martedì 2 luglio 2019

Eterno femminino mediterraneo

Eterno femminino mediterraneo di Uberto Pestalozza, Neri Pozza, 1996 (ristampa anastatica dell'edizione del 1955)
Numero pagine: 128
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1954
Genere: saggio

Interessandomi sia di religioni antiche che di spiritualità femminile, anni fa mi è capitato di imbattermi nelle teorie di Uberto Pestalozza e del suo entourage, fra cui anche Momolina Marconi. Per varie vicissitudini, pur conoscendo sommariamente il suo pensiero non avevo mai letto questo suo lavoro, ma solo qualche breve trattato su specifici aspetti di divinità. Così, avendo trovato online Eterno femminino mediterraneo mi sono decisa a leggerlo (potete leggerlo qui dal sito dedicato all'autore o scaricarlo in versione PDF).
Ecco un sunto di ciò che contiene questo volumetto, tenendo presente però, che a volte Pestalozza salta di palo in frasca e non sempre sviluppa un discorso in maniera organica.
L'autore cerca di ricostruire una ipotetica religiosità pre-greca, diffusa in buona parte del bacino del Mediterraneo, che potremmo dire pre-indoeuropeo, concentrandosi in particolare sulla civiltà Minoica, e sulle vestigia di questa religiosità rintracciabili nella Grecia storica.
Questa religione, dice, era imperniata su una Dea che chiama Potnia, “la Signora”, il cui nome è stato trovato in alcune tavolette micenee. L'elemento fondamentale della Potnia, nascendo in una civiltà agricola che vedeva un'unità fra la divinità e la Terra, era dare la vita. All'equazione terra=dea, si aggiunge la donna, manifestazione umana della Potnia; più vicina alla terra dell'uomo, in virtù di questa unità sarebbe stata particolarmente attiva nell'agricoltura , e così anche prima conoscitrice delle virtù curative delle piante.
Simboli della Potnia minoica erano l'ascia bipenne, ipotizzato anche come strumento agricolo, e la torcia, ereditato quest'ultimo da alcune dee storiche, per cui il fuoco è anche simbolo di purificazione e fecondità.
L'aratura prefigura la mixis cioè lo hieros gamos, il matrimonio divino, per cui se dea=terra=donna, l'unione sessuale sulla terra arata ne stimola la fertilità. Oltre al solco terrestre anche alcuni fiori e frutti, come il melograno, sono simboli dell'aidoion, come lo chiama l'autore, ovvero del sesso della Dea. Altra identità oltre a quella dea=terra=donna, si ha con la luna che con il suo ciclo influenza l'agricoltura, così come il mestruo. Il Sole, tanto glorificato simbolo maschile nelle religioni storiche, in questo studio risulta al servizio della Potnia, in quanto in grado di favorire la vita vegetale.
La Potnia regna anche sul mare, oltre che su tutte le espressioni terrestri: è legata alle grotte, ai pascoli (e quindi gli armenti), ai campi e ai prati (e quindi al nutrimento e alle erbe curative).
C'è nel pensiero religioso mediterraneo, dice Pestalozza, una fluidità ed unità delle varie forme che rimandano l'una all'altra, per cui la metamorfosi è avvertita come naturale, non così nella mitologia greca per cui essa è spesso punizione o dovuta ad un atto di pietà. Non esisteva dunque il senso di sovranità dell'uomo sulla natura.
Mentre sono state trovate rappresentazioni del sesso femminile, nella Creta minoica (a detta di Pestalozza) mancavano segni fallici, ipotizza quindi che questi fossero sostituiti dal serpente e dal corno. I greci al contrario, rappresentavano il fallo ma non la vagina.
Le epifanie animali più comuni della Dea erano quella taurina ed equina, ma essa era anche vicina ai serpenti come la nota Dea dei serpenti cretese, legata all'ambiente della reggia e quindi anche protettrice della regalità.
In un certo momento, da essere metamorfico che si presenta come animale, essa diventa la Signora degli Animali; ma è anche la Dea Ape Melissa, che si collega alle sue epifanie vegetali, e da qui alla forma di colonna o palo. Inoltre per tutti questi suoi attributi, è anche conoscitrice delle erbe e quindi dei pharmaka, ovvero dei rimedi vegetali, secondo Pestalozza in particolare di quelli usati per placare i dolori del parto, efficaci sia perché medicina, sia perché pregni del potere della Dea, e da qui la Potnia pharmakides, "strega, maga" di cui resta traccia in Circe, Medea, Pasife, Elena, per quanto non più divine.
