sabato 21 gennaio 2012

Sacchettini profumati per armadi e bagni

Immagino che tutti sappiate come si fanno i sacchettini pieni di erbe da mettere in cassetti e armadi per allontanare le tarme e profumare la biancheria, ma dai, fate dire qualcosa anche a me :)

Innanzitutto la stoffa: sarebbe meglio utilizzare una stoffa sottile, tipo la garza, attraverso la quale il profumo possa passare; un sacchettino di velluto sarà anche bello ma serve a poco, comunque il comune cotone va benissimo. Tenendo conto del riciclo io uso vecchi pezzi di stoffa, ma vanno benissimo anche ritagli di abiti, magliette o gonne che non si usano più, possibilmente non di materiale sintetico. Quando avrete individuato il pezzo di stoffa che vi piace ritagliatene un quadrato, che sia abbastanza grande per racchiudere almeno un pugno di erbe, quindi con un lato di almeno 15-20 cm.
Sempre per evitare sprechi, si possono usare erbe e spezie un po' vecchie, che abbiamo raccolto o comprato da più di un anno, visto che genericamente dopo questo lasso di tempo potrebbero aver perso parte dei loro principi curativi.
Gli ingredienti più conosciuti per riempire i saccettini sono la Lavanda, le Castagne d'India (quelle dell'Ippocastano), la Menta, la Melissa e sono anche quelli più adatti a tenere lontane le tarme. Io però, visto che confeziono i sacchettini anche per profumare l'armadio aggiungo Cannella, Chiodi di garofano, bacche di Pepe di vari colori, foglie d'Alloro, semi e foglie di Canfora, capsule di Cardamomo, Anice stellato, Erba Luisa (Lippia citriodora), Timo, Rosmarino, Salvia, bucce d'Arancia o di altri agrumi fatte seccare, foglie di Limone o altri agrumi. Non saranno forse particolarmente utili contro le tarme ma avendo comunque una certa quantità di olii essenziali fanno il loro lavoro.
Io sminuzzo le foglie in modo che non occupino troppo volume e che non pungano attraverso la stoffa, e così anche tutti i rametti o gambi delle erbe che miscelo (vale soprattutto per la Lavanda, anche i gambi sono profumati, tagliateli a pezzettini e mescolateli al resto!). I semi/frutti invece come il Cardamomo, la Canfora, l'Anice e i Chiodi di Garofano, il Pepe li pesto brevemente nel mortaio. Mi hanno fatto notare che potrebbe non essere la tecnica migliore, inquanto le erbe/spezie spezzettate perdono più in fretta il loro aroma, ma d'altra parte se rimanessero intere ne sprigionerebbero meno.

Una volta preparate stoffa e miscela di erbe prendete una manciata di miscuglio profumato e mettetelo al centro del quadrato, con la parte colorata all'esterno. Alzate i quattro angoli e legate alla base in modo che le erbe non possano uscire con un cordino, un nastro, della rafia, fili colorati o qualsiasi altro balzano materiale vi venga in mente. Dovresti a questo punto avere un involto che somiglia un po' alle confezioni dell'uovo di pasqua: tirate un poco i quattro angoli in modo da "aprire" un poco la stoffa e dare al saccehttino un aspetto più mosso e "spettinato".

Finito! Potete decorare appendendo al cordino per chiudere una conchiglia, una stecca di Cannella, un Anice stellato, dei campanellini, dei fiorellini di stoffa o all'uncinetto o qualcosa di particolare intonato al momento se state facendo un regalo di Natale o Pasqua, o alla persona alla quale il presente è rivolto. Io ho provato anche ad appendere dei tappi di sughero sui quali versare una goccia di olio essenziale per potenziare ulteriormente il profumo; se dovete regalarlo, scegliete un profumo gradito al destinatario del sacchettino!

Potete anche farne vari da appendere in ghirlande negli armadi o come decorazione nelle stanze, alternandoli magari a spezie, foglie, legnetti, conchiglie, tappi di sughero profumati e decorandoli con nastri, fiori secchi o di carta, piume, fili di rame ecc.
Un'altra soluzione creativa è utilizzare un supporto circolare (una corona di rami di salice o altri flessibili, un cerchio di legno o di filo di rame, una treccia di rafia ecc.) e attaccarci con dei nastrini tanti piccoli sacchettini colorati. Si può appendere vicino a letto, divano o poltrona dove poter godere del profumo di erbe e spezie.

