giovedì 20 febbraio 2020

Il tempo della guerra


Il tempo della guerra di di Andrzej Sapkowski, Editrice Nord, 2013
Numero pagine: 434
Lingua originale: polacco
Titolo originale: Czas pogardy "Il tempo del disprezzo"
Prima edizione: 1995
Prima edizione italiana: 2013
Genere: romanzo fantasy grimdark
Ambientazione: il Continente
Epoca: indefinita

I segni di un imminente nuovo scontro fra il Nord e Nilfgaard si fanno sempre più chiari mentre Geralt si reca a Dorian in cerca di informazioni su Rience e sul perché voglia Ciri. Quest'ultima e Yennefer viaggiano verso Gors Velen e l'isola di Thanedd dove la prima frequenterà la scuola magica di Aretuza, mentre la seconda parteciperà al concilio del Capitolo dei maghi che deciderà con chi schierarsi nella guerra che sta arrivando.

Se Il sangue degli elfi fungeva da collegamento fra le raccolte di racconti e la pentalogia, questo romanzo segna il vero punto di svolta dell'intreccio; purtroppo nella traduzione si è preferito il banale Il tempo della guerra all'originale Il tempo del disprezzo, titolo che come nelle altre opere di Sapkowski diventa quasi un mantra con un suo senso nell'economia del romanzo, indicando in ultima analisi la disumanità della guerra e della lotta al potere. Al posto del solito Geralt questa volta in copertina troviamo presumibilmente Ciri...chissà perché?
Costituito da due blocchi narrativi principali, il romanzo si apre con una lunga premessa alle ostilità: i segni del conflitto imminente ci vengono mostrati dal punto di vista del messaggero Aplegatt mentre il quadro politico viene reso più chiaro (ma non troppo) grazie al dialogo fra Geralt, Codringher e Fenn, episodio che ci porta sempre più in quella zona d'ombra del potere popolata da spie, informatori, creatori di false verità, tanto realistica e moderna quanto generalmente assente dal fantasy classico. 
ATTENZIONE DA QUI INZIANO GLI SPOILER, SE NON HAI ANCORA LETTO I LIBRI TORNA DOPO AVERLO FATTO!
Purtroppo (o per fortuna secondo altri) si riforma la coppia di teneri amanti Yennefer-Geralt nuovamente insieme senza che si capisca bene perché (lo so l'ho già detto, ma il rapporto fra questi due è una delle pecche maggiori a livello di profondità dei personaggi di tutta la saga) ma arriviamo direttamente al punto di snodo con gli eventi di Thanedd. A riguardo lasciatemi dire che:
- un party con i maghi ha molto in comune con Gossip girl: sparli, pettegolezzi, ostentazione, ipocrisia, gente che ci prova a caso...e tutti che cercano di circuire il povero Geralt. 
- la coppia più sconclusionata del Continente riesce a vivere cinque minuti di pace...ed ecco che comincia un colpo di stato che li divide fino alla fine della storia.
- il fatto che le sorti del mondo siano cambiate dagli scrupoli di uno strigo che non vuole pisciare sui nasturzi ha qualcosa di geniale e contemporaneamente qualcosa di molto trash.
Con il golpe viene alla luce quello che sarà il vero cattivo della saga, il mago Vilgefortz, potente, astuto, spregiudicato, ma soprattutto ambizioso, mentre nei romanzi successivi tende a perdere credibilità qui è costruito in maniera più equilibrata, ma incontriamo anche l'Imperatore di Nilfgaard Emhyr var Emreis di cui fin ora abbiamo solo sentito parlare, il quale si rivela essere un'antagonista tutto sommato contenuto.
Ciri si riconferma come la vera protagonista della saga, il personaggio più ben costruito e caratterizzato con una sua evoluzione: sconfigge le sue paure combattendo Cahir e attraversando il deserto, si scontra con la grandezza del suo potere e fa i conti con la sua parte più oscura unendosi ai Ratti (stonato l'intervento troppo provvidenziale e non spiegato di Cavallino). Il suo doppio consegnato all'imperatore di Nilfgaard permette di introdurre l'ambiguo Stefan Skellen, coroner imperiale che inseguirà la vera Ciri fino alla fine; anche lui fa parte dei personaggi sfumati che popolano la saga: perseguita Ciri e commissiona uccisioni, eppure è convinto di agire per un bene maggiore.
Nel corso del romanzo Geralt le prende belle secche, ed è bellissimo una volta tanto che il personaggio positivo non la faccia franca senza colpo subire, fa parte di quella vocazione alla verosimiglianza che caratterizza sempre più il fantasy moderno.
FINE DEGLI SPOILER
Lo stile è sempre lo stesso scorrevole, condito da termini specifici e dialoghi spassosi: la narrazione è frammentata nel tempo e nello spazio, c'è un succedersi di punti di vista, ed un uso massiccio dei dialoghi. Purtroppo anche in questo romanzo è difficile seguire le dinamiche della guerra e gli spostamenti dei personaggi a causa di una costruzione del mondo non proprio eccelsa. Però se siete arrivati a leggere questo romanzo ormai siete stati catturati dalla saga e sarebbe un peccato non arrivare fino in fondo.

Utilità
Nel 2020 il Il tempo della guerra è stato rieditato a mio avviso con una copertina migliore. 
La saga di Geralt di Rivia è il tipico prodotto intermediale, infatti nel corso degli anni è stata adattata nelle più diverse forme:
  • La serie di sei fumetti Wiedźmin editi fra il 1993 e il 1995 scritti da Maciej Parowski e disegnati da Bogusław Polch (non tradotti in italiano)
  • Il gioco di ruolo da tavola Wiedźmin: Gra Wyobraźni del 2001 (mai tradotto dal polacco).
  • Il film polacco del 2001 Wiedźmin (esiste una versione DVD con doppiaggio tedesco e sottotitoli inglesi intitolata The Hexer) basato sul racconto Una questione di prezzo di Il guardiano degli innocenti.
  • La serie tv polacca del 2002 Wiedźmin in tredici episodi, prequel del film a partire dalla giovinezza di Geralt e l'addestramento come strigo rifacendosi in parte a  Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
  • Il videogioco The Witcher del 2007 ambientato dopo l'ultimo volume della saga letteraria. 
  • Il videogioco The Witcher 2: Assassins of Kings del 2011 la cui trama segue il videogioco precedente.
  • La mini serie di fumetti (due tomi) del 2011 Racja stanu scritti da Maciej Parowski e disegnati da Przemysław Truściński la cui storia si colloca fra i racconti La spada del destino e Qualcosa di più della raccolta La spada del destino (non tradotto in italiano).
  • L'antologia del 2013 Opowieści ze świata Wiedźmina che raccoglie otto racconti di scrittori russi e ucraini ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il gioco da tavola The Witcher - Il gioco di avventura del 2014.
  • La serie di fumetti The Witcher iniziata nel 2014 e tuttora in corso inizialmente scritta da Paul Tobin e disegnata da Joe Querio per la Dark House Comics è stata tradotta in parte anche in italiano.
  • Il videogioco The Witcher 3: Wild Hunt del 2015 che segue gli eventi di quello del 2011.
  • Il videogioco The Witcher Battle Arena del 2015.
  • L'antologia del 2017 Szpony i kły che raccoglie undici racconti di vari scrittori ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il videogioco di carte Gwent: The Witcher Card Game del 2018.
  • Il videogioco Thronebreaker: The Witcher Tales del 2018 che ha per protagonista Meve di Lyria e Rivia.
  • Il videogioco Soulcalibur VI del 2018 fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il videogioco Monster Hunter: World del 2018  fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il gioco di ruolo da tavola The Witcher - Il gioco di ruolo del 2018.
  • La serie tv americana The Witcher del 2019, la prima stagione è basata alcuni dei racconti di  Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
Alcuni siti utili ad approfondire l'universo della saga sono: Witcher Wiki di Gamepedia e Witcher Wiki di Fandom. Riguardo alla saga nei vari media: The Witcher: da romanzo sconosciuto a fenomeno di costume.

Il sangue degli elfi

Il sangue degli elfi di Andrzej Sapkowski, Editrice Nord, 2012
Numero pagine: 400
Lingua originale: polacco
Titolo originale: Krew elfów
Prima edizione: 1994
Prima edizione italiana: 2012
Genere: romanzo fantasy grimdark
Ambientazione: il Continente
Epoca: indefinita

Geralt e Ciri, finalmente riuniti dal destino si recano a Kaer Morhen, la roccaforte in rovina degli strighi, dove sotto l'occhio attento di Vesemir e dei suoi compagni comincia l'addestramento della Bambina Sorpresa, ma ben presto si renderanno conto che Ciri è molto più di quello che sembra. Ranuncolo canta la storia dello strigo e della bambina a lui destinata di città in città, tanto da attirare l'attenzione di qualcuno che è in cerca di informazioni sulla Leoncina di Cintra...

