mercoledì 10 luglio 2019

I fiori

I fiori – Miti, leggende e favole di Gabriella Monfosco, Ghedina & Tassotti, 1996
Numero pagine: 110
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1996
Genere: raccolta di leggende di varia provenienza

Questo libro mi è stato prestato da un'amica: l'ho visto nel suo scaffale (quando vado a casa di qualcuno faccio sempre un giro di perlustrazione libri per vedere se trovo qualcosa di interessante da farmi prestare) e dal titolo mi era sembrato interessante.
Si apre con una presentazione, a mio avviso scritta in maniera che vorrebbe essere poetica ma che risulta solo poco comprensibile; segue l'introduzione dell'autrice con cenni di botanica, la vita di Linneo, e qualche parola sulla mitologia classica con errori piuttosto grossolani, uno per tutti dare i nomi latini degli Dei quando si sta parlando di ambiente greco. Seguono storie e leggende su 24 piante (che si riducono a una ventina visto che ad esempio ce ne sono una sulla rosa, una su quella bianca ed una su quella rossa) intervallate da alcune illustrazioni in bianco e nero riguardanti le leggende. Per ogni pianta si trova una piccola foto in verde su bianco, per altro a volte sbagliata: al posto dell'Asfodelo c'è un Giglio, invece del Bucaneve il Croco, la Viola del Pensiero dove si parla di Viola Mammola. Nonostante il volume sia chiuso da una bibliografia che comprende alcuni studi sulla mitologia classica validi, le leggende qui raccolte (che appartengono anche ad altre culture) sono piuttosto sfalsate rispetto agli originali, brevi e raccontate in tono sentimentale, vagamente fiabesco ma privo della profondità delle vere favole popolari. C'è anche un appendice che descrive i fiori trattati, con grossolani errori botanici, e come se non bastasse si trovano anche alcuni errori di stampa. Insomma, se vi capitasse di trovarlo...lasciatelo lì, si tratta di un prodotto editoriale di valore scarso, e sull'argomento si trovano altri libri di maggior pregio.

Le meravigliose leggende celtiche

Le meravigliose leggende celtiche di Ella Young, Edizioni della Terra di Mezzo, 2005

Numero pagine: 179
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Celtic Wonder Tales
Prima edizione: 1910
Prima edizione italiana: 1996

Questo particolare libro mi ha fatto compagnia durante un viaggio in Irlanda di qualche anno fa: sedute sul molo di Galway o la sera in un ostello a Dublino, leggevano alcune pagine di questi racconti.
Ai miti qui rinarrati da Ella Young, autrice irlandese vissuta a cavallo fra 800 e 900, è premessa una prefazione di Hal Belson (autore di L'Arpa Celtica), in pieno stile di questa casa editrice, ovvero piena di condizionali e normatività che non apprezzo molto, sebbene buona parte dei contenuti sia condivisibile. I racconti invece, sono un'altra cosa.
Partono dalla venuta in Irlanda dei Tuatha de Danaan, il popolo divino della Dea Dana, e comprendono vari episodi, quali il concepimento di Lugh dopo la sottomissione degli Dei ai Fomori, la venuta di Lugh, l'indennizzo da lui richiesto ai figli di Turan per l'uccisione del padre, la grande battaglia fra gli Dei e i Fomori, l'arrivo dei Milesi in Irlanda, le avventure della bella Etain, la triste storia dei figli di Lir, le traversie del Gran Re Conary Mor.
Il libro si chiude con le note sui personaggi citati ed una breve bibliografia.
Come l'altro libro di Ella Young Il cavallo dal manto arruffato (ultima edizione intitolata Leggende celtiche) edito dalla stessa casa editrice, anche questo volume contiene miti rinarrati in maniera poetica e veramente piacevole, leggera ma con un fondo di saggezza e grande amore per l'Irlanda.
L'unica cosa che non mi ha convinto, è il continuo riferimento a Brigit per tutte le Dee citate, che mi sembra impreciso e fuorviante. A parte questo, consiglio la lettura a tutti gli amanti di mitologia, in particolare quella irlandese e celtica.

martedì 9 luglio 2019

Il cavallo dal manto arruffato

Il cavallo dal manto arruffato ed altri episodi della leggenda di Fionn di Ella Young, Edizioni della Terra di Mezzo, 2004
Numero pagine: 193
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Tangle-Coated Horse
Prima edizione: 1929
Prima edizione italiana: 2004
Genere: raccolta di episodi mitologici del ciclo feniano rinarrati