Considerate che questi rimedi contro le tarme non durano per sempre quindi di tanto intanto le erbe andranno cambiate, e ricordate che sembra che le tarme siano più propense a divorare la lana di abiti mezzi sporchi, quindi prima di riporre maglioni e sciarpe negli armadi lavateli sempre.

Nella stessa maniera si possono fare dei sacchettini da mettere nell'acqua del bagno. Di base si può mettere della farina d'Avena e/o dell'amido di patate o mais, che leniscono le infiammazzioni, migliorano la pelle e la nutrono. Si può anche usare del sale grosso che depura e tonifica. Potrete poi sbizzarrirvi con le erbe da aggiungere (almeno un bel pugno pieno); per un bagno rilassante Lavanda, Melissa, fiori d'Arancio; per tonifcare e rinfrescare Menta; per coccolare la propria pelle Calendula, Camomilla, Lavanda. Potete anche unire una o due gocce delle essenze delle stesse piante per potenziare il profumo.
Legate il sacchettino sotto al getto dell'acqua calda, e poi usatelo al posto della spugna.


mercoledì 18 gennaio 2012

Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico

Caltha, l'antico nome della Calendula usato dai latini, potrebbe essere legato a quello di Cautha o Catha la Dea etrusca del sole nascente. Ben poco si sa di questa antica divinità, ctonia e solare insieme, ma le mie suggestioni mi fanno pensare al sole che continuamente sale e scende nel mondo sotterraneo, solo per potersi di nuovo alzare a dissipare le tenebre.

Ingredienti:
Riguardo agli oleoliti
Le mie ricette per prepararli le trovate qui: Oleolito di Calendula e Oleolito d'Iperico. Ricordate che l'oleolito di Calendula deve avere una certa sfumatura giallo-arancio (a seconda dell'olio che avete usato) ed un odore caratteristico, mentre l'oleolito d'Iperico dev'essere di un bel rosso rubino, e con un profumo particolare ed erbaceo, se sentite odore di rancido gli oleoliti non sono più utilizzabili per l'unguento, potreste magari impiegarli per produrre del sapone.

Riguardo alla cera
La cera d'api si trova nelle erboristerie, nei negozietti che vendono miele e prodotti locali, oppure direttamente dagli apicoltori, opzione che io preferisco per favorire i piccoli produttori dei dintorni, che tra l'altro la vendono ad un prezzo molto inferiore rispetto alle erboristerie. Per questa ricetta vi serve della cera del tutto naturale, se vi rifilano i fogli rifiutateli perché di solito contengono anche parafina o altri materiali. Se doveste trovare quella non ancora pulita (si presenta di un bel giallo caldo con corpuscoli nero-marroni ed un forte profumo di miele) prendetela, si può purificare facilmente come potete leggere qui: Come pulire la cera.

Preparazione
Gli unguenti si preparano con una parte di cera, e fra le 5 e le 7 parti di olio; io di solito mi regolo su una di cera e sei di olio (es. 10 g di cera e 60 g di olio) e con queste dosi viene un unguento dall'aspetto solido ma che si può raccogliere agevolmente con il dito e si spalma benissimo. La consistenza dipende anche dalla temperatura esterna, d'estate chiaramente è più morbida, mentre d'inverno solidifica.
Considerate che non se ne usa mai moltissimo, sicché se non avete intenzione di regalarlo tenetevi sulle piccole quantità.
Mettete a sciogliere la cera a pezzettini e gli oleoliti in pari quantità (secondo l'esempio di prima 10 g cera, 30 g oleolito di Calendula e 30 g oleolito di Iperico) in un pentolino a bagnomaria; il calore non giova agli oli quindi tenete il fuoco basso e non appena la cera si è sciolta completamente mescolate, togliete dalla fonte di calore e versate in barattolini di vetro ben puliti e asciutti. Raffreddandosi l'unguento si solidifica in superficie e a contatto col vetro, prima che sia del tutto solido versate una goccia di vitamina E; quest'ultima è termolabile quindi va aggiunta solo quando la temperatura è scesa.
Se non aggiungete la vitamina E, può succedere che la superficie rimanga un po' più solida e presenti delle crepe a completo raffreddamento ma con il calore delle mani si scioglie perfettamente. Per evitare quest'effetto comunque si può mescolare di tanto in tanto durante il raffreddamento dell'unguento, che così rimarrà più "spumoso".
Eventualmente si può aggiungere alla cera in via di scioglimento anche un po' di burro di karitè o di cacao per rendere ancora più morbida e nutriente la miscela. Attenzione però al fatto che il burro di karitè se surriscaldato quando si raffredda si rapprende in piccoli granelli; la cosa non è particolarmente fastidiosa a mio avviso, visto che comunque rimangono amalgamati al resto e si sciolgono quando prelevati con le mani o spalmati. Se però siete dei perfezionisti a livello estetico e la cosa non vi piace, evitate!
Essendo l'oleolito d'Iperico rosso rubino, e quello di Calendula d'un bel giallo paglierino l'unguento avrà una bella colorazione rosa pesca; anche il profumo sarà simile a quello dell'oleolito d'Iperico, ma fuso con quello mielato della cera.

