lunedì 22 luglio 2019

Il Codice delle Fate

Il Codice delle Fate di Lisa Tuttle, Newton & Compton, 2007
Numero pagine:
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mysteries
Prima edizione: 2005
Prima edizione italiana: 2007
Genere: romanzo fantasy, mystery
Ambientazione: principalmente U.S.A., Londra e Scozia
Epoca: contemporanea

Ho cercato questo libro per mare e per terra, senza mai convincermi a comprarlo nuovo, finché, l'altro giorno al mercatino dell'usato, proprio mentre mi dicevo che ormai avevo passato in rassegna tutti gli scaffali e che non avrei trovato nulla d'interessante, eccolo, tranquillo in attesa fra gli altri titoli. Quasi incredula l'ho sfogliato, rendendomi conto che era proprio il libro che cercavo.
L'ho finito in due giorni.
La storia è narrata in prima persona da Iann Kennedy, investigatore privato d'origine americana ma residente a Londra, il quale viene contattato da Laura Lensky, anch'essa d'origine americana, per cercare Peri, la propria figlia scomparsa misteriosamente in Scozia. Il racconto si snoda fra flashback del passato di Iann e di una sua precedente indagine, e la sua ricerca di Peri, la quale, secondo le parole di Hugh, il fidanzato, si è allontanata dopo l'incontro con un ambiguo personaggio di nome Mider; a poco a poco emergono riferimenti all'antico poema irlandese Il corteggiamento di Etain e al folklore celtico, in particolare riguardante il Mondo delle Fate ed i rapimenti ad opera del Buon Popolo di esseri mortali, racconti che vengono brevemente riportati fra un capitolo e l'altro.
Ne emerge una storia ben costruita, che si svela poco a poco, intessuta della magia di leggende e folklore trasposti ai giorni nostri in maniera riuscita; e nonostante questa incursione nel fantastico, la trama funziona, regge senza diventare forzata. I personaggi sono ben caratterizzati (anche se non indimenticabili): primi fra tutti Iann, Laura e Hugh; Peri e Mider rimangono abbozzati ad aleggiare lungo tutto lo svolgersi dell'intreccio. Lo stile è semplice, piano, ma piacevole e scorrevole.
Amo particolarmente le rielaborazioni romanzate di miti e leggende, che però purtroppo non sempre riescono bene, per quanto riguarda Il Codice delle Fate invece, ci si trova avvinti e affascinati da un mondo sempre sotteso e vicino al nostro, senza rinunciare al verosimile; per questo mi ha ricordato varie pubblicazioni di Neil Gaiman fra cui American Gods, I ragazzi di Anansi di Neil Gaiman e la serie a fumetti The Sandman, ma anche Jonathan Strange & il signor Norrell di Susanna Clarke, ugualmente incentrato sul folklore delle fate del Regno Unito.
Sicché, se amate il fantasy e la mitologia celtica, questo libro fa assolutamente per voi; lo consiglierei comunque come una lettura piacevole e avvincente in generale.

domenica 21 luglio 2019

Mitologia delle piante


Mitologia delle piante. Ovvero le leggende del mondo vegetale - vol. 1 di De Gubernatis, Mir Edizioni, 2010
Numero pagine: 223
Lingua originale: francese
Titolo originale: La Mythologie des Plantes, ou Les Légendes du Règne Végétal
Prima edizione: 1878-1882
Prima edizione italiana: 2010

Genere: saggio

Coloro che hanno svolto qualche minima ricerca sul folklore vegetale, prima o poi si sono imbattuti in De Gubernatis; si tratta di uno degli autori più citati nei saggi sulla mitologia delle piante del secolo scorso. Purtroppo, questa è l'unica tradizione italiana del primo dei due volumi della sua opera, in originale francese La Mythologie des Plantes.
Ho trovato questo libro a casa di un'amica, così me lo sono fatta prestare, presagendo interessanti sorprese.
Il libro si apre con una presentazione ed un introduzione in cui De Gubernatis motiva il libro, da queste pagine si evince il suo entusiasmo per la mitologia comparata, ed anche una formazione in vari campi del sapere, se non particolarmente approfondita, sicuramente vastissima.
Per quanto riguarda il libro in sé si tratta di un'opera compilatoria, l'Autore a messo insieme le fonti che aveva sotto mano (ai tempi le ricerche bibliografiche erano sicuramente moooolto più lunghe ed impegnative di adesso), compilando una sorta di dizionario per cui ad ogni voce corrisponde una specifica pianta; a volte il nome riportato non corrisponde a nessuna pianta nota o esistente, ed alcune delle piante a noi più familiari non trovano spazio in quest'opera. Oltre ai miti relativi alle culture greca e latina e ad altre europee e non, sono molto presenti informazioni sulla cultura indiana che De Gubernatis aveva studiato approfonditamente.
Si tratta sicuramente di un'opera datata, anche a livello di interpretazione dei miti, i riferimenti bibliografici sono assenti, il linguaggio è antiquato, il materiale è organizzato in maniera caotica e ad oggi esistono studi specifici più approfonditi, tuttavia contiene informazioni interessanti, e può quindi essere un utile testo da consultazione
Tuttavia, la forma editoriale è pessima, contiene infatti vari errori di stampa, un'impaginazione confusionaria, e tra l'altro non è stato mai pubblicato il secondo volume.
In definitiva, consiglio questo libro solo agli appassionati e agli studiosi di mitologia vegetale.

Utilità
Sul sito Archives.org si possono trovare il primo e il secondo volume dell'edizione originale francese.

La Magia delle Erbe


La Magia delle Erbe. Storia, folklore, incantesimi – la guida della strega moderna di T. F. Thiselton-Dyer, Elfi Edizioni, 2006
Numero pagine: 192
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Folk-lore of Plants
Prima edizione: 1889
Prima edizione italiana: ?
Genere: saggio

Ho trovato questo libro su una bancarella, e benché ci sia il detto "Mai giudicare un libro dalla copertina", la particolare veste editoriale di questo volume non mi entusiasmava, però, visto il prezzo ridotto, ho deciso di prenderlo per farmi un' idea, visto che ultimamente ho letto vari libri sulla magia delle piante.
Devo dire però che la mia prima impressione in questo caso è stata quella giusta, ma il titolo è sicuramente fuorviante;  si tratta infatti di uno studio piuttosto datato (la prima edizione è di fine 800), sulla mitologia delle piante, che raccoglie le credenze e i miti appartenenti alle più diverse culture riguardo a moltissimi argomenti idealmente suddivisi in capitoli tematici, ma in realtà si trovano informazioni messe un po' alla rifusa. Fra gli argomenti trattati: gli spiriti degli alberi, la nascita degli uomini dagli alberi, i riti dedicati agli alberi, le piante legate al fulmine, alle streghe, al diavolo, alle fate, le piante usate per le predizioni amorose, il loro significato nei sogni, le piante e le previsioni meteorologiche, le erbe usate durante le cerimonie e come offerte, i nomi delle piante (etimologie e spiegazione di alcuni fitonimi in lingua inglese), la simbologia delle piante, piante fantastiche, la dottrina delle segnature, le piante legate alle festività e alle feste dei santi, credenze popolari sulle piante, nella medicina popolare, leggende, piante mistiche. Alla fine di ogni capitolo si trovano le note bibliografiche (che chiaramente si riferiscono a testi piuttosto superati).
Insomma l'autore cerca di coprire una gran quantità di argomenti, senza riuscire a dare un aspetto organico al testo.
Al di là del contenuto, che pur essendo datato può anche risultare interessante, si tratta di un prodotto editoriale di bassa qualità con errori di stampa, illustrazioni sgranate, uso delle virgolette e del corsivo approssimativo e traduzioni dei fitonimi imprecise (che se da una parte è comprensibile, essendo un campo molto variabile, dall'altra si tratta di uno di quei particolari che discriminano le edizioni di qualità dalle altre). Personalmente ritengo anche che sarebbe stato utile un indice delle piante trattate, ed il titolo che si è voluto dare a quest'edizione, è estremamente fuorviante, lascia presagire uno di quei testi da neopaganesimo spicciolo che si pongono come fonti per l'uso delle piante in riti, feste e cerimonie neopagane, cosa che questo volume non vuole assolutamente essere in origine. Un'operazione di marketing per rendere più appetibile il libro?
Insomma, per concludere, si tratta di un libro che come quello di De Gubernatis, può contenere informazioni interessanti se si stanno facendo ricerche sul folklore di qualche particolare pianta, ma esistono sicuramente testi più moderni e fruibili sull'argomento. Da acquistare solo se si è estremamente appassionati all'argomento, e lo si trova a prezzo stracciato.

