mercoledì 5 agosto 2015

Mitologia dell'Achillea

Mitologia classica
 Come ho gia avuto modo di rilavare qui, l'Achillea ha uno stretto legame con i Guerrieri dalla notte dei tempi, probabilmente a causa della sua capacità di fermare la perdita di sangue e risanare le ferite da tagli, come possiamo evincere dai suoi molti nomi popolari in ogni lingua e tempo come herba militaris, stratioikes, Erba dei tagli, Herbe aux charpentiers, Soldier's woundwoert ecc. Uno fra i più grandi guerrieri della mitologia greca, è certamente Achille, l'eroe della guerra di Troia che ha donato il suo nome all'erba in questione. Plinio infatti, racconta che gli achei, salpati verso la Troade, erano invece arrivati in Misia, dove Telefo era re, e si erano dati al saccheggio. Ne seguì un'aspra battaglia durante la quale Telefo venne ferito da Achille, e secondo un oracolo, solo da lui avrebbe potuto essere curato, in alcune versioni grazie alla ruggine della sua lancia, secondo altri invece, proprio dall'Achillea. Achille aveva appreso dal centauro Chirone, presso il quale era cresciuto, l'uso delle erbe; del centauro figlio di Filira, ho già in parte parlato nell'articolo sulla Mitologia del Tiglio, e vorrei qui richiamare l'attenzione sul fatto che quest'essere a metà fra la natura e la civiltà, fra l'uomo e l'animale, fra il divino ed il mortale, è ritenuto uno dei donatori della conoscenza delle erbe agli esseri umani. Come a dire che solo una parte dello spirito delle piante può essere colto dal mero intelletto, per il resto, forse, può tornare utile...l'intuito? L'ascolto? Una qualità più animale e meno razionale? Come a significare che per poter usare le grandi proprietà delle piante bisogna in qualche maniera riavvicinarsi alla Natura e da lei apprendere, tornare ad essere Lei. Ma queste sono chiaramente miei personalissime considerazioni. Tuttavia mi piace pensare ad una catena di conoscenza trasmessa da antichissimi uomini e donne, da Filira a Chirone, ad Achille, e via così fino a noi oggi che ancora stendiamo la mano sull'utile Achillea e le chiediamo aiuto.
Troviamo poi il nome "panacea Heraklea" o Heraklea, ed ecco che un altro grande guerriero viene evocato dalla nostra erba, Eracle figlio di Zeus che sconfitti tutti i nemici, portati a termine tutti i suoi compiti, concluse tutte le sue fatiche, venne accolto nell'Olimpo e divenne lo sposo di Ebe, la Giovinezza.
Sembra comunque che la nostra pianta sia stata utilizzata dagli eserciti fin sulla soglia della modernità, e sono convinta che questa vita comunitaria fra il Guerriero e l'Achillea abbia avuto la sua celebrazione con piccoli riti ed usanze, di cui però non ho trovato traccia.

Non meno impotante, è l'associazione con Venere dataci dal fitonimo "sopracciglio di Venere" che si trova in Dioscoride (I sec d. C.), confermata da scrittori successivi e moderni studiosi delle segnature delle piante. Per altro l'utilità dell'Achillea nelle cose d'amore, è stata rilevata anche da altre popolazioni antiche, come ad esempio quelle che abitavano le Isole Britanniche (come vedremo in seguito), e si è conservata fino ad oggi nel folklore. Questo repentino cambio di prospettiva, dal Guerriero alla Dea dell'Amore, forse non è troppo stupefacente, considerando anche che Venere era l'amante di Marte (1) l'unica che poteva fargli deporre le armi, e che un certo collegamente fra forza, vigoria e sessualità è ancora identificabile ai nostri giorni (non intendendo certo la sua degenerata forma di sesso=violenza)
Ma io personalmente, non sono troppo incline a celebrare la guerra e la violenza, se non come estrema risorsa difensiva, e mai come strumento di mantenimento di un ordine prevaricatore, squilibrato e generatore di dolore ed ulteriore violenza. Sicché, tenendo conto anche dell'altro grande campo d'azione dell'Achillea oltre a quello vulnerario, ovvero quello mestruale, mi piace pensare ad un uso più intimo e pacifico, sororale e tramandato di donna in donna, sotto il manto della dolce Venere, Signora del Ventre Femminile.

