lunedì 16 novembre 2015

Columella


Vita
Lucio Giunio Moderato Columella naque nei primi anni del I sec. d. C. a Gades (odierna Cadice), dice infatti di essere contemporaneo di Seneca e Cornelio Celso, e che Varrone visse ai tempi di suo nonno. Sappiamo poco della sua vita, un'iscrizione tarantina (Corp. Inscr. Lat. IX, 235) ci dice che fu tribuno militare in Siria e dalle sue opere possiamo desumere che viaggiò in Cilicia. Fu per certo anche un proprietario terriero in centro Italia. Visse a Roma e si dedicò principalmente allo studio e all'agricoltura, influenzato forse dall'esempio dello zio Marco Columella che era particolarmente esperto nella cura degli animali. Anche un filosofo pitagorico a nome Moderato di Gades, citato da Plutarco, potrebbe essere stato un suo congiunto.
Dato il luogo di ritrovamento dell'iscrizione che lo nomina, si è pensato che Columella morì a Taranto.

L'opera
A noi sono pervenute due opere sotto il nome di Columella: il De re rustica "Riguardo all'agricoltura" in XII libri e il De arboribus "Riguardo agli alberi" ma non è chiara la parentela che li accomuna; secondo alcuni studiosi il secondo sarebbe una traccia od una prima edizione del primo, visto che in effetti tratta in breve i contenuti dei libri III-V del De re rustica; secondo altri si tratterebbe di un epitome. In alcuni manoscritti e nella prima edizione a stampa il De arboribus è stato inserito come III libro, portando ad una diversa numerazione di quelli successivi.
Potrebbe aver scritto anche un Adversus astrologos ed un trattato sulle cerimonie di purificazione dei campi, ma non abbiamo notizie in merito.

Il De re rustica, dedicata a un tale Publio Silvino è principalmente in prosa ma il X libro è in esametri, visto che si pone come una sorta di continuazione delle Georgiche di Virgilio, il quale non aveva trattato la coltivazione degli orti, argomento di questo libro. Nel progetto originale l'opera doveva concludersi con questo libro, ma ne vennero aggiunti altri due; probabilmente l'autore scriveva ed inviava libro per libro il testo al suo destinatario perché in apertura si trovano spesso risposte a commenti sul libro precedente.
Gli argomenti sono così suddivisi:
Libro I:  argomenti generali su come costituire una villa agricola
Libro II: la coltivazione dei campi, con particolare attenzione a cereali e legumi
Libro III-V: coltivazione e cura degli alberi
Libro VI-VII: cura degli animali
Libro VIII: cura di uccelli e pesci
LibroIX: cura delle api
Libro X:  in esametri, coltivazione dell'orto
Libro XI:  sui compiti del fattore con un calendario dei lavori agricoli
Libro XII: sui compiti della "fattoressa" con anche alcune ricette culinarie

Fra le sue fonti rientrano Catone e Varrone con le loro opere sull'agricoltura, ma è importante anche perché cita alcune opere agricole per noi perdute come quella di Magone di Cartagine, e una parte dell'opera enciclopedica di Cornelio Celso.
Tradizione manoscritta
Columella viene citato da Plinio e da Palladio. Nel Medioevo la sua opera è conosciuta solo in maniera frammentaria e viene riscoperto da Poggio Bracciolini all'inizio del '400.
I più antichi testimoni conservati sono il Sangermanensis Petropolitanus 207 (conservato alla Biblioteca di stato di San Pietroburgo) del IX sec. scritto forse all'abazia di Coribe in Francia e portato dopo la Rivoluzione francese in Russia, e l'Ambrosianus L85 sup. (conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano) del IX-X sec. scritto prabilmente a Fulda in Germania. Questi due manoscritti derivano da un archetipo comune e sono considerati i più autorevoli, ovvero i più fedeli al testo originale; della stessa famiglia doveva essere il manoscritto ritrovato da Poggio Bracciolini dal quale derivano molti manoscritti del XIV sec. scritti e conservati per lo più in Italia.
L'editio princeps, cioè la prima versione a stampa, è quella di Merula stampata a Venezia nel 1472, che comprendeva anche gli scritti d'uguale argomento di Catone e Palladio. L'edizione aldina fu stampata sempre a Venezia nel 1514 e restaura la numerazione originale senza il De arboribus come III libro.
Le più autorevoli edizioni critiche risalgono al 1735 ad opera di Gesner e al 1794-6 ad opera di Schneider.
L'edizione critica di Vilhelm Ludström, la più moderna, non copre tutta l'ampiezza dell'opera ma solo alcuni libri.
L'unica traduzione moderna in italiano che sono riuscita a trovare è quella della Einaudi (collana I millenni) del 1977 intitolata L'arte dell'agricoltura ad opera di Carlo Carena e con traduzione di Rosa Calzecchi Onesti.