Utilizzi
Se Cautha è il sole, anche in questa formula si trova molto di solare, basti pensare ai luminosi fiori della Calendula, al fatto che veniva detta sponsa solis "sposa del sole" ed ancora oggi è conosciuta come Marigold "Oro di Maria", eppure, essa è legata anche al lunare mondo notturno grazie ai suoi semi falciformi, alla sua capacità di regolare il flusso mestruale, così simile a quello lunare, e alla sua affinità con Iuno, Signora delle calende, ovvero il primo giorno di luna crescente.
Ed anche l'Iperico ha la sua affinità col sole, pianta del Solstizio d'Estate per eccellenza, il giorno più luminoso dell'anno quando l'astro è al suo apice e trasfonde il suo potere alle erbe, reca petali dorati e luminosi. Ma quest'unguento particolare è soprattutto adatto a curare l'eccesso di sole, ovvero le ustioni e gli eritemi, come anche aiuta nella cura delle piccole ferite (quando si è già fatta la crosta) e le fa rimarginare bene ed in fretta, anche quelle post-brufoli/punti neri. E' adatto anche per screpolature e taglietti che si creano intorno al naso quando si ha il raffreddore o sulle mani a causa del freddo o del contatto quotidiano con la terra. Ottimo per far guarire più in fretta anche le piccole bruciature dovute a pentole o simili. Se massaggiato su contrazioni muscolari, contusioni e infiammazioni dei tendini  contribuisce ad attenuare il dolore. In generale è un toccasana per la pelle secca, screpolata e arrossata.
ATTENZIONE: per uso interno ad alte dosi l'Iperico può interferire con l’azione di farmaci antidepressivi ed anticoncezionali e in rari casi può avere proprietà fotosensibilizzanti (rende la pelle più sensibile ai raggi solari), in questa preparazione ce n'è una quantità minima, ma per maggior sicurezza non usare prima di esporsi al sole o a lampade UV se si ha la pelle particolarmente chiara e sensibile.


Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Vedi anche:
Come pulire la cera
Calendula
Lo Spirito della Calendula
Alcune varietà di Calendula
Illustrazioni botaniche di Calendule
Storia della Calendula
Mitologia della Calendula
Oleolito di Calendula 
Tintura di Calendula
Iuno - Unguento di Calendula
Chryse - Unguento lenitivo  di Camomilla, Calendula e Lavanda
Iperico
Alcune varietà d'Iperico 
Oleolito d'Iperico
Pyrra - Unguento d'Iperico

Aggiornato l'ultima volta il 5 agosto 2015.

L'offerta di Luci: un esempio di lumini naturali

Un modo facile e veloce per realizzare delle piccole luminarie totalmente naturali ed anche molto belle da vedere, che ho trovato su Greenme.
La tecnica è spiegata nella pagina linkata ma è molto semplice: prendete un'arancia, mandarancio o altro agrume e tagliatelo a metà; la metà a cui è attaccato il picciolo svuotatela della polpa, facendo attenzione a rompere la buccia e a non togliere lo stelo centrale che fungerà da stoppino.
Dopo averla svuotata per bene riempitela d'olio, in modo però da lasciar fuori una parte dello stelo.
Fatto! A questo punto dovete solo accenderla (ci metterà magari un pochino a prendere, bagnate bene con l'olio la punta dello stelo, e aiutatevi con uno stecchino acceso).


