martedì 21 gennaio 2020

Shadowhunters - Serie The Mortal Instruments

Saga Shadowhunters serie The Mortal Instruments di Cassandra Clare
Shadowhunters: Città di ossa di Cassandra Clare, Mondadori, 2007
Numero pagine: 523
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Bones
Prima edizione: 2007
Prima edizione italiana: 2007
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York
Epoca: contemporanea

Clarissa Fray è un'adolescente come tante, o almeno è quello che pensa fino alla sera in cui con il suo migliore amico Simon Lewis va a ballare al Pandemonium, qui assiste ad uno strano omicidio perpetrato da misteriosi personaggi che solo lei può vedere. Fra questi il bel Jace dal volto d'angelo che le svela la loro natura: si tratta di Shadowhunters, cacciatori di demoni con sangue angelico, e quando Jocelyn, la madre di Clary, scompare misteriosamente, quest'ultima dovrà immergersi nello sconosciuto Mondo delle Ombre per scoprire la verità su sé stessa e sulla sua famiglia...

Shadowhunders - Città di cenere di Cassandra Clare, Mondadori, 2008
Numero pagine: 472
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Ashes
Prima edizione: 2008
Prima edizione italiana: 2008
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York
Epoca: contemporanea

Dopo la rivelazione di Valentine sulla parentela fra Clary e Jace i due fanno di tutto per comportarsi come fratello e sorella, ma su Jace gravano i sospetti del Conclave. Valentine dopo aver ottenuto la Coppa Mortale punta ad un altro strumento angelico, la Spada dell'Anima che gli darebbe il potere di costituire un esercito demoniaco da muovere contro il Conclave, ma per questo deve officiare un rituale di Trasformazione tramite il sangue dei Nascosti...

Shadowhunters: Città di vetro di Cassandra Clare, Mondadori, 2009
Numero pagine: 576
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Glass
Prima edizione: 2009
Prima edizione italiana: 2009
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente la città immaginaria di Alicante a Idris e New York
Epoca: contemporanea

Clary scopre finalmente degli indizi su come risvegliare sua madre, e per fare questo dovrà recarsi ad Alicante, città principale di Idris la patria degli Shadowhunters dove si trovano anche Jace, Alec, Isabelle e gli altri cacciatori per capire come fronteggiare Valentine. Qui oltre ad Aline Penhallow e Helen Blackthorn incontrano l'ambiguo Sebastian Verlac...

Shadowhunters: Città degli angeli caduti di Cassandra Clare, Mondadori, 2011
Numero pagine: 472
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Fallen Angels
Prima edizione: 2011
Prima edizione italiana: 2011
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York
Epoca: contemporanea

Scoperti i veri genitori di Jace lui e Clary hanno finalmente una possibilità di stare insieme dopo la sconfitta di Valentine e Jonathan, ma le cose non sembrano andare per il meglio per nessuno dei protagonisti: Simon viene avvicinato dall'ambigua vampira Camille, cacciato dalla madre va a vivere con un ragazzo di nome Kyle e Maia e Isabelle scoprono di starlo frequentando entrambe, inoltre si nutre per la prima volta di un'essere umano, Maureen. E nel mentre alcuni Shadowhunters spariscono...

Shadowhunters: Città delle anime perdute di Cassandra Clare, Mondadori, 2012
Numero pagine: 552
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Lost Souls
Prima edizione: 2012
Prima edizione italiana: 2012
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: New York, Venezia, Praga, Irlanda
Epoca: contemporanea

Lilith è stata sconfitta ma Sebastian e Jace sono spariti e i suoi amici non riescono a trovare un modo per rintracciarli, finché non sono loro stessi a presentarsi a Clary, la quale decide di seguirli per tentare di salvare Jace, nonostante il controllo che Sebastian esercita su di lui. Così mentre Simon, i Lightwood, Magnus, Maia e Jordan  cercano uno strumento per separarli, Clary passa le sue giornate con i "figli" di Valentine...

Shadowhunters: Città del fuoco celeste di Cassandra Clare, Mondadori, 2014
Numero pagine: 756
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Heavenly Fire
Prima edizione: 2014
Prima edizione italiana: 2014
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York, Los Angeles, Alicante a Idris
Epoca: contemporanea

I suoi amici sono riusciti a sottrarre Jace al legame con Sebastian tramite Gloriosa, la spada dell'arcangelo Michele che brucia del fuoco celeste, ma quel fuoco pervade ora il giovane. Vari istituti fra cui quello di Los Angeles vengono attaccati da Sebastian che con il sangue di Lilith crea nuovi Shadowhunters oscuri; riescono a sfuggirgli i fratelli Blackthorn e Emma Carstrais. Il Conclave si trova davanti ad una nuova minaccia: come fermare una volta per tutte Sebastian?