Utilità
Esiste un'edizione del 2016 della Om Edizioni che mantiene lo stesso titolo.

Il processo di condanna di Giovanna D'Arco


Il processo di condanna a Giovanna D'Arco a cura di Teresa Cremisi, SE, 2000
Numero pagine: 220
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2000

Genere: atti processuali, saggio storico

Nel corso degli anni, due dei filoni di ricerca per me più importanti hanno riguardato la figura della strega e tutto ciò che ha a che fare con il femminile (senza per questo discriminare il maschile); coloro che condividono questi interessi, prima o poi si trovano a fare i conti con quel periodo storico caratterizzato dalla caccia alle streghe, che se anche può venire ben spiegato da saggi sull'argomento, o magistralmente illustrato da romanzi di vario tipo, trova per me una più concreta e diretta possibilità di confronto e riflessione nella lettura dei documenti processuali inquisitorii arrivati fino a noi. Durante queste letture (fra le quali cito Lasignora del gioco di Luisa Muraro) mi sembra di "toccare con mano" le mura delle prigioni, di comprendere meglio l'esperienza delle presunte streghe ed eretiche, attraverso le loro parole, per quanto molto spesso rimaneggiate e modificate.
Così, quando ho trovato questo particolare volume usato, che da tanto volevo leggere, non ho avuto esitazioni. Giovanna D'Arco non fu condannata specificamente come strega (benché venisse accusata anche di atti magici e di aver dedicato corone alle fate) ma bensì, venne giudicata colpevole di eresia: il processo di cui fu protagonista, d'altra parte, fu soprattutto un'operazione politica, ed un modo di tacitare una giovane donna – morì sul rogo a soli 19 anni - che si vestiva da uomo, che guidava dei soldati, che rivendicava un contatto diretto con Dio e i santi senza intermediari ecclesiastici. Una donna pericolosa per lo status quo insomma. Riabilitata dopo la morte ed in fine dichiarata santa (ed in Santa o strega? di Peter Dinzelbacher parla della sottile differenza fra santità e stregoneria in tempi medievali e rinascimentali), rimane una delle più affascinanti figure femminili del periodo tardo medievale.
Il libro in questione riporta i testi degli interrogatori, delle udienze, gli atti d'accusa e le sentenze del processo a Giovanna D'Arco, svoltosi a Rouen nel 1431 fra il 9 gennaio ed il 30 maggio, giorno dell'esecuzione. Segue una seconda parte contenente documenti contestuali citati durante il processo di condanna o prodotti durante il processo di riabilitazione svoltosi venticinque anni dopo.
La breve postfazione della curatrice è tesa a demolire le immagini strumentalizzate che nel corso del tempo sono state attribuite alla Pulzella d'Orleans, e ad informare il lettore sul metodo per realizzare quest'edizione dei documenti processuali: attualizzato il linguaggio, eliminate le parti ridondanti e rese dirette le interrogative indirette, si è ottenuto un testo drammatizzato, un dialogo fra Giovanna e i suoi giudici.
Chiudono il volume i cenni bibliografici che oltre ai principali saggi storici sul personaggio citano anche narrativa, musica e film ispirati a Giovanna e una breve cronologia degli eventi più importanti che la riguardarono.
Inutile dire che ho trovato questo libro estremamente interessante e curato, ma sicuramente da leggere dopo una delle varie biografie su Giovanna D'Arco, per poter apprezzare tutte le implicazioni storiche, politiche e sociali del processo.

Utilità
In italiano esistono altre due edizioni degli atti processuali:
  • Il processo di condanna di Giovanna D'Arco a cura di Raymond Ourcel, Res Gestae, 2015
  • Il processo di condanna di Jeanne La Pucelle a cura di Luciano Verona, Arcipelago Edizioni, 1992.

Nostalgia del paradiso


Nostalgia del paradiso – Il giardino medievale di Franco Cardini e Massimo Miglio, Laterza, 2018
Numero pagine: 203
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2002
Genere: saggio

Avevo adocchiato questo libro già da un bel po', ma ero indecisa sull'acquisto; avevo già letto Giovanna D'Arco di Franco Cardini, trovandolo piuttosto noioso, così alla fine ho risolto di farmi regalare Nostalgia del paradiso per Natale.
Il libro tratta dell'idea e della forma del giardino attraverso il Medioevo, sia nella letteratura che nella sua forma fisica. Dopo una breve introduzione degli Autori, il primo capitolo tratta dell'eredità antica rielaborata in tempi medievali: modelli letterari classici sono i giardini omerici e quelli di babilonia, ma anche le descrizioni di quelli egizi e persiani, ma dal mondo greco-romano provengono non solo testi poetici sul giardino, ma anche trattati. I riferimenti culturali cristiani sono invece l'Eden, l'hortus del Cantico dei Cantici e l'orto di Giuseppe D'Arimatea.
Con il passaggio all'Alto Medioevo si assiste ad un cambiamento anche a livello paesaggistico: l'allevamento cresce a discapito dell'agricoltura. Il giardino dei monasteri (vengono citati in particolare le abazie di S. Gallo e Cluny) erede del giardino della villa rustica romana, riproduce simbolicamente quello dell'Eden, ha sia utilità pratica, sia spirituale, prelude al paradiso, è diviso in pomaia (frutteti) viridaria (giardino con alberi) e herbaria. Ha pianta a croce con al centro un pozzo o una fonte simbolo di Cristo, oppure un albero che richiama l'Albero della Vita. Il giardino medievale è hortus conclusus, artificiale, virginale, è uno spazio sacro e per tanto si differenzia dalla natura selvaggia, ha un confine ed un guardiano.
Oltre agli autori classici più noti, in questo capitolo vengono citati Rabano Mauro, Walafrid Strabo, Alberto Magno ma anche S. Ildegarda ed il capitulare de villis di Carlo Magno.
Il secondo capitolo che spazia nei secoli XI e XII, tratta del rinnovamento dei giardini dovuto sia a cambiamenti materiali (aumento delle temperature, aumento demografico e della qualità della vita, crescita del commercio) sia culturali con nuove influenze orientali soprattutto arabe (principalmente provenienti da Spagna, Egitto, Sicilia) e persiane. Anche nel Corano il giardino coincide con il paradiso, inoltre gli arabi portano con loro grandi abilità tecniche riguardanti irrigazione, innesto, architetturae e medicina. Fra gli autori più importanti sono citati Ibn Juljul, Ibn Al-Baitar, Ibn al-Awam e Ibn Luyun.
Il terzo capitolo prosegue il viaggio nel XIII secolo: si assiste ad una nuova visione della natura e del piacere (grazie alla scuola di Chartres, quella di Oxford e la predicazione di S. Francesco). Nella letteratura cortese compare spesso il giardino esso è inviolabile, eternamente fiorito e ricco di piante magiche forse anche grazie all'innesto di motivi provenienti dalla cultura celtica. Esempi si trovano nel Roman de la rose, nell'Erec et Enide di Chrétien de Troyes, e nel Floire e Blanchefleur.
Il quarto capitolo affronta la prima parte del XIV secolo: il giardino incarna la misura, il numero, la cultura, appartiene alla città, non più alla natura, e diventa anche un luogo laico, uno dei luoghi dei potenti e simbolo di prestigio. Oltre che nelle opere Dantesche, il giardino ha grande rilevanza negli scritti di Petrarca, il quale curò personalmente un proprio orto, appuntando i lavori svolti (si tratta della prima testimonianza di questo tipo a noi pervenuta).
Il quindo capitolo parla dei cambiamenti avvenuti in seguito alla crisi economica, agricola e sociale de XIV secolo, che vide la comparsa della Peste Nera. Il giardino diventa l'ambientazione della Danza macabra e del memento mori, e riveste un ruolo importante nelle opere di Boccaccio, i cui modelli, oltre a quelli letterari, furono i giardini fiorentini, simboli di potere, del bel vivere, ma anche luoghi di meditazione, come quello della Certosa di S. Lorenzo a Firenze ad opera di Niccolo Acciaiuoli, che fonde il classico giardino monastico con quelli dei signori del tempo.
Il sesto e ultimo capitolo si spinge fino alla fine del medioevo: il giardino unisce il bello e l'utile, ed il passaggio dal giardino medievale a quello rinascimentali si avverte chiaramente nei giardini papali. A Firenze il giardino urbano dei signori diviene giardino filosofico, un artificiale luogo di letizia, non più Eden cristiano ma luogo di riflessione neoplatonico.
Chiudono il libro note, bibliografia, referenze iconografiche, indice dei nomi ed indice generale. Ad intervallare il testo si trovano molte bellissime illustrazioni a colori, tratte principalmente da manoscritti.
Come si può vedere, si tratta di un libro ricco di contenuti, tuttavia, personalmente ho fatto fatica a finirlo, non mi ha avvinto particolarmente, lo consiglio solo ai veri appassionati della storia medievale e del giardino.

