lunedì 23 maggio 2016

Paura di volare

Paura di volare di Erica Jong, Club degli editori, 1976.
Numero pagine: 422
Titolo originale: Fear Of Flying
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1973
Prima edizione italiana: 1975

La mia avventura fra i libri di Erica Jong è lunga e dura da anni; li ho sempre trovati in mercatini dell’usato in giro per il Nord Italia e a poco a poco li ho raccolti quasi tutti. Credo sia difficile scrivere qualcosa che non sia ancora stato detto a riguardo, visto che è dagli anni 70 che questa scrittrice pubblica romanzi e non, e che la critica si è sbizzarrita a dare pareri. E’ spesso conosciuta come una scrittrice disinibita e provocatoria, femminista e simpatizzante della spiritualità al femminile.
Il suo primo libro che ho letto, è stato Paura di volare, il suo esordio come romanziera, a cui fanno seguito Come salvarsi la vita e Paracadute & baci, e ai quali si ricollega anche Ballata di ogni donna. Ora non ricordo dove, ma sicuramente avevo letto il nome citato in qualche altro libro che aveva a che fare con l’argomento “donna”, e così decisi di inoltrarmi nel mondo creato dalle pagine ironiche e “confidenziali” della Jong.
La protagonista della trilogia, in parte autobiografica, è Isadora Wing, scrittrice americana d’origine ebrea al secondo matrimonio con uno psichiatra freddo e distaccato.
La storia inizia con la partenza dei coniugi verso un congresso di psichiatri, dove Isadora incontra Adrian Lovegood, che diventerà il suo amante e col quale attraverserà l’Europa. Più della trama però, che procede in maniera non lineare ed è spesso intervallata da riflessioni e flashback, sono veramente interessanti le questioni che la Jong propone in chiave ironica ma realistica, quali la maternità, la fedeltà, il rapporto madre-figlia, il matrimonio, la scelta riguardo agli uomini, l’essere una scrittrice in un mondo a misura maschile, ecc. Leggendo ho realmente pensato più volte che quei pensieri esposti così sinceramente e nitidamente erano anche miei, mi ci riconoscevo chiaramente. Che bello che qualcuno finalmente ne parli, anzi, li ritenga argomenti degni di scrittura. Ed è proprio la capacità di raccontare la donna dall’interno, le aspirazioni, la sessualità, la dimensione spirituale, il rapporto con gli uomini, non in assoluto ma nella nostra società occidentale, senza mezzi termini, come se parlasse con sé stessa o con un’amica, che mi ha fatto apprezzare questa scrittrice; Erica Jong è in grado di mettere la complessità dei pensieri e dei dilemmi femminili su carta, ma senza pretendere di trovare soluzioni o risposte universali. Mi ha fatto rendere conto che molte delle questioni su cui rifletto non sono solo mie, ma che molte altre donne ci si confrontano, trovano le loro soluzioni, vanno avanti. Non sono sola con i miei disagi di ragazza in una società patriarcale, insomma.
Erika Jong, in questo come in tutti i suoi libri, parla di di sesso in maniera franca, realistica, attuale, non un sesso pornografico e costruito, non quello altrettanto irreale dei romanzi rosa, né quello con pretese trasgressive eppure egualmente inesistente nella vita delle donne comuni, che vari romanzi ora alla ribalta ci propongono. Non escludendo né la parte fisica, istintiva né quella sentimentale, interiore, la sua protagonista è un essere sensuale ma non privo di anima, personalità, partecipazione, un personaggio a tutto tondo, che esclude il binomio che così spesso ci è stato proposto: la femme fatale immorale e la moglie sottomessa ed innocente. Isadora Wing, così come, a ben vedere noi tutte, contiene gli opposti inestricabilmente mescolati in sé stessa.
Di questo libro è rimasta celebre soprattutto la definizione della “scopata senza cerniera”: “La scopata senza cerniera è molto più di una scopata pura e semplice. E’ un ideale platonico. Senza cerniera perché al momento buono le cerniere cadono come petali di una rosa sfiorita, la biancheria si sparge al vento coma la bambagia di un soffione. Le lingue si intrecciano e si liquefanno. L’anima scivola come un sospiro nella lingua e poi nella bocca dell’amante.” (pag. 22).
Ma una delle frasi che più mi è piaciuta è: “Dagli albori della storia fino a oggi i libri sono stati scritti con lo sperma, non col sangue mestruale.” (pag. 39).
Il fatto che il libro risalga ormai a più di 40 anni fa, non intacca minimamente la sua attualità; esistono un buon numero di edizioni che si possono trovare facilmente fra i libri usati o a casa di una zia sessantottina o di un’amica femminista di quegli anni, quindi se siete interessati, tenete gli occhi aperti e frugate tutte le librerie che vi capitano davanti!

Un'ultima considerazione: per l'appunto non ho potuto fare a meno di notare che i libri di Erica Jong, in generale, hanno delle copertine terrificanti, e purtroppo, nella mia opinione, non solo perché la grafica degli anni 70-90 era sicuramente di gusto diverso da quello odierno, ma anche perché li si vorrebbe proporre come romanzi rosa per donne con un tocco piccante, di quelli che si trovano letteralmente un tanto al kilo in qualsiasi negozio di libri usati ma con pretese letterarie piuttosto modeste. Tutto il mio pontificare sovrastante avrebbe dovuto convincervi del contrario, quindi ricordate quello che diceva la zia Rosa, o la vicina di casa con la vestaglia a fiori: non giudicate i libri dalle copertine

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