venerdì 22 maggio 2015

Preghiera alla Terra



Dea santa Terra, madre delle cose della natura.
che tutte generi e rigeneri dalla stessa cosa,
che assicuri la vita alle genti,
divina arbitra del cielo e del mare e di tutte le cose,
a causa della quale tace la natura e concepisce il sonno,
e così pure rinnovi la luce e e fughi la notte:
tu proteggi le ombre di Dite e l’immenso caos
e il vento e le piogge e le tempeste custodisci,
e, quando ti piace, lasci andare e sconvolgi i flutti
e fughi il sole e susciti le tempeste,
e così pure, quando vuoi, mandi il giorno gioioso.
Tu doni gli alimenti della vita con perpetua fede,
e, quando l’anima si sarà staccata, in te ci rifugeremo:
così, qualsiasi cosa doni, in te tutte ricadono.
Giustamente tu sei chiamata Grande Madre degli dei,
devozione che conquistasti agli dei divini;
e tu sei quella vera, la madre degli uomini e degli dei
senza la quale nulla matura né può nascere:
tu sei la grande Dea e tu sei regina degli dei.
Te, Dea, adoro e il tuo nume invoco,
concedimi che ciò che ti chiedo sia facile;
e renderò grazie, Dea, a te con fiducia.
Esaudiscimi, chiedo, e favorisci le mie opere;
ciò che ti chiedo, Dea, concedimelo volentieri.
Erba, qualunque generi la tua maestà,
causa di salute concedi a tutte le genti:
ora concedimi questa tua medicina.
Venga la medicina con le tue virtù:
qualsiasi cosa faccia con esse, abbia un buon risultato,
ciascuna, a chiunque la darò, chiunque da me la riceva,
ad essi garantisci la salute. In finre ora, Dea,
questo mi conceda la tua maestà, ciò che supplice, ti chiedo.

*
Dea sancta Tellus, rerum naturae parens,
quae cuncta generas et regeneras indidem,
quod sola praestas gentibus vitalia,
caeli ac maris diva arbitra rerumque omnium,
per quam silet natura et somnos concipit,
itemque lucem reparas et noctem fugas:
tu Ditis umbras tegis et immensum chaos
ventosque et imbres tempestatesque attines
et, cum libet, dimittis et misces freta
fugasque soles et procellas concitas,
itemque, cum vis, hilarem promittis diem.
Tu alimenta vitae tribuis perpetua fide,
et, cum recesserit anima, in tete refugimus:
ita, quicquid tribuis, in te cuncta recidunt.
Merito vocaris Magna tu Mater deum,
pietate quia vicisti divom numina;
tuque illa vera es gentium et divom parens,
sine qua nil maturatur nec nasci potest:
tu es Magna tuque divom regina es, dea.
Te, diva, adoro tuumque ego numen invoco,
facilisque praestes hoc mihi quod te rogo;
referamque grates, diva, tibi merita fide.
exaudi me, quaeso, et fave coeptis meis;
hoc quod peto a te, diva, mihi praesta volens.
Herbas, quascumque generat maiestas tua,
salutis causa tribuis cunctis gentibus:
hanc nunc mihi permittas medicinam tuam.
Veniat medicina cum tuis virtutibus:
quidque ex his fecero, habeat eventum bonum,
cuique easdem dedero quique easdem a me acceperint,
sanos eos praestes. denique nunc, diva, hoc mihi
maiestas praestet tua, quod te supplex rogo.


Questa preghiera, la Precatio Terrae, insieme alla Precatio omnium herbarum  "Preghiera a tutte le erbe", è stata trovata in vari manoscritti medievali contenenti testi medici e botanici, di cui il più antico, il Mss. Voss. Q9, è conservato alla biblioteca di Leida, e risale al VI secolo. Un'altro manoscritto dell'XI secolo indica la Precatio omnium herbarum come opera di Antonio Musa, sicché a lui venne ascritta anche quella alla Terra. Costui fù un liberto, medico di Augusto, al quale salvò la vita e perciò venne largamente ricompensato dall'imperatore, che gli eresse una statua vicina a quella di Esculapio, il Dio della medicina. Plinio e Svetonio, che ne parlano, riportano il fatto che la sua terapia consisteva in bagni in acqua fredda, e che dopo quest'episodio Musa divenne molto celebre.
Nel Medioevo gli si attribuirono varie opere come il De herba vettonica e le due Precatio, tuttavia lo stile ed il lessico fanno pensare che siano posteriori all'epoca augustea; il contenuto però porta tracce di concezioni religiose molto antiche.
Una fra tutte, l'idea della Terra Madre come grembo e tomba, il luogo da cui tutto viene e a cui tutto ritorna; me se c'è identità fra le due cose, tutto è destinato a sorgere nuovamente da Lei.

Fonti
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIX, 38 e XXV, 38.
Svetonio, Vite dei Cesari, Augusto, 59 e 79
Precatio Terrae e Precatio omnes herbis nella versione della Loeb Classical Library con breve nota filologica.

Mi scuso per la pessima traduzione, ma il mio latino è un po' arrugginito.

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.
 
Vedi anche:
Preghiera a tutte le erbe
Inno a Ishtar

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