L'offerta di Luci: significato

L'offerta di candele, lampade ad olio, piccole luminarie ecc. è un'usanza che risale alla notte dei tempi, diffusa in tutto il mondo, sopravvissuta a secoli di civiltà e praticata ancora oggi.
Ma facciamo un passo indietro: l'offerta. Io mi sono sempre chiesta, ma se gli Dei sono i creatori di tutto, che senso ha offrire ciò che già appartiene loro, essendone le fonti, lo spirito profondo? Eppure una tradizione così antica e universale come quella di offrire alla Divinità qualcosa doveva pur avere un senso.
Mi ha fatto riflettere a riguardo il discorso di un amico, che sostenava che quando una persona è gentile con te, tu vuoi restituirgli la gentilezza, o quando qualcuno ti dona qualcosa di bello, ti viene la voglia di dargli in cambio qualcosa di simile. Non per dovere o obbligo morale o perché si fa così, ma forse perché si vuole ringraziare per il dono e condividere la gioia che provoca. E così, in questo circolo di dare e ricevere gioia, bene e grazie si crea un legame particolare con l'altro, non asservito solo all'interesse, all'utile o alla convenienza.
Ora torniamo all'offerta di luci in particolare: è una cosa su cui soffermarsi il fatto che da sempre gli Dei siano Luce, siano equiparati ad essa, i loro nomi rimandino a questo concetto e che essi vivano simbolicamente dove la Luce viene emanata ed è più intensa, ovvero in cielo. Lo stesso termine italiano "Dio" è etimologicamente legato ai concetti di "luce", "cielo", "giorno", così come il latino deus e il greco theόs. La Luce è sempre stato anche simbolo di Verità, Gioia (avete presente le persone "solari"?), Vita, Amore.
Il Fuoco in particolare, con la sua Luce così "antica", conosciuta e maneggiata anche dai nostri più lontani progenitori, dalle più antiche civiltà, rappresenta anche la Purificazione di ciò che è semplicemente materiale, la morte iniziatica, la Scintilla divina presente in ognuno, un mezzo per creare, modificare, mettere in moto, evolvere.
Quindi forse offrire Luce alla Luce può essere visto come un modo per ringraziaLa. E forse, visto che in noi c'è un piccolo Fuoco interiore, la nostra parte di Loro, offrire loro una candela potrebbe essere simbolo di offerta di noi stessi, come se portassimo la nostra Scintilla a riunirsi alla grande Fiamma originaria. Quella lucina che arde può anche simboleggiare la nostra volontà di riunirci alla Grande Luce.

Quella del fuoco è una luce diversa da quelle a cui siamo abituati, è una luce viva, che si alimenta di fibre vegetali o altro (stoppino) e grassi vegetali/animali o cera. Vive quindi di materiale ricco, prezioso, materiale che si converte in Luce. E questo passaggio dalla materia al sottile sembra essere stato uno dei simbolici scopi della vie inziatiche. Dunque forse se si volesse intendere questa offerta come detto fin'ora, cioè come una sorta di rito, una piccola magia simbolica e analogica, sarebbe meglio offrire solo luminarie fatte con materie naturali, per avvicinarsi di più alla modalità antica, e perché così come si credeva in passato, forse ha ancora senso, per chi ne ha la sufficiente sensibilità, identificare la Natura con Dio o gli Dei o la Dea, come la loro manifestazione nella materia, ed offrendo ad essa cose naturali si rinnova il concetto di dare e ricevere la stessa cosa.
Un'azione che però non dovrebbe essere isolata in mezzo a quelle meramente "profane" della giornata, ma integrata in una serie di comportamenti coerenti che mirano tutti ad un unico fine, cioè vivere in e con Armonia. Ricordiamo che fino a pochi secoli fa, la luce di torce e candele era l'unica che ci fosse, quindi questi oggetti erano di uso comune, non erano cose che si adoperavano solo in determinati momenti e situazioni come oggi, dunque anche l'offerta di luminaie varie era molto più legata alla quotidianità di quanto non accada oggi. Accendere una candela, una fiamma, un piccolo fuoco, era un'azione che si compiva tutti i giorni, e forse vivendo in modo che ogni azione sia anche un'atto sacro, ogni volta si poteva rinnovare quest'offerta profonda.
Il Fuoco, come già detto, è sempre stato creduto elemento purificatore per eccellenza, insieme all'Acqua, quindi forse accendere ed offrire un lumino, potrebbe anche voler rappresentare l'intento di purificare e bruciare le impurità animiche.

Ci avviciniamo al periodo dei Lumi, la Candelora, la festa di Brigidh, che è anche periodo di purificazioni, e non c'è momento migliore per creare candele o piccole lampade in creta in cui mettere stoppino e olio, e poi usarle durante l'anno come offerte o come piccoli doni per chi è in grado di comprenderne il senso profondo, od anche solo la Bellezza.

 Per approfondimenti:
All'origine delle parole, Mario Negri, Edizioni della Terra di Mezzo, pp. 69 e seguenti.
Il Fuoco e la su antica Magia
L'antico Cristianesimo Celtico: S. Brigida di Kildare e la Sacra Fiamma

Un modo per fare dei lumini naturali:
L'offerta di Luci: un esempio di lumini naturali idea tratta da Greenme

Candele naturali autoprodotte cruelty free di Aromantiche:
Candele naturali di Aromantiche

venerdì 13 gennaio 2012

Calendula

La lucente e prolifica signora dei prati, la dolce e dorata Calendula che con i suoi caldi colori rallegra le passeggiate nella campagna, è stato uno dei miei primi amori "erbari". L'ho inseguita, seminata, raccolta, usata, studiata e ascoltata per un bel po' di tempo ed ecco ciò che ho raccolto.
Fa parte della famiglia delle Asteraceae e la specie più conosciuta è Calendula officinalis. Calendula viene dal latino calendae ovvero il primo giorno di ogni mese del calendario latino, che corrispondeva con la luna nuova, giorno consacrato a Iuno/Giunone. Officinalis indica la varietà più usata a scopo curativo, da officina "farmacia". Una valida sostituta è la Calendula selvatica o arvensis dalle equali proprietà che si trova allo stato selvatico nei prati; inoltre esistono varietà da giardino con fiori molto grandi e un maggior numero di petali.
Nomi popolari: Margaita, Gangian (Liguria), Fior d'mort, Courtesia, Sitroule (Piemonte), Fior de San Peder (Lombardia), Caledria, Dormioti (Veneto), Madalenis, Purcitis (Friuli), Gazan, Calandra, Ganzant (Emilia), Callandria, Fior d'ogni mese, Cappuccina, Fiorrancio (Toscana), Garofano di Spagna (Abruzzo), Calenna (Lazio), Carenula, Primo fiore (Puglia), Malmina, Catinedda, Carsennula (Sicilia), Fiore de cada mese (Sardegna). In alcune zone viene detta anche Rilogiu di pilligrini perché si apre allo spuntare del sole e si chiude al suo calare o quando sta per piovere, indicando ai viandanti quando è arrivato il momento di cercare riparo.
In francese è Souci, Marigold in inglese, Goldblume, Ringerblume, Langerblume in tedesco, Caléndula in spagnolo.


Descrizione: piantina erbacea annuale con radice a fittone e radichette laterali, fusti ramificati che a volte raggiungono i 70-80 centimetri. Le foglie sono leggermente appiccicose e coperte da una finissima peluria, alterne con margine deltellato sui fusti, spatolate con base ristretta a cuneo in basso, verde scuro. I fiori di un colore fra il giallo e l'arancione insenso si trovano al termine dei rametti, si aprono al mattino e si chiudono col calare del sole; le varietà coltivate hanno fiori più grandi con molti petali, quelle selvatiche sono invece più aromatiche e coi fiori più piccoli e gialli. I frutti sono acheni rugosi di forma variabile, spesso a falce di luna. Tutta la pianta è coperta da sottile peluria e da piccole ghiandole scure.

Semi in formazione
Habitat: si può trovare in tutta Italia dal mare alla zona montana, spontanea in campi e prati o coltivata nei giardini. Originaria dell'Europa meridionale, si può trovare dal Mediterraneo fino alle isole britanniche.

Coltivazione: è una piantina rustica di facile coltivazione. Ha bisogno di un terreno ben drenato inquanto teme i ristagni d'acqua che fanno marcire le radici, e soprattutto la varietà selvatica si adatta anche a terreni non molto ricchi. Va piantata in posizione soleggiata o medio soleggiata. D'estate va annaffiata spesso in modo che il terreno risulti sempre un po' umido (ma assolutamente non zuppo!), d'inverno invece si arrangia da sola, soprattutto se piantata a terra e non in vaso. E' una pianta annuale ma si risemina da sola di anno in anno, tanto che potrebbe risultare quasi infestante. In agricoltura sinergica (che sfrutta le capacità di cooperazione e beneficio reciproco insite nelle diverse piante) la
Semi e parti di fiore
Calendula si piantata nelle aiuole insieme alle verdure inquanto neutralizza alcuni nematodi e batteri e con i fiori attira insetti benefici.
Può essere colpita dal mal bianco (macchioline bianche sulle foglie) quando ha troppa acqua e da afidi, per combattere i quali può essere spruzzata con macerato di ortica o aglio.

