sabato 25 agosto 2018

La ragazza e l'inquisitore

La ragazza e l'inquisitore di Nerea Riesco, Garzanti, 2008
Numero pagine: 439
Titolo originale: Ars Magica
Lingua originale: spagnolo
Prima edizione: 2007
Prima edizione italiana: 2008
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Spagna, principalmente Paesi Baschi
Epoca: 1610

Va beh, ormai cosa ve lo dico a fare...parliamo di nuovo di streghe! Però, se vi può consolare, questa volta ci allontaniamo da Italia e paesi anglosassoni, per arrivare in Spagna, dove l'Inquisizione ha preso una forma particolare (ricordiamo tutti Torquemada?). Vediamo la trama di questo libro.
Logroño 1610, il racconto si apre con l'ultimo grande rogo di streghe in Spagna, ma l'inquisitore Alonso de Salazar y Frías, in missione per portare un editto di perdono ai presunti stregoni dei regni del Nord della Spagna, non si lascia prendere dal clima di follia collettiva che sembra aver soggiogato religiosi e civili. A nessuno può rivelare di aver perso la fede, e di star quindi cercando una prova certa dell'esistenza di qualcosa di più grande, sia esso Dio o il Diavolo tanto temuto.
La sua storia si intreccia con quella di Mayo, la giovane ragazza seguace della curatrice Ederra, una delle presunte streghe arrestate e condotte a Logroño, Mayo si ritroverà a seguire l'inquisitore e i suoi assistenti nella speranza di ritrovare Ederra. Lo sfondo su cui si muovono questi personaggi però è intessuto delle trame politiche dei potenti dell'epoca, in particolare il duca di Lerma, plenipotenziario del re, ed il suo scaltro assistente. La fredda logica di Salazar ha qualcosa di Gugliemo da Baskerville de Il nome della rosa, con tanto di un Adso al seguito, in questo caso Iñigo de Maestru, il novizio il cui cuore sarà catturato da Mayo. La conclusione dell'inquisitore, è che la stregoneria non esiste, e che la caccia è dovuta a motivi politici e a isteria collettiva; per questo sarà conosciuto come "l'avvocato delle streghe".
Non svelo il finale, che anche non essendo particolarmente originale, conserva qualche piccolo colpo di scena.
Ho apprezzato questo libro perché nonostante le varie letture di romanzi storici o sul tema della caccia alle streghe, non ne avevo mai incontrati ambientati in Spagna, con tutte le peculiarità che questo comporta, come l'akelarre, il nome che in questo paese era dato alla riunione notturna delle streghe.
Il soprannaturale, che tante volta è la pecca dei romanzi a tema stregonesco, è assente, ma vengono citate qua e e là le superstizioni, le leggende e i rimedi popolari baschi.
I personaggi pur non essendo eccelsi hanno un buon grado di verosimiglianza, non sono unidimensionali ed evolvono nel corso della narrazione.
La scrittura è semplice e scorrevole ma non rinuncia ad alcune pennellate di lirismo ben assestate.
Insomma, se siete appassionati del genere, questo romanzo dell'autrice spagnola Nera Riesco potrebbe essere una lettura non straordinaria ma decisamente piacevole.
La maggior parte dei personaggi citati sono realmente esistiti, in particolare l'inquisitore Alonso de Salazar y Frías ha lasciato una grande messe di documenti.

Utilità
I documenti di Salazar y Frías  sono stati studiati Gustav Henningsen nel libro L'avvocato delle streghe.
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lunedì 20 agosto 2018

Il crogiuolo

Il crogiuolo di Arthur Miller, Einaudi, 1964
Titolo originale: The Crucible
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1953
Prima edizione italiana: 1964
Genere: opera teatrale
Ambientazione: Salem, Massachussetts
Epoca: 1692, durante il noto processo alle streghe
Mi sembra abbastanza chiaro che fra le letture di quest'estate le streghe l'hanno fatta da padrone, ed in particolare quelle di Salem, infatti, dopo Lois la Strega e Le figlie del libro perduto, eccomi di nuovo immersa nel New England di fine Seicento. Questa volta però non si tratta di un romanzo, ma bensì di un'opera teatrale in quattro atti, basata (anche se non del tutto fedele) sugli eventi che si svolsero a Salem nel 1692.
Nel primo atto assistiamo all'inizio dei fatti, lo strano comportamento di alcune ragazze, Betty Parris ed in seguito Abigail Williams, rispettivamente figlia e nipote del pastore del luogo, Samuel Parris, inseguito ad un ballo notturno nel bosco. Fin da subito compaiono molti dei personaggi principali, che si ritrovano di volta in volta al cospetto delle ragazze, fra tutti il più riuscito ed eroe del racconto, John Proctor, amante della giovane Abigail, domestica in casa sua e cacciata dalla moglie, Elizabeth Proctor, venuta a conoscenza della relazione dalla bocca del suo stesso marito.
Fin d'ora s'intuisce l'indole di Abigail, che tramite le simulate crisi causate dalle presunte streghe, insieme alle altre ragazze, acquisterà potere di vita e di morte sui concittadini.
Tituba, la schiava del reverendo Parris, prima vittima dei processi e rea confessa di stregoneria, compare appena.
Il secondo atto, ambientato nella casa dei coniugi Proctor, ci fa capire il precipitare degli eventi, quando Mary Warren, una delle ragazze stregate, racconta del processo e delle prime esecuzioni. John Proctor, dopo aver saputo che la moglie è stata accusata da Abigail, rileva come tutto ciò che sta accendo, sia la conseguenza di vendetta e invidia. Elizabeth Proctor viene arrestata.
Il terzo atto ci porta nel vivo dei processi, nella corte istituita per giudicare gli accusati, davanti ai giudici: è in questa scena che si vede come il buon senso e la logica, portati da John Proctor e Mary Warren, che confessa che lei e le altre ragazze fingevano solo di essere sotto attacco di forza maligne, soccombono all'isteria dei cittadini e all'orgoglio e arroganza dei giudici. Persino alcuni ecclesiastici iniziano a dubitare dell'operato della corte. Proctor viene arrestato.
Il quarto atto, ambientato nel carcere, vede l'incontro di John Proctor ed Elizabeth, all'alba del giorno dell'esecuzione del marito. John viene convinto a confessare per aver salva la vita, ma si rifiuta di firmare il documento, in modo che questo non possa essere usato come monito per gli altri cittadini, inoltre rifiuta di fare nomi di altre persone. Memorabile la sua battuta "Non mi presto al vostro giuoco. Nel prezzo richiesto per la mia salvezza non è compresa la mia complicità!"
Così in fine, per rimanere fedele a sé stesso, decide di affrontare l'esecuzione. In quest'ultimo atto di coraggiosa verità, ritrova sé stesso. La scena si chiude su Elizabeth che prega di avere la forza di non ostacolare John con il suo amore.
Ho apprezzato molto l'opera, sia perché i personaggi sono ben costruiti, alcuni hanno una chiara evoluzione nel corso dell'opera, altri restano monolitici. Inoltre Il crogiuolo rende bene il clima di sospetto, l'impotenza della logica davanti ad un'accusa basata su fatti invisibili, e che quindi non può essere neanche certamente dimostrata come falsa, l'isteria collettiva, il fatto che tutti possono essere accusati per ogni piccola, singola cosa. Il sonno della ragione genera mostri.

