lunedì 20 luglio 2015

Illustrazioni botaniche d'Iperico

dal Vienna Dioscurides (Codex Vinindobonensis Medicus Graecus 1 o Codex Aniciae Julianae), 515 d. C. circa, traduzione in latino del De materia medica di Dioscoride con illustrazioni delle piante trattate.

Peganon agrion (Iperico - a destra) dal Dioscurides Neapolitanus (Codex ex Vindobonensis Graecus 1), VI-VII sec. trascrizione in greco del De materia medica di Dioscoride con illustrazioni delle piante trattate.

 Askyron e Androsaimon (due tipi d'Iperico) dal Morgan Dioscurides (Pierpont Morgan Library, MS M. 652), X sec. trascrizione in greco del De materia medica di Dioscoride con illustrazioni delle piante trattate.

Hypericum da un Herbarium dello Pseudo-Apuleio (Ashmole 1462), scritto nel XII sec.

Hypericum (a destra)  in Circa Instans (Sloane 4016), 1440 d. C. circa di Mattheus Platearius.

Iperico (a sinistra) dal Tractatus de herbis (Egerton 747), XV sec. traduzione del Circa instrans di Matthaeus Platearius della Scuola salernitana, a sua volta traduzione del De materia medica di Dioscoride.  

 Forse Hypericum androsaeum dal Manoscritto Voynich, XV sec. circa.

Milles pertuis di Jean Bourdichon da Le Grandes Heures d'Anne de Bretange (Latin 9474), scritto e illustrato fra il 1503 il 1508 per la regina Anna di Bretagna.

S. Johans kraut (Hypericum perforatum) da New Kreüterbuch di Leonhart Fuchs, pubblicato nel 1543.

Iperico ed altri soggetti di Joris Hoefnagel da Mira calligraphiae monumenta di Georg Bocskay, scritto e illustrato fra il 1561 e il 1596.

Vari tipi d'Iperico di illustratore non identificato da Hortus Eystettensis di Basilius Beisler, pubblicato nel 1613.

Vari tipi di Iperico da Phytanthoza iconographia di Johann Wilhelm Weinmann, scritto fra il 1737 e il 1745.

Hypericum perforatum da Flora Danica di Georg Christian Oeder, iniziato nel 1761 e concluso nel 1883. 

Hypericum perforatum da Illustratio systematis sexualis Linnaei di John Miller, pubblicato fra il 1770 e il 1777.

Hypericum perforatum da Flora londinensis di William Curtis, pubblicato fra il 1777 e il 1798.

Hypericum perforatum di J. Zoon da Afbeeldingen der artseny-gewassen met derzelver Nederduitsche en Latynsche beschryvingen di Dirk Leonard Oskamp, pubblicato nel 1796.

Hypericum perforatum di Ferdinand Bernhard Vietz da Icones Plantarum Medico-Oeconomico-Technologicarum, pubblicato nel 1800.

 Hypericum perforatum da British Entomology di John Curtis, pubblicato dal 1823 al 1840.

Milepertuis da Flore médicale di François-Pierre Chaumeton, pubblicato nel 1830.

Hypericum perforatum di George Spratt da Medical Botany di W. Woodville e W. J. Hooker, pubblicato nel 1832.

Hypericum perforatum da da Flora Batava di Jan Kops, nell'edizione del 1836.

Hypericum perforatum da Flora regni borussici di Albert Dietrich, pubblicato fra il 1833 e il 1836.

Hypericum oblongifolium da The garden. An illustrated weekly journal of horticulture in all its branches, pubblicato nel 1886.

Hypericum perforatum da Atlas des plantes de France di Amédée Masclef, pubblicato nel 1890.

