giovedì 21 giugno 2012

Canto del Solstizio d'Estate

E fra Iperico e Lavanda,
fra Menta e Melissa,
fra Camomilla e Ruta,
fra Verbena e Artemisia
fra Timo e Calendule,
ed il Fiore d'oro di Felce;
fra Lucciole e Fuochi,
fra Fiaccole e Torce,
fra Stelle e Luna,
fra Driadi e Sileni
fra Fauni e Panischi
ed il Signore d'oro del Sole;
fra le Rose, venite Sorelle!
Mischiamo le anime nella danza,
così come s'uniscono le mani nel circolo!
Non c'è invidia fra noi che portiamo corone!
Così come la volpe non invidia la cerbiatta
nè la gatta si sente da meno davanti al cigno.

Lasciamo la mente
che è inadatta ai Folli Misteri.
Lasciamo la pudicizia
che è inadatta alle Sacre Orge.
Lasciamo le vesti
che sono inadatte alle Danze sfrenate.

Guardate, un Uomo emerge dal folto,
con che occhi Egli ci guarda!
Rispetto e dolce Desiderio
che rende onore alla nostra bellezza,
o fanciulle, chiaro si mostra nei suoi sguardi;
Egli non teme d'incrociare i nostri,
certo è un Figlio d'Amore!
E dunque, prendiamogli le mani,
conduciamolo nel Cerchio,
e di fiorite ghiarlande cingiamogli le tempie.
E' un degno Compagno,
s'unisca al girotondo!
Come Ninfe che rapiscono gl'uomini,
come Fate che rapiscono i mortali,
come Elfe che rapiscono i giovani,
così sorelle portiamolo fra noi.
Come Ninfe che giocano coi Satirei,
come Fate che giocano coi Folletti,
come Elfe che giocano cogl'Elfi,
così sorelle giochiamo con lui.

Splendida visione le fanciulle
che ridenti volteggiano fra le sue braccia.
Una stringe al petto
l'altra bacia sulle labbra
ad un'altra cinge i fianchi nella danza.

Sorelle del mio cuore,
Egli è come il mare
e con uguale dolcezza
accarezza tutte le spiagge.
Egli è come il cucculo,
e con uguale gioia
canta su ogni ramo.
Egli è come il sole,
e con uguale calore
abbraccia ogni fiore.
Sorelle della mia vita,
cogliamo dunque i suoi Canti d'Amore
le sue carezze di Languore
i suoi abbracci di Luce,
certo, voi che siete belle
come spiagge, alberi e fiori,
non sarete rifiutate!
Offriamogli allora il nettare dei nostri sorrisi,
noi, così belle da sedurlo
con un giro solo della nostra danza.
Noi, così belle da incantarlo
con uno solo dei nostri sguardi.
Noi, così belle da ammaliarlo
con uno solo dei nostri canti.

 Chi potrebbe mai, Antea, disdegnare le tue braccia?
Chi ignorare la luce del tuo volto di Dalia?
Chi rinunciare alla curva dei tuoi fianchi, Viola?
Chi, Tea, non apprezzare la cascata dei tuoi capelli?
Chi non vedere la flessuosità del corpo di Margherita?
Chi, Flora, non cogliere l'agilità delle tue gambe?
Chi non lodare la rotondità del tuo seno, Fiordaliso?

Sorelle, Figlie, Madri, Amanti, Amiche,
vedete, non c'è onta nel condividere
ciò che è Buono e da Gioia.
Non c'è vergogna nel condividere Amore,
poiché Egli non si può possedere.


Testo in parte ispiriato dalle liriche di Saffo, Gitagovinda di Jayadeva,  il mito del rapimento di Ila da parte delle Ninfe, La storia della bambina che andò nel mondo delle fate di Guendalina Storkly, Entità fatate della Padania di Alberta Dalbosco e Carla Brughi.

