venerdì 27 settembre 2019

La nostra casa è in fiamme

La nostra casa è in fiamme . La nostra battaglia contro il cambiamento climatico di Greta Thunberg Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman, Mondadori, 2019
Numero pagine: 240
Lingua originale: svedese
Titolo originale: Scener ur hjärtat
Prima edizione: 2018
Prima edizione italiana: 2018
Genere: autobiografia

Immagino che coloro che hanno comprato questo libro fidandosi solo della copertina avranno avuto qualche sorpresa. Infatti il libro non è stato scritto propriamente da Greta Thunberg, né racconta in prima persona la vita della giovane ambientalista svedese; si tratta invece di una sorta di autobiografia della famiglia Erhman-Thunberg scritta con il contributo di tutti i componenti: la cantante lirica Malena, il compagno Svante e le due figlie Greta e Beata. Il punto di vista narrativo però, è principalmente quello di Malena, che racconta parte della sua vita di cantante lirica ed in particolare le varie crisi famigliari che girano intorno alla scoperta, alla diagnosi e alla convivenza con i disagi neuro-psicologici di di Greta e Beata e della stessa Malena. Il tema dell'attivismo ambientale non è il principale (ma è comunque presente), si parla molto invece di disagi mentali dell'infanzia e dell'adolescenza, anche rilevandone le forme più specificamente femminili; tuttavia, il libro si apre con stralci dei discorsi che hanno reso Greta nota al grande pubblico, per altro con varie ripetizioni.
È sicuramente un libro che può risultare interessante perché ci porta a capire qualcosa di più sul retroscena culturale e famigliare di Greta, personaggio carismatico quanto fortemente criticato, tra l'altro sempre con attacchi personali, che non vanno minimamente ad intaccare la validità del suo messaggio, che è poi quello che importa davvero, a cui questo libro non aggiunge nulla. Insomma: interessante ma non fondamentale.

Utilità
A breve uscirà in Italia Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza, sempre edito da Mondadori, che raccoglierà i vari discorsi dell'attivista svedese, pronunciati in differenti occasioni.

La foresta nascosta. Un anno trascorso a osservare la natura

La foresta nascosta. Un anno trascorso a osservare la natura di David George Haskell, Einaudi, 2014
Numero pagine: 288
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Forest Unseen: A Year's Watch in Nature
Prima edizione: 2012
Prima edizione italiana: 2014
Genere: saggio divulgativo su biologia e ecologia della foresta

Ho trovato questo libro per caso, e subito sono stata attirata dal titolo La foresta nascosta; in realtà poteva trattarsi di un fantasy con gli elfi silvani, come di un saggio sulla filosofia del paesaggio o uno di quei romanzi intimistici in cui l'ambiente si fa specchio dell'interiorità del protagonista, di solito tormentato e sfortunato in amore. Invece questo interessante libro è un saggio scritto da un biologo che per un anno ha osservato un angolo di foresta primaria dell'altopiani del Cumberland in Tennessee, che chiama mandala, ispirandosi ai disegni di sabbia colorata dei monaci buddisti. Le regole che l'Autore si è dato erano semplici: visitare spesso il posto, restare in silenzio, cercare di non modificare il luogo camminando, scavando, spostando o raccogliendo cose.
Ogni capitolo ci fa entrare in quel cerchio di foresta (di circa un metro di diametro) attraverso la vita delle piante, degli animali, degli insetti e del suolo.
Cosa succede agli alberi d'inverno? Com'è la vita dei bruchi? E il sesso delle lumache? Come si comportano le cince per scaldarsi? Di cosa sono fatti i licheni? Il ciclo vitale delle salamandre come avviene? Perché sono nati i fiori? Come si propagano i semi? Le piante cooperano o lottano fra loro? Come si comportano le zecche, le zanzare, le lucciole, le cavallette? Come viene gestita la luce solare nella foresta? Come si sono evolute le piante fino ad arrivare ad ottimizzare il processo della sintesi clorofilliana? Cosa succede se al lupo si sostituisce il coyote?
Passando dagli uccelli migratori alla cooperazione fra piante e formiche fino alla vita dei microrganismi del suolo, l'Autore ci accompagna in un viaggio attraverso i personaggi ed i meccanismi della vita sulla (e della) Terra.
La scrittura è chiara e scorrevole, non serve essere specialisti del settore per farsi affascinare dalle brillanti soluzioni evolutive che i vari esseri viventi hanno saputo adottare per sopravvivere; la vita ed il pensiero di Haskell rimangono sullo sfondo, ma si tratta sempre di una voce rispettosa e riflessiva.
Chi conosce la permacultura sa quanto l'osservazione dei ritmi e dei modelli naturali sia importante (sia a livello pratico che personale), come espresso nel principio "osserva e interagisci" l'Autore l'ha pienamente capito ed applicato.
Consiglio assolutamente questo libro a tutti coloro che sono affascinati dalla vita di piante e animali e dei vari altri regni naturali, a coloro che vogliono scoprire come funzionano e come interagiscono le diverse forme di vita.
In questo volume si parla di piante e animali americani, sarebbe interessante trovare un testo simile ma basato sull'ambiente italiano.

Utilità
Dello stesso autore è uscito nel 2018 Il canto degli alberi.

martedì 24 settembre 2019

Possiamo salvare il mondo prima di cena

Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi di Jonathan Safran Foer, Guanda, 2019
Numero pagine: 320
Lingua originale: inglese
Titolo originale: We are the Weather. Saving the Planet Begins at Breakfast
Prima edizione: 2019
Prima edizione italiana: 2019
Genere: saggio sul cambiamento climatico