Hypericum perforatum da American medicinal plants di Charles F. Millspaugh, pubblicato nel 1892.
Vedi anche:
Pyrra - Unguento d'Iperico
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico
Illustrazioni botaniche di Calendule
Illustrazioni botaniche di Larice
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte I)
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte II) 

domenica 19 luglio 2015

Alcune varietà d'Iperico

Iperico perforato - Hypericum perforatum
 
Iperico arbustivo - Hypericum androsaeum

Iperico calicino - Hypericum calicinum

 Erba di S. Giovanni di Belleval - Hypericum richeri

Vedi anche:
Iperico
Illustrazioni botaniche d'Iperico
Oleolito d'Iperico
Pyrra - Unguento d'Iperico
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico
Alcune varietà di Violetta

Come pulire la cera

Per varie ricette autoprodotte come creme e unguenti un ingrediente irrinunciabile è la cera d'api, così profumata, dai colori caldi ed assolutamente naturale. La cera forma uno strato protettivo sulla pelle, difendendola dagli agenti esterni quali vento, freddo, acqua, strofinio e a differenza di altri prodotti derivati dal petrolio che svolgono la stessa funzione, è compatibile con la pelle, oltre ad essere comunque più "viva", io direi biocompatibile, e dunque energetica. In più è la materia che costituisce la "casa" delle api, prodotta dalle infaticabili operaie e disposta in forme perfette...e questo a livello simbolico-energetico potrebbe avere la sua influenza su ciò che volete produrre, soprattutto se non lo fate solo a fine puramente "cosmetico" ma anche più "sottile".
Per i cosmetici si usa la cera pura, non miscelata con parafina o altro (quindi per esempio, quella delle candele bianche o colorate che si trovano ai supermercati non va assolutamente bene!), che non sempre è facile trovare, ma potete provare nelle erboristerie, nei negozietti che vendono miele e prodotti locali, oppure direttamente dagli apicoltori, opzione che io preferisco per favorire i piccoli produttori dei dintorni, che tra l'altro la vendono ad un prezzo molto inferiore rispetto alle erboristerie; inoltre la cera assorbe i prodotti con cui le api vengono trattate, quindi fate sempre attenzione alla provenienza della vostra materia prima.
Se qualche vostro amico produce miele ed ha i favi smielati, potete ripulirli da voi facilmente, ottenendo così materiale di qualità a prezzo quasi zero. Io uso questo metodo: in una grande pentola metto una certa quantità d'acqua e le cellette di cera, non importa se molto sporche o con api morte e residui vari. Aspetto che la cera sia ben sciolta e verso il tutto in contenitori di alluminio non rigido (quelli in cui si mettono gli alimenti per trasportarli da un luogo all'altro) facendo passare il liquido in un colino per trattenere la maggior parte delle impurità. A questo punto bisogna solo aspettare che si raffreddi: la cera è più leggera dell'acqua, quindi si solidificherà in superficie, mentre le scorie andranno a depositarsi sul fondo. Tuttavia un minimo di impurità resteranno nella cera, quindi può essere utile ripetere l'operazione.
Io personalmente faccio solidificare poca cera per volta, in modo che da fredda crei uno strato che si possa rompere agevolmente con le mani. Questo perché per pesare e sciogliere la cera al momento di creare creme e unguenti, è più agevole averla divisa in piccoli pezzi piuttosto che in grandi blocchi, anche perché è piuttosto dura da tagliare.


Sempre per questo motivo se siete riusciti a trovare solo un blocco infrangibile di cera, basterà scioglierla a bagnomaria (senza acqua, a meno che non contenga ancora qualche impurità) e versarla in strati sottili su un foglio di carta da forno. Una volta solidificata si potrà spezzettare e conservare in scaglie.


Se comunque per qualche motivo preferite avere un panetto intero, basta versare la cera pulita in un contenitore oliato, in modo che una volta solidificata si possa estrarre agevolmente. Fate attenzione al fatto che se lasciate il contenitore cosparso d'olio a lungo, questo tende a concentrarsi sul fondo e le pareti potrebbero rimanere troppo poco unte e la cera potrebbe attaccarsi; conviene fare quest'operazione all'ultimo momento.