Paesi anglosassoni
Nei testi in inglese antico Achillea è Gearwe, Geappe, Geapupe, Gappe dal proto-germanico *garwo mentre alcuni nomi popolari moderni, oltre a Yarrow e Milfoil sono Nosebleed plant, Old man's pepper, Devil's nettle, Sanguinary. Oltre ai tradizionali nomi legati alla capacità di fermare il sangue, di particolare interesse è Devil's nettle "Ortica del diavolo", poiché spesso le piante del Diavolo o delle Streghe sono quelle strettamente legate a forme religiose precedenti il cristianesimo, e quest'ultimo potrebbe essere il nostro caso, a giudicare dalla mole di usanze riguardanti l'Achillea che si sono conservate fino a noi. Eccone alcune.
In inghilterra si solletica una narice con una foglia di Millefoglio e si dice:
"Achillea, achillea, achillea, sostieni un bianco colpo?
Se il mio amore mi ama, il mio naso sanguinerà ora."(2)
Una ragazza che voglia conoscere l'aspetto del proprio futuro amore, deve cucire dell'Achillea in un panno di flanella da mettere sotto al cuscino prima di andare a dormire, dicendo:
"Tu graziosa erba dell'albero di Venere
Il tuo vero nome è Achillea;
Ora chi dev'essere l'amico del mio cuore
ti prego di dirmi domani."(2)
In sogno le apparirà il volto del suo amante.
I giovani usavano lanciare semi di Achillea per sapere da che parte il loro vero amore sarebbe arrivato.
Nel Bald's leechbook, un compendio medico anglo-sassone del IX sec. l'Achillea rientra in ricette per allontanare il Diavolo e le tentazioni. Anche se questo potrebbe risultare in contrasto con l'affermazione sopra espressa riguardo al fitonimo Devil's nettle, bisogna anche ricordare che in determinati casi, laddove le credenze pagane erano molto radicate, esse sono passate nella religione successiva; così la pre-cristiana funzione difensiva e apotropaica dell'Achillea, non si trova in contrasto con la sua presunta influenza demoniaca.

Irlanda
In gaelico era a volte detta "l'erba dei nove bisogni" o cure. Messa sotto il cuscino fa sognare il vero amore, le ragazze ci ballano intorno cantando:
"Achillea, Achillea, Achillea,
ti auguro buon giorno
e dimmi prima di domani
chi sarà il mio vero amore."(3)
Inoltre una testimonianza riportata da Lady Wilde, attesta che veniva usata da un fairy doctor, un guaritore che aveva acquisito l'abilità di curare grazie alle Fate, insieme a Verbena e Eufrasia e che veniva considerata una delle migliori erbe per terapie e pozione, tanto che la si cuciva negli abiti come protezione dalle malattie. Inoltre sempre nello stesso testo si può leggere che l'Achillea è una delle sette erbe alle quali nessuna forza naturale o soprannaturale può nuocere, e che perché siano al loro massimo potenziale va raccolte a mezzogiorno durante il periodo della luna piena.
Per capire se un malato guarirà, gli si mette un pugno di Achillea in mano mentre dorme, se appassisce il malato morirà il mattino seguente, se invece rimane fresco la malattia lo lascerà.
Indfine, possiamo trovare anche una interessante formula di protezione: si raccolgono dieci foglie di Achillea, ma se ne usano solo nove, l'ultima va come tributo agli spiriti. Le nove foglie si mettono nelle calzature sotto al tallone destro alla viglia di un viaggio, in modo che nulla di male possa accadere al viaggiatore. Trovo sempre molto significativo questa attitudine a "restituire" una parte di ciò che si è preso a ciò che in ultima analisi l'ha generato o ne rappresenta l'essenza.

Scozia
Nei Carmina gadelica, una monumentale raccolta di inni, preghiere, racconti, formule, aneddoti ecc. raccolti sul finire del XIX sec. in Scozia, l'Achillea è nominata nei carmi 153, 163 e 164.
Nel primo si dice che l'Achillea è stata raccolta anche da Gesù, e si prega Dio per abbondanza e protezione. Gli altri due sono molto simili fra loro, qiu riporto il 163:
"Coglierò la bella Achillea
perché il mio volto sia più amabile,
le mie labbra più calde,
la mia voce più pura;
sia la mia voce essere un raggio di sole,
possano le mie labbra essere il succo delle fragole.

Possa io essere un'isola nel mare,
Possa io essere una collina sulla terra,
Possa io essere stella quando la luna impallidisce
possa io essere di aiuto al debole
posso ferire ogni uomo
nessun'uomo può ferirmi." (4)
Troviamo qui uniti i due motivi principali della ferita e dell'amore che abbiamo incontrato lungo tutto questo studio sull'Achillea.