Jonathan Safran Foer è più noto come romanziere (dai sui libri Ogni cosa è illluminata del 2002 e Molto forte, incredibilmente vicino del 2005 sono stati tratti dei film), ma nel 2009 aveva già affrontato temi legati all'ambiente con Se niente importa, in cui parla dell'allevamento intensivo e delle sue conseguenze.
In Possiamo salvare il mondo prima di cena l'Autore riprende queste tematiche: ci troviamo sull'orlo di un'enorme crisi ambientale (la maggior crisi che il genere umano abbia mai affrontato), e quelli che stiamo vivendo sono gli ultimi anni utili per cercare di fermarci prima di raggiungere il baratro. Si tratta di un libro che ondeggia fra la speranza di riuscirci e la certezza che comunque alcune cose sono già condannate a scomparire, primo fra tutti, per forza di cose, il nostro modo di vivere e gli equilibri ambientali per come li conosciamo.
La forza di questo libro sta proprio nel saper cogliere le contraddizioni: cosa possiamo fare noi singoli, quando le grandi aziende e i diversi stati sembrano non voler correre ai ripari? Come fare a prendere sul serio una crisi che sembra sempre che si svolga laggiù e mai qui? Ed anche se siamo fra coloro che si rendono conto del rischio che stiamo correndo, quanto siamo disposti a cambiare il nostro stile di vita?
Partendo dal chiedersi perché la narrazione riguardo alla crisi ambientale non porti a risultati (anzi, spesso annoia, quasi mai emoziona, se non per poco) ed identificando invece i motivi di successo di altre azioni collettive che invece risultano efficaci, ci porta a chiederci quanto sia importante e rilevante l'azione del singolo, il piccolo sacrificio individuale, e quanto l'azione collettiva (e la risposta è che sono interconnesse, dall'una nasce l'altra).
Ma la tesi principale dell'Autore per cercare di arginare il tutto, sicuramente non piacerà a molti, ed è anzi piuttosto scomoda: smettere di mangiare carne e altri prodotti animali, o come minimo, non mangiarli prima di cena (e anche questo non sarà sufficiente per arrestare il cambiamento, ma non si potrà arrestarlo senza ridurre il consumo di prodotti animali). Nel corso del libro infatti vengono riportati una serie di dati (di cui si rende conto chiaramente e in maniera diffusa nell'appendice) sull'impatto ambientale dell'allevamento intensivo, una delle maggiori cause del cambiamento climatico, e che lo porta ad accelerare sempre più.
Forse la parte che ho trovato più interessante è quella intitolata "Dialogo con l'anima" in cui l'Autore mette sul tavolo anche le contraddizioni e le ipocrisie dell'essere vegetariano e vegano, attento a questioni ambientali e all'ecologia: come conciliare la scelta vegana con la nostra voglia di mangiare prodotti animali? Come relazionarsi con l'incoerenza di fondo che ci vede preoccupati per il clima ma in fondo poco attivi nella vita di tutti i giorni su questo fronte? E forse, estremizzando la scelta solo fra bianco e nero, si trova un'ottima scusa per non fare la scelta che sappiamo essere la più sensata, ignorando la miriade di sfumature intermedie. Tipo non mangiare prodotti animali: fra mai e sempre c'è il non mangiarli prima di cena, cioè non eliminarli del tutto né abusarne. Per inciso nel corso di questo dialogo si cerca di rispondere a tutte le solite mozioni mosse al vegetarianesimo, quindi se siete già vegetariani o vegani, potrebbe farvi comodo.
Insomma, si tratta di un libro estremamente interessante, che unisce i dati all'emotività, i fatti oggettivi con la vita dell'Autore, è insomma uno dei più convincenti libri sulla crisi ambientale che abbia letto finora, lo consiglio a tutti come lettura scorrevole ma interessante, anche da regalare ai negazionisti della crisi e ai tormentatori di vegetariani (esistono anche i vegetariani tormentatori di onnivori, chiaramente). A che punto siamo, cosa possiamo fare nel nostro piccolo? Jonathan Safran Foer ci fornisce una (delle tante) soluzione tutto sommato piuttosto semplice e alla portata di tutti.

lunedì 23 settembre 2019

Fiabe nordiche. Troll, principi e giganti

Fiabe nordiche. Troll, principi e giganti di AA. VV. a cura di Bruno Berni, Giunti, 2005
Numero pagine:
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2005
Genere: raccolta di fiabe

Questo è il terzo volume che recensisco della collana Mille e una fiaba, dopo Fiabe irlandesi  e Fiabe celtiche e nelle recensioni precedenti avevo rilevato la gravissima mancanza delle fonti da cui erano state tratte le singole fiabe (e solo perché mi sono intestardita sono riuscita a risalire ad alcune delle raccolta originali, capendo quindi che non si trattava di narrazioni moderne colorite con qualche accenno celtico ma di materiale popolare originale). Per fortuna ma soprattutto per la professionalità del Curatore, Bruno Berni, che ha curato varie edizioni di fiabe originarie dei diversi paesi nordici (fra cui anche alcuni volumi della serie di Iperborea), troviamo nell'interessante introduzione i titoli delle principali raccolte di fiabe dei paesi nordici a cui ha attinto, inquadrate sia nel panorama culturale nordico sia nel periodo storico che vide il fiorire di raccolte di racconti popolari dai fratelli Grimm in avanti, rilevandone i tratti caratteristici come pure quelli comuni alle fiabe che tutti conosciamo.
Si tratta di una raccolta di fiabe di diversa lunghezza e per ognuna è indicata la regione d'origine. Non mancano i classici principi, principesse, re e vecchie streghe, ma possiamo trovare anche pescatori, terre incantate oltre le onde, i famosi troll che costellano i racconti e i luoghi di Scandinavia e Islanda e molti altri personaggi tipici della fiaba ma declinati nella particolare sfumatura di questi luoghi. Sicché non aspettatevi di trovare Thor, Loki, le valchirie ed in generale i protagonisti della mitologia per cui le terre del Nord stanno diventando sempre più note, inoltre come spesso succede nei racconti popolari alcuni motivi si ritrovano molto simili in diverse storie, quindi alcune potrebbero risultare ripetitive
In generale quindi si tratta di una raccolta interessante e piacevole, adatta sia a chi attirato dalla mitologia nordica vuole avere un quadro più generale delle culture che l'hanno originata, sia agli amanti del racconto fiabesco in generale. Può essere adatta anche come lettura serale per bambini.

Utilità
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:
  • Antiche ballate danesi a cura di Maria Valeria D'Avino
  • Ballate magiche svedesi a cura di Massimo Panza
  • Fiabe danesi di AA. VV. a cura di Bruno Berni
  • Fiabe e leggende norvegesi di AA. VV. a cura di Massimo Conese
  • Fiabe faroesi di Jakob Jakobsen a cura di Luca Taglianetti
  • Fiabe islandesi a cura di Silvia Cosimini
  • Fiabe lapponi di Just Knud Qvigstad e Georg Sandberg a cura di Bruno Berni
  • Fiabe lapponi e dell'estremo Nord (in due volumi) di AA. VV. a cura di Bruno Berni
  • Fiabe norvegesi di AA. VV. a cura di Agata Larsson
  • Fiabe norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe a cura di Alda Manghi Castagnoli
  • Fiabe norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe a cura di Bruno Berniù
  • Fiabe popolari svedesi di AA. VV. a cura di Annouska Palme Sanavio
  • Fiabe svedesi di AA. VV. a cura di Daniela Di Falco con illustrazioni di John Bauer
  • Fiabe svedesi di AA. VV. a cura di Bruno Berni con illustrazioni di John Bauer
  • Racconti e leggende popolari norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen a cura di Luca Taglianetti
  • Racconti magici islandesi di Jón Árnason e Magnús Grímsson a cura di Alan Boucher
  • Racconti popolari e fiabe islandesi di Jón Árnason e Magnús Grímsson a cura di Gianna Chiesa Isnardi
  • Troll di Theodor Kittelsen a cura di Luca Taglianetti

domenica 22 settembre 2019

L'inferno è una buona memoria

L'inferno è una buona memoria. Visioni da Le nebbie di Avalon di Michela Murgia, Marsilio, 2018
Numero pagine: 116
Lingua originale: italiano
Prima edizione italiana: 2018
Genere: critica letteraria