Utilità
A quest'opera è ispirato il film del 1996 La seduzione del male.
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domenica 12 agosto 2018

Il mondo senza di noi

 Il mondo senza di noi di Alan Weisman, Einaudi, 2017
Numero pagine: 373
Titolo originale: The Word Without Us
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 2007
Prima edizione italiana: 2008
Genere: saggio

Allora, lasciatemi dire che guardando la copertina mi ero immaginata tutt'altro, Qualcosa di tristemente apocalittico stile The day after tomorrow, così per un po' non ho minimamente considerato questo libro, finché non ho letto qualcosa a riguardo in giro. "Ma allora è interessante!" ho pensato, ed in effetti lo è proprio. Infatti, la domanda a cui l'autore cerca di dare una risposta è: cosa succederebbe al pianeta se l'uomo si estinguesse domani?
In ogni capitolo passa in rassegna le sorti del nostro pianeta senza di noi: cosa ne sarebbe delle nostre case, delle nostre città? E l'ambiente? Si riprenderebbe? Secoli e secoli di agricoltura come influenzerebbero sul lungo termine il terreno? Come si comporterebbero gli animali, oggi sempre più rinchiusi nelle aree selvagge isolate le une dalle altre dalle città? E tutte le piante importate da un continente all'altro? Cosa ne sarebbe delle creazioni umane, i monumenti, le aree industriali? E di ciò che l'uomo ha costruito sottoterra? Delle aree rese asciutte dalle dighe? E la plastica e tutti i vari prodotti chimici e materiali prodotti dall'uomo che ruolo avrebbero nel futuro di una Terra senza esseri umani?
Queste sono solo alcune delle interessanti questioni affrontate da Weisman, riportando le voci di esperti di tutto il mondo, prendendo come esempi luoghi unici, come la Puszcza fra Bielorussia e Polonia, l'ultima parte di quella foresta vergine che un tempo ricopriva tutta l'Europa; o le città sotterranee della Cappadocia, costruite sempre più in profondità nel corso dei secoli; o uno sterminato centro industriale texano...
Insomma ci troviamo davanti ad un libro estremamente interessante ed attuale, ben scritto e scorrevole nonostante tratti argomenti complessi, basato su solide fonte scientifiche grazie anche alla collaborazione di vari esperti nelle più diverse discipline Lo consiglio assolutamente a chiunque sia interessato all'ambiente che ci circonda, alla nostra casa, la Terra, a chi si pone domande sul nostro futuro e sul nostro presente.

Utilità
A questo libro è ispirata la serie di documentari La Terra dopo l'uomo in parte disponibile su Youtube.
Alan Weisman è autore anche di Conto alla rovescia, Einaudi, 2014

Lois la strega

Lois la strega di Elizabeth Gaskell, Elliott, 2016
Numero pagine: 126
Titolo originale: Lois the Witch
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1861
Prima edizione italiana: 2016
Genere: racconto storico
Ambientazione: Salem, Massachusetts
Epoca: fine del Seicento, durante i noti processi alle streghe

Ormai lo sapete, leggo "strega" nel titolo e mi leggo tutto il libro. Questo in particolare non è un romanzo ma un racconto della scrittrice inglese Elizabeth Gaskell, fra l'altro amica e biografa di Charlotte Brontë.
Gli eventi si svolgono a Salem sul finire del Seicento, all'epoca dei noti processi alle streghe.
La storia è quella di Lois, giovane orfana di un pastore anglicano che, su indicazione della madre sul letto di morte, dall'Inghilterra s'imbarca verso le Colonie per raggiungere il suo ultimo parente vivente, uno zio che ha preso dimora fra i puritani di Salem. In Inghilterra lascia un vago amore giovanile, nella speranza che il giovane venga a cercarla in America.
Al suo arrivo trova la zio gravemente malato ed una famiglia ostile, composta dalla rigida zia Grace, e dai figli Manasseh, Faith e Prudence.
Nel giro di qualche mese i rapporti con i vari famigliari si fanno tesi, dall'amore allucinato di Manasseh, alla cocente gelosia di Faith, fino all'isteria della piccola Prudence, proprio in corrispondenza dell'inizio dei processi a molti cittadini di Salem; fra le accusate finirà anche la gentile Lois. Non vi svelo il finale, per quanto quasi del tutto prevedibile.
 Questa la vicenda; ho apprezzato particolarmente il fatto il personaggio di Lois sia  costruito in maniera da essere pienamente calato nel suo tempo: ella stessa teme le streghe e si interroga se non sia stata toccata dal male a sua insaputa. Tuttavia, è un personaggio non completamente riuscito per una certa eccessiva bontà che non diventa mai rabbia o frustrazione, neanche nelle più estreme condizioni in carcere e poi sul patibolo, forse anche a causa dell'epoca in cui il racconto è stato scritto, ovvero la seconda metà dell'Ottocento, quando ancora era difficile se non espressamente vietato, mettere su carta tutte le possibili emozioni di una donna.
Ultimamente mi è capitato di leggere vari romanzi che ruotano attorno ai processi di Salem, questo racconto non mi ha colpito particolarmente, ma è comunque ben scritto e scorrevole; lo si può trovare insieme ad altri incentrati su figure femminili nella raccolta Storie di bimbe, di donne e di streghe, che mette insieme vari racconti di Elizabeth Gaskell.

Utilità
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Le figlie del libro perduto

Le figlie del libro perduto di Katherine Howe, Salani, 2009
Numero pagine: 428
Titolo originale: The Physick Book of Deliverance Dane
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 2009
Prima edizione italiana: 2009
Genere: romanzo storico, fantastico
Ambientazione: New England, nei pressi di Salem.
Epoca: principalmente anni 90, con flashback dalla fine del Seicento in avanti.

Come ormai avrete capito, tutto ciò che riguarda le streghe, attrae la mia attenzione. Questo libro in particolare mi era stato consigliato un bel po' di anni fa, e trovatolo per caso, ho deciso di leggerlo. Vi anticipo che è stata una buona idea.
Il romanzo racconta di Connie Goodwin, dottoranda ad Harvard in storia dell'età coloniale negli anni 90, che si ritrova a doversi occupare della casa della nonna, a pochi chilometri da Salem. Nell'antica casa trova una vecchia Bibbia di famiglia ed una chiave appartenuta a Deliverance Dale; ricercando in archivi e biblioteche, Connie riesce a ricostruire la vita di questa sua antenata vissuta a Salem e condannata come strega, e delle sue discendenti, legate da nomi tipici dei padri puritani e da un misterioso "libro di ricette" in cui sono racchiuse parole di potere. Ma anche qualcun'altro è interessato al libro...
Immancabile la storia d'amore (che però non viene ben approfondita e si mantiene quindi sulla superficie)vagamente stucchevole e alcuni episodi riguardanti magia e soprannaturale, che però riescono a non essere eccessivi e sono  ben costruiti. La narrazione alterna i tempi moderni a flashback dalla fine del Seicento in avanti, che raccontano episodi della vita delle varie componenti della famiglia.
Particolarmente ben riuscite le parti ambientate nel passato, anche perché l'autrice è una storica, sicché riesce a calare bene i personaggi nei vari periodi, inoltre essa stessa discende da due donne processate a Salem. Sempre per lo stesso motivo la parte riguardante ricerca del libro da parte di Connie è verosimile e ben delineata.
Anche se la conclusione risulta un po' scontata è comunque stata una lettura piacevole, la scrittura è scorrevole ma non povera, e non scade mai nell'eccesso come a volte succede ai romanzi che parlano di argomenti legati alle streghe e/o alla magia.
La nota finale dell'autrice, nella quale spiega com'è arrivata a scrivere il libro e come molti personaggi citati siano realmente esistiti, rappresenta un'interessante chiusura storica, oltre che un occasione per ascoltare la voce della scrittrice non filtrata dalla finzione romanzesca.

Utilità
Katherine Howe è anche autrice di un saggio storico sulla caccia alle streghe, con particolare attenzione agli episodi avvenuti in America, intitolato Penguin book of witches, che però non è mai stato tradotto in italiano.
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lunedì 11 giugno 2018

L'Inquisizione a Genova e in Liguria

L'Inquisizione a Genova e in Liguria di Carlo Brizzolari, E. R. G. A, 1974.
Numero pagine: 98
Lingua originale: italiano
Genere: saggio

Questo volume non è facilissimo da trovare, un po' chiaramente perché è decisamente specializzato, un po' anche per la data dell'edizione. Lungi dall'esaurire l'argomento trattato, offre però un'interessante panoramica di quella che fu l'Inquisizione in Liguria in maniera chiara e concisa.
Si apre con una breve prefazione al quale segue una trattazione generale sull'Inquisizione a Genova, fin dove ciò può essere ricostruito sulla scorta dei documenti pervenutici dai vari archivi. Seguono informazioni sull'atteggiamento tenuto contro i movimenti ereticali (valdesi-albigesi, catari); i rapporti fra il governo locale e il tribunale del S. Ufficio e ne viene descritta la sede, nel luogo dell'odierno teatro Carlo Felice; l'atteggiamento verso le chiese riformate; alcuni dati sull'entità della caccia alle streghe prendendo in considerazione nello specifico alcuni processi, fra cui il noto contro alcune donne di Triora; i conflitti giurisdizionali fra il potere repubblicano e quello ecclesiastico e una panoramica sugli ultimi processi tenuti nei territori genovesi.
Il libro è corredato da alcune illustrazioni e riproduzioni di documenti citati. Nelle appendici sono riportati un elenco degli Inquisitori di Genova, dei vicari del S. Ufficio e la trascrizione di un procedimento che portò all'espulsione dai territori della Repubblica un'Inquisitore. Chiude il volume la bibliografia (chiaramente non aggiornata ai giorni nostri) con le fonti manoscritte e a stampa, e l'indice delle illustrazioni.
Come si potrà intuire dal numero di pagine, i singoli argomenti vengono trattati in maniera sommaria ma chiara, e la bibliografia offre la possibilità di approfondire.
Si tratta di uno dei primi saggi volti ad indagare l'argomento della caccia alle streghe in Liguria, nonché uno dei pochi a fornire una panoramica generale, per questi motivi lo consiglio agli interessati.