Dopo Il guardiano degli innocenti e La spada del destino eccoci arrivati al primo romanzo della pentalogia della saga di Geralt di Rivia; questa sua posizione all'interno della saga si fa sicuramente sentire  a livello di narrazione, è infatti un romanzo-ponte che collega le raccolte al cuore della storia, caratterizzato da un ritmo piuttosto lento che però ci permette di conoscere meglio i protagonisti e amplia la prospettiva: siamo partiti con racconti incentrato sullo strigo e sulla sua professione mentre qui gli eventi si fanno sempre più globali, non riguardano più i soli protagonisti che anzi vengono volenti o nolenti coinvolti negli eventi del mondo: restare neutrali sarà sempre più difficile.
Come nei volumi precedenti, il titolo viene ripetuto come un mantra in più punti della narrazione: iniziamo a capire grazie alla profezia d'Ithlinne che il Sangue degli Elfi, il Sangue Antico, il sangue di Ciri ha qualcosa di speciale anche se non è ancora chiaro cosa. Gli elfi costituiscono il passato del Continente (lo hanno raggiunto prima degli umani) ma il loro futuro è nebuloso, disperato e tragico come lascia intendere la storia della rosa di Shaerrawedd. Da perseguitati si sono fatti persecutori (Scoia'tael) alimentando un circolo di violenza e sospetto che ne deciderà le sorti.
Nell'esordio del romanzo ci viene finalmente detto qualcosa di più sugli strighi ma il tutto è permeato da un aura di decadenza: sono in rovina come la fortezza in cui abitano, il mondo non ha più bisogno di loro, i mostri sono sempre di meno, ed anche la loro idea di neutralità è destinata a soccombere nel corso degli eventi che verranno; vivono in maniera talmente marginale che nessuno si interessa a loro e persino le notizie sulla guerra rimangono loro ignote. In quest'ottica Ciri rappresenta il loro unico futuro come anche il fattore di cambiamento che spingerà Geralt ad evolvere: tanto gli strighi sono immobili e monolitici tanto lei è vitale e guarda avanti, fin da ora sceglie una parte come è inevitabile fare in un mondo minacciato dalla guerra e dalla violenza.
ATTENZIONE DA QUI INIZIANO GLI SPOILER, SE NON AVETE LETTO IL LIBRO TORNATE DOPO AVERLO FATTO!
Approfondiamo anche la conoscenza di Triss Marigold e i suoi rimbrotti agli strighi perché non sanno come gestire una ragazzina sono un quadretto spassoso e apprezzabile per il fatto che Sapkowski si sofferma sui problemi pratici dell'addestramento di Ciri a differenza di tanti Autori che fanno diventare le loro eroine dei personaggi letali nel giro di poche pagine. Tornando a Triss (purtroppo) anche lei cade vittima dello strigo più amato dalle maghe e i due si impegnano nell'ennesimo flirt senza futuro a causa dell'ossessione di Geralt per Yennefer (perchè!? Perché Geralt!? Cosa ci trovi?!). Fra tutte le maghe della saga questa è sicuramente quella che conserva meglio la sua umanità e non è accecata dalla mera ambizione. Per Ciri sarà una sorta di sorella maggiore, il primo personaggio femminile di cui potersi fidare dopo la caduta di Cintra.
Rincontriamo Yarpen e la sua combriccola di nani scurrili e allegri che riescono a strappare più di qualche risata, e se il blocco narrativo che li riguarda potrebbe sembrare un doppione del racconto Il limite del possibile (in La spada del destino), in realtà serve a Sapkowski per iniziare ad introdurre gli intrighi politici che caratterizzeranno i romanzi successivi ed infatti vengono introdotti due oppositori che ci accompagneranno fin quasi alla fine delle storia: Rience e Dijkstra. Fra i due il più ben riuscito è il capo delle spie che ci mostra un tratto caratteristico della saga: nel mondo di Sapkowski il bene e il male sono inestricabili, i personaggi si muovono su scale di grigio, non esistono Signori Oscuri totalmente negativi come non c'è l'eroe senza macchia, questa a mio avviso è una delle conquiste del fantasy moderno che sacrifica l'epicità sull'altare della verosimiglianza psicologica, ma capisco che possa non essere apprezzata da tutti; d'altra parte non smetteremo di leggere Tolkien solo perché i suoi personaggi sono "assoluti" quindi sono dell'idea che entrambe le forme abbiano punti deboli come anche punti di forza.
Rience viene sempre visto di scorcio, a volte è lui a cacciare, altre viene cacciato ma rimane sempre sfuggente, però grazie a lui si ha dell'azione in un romanzo altrimenti poco incisivo.

La breve liaison con Shani (che ritroveremo solo alla fine della saga) introduce Filippa Eilhart, forse la maga più politicamente schierata che avrà un ruolo di rilievo nei capitoli successivi.
Yennefer diventa il terzo polo nel rapporto Geralt-Ciri tanto che i tre sembrano formare una sorta di famiglia, purtroppo però i sentimenti non sono il piatto forte dell'Autore che infatti ci ripropone il rapporto fra Geralt e Yennefer all'insegna dell'adolescenzialità e della inverosimiglianza, e non convince del tutto neanche il legame materno fra la maga e Ciri.
Dal punto di vista di Ciri, questo è un romanzo di formazione, la vediamo impegnata nell'addestramento da striga a Kaer Morhen, poi presso il tempio di Melitele ed in fine come maga sotto la supervisione di Yennefer, e le capacità che sviluppa qui saranno poi il fulcro del suo personaggio nelle opere successive.

FINE DEGLI SPOILER
 Si conferma come una caratteristica propria dello stile di Sapkowski il gusto per la frammentazione della narrazione e degli archi temporali, come anche i facili cambi di punto di vista che ci permettono di guardare diverse sfaccettature di uno stesso evento; personalmente trovo geniale il modo in cui l'Autore ci fa sapere le cose senza mostrarcele direttamente o facendocele ricostruire grazie alla sfasatura temporale, ma questo rende anche difficile da seguire la narrazione.
Il punto debole è ancora il world building superficiale che lasciando troppe cose inspiegate e a discrezione della fantasia del lettore ci fa perdere fra eventi, alleanze, e intrighi politici che si ha molta difficoltà a seguire.
Insomma Il sangue degli elfi è un esordio non perfetto della pentalogia sullo strigo di Rivia, ma comunque è un fantasy di buon livello, ne consiglio decisamente la lettura. Per chi lo trovasse noioso consiglio di tenere duro fino al romanzo successivo in cui c'è più azione.


Utilità
Nel 2019 in previsione dell'uscita della serie tv, Il sangue degli elfi è stato rieditato a mio avviso con una copertina migliore. 
La saga di Geralt di Rivia è il tipico prodotto intermediale, infatti nel corso degli anni è stata adattata nelle più diverse forme:
  • La serie di sei fumetti Wiedźmin editi fra il 1993 e il 1995 scritti da Maciej Parowski e disegnati da Bogusław Polch (non tradotti in italiano)
  • Il gioco di ruolo da tavola Wiedźmin: Gra Wyobraźni del 2001 (mai tradotto dal polacco).
  • Il film polacco del 2001 Wiedźmin (esiste una versione DVD con doppiaggio tedesco e sottotitoli inglesi intitolata The Hexer) basato sul racconto Una questione di prezzo di Il guardiano degli innocenti.
  • La serie tv polacca del 2002 Wiedźmin in tredici episodi, prequel del film a partire dalla giovinezza di Geralt e l'addestramento come strigo rifacendosi in parte a  Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
  • Il videogioco The Witcher del 2007 ambientato dopo l'ultimo volume della saga letteraria. 
  • Il videogioco The Witcher 2: Assassins of Kings del 2011 la cui trama segue il videogioco precedente.
  • La mini serie di fumetti (due tomi) del 2011 Racja stanu scritti da Maciej Parowski e disegnati da Przemysław Truściński la cui storia si colloca fra i racconti La spada del destino e Qualcosa di più della raccolta La spada del destino (non tradotto in italiano).
  • L'antologia del 2013 Opowieści ze świata Wiedźmina che raccoglie otto racconti di scrittori russi e ucraini ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il gioco da tavola The Witcher - Il gioco di avventura del 2014.
  • La serie di fumetti The Witcher iniziata nel 2014 e tuttora in corso inizialmente scritta da Paul Tobin e disegnata da Joe Querio per la Dark House Comics è stata tradotta in parte anche in italiano.
  • Il videogioco The Witcher 3: Wild Hunt del 2015 che segue gli eventi di quello del 2011.
  • Il videogioco The Witcher Battle Arena del 2015.
  • L'antologia del 2017 Szpony i kły che raccoglie undici racconti di vari scrittori ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il videogioco di carte Gwent: The Witcher Card Game del 2018.
  • Il videogioco Thronebreaker: The Witcher Tales del 2018 che ha per protagonista Meve di Lyria e Rivia.
  • Il videogioco Soulcalibur VI del 2018 fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il videogioco Monster Hunter: World del 2018  fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il gioco di ruolo da tavola The Witcher - Il gioco di ruolo del 2018.
  • La serie tv americana The Witcher del 2019, la prima stagione è basata alcuni dei racconti di  Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
Alcuni siti utili ad approfondire l'universo della saga sono: Witcher Wiki di Gamepedia e Witcher Wiki di Fandom. Riguardo alla saga nei vari media: The Witcher: da romanzo sconosciuto a fenomeno di costume.

lunedì 17 febbraio 2020

La spada del destino

La spada del destino di Andrzej Sapkowski, Editrice Nord, 2011
Numero pagine: 438
Lingua originale: polacco
Titolo originale: Miecz przeznaczenia
Prima edizione: 1992
Prima edizione italiana: 2011
Genere: raccolta di racconti fantasy grimdark
Ambientazione: il Continente in un mondo immaginario
Epoca: indefinita

