giovedì 7 maggio 2015

Mitologia della Calendula

La più anticha divinità che potrebbe essere legata alla Calendula è Cautha o Catha, la Dea entrusca del Sole, in seguito affiancata e poi sostituita da Usil/Apollo; a volte è ricordata come divinità maschile, forse a causa dell'infulenza della cultura greca che vedeva il Sole strettamente maschile. Alcune sue rappresenzazioni, potrebbero essere presenti sul retro di alcuni specchi etruschi, e solitamente interpretate come effigi di Apollo a cusa del disco radiante che circonda il volto della divinità.
Antefissa da un tempio di Pyrgi 
Nei pressi del santuario di Apollo a Pyrgi sono state ritrovate molte dediche votive a Cavatha, Cavutha, Cavtha o Cautha risalenti al VI-V secolo a. C. e costituiscono le più antiche attestazioni di questa divinità. Le viene anche attribuito l'epiteto sech "figlia" ed è invocata insieme al paredro Suri "il Nero", probabilmente una divinità degli inferi, anche se legata al Sole, e dunque idenficata con una sorta di Apollo ctonio oracolare dai latini. Queste caratteristiche di Cautha hanno portato alla sua identificazione con Persefone-Kore, la Figlia per eccellenza, nonché Regina dell'Al di là.
Su una coppa a figure rosse del V sec. trovata a Populonia è chiamata con il diminutivo Kavza.
Al quarto secolo risale un cippetto di bronzo in cui si può leggere "Espi ati Catha" dove ati significa "madre" ma non si sa se sia da attribuire ad Espi o a Catha.
Sul sarcofago di Laris Pulenas (III sec. a. C:), è riportata un'iscrizione che dice che il defunto avrebbe riservato terre e una statua a Catha e Pachas (probabilmente il Bacco), mentre sul sarcofago di Larth Statlanes (II sec. a. C.) si dice del morto che fu manu dei Pachathur "quelli di Bacco" e di Catha. Manu potrebbe indicare un qualche tipo di carica sacerdotale, e di nuovo si trova Catha associata a Pachas/Bacco. In ambiente orfico e dionisiaco la vicinanza di Persefone e Dioniso era molto stretta, dunque potrebbe non essere troppo sorprendente trovare questo accostamento anche nell'antica Italia.
In fine, il "fegato di Piacenza (II-I sec. a. C.) è il più tardo reperto che riporta il teonimo nella forma Catha. Questo particolare oggetto rappresenta per l'appunto il fegato di una pecora, che gli aruspici, gli indovini della disciplina etrusca, estraevano dalle vittime sacrificate ed analizzavano attentamente per leggervi i segni degli Dei. Sembra che il sistema fosse il seguente: l'universo era ripartito in varie parti ognuna dominata da una divinità, le quali si riflettevano nel "microcosmo" del fegato, se dunque si trovavano segni particolari nelle diverse aree di influenza dei diversi Dei, se ne poteva interpretare il volere. Catha è nominata una volta in una delle caselle esterne di contorno (numero 8) e una volta in quelle interne (23), in entrambi i casi è posta vicino a Fufluns ovvero di nuovo Bacco-Dioniso. Questa ripartizione del cosmo di cui parlano anche altri autori latini, vede Catha collocata in posizione sud-sud-est, fra gli Dei benevoli della natura.
Fegato di Piacenza
Un suggestivo richiamo a questa Dea potrebbe essere contenuto in una glossa all'opera medica di Dioscoride, che riporta alcuni nomi di piante nelle varie lingue note nell'Impero romano: fra questi troviamo il greco leukanthemon "fiore bianco"  o parthenion "della vergine" o chamaimelon "piccolo frutto" o chrysokallia "bella d'oro", che per i Romani sarebbe stato solis oculus "occhio del sole" o millefolium "millefoglio"e per gli Etruschi kauta appunto. Sembra che questa glossa confonda voci diverse, e per lo più la pianta in questione è interpretata come un qualche tipo di Camomilla o Achillea (ancora oggi detta anche millefoglio), tuttavia è suggestiva l'idea che la caltha dei latini possa derivare il proprio nome dal nome della Dea etrusca. Ma l'incertezza riguardo a che pianta corrisponda effettivamente alla caltha e le mie inappropiate conoscenze della linguistica rendono questa ipotesi nulla più che una suggestione appunto.
Trovo però una certa consonanza fra la Calendula, lunare e solare insieme, e questa divinità sotterranea, notturna, eppure anche legata all'astro del giorno. E nella sua vicinanza a Persefone-Kore e a Dioniso-Bacco si potrebbe forse leggere una caratterizzazione di Dea solare che risorge e ritorna dall'Oltretomba, come il Sole appunto, che si immerge all'occaso per poi spuntare di nuovo rinnovato all'est, sopravvissuto al suo simbolico viaggio sotto la Terra.

