sabato 21 gennaio 2012

Sacchettini profumati per armadi e bagni

Immagino che tutti sappiate come si fanno i sacchettini pieni di erbe da mettere in cassetti e armadi per allontanare le tarme e profumare la biancheria, ma dai, fate dire qualcosa anche a me :)

Innanzitutto la stoffa: sarebbe meglio utilizzare una stoffa sottile, tipo la garza, attraverso la quale il profumo possa passare; un sacchettino di velluto sarà anche bello ma serve a poco, comunque il comune cotone va benissimo. Tenendo conto del riciclo io uso vecchi pezzi di stoffa, ma vanno benissimo anche ritagli di abiti, magliette o gonne che non si usano più, possibilmente non di materiale sintetico. Quando avrete individuato il pezzo di stoffa che vi piace ritagliatene un quadrato, che sia abbastanza grande per racchiudere almeno un pugno di erbe, quindi con un lato di almeno 15-20 cm.
Sempre per evitare sprechi, si possono usare erbe e spezie un po' vecchie, che abbiamo raccolto o comprato da più di un anno, visto che genericamente dopo questo lasso di tempo potrebbero aver perso parte dei loro principi curativi.
Gli ingredienti più conosciuti per riempire i saccettini sono la Lavanda, le Castagne d'India (quelle dell'Ippocastano), la Menta, la Melissa e sono anche quelli più adatti a tenere lontane le tarme. Io però, visto che confeziono i sacchettini anche per profumare l'armadio aggiungo Cannella, Chiodi di garofano, bacche di Pepe di vari colori, foglie d'Alloro, semi e foglie di Canfora, capsule di Cardamomo, Anice stellato, Erba Luisa (Lippia citriodora), Timo, Rosmarino, Salvia, bucce d'Arancia o di altri agrumi fatte seccare, foglie di Limone o altri agrumi. Non saranno forse particolarmente utili contro le tarme ma avendo comunque una certa quantità di olii essenziali fanno il loro lavoro.
Io sminuzzo le foglie in modo che non occupino troppo volume e che non pungano attraverso la stoffa, e così anche tutti i rametti o gambi delle erbe che miscelo (vale soprattutto per la Lavanda, anche i gambi sono profumati, tagliateli a pezzettini e mescolateli al resto!). I semi/frutti invece come il Cardamomo, la Canfora, l'Anice e i Chiodi di Garofano, il Pepe li pesto brevemente nel mortaio. Mi hanno fatto notare che potrebbe non essere la tecnica migliore, inquanto le erbe/spezie spezzettate perdono più in fretta il loro aroma, ma d'altra parte se rimanessero intere ne sprigionerebbero meno.

Una volta preparate stoffa e miscela di erbe prendete una manciata di miscuglio profumato e mettetelo al centro del quadrato, con la parte colorata all'esterno. Alzate i quattro angoli e legate alla base in modo che le erbe non possano uscire con un cordino, un nastro, della rafia, fili colorati o qualsiasi altro balzano materiale vi venga in mente. Dovresti a questo punto avere un involto che somiglia un po' alle confezioni dell'uovo di pasqua: tirate un poco i quattro angoli in modo da "aprire" un poco la stoffa e dare al saccehttino un aspetto più mosso e "spettinato".

Finito! Potete decorare appendendo al cordino per chiudere una conchiglia, una stecca di Cannella, un Anice stellato, dei campanellini, dei fiorellini di stoffa o all'uncinetto o qualcosa di particolare intonato al momento se state facendo un regalo di Natale o Pasqua, o alla persona alla quale il presente è rivolto. Io ho provato anche ad appendere dei tappi di sughero sui quali versare una goccia di olio essenziale per potenziare ulteriormente il profumo; se dovete regalarlo, scegliete un profumo gradito al destinatario del sacchettino!

Potete anche farne vari da appendere in ghirlande negli armadi o come decorazione nelle stanze, alternandoli magari a spezie, foglie, legnetti, conchiglie, tappi di sughero profumati e decorandoli con nastri, fiori secchi o di carta, piume, fili di rame ecc.
Un'altra soluzione creativa è utilizzare un supporto circolare (una corona di rami di salice o altri flessibili, un cerchio di legno o di filo di rame, una treccia di rafia ecc.) e attaccarci con dei nastrini tanti piccoli sacchettini colorati. Si può appendere vicino a letto, divano o poltrona dove poter godere del profumo di erbe e spezie.

Considerate che questi rimedi contro le tarme non durano per sempre quindi di tanto intanto le erbe andranno cambiate, e ricordate che sembra che le tarme siano più propense a divorare la lana di abiti mezzi sporchi, quindi prima di riporre maglioni e sciarpe negli armadi lavateli sempre.

