sabato 24 dicembre 2016

Piccole donne crescono

 
Piccole donne crescono di Luisa May Alcott, Giunti, 1989.
Numero di pagine: 278
Titolo oroginale: The Little Woman or Meg, Jo, Beth and Amy
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1869
Prima edizione italiana: 1908

Per gli stessi motivi che mi hanno portato a recensire Piccole donne, includo anche il sequel, che in America benché originariamente pubblicato l'anno successivo, è generalmente raccolto in un unico volume con Piccole donne.
Dagli eventi narrati nel primo libro sono trascorsi tre anni: Meg si sposa finalmente con John Brooke e si trova alle prese con la vita di coppia e poi con la maternità; Jo continua i suoi esperimenti letterari mantenendo il suo carattere libero ed irruento; Amy fattasi una ragazza attenta alle consuetudini di società, si dedica modestamente all'arte, ed accompagna la zia March in un viaggio per l'Europa; Beth continua ad essere il pacifico angelo della casa.
La proposta di matrimonio di Laurie a Jo, respinta, spingerà la giovane donna a cercare nuovi orizzonti a New York dove incontrerà il signor Bhear, un attempato professore tedesco che saprà farsi strada nel suo cuore. Ma tutto cambia con il progressivo indebolimento di Beth a causa della scarlattina contratta in tenera età (raccontato in Piccole donne). Jo tornata a casa la accompagnerà fino alla fine in una delle scene più vive e toccanti del libro. Amy ancora in Europa incontra Laurie, amareggiato per il rifiuto di Jo e sbandato senza meta apparente; sarà grazie alle sue sollecitazioni che il giovane prenderà in mano gli affari di famiglia e la sua vita, dopo essersi reso conto di essere un mediocre musicista; nella stessa maniera Amy, accortasi di non aver talento sufficiente per la pittura, accoglierà Laurie e fra i due sboccerà un amore meno idealizzato di quello che Laurie nutriva per Jo, ma sicuramente più pragmatico.
Così Jo rimane a badare alla famiglia, consumandosi però in qualcosa che non le appartiene, che non la nutre veramente, finché una visita del professor Bhaer porterà l'amore a risvegliare il suo cuore.
Il romanzo si chiude con l'eredita di una grande casa lasciata dalla zia March a Jo, che la trasforma in una scuola, e con una scena campestre che coinvolge tutte le sorelle con i rispettivi sposi e figli e la madre.
Rispetto a Piccole donne, qui sono forse più evidenti le convenzioni dell'epoca, che insistevano tanto sulle apparenze, la gravità di rimanere zitella, i doveri di una buona moglie, e di nuovo la figura della signora March appare fin troppo perfetta, ma profondamente necessaria, una sorta di Madre del clanche da consigli alle donne più giovani su come rapportarsi con sé stesse e con gli uomini. E torna anche il suo moralismo cristianeggiante che potrebbe disturbare alcuni.
In generale mi è piaciuto meno di Piccole donne, e non mi hanno convinto del tutto i personaggi di Laurie ed Amy, così come la loro unione (insomma, credo che quasi tutti abbiano sognato un felice matrimonio fra Laurie e Jo!); mentre colei che anche in questo caso appare più ben definita e soggetta ad evoluzione è Jo, impegnata nelle sue lotte interiori così come con quelle con il mondo e le regole sociali.
Come per il volume successivo consiglierei la lettura intanto per ritrovare le quattro sorelle e vedere come evolvono, poi per l'importanza del romanzo come uno dei primi scritti da una donna e con protagoniste femminili; ed inoltre come studio di costume su come le donne vivevano ai tempi della stesura.

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