I Misteri di Eros

I baci suggellano il rito deli Amanti,
ed Eros li inventò
per chiudere le labbra dei Seguaci
sui suoi Misteri.

"Un bacio per salutare la mia Sposa
un bacio per sugellare i Sacri Misteri
un bacio per chiamarla ancora ad essi
un bacio è l'inizio, un bacio è la fine.
Il tramonto e l'alba,
baci del Cielo,
sono gli estremi del rito d'Amore.
Il resto solo gli Amanti lo conoscono
e non lo rivelano,
se non con carezze, abbracci
spinte ed abbandono alle sue ali."

"M'incanta l'Amico mio,
con le parole che vengono da Eros
con i gesti che gli sussurra Himeros,
con l'ardore che porta Pothos.
Peitho mi persuade a tutto
solo guardandomi dai suoi occhi.
Aglaia, Eufrosine, Talia e tutte le Cariti
lo nutrirono con dolce miele.
Edonè mi invade
quando Lui forte mi stringe.
E' Afrodite lo porta a me,
d'infra una danza di Ore
eppure è anche fanciulla,
colui che spingono fra le mie braccia."

Silenzio!
Di più i mortali non possono dire.
Il resto Eros e Notte lo proteggono.
Il resto i posseduti d'Amore lo conoscono.

L'italiano Mistero viene dal greco muo "chiudere, serrare le labbra" e per i Greci indicava tutte quelle pratiche e riti celebrati in onore di alcune Divinità, e forse per avvicinarsi ad Esse, di cui gli Iniziati non dovevano parlare. Ed è appunto per questo che se ne sa ben poco, e che anche gli autori antichi mantengono un certo riserbo sull'argomento.
In Grecia, così come in molte altre società del passato, l'Amore era un Dio, ed il ricercarlo ed abbandonarsi ad esso era considerata una delle Vie che portavano a conoscere il Divino. Gli Dei principali che presiedevano a tale Via, e che ispiravano l'Amore in mortali, immortali, animali e nella Natura tutta, erano Afrodite ed Eros. Afrodite era la dolcissima Signora di Bellezza e Voluttà, protettrice degli innamorati, delle prostitute, dei naviganti e degli sposi. Era nata dal mare in cui erano stati gettati i genitali di Urano, recisi dal figlio Crono. Non appena essa era emersa dalle onde, secondo quando dice Esiodo nella Teogonia, Eros "Amore" e Himeros "Desiderio" erano accorsi volando presso di Lei, e da allora l'accompagnano sempre.
Eros secondo la versione più diffusa era però creduto il figlio di Afrodite ed Ares, così come, secondo alcuni autori, anche Harmonia "Concordia" ed Anteros "Amore vicendevole".
Quando Afrodite tocco terra per la prima volta, presso l'isola di Cipro, subito accorsero le Ore ad ornarla; esse erano inizialmente le Dee che presiedevano all'ordine naturale ed alle stagioni, e solo in seguito furono associate alle ore temporali. Esse erano: Dike "Giustizia", Eirene "Pace" e Eunomia "Buona legge".
Esistono tracce anche di un Afrodito ad esempio a Cipro, rappresentato come androgino che univa dolcemente le caratteristiche femminili a quelle maschili, e Pausania riferisce che costui altri non era che Ermafrodito, il figlio di Ermes e Afrodite, come il nome stesso rivela, per sempre unito ad una ninfa delle acque e quindi portatore di entrambe le nature.
Ma ancora Esiodo dice che dal principio fu il Caos, e da esso emersero Gea, la Terra, il Tartaro, e quindi Eros "il più bello tra gli dei immortali, che scioglie le memebra"(1).
Nei frammenti orfici si legge invece che all'inizio c'era la Notte, la quale fecondata dal Vento depose un uovo, e da questo uscì Eros, detto anche Phanes "brillante", e fu lui a mettere in moto tutte le cose.
Eros era però spesso rappresentato insieme agli altri Eroti "Amori" ovvero Himeros "Desiderio" e Pothos "Brama", e tutti e tre erano splendidi giovani alati, a volte alrmati di arco e frecce, altre recanti torce accese, ed altre ancora tralci fioriti.
Apuleio nel suo romanzo La metamorfosi (chiamato anche L'asino d'oro) riporta la favola di Amore e Psiche "Anima" che si conclude con il loro connubio e con la nascita della loro immortale figlia, Voluptas "Piacere", chiamata dai greci Edoné. A Voluptas era dedicato un tempio a Roma, che condivideva con Angerona colei che, come rivela il suo nome, allontana le angustie, ovvero ciò che soffoca e appesantisce. Era rappresentata con un dito sulle labbra, ad indicare silenzio, poiché secondo alcuni autori era creduta la custode del nome segreto di Roma (che fonti tarde dicono essere Amor "Amore" ma anche Roma letto al contrario).
Al corteggio d'Afrodite appartenevano poi le Cariti da charis "grazia, piacevolezza, dolcezza, gioia, splendore" che le fonti letterarie dicono in prevalenza essere tre: Aglaia "Splendore", Eufrosine "Gioia", Talia "Fiorente". Alcuni autori minori e le rappresentazioni vascolari citano però anche altre Cariti: Eudaimonia "Felicità", Paidia "Gioco", Antheia "Fiorita", Kalleis "Bella", Pannychis colei che proteggeva le feste notturne in onore degli Dei.
Alcune volte delle Cariti fa parte anche Peitho "Persuasione", ma più spesso è semplicemente una dei daimones che seguono Afrodite (benché sia anche citata come sua figlia).
Platone nel Fedro, per bocca di Socrate, dice che esistono vari tipi di follia divina, la Mania, e che la più nobile di queste è quella che viene da Eros, e che coglie gli Innamorati (letteralmente in + Amore).

