giovedì 20 dicembre 2012

Artigiani/e e i Doni di Natale

Ho pensato di scrivere questo post, riflettendo sulla questione dei regali di Natale. Ormai fare regali è diventato come tanti un gesto automatico, dovuto, senza energia ed emozione. Si fa perché è così. Ma nel mio modo di vedere le cose i regali di Natale, del Solstizio, sono piccoli doni alle persone alle quali si vuole bene o si stimano, piccoli pensieri per farli sorridere e sentire apprezzati. E regalare qualcosa di unico, che ha buone energie, credo sia il meglio. Io sono per l'autoproduzione di regali, ma in questo post vorrei segnalare, per le fanciulle/i che non amano affaccendarsi o non hanno tempo, alcuni Artigiani/e, amici, conoscenti o che ho incontrato coi loro banchetti lungo la mia strada. Persone con un nome ed una storia, che mettono amore in quello che fanno, impegno, inventiva, gioia. E credo meritino tutto il sostegno possibile.

Canto di Terra
"Il vento accarezza il mare, si intride di suoni umidi e colori avvolgenti, soffia gocce salate e granelli di sabbia sui dolci pendii delle colline liguri. Qui, tra l'edera e il sambuco, come l'onda che con movenze gentili lambisce il granchio nascosto tra gli scogli, scivola dietro agli occhi, accarezza il sogno, fa nascere l'immagine.
Poi succede che, in un momento di distrazione, l'immagine cade dagli occhi e si raccoglie nelle mani..."
Gioielli artigianali e boschivi. Rame e spirali, nocciole e polvere di fata, perline di rovo e favole, edera e qualche canzone, fili d'acciaio ed una giravolta al suono di wistle o ghironda, ed ancora qualche leggenda. Tutto questo ed altre cose fantastiche, fra boschi ed onde, potete trovare fra anelli, ciondoli e orecchini, creati a mano uno per uno, con cura dei particolari e materiali naturali. Ed in mezzo a tutto questo una Fata dai capelli a cascata che raccoglie ed unisce i piccoli doni del bosco.
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Fate di Lana 
 "Faeries are seen not by the eyes but through the heart." Brian Froud.
Creature incantate e Fate di Bosco, vestite di Lana Cardata e di Feltro, cucite nel cuore della notte con l'aiuto di un Ago Magico...
Creature incantate dai colori sgargianti o quieti come il sottobosco, fate, Dee, principesse e persino qualche folletto di Natale, in compagnia di morbidi animaletti dal profondo della foresta. Da Morgana fra nebbie e magie, a Grainné di Tir na nOg, ed anche Brighid la Portatrice di Luce. Morbide e fatate come delle Fate dovrebbero sempre essere, uscite dal loro regno silvestre per vegliare su coloro che le ricevono. E fra di loro, una bionda Donna dei Boschi, che fra bimbi, erbe e libri crea e inventa nuove magie.
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Intrecci di Lana Fatata
"Chi possiede il dono della creatività, possiede qualcosa di cui non sempre è il padrone, qualcosa che qualche volta, stranamente, decide e lavora per se stesso." Charlotte Bronte
Questi folletti, gnomi, dolci damine, nascono dalla passione per il mondo incantato, fatato...
Complice il materiale: la lana cardata, morbida al tatto! E' piacevole lavorarla, dare vita, creare...
Damigelle del passato, piccoli elfi dalle ali leggere, una famiglia di palline colorate da appendere e persino qualche aiutante di Babbo Natale. Persino gli gnomi sono usciti dal loro bosco per raggiungere questa quieta Radura Incantata, portando colori e storie di foglie, fiorie e frutti. E c'è anche una dolcissima Donnina che con le sue manine magiche confeziona meraviglie.
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Lugh & Aisling celtic art 
Creazioni artigianali di ispirazione celtica. Fra il canto degli uccellini, ed una risata di bimba ecco che piano piano vedono la luce splendidi gioielli, coroncine, ciondoli e collane, fatti di rame e perline, legno e sorrisi, pietre e raggi di luna...sicuramente suggeriti alla dolce Volpe-Artigiana dai sussurri di qualche fata ispiratrice. E poi, certo c'è lo zampino di qualche folletto dei boschi che ha ben osservato i guerrieri antichi, dietro alla creazione di scarbe, borse e cinture!
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 Selvaticamente
Artigianato Artistico in cuoio, legno e materiali naturali.
Se si ha la fortuna di incontrare questo banchetto in qualche fiera ci si può perdere per un attimo, e chiedersi se per caso non si è capitati in qualche foresta incantata, d'Autunno sul far del tramonto. Un'infinità di foglie dalle sfumature verdi, rosse, gialle ognuna con un suo colore, una sua forma, un suo albero ed una sua storia, narrata dal cuoio, il naturale supporto per questi sogni rubati al popolo degli Elfi. Borsette per la polvere magica, segnalibri per i tomi d'incantesimi o fermacapelli per le fate uscite dai boschi, ogni foglia è diversa dalle altre ed ha la sua particolare magia.
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Bottega Artigiana
"V'è una bottega assai strana a Milano
ove Fantasia ti prende per mano,
ti prende per mano e con lei puoi volare
oltre la noia di un giorno normale,
oltre le cose che fai per dovere
senza conoscere gioia e piacere.
Se vuoi gioire ridendo di cuore
alla bottega c'è forse il colore
che darà vita ai tuoi sogni segreti
sì che i tuoi giorni saranno alfin lieti."
Varcata la porta di questa piccolissiba bottega, ecco, siete già persi: le fate vi sorridono dall'alto, mentre i folletti occhieggiano dagli scaffali, osservandovi. Persino qualche ninfa uscita da dolci favole vi aspetta. E fra splendidi ornamenti di rame, legni sui quali magnifiche fatine sbattono le loro ali lucenti, strani strumenti che solo i fauni sanno suonare e libri incantati sembra davvero di essere arrivati in un mondo un pochino diverso da quello solito, un mondo più allegro e colorato.


E visto che il Solstizio si avvicina, ecco anche qualche bigliettino d'auguri che ho fatto negli ultimi giorni :)



sabato 8 dicembre 2012

Sali da bagno profumati

Sempre in tema di produttività prenatalizia, mi sento un po' un Elfo di Babbo Natale, e quindi eccomi qui di nuovo a proporvi una ricettina facile facile per fare qualche regalino: sali da bagno!
A me piace molto fare qualche piccolo regalino alle persone a cui voglio bene, ma sono sempre a corto di soldi, quindi l'autoproduzione mi è sembrata la soluzione migliore. Ed in più creando con le proprie mani i regali, si possono personalizzare a piacere, a seconda di com'è il destinatario del pacchettino, che oltre a ricevere un dono, riceverà anche le buone energie e l'intento che abbiamo messo nel farli...stessa cosa vale per quei pochi oggetti non prodotti in serie, ma creati da Artigiani e Artisti che hanno a cuore quello che fanno, e creano con gioia, fantasia, coraggio e colori.
Ma torniamo ai nostri sali da bagno! Non ci vuole davvero nulla, sono utili, a basso costo, belli da vedere e potete farne di mille varietà, ecco quello che serve:

-  sale grosso
- colorante alimentare
- olii essenziali
- fiorellini o erbe varie

Prendete il sale e mettetelo in una bacinella e versateci un po' di colorante, iniziate con poco e mescolate, poi al massimo aggiungete finché il sale non è uniformermente colorato della tonalità che vi piace di più. I diversi coloranti danno colori più o meno intensi, quindi provate e regolatevi voi. Se avete usato molto colorante lasciate un po' asciugare il sale, di modo che assorba bene il colore; non lasciatelo però in stanze umide o dove c'è vapore, perché il sale assorbe molto l'acqua, e quindi non si asciugherebbe.
A questo punto mettete il vostro sale colorato in un barattolino di vetro o in un sacchettino, e versateci una goccia o due di olio essenziale. Io abbino i colori con i profumi, ad esempio verdi con olio di Menta, rosa con profumo di Rosa, azzurri con profumo di Lavanda (non sono riuscita a trovarlo viola!!) ecc.
Io aggiungo a questo punto erbe o fiori: boccioli di Rosa per i sali profumati alla Rosa, fiorellini di Lavanda per quelli alla Lavanda ecc. si possono mescolare con il sale o lasciarli in superficie in modo che rimanga uno strato separato e di colore diverso.
Potete poi decorare il sacchettino o il barattolo come più vi piace, con cartellini colorati, rafia, stecche di cannella, ghiande o pigne, conchiglie o tutto quello che la fantasia e la Natura vi possono suggerire o fornire!
Il sale sembra abbia proprietà leviganti e dermopurificanti, aiuta ad espellere le tossine e a ridurre la ritenzione idrica. A seconda dell'erba/olio essenziale che vi si unisce si accentuano determinate proprietà. La Lavanda è rilassante, la Menta rinfrescante, la Cannella energizzante ecc.
Questi sono quelli che ho fatto io per un mini-mercatino:
Sono giorni meravigliosi e leggeri, di movimento e cambiamento, mi sembra di essere una Farfalla nella sua crisalide, che piano piano nel buio e nel silenzio lavora a Sè Stessa, alla sua Metamorfosi, alle sue ali.
Pochi giorni fa, durante una passeggiata, ho trovato una miriade di piccole Calendule selvatiche, a Dicembre, come un dono del Sole tardivo, quindi a breve la ricettina dell'oleolito di Calendula!