Altri
Nel Libro dei segreti di Alberto Magno (attribuito a lui ma non sua opera), del XVI sec. si può leggere "colui che porta quest'erba [l'Ortica] in mano, con un erba chiamata Milfoil, o Yarrow, o Nosbleed, è al sicuro da qualsiasi paura e fantasia, o visione." (5)

Da noi è a volte indicata come una delle erbe di S. Giovanni, da cogliere nella notte del 23 giugno o durante il lunghissimo giorno del 24. Così come le altre erbe associate a questa festa, l'Achillea è in fiore ed al massimo grado di concentrazione di principi utili (tesi confermata per altro dalla scienza moderna) fra giugno e luglio, ed ha dunque, simbolicamente, anche un certo legame con la Luce, lo Splendore, il Sole, intesi come forza vivificante e abbondante.

In fine, anche se di solito i miei studi restano entro i confini europei, cito il fatto che l'antichissima pratica divinatoria dell'I-ching, nata in Cina, si avvaleva di steli di Achillea.


Note
(1) Così come Afrodite per Ares; tra l'altro la figura della Dea in pari misura della Guerra quanto dell'Erotismo è diffusa in moltissime mitologie, ed alcune rappresentanti sono Afrodite Areia, Freyja e le Valkyrie, Ishtar ed in parte Morrigan e Kalì.

(2)"Yarroway, yarroway, bear a white blow,/
If my love love me, my nose will bleed now."
Tratto da Popular rhymes and nursery tales.
"Thou pretty herb of Venus' tree,
Thy true name it is yarrow;
Now who my bosom friend must be,
Pray tell thou me to-morrow."
Tratto da Popular rhymes and nursery tales.

(3)"Yarrow, Yarrow, Yarrow,
I bid thee good morrow
And tell me before to-morrow
Who my true love shall be."Tratto da Legend, Charms and superstitions of Ireland.

(4) "I WILL pluck the yarrow fair,
That more benign shall be my face,
That more warm shall be my lips,
That more chaste shall be my speech,
Be my speech the beams of the sun,
Be my lips the sap of the strawberry.

May I be an isle in the sea,
May I be a hill on the shore,
May I be a star in waning of the moon,
May I be a staff to the weak,
Wound can I every man,
Wound can no man me."
Tratto da Carmina gadelica - vol. 2.

(5) Libro dei segreti di Alberto Magno citato in Old english herbals.


Fonti
Carmina gadelica, A. Carmichael, T. and A. Constable, 1900
Erboristeria Planetaria, F. Alaimo, Hermes Edizioni, 2007
Incantesimi e magie d'Irlanda, J. Wilde, Nuovi Equilibri, 2013
Leechdoms, wortcunning and startcraft of early England, T. Cockayne, 1864

Legend, Charms and Superstitions of Ireland, J. Wilde, Dover Publications, 2006
Old english herbals, E. Sinclair Rohde, 1922
Popular rhymes and nursery tales, J. O. Halliwell, 1849
Storia naturale, Plinio
Online Etymology Dictionary - Yarrow

Le traduzioni dall'inglese sono mie, mi scuso fin d'ora per gli errori che sicuramente avrò fatto.

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Achillea
Alcune varietà di Achillea 
Illustrazioni botaniche di Achillea
Storia dell'Achillea
Chirone - Unguento vulnerario di Achillea e Melissa 

lunedì 20 luglio 2015

Illustrazioni botaniche d'Iperico

dal Vienna Dioscurides (Codex Vinindobonensis Medicus Graecus 1 o Codex Aniciae Julianae), 515 d. C. circa, traduzione in latino del De materia medica di Dioscoride con illustrazioni delle piante trattate.

Peganon agrion (Iperico - a destra) dal Dioscurides Neapolitanus (Codex ex Vindobonensis Graecus 1), VI-VII sec. trascrizione in greco del De materia medica di Dioscoride con illustrazioni delle piante trattate.

 Askyron e Androsaimon (due tipi d'Iperico) dal Morgan Dioscurides (Pierpont Morgan Library, MS M. 652), X sec. trascrizione in greco del De materia medica di Dioscoride con illustrazioni delle piante trattate.

Hypericum da un Herbarium dello Pseudo-Apuleio (Ashmole 1462), scritto nel XII sec.

Hypericum (a destra)  in Circa Instans (Sloane 4016), 1440 d. C. circa di Mattheus Platearius.

Iperico (a sinistra) dal Tractatus de herbis (Egerton 747), XV sec. traduzione del Circa instrans di Matthaeus Platearius della Scuola salernitana, a sua volta traduzione del De materia medica di Dioscoride.  

 Forse Hypericum androsaeum dal Manoscritto Voynich, XV sec. circa.

