sabato 24 dicembre 2016

Piccole donne

Piccole donne di Louisa May Alcott, Biblioteca Economia Newton, 1995
Numero pagine: 222
Titolo originale: Little Woman or Meg, Jo, Beth and Amy
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1868
Prima edizione italiana: 1908

Ho inserito questo libro nel sito un po' perché Piccole donne fa parte del bagaglio culturale di moltissime donne da generazioni, un po' perché è uno dei primi romanzi semi-autobiografici femminili, scritto da una donna per altre donne, uno dei primi libri per ragazzi con protagoniste femminili, e che tratta le piccole conquiste e lotte di un mondo per lo più al femminile. D'altra parte, da un'autrice che ha partecipato alla lotta per il voto femminile, ed è stata la prima ad averlo nella sua città, questo non giunge inaspettato.
Questo primo volume, a cui faranno seguito Piccole donne crescono, Piccoli uomini e I ragazzi di Jo, racconta la storia della famiglia March lungo lo svolgersi di un anno, da un Natale all'altro, durante la guerra civile americana in cui il padre è impegnato. Le quattro sorelle e la madre sempre attenta e solerte, si destreggiano nei piccoli e grandi inconvenienti dovuti alla povertà e alla condizione femminile: Meg la più grande, lavora come istitutrice; Jo come dama di compagnia di una arcigna zia zitella; Beth assolve i compiti casalinghi e la piccola Amy frequenta la scuola. Le ragazze sono affiancate da Anna, la vecchia serva, e dalla signora March, la dolce e sollecita madre che vigila sulle loro azioni e sul loro carattere. Ed a volte, questa serafica signora March, sembra quasi surreale, sempre perfetta, sempre pronta a cogliere i dispiaceri delle proprie figlie, sempre pronta con il consiglio giusto per la situazione, e con una conduttura morale con non ammette cedimenti. Un modello di madre angelicata difficile con cui confrontarsi e da trovare nella realtà.
Benché tutte le sorelle vengano presentate e seguite, quella che più viene delineata e che più colpisce è Jo, che fin dalle prime pagine solleva una questione d'interesse femminista: "Mi disgusta pensare che devo crescere, essere la signorina March, portare gonne lunghe e apparire composta come un fiore cinese. E' già abbastanza noioso che io sia nata femminina, quando mi piacciono tanto i giochi, le occupazioni e le abitudini dei ragazzi. Non posso dimenticare il dispiacere di non essere un maschio, ora più che mai, perché muoio dal desiderio di andare a battermi con papà e invece non mi rimane  che stare a casa a lavorare a maglia come una vecchia rammollita" (pag. 21).
Più avanti durante la prima discussione con Lauri, l'unico giovane uomo ammesso in questo mondo femminile, e poi durante la descrizione della biblioteca della zia March, si nota l'amore di Jo per la letteratura, ostacolato dal suo essere donna, e per di più con scarsi mezzi.
Ma il personaggio di Jo viene anche definito negativamente a causa dei suoi scatti d'ira, della sua aggressività, del suo essere attiva e del suo disprezzo delle convenzioni, caratteristiche additate come negative nelle donne, e generalmente tollerate negli uomini. Il lavoro di autocontrollo, o potremmo anche dire repressione, che Jo svolge su di sé ha qualcosa di preoccupante, ricordando come moltissime di noi si auto-privino di una parte sana e vitale di sé stesse, in favore del conseguimento del modello femminile indicato da una società patriarcale.
Sommuove anche la dedizione con cui Jo si dedica alla scrittura, la soddisfazione, dopo la prima pubblicazione di un suo racconto, per la possibilità di contribuire con la sua arte al bilancio famigliare.
Alcune scene, benché tracciate ormai molti anni fa, sono ancora verosimili e vicine, come quella del litigio fra Jo ed Amy, in cui l'invidia e l'amore si alternano senza escludersi; il confronto fra Jo e la madre, che le rivela per un fugace momento le sue debolezze e mancanze;l'incertezza di Jo, che è quasi possessività e gelosia, davanti alla proposta di matrimonio di Mr Brooke a Meg "Meg sarà assorta e non si curerà più di me: Brooke farà fortuna in qualche modo, la porterà via, lasciando un vuoto in famiglia; mi sentirò spezzare il cuore e tutto mi sembrerà maledettamente sgradevole. Oh, povera me! Perché non siamo nate tutti maschi? Almeno non vi sarebbero queste noie" (pag. 195).
Inevitabili per l'epoca, anche se non eccessivamente fastidiosi, i rimandi religiosi della signora March, con i quali esorta le figlie ad affidarsi a Dio, ed altre simili amenità.
Insomma, un romanzo per alcuni aspetti sicuramente datato, ma che ha invece ancora qualcosa da dire non solo alle giovani lettrici, che può essere letto come una sorta di studio socio-antropologico, oltre che come un importante pezzo della letterature femminile in lingua inglese.

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