Era un po' che pensavo di darmi ad una di quelle saghe fantasy young adult in cui sì, si salva il mondo e si combatte il male, ma prima di tutto la storia d'amore; ero curiosa di vedere come si intrecciavano il world building e la tematica sentimentale e se quest'ultima andava a discapito della coerenza narrativa. Così ho scelto totalmente a caso fra quelle più conosciute degli ultimi anni e mi sono buttata su Shadowhunters avendo seguito quasi tutta la serie tv nonostante trovassi estremamente antipatici i protagonisti; a ben vedere anche questa è stata una ragione della mia scelta, sincerarmi che i personaggi dei libri fossero un po' più apprezzabili di quelli della serie tv (in effetti quelli scritti sono un po' meglio, ma comunque piuttosto mediocri per non dire pessimi).
Giusto di passaggio mi sento di rilevare come le copertine , al solito, abbiano ben poca attinenza con il contenuto dei romanzi: chi sarebbero i tizi che vi compaiono, e perché hanno delle linee colorate in faccia? Vorrebbe essere un accenno alle rune degli Shadowhunters, che però, viene detto più volte,  vengono tracciate sul corpo e non sul viso? Mistero. Però quanto meno sono insolitamente sobrie trattandosi di una serie di questo tipo! Ma come vuole il proverbio non ho giudicato il libro dalla copertina e mi sono dedicata alla lettura, e se i primi volumi mi prendevano poco li ultimi li leggevo in due o tre giorni, e devo ammetterlo, per un motivo abbastanza triviale visto che la domanda a cui volevo trovare risposta era: Jace e Clary riusciranno a fare sesso prima della fine della serie?
Oh, l'ho detto, ma giuro che arrivata al sesto libro non ne potevo più di interruzioni, inconvenienti ecc. Chiaramente non vi svelo la risposta, ma forse il fatto che fosse quest'unica motivazione a spingermi ad arrivare alla fine della serie risponde già ai miei interrogativi iniziali sulla credibilità di questo genere. 
Infatti in questa prima serie di Shadowhunters ciò che davvero ha un ruolo centrale è la parte romance, prima fra tutte le storia fra Jace e Clary
ATTENZIONE: DA QUI IN AVANTI TROVERETE VARI SPOILER, SE NON AVETE LETTO I LIBRI TORNATE DOPO AVERLO FATTO!
Iniziamo quindi con l'analizzare questi personaggi: Clary è il classico personaggio Mary Sue: avete presente Bella Swan di Twilight? Bella senza saperlo mentre per gli altri è evidente, un po' goffa ma in maniera tenera, ha un superpotere nascosto che però usa per il bene, senza particolari meriti diventa amica di tutti e fa innamorare irrimediabilmente il bello della situazione - oltre a tutti gli altri -, insomma la summa dei cliché sui personaggi femminili. Ecco Clarissa Fray/Fairchild/Morgenstein - sì hanno tutti un sacco di nomi - rientra a pieno titolo in questo tipo di personaggio (anche se, dobbiamo dirlo, non al livello di Bella Swan, come lei nessuna mai! Anzi no, Anastasia Steel le si avvicina parecchio). E Jace è in piena regola la sua classica controparte: estremamente desiderabile ha un guscio fatto di muscoli guizzanti ed occhi dorati con granella di sarcasmo e arroganza, che nasconde un cuore tenero e scioglievole che è stato spezzato o maltrattato nell'infanzia, per cui il nostro può essere descritto nei termini di un cioccolatino fondente: dolce e amaro ma che crea dipendenza. Infatti in lui convivono tutte le caratteristiche del bello e dannato: ha un lato oscuro che "vorrei ma non posso" dominare da reprimere, aneliti autodistruttivi, intenti iperprotettivi e una certa mania del controllo, ed ecco qui Edward Cullen...cioè Jace Wayland, forse è meglio Lightwood, no, Morgenstein...volevo dire Herondale...insomma Johnathan, ma non Sebastian, cioè...capito no?
Le avversità che imperversano ostacolando la loro storia sono in parte abbastanza classiche (per fortuna non c'è un* ex pazz* di mezzo, non so se sarei riuscita a tollerarlo), in parte totalmente astratte e paranoiche, ma ci si aggiunge la minaccia d'incesto che sembra stia diventando un must!
E poi, va bene che stiamo parlando di una quindici/sedicenne e di un diciassettenne quindi ci sta che non abbiano la saggezza del Dalai Lama, ma vogliamo parlare della vocazione autodistruttiva di questi due? C'è da farsi del male fisico e psicologico gratuito? Presto, tuffiamoci dentro con tutte le scarpe! Ma l'autoconservazione non va più di moda? Davvero volete farmi credere che gli adolescenti siano tutti così casi umani?
Tra l'altro trovo preoccupante il fatto che i grandi successi editoriali degli ultimi anni propongano come modelli desiderabili questo tipo di relazioni disfunzionali e squilibrate in cui l'essenza dell'amore vero è sofferenza, sacrificio, repressione di una propria parte "indesiderabile", in cui dopo cinque minuti che ci conosciamo sappiamo già che staremo insieme per sempre. Che aspettative si crea un adolescente che legge queste cose? E come riuscirà a fare i conti con la complessità della vita sentimentale e psicologica reale?
Inoltre, tornando alle caratteristiche letterarie, il fatto che questi personaggi siano scritti per stare insieme per sempre non permette loro di crescere ed evolvere, li rende piatti: infatti sappiamo a menadito com'è per Clary approcciare i pettorali di Jace ma ci viene detto poco di come ognuno affronti le morti, i continui cambiamenti di assetto famigliare, i traumi...questo fa sì che la psicologia dei personaggi sia veramente misera, banale e inverosimile.
Alle spalle della coppia principale troviamo quelle secondarie che rimangono molto più vaghe: l'immancabile - negli ultimi anni - coppia omosessuale e interrazziale Alec-Magnus che appagherà i lettori queer (come anche quella più defilata Helen-Aline), l'insospettabile fra l'algida bellezza dal cuore tenero Isabelle e lo sfigato ma non troppo Simon, ed in fine quella un po' fricchettona Maia-Jordan (Maia, ma che davero? Si perdona così facilmente uno che ti ha picchiato e morso la giugulare?). Vogliamo citare anche gli "attempati" e vagamente malinconici Jocelyn che dopo vent'anni si accorge di aver sempre amato Luke/Lucien? Benissimo, tutti un po' sbiaditi ma quasi più apprezzabili di Jace a Clary.
E gli antagonisti? Giunti alla fine dei sei romanzi, voi sapreste riassumermi in cosa consisteva l'ideologia di Valentine? Avete notato anche voi che sembra parecchio indeciso sui demoni? Vanno eliminati come ragione di vita o sguinzagliati per il mondo? Sebastian nella sua follia mi è risultato più convincente di suo padre ma in entrambi i casi non ci troviamo davanti a cattivi indimenticabili.
Dopo aver asfaltato i personaggi passiamo all'intreccio: questa è la classica serie in cui sai già a metà del primo libro che i protagonisti arriveranno indenni alla fine felicemente accoppiati e sconfiggeranno tutti i cattivi con la forza dell'unione dopo aver affrontato un certo numero di sfighe apparentemente mortali e insormontabili (progressivamente sempre più difficili) ma che saranno servite a svelare il loro vero potenziale e consolidare i loro legami. E se per caso moriranno, resusciteranno. Che detta così potrebbe essere la trama di metà della letteratura mondiale di ogni epoca, però c'è modo e modo di applicare queste dinamiche universali senza produrre forzature eccessive e dinamiche scontate.
E poi vogliamo parlare del fatto che in Città del fuoco celeste magicamente compaiono ed hanno ruoli di rilievo i Blackthorn, Emma Carstrais, fratello Zaccaria e Tessa Gray? Ma chi sono adesso questi? Com'è che compaiono a rubare alla scena ai protagonisti che abbiamo seguito lungo cinque libri? E la risposta è che mentre pubblicava i volumi di questa serie la Clare dava alle stampe anche la serie Le origini/The Infernal Devices che nella cronologia interna ai romanzi si colloca prima di The Mortal Instruments e quindi si è trovata a doverli collegare, cosa che le è riuscita un po' come a Victor Frankenstein le cuciture di parti umane nella sua creatura.

Ho trovato alcuni espedienti per smuovere gli eventi piuttosto mediocri: solo per dirne una, che è anche quella che mi ha fatto ridere di più: in Città delle anime perdute la squadra dei buoni non sapendo che pesci pigliare evoca il demone Azaziel perché magari preso da un attacco di amore per gli umani spiegherà loro come dividere Jace e Sebastian, e nel bel mezzo della trattativa SIMON ENTRA NEL CERCHIO INSEGUENDO IL GATTO (!?!?!?!?) così, soprappensiero vado a mettermi in bocca a un signore dei demoni il quale decide quindi di non collaborare, e allora andiamo ad evocare l'angelo come avremmo dovuto fare cinque capitoli fa essendo Nephilim semiangelici. Ma sul serio?
O vogliamo parlare dei momenti cruciali in cui sarebbe il caso di passarsi informazioni su questioni di vita o di morte ed invece la gente amoreggia e perde tempo in quisquilie personali?
Se non altro in questi passaggi la Clare mi ha strappato una risata, anche se dubito fosse nel suo intento.

Veniamo quindi all'ambientazione fantasy, innanzitutto ci sono i Nascostivampiri e lupi mannari immancabili in buona parte degli urban fantasy degli ultimi quindici anni senza lode né infamia, stregoni con genitore1 demone e genitore2 umano poco caratterizzati, demoni che sono l'incarnazione del male e che quindi possono essere massacrati senza rimpianti, le fate sono sicuramente la razza magica che mi ha colpito di più nonché la più caratteristica e originale (anche loro per la verità iniziano ad essere inflazionate ma vengono dipinte sempre in maniera diversa) costruita sul folklore celtico. Poi abbiamo gli Shadowhunters, umani con sangue angelico, cacciatori di demoni altezzosi, un po' razzisti e coperti di rune che sono la vera invenzione della Clare nonché il cuore del mondo da lei creato: non sono indimenticabili ma neanche totalmente da buttare, alcuni particolari come l'uso delle rune o il nominare le spade angeliche sono affascinanti e c'è stata una rielaborazione di motivi tratti dalla cultura giudaico-cristiana che ho apprezzato. In fine gli angeli, le cui apparizioni sono state fra le scene che ho più apprezzato di tutta la serie, hanno quella distanza dalla comune umanità che dovrebbe essere propria anche di vampiri e stregoni multicentenari che invece si divertono ad avere a che fare con gli adolescenti (con tutto il bene, ma voi vi ci immaginate a settecento anni suonati a stare dietro a un diciottenne?); non sono una banale incarnazione del bene, anzi, sono piuttosto ambigui, il che li rende più convincenti di molta parte della costruzione fantasy della serie.

