domenica 21 aprile 2019

Le Piante Magiche

Le piante magiche – Nell'Antichità, nel Medioevo, nel Rinascimento, di Emile Gilbert, Hermes Edizioni, 2008
Numero pagine: 119
Lingua originale: francese
Titolo originale: Les plantes magiques et la sorcellerie
Prima edizione: 1899
Prima edizione italiana:  ?
Genere: saggio

Quando ho trovato questo libro, come potrà immaginare chi mi conosce o segue da un po' il blog, ho sobbalzato sulla sedia ed ho pensato “Questo libro dev'essere mio!” come manco Smeagol con il suo tesssoro avrebbe fatto.
Così ho iniziato subito a leggerlo. Ma non era come me l'aspettavo, ovvero qualcosa di simile a Le Erbe delle Streghe nel Medioevo di Rossella Omicciolo Valentini.
Si tratta infatti di un breve saggio del 1899 di Emile Gilbert, medico francese che visse a cavallo fra 800 e 900, interessato all'esoterismo e legato all'Ordine kabalistico della Rosa-Croce, come ci spiega l'introduzione a cura di Sebastiano Fusco (giornalista e autore di vari testi legati all'esoterismo). Fusco infatti rileva come nell'antichità medici e maghi fossero a conoscenza, oltre che dell'utilità pratica delle piante, anche di tutta una rete di rimandi e corrispondenze delle stesse che le legava all'uomo e ad ogni altra cosa; la conoscenza di questi legami permetteva di farne uso magico. Le forze che influenzano le varie parti dell'Universo così inestricabilmente connesso (accrescimento, distruzione, cambiamento ecc.) presero il nome degli Dei: Venere la forza generatrice, Marte quella distruttrice e così via per tutti i pianeti dell'astrologia classica (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno) che influenzano la vita. Ognuno era associato ad un colore, un metallo, e via per tutte le corrispondenze (animali, piante ecc.) in cui chiunque si sia interessato minimamente a temi esoterici è incappato (che ci creda o meno). Questa conoscenza avrebbe costituito un vantaggio per la farmacologia ante litteram dei maghi di un tempo (una sorta di foglietto illustrativo di livello superiore). Dalla volontà di recuperare questa conoscenza, che lega farmacologia scientifica e “magica”, nasce l'intento di questa pubblicazione. Tale l'introduzione.
Il primo capitolo ad opera dell'autore parla delle piante impiegate in magia (a quanto pare originatasi in Egitto), alchimia e stregoneria medievale, discipline che portavano a padroneggiare gli elementi naturali così come la volontà dei singoli, come dimostrerebbero alcuni autori antichi. La medicina stessa avrebbe avuto origine nei templi, ed univa i rimedi fisici, alla volontà divina, e dunque al soprannaturale; per quanto riguarda le streghe, questo legame, secondo l'autore, era garantito dall'uso di unguenti a base di piante psicoattive come Belladonna, Mandragora, Stramonio, Giusquiamo, Aconito, Canapa, Cicuta, Colchico, Elleboro ecc. Uso magico avevano anche i profumi, che potevano essere associati ai pianeti, (l'autore riporta qualche esempio).
Il secondo capitolo è dedicato allo studio della Mandragora, citata da Teofrasto, Plinio, Ippocrate, Brunetto Latini, Giambattista Porta; è piuttosto nota la leggenda secondo la quale chi la coglie è destinato alla morte, cosicché sono stati escogitati tutta una serie di fantasiosi espedienti per evitarlo; piuttosto conosciute sono anche le rappresentazioni della radice di Mandragora come un omino con foglie al posto dei capelli, forse dovuta all'aspetto antropomorfo della radice, sia all'uso della stessa per confezionare bambole. Sembra che questa particolarissima pianta fosse utilizzata anche a fini medicinali fin dall'antichità, soprattutto come anestetico.
Il terzo capitolo parla della Belladonna, il nome deriverebbe dal titolo dato alle streghe “buona donna” o “bella donna”, uniche sostitute dei medici per il popolo.
Il quarto capitolo tratta il Giusquiamo, usato soprattutto per vedere il diavolo e viaggiare al Sabba, quindi dello Stramonio (ipotizza il suo uso già nei poemi omerici nel filtro di Circe, tuttavia la Datura stramonio è una pianta originaria dell'America, quindi sconosciuta prima del 500, inoltre anche l'immagine riportata non coincide, sicché ignoro di quale pianta stia parlando l'autore, non essendo riportato il nome botanico).
Nel capitolo sesto sono elencate le varie piante usate da maghi e stregoni dall'antichità al medioevo con nome comune, parte usata, famiglia, modo di somministrazione ed effetti. La mancanza di nome botanico rende difficile capire di quale pianta stia parlando l'autore.
Il capitolo settimo, si rileva come le leggende sulle piante siano comuni a tutti i popoli antichi, così come il loro uso nei riti religiosi, ed in seguito l'associazione con divinità e santi.
La prima appendice illustra la somiglianza fra i riti dei maghi popolari Borbonesi e quelli della nuova Caledonia; la seconda è composta da un racconto che riporta la visione di processo alchemico nell'antico Egitto che si scopre essere solo un sogno dato dalle letture.
Si tratta sicuramente di un testo molto datato, che riflette il pensiero dell'epoca in cui fu pubblicato (1899), vi si trovano infatti una visione negativa del politeismo e del Medioevo ed un'esaltazione senza mezzi termini del cristianesimo; il linguaggio è chiaramente arcaico; non sono riportati i nomi botanici delle piante, il che rende a tratti difficile capire di che pianta specifica stia parlando l'autore, come non si trovano riferimenti ai passi citati ed una bibliografia. Il testo è corredato da tavole botaniche a pagina intera e da riproduzioni di incisione in bianco e nero di streghe.
In definitiva quindi, sebbene questo libro possa avere un suo valore nella storiografia della ricerca sulla magia e sull'uso magico delle piante, se si è interessati all'uso storico delle piante o alle loro proprietà "sottili", consiglio testi più recenti e documentati.

Utilità
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