Buoni lavori nel frattempo, godetevi questo periodo dell'anno magico :)

sabato 1 dicembre 2012

Zenzero candito

Ho già parlato della mia voglia di fare e creare ultimamente no?
Ebbene, mi sono cimentata anche in questo. Come ricetta è molto facile, ma alla fine lo Zenzero è molto diverso da quello che si va a comprare! Rimane molto più piccante e la copertura di zucchero più ruvida, ma a me personamente fa impazzire!
Ecco quello che serve:

Ingredienti
radice di Zenzero
zucchero di canna integrale
acqua

Preparazione
Per prima cosa si sbuccia lo zenzero e lo si taglia a fettine, oppure a cubetti, a seconda dei gusti. Quand'è pronto lo si mette in un pentolino con dell'acqua fredda, si accende il fuoco e lo si porta ad ebollizione. Si lascia bollire per qualche minuto, poi si scola, e si ripete l'operazione due volte, per togliere un po' di piccante ai pezzi di radice che risulterebbero troppo forti, ma, anche in questo caso dipende dai propri gusti.
Alla fine avrete il vostro zenzero bollito, pesatelo, mettetelo in una pentola col fondo spesso e i bordi larghi. Aggiungete una quantità di zucchero pari al peso dello Zenzero, e dell'acqua, quanta basta per far scigliere completamente lo zucchero (anche se abbondate tanto poi evapora, quindi non temete di rovinare tutto). Lasciate cuocere finché l'acqua si è quasi asciugata e si è creato uno sciroppo denso. A questo punto togliete i pezzi di Zenzero e metteteli un po' distanziati sulla carta da forno, in modo che non si appiccichino tra loro, e lasciateli asciugare. Molti prima di metterli sulla carta li intingono ulteriormente nello zucchero, come ho provato a fare anch'io, ma secondo la mia opinione così facendo rimangono troppo intrisi di zucchero. Quando si saranno asciugati potrete conservarli in un barattolo ben chiuso.
Se riuscite recuperare anche lo sciroppo rimasto nella pentola, potrete usarlo per dolcificare tisane o dolci, conferendo loro anche l'aroma di Zenzero.

E' una ricetta un po' sommaria, ma vedrete che provando risulterà piuttosto facile e sperimentando potrete trovare tempi e quantità migliori per voi.

Io lo trovo particolarmente adatto dopo pranzo o cena, quando si ha voglia di qualcosa di dolce, ma non si sa mai cosa. Inoltre lo Zenzero aiuta la digestione, quindi non c'è davvero momento migliore per mangiarlo. Però anche al mattino triturato nello yogurt o nel muesli, fa molto piacere!
Buone scorpacciate dunque, e buona produzione :)

Marmellata di Melograni

Finalmente, dopo lunghi mesi di inattività e staticità, mi è venuta voglia di fare, di creare, di usare le mani, il cuore ed un po' di mente per fare varie cose. Una è stata questa fantastica marmellata.
Anche in questo caso, sono stata fortunata: mi sono capitati per le mani vari frutti, belli rossi e maturi, e così mi sono messa al lavoro.


Ingredienti
Melograni
zucchero di canna integrale
mele biologiche
un limone

Preparazione
Innanzi tutto bisogna aprire i Melograni a metà; lo so che è un peccato, sono talmente belli, ma se volete la marmellata tocca farlo :D! Sgranateli e conservate i grani rossi e succosi da una parte mentre le bucce e la buccia biaco-gialla interna vanno scartate.
Da tutti quei piccoli rubini dovrete ottenere più succo possibile; anche in questo caso si possono seguire vari procedimenti, io ho scelto il seguente. Mettete i grani in uno schiacciapatate e premete bene, raccogliendo il succo in un contenitore capiente; quando li avrete spremuti tutti mettete quello che ne resta nel frullatore e dategli una passata, ripetendo poi il passaggio con lo schiacciapatate. Vedrete che facendo così riuscirete a recuperare ancora un bel po' di succo, che sarà anche un pochino più denso e scuro perché ci sarà dentro anche un po' di polpa. Quando proprio avete estratto fino all'ultima goccia pesate il succo, poi versatelo in una pentola capiente dal fondo spesso, ed aggiungete il succo di un limone.
Ora bisogna aggiungere lo zucchero: io ne ho usato un terzo rispetto al peso del succo, ma considerate che perché la marmellata si conservi a lungo dev'esserci una centa quantità di zucchero; io, sapendo che tanto sarebbe durata poco, ne ho messa una quantità minima non amando le cose troppo dolci.
Accendete il fuoco e fate cuocere mescolando di tanto in tanto. A questo punto si può anche aggiungere la pectina in modo da ridurre i tempi di cottura, oppure, come ho fatto io, si uniscono due o più mele, a seconda della quantità di succo che avete. Mi raccomando, quest'aggiunta serve per far addensare la marmellata grazie alla pectina naturalmente presente nelle mele, e soprattutto nella buccia, quindi dovrete mettere anche questa per favorire l'addensamento; sicché usate solo mele biologiche. Io personalmente ho sbucciato le mele, ho messo a cuocere la polpa con un po' d'acqua, nel mentre ho frullato le bucce e poi le ho messe insieme alla polpa. Quando tutto era bello morbido ho dato una passata col frullatore (ma le mele se ben cotte si spappolano anche solo con la forchetta) ed ho unito al succo di melograno.
A questo punto si lascia andare finché la marmellata non diventa densa. Se avete usato la pectina ci vorranno pochi minuti, se invece avete usato le mele ci vorrà di più, anche perché, a differenza di quanto accade per fare altre marmellate, in questo caso siamo partiti dal succo, e non dallla polpa, che essendo più consistente si addensa anche prima.
Io preferisco le marmellate abbastanza liquide, ma regolatevi voi secondo le vostre preferenze, tenendo conto che da fredde sono sempre un po' più dense di come appaiono quando sono calde. Quando vi sembra che vada bene versatela ancora bollente in barattoli di vetro ben puliti ed asciutti, lasciando circa un centimetro fra la marmellata ed il tappo. Chiudete e girate i vasetti, lasciandoli raffreddare.
Questa marmellata dal gusto particolare, quasi di caramelle o sciroppo di frutta, e dal colore magnifico, a metà fra il rosa intenso ed in rosso, è perfetta per decorare biscotti e guarnire crostate. Da mangiare nei pomeriggi d'autunno/inverno su una belle fetta di pane caldo imburrato, quando il sole cala e fa piacere stare al calduccio bevendo tisane e leggendo vecchi libri di favole con una coperta di lana (ed il gatto!) sulle ginocchia.

Il Melograno, l'albero delle Madri, della Rossa Abbondanza, dell'intimità femminile che si apre come gli spacchi dei suoi frutti. L'albero di Nana, Era, Afrodite, Demetra. Della Madonna del Granato, è la guancia della Sposa del Cantico dei Cantici, è l'offerta che potano molte korai, ma è, soprattutto, per me, legato a Kore/Persefone, colei che a causa di pochi chicchi di Melograno deve sempre tornare nell'Ade, e le stagioni si alternano seguendo il suo andare e venire. E' il frutto dell'intimo Ciclo femminile, naturale, universale.
Ed in questo tempo di Discesa, quando i Melograni maturano, e Persefone torna nel sottosuolo, come i semi, come Regina del Mondo Nascosto; quando fuori inizia a fare freddo e buio presto e si sta in casa a cucinare e confezionare piccoli dono di Luce, è davvero un piacere preparare questa marmellata speciale, per sé o come regalo. E se avrete prestato attenzione all'Albero al Frutto e alle loro energie, ed avrete operato con Intento chiaro, divertendovi ed amando ciò che fate, forse questo dono sarà anche un piccolo dono di consapevolezza...
Per approfondire tradizioni e simboli legati al Melograno: Melograno: il Frutto della Vita e della Morte di Rebecca de La Contea Incantata e Miss Becky's Cottage
Fotografie mie, immagini: "Eve" di Rebecca Guay e "Persephone" di James Adams

Marmellata di Rosa Canina


Ultimamente mi sto cimentando nella produzione di conserve e dolci e mi è capitata la fortuna di poter provare a fare questa fantastica marmellata! Infatti durante una passeggiata in montagna ci siamo imbattuti in un bellissimo cespuglio di Rosa canina, al limitare di un prato. Niente foglie, solo spine e frutti vermigli, lucidi e perfetti.
"Li raccogliamo e facciamo la marmellata?"
Non è servito dire altro, così ci siamo messi al lavoro e siamo tornati a casa con un piccolo tesoro.
Nulla da dire, è laboriosa come marmellata, soprattutto perché noi abbiamo raccolto solo i frutti belli maturi, che sono anche i più difficili da pulire, ma alla fine ne vale la pena!
Ed ecco la ricetta:

Ingredienti
cinorrodi di rosa canina
zucchero di canna integrale
acqua
pectina o mele (facoltativo)

Preparazione
Ci sono ovviamente varie maniere per fare la marmellata, io ho sperimentato questo, e mi sono trovata bene, ma ci sono davvero mille varianti.
Innanzitutto si puliscono i cinorrodi, uno per uno, tagliando la parte nera e poi aprendoli a metà ed eliminando tutti i semini e la maggior parte di peluria spinosa. E' un lavoro lungo, soprattutto se come me avete i frutti molto maturi, perché aprendoli si spantegano e dunque togliere i semini è più difficile. Ma non preoccupatevi, anche se rimane qualche semino non succede nulla. Anche riguardo alla peluria interna su internet se ne legge di ogni, io posso dire che si può tranquillamente togliere a mani nude, e che anche se ne rimane un po' la marmellata si può mangiare lo stesso e sia a me che ad amici e familiari non ha creato il minimo fastidio.
Quando avrete tutti i vostri cinorrodi puliti metteteli in una pentola dal fondo spesso, copriteli d'acqua e fateli cuocere finché non saranno ben morbidi. Chiaramente il tempo di cottura dipende anche dal grado di maturazione delle bacche: più mature le avete raccolte, meno dovranno cuocere.
Frullate il tutto con un frullatore ad immersione, poi pesate la purea. Secondo alcuni a questo punto bisognerebbe filtrare la passata con un colino, in modo da eliminare gli ultimi semini, filamenti e bucce. Io ho saltato questo passaggio, mi dispiaceva sprecare questi frutti preziosi, anche se in minima parte.
Rimettete la frutta nella pentola ed aggiungete lo zucchero: io ne ho aggiunto un terzo rispetto al peso della frutta, ma scegliete con attenzione, perché la marmellata si conservi a lungo dev'esserci una quantità accettabile di zucchero. Io ne ho usato poco perché non amo le cose troppo dolci, e poi sapevo che questa conserva non sarebbe durata a lungo :)
Accendete il fuoco e mescolate bene perché lo zucchero si sciolga, in caso potreste aggiungere un pochino d'acqua; io per non buttare via niente ho messo i semi con quel poco di polpa che avevano ancora intorno in acqua appena tiepida, filtrata e usata per diluire la purea in modo da recuperare più frutta possibile. Fate cuocere mescolando spesso finché una parte del liquido non è evaporata e la marmellata inizia a farsi più densa. Per abbreviare i tempi di cottura si può aggiungere la pectina, un addensante naturalmente presente nelle mele ed in altra frutta, che permette di cuocere solo per tre minuti. In alternativa si possono aggiungere delle mele con anche la buccia, e cuocerle insieme al resto; io per questa volta mi sono attenuta alla ricetta tradizionale e non ho aggiunto né mele né pectina anche perché queste bacche ne contengono naturalmente una buona quantità.
Quando la marmellata ha raggiunto il grado di densità che preferite (a me piacciono abbastanza liquide, ma tenete conto che raffreddandosi diventano sempre un po' più dense di come sono da calde) versatela ancora bollente in barattoli di vetro ben puliti ed asciutti, lasciando circa un centimetro fra la marmellata ed il coperchio. Chiudete e girate i vasetti, in modo che si crei il vuoto.

