martedì 24 marzo 2015

Storia della Violetta

Antichità classica
In greco Viola si dice íon (che indica sia il fiore che il colore come in italiano); la íon tò mélan "Viola scura" è la nostra Violetta, mentre íon tò leukón o "Viola bianca" era probabilmente la Violaciocca. Altre denominazioni erano melanion "scuro/nero", melanthium "fiore scuro/nero", kybelion "fiore di Cibele" o segetalis "fiore delle messi".
L'etimolgia di íon è incerta, secondo alcuni appartiene allo stesso ceppo di viere "annodare, intrecciare" e significherebbe quindi "pieghevole, flessuoso", ma si tratterebbe secondo altri di un termine pre-greco. La parola è presente fin dai poemi omerici, ed è usata soprattutto per descrivere qualcosa di scuro, come il mare (ioeidés "simile alle Viole, violaceo, scuro") i vestiti (iópeplos "dal manto viola") i capelli (ióplokamos "dalle trecce di Viola").
Teofrasto e Plino, due dei maggiori studiosi della natura dell'antichità la citano come uno dei primi fiori della primavera, ed il principale insieme alla Rosa per intrecciare corone. Nell'antichità i serti fioriti venivano usati durante le feste, le cerimonie, i simposi, i matrimoni ed avevano dunque una certa valenza sacrale e rituale.

Le informazioni che trattano dell'uso erboristoco di questa pianta, ci vengono principalmente da Plinio, che riferisce che la Violetta era usata in particolare per infiammazioni oculari,  prolassi dell'utero, suppurazioni, e riporta la notizia che con le Viole seccate, messe in infusione ed unite alla creta, si poteva ottenere la sofisticazione del ceruleo, un colore azzurro-viola molto costoso.
Dioscoride ne conferma l'uso per lenire le infiammazioni, le malattie delle vie respiratorie, la febbre e i dolori di stomaco. Anche nei Geoponica si sostiene la sua utilità in caso di infiammazione e febbre, cosa per altro confermata da studi moderni, come si può leggere qui.
Pausania ci informa che portando corone di Viole o annusandone il profumo, si possono curare l'ubriachezza ed il mal di testa, e pertanto se ne ornavano i partecipanti ai simposi; inoltre lo riteva anche un rimedio per l'epilessia e le punture di scorpione. Marcello Empirico riporta una ricetta preparata con Viole e miele per curare il fegato, ed in fine Celso Aureliano la consiglia come drenante.

Per quanto riguarda la sfera agricola, Columella scrive: "Chi vorrà piantare delle viole, lavori la terra a una profondità non minore di un piede, la concimi e la divida in piccole aiuole. Provveda a disporre le piantine dell'anno in piccole buche di un piede, prima dell'inizio di marzo. Il seme poi delle viole, come quello delle verdure, si semina in due stagioni, cioè di primavera e di autunno. Le viole si coltivano nello stesso modo degli ortaggi, strappando le erbe, sarchiando e ogni tanto anche irrigando (3)". Inoltre è bene piantare le Viole insieme ad altri fiori nei giardini e soprattutto vicino agli apiari, poiché sono di sostentamento alle api e danno profumo al miele, come già Virgilio riferiva. Varrone afferma che, nell'ottica di organizzare una villa nel migliore dei modi, le piantagioni di Rose e Viole devono essere posti vicino alla città, dove la richiesta è altissima, in modo da poter portare i fiori direttamente sul luogo di vendita.
Apicio, nella sua opera sulla cucina romana, trascrive la ricetta del violacium, un vino aromatizzato alle Viole: cucire le Viole in un sacchettino di lino da mettere in infusione nel vino per 7 giorni, poi toglierlo e sostituirle con nuovi fiori, e così altre due volte. Fatto ciò si filtra il vino, ed al momento di berlo si aggiungono delle mele.

Una delle case riportate alla luce a Pompei è la Casa del Profuminere, così chiamata per la presenza di un laboratorio adibito alla fabbricazione di aromi. La casa era affiancata da un giardino, dove sembra si producessero parte dei fiori usati poi nel laboratorio, e dove sono state trovate tracce di polline di Viola. Al tempo dei romani non si conosceva la tecnica della distillazione, quindi non si ricavavano oli essenziali, ma si impiegavano i fiori in associazione a spezie ed altri ingredienti per ottenere sostanze che conservassero e diffondessero gli aromi.

 Note
(1) Columella, De arboribus, 30.

Fonti antiche
Apicio, De re coquinaria (I, 4 ricetta del vino di Viole)
Columella, De arboribus, (30 semina e coltivazione della Viola), De re rustica, (IX, 4 per le api)
Dioscoride, De materia medica
Marcello Empirico, De Medicamentis (XXII, 25 ricetta di miele e Viole)
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXI, 14, 27, 76 riferimenti vari sull'uso medico)
Teofrasto, Historia plantarum, (VI, 8 fiore coronario della primavera)
Varrone, De re rustica, (I, 16, piantagioni vicino alla città)
Virgilio, Georgiche, (IV, 32 per le api)

Fonti moderne
Elementi di culture precereali nei miti e riti greci, I. Chirassi, Edizioni dell'Ateneo, 1968 
Flora pompeiana, Annamaria Ciarallo, Electa Napoli, 2007
Elementi vegetali nell'iconografia pompeiana, Annamaria Ciarallo, L'Erma di Bretschneider, 2006
Etimo.it

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Grazie alla prof. Risso per avermi dato accesso alla biblioteca.

Vedi anche:
Violetta 
Mitologia della Violetta  
Lo Spirito della Violetta
Alcune varietà di Violetta
Illustrazioni botaniche di Violette
Sciroppo di Violette
Columella 
Dioscoride
Plinio il Vecchio 

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