Sull'onda della lettura di Fiabe irlandesi di James Stephens, nel quale si trovano vari episodi del ciclo mitologico irlandese feniano, ovvero incentrate su Fionn ed i Fianna d'Irlanda, mi sono dedicata ad una rilettura di questo volume dall'identico argomento.
Il libro si apre con una note sulle fonti da cui sono tratti gli episodi rinarrati dall'Autrice, che comprendono l'infanzia di Fionn, la sua conquista della signoria sui Fianna, il suo amore per Saba madre di Oisin, ed altri minori incentrati su altri campioni dei Fianna come Diarmid, colui che suscita l'amore di ogni donna, il miles gloriosus Conan Mac Morna, il velocissimo Keeltya (a volte i singoli racconti fungono da cornice per ulteriori brevi narrazioni di episodi minori), fino all'ultimo dei Fianna, Oisin, che dalla Terra della Giovinezza torna in Irlanda al tempo della cristianizzazione.
Seguono le note sui personaggi e luoghi citati, e chiudono il volume una breve bibliografia e l'indice.
Il linguaggio usato dall'Autrice è semplice e lineare, ma conserva, ed anzi esalta, la poesia e la bellezza dei miti antichi. Come per Fiabe irlandesi, l'unica pecca è che si vorrebbe poter leggere riguardo a tutti i racconti feniani che in questo volume vengono solo accennati, magari in un susseguirsi organico.
Consiglio la lettura di questo libro a tutti gli appassionati di mitologia, favole e folklore, in particolare celtici e irlandesi.
Esiste un'edizione successiva dello stesso editore intitolata Leggende celtiche. Il cavallo dal manto arruffato ed altri episodi della leggenda di Fionn, da non confondere con il volume della stessa Autrice ed editore Le meravigliose leggende celtiche che contiene altri racconti mitologici irlandesi ma non appartenenti al ciclo feniano.

lunedì 8 luglio 2019

Fiabe irlandesi

Fiabe irlandesi di James Stephens, Rizzoli, 1988
Numero pagine: 279
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Irish Fairy Tales
Prima edizione: 1920
Prima edizione italiana: 1987
Genere: raccolta di episodi mitologici del ciclo feniano rinarrati

Il mio amore per l'Irlanda è di vecchia data. Da ragazzina ho letto tutto quello che ho trovato sulla cultura antica di quella terra, così, anche se ormai sono anni che non torno su quelle letture, quando ho trovato questo libro ho deciso di prenderlo, anche perché ricordavo il nome della curatrice, Melita Cataldi, la quale ha curato le principali edizioni di testi irlandesi in Italia.
L'autore, James Stephen, fu contemporaneo e conoscente di James Joyce, come si legge nella cronologia della vita dell'autore e nell'introduzione all'opera della curatrice, la quale inquadra l'autore nel panorama culturale irlandese e internazionale del suo tempo, e fornisce tutte le informazioni del caso su questa sua opera in particolare, tra l'altro, citando per ogni storia le fonti antiche e le edizioni consultate dall'Autore.
Il titolo può forse essere ingannevole, perché il libro non tratta fiabe come sono comunemente intese, bensì racconti mitologici; il primo è il racconto di Tuan a S. Finnian delle varie invasioni d'Irlanda, ed è seguito da vari episodi del ciclo feniano, dalla fanciullezza di Fionn alle sue avventure con i Fianna d'Irlanda, il suo amore per Saeve e la nascita di Oisin, ed altri racconti meno noti ed indipendenti, a tratti comici. Avevo già avuto a che fare con la maggior parte dei miti qui contenuti, ma ho trovato il modo di narrarli di Stephens davvero apprezzabile: utilizza un linguaggio apparentemente semplice ma poetico, in linea con le fonti mitologiche, alle quali aggiunge una maggiore profondità psicologica dei personaggi. In ogni racconto, benché si svolga in Irlanda, la terra dei Sidhe, il mondo degli Dei e delle fate, emerge prepotente e influenza ogni evento, ma il tutto viene narrato con leggerezza, quasi con un sorriso di fondo che emerge da ogni pagina.
L'unico difetto, se devo trovarne uno, è che Stephens non si sia dedicato a riscrivere tutto il ciclo feniano, ma tratti solo alcuni episodi sparsi.
Il volume è impreziosito da alcune illustrazioni a colori a tutta pagina di Arthur Rackham tratte dall'edizione originale, ed altre più piccole in bianco e nero.
L'edizione che ho acquistato è piuttosto vecchia, ma ho visto che è stato rieditato nel 2017, sicché se vi capita di trovarlo non lasciatevi scappare una delle più deliziose riscritture di mitologia irlandese che abbia letto finora.
Di argomento simile ed ugualmente piacevole è Il cavallo dal manto arruffato di Ella Young.