La droga  è costituita da fiori, foglie e sommità fiorite. I fiori si raccolgono al mattino, dall'inizio della primavera quando iniziano a vedersi fra i prati, fino alle prime gelate. Si prendono quando sono in piena fioritura, nella tarda mattinata quando la rugiada si è già asciugata e le corolle sono aperte. Il momento migliore sarebbe in luna crescente, in particolare nei giorni in cui la luna si trova nei segni d'aria, oppure in plenilunio (così poi l'essiccazione avverrà in luna calante e sarà quindi favorita dai suoi influssi).
Le foglie vanno invece raccolte fra marzo e novebre, scegliendo fra quelle sane, pulite e non danneggiate in alcuna maniera, prestanto sempre attenzione che non siano umide per la rugiada; i giorni migliori sono i giorni di luna crescente in segni d'acqua, in particolar modo in Scorpione. Entrambe le parti della pianta si fanno essicare in strati sottili all'ombra e si conservano al buio in recipienti di vetro o porcellana ben chiusi perché, soprattutto i fiori, con la luce tendono a perdere le loro proprietà.
Come sempre, quando raccogliete fatelo con la consapevolezza di essere nel Giardino della Madre Terra, sul suo corpo che ogni giorno ci dà la possibilità di nutrirci, vestirci, guarirci e inonda i nostri occhi di Bellezza. Per questo forse potreste sentire di voler lasciare qualche piccola offerta alla Natura, ed è in effetti un bel "sentirsi" quando raccogliendo qualcosa restituiamo alla Natura una piccola parte di quello che ogni giorno ci dona. E' un atto da compiere con gratitudine e affetto verso la fonte di ogni nutrimento e bellezza, come quando i bambini raccolgono i fiori del giardino per portarli alla Mamma; è lei che li ha coltivati giorno per giorno, ma quanta gioia porta quel piccolo dono spontaneo!
Inoltre la raccolta va fatta con un minimo d'intelligenza: non spogliate una sola piantina o un solo prato e non prendete più di quanto realmente vi può servire! Inoltre la Calendula è una pianta talmente abbondante che a distanza di pochi giorni potrete raccogliere sempre nuovi fiori.

 Utilizzi
Prima di utilizzare qualsiasi erba verificate che sia lontana da qualsiasi fonte di inquinamento e di non essere allergici. Non intendo sostituirmi al medico/farmacista/erborista/fitoterapista/omeopata ecc., non avendone per altro le minime competenze, quindi prendete ciò che segue per quello che è, ovvero una ricerca svolta su vari testi, di certo con impegno e voglia di capire ed entrare in vibrazione con l'erba ma sperimentata solo in parte. Desidero sottolineare inoltre che essendo ogni essere umano diverso dall'altro, ognuno può reagire in maniera diversa alle singole erbe e preparati dunque non c'è garanzia alcuna che quella particolare pianta/rimedio funzioni per voi, mentre magari per altri sì. Inoltre, le piante sono esseri viventi, portatori di determinate energie, e non bisogna ignorare questo particolare quando si entra in contatto con loro o se ne cerca l'azione curatrice. Ogni volta che si lavora con le erbe, si entra in contatto con il loro Spirito vitale, con il regno della Natura, soprattutto quando si utilizzano erbe selvatiche; farlo con consapevolezza e sensibilità può aiutare e facilitare di molto il lavoro e portare piccoli doni interiori e intuizioni.
ATTENZIONE
: l'uso interno della Calendula si sconsiglia alle donne in gravidanza.
Proprietà: emmenagoghe, coleretiche, antispasmoiche, ainfiinfiammatorie, decongestionanti, lenitive, eudermiche, ciccatrizanti, antivirali, antimicrobiche.

Erba fresca: alcune foglie contuse e strofinate sulle punture d'insetto aiutano a calmare il dolore e il prurito.

Infuso: si mettono foglie e fiori secchi o freschi (se utilizzate la pianta fresca dovrete raddopiare le dosi consigliate per la pianta secca nella quale i principi sono più concentrati) nell'acqua quando sta iniziando a bollire e li si lascia in infusione alcuni minuti, spegnendo il fuoco quando il liquido bolle. Si può aggiungere all'acqua del bagno per disinfiammare ed ammorbidire la pelle, anche quella molto delicata dei bimbi o degli anziani. Immergendo le mani per dieci minuti nell'infuso lasciato intiepidire si migliorano le screpolature dovute al freddo o a lavori manuali, alle quali giova molto l'uso dell'oleolito o dell'unguento di Calendula.
Sembra aiuti ad eliminare calli e duroni, e a questo scopo si possono anche applicare alcune foglie pestate sulla parte interessata.
Garze di lino o cotone imbevute di infuso possono essere posizionate su contusioni, punture d'insetti, bruciori e infiammazioni delle parti intime per lenire il fastidio. Batuffoli di cotone inzuppati di infuso intiepidito, magari in unione con Camomilla e Fiordaliso posizionati sugli occhi per almeno 15 minuti aiutano ad attenuare rossore e gonfiore.
Bevuto durante la settimana che precede le mestruazioni e nei primi giorni di sangue aiuta a regolarizzare il ciclo, a far ricomparire il flusso assente e a calmare il dolore. A tale scopo si possono unire altre erbe adatte all'uso, di facile coltivazione o molto comuni anche come spontanee, quali l'Achillea, la Camomilla, la Lavanda, la Salvia o la Melissa. Tuttavia essendo di solito i dolori o le irregolarità mestruali specchio di disequilibri con sè stesse e la propria parte femminile, forse all'uso delle erbe si potrebbe associare un lavoro interiore sull'autoaccettazione e le energie cicliche della donna.
In cosmesi naturale si può usare al posto della semplice acqua per creare creme lenitive, gel per il contorno occhi, detergenti intimi, maschere per il viso.

Oleolito: Qui la mia ricetta dell'Oleolito di Calendula. L'oleolito si può usare puro anche sui bimbi per migliorare e proteggere la pelle arrossata, screpolata, secca; per massaggi che favoriscano la guarigione dei dolori muscolari (magari in sinergia con altre erbe adatte allo scopo) oppure come ingrediente per creme autoprodotte, unguenti ecc. ai quali dona le sue proprietà lenitive, disarrossanti e eudermiche.

Tintura madre: Qui la mia ricetta della Tintura di Calendula. Per far tornare mestruazioni assenti, regolarizzare e rendere meno doloroso o abbondante il ciclo se ne prendono 30-40 gocce diluite in un bicchiere d'acqua due volte al giorno a partire da una settimana prima del ciclo. Tuttavia sono personalmente convinta che gli squilibri mestruali siano sintomo di disequilibri interiori in ambito femminile che andrebbero sanati con un lavoro su sè stesse e evenutalmente con ginecologi/e, naturopati o altri specialisti. Esistono, tanto per cominciare l'opera, alcuni testi che propongono una riscoperta del ciclo mestruale e delle energia collegate che secondo la mia opinione e la mia esperienza possono favorire, se non una guarigione, almeno un miglioramento in questo senso, come Luna rossa di Miranda Gray e Mestruazioni di Alexandra Pope. In qualsiasi caso credo che specialmente per risolvere problematiche  in questo campo siano più efficaci, sicuri e "compatibili" trattamenti naturali (la vita si cura con la vita, non o non solo con sostanze inerti di sintesi), dolci e che curano tutto il complesso della persona, non solo i sintomi fisici.
La Tintura si usa anche per infiammazioni e arrossamenti dovuti a geloni, eritemi, acne, irritazioni da pannolino o dopo il parto come un normale detergente, soprattutto in caso di punti, e al posto di disinfettanti chimici per la ciccatrizzazione del cordone ombelicale del bimbo.