La prima volta che ho letto Le nebbie di Avalon, avevo qualcosa come 15 anni, e dopo aver letto quello, ho consumato tutti i libri del ciclo di Avalon della scrittrice americana Marion Zimmer Bradley. Ai tempi, in cui avevo una paghetta di dieci euro alla settimana e già volevo divorare tutti i libri che trattassero un argomento che mi interessava, chiaramente non potevo permettermi tutti i volumi che avrei voluto, ed in più era un periodo della mia vita in cui tutto quello che era solo vagamente esoterico, wiccan o parlasse di spiritualità femminile era appetibile. Fortunatamente la saga di Avalon era già un classico, e i vari tomi (che allora erano meno di quanti siano adesso, dopo le aggiunte di Diane Paxson) si potevano trovare in biblioteca come anche in edizione economica (tra l'altro spesso e volentieri con copertine di gusto discutibile).
Potete immaginare quindi il mio interesse quando ho letto che Michela Murgia aveva pubblicato un libro su Le nebbie di Avalon, che per me era sempre stato uno di quei libri di cui parlare solo con persone con una sfumatura di nerd abbastanza accentuata. Visto però che sono una lettrice compulsiva di un sacco di generi diversi, questo libro è passato in secondo piano, fino a quando ho letto un altro libro della Murgia, intitolato niente meno che Morgana, la protagonista di Le nebbie di Avalon. A quel punto, dovevo proprio leggere L'inferno è una buona memoria.
I libri della collana Passaparola sono scritti in modo da far conoscere gli scrittori in relazione ad un libro particolare, e la scelta di Michela Murgia è stata sicuramente inusuale, un libro fantasy degli anni ottanta, considerato generalmente come letteratura spicciola.
E' l'Autrice stessa a motivare la sua scelta, raccontando del ruolo che il libro ha avuto nulla sua vita intellettuale. I capitoli spaziano da monologhi delle protagoniste femminili: Morgana, Igraine, Viviana, Ginevra e Morgause, a riflessioni dell'autrice sul loro ruolo all'interno della trama, e del romanzo stesso nella cultura. Le nebbie di Avalon è o non è un romanzo femminista, come alcuni hanno scritto, e in cosa lo è o meno? Preponderante è il tema del potere in relazione alle donne. Un altro aspetto rilevante che la Murgia considera è quello del conflitto religioso narrato nel libro fra pagani e cristiani ,fra Dea e Dio, anche tracciando un confronto fra le donne della Bradley e alcune personagge (come le chiama lei) bibliche: Morgana come Miriam, Viviana come la strega di Endor, Igraine come Maria. Il tutto è accompagnato da episodi della vita dell'autrice e considerazioni sulle donne ed il femminismo.
Si tratta di un libro che ha il pregio di rendere la critica letteraria a portata del grande pubblico, con uno stile semplice e colloquiale, che si fa teso e poetico nei monologhi. Un libro che mi è piaciuto leggere, anche per immedesimazione: come l'Autrice ho avuto modo di conoscere l'ambiente dei giochi di ruolo e la lettura di Le nebbie di Avalon ha segnato a suo modo un periodo della mia vita.
Poco dopo la pubblicazione di L'inferno è una buona memoria c'è stata anche la riedizione di Le nebbie di Avalon per HarperCollins Italia in due volumi in una nuova traduzione che conserva i nomi originali e elimina le censure delle edizioni precedenti. Sembra che Morgana e le altre regine e streghe immaginate dalla Bradley entusiasmeranno una nuova generazione di lettori.

sabato 21 settembre 2019

Morgana

Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Mondadori, 2019
Numero pagine: 240
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2019
Genere: raccolta di biografie

Conoscevo marginalmente Michela Murgia come l'Autrice di Accabadora, ma non avevo mai letto altro di suo, finché qualcuno non mi ha detto che aveva scritto un libro niente meno che su Le nebbie di Avalon, ovvero L'inferno è una buona memoria. Io, da brava amante del fantasy e del ciclo di Avalon in particolare, fin da ragazzina, ho deciso di approfondire, ed ecco che mi trovo un libro intero intitolato a lei, Morgana, la protagonista de Le nebbie di Avalon. Si tratta in realtà della versione stampata di alcuni podcast su donne anticonformiste nei più diversi campi, condotto dalle due Autrici del libro. La Murgia in effetti, sempre quest'anno aveva pubblicato Noi siamo tempesta, che è sempre una sorta di raccolta di biografie...ma di eventi senza un singolo eroe, di gruppo.
Murgia e Tagliaferri ci conducono attraverso le vite di molteplici donne, ognuna straordinaria per qualche verso, e a parte le sorelle Brontë, che si trovano spesso nelle raccolte di biografie femminili, le altre sono state sicuramente una scelta originale: la prima che incontriamo è Moana, la pornostar, donna in realtà di grande intelligenza, subito seguita, qualcuno direbbe paradossalmente, da Santa Caternia da Siena. Ecco poi l'artista jamaicana Grace Jones, le già nominate scrittrici vittoriane, le sorelle Brontë, la signora del circo Moira Orfei, la semi dimenticata pattinatrice Tonya Harding e la notissima performer Marina Abramovic, l''attrice bambina Shirley Temple e la stilista che ha inventato il punk, Vivienne Westwood, per chiudere con l'architetta visionaria Zaha Hadid.
A queste dieci vite (dodici, contando che le Brontë erano tre) è premessa l'introduzione che ci spiega perché proprio loro: si tratta di donne che hanno lottato per arrivare a ciò che volevano, per poter affermare sé stesse in un mondo a misura maschile in cui le donne ottengono la metà e devono lottare il doppio, a volte anche giocando scorrettamente; la scelta dunque, è dovuta alla qualità formativa delle loro vite, al fatto che tutte, hanno indicato un modo per potersi affermare come esseri femminili nel loro mondo.
Ad ogni biografia è premessa un'illustrazione in bianco, nero e un tocco di grigio dell'illustratrice italiana MP5, che ha illustrato anche la copertina.
Si tratta di un libro scorrevole e di facile lettura, che si legge, volendo, in un pomeriggio. Sicuramente il genere della biografia in chiave femminista in questi ultimi anni sta avendo una nuova fortuna, da Donne come noi di varie Autrici italiane a Il catalogo delle donne valorose di Serena Dandini, fino alla miriade di raccolte per bambini tipo Storie della buona notte per bambine ribelli di Francesca Cavallo e Elena Favilli e Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza di Gabriella Greison (per citare solo i titoli più noti).
Morgana si inserisce in questo panorama portando come esempio le vite di alcune donne meno conosciute o mai considerate emblematiche, ma sicuramente interessanti. Come spesso accade con libro del genere, ad alcuni lettori può rimanere il desiderio di saperne di più, di approfondire alcune delle biografie...e per fortuna troveranno vari titoli per soddisfare questa fame intellettuale.

Utilità
I podcast di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri si possono ascoltare su storieliber.fm
Alcune delle illustrazioni di MP5 si possono vedere sul suo sito mpcinque.com
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:
  • Donne come noi di Aa. Vv.
  • Il catalogo delle donne valorose di Serena Dandini
  • Post Pink. Antologia di fumetto femminista a cura di 
  • Sei donne che hanno cambiato il mondo di Gabriella Greison
  • Streghe. Storie di donne indomabili dai roghi medievali al #MeToo di Mona Cholett
E i libri per bambini:
  • Cattive ragazze di Assia Petricelli e Sergio Riccardi
  • Donne di scienza di Rachel Ignotofsky
  • Donne senza paura di Marta Breen e Jenny Jordhal
  • Grandi donne che hanno cambiato il mondo di Kate Pankhurst
  • Indomite di  Pénélope Bagieu
  • Le donne sono guerriere e La scienza è un gioco da ragazze di Irene Civico e Sergio Parra
  • Le tue antenate di Rita Levi-Montalcini
  • Lei cosa farebbe? di Kay Woodward
  • Ragazze coi numeri di Vichi De Marchi e Roberta Fulci
  • Storie per la buona notte di bambine ribelli di Francesca Cavallo e Elena Favilli
  • Storie e vite di super donne che hanno fatto la scienza di Gabriella Greison

venerdì 20 settembre 2019

L'altra Grace

L'altra Grace di Margaret Atwood, Ponte alle Grazie, 2017
Numero pagine: 563
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Alias Grace
Prima edizione: 1996
Prima edizione italiana: 1997
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Toronto, Kingston e Richmond Hill (Canada), Irlanda in alcuni flash back
Epoca: a cavallo fra la prima e la seconda metà dell'800

Questa volta ho fatto un'eccezione: solitamente prima leggo il libro e poi guardo il film o la serie tv; in questo caso però, ho scoperto che la serie Alias Grace del 2017 era tratta da un romanzo, niente meno che di Margaret Atwood, solo dopo averla guardata. Così, anche se ormai mi ero rovinata la sorpresa, ho deciso di leggere il libro.
Si tratta di un romanzo storico ambientato in Canada, basato su fatti realmente accaduti. La protagonista è Grace Marks, un'immigrata irlandese accusata, insieme al servo James McDermott degli omicidi di Thomas Kinnear e della sua governante Nancy Montgomery, avvenuti nel 1843; ai tempi Grace era appena sedicenne. Ad alcuni capitoli sono premessi stralci di documenti originali dell'epoca, brani poetici e lettere dei protagonisti. Benché il narratore sia esterno, ampie parti del libro consistono in un racconto in prima persona di Grace riguardo la propria vita al dottor Simon Jonson (del quale ugualmente vengono riportati pensieri e fatti), nel Penitenziario di Kingston durante il 1859. Grace, sfuggita ad una famiglia numerosa con un padre violento e alcolizzato, va a servizio presso varie dimore signorili, come quella dell'Assessora Parkinson, dove stringerà un legame di amicizia con una giovane disincantata e per certi versi rozza ma piena di vitalità, Mary Whitney...
Si tratta di un romanzo che ci porta nella terra semi-sommersa dell'inconscio umano, che ci fa chiedere cosa sia vero e cosa no, cosa sia permesso e cosa possiamo permetterci di lasciar emergere dell'informe e ribollente materiale che si agita al di sotto della nostra coscienza; ci sono parti oniriche, fantasie che si confondono con la realtà, e proprio in questi tratti particolari si riconosce la bravura della Atwood nel ricreare la profondità umana dei vari personaggi.
E per tutto il tempo, come il dottor Jonson, ci chiediamo: Grace è solo una ingenua ragazza irlandese o una seduttrice che ha deliberatamente organizzato gli omicidi? E' una donna innocente vittima della società  o la tipica fallen woman, amorale e sessualmente attiva?
A questa dicotomia femminile la Atwood risponde che è entrambe, come ogni donna, la quale non può essere compressa in schemi così netti e univoci, tipici di una società maschilista e ipocrita.
Come in altri romanzi, l'Autrice mostra una particolare attenzione per personaggi femminili e questioni di genere, rendendo magistralmente il senso di oppressione e pressione provato da una donna circondata da uomini che la trattano come un proprietà, un oggetto, senza chiedersi quale sia il suo volere, il suo pensiero, o rispettare il suo dissenso. L'unica figura maschile positiva (il dottor Jordan non lo è del tutto) è Jeremiah, ma rimane sempre a margine, non ci viene mai spiegato approfonditamente nulla su di lui.
Anche il tema della follia e della sua percezione è uno dei principali.
Le pagine scivolano via veloci grazie ad uno stile scorrevole ma non privo di profondità, per arrivare ad una rivelazione ed un finale inaspettato.
Insomma, non ci sono note negative questa volta, sicché consiglio vivamente questo romanzo poiché si tratta di una lettura interessante, piacevole e ben scritta.

