domenica 4 gennaio 2015

Frammenti di Elena

Siamo in una città in fiamme. Bianche mura possenti, avvolte dal fumo, che già si anneriscono. Travi di legno che bruciano, odore di fuoco, urla di donne in lacrime. Corpi di guerrieri distesi di traverso lungo le strade, uno straniero che getta un bambino dalla rupe più alta della città. Vecchi uccisi, donne trascinate via. E' una città che cade, nella notte e da domani non sarà più che un cumulo di macerie senza più nome. Ma questa notte mentre i guerrieri stranieri impazzano fra le case, c'è ancora una stanza che non è stata raggiunta. E' nel palazzo. Un biondo e possente combattente spinge la porta con forza, e cede con rumore secco di legno spezzato. Nella stanza una donna. La Donna. La Donna più bella che il mondo abbia mai visto, simile nell'aspetto alle Dee immortali. E' per lei che sono lì, è per lei che una delle più potenti città del mondo è stata distrutta. Lei è Elena di Troia, già Elena di Sparta. Intorno a lei riecheggiano le grida di dolore e disperazione delle troiane, condotte via dai corpi morti dei loro figli, padri, amanti. Deifobo, il suo ultimo marito - ultimo prima del primo - è già sceso all'Ade.
E l'eroe biondo, la vede, i suoi occhi da sotto l'elmo mandano guizzi di una luce strana. Solo l'aria li separa, pochi metri di impalpabile aria sono fra loro. E Menelao, il guerriero, alza la spada, che non ha mai lasciato la sua mano, e dopo un solo istante di immobilità si muove, carica, verso Elena.
E lei, nel momento supremo della morte che viene...che fa?
Alza la mano alla fibbia tiepida che riposa sulla sua spalla, e la slaccia. Un momentaneo turbinare di stoffa bianca, ed ecco la valle dolce dei seni rosei, tondi, mirabili, è scoperta e offerta alla vista.
Un tonfo acuto di metallo contro la pietra. La spada. Menelao l'ha lasciata cadere.
Non esiste nient'altro per lui in quel momento. Non Troia che brucia, non gli Achei che uccidono e i Troiani che muoiono, non i dieci anni appena trascorsi né l'alba ormai prossima che vedrà i Greci cancellare Ilio dalla terra. Esistono solo quelle dolci rotondità perfette, di Dea, di Donna, di Dea Donna. Esiste solo l'ardente richiamo a posare la mano nello spazio che le divide, a toccare quei boccioli rosati che le coronano, a percorrere la curva del loro profilo col palmo ben aperto.
Forse non vede più nemmeno Elena, la sposa che è venuto a riprendere al di là del mare, rimane solo quell'attributo femminile denudato davanti alla violenza di una spada, lasciata cadere.

Elena, è una figura quanto mai indefinibile. Nelle pagine dei diversi autori che tracciano la sua storia, appare come un essere metamorfico, sposa fedele rapita o donna che non rinuncia a ciò che ama, amareggiata dalla guerra che ha provocato, pro o contro gli Achei di volta in volta, pentita del suo abbandono della propria casa...come ricavare un ritratto a tutto tondo del suo personaggio? Per alcuni, non è manco mai arrivata a Troia, al suo posto c'era con Paride un eidolon, un simulacro fatto di nuvole.
Ma in questo gesto, in questo preciso momento della saga troiana, in cui Elena scopre il seno, e Menelao depone la spada, credo sia racchiusa parte della sua essenza, dell'Elena come Afrodite terrena, come Donna in  senso assoluto.
Mi ritiro un attimo dal mito e penso: "Certo, se capitasse di essere aggredita e dovessi scoprirmi il seno, il mio ipotetico aggressore lo prenderebbe più per un invito a fare di peggio..."
Lo so.
Eppure questo episodio è affascinante ai miei occhi come pochi altri, perché parla della furia che si placa, si dissolve, nella contemplazione della Donna.
Anche Cuculhain, l'eroe irlandese, quando veniva preso dalla furia guerriera poteva essere placato solo dalla visione di donne nude.
Anche il gesto antico dell'anasyrma, cioè alzare le vesti e mostrare i genitali nella loro semplice e un po' magica nudità, a volte aveva il significato di placare la violenza, la prevaricazione, era un rimprovero all'uomo.

Quest'Elena così sfuggente e complessa, come se composta da più aspetti anche divergenti fusi insieme, ha molto da dire, ma per ora...

Immagine: Cratere a figure rosse del 450-440 a.C. trovato ad Egnazia, ora conservato al Louvre. A sinistra Afrodite, in centro Elena, a destra Menelao che lascia cadere la spada (si intravede in basso nell'estrema destra), fra loro un erote che da Elena vola verso lo sposo.

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