venerdì 26 febbraio 2016

Donne medicina

Donne medicina di Patricia Martina, Anima Edizioni, 2014.
Numero pagine: 208
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2014

Devo ammettere che avevo un po' di pregiudizi su questo libro. Me l'hanno regalato a Natale scorso, visto che, a quanto pare, si è diffusa la voce che qualsiasi libro che abbia nel titolo la parola "donna" e c'entri in qualche modo con spiritualità e guarigione femminile mi interessa - il che è anche vero - ma a volte mi arrivano testi quanto meno discutibili. Ed io ho subito catalogato Donne medicina nel cassetto mentale del "mmh non mi convince"; così è passato più di un anno, ma alla fine leggo tutto quello che mi capita sotto mano, o forse, c'è un momento giusto per ogni libro, e manco a dirlo, quando finalmente l'ho preso in mano sono rimasta sorpresa. O meglio, alcune parti mi hanno lasciato francamente interdetta, e non che mi abbia cambiato enormemente o appassionato irresistibilmente, eppure, qualche spunto brillante me l'ha dato, proprio quando avevo bisogno di uno sblocco. Ed alcune parti mi hanno onestamente emozionato e toccato. Ma ora mi chiarisco: il libro è diviso in capitoli, ognuno dei quali racconta la storia di una donna diversa, o in alcuni casi, una parte di una storia, toccando i più vari argomenti, ma tutte hanno in comune un qualche risveglio spirituale, ed è questo il vero filo conduttore. Insieme a Tonanzin, la donna medicina che prima o poi compare sempre all'interno delle narrazioni, e che a quanto ho capito è anche il nome da curandera dell'autrice. Alla narrazione si alternano alcune pagine in cui l'autrice parla in prima persona. La parte che mi è piaciuta di più è quella finale: il raccolto di una delle donne che partecipa ad una cerimonia dell'Ayahuasca, scritta in maniera veramente "partecipata", tanto che mi fa pensare che sia un'esperienza dell'autrice stessa. Ed ho apprezzato anche quella successiva, che dopo la lettura dei frammenti di vita delle varie donne, invita la lettrice (o il lettore) a scrivere il proprio. E' proprio il rivolgersi direttamente a chi ha in mano il libro, che ti fa avvicinare più vivamente all'autrice e a ciò che vuol comunicare.
Questo ciò che ho apprezzato, poi a mio parere in molti punti la narrazione non è particolarmente avvincente o ben riuscita, alcuni capitoli sono scritti in una maniera non di mio gusto, non sempre condivido il messaggio o semplicemente alcuni argomenti non mi interessano proprio. C'è da dire però che essendo principalmente ispirato alla figura della curandera sud americana, io che ne so ben poco, non ho sicuramente un giudizio che può tenere conto di conoscenze pregresse.
Quindi, per me e secondo la mia esperienza, non è un libro fondamentale, non è uno dei pilastri della spiritualità al femminile, ma se vi capita in mano leggetelo, mi sono accorta più volte che i libri giusti capitano sempre al momento giusto, quindi per voi potrebbe anche essere, come tutto del resto, uno strumento decisivo per guardarvi dentro. Ed in qualsiasi caso il lavoro di una donna al servizio di altre donne, per quanto diverso dal mio sentire, è comunque apprezzabile e non sminuito da una veste letteraria non propriamente brillante.

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