mercoledì 1 giugno 2016

Il Noce di Benevento

Il Noce di Benevento di Paolo Portone, Xenia, 1990.
Numero di pagine: 191
Lingua originale: italiano e latino
Prima edizione: 1990

Il libro, dopo una breve introduzione, si apre con un inquadramento storico fra ‘500 e ‘600, con particolare attenzione alla situazione del Sud Italia, tracciando i probabili presupposti che portarono alla caccia alle streghe ed il perché questo fenomeno interessò principalmente zone marginali o montuose, in cui la dimensione di pensiero arcaica si era mantenuta fin sulle soglie del’età moderna. Interessante anche l’esposizione delle tesi dei maggiori studiosi dell’argomento.
Si passa dunque ad analizzare il singolo caso di Benevento e del suo Noce, riconosciuto come uno dei maggiori centri di ritrovo di streghe e stregoni anche nel Nord Italia. La leggenda lo lega all’agiografia di San Barbato, che in periodo longobardo avrebbe estirpato l’albero ed i culti pagani ad esso legati; ma l’autore riporta come questo possa forse collegarsi al culto di Iside, diffuso nella zona durante la tarda antichità e del quale si sono trovate evidenze archeologiche.
Arriviamo dunque al cuore del libro, in cui si parla del trattato De nuce maga Beneventana (1640) del medico beneventano Pietro Piperno, trattato demonologico in cui viene narrata la leggenda di S. Barbato e si parla delle tregende ancora vitali al tempo dell’autore, interrogandosi anche sul perché a questo testo non fece seguito una massiccia caccia come era avvenuto in altri luoghi.
Segue un’antologia di brani tratti dall’opera suddetta: l’autore tra l’altro sostiene che nelle notti di tregenda l’antico noce si fa di nuovo visibile, riuscendo così a conciliare la leggenda del santo e la cattiva fama del luogo ai suoi tempi. Riporta dunque alcuni racconti di presunte streghe e stregoni riguardo al Noce, ed il testo si chiude con un parte sulle presunte debolezze delle donne, che le spingerebbero più degli uomini verso la stregheria, e con un incredibile poesia in latino in cui per ogni lettera dell’alfabeto si nominano due difetti femminili (sic!).
Completano il libro delle appendici particolarmente interessanti sulla medicina popolare, la composizione degli unguenti delle streghe e le piante che li componevano, principalmente solanacee quali Belladonna, Giusquiamo, Stramonio, Mandragora, ma anche un fungo come l’Ammanita Muscaria, o piante come il Colchico o la Cicuta, tutti contenenti sostanze psicoattive che, secondo la tesi dell’autore, potrebbero essere responsabili della sensazione di volo delle streghe e delle allucinazioni diaboliche.
Un’ampia e chiara bibliografia divisa per argomenti e regioni, arricchisce il volume. Purtroppo essendo un testo un po’ datato, mancano gli studi recenti in merito.
Come si vede è un libro molto complesso ed articolato, ma anche serio ed approfondito, che non può mancare nella biblioteca di un appassionato dell’argomento.