(1) Esiodo, Teogonia, 120.

Fonti:
All'origine delle parole, Mario Negri
Fedro, Platone
Iliade, Omero
Inni omerici
Inni orfici
Metamorfosi, Apuleio
Metamorfosi, Ovidio
Periegesi - L'Attica, Pausania
Simposio, Platone
Teogonia, Esiodo

Per approfondire:
I miti greci, Robert Graves
Gli dei e gli eroi della Grecia, Károly Kerényi
Il ragazzo dagli occhi di velluto, Dana Leberel
Theoi
Eros e Psiche
Afrodite
Ευχαριστω τω καγαθω ανδρι

mercoledì 20 giugno 2012

L'unicorno

E' forse peccato desiderarti?
Trovo più dolce il Desiderio ed il suo raggiungimento che la negazione di ciò che sono.
Forse, a volte, da qualche parte in me, voglio possederti, averti, tenerti e non lasciarti più andare. Ma a che pro? Anche il cacciatore desidera catturare il più imprendibile degli animali. Si accuatta, lo attende, gli tende trappole.
Ma la gioia della cattura, quanto può durare? E dopo, non rimpiange forse egli i giorni in cui s'aggirava per la foresta con uno scopo e un desiderio? Non palpitava forse il suo cuore quando lo scorgeva tra le fronde? Non sorrideva nell'organizzare i suoi agguati? Non c'era gusto nell'attesa? Non amava quell'attimo di ignoto, quando la lancia è scagliata e s'aspetta di vedere se va a segno?
L'Unicorno, dicevano, era l'animale più difficile da catturare: non valevano frecce o lance, i cani non trovavano la sua pista, le trappole non lo trattenevano, le reti non lo catturavano. Solo una cosa poteva farlo cadere nelle mani dei cacciatori: una fanciulla. Una giovane donna bella e pura che si fosse scoperta il seno, avrebbe fatti in modo che l'Unicorno cedesse all'incanto della sua bellezza e dimenticasse la diffidenza; si sarebbe avvicinato, ed in fine avrebbe posato la candida testa in grembo alla ragazza, lasciandosi accarezzare fino ad assopirsi.
Ed allora i cacciatori sarebbero usciti dai loro nascondigli e l'avrebbero ucciso per impadronirsi del suo corno dalle molte virtù.
E così anch'io, a volte, vorrei poterti catturare con la sola rete della mia bellezza, col solo dardo dei miei occhi, con il solo laccio dei miei capelli, con la sola esca del mio seno.
Ma è giusto irretire così qualcosa di selvatico? Non è più bello aggirarsi nel bosco, nel mondo, sapendo che un Unicorno è lì da qualche parte, pronto a mostrarsi per un fugace momento, per poi correre via di nuovo, libero?


