lunedì 26 gennaio 2015

Sciroppo di Rose


Anche questa ricetta mi è stata donata da una Donna dalle mille e uno conoscienze pratiche, che, se ne avesse la possibilità, credo sarebbe veramente in grado di autoprodursi il 90% di ciò che le serve. Sono quindi lieta e felice di poter condividere i suoi utili insegnamenti.
Ingredienti:
  • 6-7 Rose da sciroppo
  • 3 bicchieri d'acqua
  • 4 bicchieri di zucchero
Le proporzioni orginarie prevedevano un bicchiere d'acqua contro due di zucchero ma lo sciroppo risultava per me veramente troppo dolce, quindi ho modificato secondo mio gusto la ricetta, tuttavia voi potrete sperimentare e vedere quale versione vi piace di più.
Le Rose devono essere quelle molto profumate, da sciroppo appunto, se no lo sciroppo non saprà di nulla. Mettete l'acqua in un pentolino a fuoco vivo, versateci lo zucchero e mescolate finché la soluzione non sarà tornata limpida e lo zucchero sarà totalmente sciolto. Quando inizia a bollire versate i petali di Rosa e lasciate sul fuoco ancora 4-5 minuti. Quindi filtrate e versate in bottiglie che capovolgerete una volta chiuse per creare il sottovuoto.
Otterrete uno sciroppo appena appena vischioso, di un bel colore Rosa;  si può usare mescolato all'acqua per una gradevole bevanda dolce, per creare degli insoliti ghiaccioli o come particolare accompagnamento alla macedonia. Può essere usato per preparare dei dolci.
Le Rose avanzate dopo la filtratura non si buttano, si possono mangiare o spalmare sul pane.

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte. 

Vedi anche:
Rosa
Alcune varietà di Rosa
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte I)
Illustrazioni botaniche di Rosa (parte II) Marmellata di Rosa Canina
Sciroppo di Menta
Sciroppo di Violette

Sciroppo di Menta

Questa ricetta mi è stata donata da una Donna che ha vissuto per la maggior parte della vita in campagna, sa fare conserve più o meno di qualsiasi cosa, sa fare il vino, coltivare la terra e cucina dolci incredibili...
Ingredienti:
  • 3 bicchieri d'acqua
  • 4 bicchieri di zucchero
  • un mazzetto di Menta fresca
La proporzione originale sarebbe un bicchiere d'acqua e due di zucchero, ma personalmente trovo il risultato decisamente troppo dolce, così ho cercato di trovare una proporzione più gradevole. Secondo la mia maestra, la Menta dev'essere abbastanza per coprire tutta la superficie dell'acqua che si usa (sì lo so è una indicazione molto arbitraria!).
Si mette l'acqua sul fuoco e quando bolle vi si gettano i gambi della Menta tagliati a pezzi e si lasciano in infusione per 5-6 miniuti col fuoco acceso. Si aggiunge lo zucchero e si mescola bene finché non è del tutto sciolto, quindi si versano le foglie di Menta e si lascia bollire il tutto ancora per 4 minuti. Fatto questo si filtra e si imbottiglia ancora ben caldo, capovolgendo poi il contenitore per formare il sottovuoto.
Otterrete uno sciroppo appena appena denso, dal colore ambrato ed un buon sapore di Menta. Aumentando la quantità di foglie avrete chiaramente uno sciroppo più saporito, sperimentate e trovate la dose migliore per voi!
Questo sciroppo si può bere diluito nell'acqua, aggiungendo qualche cubetto di ghiaccio nelle calde giornate d'estate, oppure se ne possono fare dei ghiaccioli. Può anche accompagnare macedonie e dolci alla frutta.
 Le foglie avanzate dopo la filtratura non vanno buttate, si possono mangiare tipo caramelle o sul pane.

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.  

Vedi anche:
Menta
Sciroppo di Rose
Sciroppo di Violette

domenica 25 gennaio 2015

Vagina - Una storia culturale

Vagina - Una storia culturale di Naomi Wolf, Mondadori, 2013.
Numero pagine: 382
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Vagina. A New Biography
Prima edizione: 2012
Prima edizione italiana: 2013
Genere: saggio