Milles pertuis di Jean Bourdichon da Le Grandes Heures d'Anne de Bretange (Latin 9474), scritto e illustrato fra il 1503 il 1508 per la regina Anna di Bretagna.

S. Johans kraut (Hypericum perforatum) da New Kreüterbuch di Leonhart Fuchs, pubblicato nel 1543.

Iperico ed altri soggetti di Joris Hoefnagel da Mira calligraphiae monumenta di Georg Bocskay, scritto e illustrato fra il 1561 e il 1596.

Vari tipi d'Iperico di illustratore non identificato da Hortus Eystettensis di Basilius Beisler, pubblicato nel 1613.

Vari tipi di Iperico da Phytanthoza iconographia di Johann Wilhelm Weinmann, scritto fra il 1737 e il 1745.

Hypericum perforatum da Flora Danica di Georg Christian Oeder, iniziato nel 1761 e concluso nel 1883. 

Hypericum perforatum da Illustratio systematis sexualis Linnaei di John Miller, pubblicato fra il 1770 e il 1777.

Hypericum perforatum da Flora londinensis di William Curtis, pubblicato fra il 1777 e il 1798.

Hypericum perforatum di J. Zoon da Afbeeldingen der artseny-gewassen met derzelver Nederduitsche en Latynsche beschryvingen di Dirk Leonard Oskamp, pubblicato nel 1796.

Hypericum perforatum di Ferdinand Bernhard Vietz da Icones Plantarum Medico-Oeconomico-Technologicarum, pubblicato nel 1800.

 Hypericum perforatum da British Entomology di John Curtis, pubblicato dal 1823 al 1840.

Milepertuis da Flore médicale di François-Pierre Chaumeton, pubblicato nel 1830.

Hypericum perforatum di George Spratt da Medical Botany di W. Woodville e W. J. Hooker, pubblicato nel 1832.

Hypericum perforatum da da Flora Batava di Jan Kops, nell'edizione del 1836.

Hypericum perforatum da Flora regni borussici di Albert Dietrich, pubblicato fra il 1833 e il 1836.

Hypericum oblongifolium da The garden. An illustrated weekly journal of horticulture in all its branches, pubblicato nel 1886.

Hypericum perforatum da Atlas des plantes de France di Amédée Masclef, pubblicato nel 1890.

Hypericum perforatum da American medicinal plants di Charles F. Millspaugh, pubblicato nel 1892.
Vedi anche:
Pyrra - Unguento d'Iperico
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico
Illustrazioni botaniche di Calendule
Illustrazioni botaniche di Larice
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte I)
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte II) 

domenica 19 luglio 2015

Alcune varietà d'Iperico

Secondo la tassonomia di S. Pignatti in Flora d'Italia nel nostro paese crescono spontanee una trentina fra specie e subspecie di Hypericum. Alcuni sono in realtà subspontaneei, mentre altri si trovano solo in determinate regioni o solo al Nord o al Sud sono tipici delle Alpi. Diffuso in tutta Italia, ed anche maggiormente utilizzato è l'Hypericum perforatum.


Iperico perforato - Hypericum perforatum
 
Iperico arbustivo - Hypericum androsaeum

Iperico calicino - Hypericum calicinum

 Erba di S. Giovanni di Belleval - Hypericum richeri

Vedi anche:
Iperico
Illustrazioni botaniche d'Iperico
Oleolito d'Iperico
Pyrra - Unguento d'Iperico
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico
Alcune varietà di Violetta

Come pulire la cera

Per varie ricette autoprodotte come creme e unguenti un ingrediente irrinunciabile è la cera d'api, così profumata, dai colori caldi ed assolutamente naturale. La cera forma uno strato protettivo sulla pelle, difendendola dagli agenti esterni quali vento, freddo, acqua, strofinio e a differenza di altri prodotti derivati dal petrolio che svolgono la stessa funzione, è compatibile con la pelle, oltre ad essere comunque più "viva", io direi biocompatibile, e dunque energetica. In più è la materia che costituisce la "casa" delle api, prodotta dalle infaticabili operaie e disposta in forme perfette...e questo a livello simbolico-energetico potrebbe avere la sua influenza su ciò che volete produrre, soprattutto se non lo fate solo a fine puramente "cosmetico" ma anche più "sottile".
Per i cosmetici si usa la cera pura, non miscelata con parafina o altro (quindi per esempio, quella delle candele bianche o colorate che si trovano ai supermercati non va assolutamente bene!), che non sempre è facile trovare, ma potete provare nelle erboristerie, nei negozietti che vendono miele e prodotti locali, oppure direttamente dagli apicoltori, opzione che io preferisco per favorire i piccoli produttori dei dintorni, che tra l'altro la vendono ad un prezzo molto inferiore rispetto alle erboristerie; inoltre la cera assorbe i prodotti con cui le api vengono trattate, quindi fate sempre attenzione alla provenienza della vostra materia prima.
Se qualche vostro amico produce miele ed ha i favi smielati, potete ripulirli da voi facilmente, ottenendo così materiale di qualità a prezzo quasi zero. Io uso questo metodo: in una grande pentola metto una certa quantità d'acqua e le cellette di cera, non importa se molto sporche o con api morte e residui vari. Aspetto che la cera sia ben sciolta e verso il tutto in contenitori di alluminio non rigido (quelli in cui si mettono gli alimenti per trasportarli da un luogo all'altro) facendo passare il liquido in un colino per trattenere la maggior parte delle impurità. A questo punto bisogna solo aspettare che si raffreddi: la cera è più leggera dell'acqua, quindi si solidificherà in superficie, mentre le scorie andranno a depositarsi sul fondo. Tuttavia un minimo di impurità resteranno nella cera, quindi può essere utile ripetere l'operazione.
Io personalmente faccio solidificare poca cera per volta, in modo che da fredda crei uno strato che si possa rompere agevolmente con le mani. Questo perché per pesare e sciogliere la cera al momento di creare creme e unguenti, è più agevole averla divisa in piccoli pezzi piuttosto che in grandi blocchi, anche perché è piuttosto dura da tagliare.


Sempre per questo motivo se siete riusciti a trovare solo un blocco infrangibile di cera, basterà scioglierla a bagnomaria (senza acqua, a meno che non contenga ancora qualche impurità) e versarla in strati sottili su un foglio di carta da forno. Una volta solidificata si potrà spezzettare e conservare in scaglie.


Se comunque per qualche motivo preferite avere un panetto intero, basta versare la cera pulita in un contenitore oliato, in modo che una volta solidificata si possa estrarre agevolmente. Fate attenzione al fatto che se lasciate il contenitore cosparso d'olio a lungo, questo tende a concentrarsi sul fondo e le pareti potrebbero rimanere troppo poco unte e la cera potrebbe attaccarsi; conviene fare quest'operazione all'ultimo momento.

Riguardo agli attrezzi
Io personalmente uso una pentola deputata solo a questo scopo, ma può andar bene una qualsiasi pentola d'acciaio a patto che poi venga ben pulita da tutti i possibili residui di cera. Per mescolare si può usare un comune cucchiaio d'acciaio, assolutamente non di legno o plastica. Per filtrare serve un colino d'acciaio a maglie fini; considerate però che se il liquido ci mette troppo a scendere, la cera solidifica nel colino e bisogna riscioglierla. Un buon compromesso potrebbe essere, utilizzare in un primo tempo quello a maglie larghe per raccogliere la maggior parte delle impurità, e al secondo giro quello a maglie fini.
I contenitori di alluminio possono essere riutilizzati all'infinito, ed è meglio prediligere quelli larghi (ma non troppo bassi per ovvie ragioni) in modo che il contenuto si raffreddi prima e lo strato di cera sia più sottile.
Per pulire dalla cera l'unico modo efficace che ho trovato è scaldarla e rimuoverla con della carta, quindi è assolutamente fondamentale che operiate con oggetti di metallo e dunque scaldabili senza danni sul fuoco. Sicché premunitevi! Coprite il piano di lavoro con carta di giornale o da forno se non volete incappare nelle ire di parenti e coinquilini. Ma ve lo dico, in qualsiasi caso vi cadranno gocce di cera dove non devono; un trucco per ripulirle è scaldarle con l'accendigas e poi passare della carta.


Buona fortuna con le vostre sperimentazioni, e se trovate soluzioni più agevoli o modifiche e consigli utili...scrivete!

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Grazie a Luca di Apicosco per avermi dato la possibilità di sperimentare con la cera delle sue api.