Immagine: "La Chasse à La Licorne" Jean-François Daniau

venerdì 15 giugno 2012

Canto a Notte Madre delle Streghe

 La Prima Nata
colei che porta i Canti,
la Madre di Stelle
che fu prima fra gli Dei ad unirsi in Amore,
che portò alla luce Luce, Fato e Giustizia,
che guida con la sua mano i Sogni,
che versa il dolce Sonno sugli occhi,
che quieta il dolore con la sua venuta,
che sotto il suo manto tiene la Morte,
che ha intonato la prima nennia,
che benigna cela gli Amanti,
la sacra, sacra Notte.

Fra le sue porte d'Aurora si destano
sogni di uomini e animali notturni,
nelle sue stanze infinite di cieli stellati
si dispiega ed alta vola la Magia,
tra i veli invisibili che stende al tramonto
avvengono danze di Fate e cerchi di Streghe,
e tutte insieme culla le tue Figlie amate,
e per loro decreta un dolce Fato:

"Figlie del tenero buio,
sorelle delle civette,
voi dagli occhi luminosi
voi che v'intrecciate in danze come rami,
per voi scelgo in dono Libertà.
Se di giorno vi si vuole tacite e sottomesse,
se di giorno vi si vuole belle e intraprendenti,
se di giorno vi si vuole astute e fredde,
fra le mie braccia potete essere ciò che siete,
fra le mie braccia potete essere Vere,
fra le mie braccia potete Essere.
E correre, e ballare, ed amare selvaggiamente.
E ululare come lupe e nuotare come rane.
E volare come gufi e saltare come capre.
E cacciare come gatte e avvolgervi come serpi.

Al lume di luna, alle fiamme del fuoco,
al chiaro di lucciole, alla luce degli sguardi,
gettate maschere e costumi,
venite! Correte!
Lasciate la casa sopita, Regina Notte v'attende!

Lasciate il letto del Marito,
ben più dolce talamo è il muschio,
ben più dolce è l'abbraccio di Notte!
Lasciate il tetto del Padre,
ben più dolce rifugio è il bosco,
ben più dolce è la casa di Notte!
Lasciate la folla che vi giudica,
ben più dolce compagna è la volpe,
ben più dolce è la presenza di Notte!
Lasciate la falsa amicizia,
ben più dolce compagnia sono le Sorelle,
ben più dolce è l'armonia di Notte!

Di tutti i misteri che accadono nel mio grembo
io nessuno ne rivelo, e da prima del primo giorno,
sotto le mie tenebre sta la sorgente degli Incantesimi.

E dopo corse su monti e danze,
quando le Fate han cantato i canti,
e la Luna è andata avanti,
portate Libertà e segreti nel cuore
poiché quando Sole sparge il suo rossore
nulla rimane sull'erba della Malia,
se non un cerchio più verde mentre Notte va via."

martedì 5 giugno 2012

Canto a Danu

Danu  la Terra e l'Acqua,
Danu  l'Isola dei Boschi
Danu l'Isola Nobile
Danu l'Isola del Destino
Danu l'Isola delle Nebbie,

i tuoi seni amene colline, coronate da pietre,
che portano Alimento ai mortali.
Il tuo ventre un verde tumolo, dimora di Re,
in cui giace in attesa una Pietra di Destino.
La tua carne verde muschio, foglie verdi
e verdi distese d'erba ubertosa.
Il tuo sangue, dono di Vita, lo portano al mare le tue figlie:
Shannon, Liffey e Boyne,
e furono i tuoi passi a creare le scogliere.