Questo è stato il primo saggio del genere che ho letto; a poco più di vent'anni cercavo di vederci chiaro nel mondo della sessualità, e manco a dirlo, sulla vagina e il piacere femminile non sono stati scritti tanti libri come invece ci si potrebbe aspettare. Questo in particolare è stato regalato da un'amica a sua madre, ed ho colto subito l'occasione facendomelo prestare, e devo ammettere che ai tempi non mi aspettavo di trovarmi davanti ad un testo così interessante.
L'Autrice parla della Vagina innanzi tutto a livello fisico-biologico-anatomico, e mostra come sia una parte fondamentale del nostro corpo, che condiziona la nostra percezione del piacere, la nostra creatività, la nostra fiducia in noi stesse, la nostra pace interiore, la nostra capacità di aprirci agli altri.
Affronta poi il fatto che i condizionamenti culturali riguardo ad essa determinano inevitabilmente la nostra percezione di noi stesse e della nostra sessualità. Una parte che mi è piaciuta molto è quella in cui riporta vari nomi con cui ci si riferiva alla vagina nella cultura C'han, negli scritti taoisti e nei testi Tantrici, come "loto d'oro", il "boschetto profumato", la "porta del paradiso", la "perla preziosa", la "porta celeste", il "globo rosso", la "porta di giada", la "valle misteriosa", la "porta del mistero", il "tesoro". L'Autrice ci invita a immaginare come sarebbe stata diversa la nostra vita, se fossimo vissute in culture in cui la nostra Vagina è chiamata così, e non con tutti i nomi volgari o stupidi o eufemistici che si usano correntemente (se vi va di farlo con le vostre amiche, potrebbe essere un buon esercizio di "arte vaginale" e "terapia" femminile, inventare e cercare modi per voi adatti di chiamare la Vagina).
 Prosegue parlando del fatto che la Vagina ha una "memoria" e che quindi tende a "chiudersi" quando si trova in situazioni negative, fastidiose, violente, e che in seguito tutte le volte che qualcosa "le ricorderà" questo reagirà nella stessa maniera. Alla luce di questo fatto, lo stupro e qualsiasi atto deliberato contro le donne, dal far sesso quando non ne hanno voglia, alla semplice mano che ci sfiora contro il nostro consenso, dal più semplice al più grave, risulta ancora peggiore, poiché la Vagina tende a ricordare e quindi a reagire e rivivere in base a ciò che ha già esperito.
L'ultima parte intitolata "Le ancelle della Dea", lungi dall'essere un'approfondimento su Divinità o culti femminili vaginali, come io mi aspettavo, parla dell'esperienza vissuta dall'autrice durante un seminario di massaggio tantrico alla vagina, degli insegnamenti e delle conclusioni che ne ha potuto trarre. Le ancelle della Dea sono quegli atti, condizioni e situazione che aiutano la donna e la Vagina ad essere liberamente sé stesse e a provare piacere (questa parte in particolare sarebbe altamente istruttiva per gli uomini).
Ogni argomento è affrontato in maniera scientifica ma anche con un occhio al vissuto personale dell'Autrice e di altre donne, la prosa è chiara e piana, facile da seguire.
Quindi in definitiva consiglio vivamente a tutte le donne (ma anche agli eventuali lettori)

Utilità
Se ti è piaciuto questo libro potrebbero interessarti anche:
  • Corpi impuri di Marinella Manicardi
  • Le mie cose di Raffaella Malaguti
  • Luna rossa di Miranda Gray
  • I misteri del monte di Venere di Duccio Canestrini
  • I monologhi della vagina di Eve Ensler
  • Il corpo della Dea di Selene Ballerini
  • Il libro della Vagina di Nina Brochmann e Ellen Støkken Dahl
  • Il piacere è sacro di Rianne Eisler
  • Luna Rossa di Miranda Gray
  • Mestruazioni di Alexandra Pope
  • Questo è il mio sangue di Elise Thiébaut
  • Storia di V di Catherine Blackledge
  • Vengo prima io di Roberta Rossi

Violetta

 Fa parte della famiglia delle Violaceae e ne esistono tantissime varietà, ma la Violetta propriamente detta è la Viola odorata, anche chiamata Viola mammola. Il latino viola, affine al greco ion di uguale significato viene dallo stesso ceppo di viere "intrecciare, annodare" forse perché era una delle piante che rientravano nella creazione di ghirlande, tuttavia secondo altri sarebbe un termine pre-indeuropeo come molti altri fitonimi. Odorata si riferisce al profumo del fiore, che è l'unico di questa specie ad essere intensamente profumato. Altre specie fra le più conosciute sono la Viola tricolor o Viola del Pensiero, la Viola biflora o Violetta gialla che cresce in luoghi umidi sulle Alpi, la Viola calcarata diffusa nelle Alpi Occidentali, la Viola alba o Violetta bianca, ma in Italia esistono varie specie endemiche, molte delle quali alpine. Alcune di queste le ho fotografate nel corso degli anni: Alcune varietà di Violetta.
In questo studio ho deciso di concentrarmi sulla Viola mammola, più comune, conosciuta e studiata, e d'ora in avanti dicendo Viola intenderò questa in particolare.
Alcuni dei nomi popolari sono: Viunedda, Viuletta (Liguria), Violitta (Piemonte), Viola zoppina (Lombardia), Fior de Zennar, Zoppina (Veneto), Viola zopa, Viola d'foss (Emilia), Viola maura, Mammoletta, Violetta (Toscana), Vijole (Abruzzo), Jola (Puglia), Roseviole (Calabria), Viola di jardinu (Sicilia), Balcu, Bascu, Violedda (Sardegna). A volte viene detta anche Fiore di San Sebastiano perché inizia a fiorire intorno ai giorni in cui ricorre la festa del santo (20 Gennaio).
In inglese è Violet o Sweet Violet, in francese Violette, Fleure de Mars, in tedesco Veilchen, in spagnolo Violeta.
Descrizione: pianta erbacea perenne con rizoma dal quale si dipartono stoloni che emettono radici e formano nuove piante che fioriranno l'anno successivo. Le foglie verde scuro sono riunite in una rosetta (non ci sono fusti fogliari), hanno lungo picciolo e forma ovale o reniforme, incise alla base e più arrotondate all'apice, dentellate. I fiori profumati hanno cinque petali di colore fra il lilla ed il viola intenso, più chiari al centro, due in alto e tre in basso, di cui quello centrale forma uno sperone. Ad una prima fioritura all'inizio della primavera può seguirne una seconda, caratterizzata dal fatto che i fiori rimangono ad uno stato rudimentale e si auto-impollinano. Si possono trovare alcuni fiori anche in autunno. I frutti sono capsule rotondeggianti che si aprono a tre valve e contengono semi tondi, bruni con una sporgenza all'apice.
Frutti in maturazione


Habitat: pianta dell'areale mediterraneo ma diffusasi in buona parte dell'Europa, cresce dal mare alla montagna fino ai 1200 m, in tutta Italia, ma è più diffusa al Nord. Occupa boschi e luoghi erbosi, spunta sotto le siepi e all'ombra degli alberi.

Coltivazione: esistono moltissime varietà di Violetta e Viole del Pensiero da giardino. Si seminano in autunno (i semi hanno bisogno di essere esposti al gelo per germinare) in luoghi freschi ed ombrosi, su terreni umidi e ricchi di humus, ma si possono raccogliere anche alcune delle piante selvatiche prodotte da stolone e trapiantarle in giardino, senza depredare un intero prato ma prelevando solo qualche esemplare in ogni luogo.Visto che si diffonde molto velocemente sarà bene non piantarla vicino ad altre piante più deboli.

La droga è costituita dai fiori che si raccolgono sbocciati, fra gennaio e aprile a seconda della zona e del clima, di mattina dopo che la rugiada si è asciugata, in un giorno di luna crescente o piena, meglio se nei giorni caratterizzati da segni d'Aria (Gemelli, Bilancia, Acquario). Si lasciano seccare all'ombra in strati sottili il più velocemente possibile, e si conservano in barattoli ben chiusi al riparo dalla luce perché non si deteriorino.
Anche il rizoma ha proprietà officinali e si raccoglie d'autunno alla fine del ciclo vegetativo, in luna calante, meglio se nei giorni della Terra (Toro, Vergine, Capricorno); si lava bene e si raschia via la terra, poi si mette ad essiccare al sole e si conserva anch'esso al chiuso e al riparo dalla luce. Il suo uso però deve sempre rispettare le dosi consigliate poiché se assunto massicciamente può provocare vomito e diarrea.
Le foglie si raccolgono per tutta la primavera, meglio durante la fioritura, in luna crescente o piena nei giorni della Foglia (Cancro, Scorpione, Pesci).
Utilizzi
Come sempre prendete ciò che segue per una ricerca, sperimentata solo in parte, e prima di utilizzare qualsiasi erba assicuratevi che sia quella giusta, che sia lontana da strade e fonti di inquinamento, verificate di non essere allergici o ipersensibili a qualche componente e prima di fare qualsiasi cosa consultate il vostro medico/omeopata/erborista.
Le foglie hanno proprietà blandamente lassative, curano la tosse, sono diuretiche ed eudermiche, la forma più efficace è l'infuso, anche in associazione ai fiori.
I rizomi sono anch'essi bechici e lassativi e si usano in decotto.
I fiori sono espettoranti, sudoriferi, depurativi, diuretici, dermopurificanti, emollienti, antinfiammatori.
ATTENZIONE: se assunti in grande quantità i rizomi possono provocare vomito e diarrea.

Infuso: su 2 g di fiori si versano 100 ml d'acqua bollente, se ne bevono due-tre tazze al giorno per le infezioni delle vie urinarie e per i calcoli renali. Inoltre quest'infuso seda tosse, raffreddore e bronchiti e per potenziarne l'effetto si possono unire in parti uguali anche fiori di Verbasco e di Malva. Per uso esterno si imbevono dei batuffoli di cotone o della garza e si posizionano sulla parte interessata per lenire delicatamente infiammazioni, bruciature, eczemi, dermatiti e acne (sia per uso esterno in quanto eudermica che per uso interno come depurativo, tuttavia la Viola del Pensiero sembra essere più adatta), ma anche per curare la crosta lattea; in questo caso l'infuso può essere bevuto dalla mamma o mescolato al latte del bambino, od ancora secondo la tradizione popolare, si può versare del latte caldo sulla pianta contusa ed una volta a temperatura corporea si usa come cataplasma sulla testa del bambino. Compresse imbibite di infuso posizionate sugli occhi per dieci minuti, calmano le infiammazioni oculari.

Sciroppo: la mia versione di questo sciroppo, con differenti i tipi di procedimento, la trovate qui. Se ne prendono dei cucchiaini più volte al giorno in caso di tosse, bronchite, raffreddore ; inoltre è delicatamente lassativo, quindi adatto anche per anziani e bimbi. Tradizionalmente si preparava uno sciroppo per la tosse con fiori di Violetta, fiori di Verbasco, fiori di Malva, e fiori di Papavero ai quali a volte si aggiungevano fiori di Altea, Farfara e Antennaria; queste infatti erano le erbe pettorali più conosciute ed apprezzate.

Tintura: pianta intera fresca in alcool a 45°.

Essenza: si estrae tramite solvente dalle foglie (ebbene sì!), anche se a quanto ho capito il profumo dei fiori può essere estratto tramite enflourage (i fiori vengono immersi e pressati nel grasso, rinnovando i fiori un certo numero di volte, finché il grasso non è "saturo" di profumo, al che con un solvente si può dividere la sostanza profumata dal grasso) ma comunque il prodotto è costosissimo e dunque al di fuori della portata del mio naso e di buona parte del resto della gente, sicché non sono reperibili notizie sul suo possibile uso se non come ingrediente di profumi.

Rimedio omeopatico: serve per curare i dolori reumatici, soprattutto ai polsi.
Ricette culinarie
Viene usata come ingrediente di ricette dolci e salate da secoli: le foglie tenere e giovani possono rientrare in misticanze cotte, insalate, frittate, zuppe d'erbe (soprattutto quelle primaverili depurative), ripieni o possono essere lessate e ripassate in padella. I fiori oltre a colorare le insalate, aromatizzano le macedonie, le frittate d'erbe di campo, le creme dolci e perfino il gelato, le marmellate, lo sciroppo e rientrano nella produzione di liquori. Congelate nei cubetti di ghiaccio possono dare un tocco colorato e floreale a qualsiasi bevanda.

Insalata di fiori: questa è una ricetta della mia infanzia e per me è sempre stata circondata da un'aura un po' magica...insomma a mangiare fiori mi sentivo la principessa delle Fate! La preparazione è molto semplice, ci si può servire di una base di erbe di campo crude come foglie tenere di Piantaggine, Viola, Primula, Pimpinella, Tarassaco, Acetosella, Malva, Crescione, Nasturzio, Lattuga selvatica, cime di Finocchio e un'insalata a piacere dal gusto delicato come la Valerianella o la Lattuga. E via, aggiungete i fiori del periodo che possono essere Primula, Viola, Rosa, Calendula, Dente di leone, Nasturzio (i miei preferiti!), Borragine, Pratoline, Malva, Acacia, Salvia dei Prati, Erba cipollina, Cicoria, Trifoglio. Si può anche aromatizzare con qualche fogliolina tritata di Menta o Serpillo, o arricchire con semi, frutta secca, cubetti di mela, arancia. Si condisce appena prima di mangiarla con sale, olio e limone.

Violette candite: raccogliete due manciate di Viole e privatele dello stelo, dunque sbattete due albumi con due cucchiaini d'acqua senza farli diventare troppo schiumosi. Si immergono i fiori negli albumi, poi si raccolgono con una forchetta, lasciando gocciolare l'eccesso di liquido e si rigirano nello zucchero a velo, facendo attenzione a che siano ben ricoperti. Si lasciano asciugare per due o tre giorni su un foglio di carta da forno, e vanno riposti in una scatola di latta ben chiusa o in un barattolo. Si mangiano come caramelle o si usano per guarnire i dolci (ricetta tratta e adattata da Cucinare con i fiori).

Zucchero alle Viole: si raccolgono i fiori e si mondano dallo stelo, poi si pongono in un barattolo alternando uno strato di fiori e uno di zucchero. Dopo averlo lasciato un mese al sole, avendo cura di agitarlo di tanto in tanto, lo zucchero aromatizzato è pronto e può essere usato in creme e dolci vari. Ho provato una volta questa ricetta ma personalmente mi sembrava che fosse minimamente fermentata, cosa che non è un problema per il resto del mondo, ma io che sono astemia rifuggo l'odore ed il sapore dell'alcool. Merita comunque qualche altro tentativo!

Frittelle di Violette: raccogliete mazzolini di dieci Violette e legateli con uno stelo, dunque preparate una miscela di 50 g di zucchero e un bicchierino di maraschino e immergetevi i mazzetti per un ora, rigirandoli di tanto in tanto. Nel frattempo preparate la pastella con 250 g di farina bianca, due tuorli d'uovo, mezzo bicchiere di latte, due cucchiai di zucchero e due di olio e lasciate riposare un'ora. Trascorso questo tempo si uniscono gli albumi montati a neve e un pizzico di sale e si intingono nella pastella i mazzolini di viole sgocciolati e si friggono in olio ben caldo fino a doratura, si scolano, si rigirano su carta assorbente e si servono ammonticchiati e cosparsi di zucchero a velo (ricetta tratta e adattata da Cucinare con i fiori).

Marmellata alle Viole: sono in realtà marmellate di mele aromatizzate in maniera più o meno consistente con i fiori, la variante che più mi è piaciuta è questa: si prepara uno sciroppo con 800 g di zucchero e 100 ml d'acqua, quando fila si aggiungono 150 g di fiori di Viola e 400 g di purea di mele. Da quando riprende il bollore si lascia cuocere per 10 minuti e poi si invasa. Può essere usata oltre che sul pane per golose merende, per confezionare particolarissime crostate (ricetta tratta e adattata da Il Prato nel Piatto).

Conserva di Violette: si prepara uno sciroppo con 1,5 kg di zucchero e due bicchieri d'acqua. In un mortaio si pestano 200 g di fiori (senza gli steli) con due cucchiai di zucchero (si può anche fare con un mixer ma attenti a non surriscaldare i fiori). La pasta ottenuta dalle Viole si aggiunge allo sciroppo quando inizia a bollire, mescolando; si cuoce a fuoco basso finché lo sciroppo inizierà a salire, dunque si invasetta e capovolge per fare il sottovuoto (ricetta tratta e adattata da Cucinare con i fiori).

Gelato fiorito: a del gelato alla vaniglia, crema o fior di latte si miscelano delicatamente alcune Violette, poi si rimette nel congelatore e si fa di nuovo rapprendere. Si serve decorando con alcuni fiori freschi (ricetta tratta e adattata da Il Prato nel Piatto).

Gelato di Violette:su 10 g di Violette e 4 foglie di Viola si versano 150 ml di acqua bollente e si lascia macerare fino a completo raffreddamento, poi si filtra strizzando bene. Dunque si montano 200 g di panna e si battono 2 tuorli con lo 70 g di zucchero e si montano a neve gli albumi. La panna va stemperata con l'infuso di Viole, dunque si aggiungono prima i tuorli e poi gli albumi e si mescola delicatamente. Si trasferisce il tutto in una gelatiera o in freezer. Il gelato sarà pronto in tre ore (ricetta tratta e adattata da Il Prato nel Piatto).

Sorbetto di Violetta: su 15 g di fiori e 50 g di zucchero si versano 250 ml di acqua bollente e si lascia in infusione finché non si è raffreddata del tutto. Fatto ciò di filtra spremendo bene il residuo e si unisce un albume d'uovo montato a neve e si mette nel congelatore, mescolando di tanto in tanto perché si mantenga granuloso. Si deve servire in giornata perché dopo si rassoda troppo (ricetta tratta e adattata da Il Prato nel Piatto).

Vino alla viola o violaceum: è una rielaborazione del vino preparato al tempo dei Romani con fiori di Violetta perché, sembra, sostenevano che allontanasse e curasse i sintomi delle sbronze. Si mescolano e lavorano con un mestolo di legno una tazza di Violette e tanto zucchero quanto basta per creare una crema densa, fatto ciò si lascia riposare per mezz'ora, poi si aggiungono due cucchiai di alcool a 90° mescolando delicatamente. Si lascia macerare per una mezza giornata e poi si aggiunge un litro di vino bianco secco e si lascia a riposare in una bottiglia per una settimana, dunque si filtra (ricetta tratta e adattata da Il Prato nel Piatto).

Liquore di Viole: in un vaso si pongono 200 g di fiori di Viola e si coprono con 600 ml di alcool a 95° e si lascia a macerare per qualche giorno. Dunque si prepara uno sciroppo con un litro di acqua e 800 g di zucchero e una volta raffreddato vi si aggiungono le Viole filtrate dall'alcool e ben tritate. Si può ora unire lo sciroppo con l'alcool e dopo alcuni giorni il preparato va filtrato ed imbottigliato (ricetta tratta da Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei).

Fonti
Cucinare con i fiori, Lina Marenghi, Priuli & Verlucca, 2011
Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, E. Campanini, Tecniche Nuove, 2004
Erbe delle valli alpine, M. Vaglio, Priuli&Verlucca, 2014
Flora e fauna delle Alpi, T. Schauer e C. Caspari, Mondadori Editore, 1978
Il libro delle erbe, P. Lieutaghi, Rizzoli Editore, 1981
Il prato nel piatto, A. Lanzani Abbà, Mondadori Editore, 1989
Liquori - Grappe gelatine marmellate con erbe e frutti spontanei, R. Luciano e R. Salvo, Araba Fenice, 2013
Manuale pratico di fitoterapia - vol. 1, E. Lazzarini e A. Lonardoni, Edizioni Mediterranee, 1985
Orto e giardino biologico, M. L. Kreuter, Giunti Editore, 2011
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, U. Boni e G. Patri, Fabbri Editori, 1979
Actaplantarum - Viola odorata
Arcadia - Il mondo delle erbe officinali
Erbeofficinali.org - Viola mammola
Etimo.it - Viola
Infoerbe.it - Viola mammola
Fotografie mie scattate a Maclino (Bs) nell'Aprile 2013 e a Spotorno (SV) in Marzo 2015, tavola botanica d'autore sconosciuto.

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Grazie a mia madre che alle volte proprio c'ha un sacco di pazienza, e a Claudia che ha allietato la mia scrittura a tempo di musica.

Vedi anche:
La Violetta nell'antichità
Mitologia della Violetta  
Lo Spirito della Violetta
Alcune varietà di Violetta
Illustrazioni botaniche di Violette
Sciroppo di Violette

Aggiornato l'ultima volta il 19 marzo 2015.

venerdì 23 gennaio 2015

Pioppo Nero

Il genere Populus appartiene alla famiglia delle Salicaceae e conta una trentina di specie, fra le quali le più comuni in Italia sono il Pioppo Nero (Populus nigra), il Pioppo Bianco (Populus alba), il Pioppo Tremulo (Populus tremula) e il Pioppo Grigio (Populus x canescens ibrido di Bianco e Tremulo).
Populus, secondo un'etimologia popolare diffusa già nella Roma antica, deriva dal fatto che il Pioppo era l'albero del popolo; secondo i linguisti moderni invece l'etimologia è incerta, e probabilmente viene da una radice non indoeuropea (come d'altra parte molti altri fitonimi assorbiti da greci e latini); secondo altri deriverebbe dal greco pallo "ondeggio, agito" per la caratteristica delle foglie dal lungo picciolo di tremare ad ogni alito di vento. Una simile etimologia si propone anche per il termine greco indicante il Pioppo Nero, ovvero aigeiros, dalla radice AG=EG, IG- "muoversi, agitarsi, tremare". Il Pioppo bianco veniva invece detto leuke cioè "bianco".
Avevo in mente uno studio generico sul Pioppo, ma essendo alberi molto diversi fra loro credo che ci sia bisogno di uno studio approfondito per ognuno, benché lo spirito di fondo sia similie; ho quindi deciso di concentrarmi sul Pioppo Nero a me più vicino e familiare, e d'ora in avanti dove non specificato altrimenti, per Pioppo intenderò lui. Può essere che non sempre le notizie che ho raccolto specifichino il genere di Pioppo a cui sono riferite, ma ho deciso di riportarle comunque laddove mi siano sembrate particolarmente significative, specificando comunque l'incertezza del riferimento.
Nomi popolari: Arbare, Pibula (Liguria), Poja, Albaro (Piemonte), Pobbia nera, Alnia (Lombardia), Talpon negro (Veneto), B'dolla, Fiopa (Emilia Romagna), Populo nero, Oppio da pali (Toscana), Bidollo (Marche), Albuccio (Lazio), Chioppe (Abruzzo), Chioppa, Cuduli bianchi (Campania), Zizuigo (Puglia), Chiupparella (Basilicata), Agiocu, Candelise (Calabria), Arvanu Arbaneddu niuru (Sicilia), Fustialvu nieddu, Linarbu (Sardegna).
In inglese è Aspen, in francese Peuplier, in tedesco Pappel, in spagnolo Almo.

Descrizione: albero a foglie caduche, alto fino a 30 metri con fusto solitamente dritto ma spesso con protuberanze negli esemplari adulti. La corteccia grigio-marrone è liscia negli individui giovani ma più avanti si screpola con tagli orizzontali. La chioma è ampia ed avolte piramidale o tubulare, con molti rametti giallastri. Le foglie sono alterne, disposte a spirale lungo ai rami, con un lungo picciolo ed hanno forma triangolare o romboidale, dentellate con apice acuminato, verde tenero lucente a primavera per poi scurirsi una volta sviluppate; d'autunno diventano giallo dorate. Le gemme sono coperte di brattee brune glabre e vischiose. I fiori maschili e femminili si presentano su piante diverse; quelli maschili sono amenti penduli rossastro-bruni di circa 10 cm, che spuntano prima delle foglie fra febbraio e aprile, quelli femminili sono più esili e verde-gialli. I frutti sono capsule contenenti piccoli semi provvisti di lanuggine bianca, che ne favorisce la dispersione grazie al vento.
Non è molto longevo, può raggiungere i 90 - 100 anni.

Habitat: Cresce in tutta Italia dal mare alla montagna fino ai 1200 m, spesso coltivato, soprattutto nella pianura Padana. Spontaneo si trova solitamente lungo fiumi o laghi, a volte al margine di boschi ma mai nel fitto, poiché ha bisogno di luce e acqua per svilupparsi. Cresce sia in boschetti puri che in compagnia di Salici e Ontani, anch'essi amanti dei corsi d'acqua.
Il Pioppo può ospitare un gran numero di insetti, e animali quali scoiattoli, picchi, falchi, pipistrelli che trovano ricetto nelle cavità degli alberi adulti. Sulle sue radici cresce il Piopparello o Pioppino (Agrocybe aegerita), un fungo commestibile e saporito.

La droga è costituita dalle gemme che si raccolgono in primavera prima che si aprano, in tarda mattinata, possibilmente in luna crescente o piena, e si fanno seccare in luogo ben areato e ombroso, per poi coservarle in barattoli di vetro ben chiusi e al riparo dalla luce. Fresche si usano anche per la preparazione di gemmoderivati. Anche la corteccia ha proprietà medicinali, si raccoglie all'inizio della primavera, prima della ripresa del ciclo vegetativo, si taglia in strisce e si lascia seccare al sole, si conserva in vasi di vetro o ceramica ben chiusi.

Utilizzi
Come sempre prendete ciò che segue per una ricerca, sperimentata solo in parte, e prima di utilizzare qualsiasi erba assicuratevi che sia quella giusta, che sia lontana da strade e fonti di inquinamento, verificate di non essere allergici o ipersensibili a qualche componente e prima di fare qualsiasi cosa consultate il vostro medico/omeopata/erborista. ATTENZIONE: il Pioppo contiene salicilati, presenti anche nell'aspirina, dunque in caso di allergie o ipersensibiltà evitarne l'uso. Evitare anche durante cure con farmaci anticoagulanti.
Le gemme hanno proprietà: astringenti, antinfiammatorie, balsamiche, depurative, anticatarrali, diuretiche, antimicrobiche, batteriostatiche, leggermente analgesiche.

Infuso: si gettano 2-5 g di gemme in 100 ml d'acqua e se ne bevono una-due tazzine al giorno per calmare la tosse e eliminare il catarro, magari in associazione al Timo, anche per gargarismi contro il mal di gola. E' anche un rimedio per la cistite ed è un buon diuretico, al quale si possono associare le foglie di Betulla. Inoltre, calma i sintomi influenzali e i dolori che vi si accompagnano.
Per uso esterno può essere utile in caso di emorroidi, per detergere zone infiammate e congestionate, e per lenire piccole scottature, contusioni  o escoriazioni anche in forma di compresse (cotone o garze imbevute di infuso e applicate sulla zona interessata).

Sciroppo: non che sia un'esperta ma per quanto ho potuto capire e provare un metodo di preparazione di sciroppo potrebbe essere questo: si mettono le gemme contuse in un barattolo, coprendole di zucchero ed aggiungendo un po' di alcool a 95°. Si lascia poi macerare al sole per qualche mese, finché lo zucchero non sarà quasi del tutto sciolto; a questo punto si filtra e si conserva lo sciroppo in bottigliette di vetro e si prende a cucchiai in caso di tosse e mal di gola. Una buona variante potrebbe avere il miele al posto dello zucchero, e spesso gli sciroppi si preparano anche partendo dall'infuso al quale si aggiunge una pari quantità di zucchero, ma non ho ancora fatto molte prove in merito...prima o poi! :)

Oleolito e unguento: non ho ancora provato a farlo, e l'unica ricetta che ho trovato usa il metodo della digestione a caldo, ovvero: si mettono le gemme fresche e l'olio di oliva (in proporzione 1:10) a macerare a bagnomaria per almeno 30 minuti, trascorsi i quali si filtra l'olio. Personalmente però preferisco ottenere gli oleoliti per macerazione a freddo, anche se il processo è più lungo, ma in tale modo non si rischia di surriscaldare e rovinare l'olio. In questo caso però potrebbe essere utile per far evaporare l'acqua contenuta nelle gemme e sciogliere la resina, responsabile delle eccellenti proprietà del Pioppo...non resta che sperimentare!
Quest'oleolito viene usato soprattutto per lenire il dolore dato dalle emorroidi e miscelandolo con cera d'api (ed eventualmente oleoliti o estratti di altre erbe adatte come Ippocastano e Achillea) se ne può fare un valido unguento. Fino a pochi anni fa l"'unguento populeo" era ottenuto dalla macerazione delle gemme in strutto o altro grasso animale, ma spesso si aggiungevano varie altre erbe come la Belladonna, il  Giusquiamo, la Morella o il Rosolaccio (anche in questo caso, se qualcuno reperisse o fosse a conoscenza di una ricetta attendibile, sarei lietissima di leggerla e sperimentarla! ATTENZIONE: gran parte di queste erbe sono pericolose poiché molto attive anche in piccole dosi e possono provocare avvelenamento).
Il Mattioli riporta anche che le donne ai suoi tempi pestavano le gemme e le univano al burro, lasciando a macerare per un certo periodo. Usavano quest'unguento dopo averli lavati per "per far belli i capelli".

Vino medicato: si lasciano a macerare 5 g di gemme in 100 ml di vino rosso per 10 giorni; se ne consumano bicchierini nel corso della giornata per sedare la tosse ed eliminare il catarro.

Tintura madre: si prepara con droga fresca in rapporto 1:2, a macero per tre settimane in alcool a 95°. Con droga secca il rapporto è 1:5 e la gradazione alcolica 75-90° (informazioni tratte da Infoerbe.it).

Gemmoderivato: si usa nella cura della tosse, delle malattie delle vie respiratorie e per eliminare il catarro. 

Come per gli altri alberi, anche del Pioppo si usano varie parti, come il legno, che è di colore chiaro, tenero, leggero ed agevole da lavorare, ma non si conserva a lungo poiché viene facilmente aggredito da insetti o muffe. Un tempo veniva usato per soffietti da forgia perché non si deforma essiccandosi, mentre oggi se ne producono imballaggi e cassette da frutta, fiammiferi, stuzzicadenti, e carta.
Con i batuffoli che circondano i semi si potevano imbottire cuscini, inoltre potevano essere usati come materiale isolante. Il carbone di Pioppo viene a tutt'oggi assunto dopo i pasti per contrastare l'acidità di stomaco, il meteorismo e la fermentazione. Con i grani di resina solidifcati si facevano i rosari.
Un'altro importantissimo e naturale prodotto derivato da quest'albero, è la propoli. Questa infatti viene prodotta dalla lavorazione da parte delle api di alcune resine, ed in Europa la fonte principale è data appunto dalla sostanza vischiosa che ricopre le gemme del Pioppo (1). Le api la usano come materiale da costruzione insieme alla cera, per mummificare corpi estranei penetrati nell'alveare, chiudere o restringere eventuali buchi, rivestire le cellette delle larve inquanto ha importanti proprietà antimicrobiche ed antimicotiche. Inoltre è antinfiammatoria, ciccatrizzante, antiossidante, per le api ma anche per le piante, gli animali e l'uomo, sicché può essere usata in moltissimi modi anche in agricoltura (come antifungino ed antiparassitario), arboricoltura (come ciccatrizzante dopo grandinate, tempeste e potature), veterinaria ecc.
Per quanto riguarda l'uomo, la forma più diffusa è quella della tintura alcolica, indicata nel mal di gola, dolori ai denti, infiammazioni della bocca o piccole ferite e vesciche, ma può anche rientrare nella formulazione di creme e unguenti per ustioni, abrasioni, piccole ferite, irritazioni, che contribuisce a guarire e ciccatrizzare in fretta. Inoltre, essendo come già detto, antimicrobica e antimicotica può rientrare nella formulazione di prodotti per curare l'herpes e la candida.

Note
(1) Finché non ho fatto questa ricerca ero completamente all'oscuro di come le api producessero la propoli, anzi non me l'ero mai chiesta in realtà; ed è stato infinitamente affascinante approfondire quest'aspetto della vita delle api, vedere ancora una volta come la Natura è un "sistema di sistemi" che si alimentano ed equilibrano perfettamente. Tra l'altro, se vi capita di passare sotto un Pioppo verso Febbraio, potrete trovare ai suoi piedi qualche rametto con ancora le gemme attaccate, o magari qualche gemma caduta: provate a sfregarle fra le dita sentirete un odore misto fra il balsamico e il profumo del miele...ed io personalmente sono rimasta stupefatta, è proprio l'odore della propoli!


Fonti
Alberi, A. J. Coombes, Fabbri Editori, 2008
Come usare la propoli, Edizioni del Baldo, 2009
I discorsi ne i sei libri della materia medicinale di P. Dioscoride, P. A. Mattioli
Ierobotanica rituale e fitonomie sacre greco-italiche di M. Giannitrapani in Silvae, n. 13, Gennaio-Giugno 2013
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, U. Boni e G. Patri, Fabbri Editori, 1979
Actaplantarum - Populus nigra
Apicoltura2000 - La Propoli: preparati per uso agricolo
Associazione micologica e botanica - Populus nigra
Erbeofficinali.org - Pioppo
Etimo.it - Pioppo
Figlia dell'erborista - Propoli
Infoerbe.it - Pioppo
Mieli d'Italia - Propoli
Waldwissen.net - Il pioppo nero

Immagini: la tavola botanica di Otto Willhelm Thomé.

Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citarne la fonte.

Aggiornato l'ultima volta il 31 Gennaio 2015.