Utilità
Alcuni degli altri romanzi di Margaret Atwood:
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:
  • L'altra verità di Alda Merini
  • Fiori per Algernon, Una stanza piena di gente, La quinta Sally di Daniel Keyes

mercoledì 18 settembre 2019

Antiche fiabe e leggende celtiche

Antiche fiabe e leggende celtiche a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori, 1982
Numero pagine: 671
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1982
Genere: raccolta di racconti mitologici

La mitologia celtica è uno dei miei grandi amori, nel corso degli anni ho raccolto tutto il possibile a riguardo, benché in italiano si trovino pochi libri; questo volume in particolare è fra i più preziosi. Il titolo in realtà è fuorviante, poiché non si tratta di fiabe come comunemente le intendiamo, ma delle storie di due differenti raccolte: la prima parte riporta gli undici racconti gallesi collettivamente conosciuti come Mabinogion; la seconda tratta invece di Cu Culhain e del ciclo eroico irlandese dei guerrieri del Ramo Rosso del re dell'Ulaid Conchobar.
La prima parte del libro è aperta dall'introduzione ad opera delle curatrici (che hanno approntato varie edizioni di racconti mitologici d'area celtica) riguardo i Mabinogion: benché i più antichi manoscritti dei Mabinogion non risalgano più indietro dell'XI sec., si tratta di racconti tramandati oralmente per secoli, ed infatti vi si trovano elementi pre-medievale e pre-cristiani, nonché alcune fra le prime apparizioni del personaggio di re Artù. Il titolo, che è moderno, è dovuto a Lady Charlotte Guest, che nella seconda metà dell'800 fu fra i primi traduttori della raccolta: la parola mabinogi/on è presente solo nei primi quattro rami (o racconti) della raccolta ed è stato interpretato dalla Guest come "racconti per ragazzi" poiché mab in gallese vuol dire fanciullo.
Le curatrici trattano della natura della raccolta, con anche un sunto della storia delle popolazioni celtiche nelle Isole Britanniche ed in particolare nel Galles, informazioni riguardo la società celtica, con focus particolare sulla figura del guerriero e su quella del bardo, che era anche il narratore di storie, cyfarwydd in gallese o filid in gaelico irlandese. I Mabinogion, spiegano Agrati e Magini, non sono propriamente miti, poiché i protagonisti non sono gli Dei, ma sono una sorta di ricordi di esso, diluito e a tratti frainteso, in cui il mito diviene magia, e dunque leggenda eroica o favola. Ci parlano poi dei manoscritti (due sono i principali: il Libro Bianco di Rydderch redatto nel 1300-1325 ed il Libro Rosso di Hergest del 1375-1435), delle possibili interpretazioni del titolo, della ipotetica data di composizione e dei rapporti dei racconti d'ambito arthuriano con quelli di Chrétien de Troyes e con le triadi gallesi. Chiudono l'introduzione una breve descrizione del contenuto e dei personaggi dei vari racconti ed un approfondimento su Artù come personaggio storico e letterario nelle fonti celtiche. Troviamo quindi una nota alla traduzione ed una cartina del Galles. Iniziano qui i singoli racconti, ognuno preceduto da un breve sunto ed inquadramento, che sono: Pwyll, principe del Dyvet; Branwen, figlia di Llyr; Manawiddan, figlio di Llyr; Math, figlio di Mathonwy; Il sogno di Maxen; Lludd e Llevelys; Culhwch e Olwen; Il sogno di Ronabwy; La Dama della Fontana; Peredur, figlio di Evrawc; Gereint e Enid (in alcune traduzioni dei Mabinogion si può trovare anche l'Hanes Taliesin che qui è assente).
A chiudere questa prima parte troviamo un glossario che oltre ai nomi dei personaggi e dei luoghi citati spiega anche alcuni termini e funzioni specifiche della società gallese, e la bibliografia (necessariamente datata vista l'epoca di pubblicazione di questo volume).
La seconda parte del libro è anch'essa aperta da un'introduzione sulla storia dei celti e in particolare di quelli d'Irlanda, interpretando anche i vari cicli mitici di invasori dell'Isola come ricordi di fatti storici, indagandone la struttura sociale e religiosa, con particolare attenzione alla figura del druido. Si passa poi a descrivere la letteratura narrativa in gaelico e coloro che la diffusero ovvero i fili (sing. filid) ed i principali cicli narrativi: mitologico, storico, feniano, dell'Ulster a cui appartengono i racconti qui presi in considerazione, incentrati sulla Tain Bo Cualnge "la razzia del bestiame del Cuailnge" (di cui il manoscritto più antico è del VIII sec.) a cui fanno corona altri episodi (riguardanti le premesse della razzia e la vita giovanile di Cu Culhainn) di cui vengono illustrati contenuti e personaggi. Seguono la nota alla tradizione ed una cartina dell'Irlanda.
Ai vari episodi del ciclo, scritti in parte in prosa ed in parte in versi, sono postposti anche in questo caso glossario e bibliografia.
Come potete vedere da questo sunto dei contenuti, si tratta di un libro imponente, nonché di una delle poche traduzioni in italiano delle opere trattate. Queste storie hanno il fascino dei racconti antichi, in cui l'Altro Mondo sta solo ad un passo da noi e la magia da esso esonda in ogni aspetto della vita, tanto che alcuni passaggi non starebbero male in un libro del realismo magico.
Rispetto alla mitologia classica a cui siamo abituati, questi racconti ci potrebbero apparire più barbarici, a tratti eccessivi, ingenui, eppure il loro fascino sta proprio nella loro forma così diversa da ciò che conosciamo, nei particolari che accennano ad universi simbolici a noi oscuri, nei personaggi appena accennati, le cui storie ormai quasi cancellate che risciuamo a ricostruire solo per frammenti giustapposti.
Inoltre, pur trattandosi di racconti brevi, i personaggi hanno una loro profondità psicologica: il dolore di Branwen, l'impetuosità di Prydery rispetto alla lungimiranza di Manawyddan, la saggezza di Math, l'assertivitò di Blodeuwedd solo per citarne alcune nella prima parte, ma anche l'amore di Fand contrapposto alla combattività di Emer, la disperazione di Derdriu, il rimpianto di Cu Culhain dopo l'uccisione di Fer Diad, la sua solitudine davanti alle schiere di Eriu, l'indomabilità di Medb. Inoltre Cu Culhainn non può non ricordare l'Achille per la sua scelta di vivere una vita breve ma gloriosa, mentre la descrizione del suo aspetto e del suo furor guerriero ci possono risultare quasi grotteschi.
I personaggi femminili non mancano ed hanno una parte determinante negli eventi: nella prima raccolta spiccano Branwen e Rhiannon, così come Olwen (più che altro per le imprese volte alla sua conquista), Elen e Lunet, nella seconda le donne guerriere Scathch e Aife, Emer, Fand, Derdriu, la regina Medb e la figlia Findabair.
Lo stile varia molto da un racconto all'altro, in particolare le parti poetiche possono risultare ostiche ad alcuni perché ripetitive ed allusive, io le ho apprezzate molto.
In definitiva, si tratta di un libro che tutti gli appassionati di mitologia celtica dovrebbero avere, per potersi immergere nel mondo nebbioso e splendente delle Isole Britanniche, ma che può essere piacevole anche per gli amanti dei miti in generale; purtroppo non è di facilissima reperibilità.

