lunedì 19 marzo 2012

Canto del Cipresso

 Sono il Cipresso, il verde Cipresso.
Fanciullo e mortale fui nei tempi antichi,
e amai, molto amai, la grande Natura,
in forma di candido cervo.
E quando la morte prese con se questa sua forma,
benché ancora fra noi s'aggirassero gl'Immortali,
da Lei non volli separarmi, e mi feci albero silenzioso.
Da allora veglio i Suoi Cancelli dal crepuscolo all'alba,
e quando il Sole che mi ebbe caro conduce il suo carro.
Vigilo lungo le Vie che portano a Lei: la Morte, l'Amore
- eppure, l'una altro non è che un passaggio verso l'altro -,
e tutti i sentieri ora in rovina
che conducono alla sua dimora.
Veglio, nelle dolci notti di Primavera,
quando l'erba rispunta dalla terra
e le farfalle tornano nel mondo degli Uomini.
Bordeggio i sentieri dimenticati,
orno i dolci declivi ombreggiando la Terra
con alti pinnacoli e froza inesausta.
Guardiano sono, e chi così mi chiama dice il vero.

Sono il Cipresso, il saggio Cipresso,
eppure inascoltati sono i miei consigli,
che effondo nei miei ruvidi frutti.
Tutti i segreti di sotto la Terra,
tutto ciò che è nascosto,
tutto quello che mai ai mortali è stato narrato,
tutto questo stilla dalla mia scorza.
Sto tacito presso l'antro della Nascosta
ed il più astuto fra gli uomini vidi presso di lei.
Guardo la fonte della Memoria
e tutto ciò che È io lo ricordo,
poiché lungo le brevi vite di molti mortali,
le mie radici traggono nutrimento da Terra.
Anche il Luminoso, dall'alto delle sue dimore celesti,
con il mio legno modellato in forma di scettro
secondo la sua alta sapienza guida i destini
degli Uomini e le azioni degli Dei.
Equilibrio e lungimiranza,
forza e misura fuse insieme,
ispiro a chi mi ode.
Sapiente sono, e chi così mi chiama dice il vero.

Sono il dolce Cipresso, il bel Cipresso
e tacito è il mio amare.
Nel mio fiato spira il respiro d'Amore,
il vento che squote i miei rami
porta il suo comando.
Del mio legno, della mia carne
è fatto il suo arco infallibile!
Sono il dono agli Sposi
nel giorno in cui la loro unione si compie,
e col mio profumo conforto chi
ancora giace solo.
Non possesso, nè ossessione,
ma il vero Amore solo,
trova ristoro alla mia ombra.
Un'amante da meno siede inquieto
vicino al mio alto tronco.
Canti d'Innamorati so ispirare,
di languore e e forza
e indicible desiderio
e malinconici come il tramonto.
Ma meglio il silenzio incantato 
s'addice a  chi mi somiglia.
Amante sono, e chi così mi chiama dice il vero.



Nelle Metamorfosi d'Ovidio è narrato come il Cipresso ebbe origine: in quei tempi antichi s'aggirava per il mondo Ciparisso, figlio di Telefo. Costui era un giovane di grande bellezza che suscitò l'amore di Apollo, ed era uso errare nei boschi accompagnarsi ad un magnifico cervo dalle ampie corna, "sacro alle ninfe" ed ormato di gemme preziose. L'animale non aveva timore degli umani e alle mani di Ciparisso spesso offrira da accarezzare il tenero collo, ed egli lo aveva molto caro e lo guidava dove l'erba era più tenera e verde e l'acqua più limpida. Era solito anche ornarlo di corone di fiori e cavalcarlo nelle selve. Un giorno però Ciparisso lo colpì per sbaglio con una giavellotto, e vedendolo spirare chiese agli Dei di poterlo piangere in eterno, e questi, memori dell'amore che lo legava ad Apollo, lo trasformarono in un albero di Cipresso, che ancor'oggi stilla lacrime di resina per il suo compagno ucciso
Il nome è molto antico, come anche quello di altre piante, ed è attestato fin dalle tavolette micenee, ma non se ne conosce il significato essendo d'origine pregreca.
Nell'Odissea, dei cipressi si trovano presso la dimora di Calipso nell'isola Ogigia, dove Odisseo si trattiene per lunghi anni prima di prendere nuovamente il mare verso Itaca.
Alcuni autori riferiscono che l'arco di Eros e lo scettro di Zeus fossero fatti del suo legno.
Nelle lamine orfiche, che descrivono il percorso degli iniziati ai misteri dopo la morte, e ciò che essi devono fare, un bianco cipresso si staglia a volte presso la fonte di Lete "Oblio", dalla quale gli uomini, riarsi dalla sete, bevono, dimenticando ogni cosa. Gli iniziati invece devono proseguire fino alla Fonte di Mnemosine "memoria", e dopo aver chiesto ai guardiani il permesso, possono dissetarsi alle sue acque, ed allora conserveranno il ricordo di ciò che hanno appreso durante la vita. Ed in alcune lamine è invece presso questa seconda sorgente che sta a guardia il cipresso.
Presso i Romani veniva piantato vicino alle case in segno di lutto ed era sacro a Dis Pater che regnava nell'Averno (da notare che ancora oggi spesso il cipresso si può trovare in prossimità dei cimiteri).
Quest'albero tuttavia non era legato solo alla Morte, visto che Plinio riporta l'usanza di donare agli sposi parti del suo legno, ed inoltre con esso erano scolpiti i Priapi, statuette rappresentanti il figlio di Afrodite dall'enorme fallo poste a guardia di giardini e frutteti.

Le sue radici si spingono in profondità nel terreno tanto quanto è alto il fusto, a differenza di quelle di altri alberi dalla chioma larga. I frutti impiegano due anni per giungere a maturazione, e sono la parte più usata in fitoterapia, inquanto hanno proprietà astringenti, vasocostrittrici, balsamiche, tossifughe.
Da foglie e rametti si distilla l'olio essenziale, utile in caso di varici, pelle e capelli grassi, sudorazione eccessiva, mestruazioni abbondanti, emorroidi. In aromaterapia si utilizza in caso di mancanza di concentrazione, tristezza e pianti.



Fonti: Le metamorfosi di Ovidio, Carmi di Catullo, Storia naturale di Plinio, Profumi celestiali di Susanne Fischer-Rizzi, Florario di Alfredo Cattabiani, Le erbe - Scoprire riconoscere usare di Umberto Boni e Gianfranco Patri.