lunedì 23 maggio 2016

Così ama una donna

Così ama una donna di Linda Jarosch e Anselm Grun, Periodici San Paolo, 2007.
Numero pagine: 169
Titolo originale: Konigin und wilde Frau. Lebe, was du bist!
Lingua originale: tedesco
Prima edizione: 2004
Prima edizione italiana: 2005

Vago nel solito mercatino dell’usato, fra gli scaffali pieni dei colori tutti diversi delle copertine, delle forme dei libri, più grandi, più piccoli, dell’odore leggero di carta vecchia, col sottofondo di gente che parla al telefono o contratta su un set di bicchieri e intanto leggo i titoli. Tutti. Così, alla fine, esco sempre con qualche volume sottobraccio. Questo in particolare ho avuto un po’ di dubbi a prenderlo, visto che anche il titolo mi sembrava un po’ pretenzioso, ma alla fine, visto il prezzo irrisorio ed un recente interesse per la figura di Eva, lo prendo.
Il libro è così strutturato: dopo una breve introduzione i due autori, sorella e fratello, attraverso 11 personaggi biblici espongono altrettanti archetipi che fanno parte dell’interiorità femminile; fra essi troviamo Eva, Maria, Maria Maddalena, Esther, Rut, Sara ecc. Alla fine di ogni capitolo si trova un breve scambio di battute fra Linda Jarosch e il fratello riguardo a come lei vive questi modelli o come li vede operare.
Fin qui l’idea poteva anche essere interessante, ma personalmente, ho trovato un po’ forzati i collegamenti fra le storie bibliche e gli archetipi identificati dagli autori come corrispondenti, un esempio per tutti è Eva, identificata con la Madre. Lei è la Prima Madre e Madre dei Viventi, ma non viene certo ricordata per questa sua caratteristica nella maggior parte dei casi; inoltre parlano di “dignità” riguardo ad Eva, che se mai mi sembra la cosa più calpestata e stravolta di lei nella vicenda della Genesi. Invece nel capitolo su Anna, la Saggia, c’è un accenno al racconto biblico, ma per lo più si fanno riferimenti ad altre figure come Frau Holle o la Sophia gnostica. Inoltre la mia percezione è che ogni modello venga proposto in maniera poco approfondita o convincente, manca di profondità e si mantiene a livello superficiale; anche il deciso indirizzo cattolico di alcune affermazioni mi ha disturbato, per quanto bisogna rilevare che alcuni pregiudizi che mi sarei aspettata di trovare in un uomo di chiesa (l’autore è un prete) sono in effetti assenti. Anche una certa presenza di stereotipi di genere e presunti ruoli e qualità solo femminili o maschili mi hanno fatto storcere il naso.
Quindi nel complesso è un libro che non mi è piaciuto per niente, benché come tutti, qualcuno possa trarne qualche piccolo spunto apprezzabile. Si inserisce nel solco di altri studi di psicologia archetipica femminile come Donne che corrono coi lupi, Le dee dentro la donna o La grazia pagana, ma innestata su personaggi biblici; tuttavia a mio parere non riesce ad avvicinarsi neanche lontanamente alla loro completezza, chiarezza, ispirazione e capacità d'ispirare.

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