lunedì 21 ottobre 2019

Il Popolo dell'Autunno


Il Popolo dell'Autunno di Ray Bradbury, Mondadori, 2002
Numero pagine: 278
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Something wicked this way comes
Prima edizione: 1962
Prima edizione italiana: 1978
Genere: romanzo fantasy dark, horror

Ambientazione: la cittadina immaginaria di Green Town, Illinois, USA
Epoca: imprecisata ma contemporanea


Conoscevo Ray Bradbury solo come l'autore del bel romanzo distopico Farenheit 451 (mi raccomando, leggete il libro e andate oltre quella storpiatura di film che hanno fatto poco tempo fa) letto ai tempi dell'università, ma solo di recente ho iniziato a conoscere gli altri libri di questo Autore, che già mi piace moltissimo, la sua cifra è un'atmosfera onirica e cupa, un po' quella che si respira nei romanzi di Neil Gaiman, per capirci, il quale ha dedicato a Bradbury il racconto Presiede Ottobre (nelle raccolte Cose fragili del 2006 e in Il cimitero senza lapidi ed altre storie nere del 2007).
Avevo sentito parlare di Il Popolo dell'Autunno in maniera entusiastica all'inizio dell'autunno, e visto il titolo, mi è sembrato un buon momento per leggerlo. Il titolo originale Something wicked is this way comes è un verso del Macbeth pronunciato da una delle tre streghe riferendosi al criminoso re di Scozia; wicked in italiano sarebbe "cattivo" ma anche "sinistro, peccaminoso, iniquo, sciagurato, minaccioso" e solitamente il titolo del romanzo viene reso in italiano "Qualcosa di sinistro sta arrivando".
Si tratta della storia di due tredicenni (a pochi giorni dal loro quattordicesimo compleanno), Jim Nightshade e Will Halloway, e di un anno in cui Halloween, e con esso l'autunno, arrivano il 24 ottobre, insieme ad un treno notturno che trasporta un oscuro circo, il Crooger and Dark's Pandemonium Shadow Show, pieno di strani personaggi: la Strega della Polvere, lo Scheletro, la Donna Cannone, un Mostro Mongolfiera e soprattutto l'Uomo Illustrato, il signor Dark, il direttore del circo coperto di tatuaggi che raccontano storie. Fra labirinti di specchi e misteriose giostre i due ragazzini capiranno che il circo ha qualcosa di strano ed inquietante, e quelli che sembrano innocui fenomeni da baraccone hanno invece strani poteri, poiché sono il Popolo dell'Autunno, che viene descritto in una delle più belle pagine del libro, come coloro che per sempre vivono nella polvere della disperazione, in un perenne disfacimento interiore, senza scopo vivifico, senza speranza d'estate e gioia, quasi come degli zombie, cercando di trascinare gli altri con sé. Il Popolo dell'Autunno è infatti una sorta di favola dai toni scuri sul senso della vita e del crescere, su quel momento particolare in cui da bambini si passa ad essere giovani adulti, in cui qualcosa si perde e qualcosa di nuovo si accenna, ma è anche una storia sull'importanza della leggerezza e della risata, del conservare qualcosa di scanzonato, innocente e immotivatamente gioioso in tutte le stagioni della vita, ed anche la conclusione ci fa capire come questa sfida non finisca mai
Ad affiancare i due ragazzi, troviamo Charles Halloway, il padre di Will, anch'esso su una delle soglie della vita, quella che porta dalla maturità alla vecchiaia.
Jim e Will sono due personaggi complementari, i due spiriti dell'adolescenza: la tensione verso l'età adulta e l'attaccamento all'infanzia, e sono entrambi ben costruiti, parlano entrambi la lingua della nostra interiorità: Jim è impulsivo, a tratti autodistruttivo, tentato dall'oscuro e dall'eccesso, mentre Will è innocente, insicuro, ancora bambino; questi due diversi caratteri si possono intuire anche grazie ai cognomi dei due: Jim Nightshade che ha a che fare con night "notte" e shade "ombra" e Will Halloway che potrebbe derivare da hallow (come Halloween del resto) "santificare, consacrare, onorare". Charles incarna entrambi gli aspetti dell'età adulta, il disincanto come la saggezza, ma sa anche credere ai racconti dei bambini, è l'adulto che tutti vorremmo al nostro fianco, è il Gandalf o il Merlino della situazione, ma molto più umano e reale grazie alla sua pateticità di adulto un po' sbiadito. Anche i fenomeni da baraccone che via via incontriamo, sono sia personaggi fantastici sia parti di noi stessi, rappresentano gli eccessi e la loro punizione.
Charles Halloway è un bibliotecario, ed alcune delle scene si svolgono all'interno o nei pressi della biblioteca, uno dei luoghi più importanti per l'Autore durante la sua giovinezza (d'altra parte nel capolavoro di Bradbury, Farenheit 451, si parla di libri).
Per quanto riguarda il signor Dark, il nostro Autore aveva già usato l'idea di un uomo coperto di tatuaggi che si animano nella raccolta L'uomo illustrato (nota anche come Il gioco dei pianeti) del 1951, ma si tratta di due personaggi diversi.
Lo stile è a tratti poetico, molto evocativo, ci trasporta in una realtà onirica in cui tutto è possibile, sempre però rimanendo scorrevole.
Insomma si tratta di un romanzo per ragazzi che anche gli adulti dovrebbero leggere, consigliatissimo a tutti, sopratuttto agli amanti del fantasy, dell'horror e a coloro che amano le atmosfere cupe; una perfetta lettura per i giorni di Halloween!