Come ho già spiegato in Il guardiano degli innocenti, con un certo ritardo mi sono data alla lettura della saga di Geralt di Rivia dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski per poi poter guardare la serie tv con maggiore cognizione di causa. Mentre i cinque romanzi che compongono la saga verranno raggruppati in unico post, le due raccolte di racconti con cui si apre hanno post individuali, questo riguarda La spada del destino (per la storia editoriale e i vari media riguardanti la saga vedi fondo pagina).
Ormai è un abitudine, quindi non possiamo non soffermarci sulla copertina: ma Geralt lo sa che sembra che abbia una parrucca in testa? A parte questo, già il fatto che sia rappresentato uno dei personaggi del libro e non qualcuno che apparentemente non c'entra niente è già un fatto positivo da non sottovalutare, sicché, non lamentiamoci troppo.
La spada del destino, come il precedente Il guardiano degli innocenti, è una raccolta di racconti sullo strigo Geralt di Rivia (sulla parola strigo vedi il post precedente) composta da:
  • Il limite del possibile vede Geralt accompagnato dal gentile Borch "Tre Taccole" con il suo seguito di due guerriere zerrikaniane, lo strigo e gli altri si ritroveranno a prender parte ad una avventurosa caccia al drago dorato a cui partecipano fra gli altri anche Ranuncolo, Yennefer e la banda di nani di Yarpen Zigrin. Il racconto animato da molti personaggi è la classica quest avventurosa ma in forma ironica e riprendere il motivo medievale (molto usato anche nel fantasy) del drago custode di tesori, parodiando fra l'altro la figura dell'eroe-cavaliere ammazzadraghi, ma si chiude in maniera inaspettata e dolce-amara.
  • Una scheggia di ghiaccio racconta di Geralt e Yennefer di nuovo uniti nella città di Aedd Gynvael; qui però lo strigo non si trova a suo agio ma resta vicino alla maga, finché non viene a sapere di un suo legame di lunga data con un altro mago, Istredd (nella serie tv occupa ampio spazio ma nei libri compare solo in questo racconto).
  • Il fuoco eterno: Geralt si trova nella città di Novigrad dove incontra Ranuncolo, i due entrano in una locanda e qui il bardo cerca di scroccare da bere a Dainty Biberveldt un mercante mezzuomo...ma ecco arriva un altro Dainty Biberveldt! Basato sul tema del doppio, presenta risvolti comici ed è uno dei racconti apparentemente più leggeri della raccolta (non rinuncia però a veicolare un messaggio etico).
  • Un piccolo sacrificio ha alcuni punti di contatto con la favola La Sirenetta, infatti Geralt viene ingaggiato dal principe Agloval di Bremervoord come interprete per convincere la sua innamorata Sh'eenaz, una sirena, a lasciare il mare. Grazie a Ranuncolo Geralt incontra la cantastorie Occhietto e fra i due scatta qualcosa, ma lo strigo si troverà anche ad aver a che fare con dei pericolosi uomini-pesce.
  • La spada del destino: Geralt viene inviato come ambasciatore nel bosco di Brokilon abitato dalle driadi, ninfe guerriere che non lasciano avvicinare nessuno; in prossimità del bosco incontra il già noto Barone Freixenet ferito, i due vengono trovati dalle driadi e Geralt viene riconosciuto e condotto presso la regina da Breann, un'umana adottata dalle driadi, ma lungo il cammino i due salvano una bambina da un mostro, la piccola dice di chiamarsi Ciri. Torna in questo racconto il grande tema del destino e della predestinazione.
  • Qualcosa di più: questo lungo racconto raccoglie al suo interno diversi episodi e richiama in scena la Legge della Sorpresa, infatti Geralt aiuta il mercante Yurga difendendolo dai mostri, ed in cambio chiede quello che egli non si aspetta e che troverà al suo ritorno, ma durante il combattimento lo strigo viene ferito; si somministra una pozione e perde conoscenza ma durante il delirio rivivrà vari episodi del suo passato. Finalmente ci viene chiarita la linea temporale che collega i vari racconti legati alla dinastia di Cintra e alla maga Yennefer, spingendoci fino alla soglia della pentalogia di romanzi.
Ho già parlato del world building e del personaggio di Geralt nel post precedente, Per non ripetermi però, in questo post mi soffermerò su altre cose.
ATTENZIONE DA QUI INIZIANO GLI SPOILER, SE NON AVETE LETTO IL LIBRO TORNATE DOPO AVERLO FATTO!
Iniziamo con Yennefer: la maga viene tratteggiata in quelli che poi saranno i suoi caratteri essenziali già in Il guardiano degli innocenti, mentre in questa raccolta viene approfondito il rapporto complicato e doloroso con Geralt, e chiudendo il libro mi sono chiesta ancora più convintamente: ma perché? Cosa ci trova Geralt? Sono indubitabilmente legati dal destino, non sono degli sbarbatelli entrambi, hanno vissuto per innumerevoli anni, hanno avuto storie su storie e visto di tutto: possibile che la loro emotività sia così adolescenziale e il loro rapporto così melodrammatico? Non so se sono io che mi aspetto troppa profondità psicologica in generi letterari che generalmente si reggono su altri punti forti o se Sapkowski non sappia rendere bene l'emotività dei suoi protagonisti, ma Yennefer e Gralt non sono per nulla una copia indimenticabile.
In La spada del destino vediamo Geralt alle prese con un gran numero di personaggi femminili (sì, sta cosa che tutte gli cadono ai piedi è un po' fastidiosa, dalla zerrikaniana alla ragazza di Belleteyn, ma l'Autore poteva sicuramente fare di peggio, lo strigo tende al Gary Sue ma non lo è del tutto): l'avventura con Occhietto ha il sapore di una ballata malinconica che mi è piaciuto leggere, più ancora di quella con Renfri; Breann delle driadi ci offre la possibilità di vedere la tenerezza nascosta di Geralt mentre il dialogo con la regina Eithnè ci svela il perché del titolo del libro: "la spada del destino ha due lame, una sei tu" l'altra...l'altra è il destino che aspetta tutti, ovvero la morte, che infatti compare nell'ultimo racconto nella forma di una pallida fanciulla rimarcando il lato profondamente umano dello strigo; la comparsa fugace di Visenna (la quale si ritrova nel racconto La strada del non ritorno nell'omonima antologia) ci apre uno scorcio inaspettato sul passato di Geralt del quale sicuramente vorremo sapere di più; rincontriamo la regina Calanthe ma soprattutto vediamo finalmente in scena Ciri, la bambina sorpresa che in queste sue prime apparizioni è forse l'unico personaggio teneramente ingenuo, fresco e non disilluso di tutta la saga. I racconti che la riguardano fanno pensare che nel mondo di Sapkowski  il destino giochi un ruolo di primo piano nello svolgersi dell'intreccio, ma se da una parte ciò rende accettabili alcuni incontri altrimenti inverosimilmente fortunosi, sarà una premessa che andrà perdendosi nel corso dei romanzi, come vedremo in un post successivo.
Ranuncolo in questa raccolta acquista un po' più di profondità rispetto a quella che aveva in Il guardiano degli innocenti ma è destinato a continuare ad essere l'amico simpatico di Geralt.
In Il limite del possibile troviamo una grande varietà di personaggi che sono a mio avviso la forza di Sapkowsi: non tanto i grandi protagonisti, ma la moltitudine di guardie, contadini, osti, guerrieri, banditi, nani, maghi strambi e druidi ecologisti che animano le sue pagine, donando verve e movimento alla narrazione, dando sapore ad un prodotto non del tutto ben congegnato e approfondito. Nota di merito per Yarpen e la sua banda di nani (che ritroveremo nei romanzi), Borch "Tre Taccole" che è uno dei personaggi più positivi di tutta la saga (gli avvicinerei solo Regis) ma soprattutto per il ciabattino Mangiacapre novello ammazzadraghi che mi ha fatto ridere tantissimo.
FINE DEGLI SPOILER
Rispetto alla raccolta precedente troviamo meno spunti favolistici e un maggiore approfondimento delle tematiche chiave già incontrate quali il razzismo come fonte di cieca violenza, la "mostruosità" degli umani, il destino che irretisce ogni cosa, ma ci sono anche molti più sentimenti, a tratti persino frivolezza e leggerezza ma sempre controbilanciate da riflessioni sulla natura della vita e della morte, sui rapporti fra la massa e l'escluso, sul libero arbitrio. Non troviamo un racconto a fare da cornice ma Qualcosa di più tira le somme di tutti i racconti stabilendo una chiara successione temporale e riempendo i buchi narrativi.
Come ho già accennato nell'altro post, lo stile di Sapkowski è caratteristico e suscita sia grande plauso che grande biasimo: personalmente apprezzo il suo stile di scrittura scorrevole e mosso da salti temporali, variazioni punti di vista, uso massivo dei dialoghi e ed un'ironia ammiccante che riequilibrano i punti deboli a livello di coerenza dei personaggi, rendendo La spada del destino una raccolta di piacevole lettura, la consiglio (sicuramente dopo aver letto Il guardiano degli innocenti) sia agli appassionati di fantasy sia a chi ha apprezzato la serie tv e vuole approfondire la storia.

Utilità
Nel 2019 in previsione dell'uscita della serie tv, La spada del destino è stato rieditato a mio avviso con una copertina migliore. 
Fra il 1993 e il 1995 è uscita la prima (di tre) serie di fumetti tratti dalla saga scritti da Maciej Parowski e disegnati da Bogusław Polch, da La spada del destino è stato adattato solo il racconto Il limite del possibile.
La saga di Geralt di Rivia è il tipico prodotto intermediale, infatti nel corso degli anni è stata adattata nelle più diverse forme:
  • La serie di sei fumetti Wiedźmin editi fra il 1993 e il 1995 scritti da Maciej Parowski e disegnati da Bogusław Polch (non tradotti in italiano)
  • Il gioco di ruolo da tavola Wiedźmin: Gra Wyobraźni del 2001 (mai tradotto dal polacco).
  • Il film polacco del 2001 Wiedźmin (esiste una versione DVD con doppiaggio tedesco e sottotitoli inglesi intitolata The Hexer) basato sul racconto Una questione di prezzo di Il guardiano degli innocenti.
  • La serie tv polacca del 2002 Wiedźmin in tredici episodi, prequel del film a partire dalla giovinezza di Geralt e l'addestramento come strigo rifacendosi in parte a  Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
  • Il videogioco The Witcher del 2007 ambientato dopo l'ultimo volume della saga letteraria. 
  • Il videogioco The Witcher 2: Assassins of Kings del 2011 la cui trama segue il videogioco precedente.
  • La mini serie di fumetti (due tomi) del 2011 Racja stanu scritti da Maciej Parowski e disegnati da Przemysław Truściński la cui storia si colloca fra i racconti La spada del destino e Qualcosa di più della raccolta La spada del destino (non tradotto in italiano).
  • L'antologia del 2013 Opowieści ze świata Wiedźmina che raccoglie otto racconti di scrittori russi e ucraini ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il gioco da tavola The Witcher - Il gioco di avventura del 2014.
  • La serie di fumetti The Witcher iniziata nel 2014 e tuttora in corso inizialmente scritta da Paul Tobin e disegnata da Joe Querio per la Dark House Comics è stata tradotta in parte anche in italiano.
  • Il videogioco The Witcher 3: Wild Hunt del 2015 che segue gli eventi di quello del 2011.
  • Il videogioco The Witcher Battle Arena del 2015.
  • L'antologia del 2017 Szpony i kły che raccoglie undici racconti di vari scrittori ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il videogioco di carte Gwent: The Witcher Card Game del 2018.
  • Il videogioco Thronebreaker: The Witcher Tales del 2018 che ha per protagonista Meve di Lyria e Rivia.
  • Il videogioco Soulcalibur VI del 2018 fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il videogioco Monster Hunter: World del 2018  fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il gioco di ruolo da tavola The Witcher - Il gioco di ruolo del 2018.
  • La serie tv americana The Witcher del 2019, la prima stagione è basata alcuni dei racconti di  Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
Alcuni siti utili ad approfondire l'universo della saga sono: Witcher Wiki di Gamepedia e Witcher Wiki di Fandom. La saga di Geralt di Rivia nei vari media: The Witcher: da romanzo sconosciuto a fenomeno di costume.