Con ciò credo di aver demolito a sufficienza questi libri e possiamo passare alle - poche - cose che ho apprezzato. Innanzitutto come già accennato i riferimenti biblici ma anche gli elementi tratti dalla mitologia celtica che confluiscono soprattutto nella caratterizzazione delle fate e della loro regina: trovare i miei amati Thomas the Rhymmer e Gwyn ap Nudd e la sua Caccia selvaggia mi ha quasi emozionato. Inoltre mi sono piaciute le citazioni letterarie, da Faust alla Divina Commedia, da Milton ad Anne Rice, come anche il ricorrere di frasi in latino che mi sono divertita a tradurre male estemporaneamente, ma immagino che queste caratteristiche siano state apprezzate solo da una fetta ristretta di pubblico.
Lo stile di scrittura è semplice e scorrevole, ti fa scivolare leggero fino al finale senza intopparsi troppo in descrizioni e precisazioni inutili, il che non è necessariamente un pregio, però avendo io letto la serie a scopo "di ricerca" ho apprezzato il fatto di non dovermi arenare in pagine e pagine di infodump e fronzoli inconcludenti.
Il materiale romance che è poi a quanto ho capito la cosa che interessa davvero i lettori di questo genere è banale, inverosimile, a tratti francamente ridicolo, però in definitiva è il vero motore trainante di tutta la serie, quello che per l'appunto ti spinge ad arrivare alla fine...il che se non è propriamente un pregio è comunque un dato di fatto.
E stop, in sintesi queste sono le cose positive che ho rilevato.

Ma quello che davvero mi chiedo, la vera domanda che mi rimane alla fine di tutto è: ma Cassandra voleva dirci qualcosa con questa serie oltre a "Clary ama Jace"?
Che poi: io sto qui a criticare ma lo sapevo quando ho aperto il primo libro che non stavo andando a leggere un premio Nobel, quindi se è pur vero che non c'è un messaggio né profondità, che i personaggi sono ridicoli e che la trama scricchiola,  devo quasi a malincuore ammettere che nel loro genere hanno un loro perché, ed anzi in qualche strana forma ti prendono. Se ci pensate è un po' come quando vai a mangiare in un fastfood: sai per certo che stai mangiando qualcosa di mediocre ed un po' te ne vergogni pure, tanto che non vorresti farti beccare dai tuoi amici adulti e responsabili con il sacchetto unto pieno di panini...però non c'è niente come il sapore chimico di ingredienti scadenti messi alla rinfusa. E i paranormal romance urban fantasy young adult mygrandmotherinwheelbarrow (come fa fico chiamarli ora) sono così: mediocri ma inspiegabilmente saporiti.
Sicché considerando persone mediamente nerd, se siete adolescenti è molto probabile che questa serie vi piaccia, se avete passato i vent'anni potrebbe piacervi nonostante tutto, se avete passato i venticinque potrebbe non piacervi ma la leggerete nonostante tutto. Io in generale non ve la consiglio...però se volete svagarvi con un po' di spremuta di cuore con effetti speciali, questa è la serie che fa per voi.

Utilità
Questa prima serie è stata ripubblicata più volte con diverse copertine, nel 2014 è uscita la raccolta per Mondadori Shadowhunters - Prima trilogia che include Città di Ossa, Città di Cenere e Città di Vetro e nel 2016 Shadowhunters - Seconda trilogia che include Città degli angeli caduti, Città delle anime perdute, Città del fuoco celeste. Nel 2019 è stata pubblicata in Italia l'edizione illustrata di Città di Ossa con illustrazioni di Cassandra Jean (che ha già collaborato con la Clare in Storia di illustri Shadowhunter e e abitanti del mondo dei Nascosti) e Kathleen Jennings.
Dal primo libro nel 2012 è stata pubblicata da Th3rd World una graphic novel.
Nel 2013 da Shadowhunters: Città di ossa è stato tratto l'omonimo film con Lily Collins nei panni di Clary Fray e Jamie Campbell Bower nel ruolo di Jace.
Nel 2016 inizia la prima stagione della serie tv Shadowhunters che attraverso sei stagioni segue tutto l'arco narrativo della serie The Mortal Instruments (con variazioni e aggiunte anche notevoli rispetto ai romanzi).
Nel 2017 esce una seconda graphic novel basata sul primo libro con disegni di Cassandra Jean non tradotta in italiano.
Ad integrare questa prima serie di Shadowhunters vanno i volumi:
  • Shadowhunters - Pagine rubate pubblicato e tradotto nel 2012 raccolta di racconti brevi su alcuni personaggi di The Mortal Instruments.
  • Shadowhunters - Il codice pubblicato e tradotto nel 2013 consiste nel manuale degli Shadowhunters (scritto con Joshua Lewis).
  • Storia di illustri Shadowhunters e e abitanti del mondo dei Nascosti pubblicato e tradotto nel 2016 che raccoglie le biografie dei protagonisti della serie con illustrazioni di Cassandra Jean.
La serie Shadowhunters - Le origini poi The Infernal Devices ambientata nella Londra Vittoriana segue le vicende degli antenati dei protagonisti della serie The Mortal Instruments:
  • L'angelo del 2010 tradotto nel 2011
  • Il principe del 2011 tradotto nel 2012
  • La principessa pubblicato e tradotto nel 2013
Questa serie è stata adattata in versione manga da Hye-Kyung Baek ma non è mai stata tradotta in italiano.
La serie Shadowhunters - Dark Artifices ambientata alcuni anni dopo The Mortal Instruments vede protagonisti Emma Carstrairs e Jules Backthorn introdotti in Città del fuoco celeste:
  • Signora della mezzanotte pubblicato e tradotto nel 2016
  • Signore delle ombre pubblicato e tradotto nel 2017
  • Regina dell'aria e delle tenebre pubblicato e tradotto nel 2019
La serie Magnus Bane - The Eldest Curses ruota intorno allo stregone Magnus Bane e a Alec Lightwood e per ora è stato pubblicato solo il primo volume La mano scarlatta del 2019.
Sono in lavorazione altre due trilogie: The Last Hours seguito della serie Le origini/The Infernal Devices ad oggi composta solo da La Catena d'Oro,The Wicked Powers seguito di Dark Artifices.
Ci sono poi tre raccolte di racconti originariamente pubblicati in e-book e solo in seguito nella versione cartacea:
  • Le cronache di Magnus Bane comprende dieci racconti scritti in collaborazione con Maureen Johnson e Sarah Rees Brennan pubblicati per la prima volta nel 2013, segue le avventure dello stregone attraverso varie epoche fra cui anche gli archi temporali compresi nelle varie serie di romanzi.
  • Le cronache dell'accademia Shadowhunter comprende dieci racconti scritti con Sarah Rees Brennan, Robin Wasserman e Maureen Johson pubblicati per la prima volta nel 2015 e vede protagonista Simon Lewis dopo l'epilogo di The Mortal Instruments.
  • Fantasmi del Mercato delle Ombre include dieci racconti scritti in collaborazione con Sarah Rees Brennan, Robin Wasserman, Kelly Link e Maureen Johson pubblicati e tradotti fra il 2018 e il 2019 con protagonista Jem Carstrair e coprono il periodo fra la fine di The Infernal Devices e quella di Dark Artifice.
Oltre alla saga Shadowhunters le uniche opere di Cassandra Clare tradotte in italiano appartengono alla saga Magisterium scritta con Holly Black che comprende:
  • L'anno di ferro pubblicato e tradotto nel 2014
  • Il guanto di rame pubblicato e tradotto nel 2015
  • La chiave di bronzo pubblicato e tradotto nel 2016
  • La maschera d'argento pubblicato e tradotto nel 2017
  • La torre d'oro pubblicato nel 2018 e tradotto nel 2019
Il sito italiano di riferimento è Shadowhunters.it

mercoledì 15 gennaio 2020

Il tempo dei Celti

Il tempo dei Celti di Alexei Kondratiev, Urra, 2005
Numero pagine: 282
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Celtic Rituals (precedentemente The Apple Branch)
Prima edizione: 2004 (col titolo precedente 1998)
Prima edizione italiana: 2005
Genere: saggio, manuale di neopaganesimo celtico