Utilità
Nel 1994 questo libro è stato rieditato in due volumi per gli Oscar Narrativa Mondadori con il titolo Saghe e leggende celtiche; l'ultima edizione è del 2000Nel corso degli anni ne ho trovate almeno tre versioni usate, quindi potreste cercare questa raccolta in qualche mercatino
Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini hanno curato un gran numero di pubblicazioni d'ambito arturiano, cavalleresco e leggendario, riporto qui solo le prime edizioni (di quelli pertinenti a saghe celtiche, nordiche, finniche e romanzi arturiani), la maggior parte delle quali fanno parte della collana Mirabilia della Mondadori, ormai (purtroppo) difficili da trovare; nel corso degli anni sono uscite alcune riedizioni, molte in cofanetti da più volumi, più facilmente reperibili.
  • I romanzi della Tavola Rotonda di Jaques Boulenger, Mondadori, 1981 (in tre volumi)
  • I romanzi cortesi di Chrétien de Troyes, Mondadori, 1983 (in cinque volumi, contiene: Perceval, Erec e Enide, Cligès, Lancillotto, Ivano)
  • Tristano di Goffredo di Strasburgo, Mondadori, 1983
  • Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, Mondadori, 1985
  • Storia di re Artù e dei suoi cavalieri di Thomas Mallory, Mondadori, 1985 (in due volumi)
  • La canzone dei Nibelunghi, Mondadori, 1986
  • Kalevala. Terra d'eroi, Mondadori, 1986
  • Fiabe e leggende nordiche, Primavera, 1987
  • Storia dei re di Britannia di Goffredo di Montmouth, Guanda, 1989
  • Fiabe e leggende scozzesi, Mondadori, 1990
  • Fiabe e leggende celtiche, Primavera, 1990
  • Miti e saghe vichinghi, Mondadori, 1990
  • Saghe e racconti dell'antica Irlanda, Mondadori, 1993
  • La leggenda del santo Graal, Mondadori, 1995 (in due volumi)
  • Racconti e leggende di Cornovaglia, Mondadori, 1995
  • Merlino l'incantatore, Mondadori, 1996
  • Galvano, il primo cavaliere, Mondadori, 1997
Bibliografia in italiano riguardo ai Mabinogion oltre all'edizione qui recensita:
  • Mabinogion di Evangeline Walton, Garzanti, 1980. Si tratta di una rilettura moderna dei primi quattro rami della raccolta; l'Autrice mantiene le storie originali ma ne approfondisce gli aspetti psicologici ed aggiunge particolari, episodi minori e inquadra il tutto nel tempo del passaggio dalle Antiche Tribù matriarcali alle Nuove. Viene generalmente indicato come fantasy; è il più noto mezzo di conoscenza dei Mabinogion in Italia.
  • I Mabinogion, traduzione e cura di Isabella Abbiati e Grazia Soldari, Venexia, 2011. Si tratta della più recente traduzione dei Mabinogion, basata principalmente su quella inglese di Charlotte Guest (la quale omise alcuni passi) e corredata da parti interpretative del testo a mio avviso discutibili.
Le principali traduzioni inglesi dei Mabinogion in ordine cronologico di pubblicazione:
  • The Mabinogion, traduzione in inglese di Lady Charlotte Guest, 1839-49, in sette volumi con testo in gallese a fronte (include l'Hanes Taliesin).
  • The Mabinogion, traduzione di Thomas Peter Ellis e John Lloyd, Oxford University Press, 1929 (omette l'Hanes Taliesin ed è l'unico che riporta anche le varianti dei manoscritti)
  • The Mabinogion, traduzione di Gwyn e Thomas Jones, Golden Cockerel Press, 1948 (omette l'Hanes Taliesin)
  • The Mabinogion, traduzione di Jeffrey Gantz, Penguin Books1976 (omette l'Hanes Taliesin)
  • The Mabinogi and Other Medieval Welsh Tales, traduzione di Patrick K. Ford, University of California Press, 1977 (contiene l'Hanes Taliesin ma non Il sogno di Rhonabwy, Il sogno di Macsen, Gereint e Enid, Peredur, La Dama della Fontana)
  • The Mabinogion, traduzione di Sioned Devis, Oxford University Press, 2007
In inglese segnalo anche la bella edizione illustrata da Arthur Rackham.
Esiste anche una traduzione francese parziale ma che comprende anche altri testi gallesi:
  • Les Mabinogion, traduzione di Joseph Loth del 1889 consultabile su Archive.org.
Traduzioni inglesi e testi originali dei Mabinogion consultabili online:
  • The Mabinoigion (sito in inglese) con la traduzione in inglese di Charlotte Guest e varie versione elettroniche di altri poemi arturiani.
  • Sacred Texsts (sito in inglese) con la traduzione di Charlotte Guest, oltre a vari testi sacri di diverse tradizioni.
  • The Texst of the Mabinogion and other Welsh Tales from the Red Book of Hergest di Sir John Rhys e Gwengwryn Evans del 1887 su Archive.org(sito in inglese) i testi originali in gallese (escluso l'Hanes Taliesin) con prefazione in inglese.
  • Mabinogion su Timeless Myth (sito in inglese) con riassunti e genealogie.
  • Mabinogi.net (sito in inglese) dove si possono trovare la traduzione dei primi quattro rami, bibliografia e link utili.
Riguardo alla saga di Cu Culhainn:
  • La grande razzia a cura di Melita Cataldi, Adelphi, 1996. Si tratta di una traduzione di parte dei testi originali riguardanti Cu Culhainn  E' sicuramente il miglior libro in circolazione in italiano.
  • La saga di Cuculhain di Lady Augusta Gregory, Nord, 2000
Rifacimenti romanzati:
  • I guerrieri del Ramo Rosso di Morgan Llywelyn

I testamenti

I testamenti di Margaret Atwood, Ponte alle Grazie, 2019
Numero pagine: 502
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The testaments
Prima edizione: 2019
Prima edizione italiana: 2019
Genere: romanzo distopico
Ambientazione: repubblica di Gilead (Stati Uniti) e Canada
Epoca: fine XX secolo 