Il guardiano degli innocenti

Il guardiano degli innocenti di Andrzej Sapkowski, EditriceNord, 2010
Numero pagine: 370
Lingua originale: polacco
Titolo originale: Ostatnie życzenie
Prima edizione: 1993
Prima edizione italiana: 2010
Genere: raccolta di racconti fantasy grimdark
Ambientazione: il Continente in un mondo immaginario
Epoca: indefinita

Sapendo che a dicembre sarebbe uscita la serie tv The Witcher ispirata alla saga di Geralt di Rivia dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski, avevo deciso che avrei letto i libri per tempo prima di dedicarmi alla visione televisiva, solo che volendo prima terminare altre letture ho aperto il primo volume a fine gennaio, e così eccomi in estremo ritardo a recensire questa saga dopo aver macinato tutti e sette i titoli che la compongono in meno di tre settimane e aver guardato la serie tv. Solitamente raggruppo tutti i volumi di una saga in un unico post ma in questo caso, vista la quantità di cose da dire e la varietà di forma letteraria ho deciso di dedicare singoli post alle raccolte di racconti e poi raggruppare la pentalogia di romanzi in uno unico.
Premetto che per quanto riguarda la storia editoriale del volume e i possibili ordini di lettura della saga potete andare direttamente alla fine della pagina
Questa saga benché nasca in forma letteraria, ha avuto grande successo soprattutto grazie ai tre video giochi che ne sono stati tratti The Witcher del 2007, The Witcher 2: Assassins of Kings del 2011 e The Witcher 3: Wild Hunt del 2015, infatti è stata tradotta in moltissime lingue ma solo dopo che i video giochi avevano dato una certa notorietà al personaggio di Geralt di Rivia, con grande scorno di Sapkowski come si può leggere nelle varie interviste.
En passant rilevo che come spesso accade a noi italiani piace fare gli originali, infatti il titolo originale del volume letteralmente è L'ultimo desiderio (dal settimo racconto della raccolta), titolo che si mantiene invariato in tutte le traduzioni, tranne appunto quella italiana che ci rifila questo "guardiano degli innocenti" che fa passare Geralt come una sorta di cavaliere che combatte per difendere gli oppressi, le vedove e gli orfani quando non è affatto così come vedremo, ed anzi, Sapkowski ci offre più volte delle parodie di tale tipo di paladino. Inoltre anche in questo caso - come al solito - la copertina non brilla per bellezza, anche se quanto meno non ritrae un tizio a caso che non c'entra niente con la narrazione, ma non temete, nei volumi successivi della saga si va peggiorando!
Passiamo oltre alla copertina e vediamo cosa contiene questo volume.
Il guardiano degli innocenti è un raccolta di racconti incentrata su quello che sarà il protagonista di tutta la saga, Geralt di Rivia, uno strigo (riguardo a questa parola vedi oltre), ovvero un cacciatore di mostri prezzolato, un umano sottoposto ad un duro addestramento e a trattamenti con erbe e pozioni che hanno mutato il suo fisico donandogli forza, resistenza e sensi potenziati. 
I racconti contenuti in questa raccolta sono:
  • La voce della ragione è diviso in sette parti, fa da cornice agli altri racconti e li intervalla, è ambientato nel tempio di Melitele nella città di Ellander dove lo strigo Geralt si trova per essere curato. L'inizio dei grandi cicli narrativi rimane sempre celebre, e se per questa saga vi aspettavate qualcosa di epico, beh...rimarrete sorpresi perché inizia con una scena di sesso (d'altra parte Martin ci ha abituato a sesso e violenza in versione fantasy). Nel corso di questo racconto oltre ad iniziate a conoscere Geralt incontriamo la sacerdotessa Nenneke, burbera ma in realtà legata allo strigo, e Ranuncolo, un bardo itinerante amigo di Geralt, vengono inoltre introdotti alcuni elementi che si ritroveranno nel prosieguo della saga quali la magia, le profezie e le caratteristiche degli strighi.
  • Lo strigo: in questo racconto vediamo per la prima volta Geralt in azione nel suo ruolo "professionale" nella città di Wyzima in Temeria. Assoldato per risolvere un problema legato al passato di re Foltest dovrà vedersela con una strige.
  • Un briciolo di verità ricalca in parte La bella e la bestia, personalmente apprezzo le rinarrazioni in chiave originale delle favole, questa in particolare ha uno sfondo dark che mi è molto piaciuto. Nel ruolo della bestia troviamo Nivellen, mezzo uomo e mezzo animale vittima di una maledizione.
  • Il male minore riprende invece alcuni elementi di Biancaneve. Nella città di Blaviken un mago, Stregobor, cerca di ingaggiare Geralt per farsi difendere da Renfri, una delle molte principesse toccate dalla profezia del Sole Nero, e secondo questa destinate a spargere sangue nel mondo. Insieme a Geralt siamo portati a ragionare sul concetto di "male minore" e su come bene e male non siano mai così netti come appaiono.
  • Una questione di prezzo rielabora alcuni motivi favolistici che giocheranno un ruolo importante nelle vicende successive della saga, viene citato anche un episodio minore in cui ritroviamo una deformazione della favola di Tremotino. Geralt viene incaricato da Calanthe, regina di Cintra, di presenziale alla festa di fidanzamento della figlia Pavetta, nel corso del racconto veniamo a conoscenza della Legge della Sorpresa e di come la predestinazione sia una forza ineludibile nell'universo di Geralt.
  • Il confine del mondo è ambientato nella fertile valle di Dol Blathanna e per la prima volta vengono forniti alcuni particolari sul popolo elfico che abitava il Continente prima dell'arrivo degli umani. Geralt in compagnia di Ranuncolo viene reclutato per combattere un misterioso "diavolo" dai contadini del villaggio di Posada, ma la creatura si rivelerà qualcosa di diverso dai soliti mostri. Rilevante anche se in chiave fantasy è il tema del colonialismo.
  • L'ultimo desiderio vede di nuovo Geralt e Ranuncolo insieme e gioca sul motivo del genio in bottiglia e dei tre desideri come si trovano sia nelle favole europee che nella narrativa orientale. Racconta del primo incontro fra Geralt e la maga Yennefer.
Questo a grandi linee il contenuto dei racconti.
Geralt si muove in un ambientazione medievale in un non meglio definito Continente di un mondo alternativo in cui si trovano elfi, nani, mezzuomini, gnomi, maghi ed un buon numero di mostri. E qui veniamo ad un primo problema riguardante la saga: il world building non è dei migliori. Sapkowski infatti ci nomina una quantità smisurata di creature magiche senza fornirci spiegazioni a riguardo, accenna alla loro provenienza senza chiarirla veramente, inoltre fin da questo primo volume seguiamo i protagonisti attraverso diversi regni, città, villaggi senza che questi vengano ben caratterizzati e definiti o anche solo collocati all'interno del mondo creato, con il risultato che spesso ci si perde fra gli eventi narrati. In parte questo è dovuto banalmente alla mancanza di una mappa che aiuti a visualizzare gli spostamenti dei protagonisti, ma soprattutto alla mancanza di particolari portanti a cui ancorare personaggi e luoghi per poterli distinguere gli uni dagli altri; pensavo che questa sensazione di indefinitezza fosse dovuta al fatto che si tratta del primo volume della saga, ma purtroppo è una caratteristica che si mantiene per tutta la sua lunghezza.
Gli elfi non hanno l'algida dignità dei loro fratelli tolkeniani, sono laceri e disperati, nella loro immortalità sta anche la loro condanna, la loro condizione potrebbe essere equiparata a quella dei nativi americani soppiantati, sterminati ed in fine esclusi. Se da una parte ciò dona loro una sfumatura tragica interessante, dall'altra mi lascia sempre perplessa come nei fantasy personaggi centenari abbiano la saggezza e l'equilibrio mentale di un sedicenne. Ne parlerò meglio in un post successivo ma sono rimasta basita dal fatto che l'elfico sia quasi identico al gaelico irlandese
I nani sono i classici personaggi grezzi amanti di armi e metallo ma in fondo corretti e leali, delle macchiette. Gli gnomi pur essendo una delle razze più antiche sono poco definiti sia qui che nel resto della saga, trovano spazio maggiore solo in Il male minore come eco dei sette nani di Biancaneve.
Per quanto riguarda le altre creature magiche mi hanno convinto quelle più caratterizzate come la strige, la bruxa, il silvano Torque, il jinn originari rispettivamente della mitologia greca, del folklore portoghese, della mitologia romana e dal folklore arabo ma risemantizzati e ridefiniti da Sapkowski e dotati di una profondità. Per quanto riguarda i vari mostri citati nel corso del volume la kikimora e il lesny/leshny appartengono alla mitologia slava, la manticora alla cultura greca, gli ifrit, i marid e i ghoul alle credenze arabe mentre aeshna e ilycoris sono i nomi latini di alcuni insetti; come si può vedere quindi, l'Autore tende a prendere in prestito i suoi mostri dalle più diverse culture piuttosto che crearle ex-novo, e personalmente ho apprezzato il fatto che si sia rifatto anche a culture meno inflazionate nel fantasy rispetto a quelle greca, celtica e nordica.
ATTENZIONE DA QUI INIZIANO GLI SPOILER, SE NON AVETE LETTO IL LIBRO TORNATE DOPO AVERLO FATTO!
Anche la costruzione dei personaggi mi ha lasciato perplessa: paradossalmente sono molto più interessanti e credibili i co-protagonisti: Nenneke, Nivellen, Renfri, gli elfi della Dol Blathanna costituiscono dei quadretti apprezzabili, caratteristici, veicolano dei contenuti, molto più che Yennefer o lo stesso Geralt. Quest'ultimo infatti è tendenzialmente un Gary Sue fatto e finito ma bisogna anche rilevare che sì, è intelligente ma non troppo visto che si fa ingannare spesso e volentieri, è  bravo a combattere ma non troppo visto che le prende discretamente forte in più occasioni, è innamorato ma grazie a tutti gli dei della letteratura la sua vita sentimentale non inizia e finisce con una sola donna. Non mi è dispiaciuto anche il fatto che pur essendo stato ricreato come uno strumento ammazzamostri Geralt sembri essere l'unico ad avere uno straccio di etica, è ciò che gli dà una sfumatura eroica, come anche il fatto che pur essendo il cavaliere oscuro che veglia su Gotham City...ehm, volevo dire il Lupo Bianco che vigila sul Continente uccidendo solo i mostri brutti e cattivi venendo preso a pesci in faccia proprio da quelli che sta proteggendo, no smette di farlo. Ok, sono cose già viste e chiaramente se Geralt avesse deciso di mollare la carriera da strigo e mettersi a fare il gelataio non avremmo una saga di sette libri, però sono quegli elementi che rendono apprezzabile un personaggio anche se non del tutto ben riuscito. Inoltre mi piace (cioè è un giudizio estremamente soggettivo) il fatto che sia in grado di alternare uscite da "bastardo malinconico" che Jon Snow al confronto davvero non sa niente, a momenti di ironia, non proprio da cazzone come Ranuncolo ma almeno due risate ogni tanto se le fa (nella serie tv invece si esprime principalmente a grugniti). Insomma non è proprio unidimensionale...MA, se in questo caso i due poli riescono a convivere in maniera abbastanza riuscita spesso non c'è coerenza, un esempio per tutti: viene detto più volte che gli strighi non sono in grado di provare sentimenti, quindi, o sei uno strigo glaciale o sei un tenerone! Va beh facciamo finta di non aver letto che gli strighi non hanno emozioni e accettiamo che sotto la corazza da macho sei un pandorino, ma in qualsiasi caso non mi ti puoi innamorare in cinque minuti, non siamo in un paranormal romance per ragazzini! In sintesi Geralt non brilla per originalità e complessità psicologica, è il classico personaggio asservito alla trama che a volte sembra agire in maniera priva di logica, però può piacere.
Veniamo a Yennerfer: benché in questo primo volume se ne parli ancora poco, le caratteristiche della maga sono già ben definite, al di là dell'aspetto (Sapkowski non ci permetterà mai di dimenticare i capelli corvini, gli occhi viola, i vestiti bianchi e neri, la stella di ossidiana ma soprattutto il profumo di lillà e uva spina) si rivela essere una donna egoista, testarda, tempestosa e in ultima analisi con un gran dolore dentro, dato non solo dalla sterilità - caratteristica di tutte le maghe e non come nella serie frutto di un "patto col diavolo" stipulato da Yennefer per poter cambiare il suo aspetto- ma anche da un suo ignoto passato di bruttezza e disprezzo. Ma oltre all'ossessione per la maternità e la sensualità che emana, la maga rimane un personaggio piuttosto piatto, spesso incomprensibile, a tratti illogico, sicché per quanto proseguendo con le lettura della saga ci si appassioni alla storia d'amore fra Geralt e Yennefer, ci si chiede perché Geralt se ne innamori così repentinamente e profondamente.
FINE DEGLI SPOILER
Lo stile: ho capito che lo stile di Sapkowski o piace o non piace senza sfumature: c'è chi dice "evviva, è semplice e non si perde in descrizioni" altri invece "non caratterizza abbastanza", o "che figo, è un maestro nel cambiare punto di vista narrativo in itinere" ma anche "che merda, salta da un personaggio all'altro", "nah, troppa infodump" e poi "non spiega le cose". A me in generale non dispiace, è scorrevole soprattutto in questi primi volumi di racconti, a volte avrei voluto maggiori chiarimenti ma la narrazione si segue facilmente; e ho apprezzato la tecnica narrativa mista che saltando da un punto di vista all'altro mostra le vicende in maniera più sfaccettata, così come il ricorrere a tempi sfasati, se inizialmente può disorientare crea un effetto mosso che mi è piaciuto.
Vorrei anche spendere due parole sul lessico: Sapkowski nomina più volte animali e piante (per mio sommo piacere), e grazie a questo libro ho imparato cos'è un giaco e chi sono lo starosta e il voivoda; se in parte il merito va alla traduttrice, per la maggior parte è dell'Autore che ha scelto di utilizzare un'ampia gamma di parole "tecniche".
Spesso i dialoghi predominano sulle parti descrittive e narrative, espediente che è stato gestito abbastanza bene anche se a volte risulta forzato (oh, io lo faccio di parlare con gli animali, ma Geralt che se la racconta con Rutilia non si può vedere),
Ma ciò che veramente caratterizza lo stile di Sapkowski è l'ironia, è infatti in grado di creare personaggi e situazioni divertenti e nel contempo prendere in giro modelli e topoi letterari digenere riuscendo al contempo a veicolare dei messaggi etici.
Ma quindi alla fine della fiera, sto libro è da leggere o no? Secondo me sì, pur avendo dei punti deboli è una lettura piacevole e interessante, lo consiglio anche a coloro che non sono particolarmente appassionati di fantasy ma apprezzano i motivi favolistici e l'ironia tipica di Sapkowski.

