lunedì 31 marzo 2014

Viaggio nella Terra di Uomo

Dopo aver accompagnato il Viaggiatore nella Terra di Donna non potevo non intraprendere un nuovo viaggio simbolico, questa volta nella Terra di Uomo, che è anche il corpo dell'uomo, con tutto il suo fascino e le sue energie. Anche questa volta potete voi stessi intraprendere questo viaggio nella terra incantata, se solo avete un pizzico di sensibilità e d'Amore per Amore. Ma ecco sedete per terra, fra i fiori di questa primavera, sotto il Sole o una Luna al soffio gentile del vento, e leggete la storia di questa Viaggiatrice...

Mi trovai, in un lieto giorno di Maggio, spinta da un sacro sentimento verso questo pellegrinaggio, a vagare in una solida terra, in un ricca landa dove l'erba dorata s'alternava alla solida pietra, striata di minerali preziosi. Percorsi la piana, attraversata e alimentata da certi torrenti, e tutti confluivano  in unico punto ad ovest del centro, ed ivi sfociavano e defluivano al suono di un tamburo che forse un Dio picchiava da sotto la terra. Quel sacro luogo, da cui s'emanava un calore vivificante, m'impresse un tenero sorriso sul volto. Mi chinai su di essa per baciarla, quella terra attraversata da magiche vibrazioni, e fui protetta per sempre, come dalle ali di un benefico custode, seppi di potermi abbandonare alla vita e all'Amore, sicura di essere stata accolta ed accettata.

Proseguii poi, e la pianura si fece più ampia, un irriguo pianoro rigato da solchi leggeri ma solidi, in cui soffiava uno zefiro e la vita si dispiegava ardita e senza paura, forte davanti a qualsiasi sforzo.
Quand'ecco, mi avvicinavo alla meta del mio pellegrinare ed il paesaggio si fece più stretto: al di là di una via bordeggliata da begli arbusti si stendeva un bosco sacro i cui alberi erano ornati da sacri voti, un campo degli aromi, un fantastico giardino degli Dei non coltivato dai mortali, ed il nume che vi abitava era Amore.
M'inoltrai rapita in quel luogo benedetto da un Dio più antico del peccato e della colpa, presa dalla bellezza che mi circondava, incantandomi. E pervenni al Cerchio Sacro, all'antico Tempio in cui un verde ed amabile germoglio si ergeva, ricco di linfa, ricolmo di vita, simulacro e al contempo essenza del Desiderio. Era il centro dell'universo, era l'asse del mondo, era l'Albero della Vita.
Un Dio viverva in esso, e così tre volte mi chinai davanti al prodigio, e tre volte lo baciai con labbra stillanti miele, e con suadenti parole, come una bevanda che inebria, chiamai lo spirito del luogo, pregando con voce e cuore e corpo.
Crebbe allora la gemma, si fece maestosa e solida come l'Amore, ed il fuoco rosato che la circondava non bruciava ma era solo dolce luce come di alba, e avvampava ai sospiri del vento, o forse per una brama precedente alla creazione della materia.
Ed ecco venirmi nell'anima e nel ventre una danza, come il corteggiamento della Luna Piena, e mi mossi emanando bellezza, riversando canti di lode ed inni sacri su quella meraviglia ammaliante.
Ristetti per un attimo, inebriata, come sull'orlo di una soglia ed il mio essere si aprì, mi dischiusi interamente, feci voto di accogliere, dissi "Sì." e quel germoglio del creato entrò in me. Fù il mio essere, e fummo la medesima cosa e molte altre, e tutte le cose, ma non più divise bensì fuse insieme e partecipi della stessa essenza. Mi mossi allora sfrenata, selvaggia, ormai dimentica di ogni limite e ritrosia e pudore, come sempre uomini comuni e presunti sapienti mi avevano detto di non fare. Mi abbandonai ad un desiderio più antico della Terra come sempre mi avevano insegnato di non tentare neanche. Mi sentii colma e riempita e libera di fluire, riversando le cateratte di bellezza e gioia che sempre mi avevano ammonito di tener ben celate in seno e centellinare solo in alcune occasioni.
Ed ecco a poco a poco crescere e pulsare un piacere atavico, puro e senza nome, tanto fisico ma soprattutto spirituale. Ed in fine fui travolta da ondate incontenibili, che non conoscolo argine, come marosi sempre più alti che irrompono sulla sabbia, fui trascinata via da quell'immane fiumana, sospesa sulla sua cresta. E dall'alto di quell'onda di estasi e piacere potei vedere (ma era ancora vedere o piuttosto un conincidere di essere conoscere e intuire?) tutta la terra e i segreti legami che tengono uniti gli elementi, il perché delle vie degli astri e della formica che trascina il seme sulla zolla, il senso dei disegni sulle ali di una farfalla e del percorso delle acque sotto la superficie.
Ed in uno zampillo di stelle, in un pulsare di luce dorata, in uno spasimo di perfetta consapevolezza ebbi, fui la certezza che sono (poiché non v'era ormai più il tempo solo il presente può rendere tale stato) perfezione, l'Essere che è Uno. E ormai priva di limiti fui infine deposta, come il legno che viene posato dall'onda sulla riva, ed ebbi la Pace, la serena pienezza priva di mancanza, l'appagamento di ogni vuoto, peso, desiderio, e con dita che ancora lasciavano scie di luce, tracciai il racconto del mio magico viaggio nella landa incantata di Uomo.