giovedì 4 luglio 2019

Saga di Ragnarr

Saga di Ragnarr traduzione di Marcello Meli, Iperborea, 1993
Numero pagine: 158
Lingua originale: islandese antico
Titolo originale: Saga Ragnars Lodbrókar
Prima edizione: ne esistono diverse edizioni che raggruppano testi e parti diverse
Prima edizione italiana: 1993

Ultimamente mi è capitato di riprendere in mano alcuni libri di mitologia nordica, così ho pensato di leggere finalmente anche questa particolare saga. Serve però una doverosa premessa: dimenticatevi il Ragnarr della serie tv Vikings: come spesso succede, gli autori hanno mantenuto solo i nomi e poco altro del materiale originale (una notizia su tutte: Lagherta non c'è, compare infatti nelle Gesta Danorum di Saxo Grammatico ma non qui).
Il libro si apre con una premessa del traduttore, e prosegue con un'interessante introduzione storico-filologica che tratta tutto quello che avremmo sempre voluto sapere sui manoscritti, i personaggi, i luoghi e le notizie storiche. Troviamo poi una nota al testo utilizzato per la traduzione, ed una sulla pronuncia dei termini norreni.
Inizia poi il testo vero e proprio della saga, che narra la vita di Ragnarr, le prove ed il matrimonio con Thóra e la nascita dei figli, il successivo matrimonio con Kráka-Aslaug e quindi l'inserimento del racconto nel quadro della saga dei Volsunghi (Aslaug è infatti figlia di Sigurdr e Brunilde), le scorrerie dei figli e dello stesso Ragnarr, la sua morte e la vendetta dei figli, nonché le loro azioni successive e discendenze, tracciate nell'appendice. Al testo narrativo si alternano strofe poetiche cantate dai personaggi stesse ricche di kenningar (figure poetiche tipiche del corpus letterario nordico, perifrasi che sostituiscono i nomi di cose o persone).
Chiudono il volume la nota bibliografica, la bibliografia, le note al testo e l'indice.
Ho apprezzato molto quest'opera poiché preferisco sempre avere a che fare con i testi originali piuttosto che con le versioni rinarrate, accorciate o modificate, inoltre il curatore fornisce in maniera chiara e competente tutte le informazioni filologiche che in alcune versioni di saghe e miti nordici non si riescono a reperire. Consigliato quindi, a coloro che amano la mitologia nordica in generale, ed anche agli appassionati della serie tv, per avvicinarsi al mondo ed all'immaginario che la serie cerca di ricostruire.

Miti e leggende del Nord

Miti e leggende del Nord di Vilhelm Grønbech, Einaudi, 1996
Numero pagine: 324
Lingua originale: danese
Titolo originale: Nordiske Myter og Sagn
Prima edizione: 1927
Prima edizione italiana: 1996