Utilità
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:
  • Bagiue di Sandro Oddo
  • Brevi note sui meccanismi di esteriorizzazione in criminologia. Analisi della deposizione di due presunte streghe del 1631 in Rassegna di criminologia, XV, 1984, Storia minima. Streghe, inquisitori, peste e guerra in un episodio di violenza collettiva del XVII secolo di Adolfo Francia
  • Caterina e le altrei processi per stregoneria nel savonese nel XVI e XVII secolo di Adolfo Francia, Alfredo Verde e M Zanella
  • Il Tribunale inquisitorio di Genova e l’Inquisizione romana, in Civiltà Cattolica, quad. 2468 del 18 aprile 1953 di G. Bertora
  • In viaggio con la strega di Silvia Bertorello e Enzo Macca
  • La Causa delle Streghe di Triora. I documenti dei processi 1587 – 1618 di Alfonso Assini, Paolo Fontana, Gian Maria Panizza, Paolo Portone
  • La pace impossibile. Indagini ed ipotesi per una ricerca sulle accuse di stregoneria a Triora (1587-1590) in Rivista di Storia e Letteratura Religiosa, XXVI, 1990  di Claudio Coppo e Gian Maria Panizza
  • La stregoneria in Liguria. Prospettive di ricerca, in Caccia alle streghe in Italia tra XIV e XVII secolo: atti del IV Convegno Nazionale di Studi Storico-Antropologici di Lucia Gianna
  • Le streghe di Triora in Liguria, Michele Rosi
  • Le streghe e l'Inquisizione di padre Francesco Ferraironi 
  • Le tre bocche di Cerbero di Stefano Moriggi
  • Processi per stregoneria nel savonese (1551-1664) tesi di laurea di Federica Lequio
  • Strega di Remo Guerrini 
  • Streghe e loro trasformazioni nella tradizione orale stellese e quilianese di Furio Ciciliot
  • Stregoneria magia credenze e superstizioni a Genova e in Liguria di Patrizia Castelli
  • Terra di streghe. Albisola e dintorni tra realtà e fantasia di AA. VV.
  • Triora 1587-1590: bilancio di una ricerca e prospettive per ulteriori indagini in Oltre Triora. Nuove ipotesi di indagine sulla stregoneria e la caccia alle streghe, Atti del convegno, Triora – Toirano 29-30 ottobre 1994 di Gian Maria Panizza
  • Un processo per stregoneria nel Savonese. Benedetta Carzolia di Perti tesi di laurea di Carolina di Francisca
  • Un processo per stregoneria nel secolo XVIII. Riflessioni criminologiche tesi di laurea Maria Grazia Marchiano
  • Una strega del XVI secolo: Gentile Pessana in Rassegna di criminologia, 1983 di Adolfo Francia, Federica Lequio, Mario Scarrone

mercoledì 30 maggio 2018

Il bosco degli urogalli

Il bosco degli urogalli di Mario Rigoni Stern, Einaudi, 2009
Numero pagine: 176
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1962
Genere: raccolta di racconti

Ho scoperto Rigoni Stern con Arboreto salvatico; i più invece passano prima dai suoi racconti di guerra, di cui il più noto è Il sergente nella neve. Ho avuto modo, nel corso degli anni, di leggere anche qualcuno dei libri dell'autore sulla seconda Guerra Mondiale, ma quelli che mi piacciono di più sono, come questo, le raccolte di racconti su animali, alberi, personaggi dell'altipiano di Asiago di dov'era originario Rigoni Stern, che vengono tracciati semplicemente, presi in un immagine particolare rimasta impigliata nei ricordi o nell'immaginazione di chi ne scrive.
Questa raccolta, che riunisce dodici racconti, parla per l'appunto di di animali, fedeli cani da caccia, volpi che scorrazzano nella notte, urogalli imprendibili, e da sfondo il bosco, la montagna, sempre più in alto, e coloro che la abitano, i cacciatori soprattutto, ma anche personaggi che tornano ai propri paesi dopo la guerra, segnati indelebilmente ma ancora capaci di specchiarsi nella natura.
Solitamente non amo i testi che parlano di caccia, ma in quelli di Rigoni Stern si può leggere il rispetto per la montagna e i suoi abitanti, dato da una stretta convivenza e conoscenza, abbozzato con semplicità non priva di poesia.

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Santa o strega?

Santa o strega? - Donne e devianza religiosa tra Medioevo e Età moderna di Peter Dinzelbacher, ECIG, 1999
Numero di pagine: 348
Titolo originale: Heilige oden Hexen?
Lingua originale: tedesco
Prima edizione: 1995
Prima edizione italiana:1999
Genere: saggio