Sulla parola strigo
Guardando la serie tv con un'amica mi è stato fatto notare come il maschile strigo indichi il cacciatore ed il femminile strige il mostro, quanto sessismo! :D
Non avevo ma considerato questa cosa perché sapevo che la coincidenza nominativa fra strigo e strige si ha solo in italiano, infatti l'Autore ha espressamente richiesto che le sue opere venissero tradotte direttamente dal polacco senza passare dall'inglese, questo ha fatto sì che in ogni lingua la professione di Geralt sia indicata da un neologismo diverso, un calco dall'originale polacco wiedźmiński da wiedźma "strega": così si ha in inglese witcher da witch, in francese sorceleur da sorciére, in tedesco hexer da hexe ecc. In Italiano si è scelto di chiamare gli uccisori di mostri "strighi" volgendo la parola "strega" al maschile, parola che etimologicamente deriva dal latino stryx, una creatura mitologica femminile in forma di uccello che succhia il sangue a uomini e bambini alla quale Sapowsky si è ispirato per creare la strige. Sicché questa coincidenza si ha solo nella nostra lingua. A complicare ulteriormente le cose sta il fatto che nel corso della serie troviamo anche i maghi e le maghe, che se nella lingua italiana si differenziano chiaramente dalle streghe, in altre hanno una terminologia più confusa, sarei curiosa di sapere come sono stati tradotti questi termini nei vari paesi.