Da qualche anno, oltre ai vari interessi insoliti, anche la mitologia nordica è entrata a far parte delle mie letture; non è facilissimo trovare testi validi in quest'ambito, che vede in ogni caso un numero piuttosto basso di pubblicazioni, così quando trovo qualcosa di pertinente, me ne approprio subito.
Miti e leggende del Nord mi ha convinto anche perché fa parte della collana I millenni, che solitamente comprende volumi ben scritti e curati, così mi sono tuffata nella lettura.
Si tratta di una raccolta di miti rinarrati dall'Autore, vissuto a cavallo fra 800 e 900; si apre con una prefazione della curatrice dell'opera che tratta della vita dell'autore e dell'intento che lo portò a rinarrare in danese moderno le antiche leggende norrene cercando di vederle come le vedevano gli skaldi che le narravano nelle grandi sale, e di recuperare l'unità fra natura e cultura, corpo e spirito, collettività e individuo che caratterizzava le società da cui tali racconti provenivano. Segue una nota al testo e alla tradizione, bibliografia, elenco delle illustrazioni in bianco e nero di Ernst Hansen che arricchiscono il volume.
Arriviamo quindi all'introduzione storica ad opera dell'Autore, che traccia la storia dei popoli nordici, a partire dalla loro prima comparsa letteraria nella Germania di Tacito, ai margini del mondo allora conosciuto, ma che via via irrompono nella storia con gesta e conquiste che sono riecheggiate dalle saghe a noi pervenute; Grønbech intende rievocarne lo spirito, vederle e mostrarle attraverso gli occhi dei loro compositori, divenendo una sorta di skaldo moderno.
Si apre quindi la narrazione con la creazione del mondo, la nascita e la natura degli dei e di altre creature semi-divine quali Elfi, Norne e Disir (per ognuno narra episodi tratti da saghe o racconti diversi). Passa quindi a descrivere i Giganti, tradizionali avversari degli Dei, ed altri mostri quali il Serpente del Mondo e il lupo Fenrir; prosegue con le imprese di Tor, la guerra fra Asi e Vani, la catena di Fenrir, il rapimento di Idhun, la cattura di Fenrir, la morte di Balder ecc. Insomma, tutti i miti più noti tratti principalmente dall'Edda in prosa fino ad arrivare al Ragnarok.
Troviamo quindi un interessante capitolo intitolato Cristo e i vecchi dei, in cui Grønbech ha raccolto episodi relativi alla cristianizzazione delle terre nordiche, principalmente ad opera di Olaf il Santo e Olaf Tryggverson, e le rivalse delle precedenti divinità.
La seconda parte del libro è dedicata alle saghe famigliari o su singoli eroi, fra i quali Volund, Hading, Amleto (dimenticate la versione shakespeariana), le imprese dei contadini di Hrafnistla, la sorte degli Hjadinghi condannati a combattere per sempre a causa degli Dei, le contese fra Skjoldunghi e Adubardi in cui si inserisce l'episodio di Beowulf, la genealogia degli Ynglingar discendenti di Freyr e re di Svezia, fino alla celebre saga dei Volsunghi con Sigurd, la valchiria Brunild, il drago Fafnir ecc.
Nell'appendice conclusiva, per ogni capitolo si trovano un breve riassunto dei miti trattati, ma soprattutto le fonti originali consultare dall'Autore. Chiudono il volume glossario e indice generale.
Personalmente conoscevo già i miti narrati nella prima parte, sicché ho trovato maggiormente interessanti il capitolo sull'avvento del cristianesimo nelle terre nordiche e la seconda parte, dedicata alle saghe. Se state pensando di acquistarlo, tenete conto che a parte l'inquadramento storico ad inizio volume, questa è un'opera prettamente narrativa, non ci sono approfondimenti storico/sociali/antropologici come ad esempio ne I miti nordici di Gianna Chiesa Isnardi. L'ho trovata una lettura piacevole, non specialistica ma tendenzialmente fedele ai testi originali, quindi lo consiglio agli appassionati del genere ed anche a chi si avvicini per la prima volta alla mitologia nordica.

martedì 2 luglio 2019

Alberi che guariscono


Alberi che guariscono di Laura Rangoni, Xenia, 1999
Numero pagine: 188
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1999


Fotografie delle piante: no
Illustrazioni botaniche: no
Illustrazioni di altro tipo: no 
Schede singole piante: sì
Ricette e preparazioni: sì 
Piante commestibili: sì
Piante officinali: sì 
Piante aromatiche: sì 
Piante protette: no
Etnobotanica e storia: sì