Ma passiamo oltre, rimanendo però nell'antica Italia, e nel campo delle suggestioni e delle ipotesi, e parliamo di Iuno/Giunone. Questa Dea, prima di essere confusa con l'Hera greca, era una divinità conosciuta sia dai latini che da altre popolazioni circostanti, le cui caratteristiche potrebbero risultare sorprendenti. Intanto l'etimologia di Iuno sembra rimandare alla radice indeuropea *YU- che esprime il concetto di "forza vitale" da cui anche iuventus "giovinezza", iuvenis "giovane " nel senso di "nel pieno della sua forza" e iunix "giovenca". Tale radice in sanscrito avrebbe dato luogo anche ai termini yavan "difensore" e yaona "che respinge", e questa associazione fra la giovinezza e l'opporsi si trova anche in latino laddove iuniores, il comparativo plurare di iuvenis, indicava i cittadini romani atti alle armi, con un età compresa fra il 17 e i 45 anni. E d'altra parte le più antiche tracce di Iuno ci parlano di una divinità in grado anche di portare armi e combattere, a differenza della sua più pallida discendente, sposa sottomessa e beffata di Giove, come dimostra il fatto che a volte era rappresentata coperta di una pelle di capra e armata di lancia e scudo. Cicerone e Varrone connettono tale nome ai verbi iuvo "giovo, aiuto, favorisco, diletto", ad indicare il carattere benefico di Iuno, e a iuvenesco "cresco, ringiovanisco".
La connessione fra Iuno e la Calendula sta di nuovo nel nome: le calendae infatti erano il primo giorno di ogni mese del calendario romano, che essendo a scansione lunare, coincideva con la luna nuova. Macrobio scrive che "tutte le calende sono di Iuno"(1), ed essa veniva invocata con l'epiteto Covella legato alla falce di luna, e a Laurentum era detta anche Kalendaris. Nei giorni delle calende era associata a Giano Iunonius "Giunonio" inquanto Dio degli inizi; a lui sacrificava il pontefice minore, e a Iuno la moglie.
Un'altro dei suoi nomi di Iuno era Lucina la lux "luce" e in questa veste era legata sia alla luna che al parto, inquanto era colei che "portava alla luce" i bimbi allo scadere dei giusti mesi, cioè delle lunazioni. Da questi pochi elementi che la riguardano, possiamo dunque già cogliere il suo carattere di Grande Madre dell'antica Italia, che accompagnava gli uomini, ed in special modo le donne, in tutte le fasi della loro esistenza, dalla nascita al matrimonio, ed era infatti anche conosciuta come Iuno Sospita Mater Regina "Salvatrice Madre Regina". Incarnava, fra le altre cose, la ciclicità rinnovatrice femminile e lunare. E la Calendula, con i suoi semi falciformi, che ad ogni ciclo lunare rinnova la sua fioritura, può a giusto titolo (secondo me) essere chiamata portatrice dello spirito di Iuno, anche tenendo conto del fatto che come la sua divina controparte lenisce i dolori femminili legati al parto e al mestruo.

Studiando i nomi medievali della Calendula (che ho raccolto e cercato di analizzare qui) è lampante il suo collegamento con l'oro ed il Sole del quale era detta sposa; non solo per il suo aspetto decisamente solare (pensate al suo luminoso fiore che sembra un disco coi raggi), ma anche per la sua capacità di seguire l'astro e aprirsi al mattino, per poi chiudersi al tramonto. Forse anche per il collegamento Sole-Dio, dopo la cristianizzazione divenne uno dei fiori di Maria, la Sposa di Dio per eccellenza, tanto che in inglese è detta Marigold da Mary's gold "oro di Maria"; è una prassi molto diffusa, che con il prevalere di nuove divinità vengano loro attribuiti simboli, influssi e nomi appartenenti a precedenti culti. Dunque, ecco una nuova Signora della Calendula, che veniva piantata nei giardini dei monasteri a lei dedicati e ne ornava le effigi con la sua costante fioritura, anche quanto nessun altro bocciolo era disponibile.

Nel Tractatus de herbis (XV secolo), oltre agli usi medicinali della Calendula è scritto: "con succo di calendula e abrotano, ci si unga di notte, quando si va a dormire, al mattino, in vero, ci si troverà trasportati in un altro luogo." Questo è solo uno degli usi magici che sicuramente si sono riferiti alla Calendula nel corso dei secoli, questa leggiadra ed utile piantina che da millenni ha incrociato la nostra strada.

Un'ultima precisazione riguardo alla mitologia della Calendula credo sia doverosa: se si scorrono un po' di siti a riguardo, si troverà il costante riferimento ad un mito in cui la Calendula nasce dalle lacrime di Afrodite per la morte di Adone. La fonte credo proprio sia Florario di Alfredo Cattabiani, libro tanto utile quanto a volte impreciso; infatti l'autore non riporta la provenienza di tale informazione. Tuttavia alla luce di quanto ho potuto capire, non esistono nomi che certamente indicano la Calendula in greco, sicché mi sembra improbabile che un mito ne tratti. Secondo punto, ho spulciato in lungo ed in largo i testi che parlano di Adone e Afrodite ma le piante che appartengono a quest'episodio sono principalmente l'Anemone e la Rosa, e mai si fa menzione della Calendula o di un fiore che potrebbe assomigliarle. Ho pensato quindi che l'attribuzione ad un contesto greco di questo racconto potrebbe essere errata, e portata come spesso succede dalla sovrapposizione di Dei ellenici e romani; ma non sono riuscita a trovare neanche fra gli scrittori latini chi parlasse della Calendula in questi termini, o, come forse la chiamavano loro, caltha. Le uniche menzioni sono di Virgilio, Columella, Plinio e Dioscoride.
Per tutti questi motivi sono arrivata alla conclusione che Cattabiani abbia ricavato questo mito da fonti non antiche, che comunque, purtroppo, non sono riuscita a rintracciare in alcun modo.
Per altro, il mio tentativo di aggirare l'ostacolo e provare a rintracciare questa notizia consultando testi e siti in altre lingue non ha dato frutti, essendo totalmente sconosciuta se non agli scrittori in lingua italiana.
Stessa storia per la notizia secondo la quale i Greci raffiguravano il dolore come un giovane recante una corona di Calendule; a meno che Cattabiani non sia riuscito a rintracciare il nome greco della Calendula, a me (e credo alla maggior parte degli interessati al tema) sconosciuto.
Sicchè se qualcuno dei passanti sapesse risolvere questo "enigma" gliene sarei davvero davvero grata!

Note
(1) Macrobio, Saturnalia, I, 15, 19.

Fonti antiche
Cicerone, De natura deorum, I, 82 (Iuno di Lanuvio in armi), II, 66 (Iuno da iuvare)
Macrobio, Saturnalia, I, 15, 15 (Iuno kalendaris) e I, 15, 19 (Giano Iunonius)
Ovidio, Fasti, V, 1-65 (parla Iuno)
Varrone, De lingua latina,VI, 27 (Invocazione dei pontefici a Iuno Covella alle calende) V, 66 e 69 (Iuno perché giova e Lucina perché porta alla luce e la luna influenza il parto), VI, 27 (Iuno Covella alle calende)

Fonti
Dei e miti italici, R. Del Ponte, ECIG, 1998 
Erboristeria Planetaria, F. Alamio, Hermes Edizioni, 2007
Etruschi: una nuova immagine, M. Cristofani, Giunti Editore, 2000
Florario, A. Cattabiani, Mondadori, 2009
La religione romana arcaica, G. Dumézil, BUR, 2007
Calendula - An Herb Society of America Guide
Divinità etrusche e iconografia greca: la connotazione sessuale delle divinità solari ed astrali di Daniele F. Maras tratto da Polifemo - Rivista di storia delle religioni e storia antica, VII, 2007
Etimo.it
Identità iconografiche tra Dioniso e Ade in Etruria in Hesperia - Studi sulla grecità d'occidente, L'erma di Bretschneider, 2010 
La "Grotta della Regnina" di Tuscania, una nuova analisi di Riccardo Fioretti, 2013
Suri. Il nero signore degli Inferi di Daniele F. Maras
Tuscania: Note di storiografia etrusca e romana  di Giuseppe Giontella tratto da Biblioteca e Società, I-II, 1991

Immagine 1: riproduzione di un'antefissa di un tempio di Pyrgi rappresentante forse Cautha o Thesan, tratta dal libro Die Götter der Römer di E. Simon.
Immagine 2: il Fegato di Piacenza, suddiviso nei diversi quadranti corrispondenti ognuno ad una divinità. Museo civico di Piacenza.
Immagine 3: statua in marmo del II sec. di Iuno Sospita, rappresentata armata di lancia e scudo, come descritta in alcune fonti classiche. Musei Vaticani.

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Vedi anche:
Calendula
Alcune varietà di Calendula
Illustrazioni botaniche di Calendule
La Calendula nell'antichità
Lo Spirito della Calendula
Oleolito di Calendula
Iuno - Unguento di Calendula
Cautha - Unguento alla Calendula e Iperico
Chryse - Unguento lenitivo di Camomilla, Calendula e Lavanda
Tintura di Calendula

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