E quando canti, il Cielo si china ad ascoltare
e versa fresca pioggia sui tuoi pascoli.
E quando ridi, il Cielo ride con te
e versa un arco di colori sulle tue spiagge.
E quando sogni, il Cielo ti culla
e versa spirali di bruma sulle tue pianure.

Sul tuo corpo ancora si aggira il tuo Popolo,
ammantato di veli di nebbia;
sul tuo corpo ancora danza selvaggi girotondi
al ritmo del tuo respiro affannato.
Sul tuo corpo ancora poggiano forti di Fate,
e tumuli d'Eroi pronti al ritorno;
sul tuo corpo ancora vegliano su letti d'antichi Amanti,
e su dimore di Dei;
Sul tuo corpo ancora  si frangono le Onde,
crestate di candida spuma;
sul tuo corpo ancora giungono le acque,
che hanno baciato la Terra di Giovinezza.

Danu, che sei anche Anu l'Abbondante,
e Black Annis e Sant'Anna,
che versi il dolce nettare di Nutrimento e Abbondanza
su coloro che percorrono le tue Vie;
Danu, che sei anche Ériu la Verde,
e Fódla e Banba
che versi il dolce nettare di Bellezza e Stupore
su coloro che percorrono le tue Vie;
Danu, che sei anche Brígit il Fuoco,
e Brígit e Brígit,
che versi il dolce nettare di Musica e Poesia
su coloro che percorrono le tue Vie;
Danu, che sei anche Mórrígan la Furente,
e Badhb e Némain,
che versi il dolce nettare di Forsa e Resistenza
su coloro che percorrono le tue Vie;
Tu sei la Grande Madre di Splendore,
Tu sei la Vita,
Tu sei l'Alta,
Tu sei la Grande Regina.

Dana che sei Madre della Verde Terra,
canto i tuoi laghi e i tuoi monti,
i tuoi fiumi e le tue valli,
le tue isole e le tue coste,
i tuoi Dei e i tuoi Spriti.

Alcune foto, scattate a Galway, Inis Mor e nelle Wicklow Mountains.



Danu è uno dei vari nomi che la Madre Terra assume in Irlanda, probabilmente equivalente a Dana, Anu e Ana (poi con l'arrivo del cristianesimo trasfigurata in S. Anna, la madre di Maria). Il suo popolo, i Tuatha de Danaan, erano gli antichi Dei che abitarono l'Irlanda prima dei moderni Irlandesi, e quando questi arrivarono, i Tuatha de Danaan dopo qualche resistenza lasciarono l'Isola a loro, i figli di Miled, ma continuano a vagare sui prati, ammantati di nebbia in modo che gli uomini non possano scorgerli. Sono i Fratelli maggiore di Fate, Folletti, Banshee e di tutte le altre entità del Piccolo Popolo, chiamato anche Daoine Sidhe. Essi abitano sotto le molte colline dell'Isola Verde, e le loro dimore s'innalzano laddove un giorno s'ergevano antichi forti, castelli, megaliti e dove il Biancospino fiorisce.
Essa è la Madre e la sostenza della Terra d'Irlanda, e questa era una credenza così radicata che ancora oggi nella contea di Kerry, non lontano da Killarney, due colline gemelle vengono chiamate "i seni di Anu".
In antico l'Irlanda era divisa in 5 province: l'Ulster, il Connaught, il Leinster, il Munster ed una provincia centrale, il Meath, dove risiedeva il Gran Re d'Irlanda, nella città di Tara. Qui sembra fosse conservato uno dei magici tesori che i Tuatha de Danaan avevano portato da quattro magiche città: la Lia Fail, ovvero la Pietra del Destino. Se un Re legittimo si fosse seduto su di essa, questa avrebbe lanciato un forte urlo, riconoscendolo adatto a regnare sulla Terra.
Ma il Buon Popolo figlio di Danu, sembra abitasse anche alcune magiche isole, poste simbolicamente nel mare ad Ovest dell'Irlanda, dove solo pochi potevano giungere, e sempre gli alberi erano carichi di frutti e di fiori, gli abitanti nel pieno della giovinezza, la stagioni gentili e le stelle brillanti. Queste Isole oltremondane avevano vari nomi: Tir-na-nOg, Terra della Giovinezza, è il più comune, ma anche Terra delle Donne, Terra della Promessa ecc.
Altre Dee rappresentanti della Terra erano Ériu, Fódla e Banb, tre Regine alle quali i figli di Miled, al loro arrivo, avevano promesso di dare il loro nome all'Isola, e così è stato.
Ma forse la Dea più conosciuta del paganesimo irlandese fu Brígit "l'alta, l'elevata" che a volte è una sola, ma spesso ha due sorelle e con esse presiede al Fuoco dell'Ispirazione, al Fuoco dei Fabbri (figure molto importanti nella mitologia celtica), ed al Fuoco di Guarigione.
V'era poi la Dea guerriera Mórrígan, colei che accompagnata dai corvi volava sui campi di battaglia. Essa formava una triade con Badhb e Némain (a volte chiamata invece Macha), ed il suo nome significa probabilmente "Grande Regina".
Ecco, brevi cenni per far capire qualcosa della poesia, ma se volete approfondire vi segnalo alcune pagine, canzoni e libri adatti:
I nomi di Ériu
Danann
Anu
Brigid
Morrigan
L'antico Cristianesimo Celtico: S. Brigida di Kildare e la Sacra Fiamma
Dana, La Grande Dea Madre dei Celti
 Bifrost - Mitologia celtica 

In un giorno di pioggia - Modena City Ramblers
Amanti d'Irlanda - Modena City Ramblers
Il cielo d'Irlanda - Fiorella Mannoia

I miti celtici di T. W. Rolleston
Saghe e racconti dell'Antica Irlanda e Saghe e leggende celtiche (primo volume) di M.L. Magini e G. Agrati
Le meravigliose leggende celtiche di Ella Young
Fate di B. Froud e A. Lee
Dizionario di mitologia celtica di M. J. Green


venerdì 1 giugno 2012

Canto del Femminile e del Maschile

Lei:
Quando m'unisco a te nelle Sacre Nozze,
quando m'unisco a te nel Dolce Matrimonio,
quando m'unisco a te nel solo vincolo che posso accettare,
quando m'unisco a te nel celebrare Amore,

in me vivono tutte le Terre rigogliose e assetate,
in me vivono tutte le corolle in attesa dell'ape,
in me vivono tutte le gemme che s'aprono al tuo tocco,
in me vivono tutte le cerve, le giovenche e le puledre.

Lui:
Quando m'unisco a te nelle Sacre Nozze,
quando m'unisco a te nel Dolce Matrimonio,
quando m'unisco a te nel solo vincolo che posso accettare,
quando m'unisco a te nel celebrare Amore,

in me vivono tutti i Cieli limpidi e piovosi,
in me vivono tutti gli insetti in cerca di dolce polline,
in me vivono tutti i virgulti che crescono al tuo tocco,
in me vivono tutti i cervi, i tori e gli stalloni.

Lei:
In me tutte le Acque tendono a te,
in me tutte le farfalle tendono al tuo nettare,
in me tutte le spighe tendono ai tuoi venti,
in me tutte le foglie tendono alla tua Luce.

Lui:
In me tutti i Fuochi tendono a te,
in me tutti i fiori tendono alla tua venuta,
in me tutti i vigneti tendono alle tue piogge,
in me tutti i rami tendono alla tua Luce.

Lei:
Quanto tu ti abbandoni con me al Dio che seduce,
tutto ciò che è, che è stato, e che sarà Femmina
invoca il tuo esserci ed il tuo restare,
invoca il tuo ardore ed il tuo calore,
invoca il tuo abbraccio ed il tuo stringere,
invoca il tuo amplesso ed il tuo desiderio.

Lui:
Quando tu ti abbandoni con me al Dio che seduce,
tutto ciò che è, che è stato, e che sarà Maschio
invoca la tua vicinanza e la tua presenza,
invoca la tua tenerezza e la tua freschezza,
invoca la tua presa la tua carezza,
invoca la tua resa e la tua brama.

Lei:
Nei tuoi passi sicuri l'incedere di ogni toro,
nei tuoi arti tutti gli alberi che hanno germogliato,
nei tuoi capelli tutto il grano che ha nutrito gli Uomini,
nei tuoi occhi tutti i raggi di Sole che hanno baciato il Mare.



Lui:
Nei tuoi passi aggrazziati l'incedere di ogni felino,
nei tuoi arti tutte le valli che i fiumi hanno scavato,
nei tuoi capelli tutte le erbe profumate non coltivate,
nei tuoi occhi tutti i raggi di Luna che hanno baciato il Bosco.

 Lei:
Nelle tue labbra tutta l'Ebbrezza del vino,
nelle tue risate tutti i canti degli uccelli,
nelle tue parole tutte le sfumature dell'Arcobaleno,
nelle tue favole tutte le meraviglie di tutti i Mondi.

Lui:
Nelle tue labbra tutti i sorrisi delle Donne,
nelle tue risate tutti i canti dei ruscelli,
nelle tue parole tutte le sfumature delle rose,
nelle tue favole tutta la bellezza di questo Mondo.

Lei:
Nel tuo cuore tutti i tamburi che mai hanno suonato,
nel tuo petto tutta la liscia perfezione di ogni pianura,
nel tuo ventre tutti i Fuochi che hanno illuminato la Notte,
nel tuo Fallo tutti i lampi che il Cielo  ha seminato.

Lui:
Nel tuo cuore tutti i flauti che mai hanno suonato,
nel tuo seno tutti i frutti che la Terra ha nutrito,
nel tuo ventre tutte le Grotte che ha modellato l'Acqua,
nella tua Vulva tutte le conchiglie che il Mare ha cullato.

Lei:
Nel tuo guardare l'attrazione del Sole,
nella tua schiena l'arco del Cielo,
nelle tue braccia i solchi delle nuvole,
nelle tue dita i soffi del vento,
nelle tue natiche le curve dei tramonti.

Lui:
Nel tuo guardare la forza di ciascuna marea,
nella tua schiena l'arco delle Montagne,
nelle tue braccia le radici degli alberi,
nelle tue dita i cristalli di sotto la Terra,
nelle tue natiche le curve delle colline.

Lei:
O tu che sei tutta la Forza e la Luce,
unisciti a me!
Con tutto il desiderio che ogni cosa Femminile
ha avuto per tutto quello che è Maschile,
così io ti bramo!

Lui:
O tu che sei tutta la Bellezza e la Luce,
unisciti a me!
Con tutta la brama che ogni cosa Maschile
ha avuto per quello che è Femminile,
così io ti desidero!

Lei:
Nell'unione con te, ecco, io trovo Me Stessa,
non opposta a te, Dolce Amore, ma di eguale Sostanza.

Lui:
Nell'unione con te, ecco, io trovo Me Stesso,
non opposto a te, Dolce Amore, ma di eguale Essenza.

Insieme:
Tu sei in Me ed io sono in Te,
Tu sei Me ed io sono Te.