Unguento: una versione prevede l'unione di 500 g di burro e fiori e foglie di Calendula freschi da applicare su screpolamenti, pelle irritata, arrossata, rovinata, piccole ferite in via di rimarginazione, per disinfiammare e favorire la ciccatrizzazione. Per coloro che preferiscono utlizzare ingredienti più maneggevoli e che si conservano più a lungo potrebbe essere più adatto il tradizionale unguento fatto da una parte di cera per 5/7 parti di oleolito (esempio: 10 g di cera con 50/60/70 g di oleolito). Si otterrà un preparato facile da prelevare con le dita e splamare, d'un bel colore giallo (chiaramente, la colorazione varierà a seconda dell'olio che avete utilizzato per produrre l'oleolito).
Un'altra versione sperimentata da me la potete trovare qui, in unione con l'oleolito di Iperico, anch'esso conosciuto per le sue proprietà ciccatrizzanti (ATTENZIONE: a differenza dell'oleolito di Calendula che non ha controindicazioni, quello di Iperico rende la pelle più fotosensibile quindi dopo averlo usato non esponetevi al sole!).

Idrolato: quest'acqua ottenuta dalla distillazione dell'olio essenziale conserva le proprietà lenitive ed antinfiammatorie della pianta, e può quindi essere usato puro come tonico dopo la pulizia del viso, o entrare nella formulazione di creme e gel al posto della normale acqua distillata.
Ricette culinarie
I boccioli possono essere messi sotto sale o sott'aceto e usati come i capperi. I petali appena colti si possono aggiungere a insalate e zuppe per dare colore ed un leggero sapore caratteristico, oppure seccati e utilizzati come succedaneo dello zafferano del quale però non possono immitare il sapore. Si possono usare anche per colorare di giallo formaggi, yogurt, burro e e creme dolci (il colore si trasferisce a latte e derivati).

Aceto alla Calendula: riempite un barattolo di fiori leggermente essiccati senza pressarli e versateci sopra aceto di vino in modo da comprire il tutto. Lasciate macerare per almeno 40 giorni, quindi filtrare e imbottigliare. I fiori usati si possono mangiare.

Insalata di fiori: mischiate, a seconda di quello che offre la Natura in ogni periodo, qualche foglia tenera e fiore di Calendula selvatica o petali di Calendula officinale, Violette, foglie di Alliaria, Primule, petali di Rosa, foglioline e fiori di Nasturzi, fiori di Borragine, foglie tenere di Piantaggine, fiori e foglie di Malva, fiori e foglie di Trassaco, foglie di Crescione, getti teneri di Portulaca, foglioline di Pimpinella, foglie di Menta e alcune foglie di insalata Valeriana o altra a piacere, aggiungete poco olio, una spruzzata di Limone, semi di Girasole o Noci o altra frutta secca a piacere, un pizzico di Cumino, e sale o gommasio quanto basta.

Salsa alla Calendula: far scaldare leggermente 250 ml di panna e aggiungere un cucchiaio di farina, mescolando continuamente fino ad ottenere una crema. Aggiungere un piccolo porro tritato fine e un pezzo d'aglio. Mettere sul fuoco e far cuocere 10 minuti sempre mescolando, e poi aggiungere due manciate di petali di Calendula e continuare a cuocere per 2 o 3 minuti. Aggiungere sale e pepe a piacere. (Ricetta tratta da Cucinare con i fiori)
Fonti 
Cucinare con i fiori, L. Marenghi, Priuli&Verlucca, 2011
Florario, A.Cattabiani, Mondadori
Guida alle erbe, spezie e aromi, T. Stobart, Mondadori
I doni di Madre Terra, M. Leone, Ed. Araba Fenice
Il libro delle erbe, P. Lieutaghi, Rizzoli
Le erbe nostre amiche vol.3, Edizioni Ferni 
Le ricette delle erbe, M. Contini, Le margherite d'oro (Gioia) 
Meravigliose erbe - Bellezza Salute, Editoriale del drago 
Profumi celestiali, S. Fischer-Rizzi, Tecniche nuove
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, U. Boni e G. Patri, Fabbri Editori
Il Bosco Segreto  dell'Isola Incantata delle Figlie della Luna
Arcadia - Il mondo delle Erbe officinali
Infoerbe.it - Calendula

Le fotografie sono mie, scattate a Quarzina (CN), Spotorno (SV) e a Savona.

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Vedi anche:
Alcune varietà di CalendulaIllustrazioni botaniche di Calendule
Storia della Calendula
Mitologia della Calendula
Lo Spirito della Calendula
Oleolito di Calendula
Tintura di CalendulaIuno - Unguento di Calendula
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico
Chryse - Unguento lenitivo di Camomilla, Calendula e Lavanda

Aggiornato l'ultima volta il 27 Gennaio 2014