Della Rangoni ho già recensito Il grande libro delle piante magiche, e qualche giorno fa ho trovato nella libreria di un'amica quest'altro volume, sicché ecco cosa contiene.
Dopo una presentazione di Massimo Centini, studioso anch'esso di tradizioni popolari e stregoneria, come l'autrice, troviamo una breve introduzione con lineamenti di storia della fitoterapia ed accorgimenti per la raccolta e la conservazione delle officinali. Seguono le schede specifiche (prive di illustrazioni o foto) di una novantina di alberi, anche da frutto, aromatici o esotici, composte da: una prima parte con nome comune, binomio latino, descrizione, habitat, parte utilizzata, cenni generici di fitoterapia e o mitologia, una seconda che ne riporta l'uso ed il significato nella tradizione popolare (a volte molto specifiche e legate a singoli luoghi) ed una terza sull'uso e significato esoterico (principalmente amuleti ed influenze planetaria), troviamo poi gli usi fitoterapici e cosmetici con ricette per la preparazione dei vari rimedi, fra i quali anche marmellate e liquori. Seguono glossario, bibliografia, indice dei disturbi ed indice generale.
Le ricette riportate sono a volte, a mio parere, presentate con troppa scioltezza e carenza di indicazioni sui possibili effetti collaterali o interazioni; inoltre ho riscontrato imprecisioni nelle parti mitologiche e sulla definizione di olio essenziale che viene applicata a qualsiasi olio estratto dai vegetali. Insomma, il tutto mi è risultato poco approfondito.
In definitiva tuttavia, si tratta di un libro più fondato del precedente che ho recensito della Rangoni: né totalmente campato per aria, né specialistico, non adatto come libro di partenza (mancando foto identificative e nozioni base di raccolta, preparazione, conservazione e utilizzo delle droghe vegetali) ma tutto sommato interessante visto che spesso i manuali di fitoterapia si concentrano sull'uso delle erbe, e si trovano meno informazioni su quello degli alberi (sempre tenendo presente che danneggiare un albero più o meno gratuitamente è insensato). Comunque, il miglior volume a me noto sull'argomento rimane Il libro degli alberi e degli arbusti di Pierre Lieutaghi, che però purtroppo non è di immediata reperibilità.

Il bosco ricorda il tuo nome

Il bosco ricorda il tuo nome di Alaitz Leceaga, Garzanti, 2018.
Numero pagine: 598
Lingua originale: spagnolo
Titolo originale: El bosque sabe tu nombre
Prima edizione: 2018
Prima edizione italiana: 2018
Genere: romanzo storico fantastico, realismo magico, romanzo di formazione
Ambientazione: principalmente il paese spagnolo di Basondo, Surrey in Inghilterra, una fattoria in California
Epoca: dal primo dopoguerra alla seconda guerra mondiale

Ho trovato questo libro per caso, cercando qualche bel romanzo che parlasse di streghe, e quando l'ho iniziato, non ricordavo neanche perché l'avessi fra gli altri che aspettano di essere letti; l'ho aperto così, senza aspettative e senza aver letto la trama, ed è stata un'ottima idea, anche se totalmente inconsapevole.
Il romanzo inizia fra le due guerre ed è ambientato nel villaggio spagnolo di Basondo, la protagonista, Estrella e la sua sorella gemella Alma, sono le figlie dei marchesi de Zuloaga e vivono nella maestosa Villa Soledad, che si affaccia sul Cantabrico. Entrambe hanno un dono particolare, Alma riesce a vedere i morti, fra cui nonna Soledad, lanciatasi nel mare che con le sue onde lambisce la scogliera attigua alla casa, mentre il dono di Estrella è legato alla natura, al bosco che circonda la tenuta, dove, ancora ragazzine, incontrano Tomàs, figlio di un minatore che lavora nella miniera di famiglia del marchese, il quale condizionerà il futuro delle due ragazze...
Non aggiungo altro alla trama, sia perché non voglio rovinare la sorpresa ai possibili lettori, sia perché si snoda per quasi 600 pagine, ricca di eventi e ben strutturata.
Ho apprezzato molto questo romanzo, che è scritto bene, in maniera chiara ma anche a tratti poetica, senza eccessivi voli pindarici; il tema della magia fa solo da sfondo allo svolgersi degli eventi in una sorta di realismo magico che può richiamare alla mente La casa degli spiriti della Allende (l'autrice stessa, nell'intervista che si può trovare alla fine della narrazione, cita questo libro come uno dei suoi preferiti). Le donne della famiglia de Zuloaga, sono streghe in quanto dotate di poteri particolari, ma soprattutto in quanto donne che cercano il proprio spazio in un mondo di uomini. Il vero nucleo tematico è infatti la forza delle donne, trattata non in maniera sentimentale e semplicistica come spesso accade nella narrativa più spicciola: spicca fra tutti il personaggio di Estrella, che mi ha ricordato Rossella O'Hara di Via col vento (non sarà un caso che Vivian Leigh e Clarke Gable, gli interpreti di Rossella e Rhett nel famoso film tratto dal romanzo vengano citati) nella sua mancanza di considerazione per le consuetudini sociali, nel suo rapporto ambiguo con la maternità, e nella sua capacità di inserirsi in un mondo degli affari dominato dagli uomini, di guardare al di là di idealismi astratti, anche se per questo verrà disprezzata. E così anche Carmen, la domestica e la figlia Catalina, vittime di uomini violenti e prevaricatori, che tuttavia conservano una loro area interna inviolata, non sono mai del tutto rassegnate o sottomesse. Valentina, nativa americana, dura e disincantata, che però è in estrema connessione con la propria terra, è anch'esso un personaggio ben riuscito. Nonna Soledad, che non compare mai se non come un ricordo, è tuttavia una presenza che aleggia su tutto il romanzo. I personaggi maschili pur contribuendo in maniera determinante al suo svolgersi ed essendo anch'essi ben costruiti e credibili, rimangono ai margini della narrazione e non sono mai del tutto positivi come Tomàs, Mason e lo stesso Liam, se non totalmente negativi come il marchese, Pedro e il capitano Villa: non ci sono principi azzurri senza macchia in questo libro...e per fortuna!
Ho apprezzato particolarmente la capacità dell'autrice di parlare del rapporto fra gemelle, all'interno del quale ognuna lotta per poter affermare ed accettare la propria individualità.
La tematica storica è anch'essa ben affrontata, con la violenza e l'angoscia della seconda guerra mondiale rese tangibili. C'è anche l'amore, ma rimane sempre accennato, non diventa mai smielato e abnorme fino a fagocitare la trama. E sullo sfondo di tutto una natura che sembra viva, intenzionale, che risponde alle donne che la abitano e che a volte ne è una loro parte profonda; dopo tutto la citazione introduttiva al romanzo, è tratta dal bellissimo Donne che corrono coi lupi.
Non voglio svelare nulla, ma il finale resta aperto ad un possibile seguito, che spero proprio verrà pubblicato.
In definitiva, se siete arrivati fino a qui, avrete capito che consiglio assolutamente la lettura di questo libro: agli amanti di saghe famigliari, di figure di donne forti, del realismo magico, del romanzo storico.