I miei ringraziamenti in questo caso vanno agli Uomini (e se scrivo maiuscolo un motivo c'è) che ho incontrato sulla mia strada. Ai meravigliosi compagni, a coloro che hanno sostenuto e alimentato il mio fuoco creativo e vitale, a coloro coi quali ho condiviso anche solo un barlume di Amore, qualsiasi forma esso abbia assunto. A coloro che mi hanno onorata, ed hanno visto la Donna oltre alla persona, la Dea dietro alla donna, la Maestra insieme all'alunna. A quelli che sono compagni per le donne che ho care, che le rendono felici, le rispettano e le accompagnano nella vita. Agli splendidi portatori del luminoso spirito Maschile, ai cercatori, ai viaggiatori, ai sacerdoti di esso. A tutti coloro che ogni giorno cercano di ritrovarlo e farlo brillare e riemergere nonostante norme, credenze, consuetudini, pregiudizi, giudizi e regole che tentano di spegnerlo o arginarlo.
A tutti coloro che lo portano segretamente dentro, senza magari saperlo essi stessi, ma che permettono alla Donne di vederlo e avvicinarlo, a quelli che ne sono lo specchio e l'incarnazione.
A Dioniso e Shiva, maestri di Amore maschile e femminile che non so più lasciare, Eros, Krishna, lo Sposo del Cantico che con i loro miti, i loro inni e le loro parole di lode alla bellezza e al mistero femminile mi hanno ispirata e commossa.