La via del Wyrd

La via del Wyrd di Brian Bates, BUR, 1999
Numero pagine: 266
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Way of the Wyrd
Prima edizione: 1983
Prima edizione italiana: 1997
Genere: romanzo storico, fantastico, sciamanico
Ambientazione: Sud dell'Inghilterra
Epoca: 674 d. C.

Ho questo libro in casa da quand'ero adolescente e leggevo tutto quello che trovavo che potesse avere anche solo un vago sentore di neo-paganesimo; l'avevo iniziato e poi abbandonato, così La via del Wyrd ha dormito nella mia libreria fino ad ora. Ultimamente, riprendendo in mano libri sulla mitologia nordica e celtica, ho deciso di darmi finalmente alla lettura di questo volume, che immaginavo come una sorta di romanzo storico a sfondo magico/mitologico ambientato fra i Vichinghi, ma non è esattamente così.
La storia narrata è quella di un monaco e amanuense della Mercia (uno dei regni dell'antica Inghilterra), che viene inviato dal suo superiore Eappa fra i pagani per studiarne le credenze, in modo da aprire la strada alla conversione. Giunto via mare a destinazione, viene guidato da Wulf, che ben presto si scopre essere uno sciamano, stregone e curatore che lo introduce ad una sorta di sciamanesimo anglosassone. Nel corso del romanzo vengono descritte le esperienze di Bard lungo questo processo di iniziazione.
Al contrario di ciò che mi aspettavo, si trovano pochissimi riferimenti alla mitologia nordica, viene nominato appena Wotan (Odino), nella descrizione delle Sorelle del Wyrd si possono intravedere le Norne, e poco altro, per il resto si trova soprattutto il riferimento al concetto di Wyrd come trama universale che lega tutti gli esseri e gli eventi; lo sciamano è colui che conosce il Wyrd e ne capta i messaggi, comunicando con il mondo degli spiriti. Nella nota finale l'Autore, psicologo, dice di essersi avvicinato alle tradizioni sapienziali orientali, e di aver in seguito cercato qualcosa di simile nella cultura occidentale, ricostruendo poi attraverso i testi anglosassoni a noi pervenuti, un percorso di conoscenza trasposto qui in forma romanzata. Bard nella finzione letteraria, sarebbe l'autore del Lacnunga, una nota raccolta di testi medici e incantesimi curativi anglosassoni.
Il volume si chiude con un'ampia bibliografia riguardante mitologia, magia e letteratura anglosassone, mitologia comparata e studi su sciamanesimo e stregoneria (la stragrande maggioranza dei testi sono in inglese).
Questo il contenuto; per quanto riguarda lo stile, l'ho trovato piuttosto scarno, poco avvincente, privo di dettagli storici. Anche i personaggi non hanno grande profondità, non sono ben strutturati. Insomma, dal punto di vista letterario ci troviamo davanti ad un'opera piuttosto mediocre, e sicuramente cercherò di documentarmi dal punto di vista storico, per cercare di capire cosa sia storicamente corretto e cosa invenzione dell'Autore, il quale tra l'altro spiega nella nota finale che i vari episodi del romanzo sono stati costruiti basandosi sulle fonti originali (probabile motivo per cui a livello di intreccio alcuni episodi risultano inutili o poco chiari e come giustapposti forzatamente). Tuttavia, non mi sento di condannare totalmente questo libro: è stata una lettura se non piacevole dal punto di vista letterario, sicuramente non priva di qualche interesse sullo sciamanesimo.
Lo consiglio solo agli appassionati dell'argomento e ai curiosi.

Utilità
Dello stesso Autore si trova anche il saggio La sapienza di Avalon, dal titolo originale The Wisdom of the Wyrd, che approfondisce le teorie riportate qui in forma romanzata.

Il libro dei fiori


Il libro dei fiori di Maria Sibylla Merian, a cura di Maria Gregorio, Elliot, 2015
Numero pagine: 92
Lingua originale: tedesco
Titolo originale: Neues Blumenbuch
Prima edizione: 1675-1680
Prima edizione italiana: 2015
Genere: libro illustrato


Ho trovato questo bellissimo libro in un negozio di libri usati; mi ero già imbattuta nelle raffinate illustrazioni botaniche di Maria Sibylla Merian, ma non avevo mai approfondito l'argomento.
Questo libro, che è la prima edizione italiana dell'opera del XVII secolo in tedesco, si apre con un preambolo dell'autrice, ma è costituito principalmente dalle illustrazioni a colori di fiori (e insetti), rappresentati singolarmente o a mazzi, frutto dello studio scientifico della natura intrapreso dall'Autrice fin dalla giovinezza. E' diviso in tre parti distinte, costituite da un'illustrazione a colori a tutta pagina e nella pagina a fronte i nomi dei fiori rappresentati. Chiudono il libro la nota editoriale, la postfazione di Renate Ramge, che illustra i principali eventi della vita della Merian e i dettagli riguardo ai suoi libri, ed in ultimo l'indice.
Se siete appassionati di fiori ed insetti, se amate le illustrazioni botaniche, non potete lasciarvi sfuggire questo delizioso libro, che merita una nota di merito all'editore per aver reso fruibile anche ai lettori italiani la preziosa opera di una così valida illustratrice e scienziata.

Utilità
Le uniche altre edizioni italiane dei lavori di questa Autrice sono:
  • La meravigiliosa metamorfosi dei bruchi a cura di Maria Gregorio, Rosenberg & Sellier, 1993
  • Dissertazione sulla generazione e le metamorfosi degli insetti del Suriname a cura di Sandro Fusina, L'Erbolario, 2000
  • La meravigliosa metamorfosi dei bruchi a cura di Maria Gregorio, Elliot, 2015.
Informazioni sulla vita avventurosa di Maria Sibylla Merian si possono trovare invece in:
  • Donne ai margini. Tre vite del XVII secolo di Natalie Zemon Davis, Laterza, 2005
  • L'altra mappa. Esploratrici, viaggiarici, geografe di Luisa Rossi, Diabasis, 2005
  • Scienziate nel tempo. 75 biografie di Sara Sesti e Liliana Moro, Edizioni LUD, 2016
Romanzato con illustrazioni Maria Sibylla Merian. La magia della crisalide di Anna Paolini.
Siti che riportano biografia e bibliografia dell'autrice sono Università delle donne e Enciclopedia delle donne.
Alcune delle illustrazioni di Maria Sibylla Merian (tratte da Wikipedia).




La strega e il capitano

La strega e il capitano di Leonardo Sciascia, Bompiani, 1986
Numero pagine: 88
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1986
Genere: saggio storico, romanzo breve

Eccolo lì, un altro libro sulle streghe! E chi l'avrebbe mai detto che Sciascia avesse scritto un libro su questo argomento!
Sono incappata in questo titolo cercando qualcosa di nuovo da leggere, e fidandomi della nomea del noto scrittore siciliano, ho deciso di prendere La strega e il capitano, trovandolo usato.
Si tratta di un libro che si colloca a metà fra il romanzo breve ed il saggio storico, basandosi sugli atti del processo tenutosi a Milano fra il dicembre del 1616 ed il febbraio del 1617 a carico di una donna, Caterina Medici, serva in casa del senatore Melzi e accusata di aver stregato il padrone.
Spunto per questa narrazione è una beve citazione del fatto nel XXXI capitolo dei Promessi sposi, e lo stile stesso si richiama al Manzoni di Storia della Colonna Infame e ai processi agli untori del 1630. Benché i fatti siano riassunti ed intervallati dalle considerazioni dell'autore, la figura di Caterina emerge come quella di una donna indipendente, voluttuosa, inevitabilmente schiacciata da una giustizia ingiusta, superstiziosa, sessista. Il capitano del titolo è il capitano Vaccallo, che con il suo intervento e la sua testimonianza contro la presunta strega, fa precipitare gli eventi ed il rogo divine l'inevitabile epilogo di questa storia. Lo sguardo di Sciascia sulla vicenda è amaro, disincantato, a tratti ironico.
Insomma, si tratta di uno di quei saggi-romanzi storici sulla caccia alle streghe saldamente basato sulle fonti, che benché possano risultare faticosi alla lettura (sia per stile che per forti contenuti), meritano di essere letti per avere ben presente questa pagina oscura della nostra storia.
Personalmente, avrei apprezzato più ampie citazioni degli atti processuali, sopratutto delle parti che conservano la viva voce di Caterina, ma consiglio comunque questo libro a tutti gli interessati all'argomento.

Utilità
L'ultima edizione è del 1999 per Adelphi. Un approccio storico simile, come già detto, si può trovare in Storia della Colonna Infame di Alessandro Manzoni
Altri libri di Sciascia che riecheggiano l'argomento sono Morte dell'inquisitore, Laterza, 1964 e Urla senza suono. Graffiti e disegni dei prigionieri dell'Inquisizione di Giuseppe Pitré, Giuseppe Quatriglio, Leonardo Sciascia, Sellerio, 1999.

Le quattro stagioni a Boscodirovo

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Le quattro stagioni di Boscodirovo di Jill Barklem, Edizioni E. Elle, 1990
Numero pagine: 151
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Four Seasons of Brambly Hedge
Prima edizione: come raccolta 1986, come singole storie 1980
Prima edizione italiana: 1990 
Genere: libro per bambini illlustrato

Generalmente non recensisco libri per bambini, e la sezioni in cui ho inserito questo libro, ovvero quella dedicata ad erbe ed alberi, non è sicuramente la più precisa, tuttavia, le illustrazioni ad acquerelli di Jill Barklem sono talmente belle e accurate nel riprodurre la natura (possono ricordare quelle di un'altra grande illustratrice inglese per bambini, Beatrix Potter) che ho deciso che Boscodirovo meritava un angolino nel mio blog.
Da tempo conoscevo questa fantastica illustratrice, ma solo negli ultimi anni, complice una nipotina che le adora, ho letto le storie associate alle immagini. Questo particolare volume, raccoglie i primi quattro libri originali dell'Autrice, ognuno dedicato ad una stagione diversa; le storie riguardano le famiglie dei topini che vivono in coloratissime casette negli alberi con un'atmosfera d'altri tempi, in mezzo ad una natura ritratta fedelmente e con molti particolari
Ad arricchire il volume, si trova in apertura un'intervista a Jill Barklem, che racconta della sua infanzia, dei suoi modelli artistici e letterari, come nacque l'idea di Boscodirovo e successivamente le illustrazioni e le storie.
Eccoci dunque a vivere il compleanno Peverino della famiglia dal Pruno, l'amore e il matrimonio di Polverino Farinelli e Papaverina Smeraldini, i vagabondaggi di Primulina nella campagna autunnale, i preparativi per il Ballo della Neve; e pur essendo queste delle storie per bambini, non hanno quei tratti stucchevoli e vagamente stupidi di alcuni libri per i piccoli, ma conservano invece una delicatezza particolare.
L'Emporio Tronchetti del signor Pomelli, il Palazzo della Vecchia Quercia del signor Topo de Topis Viendallalbero, le case dei vari personaggi e la campagna circostante sono illustrati con grande ricchezza di particolari, sia per quanto riguarda gli interni, pieni di utensili domestici, provviste e ricchi barattoli di marmellate e conserve, letti a baldacchino e allegre tendine alle finestre, sia gli esterni, con fiori, arbusti e alberi chiaramente riconoscibili e ritratti nelle loro diverse forme stagionali.
Insomma, anche se siete grandi, sfogliare un libro di Jill Barklem, potrebbe essere un'esperienza estremamente piacevole!

Utilità
Il sito ufficiale di Boscodirovo (in lingua inglese): Brambly Hedge.
I libri di Jill Barkem pubblicati in Italia e costituiti da un solo racconto sono Storia di primavera (pubblicato anche come Sorprese a Boscodirovo), Storia d'estate (pubblicato anche come Nozze d'estate a Boscodirovo), Storia d'autunno (pubblicato anche come L'avventura di Primulina), Storia d'Inverno (pubblicato anche come Il Ballo della Neve), La scala segreta, Avventura sui monti, Storia di mare, Papaverina e i bambini.
Le principali raccolte sono:
  • Le quattro stagioni di Boscodirovo che contiene: Storia di primaveraStoria d'estateStoria d'autunnoStoria d'Inverno
  • Un anno a Boscodirovo che contiene: Storia di primaveraStoria d'estateStoria d'autunnoStoria d'Inverno
  • Il mondo di Boscodirovo che contiene: La scala segretaAvventura sui montiStoria di marePapaverina e i bambini
  • I racconti di Boscodirovo che contiene: La scala segretaAvventura sui montiStoria di marePapaverina e i bambini
  • Le più belle storie di Boscodirovo che contiene: Storia di primaveraStoria d'estateStoria d'autunnoStoria d'Inverno,  Avventura sui montiStoria di mare.
  • Avventure a Boscodirovo che contiene: Storia d'autunno e Storia di mare
  • Festa grande a Boscodirovo che contiene: Storia d'inverno e La scala segreta
Alcune delle illustrazioni del libro (click per ingrandirle):
Immagine 1: la casa dei signori Pomelli
Immagine 2: la festa di Papaverina e Polverino
Immagine 3: Primulina nel bosco autunnale
Immagine 4: il Ballo della Neve

mercoledì 10 luglio 2019

I fiori

I fiori – Miti, leggende e favole di Gabriella Monfosco, Ghedina & Tassotti, 1996
Numero pagine: 110
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1996
Genere: raccolta di leggende di varia provenienza