Anche questo è uno di quei testi che se sei stato interessato al neopaganesimo negli anni zero hai sicuramente incrociato in uno dei duemila forum su wicca e affini tutti stranamente simili e tutti insospettabilmente con lo sfondo scuro...ma perché!? Vi piace il mal di testa mentre leggete!? Si tratta di un modo per aprire il terzo occhio mettendo fuori uso i primi due!? Boh!
Forse non è capitato proprio a tutti, ma quelli che si interessavano di tradizioni, mitologia, folklore e cultura celtica ci saranno sicuramente incappati: io sono fra quelli, tuttavia visto che già ai tempi avevo troppi libri da comprare e troppi pochi soldi per poterlo fare, non l'avevo mai letto, ma, trovatolo al mercatino dell'usato sono stata travolta da quel senso di mistero, insicurezza e fascinazione che conoscono tutti i ragazzini wiccan, sicché ho pensato che valeva proprio la pena di spendere due euro per rivivere quel periodo agrodolce della vita. Bisogna poi rilevare che la copertina pur non essendo particolarmente rappresentativa del contenuto non è neanche di quelle super trash il che per un testo sul neopaganesimo è già una conquista.
Insomma, ecco quello che ho trovato in questo libro: dopo una breve prefazione all'edizione italiana si svolge il primo capitolo che è anche quello che ho trovato più interessante, dove si trova una trattazione se non esaustiva per lo dignitosamente accurata della storia delle popolazioni celtiche dalla protostoria fino alla conquista romana  che interruppe la prima età dell'oro di queste popolazioni; basandosi sulle teorie di Dumezil della tripartizione delle società indoeuropee (casta sacerdotale/re sacro, guerrieri, produttori/agricoltori) tratteggia le strutture sociali e religiose dei celti, nonché alcuni tratti culturali caratteristici. Prosegue con il periodo della romanizzazione fino al ritirarsi delle legioni, all'infiltrazione di popolazioni barbariche e alla definitiva caduta dell'impero d'Occidente. In seguito alla cristianizzazione le isole britanniche con la loro posizione periferica videro il fiorire di una seconda età dell'oro nonché di un tipo di cristianesimo particolare che durò fino all'XI-XII secolo quando si ebbe una forzata uniformazione con le dottrine della Chiesa. Segue poi l'avvicendarsi di eventi durante il medioevo e l'età moderna fino all'epoca contemporanea quando si assiste al rinnovamento celtico fin dal finire del XVIII secolo che vede il rifiorire dell'interesse per la cultura popolare ancora viva nelle campagne e per i testi trascritti nei secoli passati. Segue in fine i risvolti attuali riguardanti le zone in cui le lingue celtiche sono ancora parlate ovvero: Galles, Cornovaglia, Scozia, Irlanda, Isola di Man, Bretagna.
L'Autore si sofferma sull'importanza della conoscenza delle lingue celtiche se si vuole intraprendere un cammino basato sulle credenze delle loro terre d'origine, e per quanto possa condividere quest'idea Kondratiev la estremizza fino al punto di suggerire di usarle per i rituali, cosa che a mio avviso risulterebbe forzata e poco comprensibile ai partecipanti. Inoltre rileva come l'indipendenza di queste regioni andrebbe sostenuta riconoscendo tra l'altro (e qui a mio parere esagera) la preminenza della cultura celtica come via di riscoperta interiore (perché proprio quella celtica e non che so, quella della Nuova Guinea?), chiarendo però che questa per come ci è arrivata è inscindibile dalla stratificazione con il cristianesimo. Definisce tutte queste cose nel capitolo riguardante il cerchio della Tribù, in origine gli appartenenti da una stessa cultura collegati ad un dato territorio, in questo contesto da intendersi come i facenti parte di un cerchio d'ispirazione celtica ma comunque con un legame con la Terra in cui si trovano; cerca quindi di definire cosa dovrebbe unire i partecipanti ad un cerchio di praticanti della tradizione celtica.
Traccia poi  un quadro simbolico spaziale basato sulla polalità samos-giamos "estate-inverno" associando alle direzioni gli elementi, le stagioni, nonché i quattro Tesori dei Thuatha de Danaan e quattro animali traendoli principalmente dai testi mitologici irlandesi - a mio parere in maniera abbastanza arbitraria e soggettiva -. In questo schema quadripartito colloca anche le suddette regioni di lingua celtica. Prosegue tracciando un asse verticale che vede Altro Mondo/Acque-Terra-Cielo ripartiti sull'Albero del Mondo, nel cerchio quindi non dovrebbero mancare un simbolo dell'albero, una pozza d'acqua ed un luogo per il fuoco. Definisce poi le fasi del rituale (tracciare il cerchio, invocare le direzioni ecc.) con tanto di invocazioni in lingue celtiche ed indica i cicli da festeggiare: il ciclo solare che corrisponde essenzialmente ai quattro sabbath maggiori della wicca a cui si aggiungono solstizi ed equinozi; il ciclo della luna quindi le differenti sfumature di ogni ciclo lunare (gli esbat della wicca) ed in fine un ciclo più personale che comprende le feste dei principali santi delle regioni celtiche (ad esempio S. Patrizio in Irlanda), date importanti per quelle regioni o date di rilievo per gli appartenenti al cerchio.
Chiude il volume una buona bibliografia (con una sezione di testi in italiano, evidentemente datata al giorno d'oggi ma comunque utile).
In sintesi questo libro è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto un po' per tutti: accontenta sia coloro che cercano un approfondimento storico sulle popolazioni celtiche nella prima parte, sia i neopagani più interessati ad un percorso di tipo ritualistico/spirituale nella seconda, ma allo stesso tempo scontenta i primi con teorie non troppo scientifiche e filologiche ed i secondi perché troppo pedante sulla questione linguistica e troppo normativo (e a tratti inconsueto) su quella rituale. Io ho apprezzato la parte storica come un gradito ripasso di cose già lette, ma che andrebbero sicuramente integrate con un testo propriamente storico, inoltre la parte in cui descrive le festività è accurata e basata sulla mitologia ed il folklore delle terre celtiche, quindi può sicuramente arricchire le schiere di neopagani poco informati a riguardo. A tratti ripetitivo lo stile di scrittura non è dei più accattivanti, anzi in alcuni punti ho fatto fatica a proseguire.
In definitiva consiglio questo libro solo a quella minoranza di neopagani seriamente in fissa con la cultura celtica, visto che si tratta di un testo comunque pieno di concetti, e non sempre facile da seguire.

La via delle fate

La via delle Fate. Viaggio alla scoperta di un mondo incantato di Hugh Mynne, Sperling&Kumpfer, 1998
Numero pagine: 152
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Faerie Way
Prima edizione: 1996
Prima edizione italiana: 1998
Genere: saggio

Negli anni zero se ti interessavi al neopaganesimo spendevi un sacco di soldi in libri. C'erano una miriade di forum (ai tempi si usavano ancora) in cui non mancava quasi mai una sezione di letture tematiche che spaziavano dal fantasy alla magia con la qualunque oggetto (candele, erbe, cristalli, tarocchi ecc.) fino ai saggi storici sulla caccia alle streghe, ed i pdf scaricabili erano ancora un miraggio. La via delle Fate era uno dei titoli immancabili, così nei giorni scorsi quando l'ho scovato a casa di un'amica, almeno in onore della me stessa adolescente che sbavava su libri che oggi mi appaiono ridicoli, mi sono detta che dovevo proprio leggerlo per vedere finalmente di cosa parlava e se mi ero persa qualcosa. Bisogna dire che la copertina non è delle migliori ma questo è un classico dei libri New Age: sembra che gli editori siano convinti che i simpatizzanti del neopaganesimo debbano avere una certa vena di cattivo gusto intrinseca (il che in effetti anche se non può essere preso come linea generale non è del tutto falso).
Viene genericamente considerato il saggio fondamentale sulla via feerica o tradizione fatata, ovvero su quel ramo del neopaganesimo che ruota intorno alla figura della fata e agli appartenenti del Piccolo Popolo del folklore delle isole britanniche (condito poi con elementi presi da culture e tradizioni disparate); probabilmente è considerato un testo base anche per il non banale motivo che è praticamente l'unico testo disponibile in italiano, se non proprio per il contenuto in sé stesso. Questa particolare corrente nasce in California negli anni 70 ad opera della coppia Victor e Cora Anderson e del loro seguace Tom Delong poi noto come Gwydion Pendderwen. Da Anderson è stata iniziata anche Starhawk fondatrice del Reclaiming e Autrice del noto La danza a spirale (del quale si trovano citazioni in La via delle Fate).
L'Autore dopo aver fornito qualche notizia sulla tradizione fatata passa ad esporne i principi:  le fate sono esseri energetici conosciuti fin dalle più antiche civiltà, in particolare quelle matriarcali pre-indoeuropee (e qui cita le teorie di Marjia Gimbutas, che in effetti quand'ero adolescente erano pressoché sconosciute in Italia, quindi ci avrei capito poco), ragion per cui se ne trova traccia ad esempio anche nelle dakini tibetane (e qui cita Donne di saggezza di Tsultrim Allione che ho letto proprio nell'adolescenza, quindi qui Hugh non poteva fregarmi!). Le fate quindi non sono piccole creature leziose né residui di divinità celtiche passate nel folklore ma hanno una loro esistenza energetica, sicché gli UFO (sì avete letto bene) altro non sono che la versione moderna degli incontri con le fate che si incontrano nel folklore (to' Thomas the Rhymer! in realtà non era la Regina delle Fate ma Cthulhu) e l'Autore evidenzia gli elementi in comune.
Passata questa parte vagamente trash arriviamo al solito motivo della Dea che è l'unione di chiaro e scuro, positivo e negativo e così anche alla coincidentia oppositorum di maschile e femminile, spirito e materia. Veniamo quindi alle guide o maestri della via feerica che sono: il già citato Thomas the Rhymer o Thomas il veritiero figura storica e protagonista di una ballata popolare in cui incontra la Regina delle Fate e viene portato nel suo regno; Robert Kirk un ministro di culto scozzese del XVII secolo autore di The Secret Commonwealth un trattato sul piccolo popolo ed i regni fatati; il poeta e pittore irlandese A. E. ovvero George William Russell che scrisse anche riguardo al popolo fatato; ed in fine Fiona MacLeod al secolo William Sharp poeta scozzese anch'esso autore di opere sulle fate ed il folklore. Devo dire che questa a mio parere è la parte più interessante (:D scommetto che per il 90% dei lettori sia esattamente il contrario) perché mette in luce Autori interessanti poco noti nel nostro paese.
Arriviamo così alla seconda parte del libro che è costituita principalmente di esercizi di rilassamento, respirazione, visualizzazione e purificazione di base, per poi volgersi a visualizzazioni più impegnative: per trovare i propri ausiliari animali, gli alleati feerici, le quattro città dei Thuatha De Danaan (se ne parla effettivamente nel Libro delle invasioni d'Irlanda e in La Battaglia di Mag Tuired), l'amante feerico, il maestro interiore, il compagno di strada, la quinta città (La Valletta di pietre preziose inesistente nei testi mitologici) ed in fine l'incontro con la Lavandaia al guado (figura del folklore irlandese e scozzese). Se avete un minimo di dimestichezza con il folklore del Piccolo Popolo avrete individuato vari temi letterari fondamentali che sono qui stati convertiti in esercizi, sulla cui efficacia e affidabilità non mi pronuncio.
Nelle Appendici si trovano la traduzione della ballata di Thomas the Rhymer, una breve narrazione su di lui, un piano di lavoro per eseguire gli esercizi del libro, ed un breve testo su un incontro con la Dea. Chiude il volume una scarna bibliografia (necessariamente datata ma che cita libri ancora oggi in uso).
Questo il contenuto per sommi capi: non cercherò di negarlo, mentre leggevo mi sono fatta delle risate, si tratta certamente di un minestrone New Age in cui non mancano i riferimenti anche allo sciamanismo, alle tradizioni dei nativi di Nord e Sud America e al neopaganesimo, in cui le fonti sono un optional e le divinità citate sono viste come un misto di archetipo psicologico ed essere energetico, eppure...sarà il fascino delle storie sulle fate ma questo libro per quanto farlocco, ha comunque degli spunti interessanti e qualcosa di suggestivo. Quindi se volete farvi suggestionare. simpatizzate per il neopaganesimo e siete disposti a sorvolare su alcune teorie francamente difficilmente sostenibili potrebbe fare per voi, se no lasciate perdere!

Utilità
L'ultima edizione è del 2003 per Macrolibrasi ma si trova abbastanza facilmente usato.

La storia segreta di re Artù

La storia segreta di re Artù. Le radici barbariche della più grande leggenda britannica di Howard Reid, Newton&Compoton, 2003
Numero pagine: 240
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Arthur the Dragon King
Prima edizione: 2001
Prima edizione italiana: 2003
Genere: saggio sui racconti arthuriani

I romanzi del ciclo bretone e i successivi rifacimenti esercitano su di me un certo fascino sin dalla prima lettura di Le nebbie di Avalon durante l'adolescenza, così quando mi capita qualcosa a riguardo lo leggo; purtroppo però sia nella narrativa che nella saggistica si trovano libri piuttosto scadenti, ma che comunque testimoniano l'interesse che ancora oggi avvolge le storie di Artù, Ginevra, Lancillotto e tutti gli altri cavalieri della Tavola Rotonda.
Questo particolare volume mi è capitato fra le mani a casa di un'amica, e visto che la lunghezza del mio soggiorno da lei lo permetteva l'ho iniziato e finito nel giro di pochi giorni. Premetto subito che mi ha lasciata non poco perplessa, ma vediamo i contenuti.
Nella prefazione l'Autore espone quella che poi sarà la teoria che andrà a cercare di dimostrare nei capitoli successivi ovvero che la cavalleria arturiana e i relativi racconti derivino dai nomadi delle steppe.
Nel primo capitolo ricostruisce (in maniera piuttosto arbitraria) l'arco narrativo della leggenda arthuriana, senza per altro citare puntualmente le fonti dei vari episodi e rileva come in essa spicchino alcuni motivi decisamente celtici (almeno questo dai) ma anche che il sostrato celtico non può essere l'esclusiva fonte del vasto patrimonio di racconti arthuriani. Nel secondo passa a descrivere storia e cultura della Britannia celtica e poi romanizzata e evidenza come alcuni elementi del mito arthuriano non possano trarre origine da questo universo culturale (l'importanza del cavallo, l'uso di tende e padiglioni, il simbolo del drago, un certo grado di rispetto per le donne), nel terzo parla delle infondate prove storiche dell'esistenza di re Artù muovendosi fra storia e fonti letterarie (dalle prime citazioni fino a Goffredo di Montmouth), rilevando come questa sia in definitiva una figura mitica. Prosegue nel quarto analizzando la storia così com'è riportata da Goffredo di Montmouth e le discrepanze con ciò che sappiamo dei fatti del tempo e rilevando come alcuni tratti caratteristici debbano derivare non già dalla cultura celtica ma da una popolazione barbarica originaria delle steppe dell'Asia. Nel capitolo quinto passa a descrivere gli Sciti così come sono dipinti nelle fonti classiche e evidenzia i tratti culturali simili a quelli del mito arthuriano, prosegue nel sesto parlando di come gli Sciti furono soppiantati dai Sarmati di cui un gruppo di cavalleria fu inviato in Britannia presso il Vallo di Adriano dall'imperatore Marco Aurelio dopo la loro sconfitta. Nell'ottavo argomenta su come i Sarmati avessero dei tratti in comune con gli Alani, una popolazione barbarica che invase l'impero romano durante l'ultimo periodo imperiale ed il primo medioevo. Nel nono parla di come gli Alani si stanziarono in Gallia e Bretagna dove sarebbero da collocarsi le radici storiche dei romanzi arthuriani, precisamente nelle guerre sostenute dagli Alani contro altre popolazioni barbariche nel V secolo; Artù sarebbe stato in origine Goar/Eothar, un sovrano citato nella Vita di S. Germano. Chiude richiamando le credenze degli Osseti simili a quelle arthuriane poiché questi altri non sarebbero che i discendenti di Sarmati e Alani. Nella postfazione infine rintraccia gli stessi motivi in alcuni miti e racconti di Cina e Giappone. Chiudono il libro ringraziamenti, bibliografia e indice.
Innanzitutto ho trovato fastidiosa e poco professionale la carenza di riferimenti alle fonti e ad una bibliografia che non non permette di rintracciare i testi originali su cui si basano le affermazioni dell'Autore, anche perché in alcuni casi sembra proprio che faccia un uso arbitrario e decontestualizzato di alcuni passi. Inoltre si mantiene spesso sul vago e in alcuni casi l'esposizione dei concetti è ridondante e ripetitiva.
Per il resto si tratta del solito saggio in cui la comparazione selvaggia fa dire quello che si vuole ai testi, e prova ne sia che gli elementi che l'Autore si è tanto impegnato a collegare fra popolazioni barbariche e mito arthuriano si possono ritrovare anche nelle culture Orientali (d'altra parte i legami culturali fra popolazioni indoeuropee sono noti da decenni). Insomma si tratta di un saggio privo di accuratezza con giusto un patina di storicità che però si perde in salti logici eccessivi; la teoria che espone per alcuni versi è interessante e potrebbe pur avere un fondo di verità, ma non mi ha assolutamente convinto nell'indicare le popolazioni barbariche come fonti preminenti del mito arthuriano. Sicché se siete interessati a leggere qualche teoria alternativa questo libro potrebbe fare per voi, ma sicuramente esistono testi migliori sull'argomento.

martedì 14 gennaio 2020

Il castello errante di Howl, Il castello in aria, La casa per Ognidove

Il castello errante di Howl di Diana Wynne Jones, Kappalab, 2013
Numero pagine: 245
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Howl's Moving Castle
Prima edizione: 1986
Prima edizione italiana: 2005
Genere: romanzo fantasy per ragazzi
Ambientazione: la terra di Ingary in un mondo parallelo al nostro

Sophie Hatter è la sorella di mezzo, così quando le due sorelle trovano un impiego e lei resta a lavorare nella cappelleria del padre nella città di Market Chipping, sa già che nessuna grande avventura la aspetta, perché nelle storie sono sempre la maggiore e la minore a vivere incredibili eventi. Ma ecco che la magia bussa alla sua porta: la Strega delle Terre Desolate la trasforma in una vecchia e così Sophie non può far altro che cercare di adattarsi alla sua nuova situazione e lasciare la città; si troverà quindi a bussare alla porta di un magico castello errante di proprietà del noto mago Howl. Qui conoscerà Michael l'apprendista, il demone del fuoco Calcifer e l'imprevedibile mago...ma la Strega delle Terre Desolate non ha ancora finito di intromettersi nelle sorti della terra di Ingary.

Il castello in aria di Diana Wynne Jones, Kappalab, 2013
Numero pagine: 208
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Castle in the Air
Prima edizione: 1990
Prima edizione italiana: 2006
Genere: romanzo fantasy
Ambientazione: principalmente le città di Zanzib nel sud della terra di Ingary, e Kingsbury

Ambientato nello stesso mondo del precedente ma in un altra zona, ha per protagonista Abdhulla, un giovane venditore di tappeti nella città di Zanzib il quale acquista un magico tappeto da un personaggio misterioso. La notte, dopo essercisi addormentato, si sveglia in un bellissimo giardino, dimora della principessa Fior-della-notte, della quale si innamora. Ma la principessa viene rapita da un Djinn alato e toccherà a Abdhulla tentare di salvarla fra predoni del deserto, un genio in bottiglia, gatti magici e un lungo viaggio che lo porterà fino alla città di Kingsbury nel Nord del paese, e ad un magico castello in aria...ritroviamo i principali personaggi del primo volume, ma non sarà facile riconoscerli subito!

La casa per Ognidove di Diana Wynne Jones, Kappalab, 2014
Numero pagine: 256
Lingua originale: inglese
Titolo originale: House of May Ways
Prima edizione: 2008
Prima edizione italiana: 2010
Genere: romanzo fantasy
Ambientazione: il regno di High Norland nel Nord della terra di Ingray

Charmain Baker è una giovane amante dei libri ed estremamente pigra, ma la sua vita cambia quando si trova suo malgrado a custodire la casa del prozio William, il mago di corte del regno di High Norland, insieme a Peter, un improbabile apprendista a cui non riesce neanche un incantesimo. Ma la vera vocazione di Charmain è un'altra: lavorare nella biblioteca reale insieme al Re e alla principessa Hilda (già presente nel volume precedente). La giovane dovrà imparare a gestire l'insolita casa (le cui porte e corridoi portano quasi ovunque), le creature magiche che la abitano come i coboldi ed uno strano cane di nome Sperso, oltre che aiutare la famiglia reale, affiancata da Sophie e Howl, a capire dove finiscano tutte le ricchezze del regno.

Come altre persone, quando sono incappata in questa serie conoscevo solo la bellissima trasposizione animata ad opera di Hayao Miyazaki di Il castello errante di Howl, e per la verità non avevo neanche mai immaginato che potesse essere stata tratta da un romanzo. Poi per caso ho letto che non solo esisteva il libro, ma c'era addirittura una trilogia, sicché ho provveduto a procurarmela e solo dopo aver finito il primo volume mi sono messa a cercare notizie sull'Autrice scoprendo che della Jones avevo già letto Vita stregata (sì, è un post pieno di scoperte!) che apre la serie di Chrestomanci. Aggiungiamo poi che l'Autrice è stata una delle scrittrici preferite di Neil Gaiman, nonché sua amica, e a questo punto non potevo non dedicarmi alla lettura di questa deliziosa serie fantasy, a cui faccio subito due premesse. La prima: come molti Autori di fantasy la Jones viene indicata come una scrittrice per bambini e ragazzi ma i suoi romanzi sono apprezzabili anche dagli adulti, in special modo questa trilogia. La seconda: il film Il castello errante di Howl si distacca in molti punti dalla narrazione originale, quindi se avete intenzione di leggere i seguiti, vi conviene riprendere anche il primo anche se gran parte della storia vi risulterà familiare.
Quando si comincia la lettura, l'impressione  è quella di trovarsi nel nostro mondo, magari in qualche momento del passato, fino a quando vengono introdotti gli elementi magici come i maghi e le streghe, ma è solo proseguendo nella lettura che capiamo di trovarci in un mondo parallelo al nostro (dal quale per altro provengono alcuni dei personaggi che si muovo nella terra di Ingary). Pur essendo ambientati tutti nello stesso mondo i tre romanzi sono incentrati su diversi regni: in Il castello in aria si respirano le atmosfere orientali di Le mille e una notte, mentre in La casa per Ognidove ci troviamo in un piccolo regno fra i monti, e fin da questo particolare si arguisce la cifra stilistica di questa Autrice: riprendere i luoghi comuni delle favole e dei racconti e rinarrarli in chiave ironica, a tratti paradossale. Intendiamoci, non è la comicità dilagante di Terry Pratchett né la rielaborazione moderna di Neil Gaiman, Diana Jones ha uno stile narrativo personale e unico, sia nella costruzione del suo mondo, sia in quella dei personaggi e dell'intreccio.
I personaggi non sono i classici eroi del fantasy, anzi, sono persone piuttosto comuni: Sophie è una cappellaia annoiata, Abdhulla un piccolo mercante vessato dalla famiglia, Charmain una pigra lettrice che non ha mai avuto a che fare con la vita al di fuori dell'uscio di casa, eppure sono proprio loro, così ordinari, a risolvere misteri e sciogliere situazioni di pericolo, spesso proprio grazie alla loro ingenuità quasi infantile, alla loro capacità di reagire agli eventi avversi. Lo stesso Howl è un personaggio egocentrico e petulante, un Dongiovanni fatto e finito a tratti insopportabile, eppure indimenticabile; lui e Sophie pur avendo dei ruoli chiave anche nei romanzi successivi sono protagonisti solo nel primo.
E poi ci sono i tipici personaggi che affollano le fiabe : principesse e re, streghe e maghi, predoni, guardie, soldati, ma anche creature magiche come demoni, elfi, coboldi, djinn e i lubbock (inventati dall'Autrice) che devono molto ai racconti popolari ma che sono stati reinventati dalla Jones secondo la sua particolare visione.
La magia si concretizza in maniere diverse: c'è quella dei maghi fatta di ingredienti strani e formule e poi quella usata da Sophie e Charmain, più ordinaria e casalinga, meno grandiosa ma non per questo meno efficace o cruciale. In entrambi i casi però si tratta di una magia fantasiosa e un po' sgangherata che pur nella sua imprevedibilità porta allo scioglimento positivo della trama.
In ogni romanzo della trilogia l'intreccio sembra stentare a partire, prima che la vicenda prenda velocità ci troviamo ad osservare la vita quotidiana dei protagonisti e gli eventi balzani in cui sono coinvolti, ed è solo verso la fine che l'impasse viene alla luce e si arriva ad un esito positivo in maniere paradossali; a volte la trama può risultare difficile da seguire a causa di una struttura vagamente labirintica ma nella conclusione tutti i fili trovano un loro ordine. Insomma non è tutto verosimile e perfettamente a incastro, ma l'amalgama creata dalla Jones regge.
La lettura è scorrevole, piacevole, leggera, ed una volta superate le difficoltà sopraddette riguardanti la trama si viene catturati nel fantasioso mondo di Ingary.
In definitiva consiglio vivamente questa trilogia, che pur non essendo uno di quei capolavori epici del fantasy, si è rivelata interessante e piacevolmente ironica.

Utilità
Nel 2017 per Kappalab è uscito un unico volume che contiene l'intera trilogia.
Diana Wynne Jones è stata Autrice di un gran numero di romanzi che sfortunatamente sono stati tradotti solo in minima parte (da Kappalab e Salani). Della serie di Chrestomanci fanno parte:
  • Vita stregata del 1977 tradotto nel 1992
  • I maghi di Caprona del 1980 tradotto nel 1993
  • Strega di classe del 1982 tradotto nel 2003
  • Le vite perdute di Christopher Chant del 1988 tradotto nel 1994
  • Scherzi del destino del 2005 tradotto nel 2010
Gli altri romanzi editi in Italia sono:
  • Gli otto giorni di Luke del 1975 tradotto nel 2018
  • Fuoco e cicuta del 1984 tradotto nel 2016
  • La Città del Tempo del 1987 tradotto nel 2015
  • La congiura di Merlino del 2003 tradotto nel 2004
  • Earwig e la strega del 2011 tradotto nel 2017

domenica 12 gennaio 2020

Viaggio nei borghi delle streghe

Viaggio nei borghi delle streghe di Roberto Borin, Mursia, 2011
Numero pagine: 176
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2011
Genere: saggio

Tutto ciò che riguarda le streghe che mi capita sotto gli occhi lo leggo, di solito si tratta di romanzi o di saggi storici ma quando a casa di un'amica ho trovato questo volumetto ho deciso comunque di imbarcarmi nella lettura. L'originalità sta nel fatto che si tratta di una sorta di piccola guida di viaggio che oltre a citare documenti e ricostruire i fatti di alcuni processi avvenuti in territorio italiano riporta anche le impressioni di viaggio e i luoghi da visitare legati ai procedimenti contro le streghe.
Dopo una breve introduzione che spiega l'intento del libro e traccia un sunto del fenomeno storico della caccia alle streghe, tra l'altro citando i principali documenti e le principali teorie a riguardo (anche quelle che vedono nella stregonerie un relitto di culti estatici e sciamanici) arriviamo ai singoli capiti, ognuno incentrato su un territorio e relativi processi. La struttura è la medesima per ognuno: troviamo una parte narrativa che ha per protagonisti le streghe o altri personaggi storici legati ai singoli casi, una parte storico-documentaristica in cui citando passi degli incartamenti originali si ricostruiscono i momenti salienti delle vicende ed una terza costituita dalle indicazioni per ritrovare oggi i luoghi citati nei processi e le impressioni dell'Autore dopo averli visitati.
Il primo capitolo è incentrato sui processi di Cavalese in Val d Fiemme del 1504-6, poi quelli di Bormio in Baltellina del 1630-2, di Triora in Valle Argentina del 1587-9, di Villacidro in Sardegna a cavallo fra Cinquecento e Seicento e l'ultimo che indaga sul mitico Noce di Benevento, citato anche da Bellezza Orsini inquisita a Fiano nel 1528.
Chiudono il volume un'ampia bibliografia che ho trovato molto utile in cui si possono rintracciare i volumi principali per ricostruire i processi citati.
Sicuramente da integrare con saggi storici più approfonditi, tuttavia questo libro può piacere ed avere una sua utilità per coloro che volessero recarsi in visita ai borghi delle streghe sparsi in tutta la penisola.

mercoledì 1 gennaio 2020

Racconti popolari e fiabe islandesi

Racconti popolari e fiabe islandesi di Jón Árnason e Magnús Grímsson a cura di Gianna Chiesa Isnardi, Bompiani, 2004
Numero pagine: 303
Lingua originale: islandese
Titolo originale: Íslenzkar Þjóðsögur og Æfintýri
Prima edizione: 1863-1864
Prima edizione italiana: 2004
Genere: selezione di racconti e fiabe islandesi

Sono felice di chiudere l'anno con questo libro: visto che dalla fine dell'estate c'è stato un ritorno della mitologia nordica fra le mie letture, quando ho trovato Racconti popolari e fiabe islandesi a casa di un'amica non ho potuto non farmelo prestare e così mi ha accompagnato nel periodo natalizio, il che è abbastanza azzeccato sia perché Islanda=neve=Natale nel mio universo mentale, sia perché nei racconti islandesi il periodo Natalizio è particolarmente importante. Gianna Chiesa Isnardi è in pratica "Nostra Signora del Mondo Nordico" in quanto principale Autrice di saggi e traduzioni in italiano sull'argomento, primo fra tutti il monumentale I miti nordici che ha reso accessibile anche a noi lettori italiani l'affascinante universo mitologico del Nord Europa, tra l'altro con grande accuratezza storica e filologica (il che ci permette il non disprezzabile privilegio di ridere sentitamente in faccia alle teorie pseudo-storiche di neopagani Asatru, Vanatu ecc. dell'ultim'ora che hanno guardato troppo Vikings).
Quest'opera è una selezione di racconti di Jón Árnason, autore islandese vissuto nel XIX secolo che raccolse il materiale folklorico del suo paese.Nel 1852 insieme all'amico e collaboratore Magnús Grímsson aveva dato alle stampe una prima selezione di fiabe, ma dopo la morte di quest'ultimo avvenuta nel 1860 aveva proseguito da solo; i suoi sforzi vennero pubblicati a partire dal 1863 in due volumi.
La raccolta curata dalla Isnardi si apre con una breve ma utile introduzione che traccia la vita dell'Autore, il quadro culturale e storico dell'Islanda e le motivazioni della selezione operata sull'originale. Le pagine seguenti sono suddivise rispettando le originali sezioni di Árnason di cui la prima - che è anche quella che mi è piaciuta di più nonché la più ampia - è composta di storie di esseri mitologici fra cui il gruppo più cospicuo parla degli elfi, della loro origine, dei luoghi da loro abitati, degli incontri con gli uomini, della loro abitudine di scambiare i bambini umani con i loro e molto altro; seguono le storie sugli esseri acquatici fra cui uno strano nano di mare, le famose donne-foca che con vari nomi si trovano nel folklore di tutto il Nord Europa, e mostri marini; e poi i racconti sugli orchi, i giganti, i troll, ovvero i più noti ed onnipresenti antagonisti dei racconti nordici. Si passa quindi alle storie di fantasmi, spettri, anime inquiete, spiriti e emissari magici creati da potenti stregoni, i quali sono i protagonisti della sezione successiva che vede al suo interno anche personaggi storici realmente esistiti intorno ai quali il folklore locale ha intessuto le sue storie. Chiude il libro una breve sezione sulle storie che comprendono Dio, il Diavolo, l'Inferno e il Paradiso, in cui però i grandi poteri del cristianesimo risultano piuttosto sbiaditi ed ingenui rispetto all'universo magico che costella gli altri raccolti. Chiudono il libro una ricca bibliografia (principalmente in islandese e inglese), le fonti delle immagini e l'indice. Ad intervallare la narrazione si trovano infatti  illustrazioni in bianco e nero di disegnatori vari (uno è della stessa Isnardi) di non particolare rilievo. Purtroppo ho trovato alcuni errori di stampa, che pur essendo poco frequenti danno comunque l'idea di un prodotto sciatto e poco curato.
In questi racconti troviamo l'Islanda contadina, non quella delle saghe e della mitologia ma nella quale gli echi delle credenze pagane conservano ancora delle tracce, in cui Odino ancora a volte si affaccia, e in cui i classici motivi favolistici popolari si rivestono di una sfumatura particolare e unica: non ci sono molte principesse e figli di re, in compenso abbondano gli allevatori, gli agricoltori, i preti, i pescatori, le serve, le levatrici; non ci sono grandi castelli ma per lo più fattorie, capanne, villaggi, colline e isole. E laddove il tutto diventa davvero particolare e non immediatamente comprensibile intervengono le note della Curatrice a chiarificare il passo o a indicare corrispondenze.
Insomma, si tratta di un libro che ha la capacità di intrattenere piacevolmente ma che ha anche accuratezza storica, filologica e bibliografica. Per tutti questi motivi consiglio questo libro sia agli appassionati della mitologia nordica e delle culture del Nord Europa in generale, sia agli amanti del genere favolistico e del racconto popolare che troveranno in questa raccolta varietà e fedeltà al testo grazie alla bravura di una Curatrice d'eccezione. Alcuni racconti potrebbero essere adatti anche ai bambini come lettura serale (però vi voglio vedere a pronunciare nomi e toponimi islandesi) benché la raccolta non nasca specificamente per l'infanzia.

Utilità
Nel 2019 è uscito Racconti magici islandesi per Tarka Editore che è anch'essa una selezione della raccolta di Árnason e Grímsson la cui traduzione in italiano si basa su quella inglese di Alan Boucher: scorrendo l'indice ho visto che molti dei titoli sono gli stessi di quelli di questa raccolta della Isnardi (ma non avendo i libro sotto mano non posso fare confronti).
Il sito Sagnagrunnur offre una mappa dell'Islanda con segnati i luoghi citati nei racconti islandesi, fra cui anche quelli di Árnason e Grímsson (solo parte del sito è disponibile in inglese).
Su Jonarnason.is si trovano varie notizie bio-bibliografiche (in inglese e islandese) e partendo da questa pagina si possono consultare i manoscritti originari digitalizzati.
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:
  • Antiche ballate danesi a cura di Maria Valeria D'Avino
  • Ballate magiche svedesi a cura di Massimo Panza
  • Fiabe danesi di AA. VV. a cura di Bruno Berni
  • Fiabe e leggende norvegesi di AA. VV. a cura di Massimo Conese
  • Fiabe faroesi di Jakob Jakobsen a cura di Luca Taglianetti
  • Fiabe islandesi a cura di Silvia Cosimini
  • Fiabe lapponi di Just Knud Qvigstad e Georg Sandberg a cura di Bruno Berni
  • Fiabe lapponi e dell'estremo Nord (in due volumi) di AA. VV. a cura di Bruno Berni
  • Fiabe nordiche. Troll, principi e giganti di AA. VV. a cura di Bruno Berni
  • Fiabe norvegesi di AA. VV. a cura di Agata Larsson
  • Fiabe norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe a cura di Alda Manghi Castagnoli
  • Fiabe norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe a cura di Bruno Berniù
  • Fiabe popolari svedesi di AA. VV. a cura di Annouska Palme Sanavio
  • Fiabe svedesi di AA. VV. a cura di Daniela Di Falco con illustrazioni di John Bauer
  • Fiabe svedesi di AA. VV. a cura di Bruno Berni con illustrazioni di John Bauer
  • Racconti e leggende popolari norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen a cura di Luca Taglianetti
  • Racconti magici islandesi di Jón Árnason e Magnús Grímsson a cura di Alan Boucher
  • Troll di Theodor Kittelsen a cura di Luca Taglianetti