Viene dal mercatino dell'usato, tanto per cambiare. Come ormai saprete (ma chi?) praticamente leggo qualsiasi cosa contenga la parola "strega" sia esso un saggio o un romanzo; sicché sul genere ho collezionato un certo numero di volumi, questo però si discosta abbastanza dagli altri saggi incentrati specificamente sulla figura della strega, ed analizza invece il rapporto fra questa e la figura della santa, esaltandone le differenze ma soprattutto i punti in comune.
Il libro prende il considerazione l'Europa fra il basso Medioevo e l'Illuminismo (dal 200 al 600 circa).
Vengono considerate le streghe, che furono per lo più donne, e le mistiche, quindi l'indagine agisce in una dimensione principalmente femminile, tenendo conto però che furono quasi sempre degli uomini a decidere se una donna dovesse essere bruciata oppure santificata.
Carattere comune ad entrambe è la ricerca e la manifestazione di una religiosità "indipendente" dalla Chiesa, ovvero che non passa attraverso la mediazione ecclesiastica ma avviene direttamente dal singolo al divino, dunque una religiosità al di fuori del "normale", la cui natura andava determinata tramite il discernimento degli spiriti, che però risulta a volte piuttosto soggettivo.
Il primo capitolo propone una carrellata di sante sospette di eresia o condannate come streghe come Giovanna d'Arco; donne che sembravano alternare estasi e possessione diabolica, altre successivamente condannate come eretiche ma che furono ritenute sante durante la loro vita, altre ancora, soprattutto nell'ultimo periodo considerato, che furono sottoposte all'attenzione dei medici del tempo. Si parla poi delle "false sante" ovvero di donne che cercarono di farsi passare come tali, delle quali si trova traccia fin dal XIII secolo; a volte il discrimine è molto sottili, in quanto in taluni casi è la stessa presunta santa a convincersi e autoindursi determinati sintomi. Il capitolo si chiude riassumendo le diverse categorie in cui venivano iscritte le donne "devianti" rispetto alla religiosità comune.
Il secondo capitolo definisce il modello di mistica individuandone le origini, la diffusione e le caratteristiche comuni alle varie mistiche, approfondendo anche la figura della "santa viva" ovvero colei che veniva considerata santa già in vita, e non solo dopo la morte. Si passa poi a definire lo stereotipo, per alcuni versi parallelo (anche temporalmente) della strega, le premesse che portarono alla caccia alle streghe e la relativa diffusione spaziale e temporale. Il capitolo si chiude con un incursione nelle identiche figure maschili del mistico e del mago.
Il terzo capitolo indaga le analogie fra la santa e la strega, confrontando parallelamente punto per punto le varie istanze.
Il quarto traccia invece le differenze fra i due modelli e le incompatibilità di fondo.
Il  quinto rileva come il dualismo del Cristianesimo fu la base del pensiero dicotomico santa-strega applicato alle donne "diverse".
Chiudono il volume la postfazione, le note, le indicazioni bibliografiche, le fonti iconografiche, e l'indice dei nomi.
Come si può vedere da questo breve riassunto dei contenuti si tratta di un libro molto ricco ma ben ordinato e chiaro nelle argomentazioni. L'ho trovato particolarmente interessante sia per l'indagine parallela che propone, sia per l'abbondanza di figure di donne particolari e poco conosciute, delle quali vengono tracciati in maniera breve ma non superficiale la vita e i tratti salienti. Insomma, è un saggio che va a completare quelli più decisamente incentrati sulla strega.
Non credo sia facilissimo da trovare nelle librerie visto che è un'edizione un po' vecchia, ma sporadicamente si trova on-line, ed è presente in molte biblioteche nazionali.

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  • Sante e streghe di Marcello Craveri

martedì 22 maggio 2018

Ricorderò domani

Ricorderò domani - Una storia di madri e di figlie di Erica Jong, Bompiani, 1998.
Numero pagine: 284
Titolo originale: Inventing Memory. A Novel of Mothers and Daughters
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1997
Prima edizione italiana: 1998
Genere: romanzo
Ambientazione: varia, principalmente New York
Epoca: dall'inizio del 900 ai giorni nostri

Ormai ho letto quasi tutti i libri di Erica Jong, questo mi mancava; tuttavia è uno di quelli che ho apprezzato di meno, anche se l’idea di fondo mi è piaciuta.
Il romanzo narra la storia di varie generazioni di donne di una stessa famiglia, partendo da Sarah una giovane ebrea russa che emigra in America, l’Eldorado di quei tempi, accompagnata da proverbi yddish della madre e dal ricordo del figlio illegittimo morto; qui riuscirà a farsi strada con l’arte, guadagnando abbastanza soldi per pagare il viaggio verso l’america anche alla madre e al fratello.
Salomè, la figlia, diverrà una scrittrice nella Parigi degli anni 30, vivendo la bohème e conoscendo Henry Miller. Tornata in America, va in cerca del suo padre naturale, e così conosce il suo futuro marito, ebreo anch'esso e reduce da difficili episodi durante la guerra che lo portano alla pazzia.
Da loro nasce Sally, musicista durante gli anni 60, che rimane presa fra insicurezze e dipendenze.
L’ultimo tassello è Sara (con la figlia Dove), figlia di Sally che alle soglie del 2000 rilegge le memorie della sua bisnonna Sarah e raccoglie le voci della sua linea femminile.
Anche in questo libro, come in molto altri della Jong, sono facilmente visibili gli spunti autobiografici, inoltre è molto viva la questione dell’ebraismo e cosa comporti essere una donna ebrea nelle varie generazioni di protagoniste; inoltre molti dei temi trattati sono presenti già in altri romanzi dell’autrice, quindi, personalmente, ho trovato questo ripetitivo e privo di particolare profondità. Tuttavia, l’idea di fondo di rinarrare le esperienze delle proprie antenate, l’ho trovata molto interessante.
Non possiamo accendere il fuoco, non possiamo recitare le preghiere, non conosciamo il luogo, ma possiamo raccontare la storia di come fu fatto…” (pag. 278)

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Erica Jong ha pubblicato anche molti altri romanzi e saggi incentrati sulla psicologia e la vita femminile:

Il formaggio e i vermi

Il formaggio e i vermi – Il cosmo di un mugnaio del ‘500 di Carlo Ginzburg, Einaudi, 1976
Numero pagine: 196
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1976
Genere: saggio

Dopo aver letto Storia notturna, mi ero ripromessa di esplorare anche gli altri saggi di Ginzburg, I benandanti e Il formaggio e i vermi, che anche se non propriamente incentrati sulla figura della strega, che è quella che a me interessa di più, parlano comunque di personaggi appartenenti allo stesso ambiente rurale, che ebbero a che fare con l’Inquisizione.
In Il formaggio e i vermi, Ginzuburg indaga gli atti processuali a carico di Domenico Scandella, detto Menocchio di Montereale (provincia di Padova), relativi a due procedimenti: il primo del 1583, il secondo del 1599.
Il libro è composto da un indice, seguito da un interessante prefazione (circa 25 pagine) in cui l’autore illustra cause e premesse dell’indagine, prendendo in considerazione il rapporto fra cultura popolare e cultura dotta e la natura della prima, per capire se si possa veramente parlare di “cultura popolare” e quali ne siano i prodotti, come viene tramandata ecc.
Nel saggio vero e proprio, Ginzburg indaga le credenze dello straordinario personaggio che fu Menocchio, mugnaio di una certa cultura, inquadrandolo nelle tendenze del suo tempo quali le rivolte contadine, un certo radicalismo e la critica delle gerarchie profane ed ecclesiastiche, sullo sfondo di Riforma e Controriforma. Parte delle sue idee vennero anche da una rielaborazione critica delle sue letture, e forse, dall'influenza di un gruppo anabattista.
Il titolo viene dalla cosmogonia riportata negli atti processuali di Menocchio, in cui il cosmo composto dei quattro elementi, si crea aggregandosi come il formaggio nel latte, nel quale i vermi sono gli angeli e Dio; quest’idea, secondo le indagini dell’autore, fu dovuta ad un miscuglio di credenze popolari, anche molto antiche e cultura dotta, proveniente dai libri che il mugnaio aveva letto.
Molto interessante è anche il contegno tenuto da Menocchio, come lo si evince dalle parole dei suoi compaesani, e dalle risposte che dà durante gli interrogatori. Emerge la figura di un uomo dotato di forte senso critico, capacità di astrazione e indipendenza di pensiero, e orgoglioso di tali qualità, anche se non sempre consapevole di ciò che gli si è abbattuto addosso con il processo.
La prima sentenza lo condanna al carcere a vita, che però sconta solo per due anni a causa di una malattia, rilasciato, gli è fatto divieto di allontanarsi da Montereale, con l’obbligo di indossare sempre l’abito crociato a monito della sua colpevolezza.
Passando gli anni però Menocchio viola tali condizioni, riprende a parlare di questioni religiose con i paesani, e nel 1599 si apre il secondo processo, durante il quale viene giudicato relapso cioè recidivo, e, dopo alcune esitazioni, viene eseguita la condanna a morte.
Negli ultimi capitoli vengono presi in considerazione altri personaggi simili, come il mugnaio modenese detto Pighino processato nel 1570, che rivela avere alcune credenze in comune con Menocchio.
Seguono le note e l’indice dei nomi.
Insomma si tratta di una lettura senza dubbio interessante, sia a livello scientifico, sia per la possibilità di conoscere un personaggio notevole come Menocchio, inoltre va ad ampliare ed approfondire l'argomento della repressione della libertà di pensiero e di credenze parallele da parte della Chiesa. Rispetto a Storia notturna, questo saggio è sicuramente più semplice e meno articolato ma comunque rigoroso nell'indagare e nell'argomentazione.

mercoledì 28 febbraio 2018

La strega innamorata

La strega innamorata di Pasquale Festa Campanile, Bompiani, 1985
Numero pagine: 191
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1985
Genere: romanzo storico
Ambientazione: provincia di Viterbo, Roma e dintorni.
Epoca: XVII sec.

Ok, lo sapete, leggo “strega” nel titolo e nel dubbio leggo tutto il libro, tanto quelli usati mi costano massimo 2 euro. Questo è uno di quelli che già da un po’ avevo notato ma non mi decidevo a prendere, poi, visto che il mio mercatino dell’usato di fiducia (nonché l’unico rimasto in città) sta per chiudere, ho pensato fosse il caso di far mambassa anche dei titoli non troppo convincenti.
La strega innamorata, è un romanzo storico ambientato nello Stato della Chiesa del XVII secolo, e racconta la storia di Isidora Isidori, giovane figlia di una coppia bruciata sul rogo. Isidora diviene strega anch’essa, per lo più dispettosa e a tratti vendicativa, apprendendo l’arte da una vecchia del luogo, ed istruita da un non meglio definito eremita di passaggio, diviene poi una serva irriverente ed ambiziosa in casa della signora del luogo, fino a quando viene catturata e accusata dall’Inquisizione; fin qui troviamo alcuni degli elementi classici dei romanzi sulle streghe, ma pur essendo la parte che ho apprezzato di più, l’ho trovata un po’ scontata in alcuni punti, salvo qualche breve riflessione sul perché farsi strega, unica alternativa al soccombere ai soprusi per una donna d’umili condizioni e senza prospettive. Da qui inizia una sorta di altro nucleo narrativo che ho trovato meno di mio gradimento, e a tratti anche mal congegnato e fastidiosamente ammiccante, senza però erotismo ben costruito. Fuggita al monaco dell’Inquisitore (che come nella migliore tradizione tenta di sedurla, non riuscendo a resistere alla tentazione) raggiunge la sorella a Roma travestita da uomo, sarà qui che intraprenderà una scalata al lusso e al potere che da prostituta qualunque, come la sorella, la condurrà ad essere una sorta di dominatrice. Ma perché innamorata? Perché Isidora si innamora niente di meno che del papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, il quale, unico personaggio a mio avviso con una certa coerenza, non cede ai suoi assalti, e quest’amore senza consumazione, fatto di brevi incontri, durerà fino alla morte del pontefice.
Questa in breve la vicenda, che come si può vedere in entrambe le parti non ha tratti particolarmente originali, sia nella ricostruzione della “strega” (bellissima, selvatica, intelligente, potente, dispettosa ma innocente e in fin dei conti buona), sia in quella della “cortigiana” (ambiziosa, scaltra, manipolatrice, amante del piacere ma in fondo candidamente innamorata). Anche le scene in cui l’emotività della protagonista dovrebbe essere più viva, a tratti mi sono sembrate costruite da maschere sovrapposte (“femme fatale”, “innamorata disperata” ecc. come tracciate da un punto di vista maschile) piuttosto che tracciare un personaggio unico e coerente. Insomma, sia Isidora che gli altri personaggi non riescono a raggiungere una profondità che li renda verosimili, sembra quasi che gli aventi non li tocchino, e così è difficile immedesimarcisi. Inoltre, le brevi incursioni nell’erotico, sono anch’esse poco convincenti. La ricostruzione storica dell’ambiente e del contesto sociale è piuttosto superficiale, mentre personalmente apprezzo trovare in un romanzo storico approfondimenti e descrizioni che rendano le dinamiche caratteristiche e inserite nel tempo, e non interscambiabili con qualsiasi altro.
Quindi, se siete arrivati a leggere fino a qui, avrete già capito che non è un libro che consiglierei, o che abbia trovato di particolare interesse.

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venerdì 2 febbraio 2018

Gli dei della Grecia

Gli della Grecia di Walter F. Otto, Adelphi, 2017
Numero pagine: 337
Titolo originale: Die Götter Griechenlands
Lingua originale: tedesco
Prima edizione: 1929
Prima edizione italiana: 1941
Genere: saggio

Da anni volevo approcciare i lavori di Walter Otto. I miei studi sulla mitologia greca hanno radici già attecchite nell’adolescenza; crescendo anche grazie all’interesse per alcuni aspetti del neopaganesimo, mi sono trovata più volte davanti a testi sulla mitologia osannati dai “profani” ma poco considerati dagli addetti ai lavori come quelli di Robert Graves, di Margaret Murray, di Umberto Pestalozza od anche di Marjia Gimbutas. Nulla da dire, chi più chi meno in alcuni casi sono sembrati anche a me piuttosto arbitrari. Walter Otto si colloca a metà, a mio parere, fra gli studi prettamente accademici ed accettati , e quelli meno scientificamente provati ma che sono diventati di culto. Otto infatti era uno studioso che insegnò per lunghi anni sia riguardo al mondo latino che a quello greco, ma il cui lavoro fu tacciato di arbitrio e soggettivismo; ciononostante è ancora oggi famoso, anche solo come un pezzo della storia degli studi sulle religioni.
Questo testo, è il più noto in Italia insieme a Dioniso, mito e culto e Le Muse e l’origine divina della parola e del canto, e sono rimasta molto stupita quando, cercandone una recensione, non ne ho trovata nessuna valida o anche solo più lunga di 10 righe.
Il volume, che per mia fortuna sono riuscita a trovare in edizione economica (15 euro a fronte dei circa 40 di edizioni precedenti) si apre con le prefazioni di Otto alla seconda (1934) e alla terza edizione (1947), per poi partire con l’introduzione ed una premessa, nelle quali Otto nota come la comprensione della religione greca risulti difficoltosa ad un moderno, permeato dalla credenza che una religione per essere solenne, morale, alta debba anche essere trascendente e quindi staccata dalla natura, personale (nel senso di un rapporto individuale di vicinanza con Dio) come cristianesimo e ebraismo ci hanno insegnato. Seppure tutto ciò non si trovi nella religione greca (escludendo i culti misterici) Otto individua una profonda religiosità in particolare nei poemi omerici che per lui sono l’incarnazione del vero pensiero religioso greco, in cui il divino non è staccato dal naturale in quanto è la natura stessa manifestazione del divino, lasciando quindi dietro di sé, nell’epoca pre-olimpica, tutto ciò che ha a che fare con il sopranaturale ed il magico. Chiaramente tutto ciò non si esprime in forma dogmatica, ma si desume analizzando i fatti e i comportamenti di Dei ed Eroi.
Questo il pensiero generale, che viene sviluppato nei capitoli successivi. Personalmente, trovo un po’ arbitrario identificare nei soli poemi omerici il sunto e la più alta manifestazione della grecità (ma esiste una grecità?), certo essi furono presenti al pensiero per tutti i successivi secoli durante i quali l’Ellade continuò a svilupparsi in tutti i campi, ma penso che mito e culto vadano indagati insieme, inoltre il materiale che la Grecia antica ci offre è talmente ampio in ogni ambito ed epoca che trovo riduttivo prendere Omero come manifesto universale .
Nel capito Religione e mito dell’epoca arcaica esplora il passaggio da una religione pre-olimpica a quella dominata da Zeus e dagli altri Dei abitatori dell’Olimpo che tanta parte hanno nell’epica omerica (precisa come secondo lui sia impossibile tracciare storicamente questo cambiamento del pensiero religioso, che pur tuttavia è chiaramente avvenuto). Gli antichi Dei, che potremmo anche chiamare Titani, dominati dal femminile e legati agli elementi, alla terra, così come alla morte, che si manifestano volentieri in forma animale, non scompaiono, ma vengono relegati in secondo piano, per affermare ciò Otto si avvale delle Eumenidi di Eschilo con il famoso processo ad Oreste e della Teogonia laddove si parla di Crono, Gaia e dello scontro fra Titani e figli di Crono.
Il legame con la morte, caratteristico delle figure pre-olimpiche, è totalmente assente nelle funzioni degli Dei successivi, le quali incarnerebbero totalmente la vita.
Ho trovato interessante questo capitolo, in verità più che altro quando traccia i contorni di questa più antica religiosità semi-sommersa in Omero, poiché in generale è quella che mi interessa di più. tuttavia il basarsi quasi esclusivamente su Eschilo e Esiodo per indagare i rapporti fra i due tipi di religiosità, mi lascia perplessa.
Nel capitolo 3, Figure degli dei olimpici, cerca di definire lo spirito ultimo di alcune delle più rilevanti divinità presenti nei poemi omerici, in particolare Atena ovvero il senno, la riflessione che applicata porta alla realizzazione (piuttosto fumosa mi è sembrata la spiegazione del perché, pur dominando su una sfera maschile, sia di sesso femminile); Apollo, colui che pur distaccato è, dopo Zeus, la sintesi del divino omerico, essenza dell’ordine e dell’armonia il cui adepto, il poeta, è anche profeta (su Apollo tornerà nell’Appendice); Artemide la cui essenza è natura e femminilità incontaminata, anch’essa contemplabile solo da lontano; Afrodite colei che muove all’unione ed essenza stessa di bellezza e grazia in ogni forma; Ermes, manifestazione divina di ciò che è fortunoso, o si può ottenere con scaltrezza, e che nell’indefinitezza tipica del suo essere ha a che fare sia coi vivi che con i morti, a differenza degli altri olimpici.
Precisa come non sia tanto importante il fatto che alcune di queste divinità nacquero in Asia o comunque in tempi pre-omerici, poiché qui vengono considerate così come sono nei poemi omerici. Inoltre, pur identificando per ognuno essenze diverse, nei capitoli successivi vengono ricondotte ad un’unità. In questo capitolo mi aspettavo un’esposizione lineare e cronologica dei vari aspetti degli Dei…beh nulla di tutto questo! Qui più che portare dati (che comunque non mancano) Otto interpreta; sennonché mi sembra una maniera piuttosto soggettiva di approcciare una disciplina che si vorrebbe se non totalmente scientifica, almeno tendente a ciò.
I due capitoli successivi, li ho trovati estremamente complicati, tanto che a tratti ho proprio fatto fatica a seguire il ragionamento, che per altro in più punti mi è parso totalmente personale e arbitrario.
Ne L’essenza degli dei l'autore parta del fatto che gli dei sono concepiti antropomorfi, giovani, immortali, non hanno contatto coi morti che se in tempi più antichi erano potenze che potevano interagire coi vivi, in Omero sono solo ombre, il passato, ciò che è stato; gli Dei sono ciò che è, inoltre Otto sottolinea come tutti i maggiori Dei omerici abbiano, anche presi singolarmente, potere e competenza su tutta l’esistenza umana, ed è appunto questo a garantire loro il primato sulle altre divinità.
Questo è quello che sono riuscita a cogliere ma devo ammettere che molti punti mi rimangono oscuri.
Se in questo capitolo si è dunque voluta definire la forma in cui erano concepite le divinità omeriche, nel successivo Essere e accadere alla luce della rivelazione degli dei si tenta di definine l’azione. Essi, gli Dei, operano insieme o soli e in ciò sta la molteplicità che l’uomo sperimenta, ma è comunque ricondotto all’armonia unitaria della superiorità di Zeus. L’uomo conserva il libero arbitrio poiché gli dei si manifestano nel suo agire, dunque le sue azioni sono sia umane che divine, sicché non esiste la colpa, ma sussiste la responsabilità.
In Dio e l’uomo fra le altre cose riprende la critica già antica all’antropomorfismo degli Dei greci, portando interessanti considerazioni sul perché ciò non dovrebbe essere visto in maniera negativa ma bensì come un segno di estrema prossimità fra l’uomo e il divino.
In Il Destino Otto indaga il legame fra gli Dei ed il destino, la Moira (figura pre-olimpica che però continuerà a vivere ed evolvere nei secoli successivi, viene qui indagata nella sua forma omerica) ovvero una sorta di necessario ordine universale al quale neanche gli dei possono sottrarsi, una potenza non personalizzata, che portando la morte, segna il confine di ciò che è divino, essendo esso, secondo Otto, totalmente vitale e opposto alla morte, naturale (nel senso di non soprannaturale). La differenza fra gli uomini e gli Dei è che questi ultimi conoscono il decreto, ciò che è stato stabilito e che deve avvenire perché l’ordine venga conservato.
Personalmente trovo difficile accettare un pensiero in cui vita e morte non sono legati inestricabilmente l’una all’altra, anche nella figura divina, quindi questa decisa opposizione Dei vita-morte non mi ha convinto molto.
Seguono quindi la conclusione ed un appendice, non presente nel volume originale, intitolata La grande metamorfosi verso le religione di Zeus nella quale la figura che più emerge come caratteristica del pensiero religioso greco è Apollo.
La postfazione, piuttosto interessante, narra la genesi del libro, la fortuna, il perché dell’aggiunta dell’appendice, i legami con Nietzsche, i motivi dell’assenza di Zeus e Dioniso fra gli Dei indagati.
In sintesi mi è parso uno studio che è valido solo se si prendono per buone le premesse iniziali, smontando le quali non rimane molto se non qualche intuizione interessante o qualche argomentazione arguta. Merita comunque di essere letto da chi volesse approfondire, anche se come lettura è piuttosto laboriosa, sia perché ha un suo posto nella storia della storia delle religioni, sia perché offre un approccio particolare all'argomento mai esaurito della mitologia greca.