Nella stessa maniera si possono fare dei sacchettini da mettere nell'acqua del bagno. Di base si può mettere della farina d'Avena e/o dell'amido di patate o mais, che leniscono le infiammazzioni, migliorano la pelle e la nutrono. Si può anche usare del sale grosso che depura e tonifica. Potrete poi sbizzarrirvi con le erbe da aggiungere (almeno un bel pugno pieno); per un bagno rilassante Lavanda, Melissa, fiori d'Arancio; per tonifcare e rinfrescare Menta; per coccolare la propria pelle Calendula, Camomilla, Lavanda. Potete anche unire una o due gocce delle essenze delle stesse piante per potenziare il profumo.
Legate il sacchettino sotto al getto dell'acqua calda, e poi usatelo al posto della spugna.


mercoledì 18 gennaio 2012

Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico

Caltha, l'antico nome della Calendula usato dai latini, potrebbe essere legato a quello di Cautha o Catha la Dea etrusca del sole nascente. Ben poco si sa di questa antica divinità, ctonia e solare insieme, ma le mie suggestioni mi fanno pensare al sole che continuamente sale e scende nel mondo sotterraneo, solo per potersi di nuovo alzare a dissipare le tenebre.

Ingredienti:
Riguardo agli oleoliti
Le mie ricette per prepararli le trovate qui: Oleolito di Calendula e Oleolito d'Iperico. Ricordate che l'oleolito di Calendula deve avere una certa sfumatura giallo-arancio (a seconda dell'olio che avete usato) ed un odore caratteristico, mentre l'oleolito d'Iperico dev'essere di un bel rosso rubino, e con un profumo particolare ed erbaceo, se sentite odore di rancido gli oleoliti non sono più utilizzabili per l'unguento, potreste magari impiegarli per produrre del sapone.

Riguardo alla cera
La cera d'api si trova nelle erboristerie, nei negozietti che vendono miele e prodotti locali, oppure direttamente dagli apicoltori, opzione che io preferisco per favorire i piccoli produttori dei dintorni, che tra l'altro la vendono ad un prezzo molto inferiore rispetto alle erboristerie. Per questa ricetta vi serve della cera del tutto naturale, se vi rifilano i fogli rifiutateli perché di solito contengono anche parafina o altri materiali. Se doveste trovare quella non ancora pulita (si presenta di un bel giallo caldo con corpuscoli nero-marroni ed un forte profumo di miele) prendetela, si può purificare facilmente come potete leggere qui: Come pulire la cera.

Preparazione
Gli unguenti si preparano con una parte di cera, e fra le 5 e le 7 parti di olio; io di solito mi regolo su una di cera e sei di olio (es. 10 g di cera e 60 g di olio) e con queste dosi viene un unguento dall'aspetto solido ma che si può raccogliere agevolmente con il dito e si spalma benissimo. La consistenza dipende anche dalla temperatura esterna, d'estate chiaramente è più morbida, mentre d'inverno solidifica.
Considerate che non se ne usa mai moltissimo, sicché se non avete intenzione di regalarlo tenetevi sulle piccole quantità.
Mettete a sciogliere la cera a pezzettini e gli oleoliti in pari quantità (secondo l'esempio di prima 10 g cera, 30 g oleolito di Calendula e 30 g oleolito di Iperico) in un pentolino a bagnomaria; il calore non giova agli oli quindi tenete il fuoco basso e non appena la cera si è sciolta completamente mescolate, togliete dalla fonte di calore e versate in barattolini di vetro ben puliti e asciutti. Raffreddandosi l'unguento si solidifica in superficie e a contatto col vetro, prima che sia del tutto solido versate una goccia di vitamina E; quest'ultima è termolabile quindi va aggiunta solo quando la temperatura è scesa.
Se non aggiungete la vitamina E, può succedere che la superficie rimanga un po' più solida e presenti delle crepe a completo raffreddamento ma con il calore delle mani si scioglie perfettamente. Per evitare quest'effetto comunque si può mescolare di tanto in tanto durante il raffreddamento dell'unguento, che così rimarrà più "spumoso".
Eventualmente si può aggiungere alla cera in via di scioglimento anche un po' di burro di karitè o di cacao per rendere ancora più morbida e nutriente la miscela. Attenzione però al fatto che il burro di karitè se surriscaldato quando si raffredda si rapprende in piccoli granelli; la cosa non è particolarmente fastidiosa a mio avviso, visto che comunque rimangono amalgamati al resto e si sciolgono quando prelevati con le mani o spalmati. Se però siete dei perfezionisti a livello estetico e la cosa non vi piace, evitate!
Essendo l'oleolito d'Iperico rosso rubino, e quello di Calendula d'un bel giallo paglierino l'unguento avrà una bella colorazione rosa pesca; anche il profumo sarà simile a quello dell'oleolito d'Iperico, ma fuso con quello mielato della cera.

