giovedì 14 marzo 2013

"Ma la mia vigna, la mia, non la guardai."


"I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
ma la mia vigna, la mia, non la guardai."

In questi giorni di primavera, in cui tornano a sbocciare i fiori e a volare le farfalle, torna a farsi sentire anche la mia dolce Musa d'Amore, quella sensazione di languore e amore infondo al ventre. Uno dei testi che per primi mi hanno ispirato e segnato sulla Via di Amore è stato il Cantico dei Cantici, che si potrebbe chiamare anche "Il più bel cantico", un componimento davvero profondo e ispirato che parla il linguaggio di Amore, di Eros, e che miracolosamente è stato conservato nei libri sacri di ebrei e cristiani nonostante l'incredibile misoginina, maschilismo, sessuofobia e tendenza alla dominanza che ha cartterizzato molti degli esponenti di questi movimenti fideistici nel corso dei millenni.
Ma io ho una mia interpretazione del Cantico, che non vede Dio come lo Sposo e il popolo eletto come la Sposa; lo prendo per ciò che appare, ovvero un canto d'Amore mistico che inebria profondamente, così come le carezze dell'amata che sono "migliori del vino".
Ed il Cantico è davvero una fonte inesauribile di significati ed ispirazioni sovrapposti e sempre nuvoi; così negli ultimi giorni mi è balzata chiara agli occhi la bellezza di questi tre versi in particolare, in cui la Sposa, l'Amata, parla di sé stessa. Non smetterei mai di citare gli altri versi in cui con un linguaggio delicato e sensualissimo essa descrive il suo aspetto e quello dell'Amato con paragoni e metafore tratte dal mondo naturale; eppure questa volta mi limiterò solo ai versi citati.
Un niente direte voi, eppure ai miei occhi contengono una delle più pure testimonianze di indipendenza e stato di Verginità di una donna. Mi spiago: indipendenza perché NONOSTANTE l'ordine patriarcale e maschilista, nonostante i divieti della morale e della tradizione, nonostante gli ordini ricevuti dai fratelli, l'Amata si concede, dona il suo amore senza vergogna, senza pudore, senza false ritrosie, e lo dice chiaramente, lo canta in questo cantico. 
"Ma la mia vigna, la mia, non la guardai.": colui che è entrato nella sua vigna, che ha varcato il suo orto chiuso ed è sceso nel suo sacro giardino a gustarne le delizie non la fatto CONTRO di lei, contro il suo volere, ma con il suo completo e selvaggio assenso. E questo non è scontato; non credo di dover ricordare a qualsiasi donna che legga le volte in cui è stata prevaricata sessualmente. Al di là di vere e proprie forme di violenza sessuale, immagino che sia capitato quasi a chiunque di acconsentire di mala voglia ad un rapporto. Ebbene la Sposa invece canta di un rapporto veramente scelto, libero, e non inposto su ogni piano possibile.
 E qui sta la Verginità: studiando l'etimologia ti questa parola si evince che lo stato di Verginità in antico riguardava donne indipendenti e piene in sé stesse, non sottomesse al giogo del matrimonio monogamo di tipo patriarcale, e dunque padrone anche della loro sessualità, libere di mettere in gioco o negare il loro erotismo, il loro corpo; libere di dare e ricevere piacere, dolcezza, Amore; libere di essere sé stesse, naturali e quindi in un certo senso divine, così come è la Natura, ed in grado di donare la gioia e la luce che da questa condizione deriva; libere di chiamare e custodire dentro loro stesse Amore.
In questo senso l'Amata del Cantico è assolutamente Vergine: decide per sé, si dona e si nega a sua discrezione al di là di ciò che uomini e donne possano dire, fare, pensare.
L'Amata è libera di amare, godere o negare, e può farlo liberamente, totamente e selvaggiamente.
E tutto questo, anche se ai giorni nostri ci crediamo liberi ed emancipati sessualmente, non è poco né scontato.
E poi, con quanta leggerezza dice chiaramente di aver lasciato entrare l'Amato nella sua vigna? Sembra quasi che rida; sicuramente non pensa "Oddio, cosa ho fatto?" come millenni di patriarcato vorrebbero che facessimo anche noi...
Dunque lasciatevi sconvolgere ed inebriare anche voi da Eros che "squote la mente come le querce sul monte" (Saffo), e sicuramente sarete liberati e arricchiti.

(Pensavate voi "Ah, magari l'ha fatta finita con il monotematismo erotico, e invece no, puntale come sempre quando arriva la primavera, rieccolo!")
Fonti:
Il Cantico dei Cantici, a cura di G. Ceronetti, Adelphi
La sacra Bibbia
Le Vergini arcaiche, L. Berarné, Ed. della Terra di Mezzo

Immagine: To live di Mahmoud Farshchian

2 commenti:

  1. che spettacolo che sei Elke..veramente.

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  2. Bellissima bellissima bellissima bellissima che sei tu :-*
    E splendido il cantico dei cantici, che sempre mi affascina e che nel mio cuore è lo stesso che rappresenta per te e che mi ricorda sempre tanto i canti di Amore di Inanna.
    Passeggio sulla Via dell'Amore con te selvaggia e sensuale fanciulla.

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