Utilità
Scandalosamente l'ultima edizione italiana è quella del 2002 della Mondadori, io sono riuscita a trovare quella del 1978 della BUR(con un inquietante Uomo Illustrato in copertina), ma ho visto in giro anche quella della Fabbri Editore del 1995, tuttavia non è un libro facile da trovare usato.
La migliore analisi che ho trovato su Il Popolo dell'Autunno l'ha scritta Stephen King nel saggio Danse Macabre del 2000, raccontando anche la genesi dell'opera: nasce da un racconto intitolato Black Ferris pubblicato nella raccolta Weird Tales nel 1948, convertito in una sceneggiatura dal titolo Dark Carinval nel 1958 (che però non diventerà mai un film), viene rimaneggiato negli anni successivi fino ad assumere la forma che noi conosciamo e viene pubblicato per la prima volta nel 1962. L'ispirazione si deve ad alcuni film visti dall'Autore, alla sua passione per le biblioteche e agli incontri con artisti e circhi girovaghi durante sua giovinezza.
A Green Town sono ambientati anche L'estate incantata del 1957 e il seguito Addio all'estate del 2006 che riprendono i temi del passaggio dall'infanzia all'adolescenza.
Dal libro fu tratto il film della Disney Qualcosa di sinistro sta arrivando del 1983. Guardandolo adesso troverete effetti speciali antichissimi, diverse discrepanze rispetto al libro e attori noti al tempo giovanissimi, come quello che per me è Cheyenne di C'era una volta il West nel ruolo di Charles Halloway (al secolo Jason Robards), ed un insospettabile giovane Alto Passero di Game of Thrones nel ruolo del signor Dark (Jonathan Pryce).

venerdì 18 ottobre 2019

American Gods


American Gods di Neil Gaiman, Mondadori, 2003
Numero pagine: 532
Lingua originale: inglese
Titolo originale: American Gods
Prima edizione: 2001
Prima edizione italiana: 2003
Genere: romanzo fantasy mitologico, urban fantasy, gothic fantasy

