sabato 24 dicembre 2016

Prima le donne e i bambini

Prima le donne e i bambini di Elena Gianini Belotti, Feltrinelli, 1998.
Numero pagine: 200
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1980

Ecco un altro libro dei Elena Gianini Belotti; anni fa lessi il suo libro d'esordio Dalla parte delle bambine, e da allora cerco di mettere le mani su tutte le sue pubblicazioni saggistiche, avendo grandemente apprezzato il metodo e le considerazioni di questa studiosa.
Nell'introduzione, da cui il titolo, l'autrice parla di come durante l'infanzia leggesse molti romanzi d'avventura ambientati in mare; in questi, immancabilmente, il capitano era l'eroe col quale identificarsi, mentre la donna, se presente, era una riservata e bella signora, magari con una bambina bionda al seguito. I personaggi femminili in queste storie avevano sempre ruoli marginali, e solo quando, durante fantasmagoriche tempeste, risuonava il grido "Prima le donne e i bambini", era loro accordata una certa dignità ed importanza. Eppure per tutto il resto della narrazione erano gli uomini quelli considerati importanti e fondamentali. E come fare i conti con l'opposto grido "Si salvi chi può!", ovvero tendenzialmente gli uomini? Fin da queste letture infantili dunque, l'autrice inizia ad intuire le differenze di comportamento e valore prescritte per i diversi generi, e le loro contraddizioni; la mancanza di comunicazione conseguente e le ferite che interessano entrambi.
Il saggio vero e proprio non segue un'architettura ben definita, ma partendo da episodi della vita quotidiana l'autrice porta le sue riflessioni su alcune questioni  di genere, come il valore del silenzio e delle diverse forme di comunicazione concesse a uomini e donne; la trasmissione di questi modi, spesso inefficaci per una vita emotiva sana, da una generazione all'altra; la gravità degli atti di violenza perpetrati davanti ai bambini che inevitabilmente assorbono conclusioni squilibrate sui rapporti fra i sessi; come a volte in una famiglia o in una coppia gli animali domestici vengano investiti di significati, usati come tramite o strumenti nei conflitti, così come i bambini; le differenze con cui ancora oggi si affronta e si giudica la sessualità femminile rispetto a quella maschile, soprattutto nell'infanzia/adolescenza; il rapporto con il proprio corpo, così come viene vissuto e trasmesso ai bambini di entrambi i sessi; come i metodi contraccettivi siano generalmente affidati alle donne, senza attenzione al loro piacere, e non mai il contrario; come modelli sessuali standardizzati e maschilisti abbiano minato la capacità di uomini e donne di fidarsi, comunicare, scambiare profondamente durante il rapporto; come la sessualità femminile venga derisa e repressa dopo una certa età, mentre quella maschile è accettata come segno di perdurante potenza, ecc.
Mi ha particolarmente interessato la parte in cui l'autrice parla dei gruppi esclusivamente femminili, sottolineandone l'importanza: "si tratta di nuovi "spazi", come si suol dire, che le giovani donne si sono conquistate tenendo duro sulla separazione, condizione essenziale per il recupero della propria identità, per l'organizzazione della lotta e anche per il riposo e la quiete quando si esce dal campo di battaglia. [...] Le rivoluzioni sono sempre state fatte contro qualcuno abbastanza distante ed estraneo da consentire sentimenti univocamente ostili contro di lui. Come si fa a lottare contro cui si ama? [...] E tutto non sapendo ancora chi sei e chi vorresti essere, cosa vuoi, rimettendo insieme brandelli d'identità, rifiutando di essere la te stessa che hai imparato a conoscere per mutare in un altra ancora non definita  [...] perché il primo nemico da sgominare è dentro di noi e non fuori, in quello che ci hanno insegnato a essere [...]" (pag. 118).
Inoltre ho trovato le sue considerazioni sulla sessualità femminile molto interessanti, sfruttano un angolazione diversa da quella a cui si è solitamente abituati, e mostrano lati bistrattati e sottovalutati della questione: "Sappiamo così poco dei nostri desideri, della nostra sessualità, se non che è stata violentemente condizionata alla riproduzione e solo come tale resa rispettabile. E' certo che è tanto più ricca, varia e imprevedibile di quanto la norma ci abbia indotto a credere: ma il pregiudizio, figlio della norma, non ci aiuta certo a liberarla e ad esprimerla." (pagg. 171-172)
Ed in fine riporto una pagina che mi ha molto colpita, quasi commossa, che se riguarda i bambini, potrebbe essere applicata anche agli adulti:
"Quello che ci siamo sentiti dire da bambini:
stai fermo, muoviti, fai piano, sbrigati, non toccare, stai attento, hai fatto la cacca, mangia tutto, lavati i denti, non ti sporcare, ti sei sporcato, stai zitto, parla t'ho detto, chiedi scusa, saluta, vieni qui, non starmi sempre intorno, va a giocare, non disturbare, non correre, non sudare, attento che cadi, te l'avevo detto che cadevi, peggio per te, non stai mai attento, non sei capace, non lo puoi fare, sei troppo piccolo, lo faccio io, ormai sei grande, vai a letto, alzati, farai tardi, ho da fare, gioca per conto tuo, prima devi finire, copriti, non stare al sole, stai al sole, non si parla con la bocca piena.
Quello che avremmo voluto sentirci dire da bambini:
ti amo, sei bello, sono felice di averti, parliamo un po' di te, troviamo un po' di tempo per noi, come ti senti, sei triste, hai paura, perché non ne hai voglia, sei dolce, sei morbido e soffice, sei tenero, raccontami, che cosa hai provato, sei felice, mi piace quando ridi, puoi piangere se vuoi, sei scontento, cosa ti fa soffrire, che cosa ti ha fatto arrabbiare, puoi dire quello che vuoi, ho fiducia in te, mi piaci, io ti piaccio, quando ti piaccio, ti ascolto, sei innamorato, cosa ne pensi, mi piace stare con te, ho voglia di parlarti, ho voglia di ascoltarti, quando ti senti più infelice, mi piaci come sei, è bello stare insieme, dimmi se ho sbagliato." (pagg. 79-80)

C'è una certa rabbia in questo libro, ma anche ironia, volontà d'indagine per cambiare le cose, capacità di andare oltre gli schemi comuni, convinzione nell'additare schemi di pensiero e comportamento controproducenti per entrambi i generi. Insomma, un libro che consiglio a qualsiasi donna interessata alla propria storia e alla propria libertà, ma anche agli uomini che vogliano guardare oltre i privilegi e i dolori affibbiati loro dalla società. Unico neo, anche se minuscolo è che essendo un saggio scritto parecchi anni fa alcuni particolari risultano datati, ma non certo le conclusioni generali!

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