Riguardo agli attrezzi
Io personalmente uso una pentola deputata solo a questo scopo, ma può andar bene una qualsiasi pentola d'acciaio a patto che poi venga ben pulita da tutti i possibili residui di cera. Per mescolare si può usare un comune cucchiaio d'acciaio, assolutamente non di legno o plastica. Per filtrare serve un colino d'acciaio a maglie fini; considerate però che se il liquido ci mette troppo a scendere, la cera solidifica nel colino e bisogna riscioglierla. Un buon compromesso potrebbe essere, utilizzare in un primo tempo quello a maglie larghe per raccogliere la maggior parte delle impurità, e al secondo giro quello a maglie fini.
I contenitori di alluminio possono essere riutilizzati all'infinito, ed è meglio prediligere quelli larghi (ma non troppo bassi per ovvie ragioni) in modo che il contenuto si raffreddi prima e lo strato di cera sia più sottile.
Per pulire dalla cera l'unico modo efficace che ho trovato è scaldarla e rimuoverla con della carta, quindi è assolutamente fondamentale che operiate con oggetti di metallo e dunque scaldabili senza danni sul fuoco. Sicché premunitevi! Coprite il piano di lavoro con carta di giornale o da forno se non volete incappare nelle ire di parenti e coinquilini. Ma ve lo dico, in qualsiasi caso vi cadranno gocce di cera dove non devono; un trucco per ripulirle è scaldarle con l'accendigas e poi passare della carta.


Buona fortuna con le vostre sperimentazioni, e se trovate soluzioni più agevoli o modifiche e consigli utili...scrivete!

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Grazie a Luca di Apicosco per avermi dato la possibilità di sperimentare con la cera delle sue api.

Iperico

Fa parte della famiglia delle Hypericaceae, ed il nome botanico è Hypericum perforatum. Il termine Hypericum giù usato da Galeno e Plinio viene dal greco hypericon, presente nell'opera di Dioscoride. Le etimologie proposte sono varie: hyper "sopra" + eikon "immagine, simulacro, fantasma, sembianza" probabilmente nel senso che l'Iperico è in grado di cacciare le ombre gli spiriti (e a ciò s'accordano molti nomi popolari ancora oggi in uso) mentre altri sostengono che veniva usato per decorare le immagini sacre; Linneo proponeva hyper + eikov da eoika "essere simile, assomigliare, sembrare" ma non chiariva in riferimento a cosa; hyper + ereike "Erica" perché secondo alcuni cresce in prossimità dell'Erica o comunque nello stesso ambiente; io non posso fare a meno di notare invece che il verbo ereiko significa "squarciare, fendere, lacerare" e che questi significati si adattano particolarmente alla nostra erba dotata di piccole "fenditure" sulle foglie, come sottolineano anche il nome specifico perforatum "perforato" ed alcuni nomi dialettali e popolari.
L'Hypericum perforatum è il più diffuso, usato e conosciuto, ma in Italia ne esistono vari spontanei o importanti, alcuni usati per bordure e aiuole e molti presenti sui rilievi; tuttavia qui d'ora in poi parlando di Iperico si intenderà il perforatum.
Nomi popolari: Erba di S. Giovanni, Scaccia diau (Liguria), Trafourello, Erba rus, Millepertui, Erba d'la feu, Erba d'la tajna (Piemonte), Erba cassa diaol (Lombardia), Ossi de grillo, Parforata (Veneto), Erba d'San Zvan, Erba de tai (Emilia Romagna), Pilastro, Cacciadiavoli (Toscana), Erba per le scottature (Abruzzo), Pilastro (Lazio), Rotolaviento, Funnulu (Puglia), Pirfuliata, Brunnulidda, Pirico (Sicilia), Pirinconi, Erba de piricoccu (Sardegna).
In Inglese si chiama Saint John's wort, Tuch and heal, Rosin rose, Chase-devil, Klamath weed; in Francese Millepertuis perforé, Herbe de la Saint-Jean, Chasse-diable, Herbe aux fées; in tedesco Echte Johanniskraut, Blutkraut; in spagnolo Yerba de S. Juan, Corazoncillo.