Utilizzi
Se Cautha è il sole, anche in questa formula si trova molto di solare, basti pensare ai luminosi fiori della Calendula, al fatto che veniva detta sponsa solis "sposa del sole" ed ancora oggi è conosciuta come Marigold "Oro di Maria", eppure, essa è legata anche al lunare mondo notturno grazie ai suoi semi falciformi, alla sua capacità di regolare il flusso mestruale, così simile a quello lunare, e alla sua affinità con Iuno, Signora delle calende, ovvero il primo giorno di luna crescente.
Ed anche l'Iperico ha la sua affinità col sole, pianta del Solstizio d'Estate per eccellenza, il giorno più luminoso dell'anno quando l'astro è al suo apice e trasfonde il suo potere alle erbe, reca petali dorati e luminosi. Ma quest'unguento particolare è soprattutto adatto a curare l'eccesso di sole, ovvero le ustioni e gli eritemi, come anche aiuta nella cura delle piccole ferite (quando si è già fatta la crosta) e le fa rimarginare bene ed in fretta, anche quelle post-brufoli/punti neri. E' adatto anche per screpolature e taglietti che si creano intorno al naso quando si ha il raffreddore o sulle mani a causa del freddo o del contatto quotidiano con la terra. Ottimo per far guarire più in fretta anche le piccole bruciature dovute a pentole o simili. Se massaggiato su contrazioni muscolari, contusioni e infiammazioni dei tendini  contribuisce ad attenuare il dolore. In generale è un toccasana per la pelle secca, screpolata e arrossata.
ATTENZIONE: per uso interno ad alte dosi l'Iperico può interferire con l’azione di farmaci antidepressivi ed anticoncezionali e in rari casi può avere proprietà fotosensibilizzanti (rende la pelle più sensibile ai raggi solari), in questa preparazione ce n'è una quantità minima, ma per maggior sicurezza non usare prima di esporsi al sole o a lampade UV se si ha la pelle particolarmente chiara e sensibile.


Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Vedi anche:
Come pulire la cera
Calendula
Lo Spirito della Calendula
Alcune varietà di Calendula
Illustrazioni botaniche di Calendule
Storia della Calendula
Mitologia della Calendula
Oleolito di Calendula 
Tintura di Calendula
Iuno - Unguento di Calendula
Chryse - Unguento lenitivo  di Camomilla, Calendula e Lavanda
Iperico
Alcune varietà d'Iperico 
Oleolito d'Iperico
Pyrra - Unguento d'Iperico

Aggiornato l'ultima volta il 5 agosto 2015.

L'offerta di Luci: un esempio di lumini naturali

Un modo facile e veloce per realizzare delle piccole luminarie totalmente naturali ed anche molto belle da vedere, che ho trovato su Greenme.
La tecnica è spiegata nella pagina linkata ma è molto semplice: prendete un'arancia, mandarancio o altro agrume e tagliatelo a metà; la metà a cui è attaccato il picciolo svuotatela della polpa, facendo attenzione a rompere la buccia e a non togliere lo stelo centrale che fungerà da stoppino.
Dopo averla svuotata per bene riempitela d'olio, in modo però da lasciar fuori una parte dello stelo.
Fatto! A questo punto dovete solo accenderla (ci metterà magari un pochino a prendere, bagnate bene con l'olio la punta dello stelo, e aiutatevi con uno stecchino acceso).