Ed è tutto qui! Otterrete una marlellata rossa dal gusto dolce-acidulo, perfetta da gustare su fette biscottate o pane integrale, magari da inzuppare in una bella tisana dal sapore speziato ma delicato. Per rendere particolari colazioni e merende, o da regalare agli amici più cari. Inoltre è blandamente lassativa e diuretica. Visto che è una marlellata molto laboriosa si può integrare con altri frutti della stagione autunnale come ad esempio l'uva.

Un pochino di attenzione anche per la pianta che ci ha donato questi preziosi frutti: quando li raccogliete lasciate un pochino di pane od altro vicino ai cespugli, ma soprattutto siate allegri e pieni di gratitudine, cercate ti "sentire" la pianta. E ricordate che ci sono anche gli uccellini e gli altri animali del bosco da sfamare: non depredate un intero cespuglio ma prendete un po' da uno e un po' da un altro.
I semini che avete pazzientemente tolto dalla polpa, non buttateli nella spazzatura, teneteli e portateli con voi nelle vostre prossime passeggiate, spargendoli qua e là (ma potreste anche tenerli visto che secondo alcuni possono essere usati per preparare un infuso sedativo). E' per questo che la pianta ha tanto faticato a produrli, perché fossero sparsi e da essi nascessero nuove piantine. E poi pensateci, starete facendo la stessa cosa che fanno gli uccellini che si cibano delle bacche e poi spargono i semi in giro...
I cinorrodi di Rosa sono ricchissimi di vitamina C, che però, purtroppo, si degrada se sottoposta a calore, quindi se volete fare una bella cura vitaminica mangiateli crudi, ben maturi e privati dei semi!

La Rosa canina, la selvatica antenata delle Rose da giardino, l'antica Venere/Afrodite selvaggia, dei tempi in cui nulla era ancora addomesticato. Come Afrodite dolce e indomita insieme, amorevole e libera, celeste e spirituale ma anche vicina agli uomini; Amore non civilizzato e spontaneo...
Questo mi ricorda questa marmellata meravigliosamente scarlatta, dolce ma anche leggermente aspra.
Buone merende dunque! :)

Vedi anche:
Rosa
Alcune varietà di Rosa
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte I)
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte II)
Sciroppo di Rose

domenica 4 novembre 2012

Achillea

L'Achillea, piantina perenne tanto comune ovunque nei nostri prati, è una delle più antiche erbe officinali utilizzate dall'uomo, tanto che recentemente ne sono state rinvenute tracce fra i denti di alcuni scheletri di Neandhertal; e visto che il sapore di quest'erba è molto amaro, sembra sia da escludere il fatto che venisse consumata per il sapore, e che invece i nostri antichissimi antenati la ingerisso per fini medicinali.
Parliamo dunque di una pianta che da decine di millenni ha incrociato la sua via con la nostra, e che per tutto questo tempo ha aiutato l'uomo con il suo Spirito e le sue proprietà.

Fa parte della famiglia delle Asteraceae che conta molte varietà, di cui le più conosciute e diffuse in Italia sono l'Achillea millefolium e l'Achillea moschata, ma ne esistono molte altre soprattutto nei prati di montagna delle Alpi. Per semplificare da qui in poi dicendo Achillea s'intenderà la varietà Millefolium che è quella più comune e usata.
Il nome viene dall'eroe Greco Achille (Achilleus in greco) e Plinio nell'Historia Naturalis ne spiega il motivo: "Anche Achille, il pupillo di Chirone, scoprì una pianta che guarisce le ferite - che per ciò è chiamata Achilleos - (e la usò) dicono, per risanare Telefo. [...] Da alcune persone questa pianta è chiamata Panacea di Heracle da altri Sideritis e da altre persone del nostro paese Millefolium: il gambo, dicono , è lungo un cubito, ramoso, e coperto dal basso di foglie piuttosto piccole, più piccole di quelle del finocchio [...] Tutte queste piante, si dice, sono notevolmente buone per il trattamento delle ferite." (Plinio, Historia Naturalis, XXV, 19)
Fin dal nome dunque sono messe in luce una delle principali proprietà di questa pianta, cioè quella di curare le ferite, nozione che si è mantenuta fino ai giorni nostri come dimostrano i nomi popolari: Meifoggiu, Stagnasangue (Liguria), Fenugina, Erba S. Genar, Erba tajera (Piemonte), Erba del tai, Erba trementina (Lombardia), Stranudella, Erba da tagi (Veneto), Erba vturena, Melfoi, Zent-foj (Emilia), Sangiunella, Erba formica (Toscana), Mazzetti (Lazio), Erba spirizilata, Rosone (Abruzzo), Erba dei tagli (Campania), Millefoglie (Puglia), Erva e cuntra veleno (Calabria), Millefogli, Qumidda (Sicilia), Erba de feridas (Sardegna).
Nelle principali lingue europee invece l'Achillea è chiamata Achillée, Millefeuille, Herbe aux charpentiers (Francese), Milefoil, Yarrow, Bloodwort, Sanguinary, Soldier's woundwoert (Inglese), Schafgarbe o Tausendblatt (Tedesco), Milenrama, Milhojas (Spagnolo).

Descrizione: Pianta erbacea perenne con rizzoma lignificato dal quale si sviluppano gli stoloni sotterranei e i fusti eretti, duri e pelosi; questi ultimi sono di due tipi: quelli invernali con internodi corti e molte foglie e quelli primaverili, con internodi allungati e che portano le infiorescenze, alti fino a 50-60 cm, ramificati nella parte superiore. Le foglie alterne hanno forma lanceolata e sono bi o tri pennatosette di colore verde intenso e supericie pelosa. I fiori sono riuniti in capoli raggruppati in mazzetti, e possono avere sfumature dal bianco al rosa intenso. Il frutto è un achenio ovale e liscio di pochi millimetri.

Habitat: originaria dell'Europa è molto diffusa si può trovare in tutta Italia dal mare alla montagna in prati, pascoli, luoghi incolti ed alcune specie arrivano fin oltre i 4000 metri. Vive bene su terreni petrosi, acidi, anche piuttosto aridi.

Coltivazione: erba piuttosto rustica si adatta bene e non ha particolari problemi, qundi è di facile coltivazione. Può essere seminata oppure piantata per talea, in terreni leggeri, con una buona percentuale di sabbia e molto ben drenati inquanto non tollera i ristagni d'acqua. Ama il sole quindi dev'essere ben esposta. E' piuttosto prolifica quindi non sorprendetevi di vederne crescere molte piantine dopo aver seminato la pianta madre; inoltre essendo una perenne è soggetta a riposo vegetativo invernale, ma nonappena la Primavera inizierà a farsi vedere rispunterà. Esistono varietà da giardino con fiori giallo intenso o rosa. Può essere utile piantarla in nelle aiuole sinergiche inquanto respinge alcuni insetti nocivi.

La droga è costituita dalle sommità fiorite che si raccolgono durante la fioritura fra maggio e settembre, scegliendo solo quelle integre, non aggredite da insetti o muffe, facendo attenzione a non raccogliere tutti i fiori di una sola pianta ma distribuendo la raccolta su più esemplari. I giorni migliori sono quelli di luna crescente  o piena, in un giorno dello Scorpione o del Fiore (Gemelli, Bilancia, Acquario). Si seccano in mazzi appesi o in strati sottili su un essiccatoio, all'ombra e in luogo areato e si conservano in barattoli ben chiusi al riparo dalla luce e dall'umidità.
Ricordiamoci sempre di lasciare qualche piccola offerta alla Natura quando raccogliamo qualcosa, poiché questi doni non ci sono dovuti, ma ci vengono elargiti gratuitamente con amore; restituire alla Natura una piccola parte di quello che ogni giorno prendiamo è davvero il minimo. E' un atto da compiere con gratitudine e affetto verso la fonte di ogni nutrimento e bellezza.
Inoltre la raccolta va fatta con un minimo buon senso: non spogliate un intero prato!

Utilizzi
Prima di utilizzare qualsiasi erba verificate di non essere allergici.Non intendo sostituirmi ad un medico o ad un erborista non avendone le minime competenze, quindi prendete ciò che segue per quello che è, ovvero una ricerca svolta su vari testi, sperimentata solo in parte. E comunque, visto che ad ogni cosa le singole persone reagiscono in maniera diversa, non c'è garanzia alcuna sull'efficacia.
ATTENZIONE: un uso eccessivo può provocare fotosensibilizzazione, e per lo stesso motivo sarebbe meglio evitare di esporsi al sole dopo aver utilizzato l'olio essenziale. Non utilizzare su bimbi sotto ai 3 anni. Può avere interazioni con farmaci anticoagulanti. In soggetti sensibili alle Asteracee (Compositae) potrebbe dare allergie.
Proprietà: vulnerarie, emostatiche, antinfiammatorie, leggermente antisettiche, aperitive, digestive, emmenagoghe, astringenti, antispasmodiche, febbrifughe, toniche del sistema circolatorio.

Erba fresca: foglie e fiori schiacciati e applicati sulle piccole ferite (quando si è già formata la crosta) ne facilitano la guarigione e la ciccatrizzazione, inoltre si possono fare applicazioni locali per combattere le vene varicose e guarire le emorroido e le ragadi. ATTENZIONE: Dopo l'uso la parte interessata non dev'essere esposta al sole, visto che il succo può rendere la pelle più sensibile ai raggi solari.

Infuso: si utilizzano 5 grammi di Achillea essiccata ogni 100 ml d'acqua. L'erba si mette in infusione nell'acqua già bollente e si lascia sul fuoco per qualche minuto, poi si spegnere, si copre e dopo poco va filtraro e bevuto. Visto che il sapore è piuttosto amaro, di volta in volta si possono unire altre erbe con proprietà simili ma dal gusto più piacevole.
L'infuso va bevuto prima dei pasti per stimolare l'appetito, e dopo per migliorare la digestione ed evitare la formazione di gas. Aiuta anche a calmare il mal di stomaco.
Inoltre l'Achillea allevia i dolori dovuti al ciclo mestruale e ne favorisce la regolarità o la ricomparsa grazie alla capacità di migliorare la circolazione (quindi anche quella uterina) e al contempo di rilassare la muscolatura. In questo caso è utile berne almeno una tazza al giorno nella settimana precedente il mestruo e nei giorni di sanguinamento, magari insieme ad altre piante adatte all'uso come Calendula e Camomilla.
Può essere utile anche all'insorgere di stati influenzali e febbri con disturbi come raffreddore e mal di gola, insieme ad altre erbe indicate come Sambuco e Menta.
L'Achillea è in grado di rilassare la muscolatura inquanto contiene azulene, lo stesso principio della Camomilla che è anche quello che rende gli oli essenziali di entrambe le piante azzurri. Per tanto si potrebbe utilizzare l'infuso d'Achillea al posto della Camomilla in caso di bisogno, per favorire il sonno e il rilassamento sia fisico che mentale, oppure visto che come già detto ha un sapore piuttosto amaro, un misto con Melissa, Tiglio o Menta.
E' valido anche per lavare le piccole ferite (quando si è già formata la crosta) favorendone la ciccatrizzazione o per detergere la pelle arrossata. Unendo l'infuso all'argilla o ad altri ingredienti per maschere autoprodotte si potranno calmare infiammazioni ed arrossamenti del viso e combattere le couperose.
Una o due manciate di fiori secchi aggiunte all'acqua del bagno in un sacchettino di cotone, oppure uno o due litri di infuso versati nella vasca, contribuiscono a decongestionante e rilassare, ma anche a far ritrovare forza dopo una giornata faticosa.
Utile in lavaggi intimi contro le infiammazioni e per calmare il dolore dovuto a ragadi ed emorroidi e favorirne la guarigione: si applicano sulla parte interessata compresse imbevute d'infuso per almeno un quarto d'ora, oppure il succo estratto dalla pianta contusa.
Per tutte queste preparazioni non mettere mai la pianta in infusione in pentole di ferro e preparare l'infuso sul momento, in modo da consevare integre tutte le proprietà dell'Achillea.

Oleolito: si mettono le sommità fiorite fatte seccare in un barattolo con dell'olio d'oliva, di semi, di riso o altri. Si lascia macerare almeno un mese, poi si filtra con della garza spremendo bene i fiorellini, e di nuovo con un filtro da caffé per rimuovere tutte le impurità. Si conserva in bottigliette di vetro scure debitamente ettichettate o in barattoli di vetro al riparo dalla luce.
Si può aggiungere a creme autoprodotte ed è un buon ingrediente per la creazione di unguenti ciccatrizzanti, disarrossanti, lenitivi, dopo sole, per pelli screpolate o bruciate dal sole e insieme all'oleolito di Calendula e/o Camomilla, Lavanda, Iperico è perfetto per quasi tutte le problematiche della pelle. E' inoltre adatto in caso di vene varicose e emorroidi magari unito al Cipresso.

Vino medicato: si mette una manciata di fiori di Achillea in un litro di vino bianco secco, a macerare per tre settimane, agitando di tanto in tanto. Se ne prende un bicchierino dopo i pasti per aiutare la digestione o prima per stimolare l'appetito.

Tintura: si può trovare al 25% o al 50%, e questa sembra essere la forma più adatta per beneficiare dell'olio essenziale e altri componenti liposolubili. Si può usare diluta al posto dell'infuso in caso di febbre. Aggiunta a creme e gel per le gambe aiuta a migliorare la circolazione.

Olio essenziale: la composizione chimica varia molto a seconda del luogo  e del clima, può essere di colore azzurro o tendente al verde. Se ne può aggiungere una goccia ad un pentolino d'acqua calda e fare un bagno di vapore per pulire in profondità il viso e combattere le impurità e l'acne (come sempre avendo cura di coprire il capo con un ascigamano e di tenere gli occhi chiusi). Poche gocce aggiunte all'acqua della vasca, così come l'infuso, rendono il bagno rilassante e disinfiammante e favoriscono l'apporto di nuova carica nei momenti faticosi.
Qualche goccia unita ad un olio base (es. olio di mandorla) e massaggiato dolcemente sul basso vetre aiuta a combattere i dolori mestruali. Una goccia diluita in mezzo litro d'acqua può servire per lavaggi intimi contro le infiammazioni. Poche gocce unite all'argilla e applicate su ferite, ulcere, vene varicose ne favoriscono la guarigione. Mischiando alcune gocce d'essenza d'Achillea all'oleolito d'Iperico se ne potenziano le proprietà ciccatrizzanti e può essere usato per mitigare le bruciature dovute all'eccessiva esposizione al sole (dopo aver usato sia l'oleolito d'Iperico, sia l'olio essenziale d'Achillea non esporsi al sole inquanto entrambi rendono la pelle fotosensibile).
Diffuso nell'aria tramite lampada per aromi nelle stanze di persone febbricitanti aiuta la guarigione. In aromaterapia è usata per equilibrare gli opposti, e per far fronte ai periodi di cambiamento, combatte insicurezza e confusione.

Ricette culinarie
Se piace il sapore amarognolo alcune foglie possono essere aggiunte ad insalate e frittate, inoltre in Svezia si aggiunge l'Achillea alla birra per aromatizzarla; ma quest'erba rientra soprattutto nella preparazione di liquori digestivi.

Liquore all'Achillea: si mettono 40 g di sommità fiorite di Achillea, 40 g di bucce di Arancio amaro, 10 g di Zenzero, 10 g di China a macerare in 500 g di alcool a 95° per 10 giorni, agitando di tanto in tanto. Trascorso questo tempo si filtra e si unisce lo sciroppo lasciato raffreddare, preparato con 400 g di zucchero di canna e 600 g d'acqua. Si mescola bene e si mette in una bottiglia di vetro a chiusura ermetica. Ottimo come digestivo. (Ricetta tratta da Meravigliose erbe - Bellezza Salute)

Vino all'Achillea: mettere una manciata di fiori di Achillea a macerare in un litro di vino bianco secco, con un cucchiaino di miele e 2 chiodi di Garofano per 2 - 3 settimane, trascorse le quali si uniscono all'infusione vinosa 250 g di zucchero di canna e 300 ml di alcool a 95°. Si lascia riposare per due settimane, dopo di che si filtra ed imbottiglia. Se ne può bere un bicchierino per aumentare l'appetito o per facilitare la digestione. (Ricetta tratta da Cucinare con i fiori)



Fonti
Cento erbe delle salute, M. L. Colombo, G. Appendino, R. Luciano, C. Gatti, Ed. Araba Fenice, 2011
Cucinare con i fiori, L. Marenghi, Priuli&Verlucca, 2011
Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Enrica Campanini, Tecniche nuove, 2004
Guida alle erbe, spezie e aromi, T. Stobart, Mondadori
Le erbe nostre amiche vol.3, Daniele Manta e Diego Semolli, 1976
Meravigliose erbe - Bellezza Salute, Aldo Decò e Carla Volontè, Editoriale del drago, 1981
Orto e giardino biologico, Marie-Luise Kreuter, Giunti, 2011
Profumi celestiali, S. Fischer-Rizzi, Tecniche nuove, 1995
Il libro delle erbe, P. Lieutaghi, Rizzoli, 1981
Scorpire, riconoscere, usare le erbe, U. Boni e G. Patri, Fabbri Editori, 1979
Actaplantarum.org - Achillea millefolium
Arcadia - Oleolito di Achillea
Erbeofficinali.org - Achillea millefoglie
Il Bosco Segreto  dell'Isola Incantata delle Figlie della Luna
Infoerbe.it - Achillea
New scentist "Neanderthal tarta reveals evidence of medicine"  articolo originale apparso su Naturwissenschaften.

Fotografie mie scattate a Maclino (BS) e a Quarzina (CN).

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Vedi anche:
Alcune varietà di Achillea 
Illustrazioni botaniche di Achillea
Storia dell'Achillea
Mitologia dell'Achillea 
Unguento vulnerario di Achillea e Melissa.

Aggiornato l'ultima volta il 21 Maggio 2015.

Il Mito II: Mito come Modello

Spesso nelle grandi e piccole scelte, nei cambiamenti di rotta e nei momenti difficili noi donne ci sentiamo perse, pensiamo, scaviamo nella nostra memoria per vedere se per caso ci sono tracce, indicazioni di qualcuna che si sia trovata nella nostra stessa situazione. Ma spesso non le troviamo. Sembra che in questo mondo moderno ci siano pochi o nessun modello di comportamento da seguire per le donne che fogliono essere indipendenti, forti, naturali e pianamente e luminosamente femmilini. Ma forse per tutte noi che proviamo a camminare in questa direzione nel Mito c'è una traccia, una serie di orme da seguire, qualcuno in cui riconoscerci che ci indica la via sorridendo. E non importa se per Mito si intende la storia di una Divinità, di un'eroina o semplicemente della bisnonna di cui si tramandano le stravaganze. Come già visto il Mito è prima di tutto Racconto, e nei Racconti arrivatici dalla saggezza antica ci sono tutte le indicazioni che ci servono, basta saperle sentire e leggere con la nostra parte più ricettiva alle indicazioni profonde.
E questo l'ha dimostrato in maniera chiarissima e meravigliosa, fra gli altri, Clarissa Pinkola Estés con i suoi libri, le sue storie e le sue interpretazioni. Ma non è una cosa che possano fare solo psicologi e studiosi, anzi, basta prendere dimestichezza con i Racconti e i loro simboli, ed allora tutto sembrerà chiaro. E se vi sembrerà di aver perso la vostra gioia di vivere, la vostra Anima profonda, Psiche vi indicherà come ritrovarla; se vi sentirete sperse in un labirinto di vuoto, Arianna vi tenderà il suo magico filo;  se vi troverete ad essere sottomesse quando invece vorreste correre libere, Atalanta vi precederà nella corsa.
Anche se sembra che i modelli non ci siano, soprattutto per quanto riguarda le nostre Vie spirituali ed interiori, in realtà abbiamo Maestre e Conduttrici che ci sorridono in ogni raccolta di favole, miti, racconti del folklore e aneddoti di Grandi Donne che non si sono piegate.

Per approfondire si possono consultare i libri:
Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés
I Racconti della Vecchina del Bosco di Barbare Fiore

Vedi anche: Il Mito I: Mito come Modello

sabato 3 novembre 2012

Frammenti della Gorgone


Come la Sheela sul muro che invita ad entrare nella sua vulva dischiusa, nell'interno del suo ventre misterioso, in cui avviene la magia ed essa torna fanciulla di primavera, come Ragnell che da megera ripugnante si fa donna avvenente come fiori di Maggio, così anche la Gorgone sulla cima dei templi, sui vasi sacri, avverte che qualcosa di misterioso e potente è racchiuso all'interno, e che per entrare bisogna entrare in lei, nei suoi domini, ed affrontare il suo pauroso volto, il suo ignoto ventre, il suo buio interno, tanto buio e profondo e deserto che ogni cosa si eclissa, e non resta altro all'infuori di te stesso e della percezione di essere. Si è nel suo antro. Ed il suo sguardo è lì a guardarti, ed anche se non lo si vede, lo si sente addosso. Per vederlo serve lo Specchio, poiché essa riposa dietro di noi, appena dietro le nostre spalle, è nelle cose dimenticate che non vogliamo vedere, ricordare, superare o abbandonare. Ci terrorizza per questo, e così ci pietrifica, togliendoci la capacità di agire ci rende inabili a perseguire ciò che desideriamo nella vita. E lo Specchio vuol dire che non la possiamo guardare direttamente, ma dobbiamo guardare il riflesso di noi con lei, di quella nostra ombra inquietante dalle curve angiuformi. E così non annientati da essa, in grado di guardarla senza perderci in essa, sapremo cosa deve morire, e tutto questo morirà, ucciso da spada lucente. Ed i serpenti del suo capo rappresentano questo, che come loro cambiano pelle, così anche noi possiamo recuperare ciò che ci sembrave perduto, possiamo superare le mancanze e plasmare in nuove forme ciò che di negativo abbiamo trovato. E quando dopo molta fatica riusciremo in fine a vincere Medusa, dal suo sangue velenoso sorgerà il cavallo simile al vento, l'alato Pegaso.


Immagine 1: Gorgone dal Tempio di Atena a Siracusa, fine VII secolo
Immagine 2: Perseo afiancato da Atena uccide la Gorgone che ha sotto braccio Pegaso, dal Tempio C di Selinunte, VI secolo

sabato 13 ottobre 2012

Pan dei morti

Nelle sere di Ottobre, quando inizia a fare freddo, e s'accende il fuoco anche solo per sentire odore di legna bruciata ed un dolce tepore; quando il raccolto è ormai finito ed i frutti sono stati messi al sicuro per i mesi freddi; quando le anime dei morti s'aggirano fra i vivi un'ultima volta prima di abbandonare questo mondo, allora, si prepara il Pan dei morti.
Si tratta di un dolce diffuso principalmente fra Lombardia, Liguria e Toscana, ma la consuetudine di preparate dolcetti o pani per offrirli e condividerli con i morti è diffusa in tutta Italia ed ha radici remote. Certo, nei tempi antichi si offrivano castagne, fichi secchi, nocciole, mandorle od altra frutta di stagione, e non i dolci come li conosciamo noi, ma il significato è lo stesso, anche perché per preparare il Pan dei morti si usano proprio alcuni ingredienti tipici del mese di Ottobre. E questo forse, anche perché l'offerta era diretta non solo agli antenati, ma anche alla Prima Antenata, la Madre di tutti, ovvero la Terra che con i suoi doni abbondanti aveva permesso agli gli uomini di sopravvivere per un altro anno. Così, alla fine del ciclo vegetativo le si restituiva una parte di ciò che Essa aveva prodotto. E d'altra parte nelle più varie culture i morti erano legati alla Terra o perché loro dimora, o perché con la loro influenza potevano agevolare i lavori agricoli. Dunque mantenere un buon rapporto con essi e con il suolo che dava nutrimento ai vivi, trattando entrambi con rispetto ed amore era una necessità, da qui l'usanza atavica di lasciare dei piccoli doni, fossero cibo, acqua od un lumino ad indicare la via. E quale giorno poteva essere più adatto di quello che ancora oggi chiamiamo Giorno dei Morti?
Questi dolci però non erano propri solo di un giorno, ma di tutto il periodo, e si scambiavano anche fra famiglie, si offrivano ai bambini, si regalavano ai poveri, si mettevano in un piatto sul tavolo al posto di colui che era morto da poco.

Le tradizioni antiche hanno sempre un fondo di saggezza e di verità, oltre che un fascino particolare, danno la sensazione di essere a Casa, quindi vi propongo la ricetta del Pan dei morti, di questi dolci bruni come la Terra ed altrettanto ricchi, perché anche voi possiate sperimentare questa avvolgente sensazione.
In realtà esistono centinaia di varianti di questo dolce ed ognuna ha il suo particolare sapore, ecco una di quelle che ho sperimentato io; non ce n'è una giusta, io stessa non l'ho mai fatta due volte uguale, utilizzo quello che c'è o che m'ispira, fatelo anche voi.
Sono molti ingredienti ma pochi fondamentali e comunque tutti di facile reperibilità:

200 g di biscotti a piacere
40 g di fecola di patate
60 g di farina di grano biologica
q. b. zucchero
50 g di cacao amaro in polvere
60 g di nocciole
60 g di mandorle
40 g di pinoli
50 g di uvetta
50 g di frutta candita (o fichi secchi, io apprezzo molto lo zenzero)
2 uova
1 bustina di lievito per dolci
q. b. di cannella, noce moscata, chiodi di garofano, anice stellato pestati
q. b. di zucchero a velo (facoltativo)

Riguardo agli ingredienti
I biscotti possono essere tutti di un tipo o un misto, potete tranquillamente usare gli avanzi che avete in casa, o le briciole che rimangono in fondo alle buste, od anche un misto di biscotti ed amaretti. Sperimentate e vedete cosa vi piace di più e ricordate che questi sono dolci piuttosto rustici.
La farina può essere anche integrale (sempre biologica), od un misto, ad esempio grano e farro od altri.
Lo zucchero può essere più o meno anche a seconda della dolcezza dei biscotti che usate. Io personalmente non apprezzo le cose troppo dolci, quindi tre cucchiai rasi di zucchero di canna per me sono più che sufficenti. Si può anche sostituire con del miele.
La frutta secca può essere di un unico tipo, dipende solo dal gusto individuale. Si può comprare già sgusciata od addirittura già triturata, oppure passarla nel mixer; trovo però che pestarla nel mortaio dia un risultato migliore perché rimangono pezzi di grana diversa, e poi quest'azione ha un certo potere di allontanare i pensieri, un "non so chè" di ipnotico.
La frutta candita a molti non piace quindi si può sostituire con i fichi secchi; io trovo che ci stia molto bene anche lo zenzero candito.
Le spezie possono essere messe tutte ed anche altre, oppure solo una o due, devono però essere un sapore forte e presente nel dolce (e poi vedrete che profumo delizioso si spanderà per la cucina). Si possono usare sia quelle in polvere che quelle intere pestate finemente nel mortaio che conservano meglio tutti gli aromi ed il sapore. Trovo che un pizzico di cardamomo si sposi bene con gli altri sapori.
Il lievito può essere sostituito da 125 g di burro che dà morbidezza al biscotto e fa in modo che non si secchi troppo.

Preparazione
Innanzi tutto prendetevi tempo per fare questo dolce, e siate presenti in ciò che fate: è un'Offerta (ai morti, alla Natura, ai bimbi, agli amici, ai parenti, alla vostra famiglia, ai vostri compagni o a chiunque altro), quindi siate consapevoli del perché lo state facendo, e mentre impastate affondate le mani fra i vari ingredienti, sentitene la diversa consistenza, la ricchezza che vi passa fra le dita, e ricordate che ogni singolo ingrediente viene dall'Antica Madre. L'energia che dalle vostre mani scorre nei dolci, è un ingrediente imprescindibile se volete fare del vero Pan dei morti.
Mettete l'uvetta a bagno in acqua calda per almeno un quarto d'ora.
Pestate i biscotti  o in un mortaio oppure metteteli nel mixer, ricordando però che la consistenza cambia molto, visto che il mixer crea delle briciole molto più fini ed uniformi.
Unite la fecola, la farina, lo zucchero, il cacao, il lievito setacciato, le spezie finemente pestate nel mortaio e mescolate bene in modo che tutti gli ingredienti si amalgamino uniformemente.
Aggiungete le nocciole e le mandorle pestate (o passate nel mixer), i pinoli interi, la frutta candita o i fichi secchi tagliati a piccoli tocchetti, l'uvetta strizzata e mescolate di nuovo.
In fine aggiungete le uova e impastate. Ci vorrà un po' prima che l'impasto diventi uniforme, se dovesse rimanere troppo duro aggiungete un po' di latte o vino bianco.
Formate delle palline del diametro di circa 3 - 4 centimetri e schiacciatele con le mani in modo da avere degli ovali di pasta spessi circa un centimetro.
Disponete i dolci su carta da forno in una teglia e fate cuocere in forno già caldo a 180° per almeno 20 minuti. Potete scegliere voi la consistenza che preferite, io trovo che siano più buoni duri sui bordi e morbidi all'interno.
Quando sono pronti potete cospargerli con zucchero a velo.

Mangiateli vicino al camino mentre fuori piove, od avvolti in una calda coperta di lana per difendersi dal primo freddo, oppure insieme ad una tazza di thé caldo o vin brulé, o accompagnandoli ad un infuso di menta e/o melissa; leggendo le favole, raccontando storie, ascoltando musica, voci o vento.
Offriteli al bosco, agli alberi, se ne avete, che vi hanno donato frutti durante l'estate, alla Terra, ai morti antichi ed ai cari che vi hanno lasciati da poco, ai bimbi, agli sconosciuti, ai vicini brontoloni, ai vecchi soli. Insomma a tutti.
E la notte di Halloween, di Samhain, lasciateli fuori dalla porta per le anime erranti che in particolare in quella notte vagano nel nostro mondo, ed essi vi ringrazieranno benedicendovi.

martedì 28 agosto 2012

Il Mito I: Mito come Racconto

Mito deriva dal greco mythos "racconto, narrazione, parola". E già questo contribuisce a trasportarci lontano. Ricordate, quando bambini, ancora liberi da limitanti razionalismi, stavate seduti o rannicchiati ad ascoltare un Racconto, incantati dalle parole che trasformavano il vostro mondo e la vostra percezione. Eravate lì eppure anche nel luogo della storia, eravate voi eppure anche il protagonista. In antico il mito era così, non era scritto ma veniva bensì evocato dalle vive voci di madri, nonne, cantori, rapsodi, aedi, saggi, cori o gente comune. E appunto dal suo essere Racconto scaturisce la sua prima Magia, quella di trasportarci altrove, di renderci se non protagonisti quanto meno coinvolti nella narrazione. Il mito dunque ha molto a che vedere con le Favole e tutti gli altri raccolti, brevi o lunghi che nel tempo sono stati colti, inventati, cantati, parlati, modificati e ritrovati.
Dunque se vi state avvicinando ad un mito perché vi attrae e sentite che può portarvi un messaggio importante, provate a raccontarlo a qualcuno. Lo so che sembra che a nessuno interessino cose del genere, ma vi assicuro per esperienza che a molti piace di tanto in tanto stare ad ascoltare qualcosa di diverso da ciò che dicono tv, radio, giornali ecc. Magari il vostro pubblico farà commenti banali, magari invece una frase, una parola buttata lì superficialmente vi farà capire qualcosa, e qualcosa di ciò che non vi era chiaro inizierà ad apparire ai vostri occhi.
Ma d'altra parte, se il mito è appunto un Racconto, o meglio, un insieme di Racconti, che spesso funzionano per noi come Tracce, indizi da seguire per arrivare da qualche parte, non possiamo esimerci dal ringraziare tutti coloro che hanno raccontato queste storie, che così anche se non più orali e vitali, ma bensì scritte, sono arrivate fino a noi. Pensate alla catena lunghissima di voci ed esseri umani che hanno narrato ciò che voi ora state narrando...ed è anche per questo che bisogna prima di tutto Raccontare i miti, per entrare in risonanza con tutte le voci che prima di noi ne hanno parlato, e con la prima, talmente antica da perdersi nella notte dei tempi e nella stessa Natura.
Se l'essenza del mito è quella della Voce, quella orale e viva, che cambia ogni volta, che sempre viene riportata in vita dai suoni, sarebbe contraddittorio fare solo uno studio scritto.
Anche i più antichi e celebri scrittori di miti del mondo greco, Omero ed Esiodo, raccontavano le cose che le Muse avevano loro rivelato, non scrivendole ma passando il loro sapere con viva voce ai due mortali. Dunque la radice del mito è in Loro, le Muse. E voi narrando, se ve ne sarete resi degni, potreste scoprire che le vostre parole vengono da loro, le nove sorelle.

giovedì 21 giugno 2012

Canto del Solstizio d'Estate

E fra Iperico e Lavanda,
fra Menta e Melissa,
fra Camomilla e Ruta,
fra Verbena e Artemisia
fra Timo e Calendule,
ed il Fiore d'oro di Felce;
fra Lucciole e Fuochi,
fra Fiaccole e Torce,
fra Stelle e Luna,
fra Driadi e Sileni
fra Fauni e Panischi
ed il Signore d'oro del Sole;
fra le Rose, venite Sorelle!
Mischiamo le anime nella danza,
così come s'uniscono le mani nel circolo!
Non c'è invidia fra noi che portiamo corone!
Così come la volpe non invidia la cerbiatta
nè la gatta si sente da meno davanti al cigno.

Lasciamo la mente
che è inadatta ai Folli Misteri.
Lasciamo la pudicizia
che è inadatta alle Sacre Orge.
Lasciamo le vesti
che sono inadatte alle Danze sfrenate.

Guardate, un Uomo emerge dal folto,
con che occhi Egli ci guarda!
Rispetto e dolce Desiderio
che rende onore alla nostra bellezza,
o fanciulle, chiaro si mostra nei suoi sguardi;
Egli non teme d'incrociare i nostri,
certo è un Figlio d'Amore!
E dunque, prendiamogli le mani,
conduciamolo nel Cerchio,
e di fiorite ghiarlande cingiamogli le tempie.
E' un degno Compagno,
s'unisca al girotondo!
Come Ninfe che rapiscono gl'uomini,
come Fate che rapiscono i mortali,
come Elfe che rapiscono i giovani,
così sorelle portiamolo fra noi.
Come Ninfe che giocano coi Satirei,
come Fate che giocano coi Folletti,
come Elfe che giocano cogl'Elfi,
così sorelle giochiamo con lui.

Splendida visione le fanciulle
che ridenti volteggiano fra le sue braccia.
Una stringe al petto
l'altra bacia sulle labbra
ad un'altra cinge i fianchi nella danza.

Sorelle del mio cuore,
Egli è come il mare
e con uguale dolcezza
accarezza tutte le spiagge.
Egli è come il cucculo,
e con uguale gioia
canta su ogni ramo.
Egli è come il sole,
e con uguale calore
abbraccia ogni fiore.
Sorelle della mia vita,
cogliamo dunque i suoi Canti d'Amore
le sue carezze di Languore
i suoi abbracci di Luce,
certo, voi che siete belle
come spiagge, alberi e fiori,
non sarete rifiutate!
Offriamogli allora il nettare dei nostri sorrisi,
noi, così belle da sedurlo
con un giro solo della nostra danza.
Noi, così belle da incantarlo
con uno solo dei nostri sguardi.
Noi, così belle da ammaliarlo
con uno solo dei nostri canti.

 Chi potrebbe mai, Antea, disdegnare le tue braccia?
Chi ignorare la luce del tuo volto di Dalia?
Chi rinunciare alla curva dei tuoi fianchi, Viola?
Chi, Tea, non apprezzare la cascata dei tuoi capelli?
Chi non vedere la flessuosità del corpo di Margherita?
Chi, Flora, non cogliere l'agilità delle tue gambe?
Chi non lodare la rotondità del tuo seno, Fiordaliso?

Sorelle, Figlie, Madri, Amanti, Amiche,
vedete, non c'è onta nel condividere
ciò che è Buono e da Gioia.
Non c'è vergogna nel condividere Amore,
poiché Egli non si può possedere.


Testo in parte ispiriato dalle liriche di Saffo, Gitagovinda di Jayadeva,  il mito del rapimento di Ila da parte delle Ninfe, La storia della bambina che andò nel mondo delle fate di Guendalina Storkly, Entità fatate della Padania di Alberta Dalbosco e Carla Brughi.

I Misteri di Eros

I baci suggellano il rito deli Amanti,
ed Eros li inventò
per chiudere le labbra dei Seguaci
sui suoi Misteri.

"Un bacio per salutare la mia Sposa
un bacio per sugellare i Sacri Misteri
un bacio per chiamarla ancora ad essi
un bacio è l'inizio, un bacio è la fine.
Il tramonto e l'alba,
baci del Cielo,
sono gli estremi del rito d'Amore.
Il resto solo gli Amanti lo conoscono
e non lo rivelano,
se non con carezze, abbracci
spinte ed abbandono alle sue ali."

"M'incanta l'Amico mio,
con le parole che vengono da Eros
con i gesti che gli sussurra Himeros,
con l'ardore che porta Pothos.
Peitho mi persuade a tutto
solo guardandomi dai suoi occhi.
Aglaia, Eufrosine, Talia e tutte le Cariti
lo nutrirono con dolce miele.
Edonè mi invade
quando Lui forte mi stringe.
E' Afrodite lo porta a me,
d'infra una danza di Ore
eppure è anche fanciulla,
colui che spingono fra le mie braccia."

Silenzio!
Di più i mortali non possono dire.
Il resto Eros e Notte lo proteggono.
Il resto i posseduti d'Amore lo conoscono.

L'italiano Mistero viene dal greco muo "chiudere, serrare le labbra" e per i Greci indicava tutte quelle pratiche e riti celebrati in onore di alcune Divinità, e forse per avvicinarsi ad Esse, di cui gli Iniziati non dovevano parlare. Ed è appunto per questo che se ne sa ben poco, e che anche gli autori antichi mantengono un certo riserbo sull'argomento.
In Grecia, così come in molte altre società del passato, l'Amore era un Dio, ed il ricercarlo ed abbandonarsi ad esso era considerata una delle Vie che portavano a conoscere il Divino. Gli Dei principali che presiedevano a tale Via, e che ispiravano l'Amore in mortali, immortali, animali e nella Natura tutta, erano Afrodite ed Eros. Afrodite era la dolcissima Signora di Bellezza e Voluttà, protettrice degli innamorati, delle prostitute, dei naviganti e degli sposi. Era nata dal mare in cui erano stati gettati i genitali di Urano, recisi dal figlio Crono. Non appena essa era emersa dalle onde, secondo quando dice Esiodo nella Teogonia, Eros "Amore" e Himeros "Desiderio" erano accorsi volando presso di Lei, e da allora l'accompagnano sempre.
Eros secondo la versione più diffusa era però creduto il figlio di Afrodite ed Ares, così come, secondo alcuni autori, anche Harmonia "Concordia" ed Anteros "Amore vicendevole".
Quando Afrodite tocco terra per la prima volta, presso l'isola di Cipro, subito accorsero le Ore ad ornarla; esse erano inizialmente le Dee che presiedevano all'ordine naturale ed alle stagioni, e solo in seguito furono associate alle ore temporali. Esse erano: Dike "Giustizia", Eirene "Pace" e Eunomia "Buona legge".
Esistono tracce anche di un Afrodito ad esempio a Cipro, rappresentato come androgino che univa dolcemente le caratteristiche femminili a quelle maschili, e Pausania riferisce che costui altri non era che Ermafrodito, il figlio di Ermes e Afrodite, come il nome stesso rivela, per sempre unito ad una ninfa delle acque e quindi portatore di entrambe le nature.
Ma ancora Esiodo dice che dal principio fu il Caos, e da esso emersero Gea, la Terra, il Tartaro, e quindi Eros "il più bello tra gli dei immortali, che scioglie le memebra"(1).
Nei frammenti orfici si legge invece che all'inizio c'era la Notte, la quale fecondata dal Vento depose un uovo, e da questo uscì Eros, detto anche Phanes "brillante", e fu lui a mettere in moto tutte le cose.
Eros era però spesso rappresentato insieme agli altri Eroti "Amori" ovvero Himeros "Desiderio" e Pothos "Brama", e tutti e tre erano splendidi giovani alati, a volte alrmati di arco e frecce, altre recanti torce accese, ed altre ancora tralci fioriti.
Apuleio nel suo romanzo La metamorfosi (chiamato anche L'asino d'oro) riporta la favola di Amore e Psiche "Anima" che si conclude con il loro connubio e con la nascita della loro immortale figlia, Voluptas "Piacere", chiamata dai greci Edoné. A Voluptas era dedicato un tempio a Roma, che condivideva con Angerona colei che, come rivela il suo nome, allontana le angustie, ovvero ciò che soffoca e appesantisce. Era rappresentata con un dito sulle labbra, ad indicare silenzio, poiché secondo alcuni autori era creduta la custode del nome segreto di Roma (che fonti tarde dicono essere Amor "Amore" ma anche Roma letto al contrario).
Al corteggio d'Afrodite appartenevano poi le Cariti da charis "grazia, piacevolezza, dolcezza, gioia, splendore" che le fonti letterarie dicono in prevalenza essere tre: Aglaia "Splendore", Eufrosine "Gioia", Talia "Fiorente". Alcuni autori minori e le rappresentazioni vascolari citano però anche altre Cariti: Eudaimonia "Felicità", Paidia "Gioco", Antheia "Fiorita", Kalleis "Bella", Pannychis colei che proteggeva le feste notturne in onore degli Dei.
Alcune volte delle Cariti fa parte anche Peitho "Persuasione", ma più spesso è semplicemente una dei daimones che seguono Afrodite (benché sia anche citata come sua figlia).
Platone nel Fedro, per bocca di Socrate, dice che esistono vari tipi di follia divina, la Mania, e che la più nobile di queste è quella che viene da Eros, e che coglie gli Innamorati (letteralmente in + Amore).

(1) Esiodo, Teogonia, 120.

Fonti:
All'origine delle parole, Mario Negri
Fedro, Platone
Iliade, Omero
Inni omerici
Inni orfici
Metamorfosi, Apuleio
Metamorfosi, Ovidio
Periegesi - L'Attica, Pausania
Simposio, Platone
Teogonia, Esiodo

Per approfondire:
I miti greci, Robert Graves
Gli dei e gli eroi della Grecia, Károly Kerényi
Il ragazzo dagli occhi di velluto, Dana Leberel
Theoi
Eros e Psiche
Afrodite
Ευχαριστω τω καγαθω ανδρι

mercoledì 20 giugno 2012

L'unicorno

E' forse peccato desiderarti?
Trovo più dolce il Desiderio ed il suo raggiungimento che la negazione di ciò che sono.
Forse, a volte, da qualche parte in me, voglio possederti, averti, tenerti e non lasciarti più andare. Ma a che pro? Anche il cacciatore desidera catturare il più imprendibile degli animali. Si accuatta, lo attende, gli tende trappole.
Ma la gioia della cattura, quanto può durare? E dopo, non rimpiange forse egli i giorni in cui s'aggirava per la foresta con uno scopo e un desiderio? Non palpitava forse il suo cuore quando lo scorgeva tra le fronde? Non sorrideva nell'organizzare i suoi agguati? Non c'era gusto nell'attesa? Non amava quell'attimo di ignoto, quando la lancia è scagliata e s'aspetta di vedere se va a segno?
L'Unicorno, dicevano, era l'animale più difficile da catturare: non valevano frecce o lance, i cani non trovavano la sua pista, le trappole non lo trattenevano, le reti non lo catturavano. Solo una cosa poteva farlo cadere nelle mani dei cacciatori: una fanciulla. Una giovane donna bella e pura che si fosse scoperta il seno, avrebbe fatti in modo che l'Unicorno cedesse all'incanto della sua bellezza e dimenticasse la diffidenza; si sarebbe avvicinato, ed in fine avrebbe posato la candida testa in grembo alla ragazza, lasciandosi accarezzare fino ad assopirsi.
Ed allora i cacciatori sarebbero usciti dai loro nascondigli e l'avrebbero ucciso per impadronirsi del suo corno dalle molte virtù.
E così anch'io, a volte, vorrei poterti catturare con la sola rete della mia bellezza, col solo dardo dei miei occhi, con il solo laccio dei miei capelli, con la sola esca del mio seno.
Ma è giusto irretire così qualcosa di selvatico? Non è più bello aggirarsi nel bosco, nel mondo, sapendo che un Unicorno è lì da qualche parte, pronto a mostrarsi per un fugace momento, per poi correre via di nuovo, libero?


Immagine: "La Chasse à La Licorne" Jean-François Daniau

venerdì 15 giugno 2012

Canto a Notte Madre delle Streghe

 La Prima Nata
colei che porta i Canti,
la Madre di Stelle
che fu prima fra gli Dei ad unirsi in Amore,
che portò alla luce Luce, Fato e Giustizia,
che guida con la sua mano i Sogni,
che versa il dolce Sonno sugli occhi,
che quieta il dolore con la sua venuta,
che sotto il suo manto tiene la Morte,
che ha intonato la prima nennia,
che benigna cela gli Amanti,
la sacra, sacra Notte.

Fra le sue porte d'Aurora si destano
sogni di uomini e animali notturni,
nelle sue stanze infinite di cieli stellati
si dispiega ed alta vola la Magia,
tra i veli invisibili che stende al tramonto
avvengono danze di Fate e cerchi di Streghe,
e tutte insieme culla le tue Figlie amate,
e per loro decreta un dolce Fato:

"Figlie del tenero buio,
sorelle delle civette,
voi dagli occhi luminosi
voi che v'intrecciate in danze come rami,
per voi scelgo in dono Libertà.
Se di giorno vi si vuole tacite e sottomesse,
se di giorno vi si vuole belle e intraprendenti,
se di giorno vi si vuole astute e fredde,
fra le mie braccia potete essere ciò che siete,
fra le mie braccia potete essere Vere,
fra le mie braccia potete Essere.
E correre, e ballare, ed amare selvaggiamente.
E ululare come lupe e nuotare come rane.
E volare come gufi e saltare come capre.
E cacciare come gatte e avvolgervi come serpi.

Al lume di luna, alle fiamme del fuoco,
al chiaro di lucciole, alla luce degli sguardi,
gettate maschere e costumi,
venite! Correte!
Lasciate la casa sopita, Regina Notte v'attende!

Lasciate il letto del Marito,
ben più dolce talamo è il muschio,
ben più dolce è l'abbraccio di Notte!
Lasciate il tetto del Padre,
ben più dolce rifugio è il bosco,
ben più dolce è la casa di Notte!
Lasciate la folla che vi giudica,
ben più dolce compagna è la volpe,
ben più dolce è la presenza di Notte!
Lasciate la falsa amicizia,
ben più dolce compagnia sono le Sorelle,
ben più dolce è l'armonia di Notte!

Di tutti i misteri che accadono nel mio grembo
io nessuno ne rivelo, e da prima del primo giorno,
sotto le mie tenebre sta la sorgente degli Incantesimi.

E dopo corse su monti e danze,
quando le Fate han cantato i canti,
e la Luna è andata avanti,
portate Libertà e segreti nel cuore
poiché quando Sole sparge il suo rossore
nulla rimane sull'erba della Malia,
se non un cerchio più verde mentre Notte va via."

martedì 5 giugno 2012

Canto a Danu

Danu  la Terra e l'Acqua,
Danu  l'Isola dei Boschi
Danu l'Isola Nobile
Danu l'Isola del Destino
Danu l'Isola delle Nebbie,

i tuoi seni amene colline, coronate da pietre,
che portano Alimento ai mortali.
Il tuo ventre un verde tumolo, dimora di Re,
in cui giace in attesa una Pietra di Destino.
La tua carne verde muschio, foglie verdi
e verdi distese d'erba ubertosa.
Il tuo sangue, dono di Vita, lo portano al mare le tue figlie:
Shannon, Liffey e Boyne,
e furono i tuoi passi a creare le scogliere.

E quando canti, il Cielo si china ad ascoltare
e versa fresca pioggia sui tuoi pascoli.
E quando ridi, il Cielo ride con te
e versa un arco di colori sulle tue spiagge.
E quando sogni, il Cielo ti culla
e versa spirali di bruma sulle tue pianure.

Sul tuo corpo ancora si aggira il tuo Popolo,
ammantato di veli di nebbia;
sul tuo corpo ancora danza selvaggi girotondi
al ritmo del tuo respiro affannato.
Sul tuo corpo ancora poggiano forti di Fate,
e tumuli d'Eroi pronti al ritorno;
sul tuo corpo ancora vegliano su letti d'antichi Amanti,
e su dimore di Dei;
Sul tuo corpo ancora  si frangono le Onde,
crestate di candida spuma;
sul tuo corpo ancora giungono le acque,
che hanno baciato la Terra di Giovinezza.

