forza è la forza della quercia,
la sua prestanza è pari a quella del toro.
Come un cavallo selvatico fra i pascoli è l’amico mio,
di lui si bea la Natura.
*

In un ampio orto nascosto m’attendeva,
in un assolato meriggio i miei occhi furono ammaliati.

In un sacro giardino mi venne incontro,
in un romito prato il mio desiderio fu ammaliato.

La bellezza di un ciliegio fiorito possedeva;
lo splendore del suo guardare,
come dirlo con le parole dei mortali?
A lei così parlai: “O bellissima fra le donne,
ascolta la mia preghiera: versa il tuo diletto su di me!

La bellezza del virgulto verde possedeva,
e quella della cima dei monti.
Alle sue richieste, perché mai resiste?
A lui così parlai: “O divino fra i mortali,
non deludere il mio desiderio: stringimi a te!”
*

Come un amabile ruscello è l’amica mia,
dalle sue sorgenti cristalline ognuno trae ristoro.
Delle sue pure acque di voluttà sono assetato,
perché non bere alla sua fonte?

Come un giunco sull’acqua, si china l’amico mio
sul mio sacro giardino, dove scorre un torrente impetuoso.
Nel mio cuore il fuoco prezioso vuole deporre,
perché non scaldarmi alla sua fiamma?

L’abbraccio delle sue braccia è un anello di rose,
eppure è saldo il vincolo delle sue gambe.

Mi cinge i fianchi come i tralci di vite l’ulivo,
ma ardente è la sua stretta.

La bianca via fra i suoi seni è un rivolo di latte e miele,
una valle cosparsa di gigli in fiore.
I suoi fianchi son curvi come la luna piena,
accoglienti sono per l’amante.
Dolcezza riveste le sue cosce.

Le sue mani sono onde di mare,
accarezzano i miei lidi nascosti.
Stendendosi e ritraendosi tutta mi ha percorsa
coi baci della sua bocca.
Dolcezza contengono le sue labbra.
*

La bella amica mia in un campo d’aromi s’è distesa,
vestita solo del fulgore del mezzogiorno.
La chioma sua lucente è sparsa tra i fiori,
laccio che a lei mi avvince.
Tenue è il peso suo fra le mie braccia,
un dolce fardello è lei per le mie membra.

L’amico mio dolce ha un mantello di cielo sulle spalle,
magnifico è il suo volto coronato di sole.
Fremente egli è, come il tremulo pioppo
nelle mani carezzevoli del vento.
Mi fa vibrare lui, come uno strumento ben accordato
affidato ad un musicista esperto.

Dolce e lucente è l’interno del suo antro,
in esso i più preziosi tesori sono celati.

Nel suo boschetto di tigli un alto cipresso si alza,
la sua chioma intatta spande pace perfetta.

Languore è il nome della fatica che lei mi provoca;
la rugiada del mattino ha irrorato il suo campo incolto,
la mia Signora versò su di me gioia luminosa.

L’agile lancia del sole ha versato una pioggia di stelle,
come la terra assetata il mio grembo l’ha accolta.
Ora nel giardino di miele io danzerò sul mio Signore.

Il suo nome è Senza Morte,
perché dividermi da lei, se in essa trovo compimento?

Il suo nome è Senza Morte,
perché dividermi da lui se in esso trovo compimento?
*

Infinita è la nostra danza, la nostra realtà è Voluttà.
L’impeto del vento è ciò che c’accomuna,
battono i nostri cuori all’unisono
con il Tamburo degli Dei.
Il nostro nome è Senza Morte.
Perché guardarci intorno se l’Amore è qui dinnanzi a noi?
Perché dividerci se in noi c’è compimento?


Questo testo è stato in parte ispirato da Il Cantico dei cantici, Il Corteggiamento di Inanna e Dumuzi, La storia della bambina che andò nel mondo delle fate di Guendalina Storkly, e Siva e Dioniso di Alain Daniélou.

Pubblicato sul Tempio della Ninfa nel Novembre 2009

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