sabato 8 marzo 2014

Viaggio nella Terra di Donna

Questo viaggio è un viaggio nella Donna. Il viaggio che questo Viaggiatore si trova a fare, un novello Dante percorrente luoghi incantati, è soprattutto simbolico, ed è il corpo della Donna che egli percorre. Però è un viaggio che tutti possono fare, se trovano dentro di loro il modo di arrivare in questa landa incantata. Ora dunque, lasciatevi prendere per mano, e accompagnatelo nel suo magico cammino...

Nel dolce quadro di due curve sorelle si stendeva un'ampia piana, ed in essa una via che si perdeva in lontananza fra due tonde colline, meravigliose, dalla forma aggraziata, coronate di pietre erette. Era mattina e lontana la meta, così io percorsi la bianca strada che attraversava quel fantastico paesaggio, ed essa era un rivolo di latte, un fiume di latte che scorreva placido fra bianchi gigli ed erbe fantastiche, al ritmo di un quieto battito di vita. E non faccevo un passo senza chinarmi a carezzare la terra, o posare un bacio su di essa.
Salii su quelle alture dalla forma soave e vidi che la cima in vero era un amabile Tempio, un sacrario circolare in cui si venerava Amore e dal quale il Nutrimento della vita stillava e sorgeva, spandendosi in quel meraviglioso paesaggio.
Camminai molte volte intorno al rifugio in cima al colle, e dopo aver così reso onore allo spirito che lo abitava vi entrai, poggiai le mani sul simulacro di una Dea perché mi benedicesse e con le labbra lo baciai, perché spandesse su di me il suo favore. E quando sentii il vento salire, e quel battito atavico farsi più forte sotto la nera terra su cui poggiavano i miei piedi nudi, seppi che Ella aveva accettato il mio omaggio. Ed ecco tornare la quiete dell'infanzia, quando la Madre mi teneva stretto in grembo appoggiato al suo seno, e fui a casa, dopo tanto vagare. E mi sentii come stretto nell'abbraccio della prima Amante che avevo avuto, e di tutte quelle che erano venute dopo.

Discesi poi in una piana luminosa, in cui stendersi a riposare dopo l'amore, e da quel luogo discesi verso la Terra Sacra e camminai su una Santa Terra, che nessuno mi aveva promesso e che però poteva essere concessa come il dono più grande ad un Uomo. Dolce e curva come un frutto, liscia come l'arco dell'onda e colma di una tale dolcezza che ne fui pervaso, e non potei trattenere lacrime di gioia e venerazione. Il mio sguardo si fece brillante, quasi incredulo di poter ricevere e sopportare tanta grazia in una sola volta. Vi trovai la culla del Bambino, la casa dell'Amante, lo scrigno del Piacere, il Fuoco della Creazione, la Potenza delle Donne.
Ed  in fondo, un sacro boschetto non abitato dagli uomini. Attraversai quella bella selva, dove certi scuri arbusti contorti spandevano cari aromi, fin quando pervenni al centro di essa, il monte che più di tutti è Sacro alla Dea dell'Amore.
E di lì giù nel profondo del Luogo Sacro. Carezzai con gli occhi grati rosse porte, veli scarlatti, roridi, appena dischiusi, come i petali del primo fiore che si apre nella rugiada di un'alba primaverile. Scostai piano quel primo amabile velo che celava il Grande Segreto, con tenerezza, e reverenza, quasi convinto che già solo in esso stesse il Mistero.
Avanzai, spinto non da volontà o desiderio, ma attirato solo dalla bellezza e dalla grazia del luogo, che mi seducevano, e dal dolcissimo languore che mi circondava.
Già mancava poco che non fossi più in me.
Scostai il velo e fui dinnanzi al Mistero: una venerabile parete, non di roccia ma tenera e viva, pulsante, rivestita di muschio e morbide erbe, solcata da tiepidi umori, profumo di frutta matura e acqua di mare o forse era l'aroma di certi fiori, che stordisce.
Fui nella Bellezza, fui nel Languore e fui nel Desiderio.
Alla mia vista ammirata e ormai incapace di giudizio, s'apriva in quell'umida parete un'amabile apartura, antica quanto la Vita e foriera di essa. Quali segreti poteva contenere quell'apertura sull'ignoto, più arcana delle magie dei maghi, più misteriosa delle verità dei sacerdoti, più sacra delle statue degli Dei?
Seppi - non so ben dire come -, che benché mi attirasse avrei dovuto corteggiarla e adorare quel luogo, perché mi fosse permesso di varcare la soglia di quel tenero Tempio.
Poco sopra s'offriva appena alla vista un cuschino di muschio, un mucchio di fiori, una minuscola conchiglia, un seme coperto di miele, uno spicchio di luna crescente, le cui radici scendevano nel profondo di quella Terra Incantata. Su di lei (lei? Non so perché, ma era lei, non lui) mi chinai e l'adorai, rammentando e cantando ad essa, con voce appena sussurrata, tutte le parole che presso il mio popolo si rivolgono ad una Dea, tutte le tenere frasi che gli Amanti rivolgono alla Donne, tutte le preghiere e i ringraziamenti che sorgono sulle labbra quando si scorge la luna di Maggio tramontare sui monti fioriti ed il sole riemergere dal mare della notte.
Non avevo più nome o pensiero, erano cessate le preoccupazioni e i doveri, ero solo venerazione, piacere desiderio; non i miei, ne di alcun altro (non avevano infatti più senso le parole "mio" o "tuo"), ma solo piacere e desiderio.
E poi ecco un terremoto dell'essere, fiumi impetuosi che mi travolgono e mi trascinano - ma proprio questo era il mio volere - verso la Sacra Grotta, sancta sanctorum dell'universo. E mentre sentivo in lontananza come un canto senza parole di piacere e di gioia, pari al rumore delle onde o al vento che a dolci ondate squote i rami nella notte, quella viva corrente mi condusse oltre il Magico Varco, ed in una danza mistica, in una segreta unione di opposti, in cui non sapevo più cosa fosse il contrario di cosa, dalla quale non sapevo se volevo fuggire (come reggere tale beatitudine?) o restare in eterno, venne un lampo di luce, una folgore di consapevolezza, una saetta che squarcia il velo ingannatore della cecità, un abbagliante infinito di unità e perfezione, ed in un turbine di piacere che arrivava e saliva incontenibile, incontrollabile, a ondate, come una folle piena che non si può fermare o domare. Fui. Seppi. Ed il Grande Mistero si rivelò nudo al mio Essere. Ed in un baleno di estasi compresi il perché di ogni cosa e il posto di ogni stella in ogni galassia, così come di ogni granello su una spiaggia.