Possibili ordini di lettura e storia editoriale
Come spesso accade per le saghe lunghe si pone il dubbio sull'ordine di lettura: rispettare quello di pubblicazione o magari di traduzione? Seguire la cronologia interna ai racconti?
In questo caso bisogna tenere conto anche della storia editoriale infatti all'origine della saga si trovano alcuni racconti di Sapkowski pubblicati sulla rivista polacca Fantastyka fra il 1986 e il 1990, che vanno a formare la raccolta Wiedźmin del 1990; dei cinque racconti qui contenuti quattro saranno rimaneggiati e entreranno nella raccolta Il guardiano degli innocenti pubblicato nel 1993. Il quinto racconto Droga, z której się nie wraca "La strada del non ritorno" del 1988 narra dell'incontro fra i genitori di Geralt e troverà una sua collocazione nell'antologia Coś się kończy, coś się zaczyna "Qualcosa finisce, qualcosa comincia" del 2010 pubblicata in Italia nel 2019 con il titolo La strada del non ritorno. Il titolo polacco è dovuto all'unico altro racconto legato alla saga di Geralt di Rivia di questa raccolta, Qualcosa finisce, qualcosa comincia, un racconto non canonico scritto da Sapkowski in occasione del matrimonio di alcuni amici, narra del matrimonio fra lo strigo e Yennefer, può essere letto indipendentemente da qualsiasi ordine non essendo inseribile nella narrazione vera e propria della saga.
L'ordine di pubblicazione originale è dunque il seguente:
  • Il racconto La strada del non ritorno del 1988 contenuto nella raccolta Wiedźmin del 1990 
  • La raccolta La spada del destino del 1992
  • La raccolta Il guardiano degli innocenti del 1993 (contiene alcuni racconti rimaneggiati da Wiedźmin)
  • Il romanzo Il sangue degli elfi del 1994
  • Il romanzo Il tempo della guerra del 1995
  • Il romanzo Il battesimo del fuoco del 1996
  • Il romanzo La Torre della Rondine del 1997
  • Il romanzo La Signora del Lago del 1999
  • Il romanzo La stagione delle tempeste del 2013
Che però risulta poco funzionale perché inverte l'ordine delle due raccolte di racconti. L'ordine cronologico interno (secondo gli eventi narrati dal più remoto al più recente, seguendo la fabula) è invece questo:
  • Il racconto La strada del non ritorno
  • La raccolta Il guardiano degli innocenti
  • Il romanzo La stagione delle tempeste
  • La raccolta La spada del destino
  • Il romanzo Il sangue degli elfi
  • Il romanzo Il tempo della guerra
  • Il romanzo Il battesimo del fuoco
  • Il romanzo La Torre della Rondine
  • Il romanzo La Signora del Lago
Quest'ordine di lettura non è male, tuttavia non si può ignorare la storia editoriale che ha chiaramente delle conseguenze sulla narrazione: La stagione delle tempeste è stato scritto ben quattordici anni dopo la fine della saga con La Signora del Lago e pur collocandosi cronologicamente fra le due raccolte ha un epilogo che può essere apprezzato veramente solo da chi abbia già letto i romanzi.
In Italia la Nord ha pubblicato le traduzioni dei volumi della saga nel seguente ordine:
  • La raccolta Il guardiano degli innocenti nel 2010
  • La raccolta La spada del destino nel 2011
  • Il romanzo Il sangue degli elfi nel 2012
  • Il romanzo Il tempo della guerra nel 2013
  • Il romanzo Il battesimo del fuoco nel 2014
  • Il romanzo La Torre della Rondine nel 2015
  • Il romanzo La Signora del Lago nel 2015
  • Il romanzo La stagione delle tempeste nel 2016
  • Il racconto La strada del non ritorno nell'omonima antologia nel 2019
Personalmente trovo che quest'ordine sia il migliore; in sintesi solo il racconto La strada del non ritorno e il romanzo La stagione delle tempeste potrebbero presentare dei problemi di collocazione, ma entrambi non aggiungono molto alla saga né rivelano particolari decisivi (in effetti il finale di La stagione delle tempeste presenta un colpo di scena che però può essere colto solo da chi abbia già letto tutta la saga), quindi teoricamente possono essere letti indipendentemente prima o dopo rispetto all'ordine interno della saga, ma consiglierei comunque di seguire l'ordine di pubblicazione della Nord.

Utilità
In occasione dell'uscita della serie tv del 2019, Il guardiano degli innocenti è stato rieditato, a mio avviso con una copertina migliore. 
Fra il 1993 e il 1995 è uscita la prima (di tre) serie di fumetti tratti dalla saga scritti da Maciej Parowski e disegnati da Bogusław Polch, da Il guardiano degli innocenti sono stati adattati Geralt basato sul racconto Lo strigo, Il male minore dall'omonimo racconto, L'ultimo desiderio dall'omonimo racconto. Non sono mai stati tradotti dal polacco.
La saga di Geralt di Rivia è il tipico prodotto intermediale, infatti nel corso degli anni è stata adattata nelle più diverse forme:
  • La serie di sei fumetti Wiedźmin editi fra il 1993 e il 1995 scritti da Maciej Parowski e disegnati da Bogusław Polch (non tradotti in italiano)
  • Il gioco di ruolo da tavola Wiedźmin: Gra Wyobraźni del 2001 (mai tradotto dal polacco).
  • Il film polacco del 2001 Wiedźmin (esiste una versione DVD con doppiaggio tedesco e sottotitoli inglesi intitolata The Hexer) basato sul racconto Una questione di prezzo di Il guardiano degli innocenti.
  • La serie tv polacca del 2002 Wiedźmin in tredici episodi, prequel del film a partire dalla giovinezza di Geralt e l'addestramento come strigo rifacendosi in parte a Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
  • Il videogioco The Witcher del 2007 ambientato dopo l'ultimo volume della saga letteraria. 
  • Il videogioco The Witcher 2: Assassins of Kings del 2011 la cui trama segue il videogioco precedente.
  • La mini serie di fumetti (due tomi) del 2011 Racja stanu scritti da Maciej Parowski e disegnati da Przemysław Truściński la cui storia si colloca fra i racconti La spada del destino e Qualcosa di più della raccolta La spada del destino (non tradotto in italiano).
  • L'antologia del 2013 Opowieści ze świata Wiedźmina che raccoglie otto racconti di scrittori russi e ucraini ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il gioco da tavola The Witcher - Il gioco di avventura del 2014.
  • La serie di fumetti The Witcher iniziata nel 2014 e tuttora in corso inizialmente scritta da Paul Tobin e disegnata da Joe Querio per la Dark House Comics è stata tradotta in parte anche in italiano.
  • Il videogioco The Witcher 3: Wild Hunt del 2015 che segue gli eventi di quello del 2011.
  • Il videogioco The Witcher Battle Arena del 2015.
  • L'antologia del 2017 Szpony i kły che raccoglie undici racconti di vari scrittori ambientati nel mondo di Geralt di Rivia (non tradotta in italiano).
  • Il videogioco di carte Gwent: The Witcher Card Game del 2018.
  • Il videogioco Thronebreaker: The Witcher Tales del 2018 che ha per protagonista Meve di Lyria e Rivia.
  • Il videogioco Soulcalibur VI del 2018 fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il videogioco Monster Hunter: World del 2018  fra i personaggi compare anche Geralt di Rivia.
  • Il gioco di ruolo da tavola The Witcher - Il gioco di ruolo del 2018.
  • La serie tv americana The Witcher del 2019, la prima stagione è basata alcuni dei racconti di Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
Alcuni siti utili ad approfondire l'universo della saga sono: Witcher Wiki di Gamepedia e Witcher Wiki di Fandom.
La saga di Geralt di Rivia nei vari media: The Witcher: da romanzo sconosciuto a fenomeno di costume.

martedì 21 gennaio 2020

Shadowhunters - Serie The Mortal Instruments

Saga Shadowhunters serie The Mortal Instruments di Cassandra Clare
Shadowhunters: Città di ossa di Cassandra Clare, Mondadori, 2007
Numero pagine: 523
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Bones
Prima edizione: 2007
Prima edizione italiana: 2007
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York
Epoca: contemporanea

Clarissa Fray è un'adolescente come tante, o almeno è quello che pensa fino alla sera in cui con il suo migliore amico Simon Lewis va a ballare al Pandemonium, qui assiste ad uno strano omicidio perpetrato da misteriosi personaggi che solo lei può vedere. Fra questi il bel Jace dal volto d'angelo che le svela la loro natura: si tratta di Shadowhunters, cacciatori di demoni con sangue angelico, e quando Jocelyn, la madre di Clary, scompare misteriosamente, quest'ultima dovrà immergersi nello sconosciuto Mondo delle Ombre per scoprire la verità su sé stessa e sulla sua famiglia...

Shadowhunders - Città di cenere di Cassandra Clare, Mondadori, 2008
Numero pagine: 472
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Ashes
Prima edizione: 2008
Prima edizione italiana: 2008
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York
Epoca: contemporanea

Dopo la rivelazione di Valentine sulla parentela fra Clary e Jace i due fanno di tutto per comportarsi come fratello e sorella, ma su Jace gravano i sospetti del Conclave. Valentine dopo aver ottenuto la Coppa Mortale punta ad un altro strumento angelico, la Spada dell'Anima che gli darebbe il potere di costituire un esercito demoniaco da muovere contro il Conclave, ma per questo deve officiare un rituale di Trasformazione tramite il sangue dei Nascosti...

Shadowhunters: Città di vetro di Cassandra Clare, Mondadori, 2009
Numero pagine: 576
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Glass
Prima edizione: 2009
Prima edizione italiana: 2009
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente la città immaginaria di Alicante a Idris e New York
Epoca: contemporanea

Clary scopre finalmente degli indizi su come risvegliare sua madre, e per fare questo dovrà recarsi ad Alicante, città principale di Idris la patria degli Shadowhunters dove si trovano anche Jace, Alec, Isabelle e gli altri cacciatori per capire come fronteggiare Valentine. Qui oltre ad Aline Penhallow e Helen Blackthorn incontrano l'ambiguo Sebastian Verlac...

Shadowhunters: Città degli angeli caduti di Cassandra Clare, Mondadori, 2011
Numero pagine: 472
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Fallen Angels
Prima edizione: 2011
Prima edizione italiana: 2011
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York
Epoca: contemporanea

Scoperti i veri genitori di Jace lui e Clary hanno finalmente una possibilità di stare insieme dopo la sconfitta di Valentine e Jonathan, ma le cose non sembrano andare per il meglio per nessuno dei protagonisti: Simon viene avvicinato dall'ambigua vampira Camille, cacciato dalla madre va a vivere con un ragazzo di nome Kyle e Maia e Isabelle scoprono di starlo frequentando entrambe, inoltre si nutre per la prima volta di un'essere umano, Maureen. E nel mentre alcuni Shadowhunters spariscono...

Shadowhunters: Città delle anime perdute di Cassandra Clare, Mondadori, 2012
Numero pagine: 552
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Lost Souls
Prima edizione: 2012
Prima edizione italiana: 2012
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: New York, Venezia, Praga, Irlanda
Epoca: contemporanea

Lilith è stata sconfitta ma Sebastian e Jace sono spariti e i suoi amici non riescono a trovare un modo per rintracciarli, finché non sono loro stessi a presentarsi a Clary, la quale decide di seguirli per tentare di salvare Jace, nonostante il controllo che Sebastian esercita su di lui. Così mentre Simon, i Lightwood, Magnus, Maia e Jordan  cercano uno strumento per separarli, Clary passa le sue giornate con i "figli" di Valentine...

Shadowhunters: Città del fuoco celeste di Cassandra Clare, Mondadori, 2014
Numero pagine: 756
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Mortal Instruments: City of Heavenly Fire
Prima edizione: 2014
Prima edizione italiana: 2014
Genere: young adult, urban fantasy, paranormal romance
Ambientazione: principalmente New York, Los Angeles, Alicante a Idris
Epoca: contemporanea

I suoi amici sono riusciti a sottrarre Jace al legame con Sebastian tramite Gloriosa, la spada dell'arcangelo Michele che brucia del fuoco celeste, ma quel fuoco pervade ora il giovane. Vari istituti fra cui quello di Los Angeles vengono attaccati da Sebastian che con il sangue di Lilith crea nuovi Shadowhunters oscuri; riescono a sfuggirgli i fratelli Blackthorn e Emma Carstrais. Il Conclave si trova davanti ad una nuova minaccia: come fermare una volta per tutte Sebastian?

Era un po' che pensavo di darmi ad una di quelle saghe fantasy young adult in cui sì, si salva il mondo e si combatte il male, ma prima di tutto la storia d'amore; ero curiosa di vedere come si intrecciavano il world building e la tematica sentimentale e se quest'ultima andava a discapito della coerenza narrativa. Così ho scelto totalmente a caso fra quelle più conosciute degli ultimi anni e mi sono buttata su Shadowhunters avendo seguito quasi tutta la serie tv nonostante trovassi estremamente antipatici i protagonisti; a ben vedere anche questa è stata una ragione della mia scelta, sincerarmi che i personaggi dei libri fossero un po' più apprezzabili di quelli della serie tv (in effetti quelli scritti sono un po' meglio, ma comunque piuttosto mediocri per non dire pessimi).
Giusto di passaggio mi sento di rilevare come le copertine , al solito, abbiano ben poca attinenza con il contenuto dei romanzi: chi sarebbero i tizi che vi compaiono, e perché hanno delle linee colorate in faccia? Vorrebbe essere un accenno alle rune degli Shadowhunters, che però, viene detto più volte,  vengono tracciate sul corpo e non sul viso? Mistero. Però quanto meno sono insolitamente sobrie trattandosi di una serie di questo tipo! Ma come vuole il proverbio non ho giudicato il libro dalla copertina e mi sono dedicata alla lettura, e se i primi volumi mi prendevano poco li ultimi li leggevo in due o tre giorni, e devo ammetterlo, per un motivo abbastanza triviale visto che la domanda a cui volevo trovare risposta era: Jace e Clary riusciranno a fare sesso prima della fine della serie?
Oh, l'ho detto, ma giuro che arrivata al sesto libro non ne potevo più di interruzioni, inconvenienti ecc. Chiaramente non vi svelo la risposta, ma forse il fatto che fosse quest'unica motivazione a spingermi ad arrivare alla fine della serie risponde già ai miei interrogativi iniziali sulla credibilità di questo genere. 
Infatti in questa prima serie di Shadowhunters ciò che davvero ha un ruolo centrale è la parte romance, prima fra tutte le storia fra Jace e Clary
ATTENZIONE: DA QUI IN AVANTI TROVERETE VARI SPOILER, SE NON AVETE LETTO I LIBRI TORNATE DOPO AVERLO FATTO!
Iniziamo quindi con l'analizzare questi personaggi: Clary è il classico personaggio Mary Sue: avete presente Bella Swan di Twilight? Bella senza saperlo mentre per gli altri è evidente, un po' goffa ma in maniera tenera, ha un superpotere nascosto che però usa per il bene, senza particolari meriti diventa amica di tutti e fa innamorare irrimediabilmente il bello della situazione - oltre a tutti gli altri -, insomma la summa dei cliché sui personaggi femminili. Ecco Clarissa Fray/Fairchild/Morgenstein - sì hanno tutti un sacco di nomi - rientra a pieno titolo in questo tipo di personaggio (anche se, dobbiamo dirlo, non al livello di Bella Swan, come lei nessuna mai! Anzi no, Anastasia Steel le si avvicina parecchio). E Jace è in piena regola la sua classica controparte: estremamente desiderabile ha un guscio fatto di muscoli guizzanti ed occhi dorati con granella di sarcasmo e arroganza, che nasconde un cuore tenero e scioglievole che è stato spezzato o maltrattato nell'infanzia, per cui il nostro può essere descritto nei termini di un cioccolatino fondente: dolce e amaro ma che crea dipendenza. Infatti in lui convivono tutte le caratteristiche del bello e dannato: ha un lato oscuro che "vorrei ma non posso" dominare da reprimere, aneliti autodistruttivi, intenti iperprotettivi e una certa mania del controllo, ed ecco qui Edward Cullen...cioè Jace Wayland, forse è meglio Lightwood, no, Morgenstein...volevo dire Herondale...insomma Johnathan, ma non Sebastian, cioè...capito no?
Le avversità che imperversano ostacolando la loro storia sono in parte abbastanza classiche (per fortuna non c'è un* ex pazz* di mezzo, non so se sarei riuscita a tollerarlo), in parte totalmente astratte e paranoiche, ma ci si aggiunge la minaccia d'incesto che sembra stia diventando un must!
E poi, va bene che stiamo parlando di una quindici/sedicenne e di un diciassettenne quindi ci sta che non abbiano la saggezza del Dalai Lama, ma vogliamo parlare della vocazione autodistruttiva di questi due? C'è da farsi del male fisico e psicologico gratuito? Presto, tuffiamoci dentro con tutte le scarpe! Ma l'autoconservazione non va più di moda? Davvero volete farmi credere che gli adolescenti siano tutti così casi umani?
Tra l'altro trovo preoccupante il fatto che i grandi successi editoriali degli ultimi anni propongano come modelli desiderabili questo tipo di relazioni disfunzionali e squilibrate in cui l'essenza dell'amore vero è sofferenza, sacrificio, repressione di una propria parte "indesiderabile", in cui dopo cinque minuti che ci conosciamo sappiamo già che staremo insieme per sempre. Che aspettative si crea un adolescente che legge queste cose? E come riuscirà a fare i conti con la complessità della vita sentimentale e psicologica reale?
Inoltre, tornando alle caratteristiche letterarie, il fatto che questi personaggi siano scritti per stare insieme per sempre non permette loro di crescere ed evolvere, li rende piatti: infatti sappiamo a menadito com'è per Clary approcciare i pettorali di Jace ma ci viene detto poco di come ognuno affronti le morti, i continui cambiamenti di assetto famigliare, i traumi...questo fa sì che la psicologia dei personaggi sia veramente misera, banale e inverosimile.
Alle spalle della coppia principale troviamo quelle secondarie che rimangono molto più vaghe: l'immancabile - negli ultimi anni - coppia omosessuale e interrazziale Alec-Magnus che appagherà i lettori queer (come anche quella più defilata Helen-Aline), l'insospettabile fra l'algida bellezza dal cuore tenero Isabelle e lo sfigato ma non troppo Simon, ed in fine quella un po' fricchettona Maia-Jordan (Maia, ma che davero? Si perdona così facilmente uno che ti ha picchiato e morso la giugulare?). Vogliamo citare anche gli "attempati" e vagamente malinconici Jocelyn che dopo vent'anni si accorge di aver sempre amato Luke/Lucien? Benissimo, tutti un po' sbiaditi ma quasi più apprezzabili di Jace a Clary.
E gli antagonisti? Giunti alla fine dei sei romanzi, voi sapreste riassumermi in cosa consisteva l'ideologia di Valentine? Avete notato anche voi che sembra parecchio indeciso sui demoni? Vanno eliminati come ragione di vita o sguinzagliati per il mondo? Sebastian nella sua follia mi è risultato più convincente di suo padre ma in entrambi i casi non ci troviamo davanti a cattivi indimenticabili.
Dopo aver asfaltato i personaggi passiamo all'intreccio: questa è la classica serie in cui sai già a metà del primo libro che i protagonisti arriveranno indenni alla fine felicemente accoppiati e sconfiggeranno tutti i cattivi con la forza dell'unione dopo aver affrontato un certo numero di sfighe apparentemente mortali e insormontabili (progressivamente sempre più difficili) ma che saranno servite a svelare il loro vero potenziale e consolidare i loro legami. E se per caso moriranno, resusciteranno. Che detta così potrebbe essere la trama di metà della letteratura mondiale di ogni epoca, però c'è modo e modo di applicare queste dinamiche universali senza produrre forzature eccessive e dinamiche scontate.
E poi vogliamo parlare del fatto che in Città del fuoco celeste magicamente compaiono ed hanno ruoli di rilievo i Blackthorn, Emma Carstrais, fratello Zaccaria e Tessa Gray? Ma chi sono adesso questi? Com'è che compaiono a rubare alla scena ai protagonisti che abbiamo seguito lungo cinque libri? E la risposta è che mentre pubblicava i volumi di questa serie la Clare dava alle stampe anche la serie Le origini/The Infernal Devices che nella cronologia interna ai romanzi si colloca prima di The Mortal Instruments e quindi si è trovata a doverli collegare, cosa che le è riuscita un po' come a Victor Frankenstein le cuciture di parti umane nella sua creatura.

Ho trovato alcuni espedienti per smuovere gli eventi piuttosto mediocri: solo per dirne una, che è anche quella che mi ha fatto ridere di più: in Città delle anime perdute la squadra dei buoni non sapendo che pesci pigliare evoca il demone Azaziel perché magari preso da un attacco di amore per gli umani spiegherà loro come dividere Jace e Sebastian, e nel bel mezzo della trattativa SIMON ENTRA NEL CERCHIO INSEGUENDO IL GATTO (!?!?!?!?) così, soprappensiero vado a mettermi in bocca a un signore dei demoni il quale decide quindi di non collaborare, e allora andiamo ad evocare l'angelo come avremmo dovuto fare cinque capitoli fa essendo Nephilim semiangelici. Ma sul serio?
O vogliamo parlare dei momenti cruciali in cui sarebbe il caso di passarsi informazioni su questioni di vita o di morte ed invece la gente amoreggia e perde tempo in quisquilie personali?
Se non altro in questi passaggi la Clare mi ha strappato una risata, anche se dubito fosse nel suo intento.

Veniamo quindi all'ambientazione fantasy, innanzitutto ci sono i Nascostivampiri e lupi mannari immancabili in buona parte degli urban fantasy degli ultimi quindici anni senza lode né infamia, stregoni con genitore1 demone e genitore2 umano poco caratterizzati, demoni che sono l'incarnazione del male e che quindi possono essere massacrati senza rimpianti, le fate sono sicuramente la razza magica che mi ha colpito di più nonché la più caratteristica e originale (anche loro per la verità iniziano ad essere inflazionate ma vengono dipinte sempre in maniera diversa) costruita sul folklore celtico. Poi abbiamo gli Shadowhunters, umani con sangue angelico, cacciatori di demoni altezzosi, un po' razzisti e coperti di rune che sono la vera invenzione della Clare nonché il cuore del mondo da lei creato: non sono indimenticabili ma neanche totalmente da buttare, alcuni particolari come l'uso delle rune o il nominare le spade angeliche sono affascinanti e c'è stata una rielaborazione di motivi tratti dalla cultura giudaico-cristiana che ho apprezzato. In fine gli angeli, le cui apparizioni sono state fra le scene che ho più apprezzato di tutta la serie, hanno quella distanza dalla comune umanità che dovrebbe essere propria anche di vampiri e stregoni multicentenari che invece si divertono ad avere a che fare con gli adolescenti (con tutto il bene, ma voi vi ci immaginate a settecento anni suonati a stare dietro a un diciottenne?); non sono una banale incarnazione del bene, anzi, sono piuttosto ambigui, il che li rende più convincenti di molta parte della costruzione fantasy della serie.

Con ciò credo di aver demolito a sufficienza questi libri e possiamo passare alle - poche - cose che ho apprezzato. Innanzitutto come già accennato i riferimenti biblici ma anche gli elementi tratti dalla mitologia celtica che confluiscono soprattutto nella caratterizzazione delle fate e della loro regina: trovare i miei amati Thomas the Rhymmer e Gwyn ap Nudd e la sua Caccia selvaggia mi ha quasi emozionato. Inoltre mi sono piaciute le citazioni letterarie, da Faust alla Divina Commedia, da Milton ad Anne Rice, come anche il ricorrere di frasi in latino che mi sono divertita a tradurre male estemporaneamente, ma immagino che queste caratteristiche siano state apprezzate solo da una fetta ristretta di pubblico.
Lo stile di scrittura è semplice e scorrevole, ti fa scivolare leggero fino al finale senza intopparsi troppo in descrizioni e precisazioni inutili, il che non è necessariamente un pregio, però avendo io letto la serie a scopo "di ricerca" ho apprezzato il fatto di non dovermi arenare in pagine e pagine di infodump e fronzoli inconcludenti.
Il materiale romance che è poi a quanto ho capito la cosa che interessa davvero i lettori di questo genere è banale, inverosimile, a tratti francamente ridicolo, però in definitiva è il vero motore trainante di tutta la serie, quello che per l'appunto ti spinge ad arrivare alla fine...il che se non è propriamente un pregio è comunque un dato di fatto.
E stop, in sintesi queste sono le cose positive che ho rilevato.

Ma quello che davvero mi chiedo, la vera domanda che mi rimane alla fine di tutto è: ma Cassandra voleva dirci qualcosa con questa serie oltre a "Clary ama Jace"?
Che poi: io sto qui a criticare ma lo sapevo quando ho aperto il primo libro che non stavo andando a leggere un premio Nobel, quindi se è pur vero che non c'è un messaggio né profondità, che i personaggi sono ridicoli e che la trama scricchiola,  devo quasi a malincuore ammettere che nel loro genere hanno un loro perché, ed anzi in qualche strana forma ti prendono. Se ci pensate è un po' come quando vai a mangiare in un fastfood: sai per certo che stai mangiando qualcosa di mediocre ed un po' te ne vergogni pure, tanto che non vorresti farti beccare dai tuoi amici adulti e responsabili con il sacchetto unto pieno di panini...però non c'è niente come il sapore chimico di ingredienti scadenti messi alla rinfusa. E i paranormal romance urban fantasy young adult mygrandmotherinwheelbarrow (come fa fico chiamarli ora) sono così: mediocri ma inspiegabilmente saporiti.
Sicché considerando persone mediamente nerd, se siete adolescenti è molto probabile che questa serie vi piaccia, se avete passato i vent'anni potrebbe piacervi nonostante tutto, se avete passato i venticinque potrebbe non piacervi ma la leggerete nonostante tutto. Io in generale non ve la consiglio...però se volete svagarvi con un po' di spremuta di cuore con effetti speciali, questa è la serie che fa per voi.

Utilità
Questa prima serie è stata ripubblicata più volte con diverse copertine, nel 2014 è uscita la raccolta per Mondadori Shadowhunters - Prima trilogia che include Città di Ossa, Città di Cenere e Città di Vetro e nel 2016 Shadowhunters - Seconda trilogia che include Città degli angeli caduti, Città delle anime perdute, Città del fuoco celeste. Nel 2019 è stata pubblicata in Italia l'edizione illustrata di Città di Ossa con illustrazioni di Cassandra Jean (che ha già collaborato con la Clare in Storia di illustri Shadowhunter e e abitanti del mondo dei Nascosti) e Kathleen Jennings.
Dal primo libro nel 2012 è stata pubblicata da Th3rd World una graphic novel.
Nel 2013 da Shadowhunters: Città di ossa è stato tratto l'omonimo film con Lily Collins nei panni di Clary Fray e Jamie Campbell Bower nel ruolo di Jace.
Nel 2016 inizia la prima stagione della serie tv Shadowhunters che attraverso sei stagioni segue tutto l'arco narrativo della serie The Mortal Instruments (con variazioni e aggiunte anche notevoli rispetto ai romanzi).
Nel 2017 esce una seconda graphic novel basata sul primo libro con disegni di Cassandra Jean non tradotta in italiano.
Ad integrare questa prima serie di Shadowhunters vanno i volumi:
  • Shadowhunters - Pagine rubate pubblicato e tradotto nel 2012 raccolta di racconti brevi su alcuni personaggi di The Mortal Instruments.
  • Shadowhunters - Il codice pubblicato e tradotto nel 2013 consiste nel manuale degli Shadowhunters (scritto con Joshua Lewis).
  • Storia di illustri Shadowhunters e e abitanti del mondo dei Nascosti pubblicato e tradotto nel 2016 che raccoglie le biografie dei protagonisti della serie con illustrazioni di Cassandra Jean.
La serie Shadowhunters - Le origini poi The Infernal Devices ambientata nella Londra Vittoriana segue le vicende degli antenati dei protagonisti della serie The Mortal Instruments:
  • L'angelo del 2010 tradotto nel 2011
  • Il principe del 2011 tradotto nel 2012
  • La principessa pubblicato e tradotto nel 2013
Questa serie è stata adattata in versione manga da Hye-Kyung Baek ma non è mai stata tradotta in italiano.
La serie Shadowhunters - Dark Artifices ambientata alcuni anni dopo The Mortal Instruments vede protagonisti Emma Carstrairs e Jules Backthorn introdotti in Città del fuoco celeste:
  • Signora della mezzanotte pubblicato e tradotto nel 2016
  • Signore delle ombre pubblicato e tradotto nel 2017
  • Regina dell'aria e delle tenebre pubblicato e tradotto nel 2019
La serie Magnus Bane - The Eldest Curses ruota intorno allo stregone Magnus Bane e a Alec Lightwood e per ora è stato pubblicato solo il primo volume La mano scarlatta del 2019.
Sono in lavorazione altre due trilogie: The Last Hours seguito della serie Le origini/The Infernal Devices ad oggi composta solo da La Catena d'Oro,The Wicked Powers seguito di Dark Artifices.
Ci sono poi tre raccolte di racconti originariamente pubblicati in e-book e solo in seguito nella versione cartacea:
  • Le cronache di Magnus Bane comprende dieci racconti scritti in collaborazione con Maureen Johnson e Sarah Rees Brennan pubblicati per la prima volta nel 2013, segue le avventure dello stregone attraverso varie epoche fra cui anche gli archi temporali compresi nelle varie serie di romanzi.
  • Le cronache dell'accademia Shadowhunter comprende dieci racconti scritti con Sarah Rees Brennan, Robin Wasserman e Maureen Johson pubblicati per la prima volta nel 2015 e vede protagonista Simon Lewis dopo l'epilogo di The Mortal Instruments.
  • Fantasmi del Mercato delle Ombre include dieci racconti scritti in collaborazione con Sarah Rees Brennan, Robin Wasserman, Kelly Link e Maureen Johson pubblicati e tradotti fra il 2018 e il 2019 con protagonista Jem Carstrair e coprono il periodo fra la fine di The Infernal Devices e quella di Dark Artifice.
Oltre alla saga Shadowhunters le uniche opere di Cassandra Clare tradotte in italiano appartengono alla saga Magisterium scritta con Holly Black che comprende:
  • L'anno di ferro pubblicato e tradotto nel 2014
  • Il guanto di rame pubblicato e tradotto nel 2015
  • La chiave di bronzo pubblicato e tradotto nel 2016
  • La maschera d'argento pubblicato e tradotto nel 2017
  • La torre d'oro pubblicato nel 2018 e tradotto nel 2019
Il sito italiano di riferimento è Shadowhunters.it