mercoledì 27 marzo 2013

Beren e Luthien


"Lunghe eran le foglie e l'erba era fresca,
E le cicute ondeggiavano fiorite e belle.
Una luce brillava nella foresta,
Era tra le tenebre un luccicar di stelle.
Tinúviel ballava nella radura,
Di un flauto nascosto alla musica pura;
Una luce di stelle le inondava i capelli
E la splendida veste, oh Tinúviel!

Lì giunse Beren dal monte imponente
E tra le fronde e gli alberi vagabondò disperso,
E dove il fiume elfico scorre turbolento
Camminò solitario ed in pensieri immerso.
Guardando tra le verdi foglie delle foreste,
Vide con meraviglia dalie dorate
Ricoprir il manto e la lunga veste
E la capigliatura bionda come cascate.

Per incanto i piedi guariti e riposati,
Che condannati erano ad errare lontano,
Ripresero il cammino, senza paura né rimpianto,
E tra i raggi di luna ei giocava con la mano.
Tinúviel tra i boschi elfici
Fuggiva con piedi alati
Lasciandolo senza amici
Nelle foreste e sui prati.

Beren sentì un suono puro, sublime e celeste,
Come di passi e danze pari a petali leggeri;
E musica vibrava sotto le foreste,
Cullando il suo cuore triste ed i suoi pensieri.
Giunse l'inverno e cupi gli alberi e le piante,
Sospiravano tristi, per il tormento
Cadevan le foglie con la luna calante,
La campagna era fredda e gelido tirava il vento.

 La cercò sempre, lei ch'era bella,
Tra i rami e le foglie e le fronde delle piante,
Al lume della luna, al raggio della stella,
Sotto un cielo pallido, ghiacciato e tremante.
La sua veste fulgeva al bagliore lunare
Mentre in lontananza sul colle danzava
Ed ai suoi piedi agili si vedeva brillare
Una nebbia d'argento ch'ella emanava.

Passato l'inverno ella tornò a ballare
E col suo canto giunse la primavera,
Come una felice allodola o una rondine leggera,
Ed un fiume che scorre dolce verso il mare;
E quando ai suoi piedi spunteranno i fiori,
Ei non desiderò altro che starle accanto,
Poterla accompagnare nel ballo e nel canto
Sull'erba fresca dai mille colori.

Inseguita, di nuovo ella fuggì via.
Tinúviel! Tinúviel!
Il suo nome elfico era poesia,
Ed ella si fermò un attimo ad ascoltare
Come incantata la voce di Beren
Che svelto la raggiunse e come per magia
La vide fra le sue braccia splendere e brillare
Fanciulla elfica ed immortale.

Ma dal destino amaro furono separati,
E vagarono a lungo per monti e pendici
Tra cancelli di ferro e castelli spietati
E boschi cupi e tetri e luoghi abbandonati,
Mentre fra loro erano i Mari Nemici.
Ma un giorno luminoso si ritrovaron felici,
Ed assieme partiron, amati e infine uniti,
Attraverso boschi e campagne fiorite."

La canzone di Beren e Luthien in Il Signore degli Anelli di J. R. R. Toklien.

 "Si narra, nel Lai di Leithian, che Beren entrò in Doriath incespicando, reso grigio e curvo come da molto anni di  dolore, tali e tanti erano stati i tormenti della via. Ma aggirandosi d'estate tra i boschi di Neldoreth, si imbattè in Lùthien, figlia di Thingol e Melian, ed era di sera, nel momento in cui la luna saliva nel cielo, e Luthien danzava sull'erba sempre verde nelle radure lungo le rive dell'Esgalduin. Ed ecco il ricordo di tutte le sofferenze abbandonò Beren, ed egli cadde preda a un incantesimo, poiché Luthien era la più bella di tutti i figli di Iluvatar. Azzurro era il suo abito come il cielo senza nubi, ma grigi i suoi occhi come la sera stellata; il suo mantello era contesto di fiori dorati, ma i capelli erano scuri come le ombre del crepuscolo. Simili alla luce che resta sulle foglie degli alberi, alla voce di acque chiare, alle stelle che stanno sopra le brume del mondo, tali erano il suo splendore e la sua grazia; e il suo volto era luminoso.
Ma Luthien scomparve alla vista di Beren, il quale divenne sordo come chi sia preda d'incantesimo, e a lungo s'aggirò per i boschi, selvaggio e vigile come una belva, cercandola. In cuor suo la chiamava Tinuviel, che significa Usignolo, come viene chiamata nella lingua degli Elfi Grigi questa figlia del crepuscolo, perché non sapeva quale altro nome darle. E la scorgeva lontana come foglia ai venti d'autunno e, d'inverno, una stella sopra il colle, ma una catena gli gravava le membra.
Vi fu un momento, poco prima dell'alba, la vigilia di primavera, che Luthien danzava sopra un verde colle; e d'un tratto prese a cantare. Acuto tanto da trapassare il cuore era il suo canto, simile a quello dell'allodola che si leva dalle porte della notte, e riversa la propria voce tra le stelle morenti, lei che scorge il sole dietro le mura del mondo; e il canto di Luthien sciolse i vincoli dell'inverno, e le acque gelate parlarono e i fiori balzarono su dalla fredda terra là dove si erano posati i suoi piedi.
Allora Beren fu liberato dall'incatesimo del silenzio, ed egli la chiamò, invocando Tinuviel; e i boschi echeggiarono del nome. Luthien si arrestò meravigliata e più non fuggì, e Beren venne a lei. Ma, non asppena gli posò gli occhi addosso, cadde preda della sorte e si innamorò di lui; tuttavia gli sgusciò di tra le braccia e svanì alla sua vista mentre il giorno spuntava. Allora Beren gicque a terra in delirio, come uno che d'un tratto sia ucciso da felicità e dolore; e sprofondò in un sonno quale un abisso d'ombra, e al risveglio era freddo come pietra, e il suo cuore vuoto e disperato. E vagando con la mente, brancolava come chi sia colpito da improvvisa cecità e con le mani cerchi di afferrare una cosa fuggiasca...
Al di là di ogni speranza di Beren, tornò a lui mentre egli sedeva nel buio, e molto tempo fa, nel Regno Celato, pose la sua mano fra le sue. In seguito, sovente venne a lui, ed essi vagabondavano insieme in segreto per i boschi dalla primavera all'estate; e nessun'altro dei figli di Iluvatar aveva conosciuto gioia così grande, benché ratto scorresse il tempo."

"Poi, solo e sulla soglia del periglio finale, compose il Canto della Dipartita, in lode di Luthien e delle luci del cielo, persuaso com'era di dovere ormai dire addio sia all'amore che alla luce. Ed ecco alcune parole di quel canto:

Addio, mia terra, addio nordico cielo
benedetto poiché in esso la stella
spuntò, e poi lieve corse
sotto la Luna, e sotto il Sole sorse,
di Luthien l'Usignola,
bella che adirlo non basta parola.
Rovini pure il mondo tutto quanto
e sia dissolto in ogni membro, e infranto
ricada nell'abisso atemporale:
la sua struttura solo per questo vale -
sera, mattino, cielo, terra, mare -,
che Luthien lo ha potuto contemplare."


"Riportarono Beren Camlost figlio di Barahir su una lettiga fatta di rami...ai piedi di Hìrilorn, la grande betulla, Luthien li incontrò che andavano piano, alcuni di loro reggendo torce. Allora lei abbraciò Beren e lo baciò, pregandolo di attenderla al di là del Mare Occidentale; e prima che lo spirito lo abbandonasse, Beren guardò negli occhi di lei. Ma la luce delle stelle si era spenta, il buio era piombato anche su Luthien Tinuviel. Così ebbe termine la Cerca del Silmaril; ma il Lai di Leithian, Riscatto del Servaggio, qui non finisce.
Lo spirito di Beren infatti, per preghiera di lei indugiò nelle aule di Mandos, riluttante ad abbandonare il mondo, finché Luthien giunse a dare l'ultimo addio alle tetre sponde del Mare Estremo, donde gli Uomini che muoiono partono per mai più tornare. Ma lo spirito di Luthien piombò nel buio, e alla fine fuggì, e il corpo di lei giacque simile a un fiore che sia d'un tratto svelto e per un po' rimanga, incorrotto, sull'erba.
...Luthien però giunse alle aule di Mandos, dove stanno i luoghi riservati agli Eldalie, al dilà delle dimore dell'Ovest, ai confini del mondo. Ivi coloro che attendono se ne stanno nell'ombra dei loro pensieri. Ma la bellezza di Luthien era più che la loro bellezza, e il suo dolore più profondo del loro; e Luthien si inginocchiò davanti a Mandos e cantò per lui.
Il canto di Luthien al cospetto di Mandos fu il più bello che mai sia stanto contgesto in parole, il canto più triste che mai il mondo udrà. Immutato, imperituro, ancora lo si canta in Valinor, inaudibile al mondo, e ad ascoltarlo i Valar si rattristano. Ché Luthien intrecciò due temi di parole, quello del dolore degli eldar e quello della pena degli Uomini, le Due Stirpi che sono state fatte da Iluvatar per dimorare in Arda, il Regno della Terra tra le innumerevoli stelle. E mentre gli stava inginocchiata davanti, le lacrime cadevano sui piedi di Mandos come pioiggia sulle pietre e Mandos fu mosso a pietà, come mai era satato prima né mai è stato in seguito.
Ragion per cui convocò Beren e, proprio come Luthien aveva detto al momento della morte di lui, essi tornarono a incontrarsi al di là del mare Occidentale. Mandos però non aveva il potere di trattenere gli spiriti degli Uomini che morivano entro i confini del mondo, dopo il tempo della loro attesa; né poteva mutare i destini dei Figli di Iluvatar...
E queste sono le scelte che egli offrì a Luthien. A cagione delle sue fatiche e del suo dolore, sarebbe stata liberata da Mandos, per andare a Valimar e quivi dimorare sino alla fine del mondo tra i Valar, dimenticando tutte le pene che aveva sopportato in vita. Lì però Beren non poteva recarsi, non essendo permesso ai Valar di esimerlo dalla Morte, la quale è il dono fatto da Iluvatar agli Uomini. L'altra scelta invece era questa: che essa potesse tornare nella Terra di Mezzo portando con sé Beren, per abitarvi ancora, ma senza alcune certezza né di vita né di gioia. E sarebbe divenuta mortale, e soggetta a un secondo decesso, esattamente come lui; e allora avrebbe lasciato il mondo per sempre, e della sua bellezza sarebbe rimasta soltanto memoria nei canti.
Fu questa la sorte che Luthien scelse, voltando le spalle al Reame Beato e rinunciando a tutte le pretese di parentela con coloro che vi dimoravano; perché in tal modo, quale che fosse il dolore che potesse attenderli, i destini di Beren e di Luthien sarebbero stati uniti e i loro sentieri li avrebbero condotti assieme di là dai confini del mondo."

Il Silmarillion di J. R. R. Tiolkien.


Immagine 1: "Beren and Luthien" di Meneldil Elda
Immagine 2: "Luthien Tinuviel di Matthew Stewart
Immagine 3: "The parting  - The Lay of Leithian" di Anke Eissmann
Immagine 4: "Luthien Tinuviel" di Alan Lee
immagine 5: "Of Beren and Luthien" di Ullakko

3 commenti:

  1. Ho i lacrimoni agli occhi. Non sai quanto mi emozioni questa storia...e tutte le storie tolkieniane. Tanti bacetti mia dolce elfa.

    RispondiElimina
  2. Stella dolce, piango anch'io tutte le volte che la leggo...questa e quella di Aragorn e Arwen! Ed anche quella di Earendill...Toklien aveva una maestria nel raccontare rara, e sapeva rievocare le atmosfere dei racconti mitologici celtici, nordici, greci...e poi i nomi...quei nomi pwerfetti e musicalissimo! Glieli invidio un po'!

    RispondiElimina
  3. Non potevo aspettarmi altro, da te, se non questa meraviglia... Adoro la storia di Beren e Luthien (ok, come quasi tutte le storie d'amore un pò mitiche/poetiche/fiabesche :D), è tanto simile a quella tra Aragorn e Arwen. Sigh... fa battere il cuoricino e salire l'umido agli occhi.
    Grande Tolkien. Sempre grandissimo.

    Ti abbraccio forte, stellina :) spero di vederti anche quest'anno a Masserano!! Senza pioggia, possibilmente!!! :D

    RispondiElimina