L'offerta di Luci: significato

L'offerta di candele, lampade ad olio, piccole luminarie ecc. è un'usanza che risale alla notte dei tempi, diffusa in tutto il mondo, sopravvissuta a secoli di civiltà e praticata ancora oggi.
Ma facciamo un passo indietro: l'offerta. Io mi sono sempre chiesta, ma se gli Dei sono i creatori di tutto, che senso ha offrire ciò che già appartiene loro, essendone le fonti, lo spirito profondo? Eppure una tradizione così antica e universale come quella di offrire alla Divinità qualcosa doveva pur avere un senso.
Mi ha fatto riflettere a riguardo il discorso di un amico, che sostenava che quando una persona è gentile con te, tu vuoi restituirgli la gentilezza, o quando qualcuno ti dona qualcosa di bello, ti viene la voglia di dargli in cambio qualcosa di simile. Non per dovere o obbligo morale o perché si fa così, ma forse perché si vuole ringraziare per il dono e condividere la gioia che provoca. E così, in questo circolo di dare e ricevere gioia, bene e grazie si crea un legame particolare con l'altro, non asservito solo all'interesse, all'utile o alla convenienza.
Ora torniamo all'offerta di luci in particolare: è una cosa su cui soffermarsi il fatto che da sempre gli Dei siano Luce, siano equiparati ad essa, i loro nomi rimandino a questo concetto e che essi vivano simbolicamente dove la Luce viene emanata ed è più intensa, ovvero in cielo. Lo stesso termine italiano "Dio" è etimologicamente legato ai concetti di "luce", "cielo", "giorno", così come il latino deus e il greco theόs. La Luce è sempre stato anche simbolo di Verità, Gioia (avete presente le persone "solari"?), Vita, Amore.
Il Fuoco in particolare, con la sua Luce così "antica", conosciuta e maneggiata anche dai nostri più lontani progenitori, dalle più antiche civiltà, rappresenta anche la Purificazione di ciò che è semplicemente materiale, la morte iniziatica, la Scintilla divina presente in ognuno, un mezzo per creare, modificare, mettere in moto, evolvere.
Quindi forse offrire Luce alla Luce può essere visto come un modo per ringraziaLa. E forse, visto che in noi c'è un piccolo Fuoco interiore, la nostra parte di Loro, offrire loro una candela potrebbe essere simbolo di offerta di noi stessi, come se portassimo la nostra Scintilla a riunirsi alla grande Fiamma originaria. Quella lucina che arde può anche simboleggiare la nostra volontà di riunirci alla Grande Luce.

Quella del fuoco è una luce diversa da quelle a cui siamo abituati, è una luce viva, che si alimenta di fibre vegetali o altro (stoppino) e grassi vegetali/animali o cera. Vive quindi di materiale ricco, prezioso, materiale che si converte in Luce. E questo passaggio dalla materia al sottile sembra essere stato uno dei simbolici scopi della vie inziatiche. Dunque forse se si volesse intendere questa offerta come detto fin'ora, cioè come una sorta di rito, una piccola magia simbolica e analogica, sarebbe meglio offrire solo luminarie fatte con materie naturali, per avvicinarsi di più alla modalità antica, e perché così come si credeva in passato, forse ha ancora senso, per chi ne ha la sufficiente sensibilità, identificare la Natura con Dio o gli Dei o la Dea, come la loro manifestazione nella materia, ed offrendo ad essa cose naturali si rinnova il concetto di dare e ricevere la stessa cosa.
Un'azione che però non dovrebbe essere isolata in mezzo a quelle meramente "profane" della giornata, ma integrata in una serie di comportamenti coerenti che mirano tutti ad un unico fine, cioè vivere in e con Armonia. Ricordiamo che fino a pochi secoli fa, la luce di torce e candele era l'unica che ci fosse, quindi questi oggetti erano di uso comune, non erano cose che si adoperavano solo in determinati momenti e situazioni come oggi, dunque anche l'offerta di luminaie varie era molto più legata alla quotidianità di quanto non accada oggi. Accendere una candela, una fiamma, un piccolo fuoco, era un'azione che si compiva tutti i giorni, e forse vivendo in modo che ogni azione sia anche un'atto sacro, ogni volta si poteva rinnovare quest'offerta profonda.
Il Fuoco, come già detto, è sempre stato creduto elemento purificatore per eccellenza, insieme all'Acqua, quindi forse accendere ed offrire un lumino, potrebbe anche voler rappresentare l'intento di purificare e bruciare le impurità animiche.

Ci avviciniamo al periodo dei Lumi, la Candelora, la festa di Brigidh, che è anche periodo di purificazioni, e non c'è momento migliore per creare candele o piccole lampade in creta in cui mettere stoppino e olio, e poi usarle durante l'anno come offerte o come piccoli doni per chi è in grado di comprenderne il senso profondo, od anche solo la Bellezza.

 Per approfondimenti:
All'origine delle parole, Mario Negri, Edizioni della Terra di Mezzo, pp. 69 e seguenti.
Il Fuoco e la su antica Magia
L'antico Cristianesimo Celtico: S. Brigida di Kildare e la Sacra Fiamma

Un modo per fare dei lumini naturali:
L'offerta di Luci: un esempio di lumini naturali idea tratta da Greenme

Candele naturali autoprodotte cruelty free di Aromantiche:
Candele naturali di Aromantiche