Ambientazione: principalmente Stati Uniti
Epoca: contemporanea

La primissima cosa che ho letto di Gaiman, da ragazzina, è stato Coraline, che mi aveva parecchio inquietata, ma poi avevo dimenticato quest'Autore, fino alla scoperta da adolescente della serie a fumetti The Sandman e del film Sturdust tratto dall'omonimo libro (per altro piuttosto diverso) ed è stato subito amore, ho quindi iniziato a leggere tutto quello che ho trovato di suo.
E' un bel po' che medito su come inserire nel blog recensioni di libri che formalmente non rientrano nelle categorie che mi ero prefissata, ma che sono imperdibili per la bravura di scrittori come Gaiman (ma anche Bradbury e altri...mi toccherà aprire anche la sezione fantasy? :)), sicché per ora ho deciso di attuare lo stratagemma di inserire American Gods nella narrativa di ispirazione mitologica nordica...dopo tutto uno dei protagonisti è Odino!
Una delle cose belle dei libri di Gaiman, tra l'altro, è che costituiscono quasi un genere a sé: né del tutto per bambini né per gli adulti, né fantasy nel senso classico (medioevo, draghi, spade, boschi, elfi) né avulsi dal fantastico, cupi ma speranzosi. Quest'Autore infatti ha la brillante capacità di riconvertire e reinventare i miti, le favole, le credenze delle più diverse culture in chiave moderna in maniera semplicemente geniale, mai eccessiva o banale, cosa che un'appassionata di mitologia come me non poteva non apprezzare. Ed in American Gods è precisamente questo che ha fatto: ha reinventato gli Dei inserendoli nel nostro mondo, nel nostro tempo.
Il protagonista è Shadow Moon (nome omen), un carcerato che a pochi giorni dal suo rilascio scopre che la moglie, Laura Moon, è morta in un incidente stradale. Durante il viaggio verso casa incontra un curioso personaggio, un po' losco, un po' sgangherato, il signor Wednesday, che lo assolda come guardia del corpo per una poco chiara missione. Da qui, una serie di viaggi lungo le strade americane e incontri/scontri con personaggi di tutti i tipi: il rosso Mad Sweeny con le sue monete d'oro, l'inquietante Ragazzo Tecnologico, il selvaggio Chernobog e le sue sorelle, lo scaltro signor Nancy, il misterioso signor Ibis...poco a poco la trama prende forma, ed insieme a Shadow iniziamo a capire qualcosa: quella che si sta per scatenare è una guerra fra Dei, quelli antichi  (come Odino che altri non è se non Wednesday) arrivati in America da secoli e quasi dimenticati, e quelli moderni. Lungo tutta la narrazione Gaiman semina piccolissimi indizi, che però non vi prepareranno al colpo di scena finale.
Ad intervallare la narrazione principale, alcuni capitoli narrano di come i singoli Dei siano arrivati in America.
Lo stile passa dall'epico, al poetico, al prosastico con naturalezza, adattandosi al respiro del raccolto. I personaggi sono ottimamente congegnati, spesso costruiti su modelli mitologici ma insufflati di una personalità particolare che non ne stravolge la struttura di base, alcuni risultano indimenticabili, soprattuto fra gli antichi Dei, primo fra tutti l'istrionico, scaltro, decadente Wednesday fino ai secondari come Mad Sweeny, Heaster e Bilquis. Questi Dei scalcinati e semi-dimenticati rappresentano anche le minoranze e gli emarginati della società.
I nuovi Dei, quali Word, Media e il Ragazzo Tecnologico, appaiono meno caratterizzati ma non per questo poco riusciti.
Shadow Moon non è l'eroe classico, ma è sicuramente un bravo ragazzo, nulla da eccepire sul suo personaggio, che però non mi ha colpita particolarmente.
Pur trovandoci davanti a personaggi leggendari, tipici dell'epica, della poesia e dei testi sapienziali, Gaiman riesce ad inserirli magistralmente nel nostro tempo, in squallidi appartamenti, roulotte, parchi divertimenti e motel, il tutto in un atmosfera da favola dark senza eccessi o sbavature, dove anche i luoghi più sordidi o triviali hanno una loro sacralità.
L'unica piccola pecca (che a me non ha provocato particolare disturbo ma posso capire anche il contrario) è la trama sembra procedere per blocchi giustapposti, non fluisce armonicamente come in un unico fiume, ma è comunque avvincente e ben sviluppata.
Nel 2017 dal romanzo è stata tratta una serie tv dall'omonimo titolo, la quale si distacca in parte dal libro, inserendo nuovi personaggi e approfondendo i rapporti fra quelli presenti, a mio parere aggiungendo anche una certa dose di "tamarraggine" e cattivo gusto assente nel raccolto originale.
Se siete arrivati fin qui avrete capito che questo romanzo è consigliatissimo sia agli amanti del fantasy, della mitologia, delle storie un po' cupe sia a tutti gli altri lettori per piacevolezza di lettura e trama avvincente.

Utilità
Nel 2003 viene pubblicato il raccolto Il sovrano di Glen, ambientato in Scozia, il cui protagonista non è altri che il nostro Shadow Moon. Il raccolto è contenuto nell'antologia Cose fragili uscita in Italia nel 2014.
Nel 2005 è uscito il romanzo spin-off  I ragazzi di Anansi che si colloca nello stesso mondo descritto in American Gods, ma l'unico personaggio in comune è appunto Anansi o Nancy.
Nel 2018 è uscito il privo volume della trilogia graphic novel American Gods curata da Neil Gaiman, P. Craig Russell e Scott Hampton. Questo primo volume è intitolato Le ombre.

Le terrificanti avventure di Sabrina. Un amore di strega

Le terrificanti avventure di Sabrina. Un amore di strega di Sarah Rees Brennan, DeA Planeta Libri, 2019
Numero pagine: 272
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Chilling Adventures of Sabrina. Season of the Witch
Prima edizione: 2019
Prima edizione italiana: 2019
Genere: romanzo fantasy dark, urban fantasy, young adult
Ambientazione: la città immaginaria di Greendale, Massachusets
Epoca: contemporanea

Chi come me è cresciuto negli anni 90 ricorderà Sabrina, la giovane strega bionda, per la serie tv Sabrina vita da strega (dal 1996 al 2003, e se provate a rivederla da adulti, vi sembrerà ai limiti del demenziale e Salem vi farà impressione) e per il cartone animato Sabrina (dal 1999 al 2000, riproposto in versione computer grafica 3D dal 2013), ma la sua celebrità ai nostri giorni è dovuta soprattutto alla serie tv del 2018 Chilling Adventures of Sabrina, in italiano Le terrificanti avventure di Sabrina (spin-off della serie Riverdale) tratta dall'omonima serie reboot di fumetti di Roberto Aguirre-Sacasa e Robert Hack. Il personaggio di Sabrina infatti compare per la prima volta nel 1962 nella serie di fumetti della Archie Comics dedicati ad Archie Andrews (sì, proprio il bel pel di carota protagonista della serie Riverdale) ed in seguito la troviamo come protagonista in Sabrina, The Teenage Witch (dal 1971 al 1983).
Quindi, ricapitoliamo: in origine c'era il fumetto di Archie ed in seguito quello dedicato a Sabrina, poi la serie tv degli anni 90 (più un paio di film), il cartone animato e in digitale, in seguito il reboot della serie a fumetti Chilling Adventures of Sabrina, la serie tv omonima, e così arriviamo al libro che andiamo a recensire, il cui arco narrativo costituisce un prequel alla prima stagione della serie tv. Una premessa però è d'obbligo: dimenticate i toni svagati della serie degli anni 90, questa versione di Sabrina è molto più dark, e tratta anche temi attuali come la vita delle giovani donne delle persone di genere non binario in una società maschilista e gerarchica, gli stereotipi di genere e diversi tipi di sessualità
Si avvicina il sedicesimo compleanno di Sabrina, quando riceverà l'oscuro battesimo ed entrerà a pieno titolo nel mondo delle streghe, ma nel frattempo la sua vita è apparentemente simile a quella di qualsiasi altre quindicenne, divisa fra la scuola, la famiglia, i primi amori e gli amici.
Sabrina però è una mezza strega, figlia dello stregone Edward Spellman e della mortale Diane, cresciuta dalle zie Hilda e Zelda Spellman con il cugino Ambrose; sicché, non ci vorrà molto perché il suo giovanile amore per Harvey Kinkle venga messo alla prova dalla magia...
In questo libro incontriamo tutti i protagonisti della serie tv, dalle Sorelle Sinistre a Padre Balckwood, da Roz e Susie a Miss Wardwell, da Nick alla famiglia Kinkle; infatti i capitoli sono narrati in parte in prima persona da Sabrina, ed in parte in terza persona, approfondendo di volta in volta un differente personaggio. Benché voglia essere un libro pieno di sentimenti, questi sono trattati in maniera un po' superficiale, adolescenziale.
Lo stile è semplice e piano, nulla di eccezionale, ed anche la storia in sé per quanto possa piacere è piuttosto breve e costituisce appunto solo un'introduzione all'arco narrativo trattato dalla serie tv; sicché se non si è già vista la versione televisiva, il libro non dirà granché. Tuttavia siamo nel mese di Halloween e le storie di streghe sono sempre le benvenute, sia su carta che su pellicola!

Utilità
L'Autrice, Sarah Rees Brennan, è una scrittrice irlandese di urban fantasy young adult, nota per aver collaborato con Cassandra Clare, l'autrice della serie letteraria The Mortal Instruments da cui è tratta la serie tv del 2016 Shadowhunters.

venerdì 27 settembre 2019

La nostra casa è in fiamme

La nostra casa è in fiamme . La nostra battaglia contro il cambiamento climatico di Greta Thunberg Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman, Mondadori, 2019
Numero pagine: 240
Lingua originale: svedese
Titolo originale: Scener ur hjärtat
Prima edizione: 2018
Prima edizione italiana: 2018
Genere: autobiografia

Immagino che coloro che hanno comprato questo libro fidandosi solo della copertina avranno avuto qualche sorpresa. Infatti il libro non è stato scritto propriamente da Greta Thunberg, né racconta in prima persona la vita della giovane ambientalista svedese; si tratta invece di una sorta di autobiografia della famiglia Erhman-Thunberg scritta con il contributo di tutti i componenti: la cantante lirica Malena, il compagno Svante e le due figlie Greta e Beata. Il punto di vista narrativo però, è principalmente quello di Malena, che racconta parte della sua vita di cantante lirica ed in particolare le varie crisi famigliari che girano intorno alla scoperta, alla diagnosi e alla convivenza con i disagi neuro-psicologici di di Greta e Beata e della stessa Malena. Il tema dell'attivismo ambientale non è il principale (ma è comunque presente), si parla molto invece di disagi mentali dell'infanzia e dell'adolescenza, anche rilevandone le forme più specificamente femminili; tuttavia, il libro si apre con stralci dei discorsi che hanno reso Greta nota al grande pubblico, per altro con varie ripetizioni.
È sicuramente un libro che può risultare interessante perché ci porta a capire qualcosa di più sul retroscena culturale e famigliare di Greta, personaggio carismatico quanto fortemente criticato, tra l'altro sempre con attacchi personali, che non vanno minimamente ad intaccare la validità del suo messaggio, che è poi quello che importa davvero, a cui questo libro non aggiunge nulla. Insomma: interessante ma non fondamentale.

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A breve uscirà in Italia Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza, sempre edito da Mondadori, che raccoglierà i vari discorsi dell'attivista svedese, pronunciati in differenti occasioni.

La foresta nascosta. Un anno trascorso a osservare la natura

La foresta nascosta. Un anno trascorso a osservare la natura di David George Haskell, Einaudi, 2014
Numero pagine: 288
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Forest Unseen: A Year's Watch in Nature
Prima edizione: 2012
Prima edizione italiana: 2014
Genere: saggio divulgativo su biologia e ecologia della foresta

Ho trovato questo libro per caso, e subito sono stata attirata dal titolo La foresta nascosta; in realtà poteva trattarsi di un fantasy con gli elfi silvani, come di un saggio sulla filosofia del paesaggio o uno di quei romanzi intimistici in cui l'ambiente si fa specchio dell'interiorità del protagonista, di solito tormentato e sfortunato in amore. Invece questo interessante libro è un saggio scritto da un biologo che per un anno ha osservato un angolo di foresta primaria dell'altopiani del Cumberland in Tennessee, che chiama mandala, ispirandosi ai disegni di sabbia colorata dei monaci buddisti. Le regole che l'Autore si è dato erano semplici: visitare spesso il posto, restare in silenzio, cercare di non modificare il luogo camminando, scavando, spostando o raccogliendo cose.
Ogni capitolo ci fa entrare in quel cerchio di foresta (di circa un metro di diametro) attraverso la vita delle piante, degli animali, degli insetti e del suolo.
Cosa succede agli alberi d'inverno? Com'è la vita dei bruchi? E il sesso delle lumache? Come si comportano le cince per scaldarsi? Di cosa sono fatti i licheni? Il ciclo vitale delle salamandre come avviene? Perché sono nati i fiori? Come si propagano i semi? Le piante cooperano o lottano fra loro? Come si comportano le zecche, le zanzare, le lucciole, le cavallette? Come viene gestita la luce solare nella foresta? Come si sono evolute le piante fino ad arrivare ad ottimizzare il processo della sintesi clorofilliana? Cosa succede se al lupo si sostituisce il coyote?
Passando dagli uccelli migratori alla cooperazione fra piante e formiche fino alla vita dei microrganismi del suolo, l'Autore ci accompagna in un viaggio attraverso i personaggi ed i meccanismi della vita sulla (e della) Terra.
La scrittura è chiara e scorrevole, non serve essere specialisti del settore per farsi affascinare dalle brillanti soluzioni evolutive che i vari esseri viventi hanno saputo adottare per sopravvivere; la vita ed il pensiero di Haskell rimangono sullo sfondo, ma si tratta sempre di una voce rispettosa e riflessiva.
Chi conosce la permacultura sa quanto l'osservazione dei ritmi e dei modelli naturali sia importante (sia a livello pratico che personale), come espresso nel principio "osserva e interagisci" l'Autore l'ha pienamente capito ed applicato.
Consiglio assolutamente questo libro a tutti coloro che sono affascinati dalla vita di piante e animali e dei vari altri regni naturali, a coloro che vogliono scoprire come funzionano e come interagiscono le diverse forme di vita.
In questo volume si parla di piante e animali americani, sarebbe interessante trovare un testo simile ma basato sull'ambiente italiano.

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Dello stesso autore è uscito nel 2018 Il canto degli alberi.

martedì 24 settembre 2019

Possiamo salvare il mondo prima di cena

Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi di Jonathan Safran Foer, Guanda, 2019
Numero pagine: 320
Lingua originale: inglese
Titolo originale: We are the Weather. Saving the Planet Begins at Breakfast
Prima edizione: 2019
Prima edizione italiana: 2019
Genere: saggio sul cambiamento climatico

Jonathan Safran Foer è più noto come romanziere (dai sui libri Ogni cosa è illluminata del 2002 e Molto forte, incredibilmente vicino del 2005 sono stati tratti dei film), ma nel 2009 aveva già affrontato temi legati all'ambiente con Se niente importa, in cui parla dell'allevamento intensivo e delle sue conseguenze.
In Possiamo salvare il mondo prima di cena l'Autore riprende queste tematiche: ci troviamo sull'orlo di un'enorme crisi ambientale (la maggior crisi che il genere umano abbia mai affrontato), e quelli che stiamo vivendo sono gli ultimi anni utili per cercare di fermarci prima di raggiungere il baratro. Si tratta di un libro che ondeggia fra la speranza di riuscirci e la certezza che comunque alcune cose sono già condannate a scomparire, primo fra tutti, per forza di cose, il nostro modo di vivere e gli equilibri ambientali per come li conosciamo.
La forza di questo libro sta proprio nel saper cogliere le contraddizioni: cosa possiamo fare noi singoli, quando le grandi aziende e i diversi stati sembrano non voler correre ai ripari? Come fare a prendere sul serio una crisi che sembra sempre che si svolga laggiù e mai qui? Ed anche se siamo fra coloro che si rendono conto del rischio che stiamo correndo, quanto siamo disposti a cambiare il nostro stile di vita?
Partendo dal chiedersi perché la narrazione riguardo alla crisi ambientale non porti a risultati (anzi, spesso annoia, quasi mai emoziona, se non per poco) ed identificando invece i motivi di successo di altre azioni collettive che invece risultano efficaci, ci porta a chiederci quanto sia importante e rilevante l'azione del singolo, il piccolo sacrificio individuale, e quanto l'azione collettiva (e la risposta è che sono interconnesse, dall'una nasce l'altra).
Ma la tesi principale dell'Autore per cercare di arginare il tutto, sicuramente non piacerà a molti, ed è anzi piuttosto scomoda: smettere di mangiare carne e altri prodotti animali, o come minimo, non mangiarli prima di cena (e anche questo non sarà sufficiente per arrestare il cambiamento, ma non si potrà arrestarlo senza ridurre il consumo di prodotti animali). Nel corso del libro infatti vengono riportati una serie di dati (di cui si rende conto chiaramente e in maniera diffusa nell'appendice) sull'impatto ambientale dell'allevamento intensivo, una delle maggiori cause del cambiamento climatico, e che lo porta ad accelerare sempre più.
Forse la parte che ho trovato più interessante è quella intitolata "Dialogo con l'anima" in cui l'Autore mette sul tavolo anche le contraddizioni e le ipocrisie dell'essere vegetariano e vegano, attento a questioni ambientali e all'ecologia: come conciliare la scelta vegana con la nostra voglia di mangiare prodotti animali? Come relazionarsi con l'incoerenza di fondo che ci vede preoccupati per il clima ma in fondo poco attivi nella vita di tutti i giorni su questo fronte? E forse, estremizzando la scelta solo fra bianco e nero, si trova un'ottima scusa per non fare la scelta che sappiamo essere la più sensata, ignorando la miriade di sfumature intermedie. Tipo non mangiare prodotti animali: fra mai e sempre c'è il non mangiarli prima di cena, cioè non eliminarli del tutto né abusarne. Per inciso nel corso di questo dialogo si cerca di rispondere a tutte le solite mozioni mosse al vegetarianesimo, quindi se siete già vegetariani o vegani, potrebbe farvi comodo.
Insomma, si tratta di un libro estremamente interessante, che unisce i dati all'emotività, i fatti oggettivi con la vita dell'Autore, è insomma uno dei più convincenti libri sulla crisi ambientale che abbia letto finora, lo consiglio a tutti come lettura scorrevole ma interessante, anche da regalare ai negazionisti della crisi e ai tormentatori di vegetariani (esistono anche i vegetariani tormentatori di onnivori, chiaramente). A che punto siamo, cosa possiamo fare nel nostro piccolo? Jonathan Safran Foer ci fornisce una (delle tante) soluzione tutto sommato piuttosto semplice e alla portata di tutti.

lunedì 23 settembre 2019

Fiabe nordiche. Troll, principi e giganti

Fiabe nordiche. Troll, principi e giganti di AA. VV. a cura di Bruno Berni, Giunti, 2005

Numero pagine:
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2005
Genere: raccolta di fiabe

Questo è il terzo volume che recensisco della collana Mille e una fiaba, dopo Fiabe irlandesi  e Fiabe celtiche; nelle recensioni precedenti avevo rilevato la mancanza delle fonti da cui erano state tratte le singole fiabe, in questo caso invece, il curatore nell'introduzione ha dato conto delle principali raccolte di fiabe dei paesi nordici, inquadrandole sia nel panorama culturale nordico sia nella più generale visione delle fiabe, rilevandone i tratti caratteristici come quelli comuni con le fiabe che tutti conosciamo.
Si tratta di una raccolta di fiabe di diversa lunghezza, di cui è indicata la regione d'origine. Non mancano i classici principi, principesse, re e vecchie streghe, ma possiamo trovare anche pescatori, troll e terre incantate oltre le onde, ma non aspettatevi valchirie o personaggi della mitologia nordica.
Si tratta di una raccolta interessante e di piacevole lettura, anche se alcune fiabe sono piuttosto simili l'una all'altra. Per avere una visione d'insieme più approfondita sarebbe utile procurarsi le raccolte originali da cui il curatore ha tratto queste fiabe.

Utilità
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