Danu, che sei anche Anu l'Abbondante,
e Black Annis e Sant'Anna,
che versi il dolce nettare di Nutrimento e Abbondanza
su coloro che percorrono le tue Vie;
Danu, che sei anche Ériu la Verde,
e Fódla e Banba
che versi il dolce nettare di Bellezza e Stupore
su coloro che percorrono le tue Vie;
Danu, che sei anche Brígit il Fuoco,
e Brígit e Brígit,
che versi il dolce nettare di Musica e Poesia
su coloro che percorrono le tue Vie;
Danu, che sei anche Mórrígan la Furente,
e Badhb e Némain,
che versi il dolce nettare di Forsa e Resistenza
su coloro che percorrono le tue Vie;
Tu sei la Grande Madre di Splendore,
Tu sei la Vita,
Tu sei l'Alta,
Tu sei la Grande Regina.

Dana che sei Madre della Verde Terra,
canto i tuoi laghi e i tuoi monti,
i tuoi fiumi e le tue valli,
le tue isole e le tue coste,
i tuoi Dei e i tuoi Spriti.

Alcune foto, scattate a Galway, Inis Mor e nelle Wicklow Mountains.



Danu è uno dei vari nomi che la Madre Terra assume in Irlanda, probabilmente equivalente a Dana, Anu e Ana (poi con l'arrivo del cristianesimo trasfigurata in S. Anna, la madre di Maria). Il suo popolo, i Tuatha de Danaan, erano gli antichi Dei che abitarono l'Irlanda prima dei moderni Irlandesi, e quando questi arrivarono, i Tuatha de Danaan dopo qualche resistenza lasciarono l'Isola a loro, i figli di Miled, ma continuano a vagare sui prati, ammantati di nebbia in modo che gli uomini non possano scorgerli. Sono i Fratelli maggiore di Fate, Folletti, Banshee e di tutte le altre entità del Piccolo Popolo, chiamato anche Daoine Sidhe. Essi abitano sotto le molte colline dell'Isola Verde, e le loro dimore s'innalzano laddove un giorno s'ergevano antichi forti, castelli, megaliti e dove il Biancospino fiorisce.
Essa è la Madre e la sostenza della Terra d'Irlanda, e questa era una credenza così radicata che ancora oggi nella contea di Kerry, non lontano da Killarney, due colline gemelle vengono chiamate "i seni di Anu".
In antico l'Irlanda era divisa in 5 province: l'Ulster, il Connaught, il Leinster, il Munster ed una provincia centrale, il Meath, dove risiedeva il Gran Re d'Irlanda, nella città di Tara. Qui sembra fosse conservato uno dei magici tesori che i Tuatha de Danaan avevano portato da quattro magiche città: la Lia Fail, ovvero la Pietra del Destino. Se un Re legittimo si fosse seduto su di essa, questa avrebbe lanciato un forte urlo, riconoscendolo adatto a regnare sulla Terra.
Ma il Buon Popolo figlio di Danu, sembra abitasse anche alcune magiche isole, poste simbolicamente nel mare ad Ovest dell'Irlanda, dove solo pochi potevano giungere, e sempre gli alberi erano carichi di frutti e di fiori, gli abitanti nel pieno della giovinezza, la stagioni gentili e le stelle brillanti. Queste Isole oltremondane avevano vari nomi: Tir-na-nOg, Terra della Giovinezza, è il più comune, ma anche Terra delle Donne, Terra della Promessa ecc.
Altre Dee rappresentanti della Terra erano Ériu, Fódla e Banb, tre Regine alle quali i figli di Miled, al loro arrivo, avevano promesso di dare il loro nome all'Isola, e così è stato.
Ma forse la Dea più conosciuta del paganesimo irlandese fu Brígit "l'alta, l'elevata" che a volte è una sola, ma spesso ha due sorelle e con esse presiede al Fuoco dell'Ispirazione, al Fuoco dei Fabbri (figure molto importanti nella mitologia celtica), ed al Fuoco di Guarigione.
V'era poi la Dea guerriera Mórrígan, colei che accompagnata dai corvi volava sui campi di battaglia. Essa formava una triade con Badhb e Némain (a volte chiamata invece Macha), ed il suo nome significa probabilmente "Grande Regina".
Ecco, brevi cenni per far capire qualcosa della poesia, ma se volete approfondire vi segnalo alcune pagine, canzoni e libri adatti:
I nomi di Ériu
Danann
Anu
Brigid
Morrigan
L'antico Cristianesimo Celtico: S. Brigida di Kildare e la Sacra Fiamma
Dana, La Grande Dea Madre dei Celti
 Bifrost - Mitologia celtica 

In un giorno di pioggia - Modena City Ramblers
Amanti d'Irlanda - Modena City Ramblers
Il cielo d'Irlanda - Fiorella Mannoia

I miti celtici di T. W. Rolleston
Saghe e racconti dell'Antica Irlanda e Saghe e leggende celtiche (primo volume) di M.L. Magini e G. Agrati
Le meravigliose leggende celtiche di Ella Young
Fate di B. Froud e A. Lee
Dizionario di mitologia celtica di M. J. Green


venerdì 1 giugno 2012

Canto del Femminile e del Maschile

Lei:
Quando m'unisco a te nelle Sacre Nozze,
quando m'unisco a te nel Dolce Matrimonio,
quando m'unisco a te nel solo vincolo che posso accettare,
quando m'unisco a te nel celebrare Amore,

in me vivono tutte le Terre rigogliose e assetate,
in me vivono tutte le corolle in attesa dell'ape,
in me vivono tutte le gemme che s'aprono al tuo tocco,
in me vivono tutte le cerve, le giovenche e le puledre.

Lui:
Quando m'unisco a te nelle Sacre Nozze,
quando m'unisco a te nel Dolce Matrimonio,
quando m'unisco a te nel solo vincolo che posso accettare,
quando m'unisco a te nel celebrare Amore,

in me vivono tutti i Cieli limpidi e piovosi,
in me vivono tutti gli insetti in cerca di dolce polline,
in me vivono tutti i virgulti che crescono al tuo tocco,
in me vivono tutti i cervi, i tori e gli stalloni.

Lei:
In me tutte le Acque tendono a te,
in me tutte le farfalle tendono al tuo nettare,
in me tutte le spighe tendono ai tuoi venti,
in me tutte le foglie tendono alla tua Luce.

Lui:
In me tutti i Fuochi tendono a te,
in me tutti i fiori tendono alla tua venuta,
in me tutti i vigneti tendono alle tue piogge,
in me tutti i rami tendono alla tua Luce.

Lei:
Quanto tu ti abbandoni con me al Dio che seduce,
tutto ciò che è, che è stato, e che sarà Femmina
invoca il tuo esserci ed il tuo restare,
invoca il tuo ardore ed il tuo calore,
invoca il tuo abbraccio ed il tuo stringere,
invoca il tuo amplesso ed il tuo desiderio.

Lui:
Quando tu ti abbandoni con me al Dio che seduce,
tutto ciò che è, che è stato, e che sarà Maschio
invoca la tua vicinanza e la tua presenza,
invoca la tua tenerezza e la tua freschezza,
invoca la tua presa la tua carezza,
invoca la tua resa e la tua brama.

Lei:
Nei tuoi passi sicuri l'incedere di ogni toro,
nei tuoi arti tutti gli alberi che hanno germogliato,
nei tuoi capelli tutto il grano che ha nutrito gli Uomini,
nei tuoi occhi tutti i raggi di Sole che hanno baciato il Mare.



Lui:
Nei tuoi passi aggrazziati l'incedere di ogni felino,
nei tuoi arti tutte le valli che i fiumi hanno scavato,
nei tuoi capelli tutte le erbe profumate non coltivate,
nei tuoi occhi tutti i raggi di Luna che hanno baciato il Bosco.

 Lei:
Nelle tue labbra tutta l'Ebbrezza del vino,
nelle tue risate tutti i canti degli uccelli,
nelle tue parole tutte le sfumature dell'Arcobaleno,
nelle tue favole tutte le meraviglie di tutti i Mondi.

Lui:
Nelle tue labbra tutti i sorrisi delle Donne,
nelle tue risate tutti i canti dei ruscelli,
nelle tue parole tutte le sfumature delle rose,
nelle tue favole tutta la bellezza di questo Mondo.

Lei:
Nel tuo cuore tutti i tamburi che mai hanno suonato,
nel tuo petto tutta la liscia perfezione di ogni pianura,
nel tuo ventre tutti i Fuochi che hanno illuminato la Notte,
nel tuo Fallo tutti i lampi che il Cielo  ha seminato.

Lui:
Nel tuo cuore tutti i flauti che mai hanno suonato,
nel tuo seno tutti i frutti che la Terra ha nutrito,
nel tuo ventre tutte le Grotte che ha modellato l'Acqua,
nella tua Vulva tutte le conchiglie che il Mare ha cullato.

Lei:
Nel tuo guardare l'attrazione del Sole,
nella tua schiena l'arco del Cielo,
nelle tue braccia i solchi delle nuvole,
nelle tue dita i soffi del vento,
nelle tue natiche le curve dei tramonti.

Lui:
Nel tuo guardare la forza di ciascuna marea,
nella tua schiena l'arco delle Montagne,
nelle tue braccia le radici degli alberi,
nelle tue dita i cristalli di sotto la Terra,
nelle tue natiche le curve delle colline.

Lei:
O tu che sei tutta la Forza e la Luce,
unisciti a me!
Con tutto il desiderio che ogni cosa Femminile
ha avuto per tutto quello che è Maschile,
così io ti bramo!

Lui:
O tu che sei tutta la Bellezza e la Luce,
unisciti a me!
Con tutta la brama che ogni cosa Maschile
ha avuto per quello che è Femminile,
così io ti desidero!

Lei:
Nell'unione con te, ecco, io trovo Me Stessa,
non opposta a te, Dolce Amore, ma di eguale Sostanza.

Lui:
Nell'unione con te, ecco, io trovo Me Stesso,
non opposto a te, Dolce Amore, ma di eguale Essenza.

Insieme:
Tu sei in Me ed io sono in Te,
Tu sei Me ed io sono Te.