Non so voi, ma quanto ho saputo che Margaret Atwood stava lavorando ad un seguito de Il racconto dell'ancella, non vedevo l'ora di leggere questo libro, avendo apprezzato sia la versione scritta che la serie televisiva (inoltre solitamente i libri della Atwood sono ben scritti e avvincenti). Così, quando finalmente è arrivato il giorno della pubblicazione, ero pronta all'azione. L'ho finito in due giorni.
Nel primo romanzo è l'ancella Difred (Offred nell'originale inglese) a raccontare la sua storia, la quale, alla fine del libro lasciamo incinta, presumibilmente di Nick, su un furgone senza sapere con certezza se sia stata catturata dagli Occhi o portata alla libertà dall'organizzazione resistente al regime Mayday. Ne I testamenti invece abbiamo tre voci narranti: una è quella di Daisy, una comune (ma poi non così tanto) ragazza canadese che segue le vicissitudini della confinante Gilead, una dittatura teocratica instauratasi sul finire del XX secolo in parte degli Stati Uniti; la seconda è di Agnes Jemima, un Figlia, cioè una delle giovani di Gilead, figlia di un Comandante e di una Moglie; la terza, ed è quella che più sorprenderà lettori e appassionati della serie tv, è quella di Zia Lydia, cioè una delle donne incaricate di controllare le varie "caste" femminili di Gilead.
Le sorti delle tre protagoniste e di Gilead si intrecceranno in maniere inaspettate...
Come in Il racconto dell'ancella, nella finzione letteraria i tre testi che noi leggiamo intrecciati fra loro, sono documenti manoscritti rinvenuti dagli storici di Gilead e presentati, nel 2197 durante il Tredicesimo Simposio di Studi Gileadiani; la fine del libro è infatti costituita dal discorso del prof. Pieixoto (già incontrato nel primo libro) che ci fornisce la conclusione (posta come ipotesi) delle tre storie.
Se nel primo romanzo attraverso le esperienze di Difred ci venivano rivelate la struttura di Gilead e le vite delle Ancelle e delle Mogli, in questo troviamo maggiori informazioni sulle Figlie e le Zie, che tra l'altro sono le sole donne a Gilead a cui sia permesso leggere e scrivere.
Benché la prima pubblicazione de Il racconto dell'ancella risalga agli anni ottanta, la distopia inventata dalla Atwood risulta attuale ancora oggi (tra l'altro l'Autrice specifica di essersi attenuta a fatti e regole sociali realmente esistite durante la storia), ed infatti non è raro trovare donne vestite da Ancelle durante azioni e manifestazioni femministe.
Rispetto al primo volume, essendoci tre voci narranti i pensieri di ognuna sono meno approfonditi, sicché non abbiamo personaggi ben definiti e caratterizzati come Difred, ma non per questo sono meno interessanti.
ATTENZIONE SPOILER 
Se non avete letto il libro, non proseguite, ma ripassate di qui quando l'avrete fatto!
I testamenti si pone a metà fra il primo romanzo e la serie tv, infatti avendo visto la serie, non sarà difficile per i lettori capire chi siano Agnes e Daisy, e quando per la prima volta viene nominata Baby Nicole, sapranno già di chi si sta parlando.
Oltre alle differenze fra serie e libro che ho già rilevato nella recensione de Il racconto dell'ancella, nella serie Zia Lydia è una maestra frustrata, mentre nel libro scopriamo che prima dell'ascesa di Gilead era una giudice del tribunale dei minori, ed anche come sia divenuta una Zia, la Zia per antonomasia.
Il comandante Judd, che nel finale di Il racconto dell'ancella viene indicato, come Fredrick Waterford, come il possibile Comandante di Difred, ne I testamenti è una sorta di barbablu a capo degli Occhi.
E fin qui tutto bene, però dopo una prima lettura, ci sono dei punti che non mi convincono. La prima cosa che mi ha lasciata perplessa è che nel finale ci viene detto che Agnes e Daisy si ricongiungono alla madre e ai loro padri, che nella serie sono June, Luke e Nick; ne I testamenti scopriamo che Difred (il cui vero nome non viene mai rivelato) è viva ed è fuggita da Gilead, per quanto riguarda Luke, nel primo romanzo si presume sia morto, mentre l'ultima immagine di Nick che abbiamo è quando dice a Difred che il furgone che è venuto a prenderla è del Mayday. Quindi, quanto è verosimile che si siano riuniti tutti?
Inoltre, alla fine del primo libro Difred è incinta, mentre nel finale del secondo il professor Pieixoto sostiene che Daisy e Agnes siano proprio le sue figlie, il che per uno storico sarebbe un'affermazione decisamente azzardata non essendo basata su documenti affidabili, il che pur essendo al servizio dell'intreccio narrato, spezza la credibilità del metaracconto.
E poi, il personaggio di Zia Lydia non mi ha convinto del tutto: superficialmente sembra che da iena malefica nel primo libro sia passata dalla parte dei buoni nel secondo, ma bisogna ricordare il motivo per cui decide di passare i documenti al Mayday: una purificazione di Gilead, il che risulta in linea con il suo personaggio, eppure, possibile che una donna così astuta, che ha aiutato a costruire la gerarchia femminile di Gilead senza mai essere annientata dai suoi nemici, di punto in bianco decida di diffondere informazioni che porteranno sì ad un risanamento, ma verosimilmente anche ad una crisi di Gilead?
Questi sono i punti interrogativi che mi ha lasciato la lettura. L'impressione è che la Atwood abbia voluto regalarci un lieto fine, a differenza di quanto è accaduto per il primo volume con il suo finale aperto, il che può piacere come no.
FINE SPOILER
Quindi in definitiva, si tratta di un libro interessante, sicuramente da leggere per scoprire come va a finire la storia, eppure...non mi ha convinta del tutto, non l'ho trovato all'altezza de Il racconto dell'ancella, però per formarvi un vostro giudizio, vi toccherà leggerlo!

Utilità
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:

martedì 10 settembre 2019

Fiabe irlandesi. Spettri e fantasmi della Terra Verde

Fiabe irlandesi. Spettri e fantasmi della Terra Verde di AA. VV. a cura di Carla Lorini, Giunti, 2003
Numero pagine: 239
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2002
Genere: raccolta di fiabe

Per questo libro vale in gran parte quello che ho già detto per il volume Fiabe celtiche della stessa collana Mille e una fiaba.
Sull'onda del mio personale revival celtico, mi sono data alla lettura di volumi accumulati negli anni e mai davvero consultati seriamente; Fiabe irlandesi è una di quelle raccolte, che avevo iniziato e poi abbandonato. Durante la rilettura, come anche per gli altri libri della collana, due cose mi hanno spiacevolmente colpito: la prima è che non si trovano le fonti da cui sono stati tratti i racconti, solo facendo una ricerca in internet basandomi sui nomi propri dei personaggi sono riuscita a capire a che raccolta si rifaccia la curatrice. La seconda è che la curatrice a volte cambia i nomi rispetto agli originali, come anche i titoli dei racconti.
Tra l'altro, anche in questo caso (come in Fiabe celtiche) il titolo del volume è fuorviante, poiché di spettri e fantasmi praticamente non ce ne sono in questo libro
Si tratta di una raccolta di fiabe di diversa lunghezza e contenuto: alcune annoverano i classici personaggi quali streghe, giganti, principi e principesse, mentre altre pescano dalla mitologia celtica ed in particolare dalle storie dei Thuatha de Danaan, come i notissimi racconti sui figli di Lyr ed il corteggiamento di Etain, o dal ciclo feniano con alcuni episodi su Finn e gli altri Fianna.
Si tratta di un libro che può sicuramente piacere come esempio generale di fiabe irlandesi, sia ai grandi che ai piccini, tuttavia per approfondire consiglio altri volumi filologicamente più curati e chiari.