Descrizione: pianta erbacea perenne con un corto rizoma da cui spuntano numerosi fusti cilintrici glabri a volte arrossati, percorsi per tutta la loro lunghezza da due linee laterali, alti fino a un metro, lignificati e ramificati in alto.
Le foglie ovali-ellittiche sono opposte, sessili o con brevi peduncoli, più piccole sulle ramificazioni di colore verde chiaro; se guardate in contro luce presentano alcuni punti più chiari costituiti da ghiandole alle quali la pianta deve il nome perforatum, sul bordo invece si possono notare ghiandole di colore scuro. I fiori sono giallo-dorati con cinque sepali verdi lanceolati, cinque petali asimmetrici che possono presentare puntini scuri e molti stami, raccolti in corimbri apicali ramificati. I frutti sono capsule ovali rossastre che giunte a maturità si aprono in tre parti e lasciano uscire i piccoli semi cilindrici e bruno-rossicci.

Habitat: originario dell'Europa, cresce dal mare alla montagna fino a 1600 m slm,  nei luoghi secchi, nelle radure, nei prati e al bordo delle strade, preferibilmente su terreni calcarei. Sulle Alpi viene affiancato da altre varietà.

Coltivazione: è una pianta talmente comune che sarebbe superfluo comprarla (ma non è neanche molto comune nei vivai). I semi si seminano ben maturi in autunno o in primavera, è una pianta che ha bisogno di molto sole e di un terreno permeabile ,ma a parte questo è molto rustica e resistente, teme solo i ristagni d'acqua; si propaga da sola facilmente. Nell'orto può essere piantata vicino a piante dai fiori blu o azzurri per creare contrasto, come la Lavanda e l'Issopo che tra l'altro hanno le stesse esigenze di sole e terreno.

La droga è costituita dalle sommità fiorite che si raccolgono solitamente fra giugno e agosto, al mattino dopo che la rugiada si è asciugata e quando la maggior parte dei fiori sono aperti ma non sfioriti, meglio se in Luna crescente nei giorni del fiore (Gemelli, Bilancia, Acquario). Secondo alcune tradizioni popolari tuttavia, l'Iperico andrebbe raccolto nella notte che precede S. Giovanni (24 giugno) meglio se a mezzanotte, nel Giorno di S. Giovanni a mezzogiorno e via dicendo, con modalità e indicazioni diverse in ogni luogo.
Solitamente si usa fresco, ma può essere seccato in mazzetti appesi in luogo aerato all'ombra, o disposto in strati sottili. Si conserva al riparo dalla luce in barattoli di vetro ben chiusi.

Utilizzi
Come sempre prendete ciò che segue per una ricerca, sperimentata solo in parte, e prima di utilizzare qualsiasi erba assicuratevi che sia quella giusta, che sia lontana da strade e fonti di inquinamento, verificate di non essere allergici o ipersensibili a qualche componente e prima di fare qualsiasi cosa consultate il vostro medico/omeopata/erborista.
L'Iperico ha proprietà aromatizzanti, digestive, cardiotoniche, antispasmodiche, ansiolitiche, antidepressive, sedative, antivirali (AIDS e Herpes simplex), astringenti, antiinfiammatorie, cicatrizzanti, analgesiche, antisettiche.
ATTENZIONE: benché l'Iperico sia una pianta essenzialmente sicura, ne sia testimone il fatto che viene usata senza problemi da millenni, potrebbe avere interazione con farmaci assorbiti a livello epatico, per la cura dell'HIV, contraccetivi orali, antidepressivi, barbiturici, regolatori della pressione, anticoagulanti, ed è meglio evitarlo durante la gravidanza non essendoci studi estesi a riguardo. Riguardo alla sua proprietà fotosensibilizzante vedi nota finale.

Erba fresca: per lenire il dolore ed in prurito dati da punture d'insetti si può sminuzzare qualche fiore e foglia di Iperico e applicare localmente.

Infuso: 1 g di sommità fiorite di Iperico in 100 ml di acqua, se ne bevono due tazze al giorno per aiutare la digestione e regolare la pressione alta. Serve anche per sedare la tosse con catarro, l'asma e la bronchite e si beve in caso di cistite anche cronica per disinfettare le vie urinarie, inoltre giova alla digestione e al fegato. Soprattutto negli ultimi anni gli si sono riconosciute proprietà antidepressive, tratto particolarmente utile poiché l'efficacia è pari a quella degli antidepressivi convenzionali ma non presenta effetti collaterali, ed è dunque adatto per i problemi della menopausa, per l'enuresi notturna dei bambini (magari unito alla Valeriana), per l'ansia e secondo alcuni anche per i dolori mestruali (associabile ad altre erbe sinergiche come Achillea, Artemisia, Calendula, Camomilla), dunque in generale per tutti i malesseri con un'origine nervosa.
Un infuso più concentrato (5 g in 100 ml) lasciato raffreddare può essere usato per impacchi e sciacqui su piaghe, piccole ferite, bruciature, eritemi solari in mancanza d'altro, aiuterà a pulire, ciccatrizzare e disinfiammare la zona. Si può usare anche puro o come ingrediente di maschere per il viso essendo astringente e eudermico, ridona splendore alle pelli senescenti

Oleolito: è il più usato e celebre modo d'utilizzo delle grandi proprietà dell'Iperico. Le ricette sono moltissime, e molte sono influenzate anche dal folklore che circonda la nostra solare piantina, quindi si possono trovare indicazioni anche contrastanti. Il metodo che utilizzo io, ed alcune considerazioni in merito le trovate qui: Oleolito d'Iperico
Si usa su bruciature solari e non, irritazioni, punture d'insetto, piaghe e piccole ferite in via di guarigione per favorire la cicatrizzazione (dunque quando si è già formata la crosta), eritemi solari, geloni, orticaria, herpes (insieme all'olio essenziale di Melissa). Usato per massaggiare lenisce le contratture muscolari, le infiammazioni dei tendini, i reumatismi, le slogature, la sciatica, l'artrite e usato sulla parte interessata cura le emorroidi (per tutti questi usi che richiedono di calmare il dolore si può associare a Arnica e gemme di Pioppo). Inoltre giova alle pelli secche, screpolate, atoniche, magari unendolo a Camomilla, Calendula, Lavanda o fiori di Tiglio. Può entrare come ingrediente nella formulazione di creme autoprodotte per il corpo ed altri cosmetici.
Per lenire l'ulcera gastrica e la gastrite se ne può prendere una piccola quantità a stomaco vuoto e lontano dai pasti.

Unguento: l'unguento si prepara sciogliendo a bagnomaria una parte di cera e fra le 5 e le 7 parti di oleolito d'Iperico (es. 10 g di cera e fra i 50 e i 60 g di olio), poi si versa in barattolini di vetro e si lascia raffreddare. Questa ricca crema dal colore rosso intenso, conserva tutte le proprietà dall'oleolito e si può usare nello stesso modo, ma è più pratica da portare in giro ed applicare.

Vino medicato: si mettono 30 g di sommità fiorite secche in un litro di vino bianco e si lascia macerare il tutto per 10 giorni. Filtrato, si beve prima dei pasti per stimolare e aiutare la digestione. A tale scopo si può associare anche qualche rametto di Rosmarino.

Tintura: si prepara con le sommità fiorite fresche, io ho sperimentato il rapporto 1:2 e 1:5 con alcol a 60-65° (se usate l'erba intera il solvente non basterà a per coprirla, bisogna sminuzzarla). Si assume per migliorare la digestione e in caso di malattie epatiche, anche virali, è inoltre ipotensiva e antispasmodica, si usa in caso di depressioni lievi, sindrome premestruale e da menopausa, impotenza data da motivi nervosi e in generale in varie situazioni in cui si presentano ansia, paura, tristezza, agitazione. Va però assunta solo su consiglio medico.

Ricette culinarie
L'Iperico trova impiego principalmente come ingredienti di grappe e liquori, aggiungerne qualche rametto alle varie preparazioni dona loro un leggero color rosa-rosso. Nelle zone di montagna a volte si usava l'erba essiccata come succedaneo del the.

Ratafià all'Iperico: questa ricetta francese raccolta da Fleury de la Roche si prepara mettendo in infusione in un litro di acquavite o grappa 15 g di fiori di Iperico e un Limone (chiaramente non tratto) tagliato a pezzi per 15 giorni. Trascorso questo periodo si aggiunge zucchero a piacere. La ricetta riportata in Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei prevede 200 g circa. Questa grappa aperitiva e digestiva si può bere prima o dopo i pasti per stimolare la digestione.

Vino all'Iperico: in un litro di vino bianco secco si fanno macerare per una settimana 15 g di sommità fiorite d'Iperico. Trascorso il tempo si filtra e si possono aggiungere a piacere 100 g di zucchero (ricetta tratta e adattata da Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei).


Nota finale: in molti studi e ricerche che si possono leggere in internet si dice che l'Iperico è fotosensibilizzante, ovvero rende la pelle più sensibile ai raggi solari, dunque bisognerebbe evitare l'esposizione d'urante l'uso di preparati all'Iperico, tuttavia, in almeno due fonti (Scoprire, riconoscere usare le erbe e Dizionario di fitoterapia e piante medicinali) si dice che al contrario l'Iperico è un ottimo prodotto non solo come dopo sole, ma anche come solare, in quanto stimola la produzione di melanina e filtra i raggi luminosi. Entrambe queste fonti sono per me particolarmente affidabili e serie, tuttavia anch'io ho sentito affermare più volte il contrario, e non sono ancora riuscita a capire dove stia la verità; nel libro della Campanini si dice che l'azione fotosensibilizzante, comunque piuttosto rara si ha solo a dosaggi altissimi, e su animali a pelo chiaro o persone con la pelle molto chiara e giù sensibile al sole, sicché credo si possa dedurre che a dosaggi terapeutici non si incappi in alcun problema. Interessanti a riguardo anche i vari approfondimenti in Infoerbe.it In qualsiasi caso chiunque ne sappia qualcosa in più, mi farebbe un grande piacere a indicarmi fonti e studi a riguardo!
Fonti
Cento erbe della salute, M. L. Colombo, G. Appendino, R. Luciano, C. Gatti, Araba Fenice, 2010
Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, E. Campanini, Tecniche Nuove, 2004 
Doni di Madre Terra, M. Leone, Araba Fenice, 2010
Enciclopedia delle erbe, R. Mabey, Zanichelli, 1994
Erbe delle valli alpine, M. Vaglio, Priuli & Verlucca, 2014
Erbe medicinali, G. Ricaldone, Editrice Il Portichetto, 1981
Il libro delle erbe, P. Leiutaghi, Rizzoli Editore, 1981
Le erbe nostre amiche voll. 2 e 3, D. Manta e D. Semolli, Edizioni Ferni, 1976
Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei, R. Luciano e R. Salvo, Araba Fenice, 2013
Orto e giardino biologico, M. L. Kreuter, Giunti Editore, 2011
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, U. Boni e G. Patri, Fabbri Editore, 1979
Tutto erbe, A. Poletti, Editrice Erpi, 1980
Vocabolario della lingua greca, F. Montanari, Loescher, 2009
Actaplantarum.com - Hypericum perforatum
Infoerbe.it - Iperico


Immagini: foto scattate a Quarzina (CN) nel giugno e luglio 2015 e a Spotorno (SV) nel maggio 2015, tavola botanica tratta da Atlas des plantes de France di A. Masclef, 1890.

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Vedi anche:
Alcune varietà d'Iperico
Illustrazioni botaniche d'Iperico
Oleolito d'Iperico
Pyrra - Unguento d'Iperico
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico