giovedì 21 giugno 2012

I Misteri di Eros

I baci suggellano il rito deli Amanti,
ed Eros li inventò
per chiudere le labbra dei Seguaci
sui suoi Misteri.

"Un bacio per salutare la mia Sposa
un bacio per sugellare i Sacri Misteri
un bacio per chiamarla ancora ad essi
un bacio è l'inizio, un bacio è la fine.
Il tramonto e l'alba,
baci del Cielo,
sono gli estremi del rito d'Amore.
Il resto solo gli Amanti lo conoscono
e non lo rivelano,
se non con carezze, abbracci
spinte ed abbandono alle sue ali."

"M'incanta l'Amico mio,
con le parole che vengono da Eros
con i gesti che gli sussurra Himeros,
con l'ardore che porta Pothos.
Peitho mi persuade a tutto
solo guardandomi dai suoi occhi.
Aglaia, Eufrosine, Talia e tutte le Cariti
lo nutrirono con dolce miele.
Edonè mi invade
quando Lui forte mi stringe.
E' Afrodite lo porta a me,
d'infra una danza di Ore
eppure è anche fanciulla,
colui che spingono fra le mie braccia."

Silenzio!
Di più i mortali non possono dire.
Il resto Eros e Notte lo proteggono.
Il resto i posseduti d'Amore lo conoscono.

L'italiano Mistero viene dal greco muo "chiudere, serrare le labbra" e per i Greci indicava tutte quelle pratiche e riti celebrati in onore di alcune Divinità, e forse per avvicinarsi ad Esse, di cui gli Iniziati non dovevano parlare. Ed è appunto per questo che se ne sa ben poco, e che anche gli autori antichi mantengono un certo riserbo sull'argomento.
In Grecia, così come in molte altre società del passato, l'Amore era un Dio, ed il ricercarlo ed abbandonarsi ad esso era considerata una delle Vie che portavano a conoscere il Divino. Gli Dei principali che presiedevano a tale Via, e che ispiravano l'Amore in mortali, immortali, animali e nella Natura tutta, erano Afrodite ed Eros. Afrodite era la dolcissima Signora di Bellezza e Voluttà, protettrice degli innamorati, delle prostitute, dei naviganti e degli sposi. Era nata dal mare in cui erano stati gettati i genitali di Urano, recisi dal figlio Crono. Non appena essa era emersa dalle onde, secondo quando dice Esiodo nella Teogonia, Eros "Amore" e Himeros "Desiderio" erano accorsi volando presso di Lei, e da allora l'accompagnano sempre.
Eros secondo la versione più diffusa era però creduto il figlio di Afrodite ed Ares, così come, secondo alcuni autori, anche Harmonia "Concordia" ed Anteros "Amore vicendevole".
Quando Afrodite tocco terra per la prima volta, presso l'isola di Cipro, subito accorsero le Ore ad ornarla; esse erano inizialmente le Dee che presiedevano all'ordine naturale ed alle stagioni, e solo in seguito furono associate alle ore temporali. Esse erano: Dike "Giustizia", Eirene "Pace" e Eunomia "Buona legge".
Esistono tracce anche di un Afrodito ad esempio a Cipro, rappresentato come androgino che univa dolcemente le caratteristiche femminili a quelle maschili, e Pausania riferisce che costui altri non era che Ermafrodito, il figlio di Ermes e Afrodite, come il nome stesso rivela, per sempre unito ad una ninfa delle acque e quindi portatore di entrambe le nature.
Ma ancora Esiodo dice che dal principio fu il Caos, e da esso emersero Gea, la Terra, il Tartaro, e quindi Eros "il più bello tra gli dei immortali, che scioglie le memebra"(1).
Nei frammenti orfici si legge invece che all'inizio c'era la Notte, la quale fecondata dal Vento depose un uovo, e da questo uscì Eros, detto anche Phanes "brillante", e fu lui a mettere in moto tutte le cose.
Eros era però spesso rappresentato insieme agli altri Eroti "Amori" ovvero Himeros "Desiderio" e Pothos "Brama", e tutti e tre erano splendidi giovani alati, a volte alrmati di arco e frecce, altre recanti torce accese, ed altre ancora tralci fioriti.
Apuleio nel suo romanzo La metamorfosi (chiamato anche L'asino d'oro) riporta la favola di Amore e Psiche "Anima" che si conclude con il loro connubio e con la nascita della loro immortale figlia, Voluptas "Piacere", chiamata dai greci Edoné. A Voluptas era dedicato un tempio a Roma, che condivideva con Angerona colei che, come rivela il suo nome, allontana le angustie, ovvero ciò che soffoca e appesantisce. Era rappresentata con un dito sulle labbra, ad indicare silenzio, poiché secondo alcuni autori era creduta la custode del nome segreto di Roma (che fonti tarde dicono essere Amor "Amore" ma anche Roma letto al contrario).
Al corteggio d'Afrodite appartenevano poi le Cariti da charis "grazia, piacevolezza, dolcezza, gioia, splendore" che le fonti letterarie dicono in prevalenza essere tre: Aglaia "Splendore", Eufrosine "Gioia", Talia "Fiorente". Alcuni autori minori e le rappresentazioni vascolari citano però anche altre Cariti: Eudaimonia "Felicità", Paidia "Gioco", Antheia "Fiorita", Kalleis "Bella", Pannychis colei che proteggeva le feste notturne in onore degli Dei.
Alcune volte delle Cariti fa parte anche Peitho "Persuasione", ma più spesso è semplicemente una dei daimones che seguono Afrodite (benché sia anche citata come sua figlia).
Platone nel Fedro, per bocca di Socrate, dice che esistono vari tipi di follia divina, la Mania, e che la più nobile di queste è quella che viene da Eros, e che coglie gli Innamorati (letteralmente in + Amore).

(1) Esiodo, Teogonia, 120.

Fonti:
All'origine delle parole, Mario Negri
Fedro, Platone
Iliade, Omero
Inni omerici
Inni orfici
Metamorfosi, Apuleio
Metamorfosi, Ovidio
Periegesi - L'Attica, Pausania
Simposio, Platone
Teogonia, Esiodo

Per approfondire:
I miti greci, Robert Graves
Gli dei e gli eroi della Grecia, Károly Kerényi
Il ragazzo dagli occhi di velluto, Dana Leberel
Theoi
Eros e Psiche
Afrodite
Ευχαριστω τω καγαθω ανδρι

1 commento:

  1. E' un racconto magico... come solo tu sai creare, cantando in pochi versi mille e più meraviglie ^.^
    Danina

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