Utilità
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:

Fiabe celtiche. Gnomi, folletti, fate: storie del Piccolo Popolo

Fiabe celtiche. Gnomi, folletti, fate: storie del Piccolo Popolo di AA. VV. a cura di Francesco Fornaciai, Giunti, 2014 
Numero pagine: 240
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2014
Genere: raccolta di fiabe 

E' il periodo: ultimamente mi è capitato di leggere e recensire un bel po' di libri su mitologia e folklore celtici, così quando mi è capitato fra le mani questo volume ho deciso di dargli una possibilità; partivo prevenuta perché sfogliando il libro non si trova traccia delle fonti consultate dagli autori, e di conseguenza da quali raccolte provengano le fiabe o se siano state inventate di sana pianta. Il titolo poi si è rivelato essere un po' fuorviante: le storie qui contenute sono ambientate in Scozia (ove è possibile capirlo), e non in vari paesi di cultura celtica; facendo ricerche su internet sulle singole fiabe, sono riuscita a capire da dove provengano la maggior parte di queste, ovvero da raccolte di folklore scozzese, anche se in alcuni casi i nomi dei sono stati modificati o tradotti male ed i titoli modificati. Inoltre di gnomi non è che se ne trovino a bizzeffe fra queste pagine, passi ancora per folletti e fate.
Si tratta di racconti di tipo e lunghezza variabile: non mancano gli incontri col Diavolo così come con personaggi tipici delle fiabe come streghe e giganti, ma anche quelli tipici del folklore celtico come l'onnipresente Piccolo Popolo ed altri esseri fatati: kelpie, brownie, donne foca, changelings. 
Essendo molte storie legate alle isole Ebridi, i temi della pesca e della navigazione sono molto presenti.
In definitiva si tratta di un libro che potrebbe piacere sia agli adulti, magari già appassionati del genere, sia ai bambini; tuttavia se si è interessati allo studio del materiale folklorico consiglierei le edizioni originali da cui sono state tratte le singole fiabe, o raccolte filologicamente più curate.

Utilità
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:

Vita di Emily Dickinson. L'alfabeto dell'estasi

Vita di Emily Dickinson. L'alfabeto dell'estasi di Barbara Lanati, Feltrinelli, 1998
Numero pagine: 194
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1998
Genere: biografia

Essendo così immersa nei libri e nell'universo femminile, era inevitabile, credo, che sviluppassi curiosità e poi passione per le scrittrici, poetesse e artiste del passato, vissute in tempi in cui essere artiste, e per di più donne, voleva dire essere automaticamente escluse, criticate, derise o ostacolate. E al di là dei ruoli di genere, essere soggetti ad una sensibilità più alta della media, porta sempre gioie e dolori.
Così ho iniziato a cercare notizie, frammenti della vita di queste donne che nonostante tutto sono riuscite a consegnare alla storia le loro parole, i loro pensieri, a differenza di milioni di altre che non hanno potuto farlo.
Emily Dickinson per me era nient'altro che una poetessa dotata di amore per la natura, testimoniato dal suo bellissimo erbario e dalle similitudini naturalistiche che costellano la sua produzione; ma poi ho iniziato a chiedermi quali eventi, quali persone l'avessero portata a scrivere poesie tanto scarne, a tratti criptiche, spesso veritiere.
Così, quando per caso ho trovato questo volume usato, l'ho preso subito e mi sono immersa nella lettura. Si tratta di un libro difficile, sia per lo stile criptico di Emily e delle sue lettere, sia per la mole di notizie e personaggi coinvolti nella sua vita. Come dice anche il saggio finale di Barbara Lanati, il ruolo del biografo non è semplice, bisogna trovare un equilibrio, non far dire ai testi ciò che si vorrebbe dicessero, non sovrapporsi alla figura di cui si sta ricostruendo la vita e soprattutto la vita emotiva e artistica. L'Autrice ci accompagna attraverso tutti gli anni della vita di Emily (1830-1886), vissuti quasi tutti ad Amherst, New England, e la maggior parte nella casa paterna, dove si recluderà volontariamente per anni. In ogni pagina si trovano stralci dei versi e delle lettere di Emily e di coloro che la conobbero: famigliari, parenti, amici, presunti amanti, letterati ecc. Eppure la donna che emerge da questa indagine è sfocata, come un'ombra bianca sullo sfondo, spesso non se ne capiscono le motivazioni. Ho finito il libro, ma non mi sento di conoscerla molto meglio di prima.
Mi ha sicuramente colpito una certa liberalità dei costumi e dei vincoli matrimoniali all'interno della società di epoca vittoriana che circondava Emily, come anche la sua scelta di sfuggire sempre, sia al matrimonio che poi alla gente in generale.
Insomma, questa lettura mi ha lasciato interdetta, è sicuramente un libro ben scritto ma impegnativo, ricco di contenuti che però sono scorsi via senza lasciare molto; lo consiglio solo agli appassionati e ai curiosi. Cercherò sicuramente altre letture su Emily, e vi saprò dire!

Utilità
Questa è solo una delle biografie in italiano di Emily, le altre in ordine cronologico sono:
  • Emily Dickinson di Emilio e Giuditta Cecchi, Morcelliana, 1939
  • Cercando Emily Dickinson di Alessandra Cenni Archinto, 1998
  • La contemplazione dell'emblema. La poesia eretica di Emily Dickinson di Paola Loreto, Unicopli, 1999
  • Nei sobborghi di un segreto. Vita di Emily Dickinson di Marisa Bulgheroni, Mondadori, 2001
  • Emily Dickinson: un microcosmo di grandi intuizioni di Nicolina Calabrese e Michela Papavassiliou, Liguori, 2003
  • Emily e le altre di Gabriella Sica, Cooper, 2010
  • Io sono Nessuno. Vita e poesia di Emily Dickinson di Silvio Raffo, Le Lettere, 2011
  • Come un fucile carico, La vita di Emily Dickinson di Lyndall Gordon, Fazi Editore, 2012.
Siti utili per conoscere la vita e le opere di Emily Dickinson: