giovedì 1 ottobre 2015

L'uomo che piantava gli alberi

L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, Salani Editore, 2008
Numero pagine: 51
Titolo originale: L'homme qui plantait des arbres
Lingua originale: francese
Prima edizione: 1953
Prima edizione italiana: 1958 (con titolo diverso)

La prima volta che ho sentito parlare di questo libro ho pensato che doveva essere uno di quei romanzi un po' surreali dove non si capisce mai davvero cosa succede (non so perché eh, puro pregiudizio). Poi C. me n'ha parlato ed ho pensato "Beh C. mica ha cattivo gusto, magari è bello davvero..." ma poi m'è sfuggito di mente.
Alla fine mi è capitato davanti il film d'animazione tratto dalla storia di Jean Giono. Pura poesia. Immagini e parole sfumate ma solide, incisive. Delicatissimo. Una meraviglia. E fortunatamente il testo è praticamente identico a quello del libro (una volta tanto!).
L'uomo che  piantava gli alberi, ora il titolo mi parla di qualcuno che ha avuto il coraggio di essere un Creatore, senza superbia e senza sfiducia, di qualcuno che ha realizzato sé stesso nella pace trovata fra gli alberi, anche dopo molto dolore.
La storia ambientata all'inizio del secolo (non questo in effetti, ma quello prima), viene  narrata da un uomo che si avventura nelle impervie regioni alpine del sud della Francia, ed è lì, fra paesi abbandonati ed aride chine, che incontra Elzéar Bouffier, un solitario pastore che con incrollabile pazienza pianta i semi degli alberi. Credo che chiunque abbia letto questo libro non possa fare a meno di amare ed ammirare la serenità e la semplicità di questo personaggio, ancorché fantastico. Il racconto si snoda per circa quarant'anni, e parla di terre rese nuovamente verdi e ricche, di ritorno alla terra, di amore per ciò che si fa, di determinazione...insomma, di cose veramente non da poco.

Pubblicato per la prima volta nel 1953, nel 1987 il regista Frédéric Back ne trae il cortometraggio a cui ho accennato, che si può vedere qui. Sedetevi lasciando perdere per una mezz'ora tutti i vostri pensieri, e accompagnate l'uomo che cammina sui monti, verso una Creazione degna del Dio della vita...


"Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma, se metto in conto quanto c'è voluto di costanza nella grandezza d'animo e d'accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l'anima mi si riempie d'un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un'opera degna di Dio."

Utilità
Qui si può trovare il testo integrale con illustrazioni.
Qui una canzone dei Ratti della Sabina inspirata al racconto.
Qui un interessante articolo su Jean Giono.

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