mercoledì 30 settembre 2015

Dioscoride

 Vita
Pedanio Dioscoride di Anazarbe in Cilicia (odierna Turchia) visse nel I sec. d. C, indicativamente fra il 40 e il 90 d. C. Non sappiamo molto della sua vita, se non le informazioni che lui stesso ci ha lasciato nella sua opera; nel prologo dice che fin dalla fanciullezza s'interessò all'arte medica, e che grazie ai suoi viaggi dovuti alla "vita militare" conobbe molte cose. Questo ha fatto pensare che si trattasse di un medico delle legioni, anche se altri propendono per interpretare questo passo figurativamente come un riferimento alla durezza dei suoi viaggi in cerca di erbe, e che quindi si trattasse di uno studioso e raccoglitore. In qualsiasi caso, grazie a questa sua conoscenza diretta dei semplici, poté includere nei suoi libri sulle piante medicinali, molte erbe mai citate prima dagli autori greci
La sua opera Peri hules iatrikes "Sulle sostanze medicinali" (meglio conosciuta con il suo nome latino De materia medica) è datata intorno al 67 d. C. ed è dunque contemporanea di altro importante testo per la storia dell'erboristeria, la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, ma sembra che tra i due autori non ci siano stati contatti, benché alcune fonti siano comuni.
Dioscoride dedicò la sua opera a tale Areio, un istruttore di Tarso (città poco lontana da Anazarbe), ma non si sa se costui fu suo maestro nell'arte medica o meno.
Nel IV canto dell'Inferno Dante pone Dioscoride nel limbo, presso il castello degli "spiriti magni": "e vidi il buono accoglitor del quale, Diascoride dico" (1).

L'opera
Non è facile ricostruire la struttura originaria dell'opera, poiché i primi papiri che ci riportano il testo greco (II e IV sec. d.C.) sono frammentari mentre i manoscritti più antichi risalgono al VI sec. S'è però ipotizzato che in origine ci fossero V libri che raccoglievano in diversi capitoli più di 800 sostanze curative diverse, per lo più d'origine vegetale, ma anche animale e minerale; i rimedi erano ordinati per azione e non alfabeticamente, per consentire una più agevole scelta della materia adatta ai medici che consultavano il libro.
Ogni capitolo trattava una diversa pianta, e vi si poteva trovare una descrizione dell'aspetto, del luogo in cui trovarla, delle sue proprietà e preparazioni curative. Probabilmente le illustrazioni a colori non c'erano nell'originale, e potrebbero essere state tratte o ispirate all'opera di Crateva (I a. C.), medico di Mitridate re del Ponto. Ciò ha creato non poche difficoltà nell'identificazione moderna delle piante trattate, poiché a volte le immagini non corrispondono al testo, o contengono particolari non vero-simili o stilizzati; a complicare ulteriormente la cosa, interviene il fatto che alcuni  fitonimi moderni, nell'antichità erano attribuiti ad altre erbe.
Copisti tardo antichi introdussero anche sinonimi dei nomi botanici in varie lingue fra cui latino, siriaco, ebraico, arabo, dacico, tracio, e vari dialetti dell'Asia minore ma anche altri attribuiti a Pitagora e Zoroastro.
Col passare del tempo venne modificato anche il numero dei libri (fra I e IX), il numero di capitoli (fra 100 e 900), l'oridine che a volte divenne alfabetico, e la presenza o meno di illustrazioni.

Tradizione manoscritta
Per quanto riguarda la tradizione del testo greco, abbiamo una decina di papiri frammentari di cui i più antichi risalgono al II e IV secolo e circa sessanta manoscritti.
 Il più antico è il cosi detto Vienna Dioscurides (Codex Vindobonensis Medicus Graecus 1, conservato alla Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna) compilato nel 515 d. C. e regalato dai cittadini di Costantinopoli alla principessa dell'Impero Romano d'Oriente Julia Anicia (e quindi detto anche Codex Aniciae Jiulianae). Oltre al De materia medica riporta un Carmen de viribus herbarum,  la parafrasi di Theriaka e Alexipharmaka di Nicandro, due trattati sugli animali marini di Oppiano e Dionisio. E' ordinato alfabeticamente e corredato da immagini, tratta 435 piante.
Qui e qui si possono vedere alcune delle illustrazioni.
 Un'altro importante manoscritto è il Dioscurides Neapolitanus (Codex ex Vindobonensis Graecus 1, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli) risalente al VI-VII secolo; anch'esso in greco, tratta di 409 piante ordinate alfabeticamente ed è corredato da illustrazioni.
Qui si può consultare la riproduzione digitalizzata dell'intero manoscritto, e qui varie interessanti informazioni e risorse on-line.
 Il Parisinus graecus 2179 (conservato alla Biblioteca Nazionale Francese di Parigi) del VIII sec., scritto forse a Gerusalemme in greco, contiene illustrazioni di 415 piante ripartite in ordine tematico in cinque libri.
Qui si può trovare la riproduzione digitalizzata dell'intero manoscritto.
 Il manoscritto precedente ed il Florentinus Laurentianus 74  del XIV sec., entrambi in V libri illustrati non alfabetici, sarebbero secondo i filologi quelli più aderenti all'opera originale di Dioscoride, pur non essendo i più antichi testimoni del testo.
Un'altro interessante manoscritto è il Morgan Dioscurides (Ms. M. 652, conservato alla Morgan Library di New York) del IX-X sec. copiato a Costantinopoli; oltre al De materia medica riporta le opere già citate per il Vienna Dioscurides, con un surplus di illustrazioni rispetto al manoscritto austriaco.
Qui si può consultare la riproduzione digitalizzata dell'intero manoscritto, e qui si possono reperire informazioni sullo stesso.

Per quanto riguarda la tradizione in lingua latina, il primo a citare Dioscoride è Marziale Gangilio (III sec. d. C.) che nella sua opera De herbis feminis riporta 34 capitoli tradotti in latino del De materia medica, ma non si sa se la traduzione sia sua o di altri. In qualsiasi caso con il declino della conoscenza della lingua greca nella parte occidentale dell'Impero, tradurre le grandi opere della grecità, soprattutto quelle di particolare utilità pratica, era divenuta una necessità, e così Dioscoride non cadde nell'oblio come molti altri suoi "colleghi", che furono riscoperti solo dal Rinascimento in poi.
I manoscritti latini più antichi, sono il Parisinus latinus 9332 (conservato alla Biblioteca Nazionale Francese di Parigi) del VIII sec.  e il Latinus monacensis 337 (conservato alla Biblioteca Nazionale Bavarese di Monaco) del X sec. e vengono chiamati Dioscuride Longobardus.
Nel XII sec. circolavano vari manoscritti detti Dyoscoride che oltre al De materia medica in ordine alfabetico integravano altre opere ed erano legati all'ambiente della Scuola salernitana.
Dal latino si ottennero nel IX secolo anche traduzioni in siriaco e poi in arabo e in seguito in persiano, ma ci fu anche il passaggio dal greco all'arabo nello stesso periodo. Queste traduzioni arabe vennero ritradotte in latino a Toledo nel XII secolo senza però mischiarsi con quelle dei Dyoscoride della Scuola salernitana.
Nel 1478 si ha la prima stampa del testo latino e nel 1499 si colloca l'edizione aldina, ovvero la prima o più prestigiosa edizione a stampa del testo greco, dalla quale deriveranno molteplici traduzioni in latino e più tardi nelle lingue moderne. Fra queste, spicca quella dell'italiano Pietro Andrea Matthioli  del 1544, a sua volta tradotta in varie lingue e arricchita con le sue considerazioni e precisazioni sulle piante trattate, e con varie e particolareggiate incisioni.
Qui si trova la riproduzione digitalizzata dell'edizione del 1573.
Con il prevalere dell'epoca moderna e della chimica farmaceutica l'opera di Dioscoride viene via via abbandonata, dopo non meno di XVI secoli di celebrità e storia.
Nel corso del XIX secolo sono stati fatti vari studi che hanno portato all'edizione critica del testo greco ancora oggi più autorevole e utilizzata, quella approntata da Max Wellmann, pubblicata fra il 1906 e il 1914 in tre volumi. La si può consultare qui.

Riflessioni
Dioscoride viene considerato uno dei padri della medicina e dell'erboristeria, secondo solo a Ippocrate, alla pari di Teofrasto e Galeno, grazie alla sua scientificità; le sue parole sono state lette, imparate, meditate e applicate per più di un millennio e mezzo, centinaia di erboristi e medici, studenti e ciarlatani, appassionati e stravaganti ci guardano da queste pagine.
Nel già citato prologo, oltre a sottolineare la passione per l'argomento che l'ha spinto a ricerche faticose e dure, rileva come la conoscenza delle erbe non possa venire dai libri o da notizie di seconda mano. Critica infatti alcuni suoi contemporanei poco attenti, confusionari e scarsamente pratici della materia, sostenendo che lui invece ha conosciuto e visto molte cose, altre le ha sapute da coloro che abitano i luoghi dove le piante da lui studiate crescevano.
Trovo questa considerazione fondamentale e sensata: il mondo dei semplici è un mondo vivo e vitale che ci attende appena oltre la porta di casa e la pagina scritta; Dioscoride ricorda l'importanza della pratica, della vita vissuta a contatto con le erbe che sola può dare la vera conoscenza, direi quasi una sorta di "amicizia" con i vegetali, che diventano un po' come dei vecchi amici che fa sempre piacere rivedere. E mi piace pensare che da questo sodalizio con la Natura, oltre alle ovvie ed utili deduzioni logiche sull'uso delle materie mediche, possa derivare anche una certa conoscenza "sottile" ed energetica delle nostre verdi compagne.
Più avanti descrive i tempi di raccolta delle varie parti delle piante, come vanno essiccate e conservate, specificando che bisogna conoscere il loro aspetto durante tutto il ciclo vegetativo, per poterle sempre riconoscere con sicurezza; sono quasi rimasta sorpresa nel constatare che le indicazioni scritte nel I sec. d. C. sono uguali a quelle che si possono trovare al giorno d'oggi nei vari libri sulle proprietà delle piante! Siamo abituati a pensare alle civiltà che ci hanno preceduto come più arretrate rispetto a noi, eppure sembra che nel corso dei XVI secoli che ci separano da Dioscoride, siamo noi quelli che hanno perso un certo tipo di rapporto con le medicine, le materie che curano appunto, demandando la loro conoscenza e preparazione a lontani specialisti e alla chimica farmaceutica (non volendo obbiettare ovviamente, sulla grande efficacia della moderna medicina in molti casi). Il nostro tra l'altro, sostiene di aver tratto parte delle sue conoscenze dalla viva voce di coloro che condividevano lo stesso ambiente con le piante, dunque una conoscenza empirica, popolare, e pulsante, non arroccata in asettici luoghi di studio. Si potrebbe trovare dell'ironia nel constatare che lo stesso Dioscoride è ben presto diventato una istituzione, parte di quel "sapere libresco" che tanto aborriva!


Note
(1) Dante, Divina commedia, Inferno, IV, 139-140.

Immagini
Salvo la prima rappresentante Dioscoride, le altre sono tratte dai manoscritti descritti prima della figura. Ho cercato di riportare in particolare le illustrazioni riguardanti la Rosa e la Violetta laddove è stato possibile, per evidenziare la continuità della rappresentazione nel corso dei secoli, divenuta ormai canonica ed in alcuni casi piuttosto stilizzata.

Utilità
Oltre ai siti già indicati e a quelli citati nelle fonti possono essere utili i seguenti:
Qui breve introduzione e testo greco (sito in francese, testo greco).
Qui riproduzione digitalizzata di alcune pagine del manoscritto Patavinus seminarii 194 conservato alla Biblioteca del Seminario di Padova, del XIV secolo e informazioni varie a riguardo (sito in inglese).
Qui riproduzione digitalizzata del manoscritto 2659 conservato alla Biblioteca Universitaria di Salamanca, del XV secolo (sito in spagnolo testo in greco).
Qui riproduzione digitalizzata del manoscritto 2850 conservato alla Biblioteca Nazionale Francese di Parigi, del XIII secolo (sito in francese testo in arabo).

Fonti
Dioscoride. Pedanii Dioscuridis Anazarbei De Materia Medica Libri quinque nell'edizione critica di Max Wellmann del 1907
Dioscoride - Wikipedia.fr
Pedanii Dioscoridis Anazarbei De materia medica quinque nell'edizione con traduzione latina di Curtius Sprengel del 1829-30
PlantUse - Dioscoride
Progetto Dioscorides dell'Università di Napoli
Pour une nouvelle édition du De materia medica de Dioscoride : problèmes d’un texte à tradition multiple di Marie Cronier

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Vedi anche:
Pietro Andrea Matthioli 
Plinio il Vecchio 
Storia dell'Achillea
Storia della Calendula
Storia della Violetta  
Raccolta

Nessun commento:

Posta un commento