Questo libro mi è stato prestato da un'amica: l'ho visto nel suo scaffale (quando vado a casa di qualcuno faccio sempre un giro di perlustrazione libri per vedere se trovo qualcosa di interessante da farmi prestare) e dal titolo mi era sembrato interessante.
Si apre con una presentazione, a mio avviso scritta in maniera che vorrebbe essere poetica ma che risulta solo poco comprensibile; segue l'introduzione dell'autrice con cenni di botanica, la vita di Linneo, e qualche parola sulla mitologia classica con errori piuttosto grossolani, uno per tutti dare i nomi latini degli Dei quando si sta parlando di ambiente greco. Seguono storie e leggende su 24 piante (che si riducono a una ventina visto che ad esempio ce ne sono una sulla rosa, una su quella bianca ed una su quella rossa) intervallate da alcune illustrazioni in bianco e nero riguardanti le leggende. Per ogni pianta si trova una piccola foto in verde su bianco, per altro a volte sbagliata: al posto dell'Asfodelo c'è un Giglio, invece del Bucaneve il Croco, la Viola del Pensiero dove si parla di Viola Mammola. Nonostante il volume sia chiuso da una bibliografia che comprende alcuni studi sulla mitologia classica validi, le leggende qui raccolte (che appartengono anche ad altre culture) sono piuttosto sfalsate rispetto agli originali, brevi e raccontate in tono sentimentale, vagamente fiabesco ma privo della profondità delle vere favole popolari. C'è anche un appendice che descrive i fiori trattati, con grossolani errori botanici, e come se non bastasse si trovano anche alcuni errori di stampa. Insomma, se vi capitasse di trovarlo...lasciatelo lì, si tratta di un prodotto editoriale di valore scarso, e sull'argomento si trovano altri libri di maggior pregio.

Le meravigliose leggende celtiche

Le meravigliose leggende celtiche di Ella Young, Edizioni della Terra di Mezzo, 2005

Numero pagine: 179
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Celtic Wonder Tales
Prima edizione: 1910
Prima edizione italiana: 1996

Questo particolare libro mi ha fatto compagnia durante un viaggio in Irlanda di qualche anno fa: sedute sul molo di Galway o la sera in un ostello a Dublino, leggevano alcune pagine di questi racconti.
Ai miti qui rinarrati da Ella Young, autrice irlandese vissuta a cavallo fra 800 e 900, è premessa una prefazione di Hal Belson (autore di L'Arpa Celtica), in pieno stile di questa casa editrice, ovvero piena di condizionali e normatività che non apprezzo molto, sebbene buona parte dei contenuti sia condivisibile. I racconti invece, sono un'altra cosa.
Partono dalla venuta in Irlanda dei Tuatha de Danaan, il popolo divino della Dea Dana, e comprendono vari episodi, quali il concepimento di Lugh dopo la sottomissione degli Dei ai Fomori, la venuta di Lugh, l'indennizzo da lui richiesto ai figli di Turan per l'uccisione del padre, la grande battaglia fra gli Dei e i Fomori, l'arrivo dei Milesi in Irlanda, le avventure della bella Etain, la triste storia dei figli di Lir, le traversie del Gran Re Conary Mor.
Il libro si chiude con le note sui personaggi citati ed una breve bibliografia.
Come l'altro libro di Ella Young Il cavallo dal manto arruffato (ultima edizione intitolata Leggende celtiche) edito dalla stessa casa editrice, anche questo volume contiene miti rinarrati in maniera poetica e veramente piacevole, leggera ma con un fondo di saggezza e grande amore per l'Irlanda.
L'unica cosa che non mi ha convinto, è il continuo riferimento a Brigit per tutte le Dee citate, che mi sembra impreciso e fuorviante. A parte questo, consiglio la lettura a tutti gli amanti di mitologia, in particolare quella irlandese e celtica.

martedì 9 luglio 2019

Il cavallo dal manto arruffato

Il cavallo dal manto arruffato ed altri episodi della leggenda di Fionn di Ella Young, Edizioni della Terra di Mezzo, 2004
Numero pagine: 193
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Tangle-Coated Horse
Prima edizione: 1929
Prima edizione italiana: 2004
Genere: raccolta di episodi mitologici del ciclo feniano rinarrati

Sull'onda della lettura di Fiabe irlandesi di James Stephens, nel quale si trovano vari episodi del ciclo mitologico irlandese feniano, ovvero incentrate su Fionn ed i Fianna d'Irlanda, mi sono dedicata ad una rilettura di questo volume dall'identico argomento.
Il libro si apre con una note sulle fonti da cui sono tratti gli episodi rinarrati dall'Autrice, che comprendono l'infanzia di Fionn, la sua conquista della signoria sui Fianna, il suo amore per Saba madre di Oisin, ed altri minori incentrati su altri campioni dei Fianna come Diarmid, colui che suscita l'amore di ogni donna, il miles gloriosus Conan Mac Morna, il velocissimo Keeltya (a volte i singoli racconti fungono da cornice per ulteriori brevi narrazioni di episodi minori), fino all'ultimo dei Fianna, Oisin, che dalla Terra della Giovinezza torna in Irlanda al tempo della cristianizzazione.
Seguono le note sui personaggi e luoghi citati, e chiudono il volume una breve bibliografia e l'indice.
Il linguaggio usato dall'Autrice è semplice e lineare, ma conserva, ed anzi esalta, la poesia e la bellezza dei miti antichi. Come per Fiabe irlandesi, l'unica pecca è che si vorrebbe poter leggere riguardo a tutti i racconti feniani che in questo volume vengono solo accennati, magari in un susseguirsi organico.
Consiglio la lettura di questo libro a tutti gli appassionati di mitologia, favole e folklore, in particolare celtici e irlandesi.
Esiste un'edizione successiva dello stesso editore intitolata Leggende celtiche. Il cavallo dal manto arruffato ed altri episodi della leggenda di Fionn, da non confondere con il volume della stessa Autrice ed editore Le meravigliose leggende celtiche che contiene altri racconti mitologici irlandesi ma non appartenenti al ciclo feniano.

lunedì 8 luglio 2019

Fiabe irlandesi

Fiabe irlandesi di James Stephens, Rizzoli, 1988
Numero pagine: 279
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Irish Fairy Tales
Prima edizione: 1920
Prima edizione italiana: 1987
Genere: raccolta di episodi mitologici del ciclo feniano rinarrati

Il mio amore per l'Irlanda è di vecchia data. Da ragazzina ho letto tutto quello che ho trovato sulla cultura antica di quella terra, così, anche se ormai sono anni che non torno su quelle letture, quando ho trovato questo libro ho deciso di prenderlo, anche perché ricordavo il nome della curatrice, Melita Cataldi, la quale ha curato le principali edizioni di testi irlandesi in Italia.
L'autore, James Stephen, fu contemporaneo e conoscente di James Joyce, come si legge nella cronologia della vita dell'autore e nell'introduzione all'opera della curatrice, la quale inquadra l'autore nel panorama culturale irlandese e internazionale del suo tempo, e fornisce tutte le informazioni del caso su questa sua opera in particolare, tra l'altro, citando per ogni storia le fonti antiche e le edizioni consultate dall'Autore.
Il titolo può forse essere ingannevole, perché il libro non tratta fiabe come sono comunemente intese, bensì racconti mitologici; il primo è il racconto di Tuan a S. Finnian delle varie invasioni d'Irlanda, ed è seguito da vari episodi del ciclo feniano, dalla fanciullezza di Fionn alle sue avventure con i Fianna d'Irlanda, il suo amore per Saeve e la nascita di Oisin, ed altri racconti meno noti ed indipendenti, a tratti comici. Avevo già avuto a che fare con la maggior parte dei miti qui contenuti, ma ho trovato il modo di narrarli di Stephens davvero apprezzabile: utilizza un linguaggio apparentemente semplice ma poetico, in linea con le fonti mitologiche, alle quali aggiunge una maggiore profondità psicologica dei personaggi. In ogni racconto, benché si svolga in Irlanda, la terra dei Sidhe, il mondo degli Dei e delle fate, emerge prepotente e influenza ogni evento, ma il tutto viene narrato con leggerezza, quasi con un sorriso di fondo che emerge da ogni pagina.
L'unico difetto, se devo trovarne uno, è che Stephens non si sia dedicato a riscrivere tutto il ciclo feniano, ma tratti solo alcuni episodi sparsi.
Il volume è impreziosito da alcune illustrazioni a colori a tutta pagina di Arthur Rackham tratte dall'edizione originale, ed altre più piccole in bianco e nero.
L'edizione che ho acquistato è piuttosto vecchia, ma ho visto che è stato rieditato nel 2017, sicché se vi capita di trovarlo non lasciatevi scappare una delle più deliziose riscritture di mitologia irlandese che abbia letto finora.
Di argomento simile ed ugualmente piacevole è Il cavallo dal manto arruffato di Ella Young.

giovedì 4 luglio 2019

Saga di Ragnarr

Saga di Ragnarr traduzione di Marcello Meli, Iperborea, 1993
Numero pagine: 158
Lingua originale: islandese antico
Titolo originale: Saga Ragnars Lodbrókar
Prima edizione: ne esistono diverse edizioni che raggruppano testi e parti diverse
Prima edizione italiana: 1993

Ultimamente mi è capitato di riprendere in mano alcuni libri di mitologia nordica, così ho pensato di leggere finalmente anche questa particolare saga. Serve però una doverosa premessa: dimenticatevi il Ragnarr della serie tv Vikings: come spesso succede, gli autori hanno mantenuto solo i nomi e poco altro del materiale originale (una notizia su tutte: Lagherta non c'è, compare infatti nelle Gesta Danorum di Saxo Grammatico ma non qui).
Il libro si apre con una premessa del traduttore, e prosegue con un'interessante introduzione storico-filologica che tratta tutto quello che avremmo sempre voluto sapere sui manoscritti, i personaggi, i luoghi e le notizie storiche. Troviamo poi una nota al testo utilizzato per la traduzione, ed una sulla pronuncia dei termini norreni.
Inizia poi il testo vero e proprio della saga, che narra la vita di Ragnarr, le prove ed il matrimonio con Thóra e la nascita dei figli, il successivo matrimonio con Kráka-Aslaug e quindi l'inserimento del racconto nel quadro della saga dei Volsunghi (Aslaug è infatti figlia di Sigurdr e Brunilde), le scorrerie dei figli e dello stesso Ragnarr, la sua morte e la vendetta dei figli, nonché le loro azioni successive e discendenze, tracciate nell'appendice. Al testo narrativo si alternano strofe poetiche cantate dai personaggi stesse ricche di kenningar (figure poetiche tipiche del corpus letterario nordico, perifrasi che sostituiscono i nomi di cose o persone).
Chiudono il volume la nota bibliografica, la bibliografia, le note al testo e l'indice.
Ho apprezzato molto quest'opera poiché preferisco sempre avere a che fare con i testi originali piuttosto che con le versioni rinarrate, accorciate o modificate, inoltre il curatore fornisce in maniera chiara e competente tutte le informazioni filologiche che in alcune versioni di saghe e miti nordici non si riescono a reperire. Consigliato quindi, a coloro che amano la mitologia nordica in generale, ed anche agli appassionati della serie tv, per avvicinarsi al mondo ed all'immaginario che la serie cerca di ricostruire.

Miti e leggende del Nord

Miti e leggende del Nord di Vilhelm Grønbech, Einaudi, 1996
Numero pagine: 324
Lingua originale: danese
Titolo originale: Nordiske Myter og Sagn
Prima edizione: 1927
Prima edizione italiana: 1996

Da qualche anno, oltre ai vari interessi insoliti, anche la mitologia nordica è entrata a far parte delle mie letture; non è facilissimo trovare testi validi in quest'ambito, che vede in ogni caso un numero piuttosto basso di pubblicazioni, così quando trovo qualcosa di pertinente, me ne approprio subito.
Miti e leggende del Nord mi ha convinto anche perché fa parte della collana I millenni, che solitamente comprende volumi ben scritti e curati, così mi sono tuffata nella lettura.
Si tratta di una raccolta di miti rinarrati dall'Autore, vissuto a cavallo fra 800 e 900; si apre con una prefazione della curatrice dell'opera che tratta della vita dell'autore e dell'intento che lo portò a rinarrare in danese moderno le antiche leggende norrene cercando di vederle come le vedevano gli skaldi che le narravano nelle grandi sale, e di recuperare l'unità fra natura e cultura, corpo e spirito, collettività e individuo che caratterizzava le società da cui tali racconti provenivano. Segue una nota al testo e alla tradizione, bibliografia, elenco delle illustrazioni in bianco e nero di Ernst Hansen che arricchiscono il volume.
Arriviamo quindi all'introduzione storica ad opera dell'Autore, che traccia la storia dei popoli nordici, a partire dalla loro prima comparsa letteraria nella Germania di Tacito, ai margini del mondo allora conosciuto, ma che via via irrompono nella storia con gesta e conquiste che sono riecheggiate dalle saghe a noi pervenute; Grønbech intende rievocarne lo spirito, vederle e mostrarle attraverso gli occhi dei loro compositori, divenendo una sorta di skaldo moderno.
Si apre quindi la narrazione con la creazione del mondo, la nascita e la natura degli dei e di altre creature semi-divine quali Elfi, Norne e Disir (per ognuno narra episodi tratti da saghe o racconti diversi). Passa quindi a descrivere i Giganti, tradizionali avversari degli Dei, ed altri mostri quali il Serpente del Mondo e il lupo Fenrir; prosegue con le imprese di Tor, la guerra fra Asi e Vani, la catena di Fenrir, il rapimento di Idhun, la cattura di Fenrir, la morte di Balder ecc. Insomma, tutti i miti più noti tratti principalmente dall'Edda in prosa fino ad arrivare al Ragnarok.
Troviamo quindi un interessante capitolo intitolato Cristo e i vecchi dei, in cui Grønbech ha raccolto episodi relativi alla cristianizzazione delle terre nordiche, principalmente ad opera di Olaf il Santo e Olaf Tryggverson, e le rivalse delle precedenti divinità.
La seconda parte del libro è dedicata alle saghe famigliari o su singoli eroi, fra i quali Volund, Hading, Amleto (dimenticate la versione shakespeariana), le imprese dei contadini di Hrafnistla, la sorte degli Hjadinghi condannati a combattere per sempre a causa degli Dei, le contese fra Skjoldunghi e Adubardi in cui si inserisce l'episodio di Beowulf, la genealogia degli Ynglingar discendenti di Freyr e re di Svezia, fino alla celebre saga dei Volsunghi con Sigurd, la valchiria Brunild, il drago Fafnir ecc.
Nell'appendice conclusiva, per ogni capitolo si trovano un breve riassunto dei miti trattati, ma soprattutto le fonti originali consultare dall'Autore. Chiudono il volume glossario e indice generale.
Personalmente conoscevo già i miti narrati nella prima parte, sicché ho trovato maggiormente interessanti il capitolo sull'avvento del cristianesimo nelle terre nordiche e la seconda parte, dedicata alle saghe. Se state pensando di acquistarlo, tenete conto che a parte l'inquadramento storico ad inizio volume, questa è un'opera prettamente narrativa, non ci sono approfondimenti storico/sociali/antropologici come ad esempio ne I miti nordici di Gianna Chiesa Isnardi. L'ho trovata una lettura piacevole, non specialistica ma tendenzialmente fedele ai testi originali, quindi lo consiglio agli appassionati del genere ed anche a chi si avvicini per la prima volta alla mitologia nordica.

martedì 2 luglio 2019

Alberi che guariscono


Alberi che guariscono di Laura Rangoni, Xenia, 1999
Numero pagine: 188
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1999


Fotografie delle piante: no
Illustrazioni botaniche: no
Illustrazioni di altro tipo: no 
Schede singole piante: sì
Ricette e preparazioni: sì 
Piante commestibili: sì
Piante officinali: sì 
Piante aromatiche: sì 
Piante protette: no
Etnobotanica e storia: sì

Della Rangoni ho già recensito Il grande libro delle piante magiche, e qualche giorno fa ho trovato nella libreria di un'amica quest'altro volume, sicché ecco cosa contiene.
Dopo una presentazione di Massimo Centini, studioso anch'esso di tradizioni popolari e stregoneria, come l'autrice, troviamo una breve introduzione con lineamenti di storia della fitoterapia ed accorgimenti per la raccolta e la conservazione delle officinali. Seguono le schede specifiche (prive di illustrazioni o foto) di una novantina di alberi, anche da frutto, aromatici o esotici, composte da: una prima parte con nome comune, binomio latino, descrizione, habitat, parte utilizzata, cenni generici di fitoterapia e o mitologia, una seconda che ne riporta l'uso ed il significato nella tradizione popolare (a volte molto specifiche e legate a singoli luoghi) ed una terza sull'uso e significato esoterico (principalmente amuleti ed influenze planetaria), troviamo poi gli usi fitoterapici e cosmetici con ricette per la preparazione dei vari rimedi, fra i quali anche marmellate e liquori. Seguono glossario, bibliografia, indice dei disturbi ed indice generale.
Le ricette riportate sono a volte, a mio parere, presentate con troppa scioltezza e carenza di indicazioni sui possibili effetti collaterali o interazioni; inoltre ho riscontrato imprecisioni nelle parti mitologiche e sulla definizione di olio essenziale che viene applicata a qualsiasi olio estratto dai vegetali. Insomma, il tutto mi è risultato poco approfondito.
In definitiva tuttavia, si tratta di un libro più fondato del precedente che ho recensito della Rangoni: né totalmente campato per aria, né specialistico, non adatto come libro di partenza (mancando foto identificative e nozioni base di raccolta, preparazione, conservazione e utilizzo delle droghe vegetali) ma tutto sommato interessante visto che spesso i manuali di fitoterapia si concentrano sull'uso delle erbe, e si trovano meno informazioni su quello degli alberi (sempre tenendo presente che danneggiare un albero più o meno gratuitamente è insensato). Comunque, il miglior volume a me noto sull'argomento rimane Il libro degli alberi e degli arbusti di Pierre Lieutaghi, che però purtroppo non è di immediata reperibilità.

Il bosco ricorda il tuo nome

Il bosco ricorda il tuo nome di Alaitz Leceaga, Garzanti, 2018.
Numero pagine: 598
Lingua originale: spagnolo
Titolo originale: El bosque sabe tu nombre
Prima edizione: 2018
Prima edizione italiana: 2018
Genere: romanzo storico fantastico, realismo magico, romanzo di formazione
Ambientazione: principalmente il paese spagnolo di Basondo, Surrey in Inghilterra, una fattoria in California
Epoca: dal primo dopoguerra alla seconda guerra mondiale

Ho trovato questo libro per caso, cercando qualche bel romanzo che parlasse di streghe, e quando l'ho iniziato, non ricordavo neanche perché l'avessi fra gli altri che aspettano di essere letti; l'ho aperto così, senza aspettative e senza aver letto la trama, ed è stata un'ottima idea, anche se totalmente inconsapevole.
Il romanzo inizia fra le due guerre ed è ambientato nel villaggio spagnolo di Basondo, la protagonista, Estrella e la sua sorella gemella Alma, sono le figlie dei marchesi de Zuloaga e vivono nella maestosa Villa Soledad, che si affaccia sul Cantabrico. Entrambe hanno un dono particolare, Alma riesce a vedere i morti, fra cui nonna Soledad, lanciatasi nel mare che con le sue onde lambisce la scogliera attigua alla casa, mentre il dono di Estrella è legato alla natura, al bosco che circonda la tenuta, dove, ancora ragazzine, incontrano Tomàs, figlio di un minatore che lavora nella miniera di famiglia del marchese, il quale condizionerà il futuro delle due ragazze...
Non aggiungo altro alla trama, sia perché non voglio rovinare la sorpresa ai possibili lettori, sia perché si snoda per quasi 600 pagine, ricca di eventi e ben strutturata.
Ho apprezzato molto questo romanzo, che è scritto bene, in maniera chiara ma anche a tratti poetica, senza eccessivi voli pindarici; il tema della magia fa solo da sfondo allo svolgersi degli eventi in una sorta di realismo magico che può richiamare alla mente La casa degli spiriti della Allende (l'autrice stessa, nell'intervista che si può trovare alla fine della narrazione, cita questo libro come uno dei suoi preferiti). Le donne della famiglia de Zuloaga, sono streghe in quanto dotate di poteri particolari, ma soprattutto in quanto donne che cercano il proprio spazio in un mondo di uomini. Il vero nucleo tematico è infatti la forza delle donne, trattata non in maniera sentimentale e semplicistica come spesso accade nella narrativa più spicciola: spicca fra tutti il personaggio di Estrella, che mi ha ricordato Rossella O'Hara di Via col vento (non sarà un caso che Vivian Leigh e Clarke Gable, gli interpreti di Rossella e Rhett nel famoso film tratto dal romanzo vengano citati) nella sua mancanza di considerazione per le consuetudini sociali, nel suo rapporto ambiguo con la maternità, e nella sua capacità di inserirsi in un mondo degli affari dominato dagli uomini, di guardare al di là di idealismi astratti, anche se per questo verrà disprezzata. E così anche Carmen, la domestica e la figlia Catalina, vittime di uomini violenti e prevaricatori, che tuttavia conservano una loro area interna inviolata, non sono mai del tutto rassegnate o sottomesse. Valentina, nativa americana, dura e disincantata, che però è in estrema connessione con la propria terra, è anch'esso un personaggio ben riuscito. Nonna Soledad, che non compare mai se non come un ricordo, è tuttavia una presenza che aleggia su tutto il romanzo. I personaggi maschili pur contribuendo in maniera determinante al suo svolgersi ed essendo anch'essi ben costruiti e credibili, rimangono ai margini della narrazione e non sono mai del tutto positivi come Tomàs, Mason e lo stesso Liam, se non totalmente negativi come il marchese, Pedro e il capitano Villa: non ci sono principi azzurri senza macchia in questo libro...e per fortuna!
Ho apprezzato particolarmente la capacità dell'autrice di parlare del rapporto fra gemelle, all'interno del quale ognuna lotta per poter affermare ed accettare la propria individualità.
La tematica storica è anch'essa ben affrontata, con la violenza e l'angoscia della seconda guerra mondiale rese tangibili. C'è anche l'amore, ma rimane sempre accennato, non diventa mai smielato e abnorme fino a fagocitare la trama. E sullo sfondo di tutto una natura che sembra viva, intenzionale, che risponde alle donne che la abitano e che a volte ne è una loro parte profonda; dopo tutto la citazione introduttiva al romanzo, è tratta dal bellissimo Donne che corrono coi lupi.
Non voglio svelare nulla, ma il finale resta aperto ad un possibile seguito, che spero proprio verrà pubblicato.
In definitiva, se siete arrivati fino a qui, avrete capito che consiglio assolutamente la lettura di questo libro: agli amanti di saghe famigliari, di figure di donne forti, del realismo magico, del romanzo storico.

Eterno femminino mediterraneo

Eterno femminino mediterraneo di Uberto Pestalozza, Neri Pozza, 1996 (ristampa anastatica dell'edizione del 1955)
Numero pagine: 128
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1954
Genere: saggio

Interessandomi sia di religioni antiche che di spiritualità femminile, anni fa mi è capitato di imbattermi nelle teorie di Uberto Pestalozza e del suo entourage, fra cui anche Momolina Marconi. Per varie vicissitudini, pur conoscendo sommariamente il suo pensiero non avevo mai letto questo suo lavoro, ma solo qualche breve trattato su specifici aspetti di divinità. Così, avendo trovato online Eterno femminino mediterraneo mi sono decisa a leggerlo (potete leggerlo qui dal sito dedicato all'autore o scaricarlo in versione PDF).
Ecco un sunto di ciò che contiene questo volumetto, tenendo presente però, che a volte Pestalozza salta di palo in frasca e non sempre sviluppa un discorso in maniera organica.
L'autore cerca di ricostruire una ipotetica religiosità pre-greca, diffusa in buona parte del bacino del Mediterraneo, che potremmo dire pre-indoeuropeo, concentrandosi in particolare sulla civiltà Minoica, e sulle vestigia di questa religiosità rintracciabili nella Grecia storica.
Questa religione, dice, era imperniata su una Dea che chiama Potnia, “la Signora”, il cui nome è stato trovato in alcune tavolette micenee. L'elemento fondamentale della Potnia, nascendo in una civiltà agricola che vedeva un'unità fra la divinità e la Terra, era dare la vita. All'equazione terra=dea, si aggiunge la donna, manifestazione umana della Potnia; più vicina alla terra dell'uomo, in virtù di questa unità sarebbe stata particolarmente attiva nell'agricoltura , e così anche prima conoscitrice delle virtù curative delle piante.
Simboli della Potnia minoica erano l'ascia bipenne, ipotizzato anche come strumento agricolo, e la torcia, ereditato quest'ultimo da alcune dee storiche, per cui il fuoco è anche simbolo di purificazione e fecondità.
L'aratura prefigura la mixis cioè lo hieros gamos, il matrimonio divino, per cui se dea=terra=donna, l'unione sessuale sulla terra arata ne stimola la fertilità. Oltre al solco terrestre anche alcuni fiori e frutti, come il melograno, sono simboli dell'aidoion, come lo chiama l'autore, ovvero del sesso della Dea. Altra identità oltre a quella dea=terra=donna, si ha con la luna che con il suo ciclo influenza l'agricoltura, così come il mestruo. Il Sole, tanto glorificato simbolo maschile nelle religioni storiche, in questo studio risulta al servizio della Potnia, in quanto in grado di favorire la vita vegetale.
La Potnia regna anche sul mare, oltre che su tutte le espressioni terrestri: è legata alle grotte, ai pascoli (e quindi gli armenti), ai campi e ai prati (e quindi al nutrimento e alle erbe curative).
C'è nel pensiero religioso mediterraneo, dice Pestalozza, una fluidità ed unità delle varie forme che rimandano l'una all'altra, per cui la metamorfosi è avvertita come naturale, non così nella mitologia greca per cui essa è spesso punizione o dovuta ad un atto di pietà. Non esisteva dunque il senso di sovranità dell'uomo sulla natura.
Mentre sono state trovate rappresentazioni del sesso femminile, nella Creta minoica (a detta di Pestalozza) mancavano segni fallici, ipotizza quindi che questi fossero sostituiti dal serpente e dal corno. I greci al contrario, rappresentavano il fallo ma non la vagina.
Le epifanie animali più comuni della Dea erano quella taurina ed equina, ma essa era anche vicina ai serpenti come la nota Dea dei serpenti cretese, legata all'ambiente della reggia e quindi anche protettrice della regalità.
In un certo momento, da essere metamorfico che si presenta come animale, essa diventa la Signora degli Animali; ma è anche la Dea Ape Melissa, che si collega alle sue epifanie vegetali, e da qui alla forma di colonna o palo. Inoltre per tutti questi suoi attributi, è anche conoscitrice delle erbe e quindi dei pharmaka, ovvero dei rimedi vegetali, secondo Pestalozza in particolare di quelli usati per placare i dolori del parto, efficaci sia perché medicina, sia perché pregni del potere della Dea, e da qui la Potnia pharmakides, "strega, maga" di cui resta traccia in Circe, Medea, Pasife, Elena, per quanto non più divine.
Altra caratteristica della Potnia è di essere senza madre e senza padre (attributo mantenuto dalla Gaia greca), è autogenerante essendo per antonomasia colei che da la vita, ma si unisce anche col paredro “colui che siede affianco”, essendo la sua unione portatrice di fertilità: da qui l'istituzione, comune a varie zone mediterranee, della prostituzione sacra, per cui le ierodule incarnavano la Potnia ricreando lo hieros gamos.
Inoltre la Potnia è parthenos, cioè vergine, sia nel senso che è autonoma, estranea a qualsiasi violenza, libera, sia perché può riacquistare la verginità (come alcune divinità olimpiche fanno bagnandosi in acque particolari).
La figura dell'androgino originario viene scisso dunque questa grande Potnia femminile e nel paredro, figlio e amante, che nel ciclo originario muore e poi ritorna, così come il seme nella terra, come adombrano (in maniera più o meno completa, ovvero più o meno patriarcalizzata) i miti di Rea e dello Zeus cretese, Ishtar e Tammuz, Isis e Osiris, Cibele e Attis. Tuttavia anche le Potnie minori (ovvero quelle che nella mitologia greca non sono più Dee) a volte muoiono; in ogni caso tutta questa serie di copie divine che condividevano una hierogamia, lascia intendere la sacralità dell'unione sessuale per i popoli mediterranei, ed il fatto che la morte non fosse sentita come negativa e definitiva. Una traccia di questa concezione è rimasta nell'idea dei Campi Elisi a cui gli uomini giungevano dopo la morte. Questo ciclo escatologico sarebbe ciò che in tempo storico ha portato ai noti Misteri Eleusini.
Segue la bibliografia.
Per quanto riguarda lo stile, ad un lettore moderno risulta inevitabilmente piuttosto arcaico (è comunque un testo pubblicato negli anni 50), a tratti poetico, a volte oscuro. Mi ha fatto sorridere la capacità di trovare le più varie (e a volte aggraziatissime) circonlocuzioni per non dire sesso, vagina e pene. L'opera è corredata da alcune immagini che rappresentano alcuni degli oggetti di cui parla l'autore; nota negativa è il fatto che faccia molti rimandi a suoi scritti precedenti, che non nomina mai, per cui a volte lascia delle affermazioni inspiegate, inoltre quando cita altri autori non dà indicazioni a riguardo, a volte non dice neanche chi sta citando.
Per chi non conosca greco e latino, la lettura potrebbe essere compromessa dal fatto che sono riportate frasi e parole prive di traduzioni in italiano.
Per quanto riguarda il contenuto, ho apprezzato molto alcune delle sue teorie, e nella storia dello studio delle religioni è stato sicuramente uno di coloro che hanno rotto la visione totalmente patriarcale delle civiltà antiche, che non poteva dare credito ad ere in cui le donne avevano prestigio, importanza, il cui il femminile era sacralizzato.
Tuttavia, alcuni collegamenti mi sono sembrati piuttosto forzati (a volte ho avuto difficoltà a seguirli e a capire come secondo lui si collegasse una cosa ad un'altra), l'impressione a tratti è stata che l'autore vedesse solo quello che voleva vedere, ovvero solo gli elementi che potessero avvalorare la sua tesi.
Inoltre il continuo sottolineare la superiorità femminile, è sì, da una parte, un ribaltamento che dà da pensare, dall'altro il porre il maschile in una posizione di sottomissione e inferiorità mi sembra altrettanto negativo del contrario.
Sicché trovo che sia un testo che può essere letto, sia per il suo valore storico, innovativo per il suo tempo, sulla religiosità matriarcale, sia per prendere coscienza di un modo alternativo di sacralità e di conseguenza di società, tenendo comunque presente il fatto che ad oggi esistono altri testi che studiano le società matriarcali passate e presenti a livello religioso, economico, sociale ecc. in maniera più chiara e scientifica di questo, alcuni dei quali potete trovare recensiti nella sezione Biblioteca; lo consiglierei solo a veri appassionati dell'argomento o a specialisti del settore.