Iperico

Fa parte della famiglia delle Hypericaceae, ed il nome botanico è Hypericum perforatum. Il termine Hypericum giù usato da Galeno e Plinio viene dal greco hypericon, presente nell'opera di Dioscoride. Le etimologie proposte sono varie: hyper "sopra" + eikon "immagine, simulacro, fantasma, sembianza" probabilmente nel senso che l'Iperico è in grado di cacciare le ombre gli spiriti (e a ciò s'accordano molti nomi popolari ancora oggi in uso) mentre altri sostengono che veniva usato per decorare le immagini sacre; Linneo proponeva hyper + eikov da eoika "essere simile, assomigliare, sembrare" ma non chiariva in riferimento a cosa; hyper + ereike "Erica" perché secondo alcuni cresce in prossimità dell'Erica o comunque nello stesso ambiente; io non posso fare a meno di notare invece che il verbo ereiko significa "squarciare, fendere, lacerare" e che questi significati si adattano particolarmente alla nostra erba dotata di piccole "fenditure" sulle foglie, come sottolineano anche il nome specifico perforatum "perforato" ed alcuni nomi dialettali e popolari.
L'Hypericum perforatum è il più diffuso, usato e conosciuto, ma in Italia ne esistono vari spontanei o importanti, alcuni usati per bordure e aiuole e molti presenti sui rilievi; tuttavia qui d'ora in poi parlando di Iperico si intenderà il perforatum.
Nomi popolari: Erba di S. Giovanni, Scaccia diau (Liguria), Trafourello, Erba rus, Millepertui, Erba d'la feu, Erba d'la tajna (Piemonte), Erba cassa diaol (Lombardia), Ossi de grillo, Parforata (Veneto), Erba d'San Zvan, Erba de tai (Emilia Romagna), Pilastro, Cacciadiavoli (Toscana), Erba per le scottature (Abruzzo), Pilastro (Lazio), Rotolaviento, Funnulu (Puglia), Pirfuliata, Brunnulidda, Pirico (Sicilia), Pirinconi, Erba de piricoccu (Sardegna).
In Inglese si chiama Saint John's wort, Tuch and heal, Rosin rose, Chase-devil, Klamath weed; in Francese Millepertuis perforé, Herbe de la Saint-Jean, Chasse-diable, Herbe aux fées; in tedesco Echte Johanniskraut, Blutkraut; in spagnolo Yerba de S. Juan, Corazoncillo.



Descrizione: pianta erbacea perenne con un corto rizoma da cui spuntano numerosi fusti cilintrici glabri a volte arrossati, percorsi per tutta la loro lunghezza da due linee laterali, alti fino a un metro, lignificati e ramificati in alto.
Le foglie ovali-ellittiche sono opposte, sessili o con brevi peduncoli, più piccole sulle ramificazioni di colore verde chiaro; se guardate in contro luce presentano alcuni punti più chiari costituiti da ghiandole alle quali la pianta deve il nome perforatum, sul bordo invece si possono notare ghiandole di colore scuro. I fiori sono giallo-dorati con cinque sepali verdi lanceolati, cinque petali asimmetrici che possono presentare puntini scuri e molti stami, raccolti in corimbri apicali ramificati. I frutti sono capsule ovali rossastre che giunte a maturità si aprono in tre parti e lasciano uscire i piccoli semi cilindrici e bruno-rossicci.

Habitat: originario dell'Europa, cresce dal mare alla montagna fino a 1600 m slm,  nei luoghi secchi, nelle radure, nei prati e al bordo delle strade, preferibilmente su terreni calcarei. Sulle Alpi viene affiancato da altre varietà.

Coltivazione: è una pianta talmente comune che sarebbe superfluo comprarla (ma non è neanche molto comune nei vivai). I semi si seminano ben maturi in autunno o in primavera, è una pianta che ha bisogno di molto sole e di un terreno permeabile, ma a parte questo è molto rustica e resistente, teme solo i ristagni d'acqua; si propaga da sola facilmente. Nell'orto può essere piantata vicino a piante dai fiori blu o azzurri per creare contrasto, come la Lavanda e l'Issopo che tra l'altro hanno le stesse esigenze di sole e terreno.

La droga è costituita dalle sommità fiorite che si raccolgono solitamente fra giugno e agosto, al mattino dopo che la rugiada si è asciugata e quando la maggior parte dei fiori sono aperti ma non sfioriti, meglio se in Luna crescente nei giorni del fiore (Gemelli, Bilancia, Acquario). Secondo alcune tradizioni popolari tuttavia, l'Iperico andrebbe raccolto nella notte che precede S. Giovanni (24 giugno) meglio se a mezzanotte, nel Giorno di S. Giovanni a mezzogiorno e via dicendo, con modalità e indicazioni diverse in ogni luogo.
Solitamente si usa fresco, ma può essere seccato in mazzetti appesi in luogo aerato all'ombra, o disposto in strati sottili. Si conserva al riparo dalla luce in barattoli di vetro ben chiusi.

Utilizzi
Come sempre prendete ciò che segue per una ricerca, sperimentata solo in parte, e prima di utilizzare qualsiasi erba assicuratevi che sia quella giusta, che sia lontana da strade e fonti di inquinamento, verificate di non essere allergici o ipersensibili a qualche componente e prima di fare qualsiasi cosa consultate il vostro medico/omeopata/erborista.
L'Iperico ha proprietà aromatizzanti, digestive, cardiotoniche, antispasmodiche, ansiolitiche, antidepressive, sedative, antivirali (AIDS e Herpes simplex), astringenti, antiinfiammatorie, cicatrizzanti, analgesiche, antisettiche.
ATTENZIONE: benché l'Iperico sia una pianta essenzialmente sicura, ne sia testimone il fatto che viene usata senza problemi da millenni, potrebbe avere interazione con farmaci assorbiti a livello epatico, per la cura dell'HIV, contraccetivi orali, antidepressivi, barbiturici, regolatori della pressione, anticoagulanti, ed è meglio evitarlo durante la gravidanza non essendoci studi estesi a riguardo. Riguardo alla sua proprietà fotosensibilizzante vedi nota finale.

Erba fresca: per lenire il dolore ed in prurito dati da punture d'insetti si può sminuzzare qualche fiore e foglia di Iperico e applicare localmente.

Infuso: 1 g di sommità fiorite di Iperico in 100 ml di acqua, se ne bevono due tazze al giorno per aiutare la digestione e regolare la pressione alta. Serve anche per sedare la tosse con catarro, l'asma e la bronchite e si beve in caso di cistite anche cronica per disinfettare le vie urinarie, inoltre giova alla digestione e al fegato. Soprattutto negli ultimi anni gli si sono riconosciute proprietà antidepressive, tratto particolarmente utile poiché l'efficacia è pari a quella degli antidepressivi convenzionali ma non presenta effetti collaterali, ed è dunque adatto per i problemi della menopausa, per l'enuresi notturna dei bambini (magari unito alla Valeriana), per l'ansia e secondo alcuni anche per i dolori mestruali (associabile ad altre erbe sinergiche come Achillea, Artemisia, Calendula, Camomilla), dunque in generale per tutti i malesseri con un'origine nervosa.
Un infuso più concentrato (5 g in 100 ml) lasciato raffreddare può essere usato per impacchi e sciacqui su piaghe, piccole ferite, bruciature, eritemi solari in mancanza d'altro, aiuterà a pulire, ciccatrizzare e disinfiammare la zona. Si può usare anche puro o come ingrediente di maschere per il viso essendo astringente e eudermico, ridona splendore alle pelli senescenti

Oleolito: è il più usato e celebre modo d'utilizzo delle grandi proprietà dell'Iperico. Le ricette sono moltissime, e molte sono influenzate anche dal folklore che circonda la nostra solare piantina, quindi si possono trovare indicazioni anche contrastanti. Il metodo che utilizzo io, ed alcune considerazioni in merito le trovate qui: Oleolito d'Iperico
Si usa su bruciature solari e non, irritazioni, punture d'insetto, piaghe e piccole ferite in via di guarigione per favorire la cicatrizzazione (dunque quando si è già formata la crosta), eritemi solari, geloni, orticaria, herpes (insieme all'olio essenziale di Melissa). Usato per massaggiare lenisce le contratture muscolari, le infiammazioni dei tendini, i reumatismi, le slogature, la sciatica, l'artrite e usato sulla parte interessata cura le emorroidi (per tutti questi usi che richiedono di calmare il dolore si può associare a Arnica e gemme di Pioppo). Inoltre giova alle pelli secche, screpolate, atoniche, magari unendolo a Camomilla, Calendula, Lavanda o fiori di Tiglio. Può entrare come ingrediente nella formulazione di creme autoprodotte per il corpo ed altri cosmetici.
Per lenire l'ulcera gastrica e la gastrite se ne può prendere una piccola quantità a stomaco vuoto e lontano dai pasti.

Unguento: l'unguento si prepara sciogliendo a bagnomaria una parte di cera e fra le 5 e le 7 parti di oleolito d'Iperico (es. 10 g di cera e fra i 50 e i 60 g di olio), poi si versa in barattolini di vetro e si lascia raffreddare. Questa ricca crema dal colore rosso intenso, conserva tutte le proprietà dall'oleolito e si può usare nello stesso modo, ma è più pratica da portare in giro ed applicare.

Vino medicato: si mettono 30 g di sommità fiorite secche in un litro di vino bianco e si lascia macerare il tutto per 10 giorni. Filtrato, si beve prima dei pasti per stimolare e aiutare la digestione. A tale scopo si può associare anche qualche rametto di Rosmarino.

Tintura: si prepara con le sommità fiorite fresche, io ho sperimentato il rapporto 1:2 e 1:5 con alcol a 60-65° (se usate l'erba intera il solvente non basterà a per coprirla, bisogna sminuzzarla). Si assume per migliorare la digestione e in caso di malattie epatiche, anche virali, è inoltre ipotensiva e antispasmodica, si usa in caso di depressioni lievi, sindrome premestruale e da menopausa, impotenza data da motivi nervosi e in generale in varie situazioni in cui si presentano ansia, paura, tristezza, agitazione. Va però assunta solo su consiglio medico.

Ricette culinarie
L'Iperico trova impiego principalmente come ingredienti di grappe e liquori, aggiungerne qualche rametto alle varie preparazioni dona loro un leggero color rosa-rosso. Nelle zone di montagna a volte si usava l'erba essiccata come succedaneo del the.

Ratafià all'Iperico: questa ricetta francese raccolta da Fleury de la Roche si prepara mettendo in infusione in un litro di acquavite o grappa 15 g di fiori di Iperico e un Limone (chiaramente non tratto) tagliato a pezzi per 15 giorni. Trascorso questo periodo si aggiunge zucchero a piacere. La ricetta riportata in Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei prevede 200 g circa. Questa grappa aperitiva e digestiva si può bere prima o dopo i pasti per stimolare la digestione.

Vino all'Iperico: in un litro di vino bianco secco si fanno macerare per una settimana 15 g di sommità fiorite d'Iperico. Trascorso il tempo si filtra e si possono aggiungere a piacere 100 g di zucchero (ricetta tratta e adattata da Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei).


Nota finale: in molti studi e ricerche che si possono leggere in internet si dice che l'Iperico è fotosensibilizzante, ovvero rende la pelle più sensibile ai raggi solari, dunque bisognerebbe evitare l'esposizione d'urante l'uso di preparati all'Iperico, tuttavia, in almeno due fonti (Scoprire, riconoscere usare le erbe e Dizionario di fitoterapia e piante medicinali) si dice che al contrario l'Iperico è un ottimo prodotto non solo come dopo sole, ma anche come solare, in quanto stimola la produzione di melanina e filtra i raggi luminosi. Entrambe queste fonti sono per me particolarmente affidabili e serie, tuttavia anch'io ho sentito affermare più volte il contrario, e non sono ancora riuscita a capire dove stia la verità; nel libro della Campanini si dice che l'azione fotosensibilizzante, comunque piuttosto rara si ha solo a dosaggi altissimi, e su animali a pelo chiaro o persone con la pelle molto chiara e giù sensibile al sole, sicché credo si possa dedurre che a dosaggi terapeutici non si incappi in alcun problema. Interessanti a riguardo anche i vari approfondimenti in Infoerbe.it In qualsiasi caso chiunque ne sappia qualcosa in più, mi farebbe un grande piacere a indicarmi fonti e studi a riguardo!
Fonti
Cento erbe della salute, M. L. Colombo, G. Appendino, R. Luciano, C. Gatti, Araba Fenice, 2010
Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, E. Campanini, Tecniche Nuove, 2004 
Doni di Madre Terra, M. Leone, Araba Fenice, 2010
Enciclopedia delle erbe, R. Mabey, Zanichelli, 1994
Erbe delle valli alpine, M. Vaglio, Priuli & Verlucca, 2014
Erbe medicinali, G. Ricaldone, Editrice Il Portichetto, 1981
Il libro delle erbe, P. Leiutaghi, Rizzoli Editore, 1981
Le erbe nostre amiche voll. 2 e 3, D. Manta e D. Semolli, Edizioni Ferni, 1976
Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei, R. Luciano e R. Salvo, Araba Fenice, 2013
Orto e giardino biologico, M. L. Kreuter, Giunti Editore, 2011
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, U. Boni e G. Patri, Fabbri Editore, 1979
Tutto erbe, A. Poletti, Editrice Erpi, 1980
Vocabolario della lingua greca, F. Montanari, Loescher, 2009
Actaplantarum.com - Hypericum perforatum
Infoerbe.it - Iperico


Immagini: foto scattate a Quarzina (CN) nel giugno e luglio 2015 e a Spotorno (SV) nel maggio 2015, tavola botanica tratta da Atlas des plantes de France di A. Masclef, 1890.

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Vedi anche:
Alcune varietà d'Iperico
Illustrazioni botaniche d'Iperico
Oleolito d'Iperico
Pyrra - Unguento d'Iperico
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico