lunedì 22 aprile 2019

L'ora delle Streghe, Il demone incarnato, Taltos, il ritorno

La saga delle Streghe Myfair di Anne Rice
L'ora delle streghe di Anne Rice, Tea, 1995
Numero pagine: 934
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Witching Hour
Prima edizione: 1990
Prima edizione italiana: 1995
Genere: romanzo horror, gotico, fantasy, fantascientifico
Epoca: anni 90 con flashback e racconti dal XVI sec.
Ambientazione: varie, soprattutto New Orleans e S. Francisco

Il demone incarnato di Anne Rice, Tea, 1996
Numero pagine: 638
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Lasher
Prima edizione: 1993
Prima edizione italiana: 1996
Genere: romanzo horror, gotico, fantasy, fantascientifico
Epoca: anni 90
Ambientazione: varie, principalmente New Orleans

Taltos, il ritorno di Anne Rice, Tea, 2005
Numero pagine: 580
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Taltos
Prima edizione: 1994
Prima edizione italiana: 2005
Genere: romanzo horror, gotico, fantasy, fantascientifico
Epoca: anni 90 con flashback in altre epoche storiche
Ambientazione: New York, New Orleans, Scozia

Voi non lo sapete, ma ci vuole niente per spaventarmi e farmi passare la notte in bianco, sicché, abitualmente, rifuggo film e libri horror. Tuttavia, conoscere come la figura della strega sia stata sviluppata in ogni sua forma, e quindi anche nella letteratura, questa volta ha vinto sulla mia impressionabilità; è stato così che ho iniziato la saga delle streghe Myfair di Anne Rice. Questo ciclo è composto da tre libri principali, L'ora delle streghe, Il demone incarnato e Taltos, il ritorno. Alcuni dei personaggi però si trovano anche in alcuni romanzi appartenenti alla nota saga dei Vampiri (di cui i più conosciuti sono Intervista col vampiro e La regina dei dannati, anche per i film che ne sono stati tratti): Merrick la strega, Il vampiro di Blackwood e Blood. Ai tempi dell'adolescenza avevo letto 4 o 5 dei libri della saga dei vampiri, ma avendoli trovati piuttosto noiosi l'avevo abbandonata. Il ciclo delle streghe invece, forse anche perché nel frattempo sono cresciuta ed ho affinato i gusti, mi è piaciuto.
Vi lascio un breve sunto solo dell'inizio del primo libro (l'unico ad essere stato rieditato in tempi recenti, nel 2018, forse possiamo aspettarci una nuova edizione di tutta la serie): ambientato negli anni 90 (durante i quali è stata pubblicata la saga), l'azione si muove fra San Francisco dove Michael Curry, architetto, viene salvato dall'annegamento dal neuro chirurgo Rowan Myfair, acquisendo capacità paranormali, e New Orleans, dove risiede la grande famiglia Myfair, in particolare nella dimora di famiglia del Garden District dove ogni giorno sotto il portico siede una donna, immobile, con uno smeraldo al collo. Intorno a lei e alla casa, aleggia da sempre l'immagine di un giovane bruno, Lasher, uno spirito che per generazioni le donne Myfair, discendenti di streghe, hanno avuto vicino. Aaron Lightner, appartenente al Talamasca, l'ordine che da secoli cerca di conoscere il paranormale e vigila sulle streghe Myfair, contatta entrambi, e quando Rowan e Michael si recano a New Orleans, di cui entrambi sono originari, Lasher vivrà ciò che da secoli preparava per la famiglia Myfair.
Mi fermo qui per non rovinarvi la sorpresa di cosa accadrà nei libri successivi, anche perché l'Autrice è stata molto brava a costruire e mantenere il mistero intorno alla figura di Lasher, la sua natura e i suoi intenti, che ci si svelano poco a poco.
In realtà, quello veramente pauroso è il primo libro, il secondo è a tratti inquietante ma ormai il mistero è stato svelato. Il terzo è una sorta di chiarimento dei primi due, una spiegazione sull'origine dei Taltos, ma non aggiunge molto ai precedenti a livello di intreccio, se non per due o tre notizie ben mirate, ma per altro intuibili, che immagino avranno i loro sviluppi nei romanzi successivi.
Anche se, leggendo alcune recensioni, ho visto che molti non l'hanno apprezzata, io ho trovato interessante la parte del primo libro in cui vengono raccontate le storie dei vari antenati Myfair, delle streghe più importanti di ogni generazione; è vero che s'interrompe la narrazione principale, ma si dà anche molta più profondità ai personaggi e alla situazione che si trovano a vivere. Ho apprezzato anche il fatto che ogni strega abbia una sua personalità, e in generale non ci sono personaggi ad una dimensione (buono buonissimo o cattivo cattivissimo), lo stesso Lasher è costruito a tutto tondo, ed è a mio parere quello che più rimane impresso fra i moltissimi presenti nella saga.
L'idea che i poteri delle streghe vengano tramandati e siano riconoscibili geneticamente, l'ho ritrovata in All souls trilogy, come anche il fatto che la protagonista, almeno all'inizio, sia una strega non strega: nel caso di Rowan che non sa di esserlo, nel caso di Diane che rifiuta di esserlo. Questa serie però è molto più oscura e complessa, anche la sessualità ha qualcosa di esasperato ed oscuro.
L'unica pecca a mio avviso è che a tratti la narrazione risulta un po' troppo lenta, e lo stile quasi troppo descrittivo, però, mentre leggendo le prime pagine speravo che finisse in fretta (anche perché avevo una paura ladra), chiuso l'ultimo libro mi è dispiaciuto che la storia fosse finita.
Sicché, se siete amanti del genere fantasy/horror e di streghe questo ciclo di romanzi fa al caso vostro!
Non mi resta che affrontare quelli che fanno parte della saga dei Vampiri, adesso. (Aggiornamento: ho letto Merrick la strega e Il vampiro di Blackwood: confermo la mia impressione adolescenziale, i romanzi sui vampiri della Rice non mi piacciono, li ho trovati noiosi, con personaggi veramente forzati e inverosimili, a tratti esasperanti).

domenica 21 aprile 2019

Le Piante Magiche

Le piante magiche – Nell'Antichità, nel Medioevo, nel Rinascimento, di Emile Gilbert, Hermes Edizioni, 2008
Numero pagine: 119
Lingua originale: francese
Titolo originale: Les plantes magiques et la sorcellerie
Prima edizione: 1899
Prima edizione italiana:  ?
Genere: saggio

Quando ho trovato questo libro, come potrà immaginare chi mi conosce o segue da un po' il blog, ho sobbalzato sulla sedia ed ho pensato “Questo libro dev'essere mio!” come manco Smeagol con il suo tesssoro avrebbe fatto.
Così ho iniziato subito a leggerlo. Ma non era come me l'aspettavo, ovvero qualcosa di simile a Le Erbe delle Streghe nel Medioevo di Rossella Omicciolo Valentini.
Si tratta infatti di un breve saggio del 1899 di Emile Gilbert, medico francese che visse a cavallo fra 800 e 900, interessato all'esoterismo e legato all'Ordine kabalistico della Rosa-Croce, come ci spiega l'introduzione a cura di Sebastiano Fusco (giornalista e autore di vari testi legati all'esoterismo). Fusco infatti rileva come nell'antichità medici e maghi fossero a conoscenza, oltre che dell'utilità pratica delle piante, anche di tutta una rete di rimandi e corrispondenze delle stesse che le legava all'uomo e ad ogni altra cosa; la conoscenza di questi legami permetteva di farne uso magico. Le forze che influenzano le varie parti dell'Universo così inestricabilmente connesso (accrescimento, distruzione, cambiamento ecc.) presero il nome degli Dei: Venere la forza generatrice, Marte quella distruttrice e così via per tutti i pianeti dell'astrologia classica (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno) che influenzano la vita. Ognuno era associato ad un colore, un metallo, e via per tutte le corrispondenze (animali, piante ecc.) in cui chiunque si sia interessato minimamente a temi esoterici è incappato (che ci creda o meno). Questa conoscenza avrebbe costituito un vantaggio per la farmacologia ante litteram dei maghi di un tempo (una sorta di foglietto illustrativo di livello superiore). Dalla volontà di recuperare questa conoscenza, che lega farmacologia scientifica e “magica”, nasce l'intento di questa pubblicazione. Tale l'introduzione.
Il primo capitolo ad opera dell'autore parla delle piante impiegate in magia (a quanto pare originatasi in Egitto), alchimia e stregoneria medievale, discipline che portavano a padroneggiare gli elementi naturali così come la volontà dei singoli, come dimostrerebbero alcuni autori antichi. La medicina stessa avrebbe avuto origine nei templi, ed univa i rimedi fisici, alla volontà divina, e dunque al soprannaturale; per quanto riguarda le streghe, questo legame, secondo l'autore, era garantito dall'uso di unguenti a base di piante psicoattive come Belladonna, Mandragora, Stramonio, Giusquiamo, Aconito, Canapa, Cicuta, Colchico, Elleboro ecc. Uso magico avevano anche i profumi, che potevano essere associati ai pianeti, (l'autore riporta qualche esempio).
Il secondo capitolo è dedicato allo studio della Mandragora, citata da Teofrasto, Plinio, Ippocrate, Brunetto Latini, Giambattista Porta; è piuttosto nota la leggenda secondo la quale chi la coglie è destinato alla morte, cosicché sono stati escogitati tutta una serie di fantasiosi espedienti per evitarlo; piuttosto conosciute sono anche le rappresentazioni della radice di Mandragora come un omino con foglie al posto dei capelli, forse dovuta all'aspetto antropomorfo della radice, sia all'uso della stessa per confezionare bambole. Sembra che questa particolarissima pianta fosse utilizzata anche a fini medicinali fin dall'antichità, soprattutto come anestetico.
Il terzo capitolo parla della Belladonna, il nome deriverebbe dal titolo dato alle streghe “buona donna” o “bella donna”, uniche sostitute dei medici per il popolo.
Il quarto capitolo tratta il Giusquiamo, usato soprattutto per vedere il diavolo e viaggiare al Sabba, quindi dello Stramonio (ipotizza il suo uso già nei poemi omerici nel filtro di Circe, tuttavia la Datura stramonio è una pianta originaria dell'America, quindi sconosciuta prima del 500, inoltre anche l'immagine riportata non coincide, sicché ignoro di quale pianta stia parlando l'autore, non essendo riportato il nome botanico).
Nel capitolo sesto sono elencate le varie piante usate da maghi e stregoni dall'antichità al medioevo con nome comune, parte usata, famiglia, modo di somministrazione ed effetti. La mancanza di nome botanico rende difficile capire di quale pianta stia parlando l'autore.
Il capitolo settimo, si rileva come le leggende sulle piante siano comuni a tutti i popoli antichi, così come il loro uso nei riti religiosi, ed in seguito l'associazione con divinità e santi.
La prima appendice illustra la somiglianza fra i riti dei maghi popolari Borbonesi e quelli della nuova Caledonia; la seconda è composta da un racconto che riporta la visione di processo alchemico nell'antico Egitto che si scopre essere solo un sogno dato dalle letture.
Si tratta sicuramente di un testo molto datato, che riflette il pensiero dell'epoca in cui fu pubblicato (1899), vi si trovano infatti una visione negativa del politeismo e del Medioevo ed un'esaltazione senza mezzi termini del cristianesimo; il linguaggio è chiaramente arcaico; non sono riportati i nomi botanici delle piante, il che rende a tratti difficile capire di che pianta specifica stia parlando l'autore, come non si trovano riferimenti ai passi citati ed una bibliografia. Il testo è corredato da tavole botaniche a pagina intera e da riproduzioni di incisione in bianco e nero di streghe.
In definitiva quindi, sebbene questo libro possa avere un suo valore nella storiografia della ricerca sulla magia e sull'uso magico delle piante, se si è interessati all'uso storico delle piante o alle loro proprietà "sottili", consiglio testi più recenti e documentati.

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Streghe

Streghe di Erica Jong con illustrazioni di Joseph A. Smith, Rizzoli, 1983
Numero pagine: 176
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Witches
Prima edizione: 1981
Prima edizione italiana: 1983
Genere: saggio

Erano anni che volevo leggere questo libro, anni e anni: ho letto e apprezzato quasi tutto quello che ha pubblicato la Jong, e questo titolo in particolare mi interessava molto, come si sarà capito dalla mia passione per la figura della strega. Purtroppo però non è di facilissima reperibilità, essendo fuori stampa da anni, se ne può trovare qualche copia usata oppure in qualche biblioteca. Io ho miracolosamente trovato l'e-book in inglese, e pur non essendo una cima in questa lingua, pur di leggerlo finalmente mi sono messa comoda con un dizionario ed ho cominciato. E' chiaramente qualcosa di diverso dagli altri libri dell'Autrice, intanto perché si tratta di un saggio e non di un romanzo, ma l'umorismo, la schiettezza, l'amore per la poesia e la scrittura, l'attenzione alle tematiche femminili che si trovano in tutti i suoi libri sono ben visibili anche qui.
Si apre con un'introduzione poetica, passando poi ad illustrare il significato di witchcraft “stregoneria”, e si sofferma su come la nostra società (che noi siamo credenti o meno) ci porti a pensare al divino come un uomo bianco, mentre questa è un'idea relativamente recente nella storia dell'uomo; gli unici modelli femminili in seno alla società occidentale erano la strega cattiva, Maria e Madre Natura. Maria è vergine ed è mero contenitore della divinità maschile, è onorata la madre ma non il suo potere generativo; così entrambi i generi sono squilibrati. Cita anche la teoria di Graves in La Dea Bianca per cui la strega deriva dalle antiche dee, la Dea Bianca appunto di cui parla tutta la vera poesia, che è la musa/amante del poeta. Ciò è vero in senso visionario, non letterario dice la Jong, (Graves sosteneva che fosse per questo che nella storia ci siano state così poche poetesse!). Le poetesse infatti, nel loro processo creativo spesso si identificano con la strega o la Crona, assumono loro stesse la figura mortifera e distruttrice ma anche seduttrice che è la musa stessa, forse anche perché per le donne la creatività poetica era pericolosa, socialmente inaccettabile, infatti non poche si sono suicidate. Studiando la figura della strega si studia la condizione della donna nel patriarcato e la sua relazione con arte, religione, vita.
Tuttavia, dice la Jong, nelle credenze delle streghe accanto alla Dea si trova il Dio cornuto. Con la progressiva presa di potere del cristianesimo il paganesimo è stato prima tollerato, poi assorbito dove inevitabile, ed in fine eradicato: il Dio Cornuto diventa il Diavolo e i suoi seguaci streghe, riprendendo la tesi di Margaret Murray in Le streghe nell'Europa occidentale e in Il Dio delle streghe; l'autrice ne riporta i limiti ma la apprezza per la rottura col passato e le nuove prospettive aperte.
Parla poi della caccia alle streghe, citando la teoria dell'antropologo Marvin Harris (in Cow, Pigs, Wars, and Witches non tradotto in Italia, dove l'autore è più noto per Cannibali e Re) secondo cui questo evento si verifica in quel periodo storico e non in altri (essendo comunque la misoginia ed il sospetto verso la magia di più antica data) perché alla Chiesa e alle classi dirigenti serviva un capro espiatorio per tutte le piaghe sociali e economiche successive alla disgregazione della società medievale. In un capitolo si sofferma anche sulle torture subite dalle presunte streghe durante i processi e cita il Malleus maleficarum, il noto libro guida dell'Inquisizione.
Riporta anche il legame streghe-eretici, parla di come satanismo e stregoneria siano totalmente staccati l'uno dall'altro ai giorni, nostri citando anche Margot Adler ed il suo Drawing down the moon. Illustra le varie correnti di neo-paganesimo e cos'hanno in comune. Passa poi a trattare le caratteristiche delle strega: i famigli, gli strumenti, i vestiti spaziando dal passato al presente. Riporta alcuni rituali e incantesimi contemporanei, parla del Sabbath, dei luoghi delle streghe, dei loro presunti poteri, del rapporto con la cura e le conoscenze delle erbe (citando anche la teoria secondo la quale una delle cause della caccia alle streghe, che spesso erano guaritrici, fu appunto la loro conoscenza al di fuori dell'élite medica del tempo). Cita in ultimo alcune streghe leggendarie. Il volume si chiude con una conclusione e bibliografia con breve spiegazione per ogni testo. Ad inframezzare la trattazione si trovano varie poesie, principalmente dell'autrice, ed i disegni di Smith.
Sembra quasi inutile dire che questo libro mi è piaciuto molto, si tratta di un saggio generale sui diversi aspetti della figura della strega, non particolarmente approfonditi, ma neanche campati per aria o al limite del delirio come succede per alcuni libri incentrati sul neopaganesimo. Lo consiglierei quindi come uno strumento per avvicinarsi all'argomento (tenendo comunque se presente che si tratta di un libro degli anni 80, quindi a tratti datato a livello di studi presi in considerazione) in maniera piacevole, avendo una panoramica del fenomeno della stregoneria sia nei tempi passati che in quelli presenti, tratteggiato con ironia ma con attenzione al lato psicologico, poetico, femminista ed un pizzico di personali considerazioni dell'autrice . Grazie alla illustrazioni tra l'altro si tratta anche di un libro che si può anche solo sfogliare per goderne le figure.
L'unica pecca, nella mia opinione, è che ci sono delle piccole imprecisioni: ad esempio l'autrice parla di Cernunnos come del Dio Cornuto dei Romani, il quale invece apparteneva alle terre celtiche, oppure, citando le feste delle streghe moderne, non parla dell'equinozio d'autunno.

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Il grande libro delle erbe medicinali

Il grande libro delle erbe medicinali - Manuale pratico di Roberto M. Suozzi, Newton&Compton 2001 
Numero pagine: 256 
Prima edizione: 1998 
Fotografie delle piante: no 
Illustrazioni botaniche: sì, in stile incisioni di vecchi erbari 
Illustrazioni di altro tipo: no 
Schede singole piante: no 
Ricette e preparazioni: sì 
Piante commestibili: no 
Piante officinali: sì 
Piante aromatiche: sì 
Piante protette: sì 
Etnobotanica e storia: sì, cenni 

Come al solito, questo libro viene dal mercatino dell'usato. L'ho comprato perché si tratta di un testo diverso dai soliti manuali per il riconoscimento e l'uso delle principali piante medicinali, anche per il fatto che l'autore è uno specialista in Farmacologia clinica e in Medicina dello sport.
Chiaramente, risalendo la prima edizione al 1998, alcune informazioni sono datate. Il libro si apre con una prefazione in cui l'autore specifica che i consigli che riporta nel libro vengono dalla sua esperienza clinica, inoltre, a differenza di altri autori di testi simili, pone grande attenzione alle possibili interazioni di erbe con farmaci, effetti collaterali di preparati fitoterapici e sulle contro indicazioni.  Seguono le note storiche, che riportando anche informazioni sulla dietetica antica indicano le radici della fitoterapia, con una panoramica che comprende anche agricoltura, tecniche artigianali e una panoramica sui sistemi curativi delle più note civiltà antiche (Egizi, Greci, Romani, Maya, Arabi) attraverso i secoli fino all'epoca moderna.
Troviamo poi alcuni cenni di farmacologia (studio dei farmaci, loro composizione e azione) e farmacognosia (studio delle sostanze utilizzate come farmaci) generale.
Inizia quindi la trattazione sulle piante medicinali, specificando tempi e modalità di raccolta per avere un raccolto ricco di principi attivi, le modalità di conservazione della droga, i requisiti di qualità per poter essere accettato nella Farmacopea Ufficiale. Segue la metodologia di preparazione delle droghe e i vari tipi di preparati.
Il capitolo successivo, molto interessante e che costituisce uno dei pregi principali del volume, tratta della tossicologia delle piante medicinali, riportando per ognuna di quelle trattate nel volume, oltre a nome botanico e famiglia, anche l'uso, i principi attivi e relativa tossicità.
L'autore approfondisce quindi il discorso sulle reazioni avverse e contro indicazioni delle piante medicinali riportando anche una lista di piante velenose o tossiche, l'effetto e la quantità dannosa dei differenti principi in esse contenuti, ed una riguardante le possibili controindicazioni delle principali piante medicinali (qui sono riportate anche piante comunemente usate come lavanda, basilico, ecc. ciò non deve portare a demonizzare queste erbe utili, che però non vanno assunte da chi presenta determinate patologie o da donne incinte o che allattano).
Troviamo a questo punto le interazioni fra una pianta medicinale e l'altra ed i farmaci comunemente detti.
La trattazione passa poi ai vari tipi di disturbi (divisi per sistema organico) e per ognuna consiglia alcune erbe e in qualche caso anche ricette di tisane ed altri preparati (questa è la parte più corposa dell'intero volume); parla anche di medicina dello sport e odontoiatria che di solito sono poco considerate nei manuali sulle piante medicinali.
Nell'appendice troviamo anche elementi di fitomedicina veterinaria, aspetti normativi, una classificazione delle erbe in base ai principali costituenti chimici, una classificazione in base a quali malattie esse curano, interazioni farmacologiche.
Chiude il volume la bibliografia.
Come vedete non è un testo per il riconoscimento, e sicuramente non adatto come primo libro sull'uso delle erbe, ma anche se a volte lascia interdetti, per la segnalazione di possibili controindicazioni di erbe comunemente considerate innocue, risulta però utile per capire quando e come non usare le piante medicinali. Sicuramente esistono testi più organici e completi, ma mi è comunque sembrato un buono spunto per ricordare di essere molto attenti nell'uso delle piante medicinali.

Erboristeria planetaria

Erboristeria planetaria – Proprietà curative e simbologia delle piante di Ferdinando Alaimo, Hermes Edizioni, 2007
Numero pagine: 194
Lingua originale: italiano 
Prima edizione: 2007
Fotografie delle piante: no
Illustrazioni botaniche: sì, molto semplici
Illustrazioni di altro tipo: no
Ricette e preparazioni: quella per fare le tinture madri
Piante commestibili: sì
Piante officinali: sì
Piante aromatiche: sì
Piante protette: no
Etnobotanica e storia: sì

Sono anni che giro intorno a questo libro. Essendo appassionata di erbe in generale, sono contenta di avere la possibilità di approfondire ogni loro aspetto: quello strettamente botanico ed il riconoscimento delle singole piante, l'uso culinario, medicinale, tintorio, artigianale, le notizie mitologiche, folkloriche, leggendarie, così come quello "sottile", magico se vogliamo. Questa mi è sempre sembrata una branca della conoscenza sulle piante piuttosto confusa e "ciarlatanesca", anche a causa degli innumerevoli testi sulle "piante magiche", diffusi ad esempio fra i praticanti Wicca o Neo-pagani, che spesso sono un'accozzaglia di notizie soggettive o storiche, messe insieme alla rinfusa e prive di fonti. Così pensavo, perché perdere tempo con testi del genere, che prendono tempo a letture più proficue e non lasciano nulla di significativo? Ultimamente però ho deciso di affrontare anche questo lato "alternativo" delle piante. La recensione di questo libro è la prima di una serie. E devo dire che come inizio non è stato male! Ma vediamo com'è composto il libro.
Presentazione: come hanno fatto le antiche popolazioni pre-scientifiche a conoscere le proprietà delle erbe? Secondo l'autore oltre a metodi pratici, gli erboristi del passato avevano la capacità di instaurare un rapporto più completo con esse, "facevano anima con loro". Unendo simbolo e scienza, servendosi di mitologia, spagiria (erboristeria alchemica) e astrologia, Alaimo ha cercato di recuperare questa visione, di riconoscersi in loro, ha chiesto alle piante chi sono, a quale archetipo fanno capo, quale personalità psichica posseggono, in linea con le nuove tendenze di terapia olistica e psicosomatica.
Introduzione: un tempo le piante erano chiamate "semplici", indicavano cioè l'unità base in cui si potevano riconoscere divinità e forze elementari. "Fitocomplesso" è un termine scientifico che indica come gli effetti delle piante non siano riconducibili ad uno o due soli principi attivi ma a tutto il complesso di sostanze presente nella pianta stessa, il che riconduce anche la scienza moderna ad un punto di vista più vicino all'erboristeria antica, in cui le piante non erano semplici contenitori di principi attivi; cancellato coi roghi delle streghe e con la rivoluzione scientifica e capitalistica per cui ha valore solo ciò che è misurabile, riproducibile, acquistabile; stra riemergendo oggi all'ombra dei nuovi movimenti ecologisti e olistici.
Ciclo zodiacale e ciclo vegetativo: la comune obiezione scientifica all'astrologia è la precessione degli equinozi, per cui le costellazioni zodiacali non si trovano più in quel quadrante del cielo in cui si trovavano quando l'astrologia è stata formulata. Tuttavia, essendo i segni, secondo l'autore, prima di tutto riferimenti simbolici, ciò non disturba l'astrologia, sicché mostra come il significato simbolico di ogni segno si rifletta nei cambiamenti stagionali dei mesi corrispondenti.
Inizia qui la parte maggiore del libro, dove, date le premesse, Alaimo illustra come ad ogni pianeta dell'astrologia, corrispondano alcune piante che ne incarnano lo spirito, le caratteristiche simboliche, iniziando con quelle solari. Per ogni categoria da una breve definizione delle caratteristiche delle piante appartenenti ad un particolare gruppo, per poi descriverne nel dettagli alcune (nel caso di quelle solari Arnica, Iperico, Calendula, Rosmarino) dandone una descrizione storica e mitologia ed una scheda che riporta rappresentazione botanica, nome comune e botanico, famiglia, simbologia planetaria, parti utili, principali costituenti, proprietà, impiego terapeutico, metodi d'impiego, precauzioni/controindicazioni. Il libro continua così con le piante lunari, Salice, Cavoli e Lattughe, Malva, Escolzia; mercuriane, Anice, Timo, Lavanda, Avena; marziane, Rafano, Genziana, Peperoncino, Ortica; venusiane, Rosa, Inula, Verbena, Betulla; saturnine, Pino, Ginko, Equiseto, Consolida; gioviane, Quercia, Tiglio, Tarassaco, Agrimonia; uraniane, Gingseng, Liquirizia, Salvia, Pervinca; nettuniane, Angelica, Echinacea, Fucus, Valeriana; plutoniane, Cipresso, Cipolla, Rabarbaro, Vite.
Come individuare le piante alleate: il sintomo non è accidentale ma legato al complesso psicosomatico della persona, risponde anche quello a degli archetipi, dei simboli. Sicché sintomi che rispecchiano una carenza di qualità legate ad un pianeta, andranno riequilibrate tramite l'uso di piante associate a quello stesso pianeta.
Nozioni base e consigli per l'utilizzo delle piante trattate: l'autore spiega quando raccoglierle, inserendo un'utile tabella che per ogni pianta riporta tempo balsamico e gradazione per la preparazione di una tintura madre, ed un altra con le proporzioni acqua-alcool per ottenere le diverse gradazioni alcoliche; come conservare le erbe raccolte e come usarle, illustrando alcuni facili metodi di preparazione (infusi, decotti), ed in particolare la tintura madre, con una spiegazione chiara di come calcolare solvente e quantità di pianta fresca.
Chiudono il volume glossario e bibliografia con testi che sembrano molto interessanti (benché un po' datati risalendo principalmente agli anni 80-90, ricordiamo anche che il libro è del 2007).
Intanto, in generale, avendo presente i su menzionati testi sugli usi magici delle piante, sono stata piacevolmente sorpresa da questo volume, che pur trattando gli aspetti sottili delle piante, non fa un minestrone di idee e tradizioni senza fonte. Leggendo si capisce bene che l'autore ha studiato con passione l'argomento (d'altra parte è anche laureato filosofia e diplomato in erboristeria e fitoterapia, quindi con una solida base scientifica alle spalle), e che le nozioni che qui propone sono frutto di ricerche serie.
Avendo qualche nozione base di astrologia, mi aspettavo che fossero trattati solo i sette pianeti classici (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno), Alaimo invece impiega anche la simbologia di Urano, Nettuno, Plutone, i pianeti sconosciuti all'astrologia antica perché scoperti solo in epoca moderna.
Unica nota negativa, riguarda i racconti di mitologia classica, che a volte sono piuttosto imprecisi, io me ne sono accorta perché ho una certa conoscenza dell'argomento e dei testi originali, i quali non figurano nella bibliografia, vi si trovano invece compendi di miti sulle piante come Florario di Alfredo Cattabiani (a sua volta a tratti poco attendibile) o Mitologia degli alberi di Jacques Brosse o di mitologia classica in generale come Gli Dei egli Eroi della Grecia di Kerenyi. Sicché penso che il lettore medio non verrà disturbato da queste imprecisioni.
In conclusione, che si creda o meno nella possibilità che le piante possano esercitare influssi sottili sul corpo umano, questo libro è sicuramente un punto di partenza chiaro, ben scritto e fondato su fonti reperibili, per approfondire l'argomento. Personalmente ho sempre trovato affascinanti queste teorie, e consiglio Erboristeria planetaria come punto di partenza per districarsi nella marea di libri fuffa sulla magia delle piante.

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