Altra caratteristica della Potnia è di essere senza madre e senza padre (attributo mantenuto dalla Gaia greca), è autogenerante essendo per antonomasia colei che da la vita, ma si unisce anche col paredro “colui che siede affianco”, essendo la sua unione portatrice di fertilità: da qui l'istituzione, comune a varie zone mediterranee, della prostituzione sacra, per cui le ierodule incarnavano la Potnia ricreando lo hieros gamos.
Inoltre la Potnia è parthenos, cioè vergine, sia nel senso che è autonoma, estranea a qualsiasi violenza, libera, sia perché può riacquistare la verginità (come alcune divinità olimpiche fanno bagnandosi in acque particolari).
La figura dell'androgino originario viene scisso dunque questa grande Potnia femminile e nel paredro, figlio e amante, che nel ciclo originario muore e poi ritorna, così come il seme nella terra, come adombrano (in maniera più o meno completa, ovvero più o meno patriarcalizzata) i miti di Rea e dello Zeus cretese, Ishtar e Tammuz, Isis e Osiris, Cibele e Attis. Tuttavia anche le Potnie minori (ovvero quelle che nella mitologia greca non sono più Dee) a volte muoiono; in ogni caso tutta questa serie di copie divine che condividevano una hierogamia, lascia intendere la sacralità dell'unione sessuale per i popoli mediterranei, ed il fatto che la morte non fosse sentita come negativa e definitiva. Una traccia di questa concezione è rimasta nell'idea dei Campi Elisi a cui gli uomini giungevano dopo la morte. Questo ciclo escatologico sarebbe ciò che in tempo storico ha portato ai noti Misteri Eleusini.
Segue la bibliografia.
Per quanto riguarda lo stile, ad un lettore moderno risulta inevitabilmente piuttosto arcaico (è comunque un testo pubblicato negli anni 50), a tratti poetico, a volte oscuro. Mi ha fatto sorridere la capacità di trovare le più varie (e a volte aggraziatissime) circonlocuzioni per non dire sesso, vagina e pene. L'opera è corredata da alcune immagini che rappresentano alcuni degli oggetti di cui parla l'autore; nota negativa è il fatto che faccia molti rimandi a suoi scritti precedenti, che non nomina mai, per cui a volte lascia delle affermazioni inspiegate, inoltre quando cita altri autori non dà indicazioni a riguardo, a volte non dice neanche chi sta citando.
Per chi non conosca greco e latino, la lettura potrebbe essere compromessa dal fatto che sono riportate frasi e parole prive di traduzioni in italiano.
Per quanto riguarda il contenuto, ho apprezzato molto alcune delle sue teorie, e nella storia dello studio delle religioni è stato sicuramente uno di coloro che hanno rotto la visione totalmente patriarcale delle civiltà antiche, che non poteva dare credito ad ere in cui le donne avevano prestigio, importanza, il cui il femminile era sacralizzato.
Tuttavia, alcuni collegamenti mi sono sembrati piuttosto forzati (a volte ho avuto difficoltà a seguirli e a capire come secondo lui si collegasse una cosa ad un'altra), l'impressione a tratti è stata che l'autore vedesse solo quello che voleva vedere, ovvero solo gli elementi che potessero avvalorare la sua tesi.
Inoltre il continuo sottolineare la superiorità femminile, è sì, da una parte, un ribaltamento che dà da pensare, dall'altro il porre il maschile in una posizione di sottomissione e inferiorità mi sembra altrettanto negativo del contrario.
Sicché trovo che sia un testo che può essere letto, sia per il suo valore storico, innovativo per il suo tempo, sulla religiosità matriarcale, sia per prendere coscienza di un modo alternativo di sacralità e di conseguenza di società, tenendo comunque presente il fatto che ad oggi esistono altri testi che studiano le società matriarcali passate e presenti a livello religioso, economico, sociale ecc. in maniera più chiara e scientifica di questo, alcuni dei quali potete trovare recensiti nella sezione Biblioteca; lo consiglierei solo a veri appassionati dell'argomento o a specialisti del settore.

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