Non so quanto tutto questo durò, non c'era più tempo, se per un solo istante o per tutte le ere della creazione, ma a un certo punto venne la pace perfetta, santa, benedetta, ed io, piano piano, fluttuando come una foglia che cade dall'alto del pioppo quando viene l'autunno, caddi nelle braccia di un grande sonno - o era un altro viaggio oltre l'ego e il tempo? - mentre un canto di lode, un racconto di bellezza, la storia del mio incredibile viaggio si formava sulle mie labbra.


Ho pensato che questo potesse essere un buon omaggio per la Festa della Donna, per onorare tutte le mie sorelle, dicendo loro che questo viaggio si può compiere dentro voi stesse, e che il corpo delle donne può e merita di essere onorato, poiché è l'immagine umana del Femminile Divino, che in dolce unione col Maschile genera e alimenta ogni cosa. Onoratevi dunque e che vi onorino sempre.

I miei ringraziamenti vanno alle Donne che ho vicine, alle mie molte famiglie, ai molti cerchi di Donne che mi affiancano: quelle della mia famiglia biologica, le Aridoe, le ragazze dell'Isola e del Tempio e della Contea, le Terrestri, Stefania, Claudia, Ayac, Jessi e le sue amiche, Mariana, tutte le signore che mi insegnano le cose, tutte le Donne con cui mi sono scontrata/incontrata, perché ognuna ha aggiunto qualcosa, tutte le bimbe che mi fanno ridere e giocare, tutte le ragazze che condividono con me pensieri, intuizioni, preoccupazioni, tempo, spazio, amore, interessi, bellezza, tutte le mamme che mi fanno sorridere di gioia per il mistero che portano addosso, tutte le signore "grandi" e anziane che mi parlano da pari e mi colmano di doni con la loro esperienza. Ma anche grazie a quelle lontane, che non conosco, che portano avanti ogni giorno la lotta perché ogni Donna sia libera, di essere, esprimersi, vivere, studiare, lavorare, correre, amare, giocare, scrivere, esprimere la propria arte ed il proprio spirito. Grazie ad ogni Donna per il semplice fatto di essere tale.

Immagino che questo testo non sarebbe stato scritto se non avessi letto molto libri nel corso degli anni, di cui forse i più influenti, che hanno fatto traboccare il vaso della mia "creatività femminile", sono Vagina di Naomi Wolf, I monologhi della vagina di Eve Ensler, Le società matriarcali di Heide Goettner-Abendroth, Il piacere è sacro di Rianne Eisler e Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estès, insieme al Cantico dei Cantici, il Corteggiamento di Inanna e Dumuzi, il Gitagovinda...e prima o poi devo fermarmi se no menziono tutti i libri che ho letto. 
 
Chiedo in fine perdono al povero Dante per il paragone iniziale, consapevole che ovunque lui sia, si starà sicuramente rivoltando con grande disappunto: scusami!

Aggiornamento: Viaggio nella Terra di Uomo

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