Immagini
Immagine 1: Columella in un'illustrazione di Jean de Tournes del 1559.
Immagine: una pagina miniata del codice Vallicellianus E39 conservato alla Biblioteca Vallicelliana di Romam  del XV sec.

Utilità
Qui il testo latino del De re rustica e del De arboribus nell'edizione di Gesner del 1787.
Qui testo latino del De re rustica e De arboribus nell'edizione di Vilhelm Ludström del 1902-17.
Qui testo latino del De arboribus dell'edizione di Vilhelm Ludrström del 1897.
Qui e qui testo latino e traduzione in inglese in tre volumi del De re rustica nell'edizione di Harrison Boyd Ash del 1941.
Qui traduzione in inglese del De re rustica dell'autore sul testo latino di Harrison Boyd Ash del 1941.
Qui e qui il testo latino e la traduzione italiana in due volumi del De re rustica e del De arboribus nell'edizione di Benedetto del Bene del 1808.

Fonti
Il bosco sacro, M. Bettini, La Nuova Italia, 2004
Storia letteraria di Roma, P. Fedeli, Fratelli Ferraro Editori, 2004
Treccani - Columella
Wikipedia.en - Columella

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Vedi anche:
Catone
Dioscoride
Plinio il Vecchio

I segreti dell'antica dea

I segreti dell'antica dea di Brenda Gates Smith, Sperling & Kupfer Editori, 2000.
Numero pagine: 320
Titolo originale: The Secrets of the Ancient Goddess
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1999
Prima edizione italiana: 2000

Ho sentito nominare questo libro per anni, e per anni non l'ho mai trovato o considerato, ma poco tempo fa, curiosando nella libreria di un'amica mi è capitato in mano, e l'ho letto tutto d'un fiato. Questo romanzo, come racconta all'inizio l'autrice, si basa su un sogno in cui s'immagina una civiltà diversa, devota ad una grande Dea. E nel corso della stesura, il sogno è stato alimentato dalle scoperte archeologiche avvenute a Çatal Hüyük, città neolitica dell'Anatolia, le cui tracce ci parlano di una comunità improntata su culti femminili ed una certa parità di genere. La storia si svolge al tempo dell'incontro fra questo tipo di cultura, e quella che l'archeologa Marjia Gimbutas ha chiamato Kurgan, basata su valori patriarcali, l'uso del cavallo e delle armi, e credenze androcentriche. Racconta di due donne, Henne e Yana, della loro vita e del loro incontro e scontro con gli uomini, del loro amore per la Dea e per la vita, delle loro paure e gioie in un mondo alle soglie del cambiamento.
Inevitabilmente, questo libro mi ha riportato alla mente un'altro romanzo, che io personalmente preferisco, I racconti di domani di Sara Morace, ispirato alle teorie di Marjia Gimbutas, ambientato anch'esso in un tempo passato indeterminato, incentrato sulle donne. Tuttavia anche I segreti dell'antica dea merita d'essere letto, per provare insieme all'autrice a immaginare una civiltà diversa, basata su valori altri, per provare a scardinare credenze che crediamo inevitabili e connaturate all'essere umano, ma che in realtà sono molto meno certe e molto più recenti di quanto comunemente si creda.
Dalla nota dell'autrice: "Pur essendomi basata sulle osservazioni di archeologi, antropologi e storici, questo libro dovrebbe essere letto come un'allegoria del passato che affronta però temi attuali. Molti importanti teorici della nostra epoca suggeriscono che il passato, il futuro e il presente siano ciclici e reciprocamente dipendenti."
Ecco perché ai nostri giorni è utile leggere libri del genere. Per poter immaginare un passato diverso e rendere possibile un futuro altro.