lunedì 17 marzo 2014

Sentire l'energia delle piante

Quando mi metto a studiare una particolare pianta, com'è successo ad esempio per la Calendula e il Larice, inizio un processo lento di "corteggiamento" dell'essenza di quell'essere vivente. E' strano a dire, ma sento come il bisogno di scrivere e raccogliere informazioni su di lui (o lei!), di sapere tutto il possibile sul suo modo di vivere, interagire con le altre specie, riprodursi, attirare o respingere animali e altre piante, gli usi che se ne possono fare sia pratici che come pharmakon (in greco questa parola indica sia la medicina che il veleno). E questa è la via della testa.
C'è però anche un lungo periodo di osservazione, di avvicinamento, c'è un tempo per stare seduta vicino a loro e cercare di entrare in contatto con la loro energia, di aprirsi al loro segreto, di sentire quale sia la sfumatura del loro spirito.
Trovo che l'osservazione e la tacita vicinanza siano valori spesso dimenticati; nella permacultura invece, per esempio, questa attitudine viene rispettata: prima di agire e intervenire nell'ambiente se ne osservano i ritmi e i vari cicli, in modo da inserirsi armoniosamente in essi, sconvolgendoli il meno possibile.
Una cosa che mi piace molto fare in questa fase dello studio è sedermi vicino alla pianta e dopo averla guardata per un certo tempo ed essermi così avvicinata a lei, provare a sentire la sua energia. E' molto facile e c'è subito una risposta. Con gli alberi che sono più grossi è un po' meno immediato, ma con le piccole erbe basta avvicinare le mani e percepire. Credo che ognuno di noi senta l'energia in maniera un po' diversa, a me capita di sentire calore e formicolio sul palmo delle mani, e come una calda pulsazione.
Di solito avvicinando o allontanando un poco le mani percepisco come una sfera intorno alla pianta, quando premo su di essa un poco mi respinge, come se stessi comprimendo qualcosa, e così è chiaro il suo contorno. Però la cosa bellissima è che di solito mentre all'inizio qusta sfera è piccola, ben presto sembra ingrandirsi, grazie allo scambio e l'interazione di energia (penso io).
Si entra in comunicazione e in uno stato di scambio con la pianta, e le sensazioni che si provano in quel momento possono dire qualcosa della sua particolare essenza.
A volte a questo punto capisco che quel particolare tipo di energia è sia esterna a me, ma ha anche un corrispondente interno a me, come se ci fosse qualcosa nel mio paesaggio interiore che ha proprio quella sfumatura. Come se nel profondo ci fosse un giardino in cui sta ogni pianta che cresce fuori, il cui nome non è altro che un simbolo per il suo complesso particolare di azione, reazione, energia. Come fuori così dentro verrebbe da dire, modificando il famoso detto alchemico. E questo è un grande dono che ci viene elargito quanto pratichiamo quest'esercizio: la consapevolezza di essere un tuttuno, di far parte della stessa cosa, di funzionare allo stesso modo della pianta che abbiamo davanti.
Si può terminare cercando di far confluire l'energia comune sull'erba, come un dono e un grazie per essersi potute trovare, oppure indirizzarla alla terra appoggiando le mani su di essa.
Con gli alberi è più difficile, credo, perché hanno un aura, una sfera di energia, più estesa, quindi a volte ci si è già dentro ancor prima di iniziare e non si riesce a trovare il suo contorno.
Comunque come in tutte le cose la sperimentazione vi darà linee più sicure su come comportarvi.
Trovo che questo piccolo esercizio di avvicinamento sia utile non solo quando si cerca di comprendere qualcosa su una pianta in particolare, ma anche come scambio di energia, come occasione per riattivarla e smuoverla, come tentativo di ritrovare la consapevolezza della propria partecipazione al macrocosmo che ci circonda, come via per intendere che il nostro microcosmo ne è un riflesso...
Provate, e se viva poi ditemi come vi siete trovati!

Grazie a Enrico per avermi per primo fatto sperimentare questo tipo di sentire, e per avermi prestato La vita segreta delle piante di Peter Tompkins e Christopher Bird, in cui si raccontano tutta una serie di esperimenti volti a capire e scoprire il modo di interagire dei vegetali, un universo stupefacente, insospettato, al quale non siamo abituati a prestare attenzione.

Dentifricio naturale in polvere

Ingredienti
  • argilla verde
  • argilla bianca
  • bicarbonato
  • olio essenziale
  • Menta e Salvia essiccate (facoltativo)
In un barattolino dotato di coperchio mischiate una parte di argilla verde, una di argilla bianca e due di bicarbonato (es. 5 g di argilla verde, 5 g di argilla bianca, 10 di bicarbonato), versate una goccia di olio essenziale e mescolate bene. Per il mio primo tentavio avevo usato il Tea Tree a causa delle sue proprietà antibatteriche, ma almeno per me ha un sapore tremendo, quindi la volta successiva ho impiegato l'olio essenziale di Menta e mi sono trovata molto meglio. Come sempre però sta al gusto di ognuno scegliere l'essenza più adatta e se ne possono mescolare anche due o tre; io credo che prossimamente punterò sull'Eucalipto!
In aggiunta a questi ingredienti si possono unire un pizzico di erbe essiccate e finemente sminuzzate, ed ho scelto Menta e Salvia per la loro capacità di profumare e rinfrescare.
Questo dentifricio in polvere si usa versandone una piccola quantità sul palmo della mano, per poi intingervi lo spazzolino inumidito. MAI mettere lo spazzolino nel barattolo per prelevare la polvere, perché l'acqua può compromettere la conservazione. Non spaventatevi per il sapore particolare, è il bicarbonato che è "salato" ma ci si abitua in fretta.
Questo dentifricio non adrebbe usato sempre perché, a quanto ho potuto capire, l'argilla e il bicarbonato sono abrasivi e alla lunga lo smalto dei denti si può consumare, tuttavia a me è tornato utile durante le permanenze in luoghi naturali dove non volevo lasciare "scie chimice" del mio passaggio.

Aggiornamento: un'altra splendida ricetta per un dentifricio in polvere l'ho trovat in Scoprire, riconoscere usare le erbe, dal quale la adatto.
  • 70 g di polvere di radice di Iris
  • 10 g di polvere di radice di Saponaria
  • 20 g di polvere di radice di Altea
  • 2 g di olio essenziale di Menta
Si mescolano bene tutti gli ingredienti e si usa come quello sopra, prelevandone una piccola parte ed intingendovi lo spazzolino inumidito. Questo dentifricio ha il vantaggio di non essere abrasivo, quindi può essere utilizzato sempre. Non so darvi indicazioni sul sapore; inoltre le dosi riprotate sono notevoli, per una prova credo che si potrebbero ridurre le dosi ad un decimo.
Non so voi, ma io sono entusiasta di aver finalmente trovato una alternativa al dentifricio industriale e a quello con argilla e bicarbonato! Fatemi sapere se lo provate :)

Deodorante naturale

Nella nostra società iper artificializzata non c'è più spazio per gli odori forti e naturali; vedo che molti storcano il naso davanti all'odore di capra o di certi formaggi stagionati. Oggi accostandosi alle persone non si sente più l'odore della pelle ma quello del profumo, del sapone, dello shampoo, del deodorante o del detersivo per lavatrice. Niente di male eh, però penso a quanto importante sia l'odore per gli animali, quanti messaggi chimici porti con sé, quante suggestioni noi stessi proviamo nel ritrovare in un abbraccio l'olezzo di una persona cara, quanti ricordi ci porti il profumo dei biscotti alla cannella che cuociono o l'aroma della Menta nelle sere estive.
Nel mio tentativo di tornare ad un modo di vivere più "naturale" e semplice ho cercato di tenere conto anche di questo, quanto meno eliminando le profumazioni sintetiche ed utilizzando il meno possibile anche quelle naturali. Fatto sta che mi sono ritrovata con il problema del deodorante: non che ne abbia mai usato dei litri ma ogni tanto lo trovo utile per evitare che i vestiti puzzino di sudore. Da notare che i tessuti sintetici catturano molto di più le secrezioni corporee e non lasciando respirare la pelle, e dunque s'impregnano molto più di lino e cotone per esempio; evitanto dunque determinate stoffe, metà della questione è risolta.
E poi in questo viaggio di esplorazione della naturalità del mio corpo, ho notato che anche il suo odore cambia, ad esempio durante le mestruazioni diventa più penetrante e forte. E anche lì: milioni di anni di evoluzione volete che abbiano fatto le cose a caso? Chiaramente questa variazione d'odore ha un suo senso, porta un suo messaggio che noi forse non riusciamo a cogliere razionalmente, ma io per me stessa ho scelto di non rinunciare alla parte evocativa e seduttiva dei messaggi olfattivi che ogni giorno lanciamo a coloro che ci circondano. Tuttavia sono giunta al compromesso, almeno quando sono nella civiltà :D di autoprodurmi questo deodorante.

Ingredienti
  • acqua
  • bicarbonato
  • olii essenziali
Procuratevi un contenitore con spruzzino e misurate quant acqua serve per riempirlo. In quella dose d'acqua sciogliete mescolando del bicarbonato finché la soluzione non sarà satura, cioè fino a quando la polvere non si scioglierà più e si depositerà sul fondo. A questo punto versatela nel contenitore facendo attenzione a non far cadere il bicarbonato depositato perché potrebbe intasare lo spruzzino. Aggiungete una goccia di olio essenziale di Menta, uno di Tea Tree o Eucalipto o Lavanda o una qualsiasi essenza che vi piaccia.
Il bicarbonato ha la capacità di assorbire gli odori, in più questo deodorante essendo totalmente privo di ingredienti tossici o nocivi può essere usato senza preoccuparsi tutte le volte che si vuole. Ho scelto la Menta per il suo odore fresco e il Tea Tree per le sue proprietà antibatteriche, ma potete lasciar libera la fantasia - e il naso - di scegliere la profumazione che più v'ispira.
Visto che l'olio non si scioglie nell'acqua, bisogna ricordarsi di agitare il flacone ogni volta prima di spruzzare.
Io ho trovato questo deodorante piuttosto efficace, anche se non dura tutta la giornata; la spesa è minima e la preparazione velocissima, sicché tanti pro ma i contro non li ho ancora trovati...

Ringrazio Giulietta e Veronica per avermi regalato questa conoscienza e per averla sperimentata prima di me.

sabato 8 marzo 2014

Viaggio nella Terra di Donna

Questo viaggio è un viaggio nella Donna. Il viaggio che questo Viaggiatore si trova a fare, un novello Dante percorrente luoghi incantati, è soprattutto simbolico, ed è il corpo della Donna che egli percorre. Però è un viaggio che tutti possono fare, se trovano dentro di loro il modo di arrivare in questa landa incantata. Ora dunque, lasciatevi prendere per mano, e accompagnatelo nel suo magico cammino...

Nel dolce quadro di due curve sorelle si stendeva un'ampia piana, ed in essa una via che si perdeva in lontananza fra due tonde colline, meravigliose, dalla forma aggraziata, coronate di pietre erette. Era mattina e lontana la meta, così io percorsi la bianca strada che attraversava quel fantastico paesaggio, ed essa era un rivolo di latte, un fiume di latte che scorreva placido fra bianchi gigli ed erbe fantastiche, al ritmo di un quieto battito di vita. E non faccevo un passo senza chinarmi a carezzare la terra, o posare un bacio su di essa.
Salii su quelle alture dalla forma soave e vidi che la cima in vero era un amabile Tempio, un sacrario circolare in cui si venerava Amore e dal quale il Nutrimento della vita stillava e sorgeva, spandendosi in quel meraviglioso paesaggio.
Camminai molte volte intorno al rifugio in cima al colle, e dopo aver così reso onore allo spirito che lo abitava vi entrai, poggiai le mani sul simulacro di una Dea perché mi benedicesse e con le labbra lo baciai, perché spandesse su di me il suo favore. E quando sentii il vento salire, e quel battito atavico farsi più forte sotto la nera terra su cui poggiavano i miei piedi nudi, seppi che Ella aveva accettato il mio omaggio. Ed ecco tornare la quiete dell'infanzia, quando la Madre mi teneva stretto in grembo appoggiato al suo seno, e fui a casa, dopo tanto vagare. E mi sentii come stretto nell'abbraccio della prima Amante che avevo avuto, e di tutte quelle che erano venute dopo.

Discesi poi in una piana luminosa, in cui stendersi a riposare dopo l'amore, e da quel luogo discesi verso la Terra Sacra e camminai su una Santa Terra, che nessuno mi aveva promesso e che però poteva essere concessa come il dono più grande ad un Uomo. Dolce e curva come un frutto, liscia come l'arco dell'onda e colma di una tale dolcezza che ne fui pervaso, e non potei trattenere lacrime di gioia e venerazione. Il mio sguardo si fece brillante, quasi incredulo di poter ricevere e sopportare tanta grazia in una sola volta. Vi trovai la culla del Bambino, la casa dell'Amante, lo scrigno del Piacere, il Fuoco della Creazione, la Potenza delle Donne.
Ed  in fondo, un sacro boschetto non abitato dagli uomini. Attraversai quella bella selva, dove certi scuri arbusti contorti spandevano cari aromi, fin quando pervenni al centro di essa, il monte che più di tutti è Sacro alla Dea dell'Amore.
E di lì giù nel profondo del Luogo Sacro. Carezzai con gli occhi grati rosse porte, veli scarlatti, roridi, appena dischiusi, come i petali del primo fiore che si apre nella rugiada di un'alba primaverile. Scostai piano quel primo amabile velo che celava il Grande Segreto, con tenerezza, e reverenza, quasi convinto che già solo in esso stesse il Mistero.
Avanzai, spinto non da volontà o desiderio, ma attirato solo dalla bellezza e dalla grazia del luogo, che mi seducevano, e dal dolcissimo languore che mi circondava.
Già mancava poco che non fossi più in me.
Scostai il velo e fui dinnanzi al Mistero: una venerabile parete, non di roccia ma tenera e viva, pulsante, rivestita di muschio e morbide erbe, solcata da tiepidi umori, profumo di frutta matura e acqua di mare o forse era l'aroma di certi fiori, che stordisce.
Fui nella Bellezza, fui nel Languore e fui nel Desiderio.
Alla mia vista ammirata e ormai incapace di giudizio, s'apriva in quell'umida parete un'amabile apartura, antica quanto la Vita e foriera di essa. Quali segreti poteva contenere quell'apertura sull'ignoto, più arcana delle magie dei maghi, più misteriosa delle verità dei sacerdoti, più sacra delle statue degli Dei?
Seppi - non so ben dire come -, che benché mi attirasse avrei dovuto corteggiarla e adorare quel luogo, perché mi fosse permesso di varcare la soglia di quel tenero Tempio.
Poco sopra s'offriva appena alla vista un cuschino di muschio, un mucchio di fiori, una minuscola conchiglia, un seme coperto di miele, uno spicchio di luna crescente, le cui radici scendevano nel profondo di quella Terra Incantata. Su di lei (lei? Non so perché, ma era lei, non lui) mi chinai e l'adorai, rammentando e cantando ad essa, con voce appena sussurrata, tutte le parole che presso il mio popolo si rivolgono ad una Dea, tutte le tenere frasi che gli Amanti rivolgono alla Donne, tutte le preghiere e i ringraziamenti che sorgono sulle labbra quando si scorge la luna di Maggio tramontare sui monti fioriti ed il sole riemergere dal mare della notte.
Non avevo più nome o pensiero, erano cessate le preoccupazioni e i doveri, ero solo venerazione, piacere desiderio; non i miei, ne di alcun altro (non avevano infatti più senso le parole "mio" o "tuo"), ma solo piacere e desiderio.
E poi ecco un terremoto dell'essere, fiumi impetuosi che mi travolgono e mi trascinano - ma proprio questo era il mio volere - verso la Sacra Grotta, sancta sanctorum dell'universo. E mentre sentivo in lontananza come un canto senza parole di piacere e di gioia, pari al rumore delle onde o al vento che a dolci ondate squote i rami nella notte, quella viva corrente mi condusse oltre il Magico Varco, ed in una danza mistica, in una segreta unione di opposti, in cui non sapevo più cosa fosse il contrario di cosa, dalla quale non sapevo se volevo fuggire (come reggere tale beatitudine?) o restare in eterno, venne un lampo di luce, una folgore di consapevolezza, una saetta che squarcia il velo ingannatore della cecità, un abbagliante infinito di unità e perfezione, ed in un turbine di piacere che arrivava e saliva incontenibile, incontrollabile, a ondate, come una folle piena che non si può fermare o domare. Fui. Seppi. Ed il Grande Mistero si rivelò nudo al mio Essere. Ed in un baleno di estasi compresi il perché di ogni cosa e il posto di ogni stella in ogni galassia, così come di ogni granello su una spiaggia.

Non so quanto tutto questo durò, non c'era più tempo, se per un solo istante o per tutte le ere della creazione, ma a un certo punto venne la pace perfetta, santa, benedetta, ed io, piano piano, fluttuando come una foglia che cade dall'alto del pioppo quando viene l'autunno, caddi nelle braccia di un grande sonno - o era un altro viaggio oltre l'ego e il tempo? - mentre un canto di lode, un racconto di bellezza, la storia del mio incredibile viaggio si formava sulle mie labbra.


Ho pensato che questo potesse essere un buon omaggio per la Festa della Donna, per onorare tutte le mie sorelle, dicendo loro che questo viaggio si può compiere dentro voi stesse, e che il corpo delle donne può e merita di essere onorato, poiché è l'immagine umana del Femminile Divino, che in dolce unione col Maschile genera e alimenta ogni cosa. Onoratevi dunque e che vi onorino sempre.

I miei ringraziamenti vanno alle Donne che ho vicine, alle mie molte famiglie, ai molti cerchi di Donne che mi affiancano: quelle della mia famiglia biologica, le Aridoe, le ragazze dell'Isola e del Tempio e della Contea, le Terrestri, Stefania, Claudia, Ayac, Jessi e le sue amiche, Mariana, tutte le signore che mi insegnano le cose, tutte le Donne con cui mi sono scontrata/incontrata, perché ognuna ha aggiunto qualcosa, tutte le bimbe che mi fanno ridere e giocare, tutte le ragazze che condividono con me pensieri, intuizioni, preoccupazioni, tempo, spazio, amore, interessi, bellezza, tutte le mamme che mi fanno sorridere di gioia per il mistero che portano addosso, tutte le signore "grandi" e anziane che mi parlano da pari e mi colmano di doni con la loro esperienza. Ma anche grazie a quelle lontane, che non conosco, che portano avanti ogni giorno la lotta perché ogni Donna sia libera, di essere, esprimersi, vivere, studiare, lavorare, correre, amare, giocare, scrivere, esprimere la propria arte ed il proprio spirito. Grazie ad ogni Donna per il semplice fatto di essere tale.

Immagino che questo testo non sarebbe stato scritto se non avessi letto molto libri nel corso degli anni, di cui forse i più influenti, che hanno fatto traboccare il vaso della mia "creatività femminile", sono Vagina di Naomi Wolf, I monologhi della vagina di Eve Ensler, Le società matriarcali di Heide Goettner-Abendroth, Il piacere è sacro di Rianne Eisler e Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estès, insieme al Cantico dei Cantici, il Corteggiamento di Inanna e Dumuzi, il Gitagovinda...e prima o poi devo fermarmi se no menziono tutti i libri che ho letto. 
 
Chiedo in fine perdono al povero Dante per il paragone iniziale, consapevole che ovunque lui sia, si starà sicuramente rivoltando con grande disappunto: scusami!

Aggiornamento: Viaggio nella Terra di Uomo

giovedì 6 marzo 2014

La Donna di Luce

Sono tutta ricolma di un magnifico dono, come la donna "gravata dal peso dei seni stupendi", così io porto in giro tutti i giorni un dono magnifico addosso, una luminosa emanazione, che alcuni percepiscono, alcuni no. Lo donerò tutto, senza riserve, come l'acqua di un fiume che non tiene nulla per sé, e così non ristagna, resta limpida. Così cme il fiume, porto lungo il mio corso questo dono magnifico, che sono io e che è l'essere Donna, e so che quei qualcuno ai quali potrò finalmente fare quel dono già si aggirano sulla terra, e qualsiasi strada prendiamo, ci porta più vicini al momento in cui ci incontreremo, ed io potrò riversare luce e bellezza su quegli esseri. Non ha tutta questa importanza cosa poi loro faranno, solo io sarò filmente libera e fluida e alleggerita dalle cateratte di bellezza che tengo stipate nel mio seno, nel mio letto di fiume impetuoso. Neanche una goccia ne vorrò trattenere per me, perché attingono ad una sorgente inestinguibile. Potrò brillare, come brilla il sole, riversando tutta la luce che ho, indistintamente. Libera di essere finalemtne bella e forte e luminosa e completa e felice come una rosa che di nulla si cura, senza chiedere il permesso, senza sminuirsi o esaltarsi. In atto, finalmente, non più in una potenza trattenuta, sempre a procrastinare il grande giorno di Bellezza.

Non so se questo sia uno sfogo di dilagante narcisismo o un ragionevole omaggio che la Donna di Luce che ho dentro si è cantata. Non so se indichi eccessiva fiducia in me stessa o sfiducia o quale altro forse patologico squilibrio psico-emotivo possa venirvi in mente. Non so. Ma so che è bello.

Primavera

C'è sempre un momento, che da noi in Liguria, vicino al mare, è verso fine febbraio, in cui si capisce inequivocabilmente che è arrivata la Primavera. Senza ombra di dubbio proprio, è un passaggio netto e definito dall'inverno a ciò che segue. Prima ancora che fioriscano i Mandorli, un attimo prima che si facciano trovare le Viole, quando appena inizi a vedere le gemme ingrossate e una luce particolare nell'aria. Non so come sia, ma durante le altre stagioni ci si abitua ad altri colori: il fulgido oro e azzurro dell'estate, gli aranci e rossi e marroni dell'autunno, e poi il lungo bruno e bianco dell'inverno, con giusto qualche macchia scura di sempre verde.
E poi una mattina o un pomeriggio, grazie ad un giorno clemente di sole,  rivedi un colore che ti eri dimenticata nel corso dell'anno: verde tenero e fresco, ricco, carico di promesse, nutrito di pioggia e grondante bellezza in tutta la sua semplicità. Tanto verde e tanto intenso che ti colpisce e ti sorprende, e pensi che se da qualche parte ci sono un Albero della Vita o un'Erba dell'Immortalità non può che essere quello il loro colore, e che la Dea della Primavera si è tessuta un abito di velo con quel verde. Senza dubbio.
E così quando ci si accorge di quel verde lucente, rinnovato, lavato, eternamente giovane si ha l'intuizione, si sente con certezza, che l'energia della Primavera è arrivata ed è di nuovo in giro, e che si apprestano nuovi fiori e frutti, nuove imprese e insegnamenti.
E poi, vogliamo parlare del piacere di poter di nuovo affondare i piedi nudi in quell'erba novella e tenera, di andare a spiare se qualche fiore è sbocciato, e quale, di raccogliere le prime Calendule e le erbe di campo, di creare per sé nuovi canti di avventura e tracciare nuovi obbiettivi?
Come resistere a tanta impetuosa bellezza che inizia a liberarsi e impazzare libera sulla terra? Come trattenersi dal seguirla?

Vi aguro, dunque, di avere la forza di scegliere la libertà di farvi travolgere anche voi e volare alti in questo flusso di energia e splendore che questa stagione ci porta...