Eterno femminino mediterraneo

Eterno femminino mediterraneo di Uberto Pestalozza, Neri Pozza, 1996 (ristampa anastatica dell'edizione del 1955)
Numero pagine: 128
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1954
Genere: saggio

Interessandomi sia di religioni antiche che di spiritualità femminile, anni fa mi è capitato di imbattermi nelle teorie di Uberto Pestalozza e del suo entourage, fra cui anche Momolina Marconi. Per varie vicissitudini, pur conoscendo sommariamente il suo pensiero non avevo mai letto questo suo lavoro, ma solo qualche breve trattato su specifici aspetti di divinità. Così, avendo trovato online Eterno femminino mediterraneo mi sono decisa a leggerlo (potete leggerlo qui dal sito dedicato all'autore o scaricarlo in versione PDF).
Ecco un sunto di ciò che contiene questo volumetto, tenendo presente però, che a volte Pestalozza salta di palo in frasca e non sempre sviluppa un discorso in maniera organica.
L'autore cerca di ricostruire una ipotetica religiosità pre-greca, diffusa in buona parte del bacino del Mediterraneo, che potremmo dire pre-indoeuropeo, concentrandosi in particolare sulla civiltà Minoica, e sulle vestigia di questa religiosità rintracciabili nella Grecia storica.
Questa religione, dice, era imperniata su una Dea che chiama Potnia, “la Signora”, il cui nome è stato trovato in alcune tavolette micenee. L'elemento fondamentale della Potnia, nascendo in una civiltà agricola che vedeva un'unità fra la divinità e la Terra, era dare la vita. All'equazione terra=dea, si aggiunge la donna, manifestazione umana della Potnia; più vicina alla terra dell'uomo, in virtù di questa unità sarebbe stata particolarmente attiva nell'agricoltura , e così anche prima conoscitrice delle virtù curative delle piante.
Simboli della Potnia minoica erano l'ascia bipenne, ipotizzato anche come strumento agricolo, e la torcia, ereditato quest'ultimo da alcune dee storiche, per cui il fuoco è anche simbolo di purificazione e fecondità.
L'aratura prefigura la mixis cioè lo hieros gamos, il matrimonio divino, per cui se dea=terra=donna, l'unione sessuale sulla terra arata ne stimola la fertilità. Oltre al solco terrestre anche alcuni fiori e frutti, come il melograno, sono simboli dell'aidoion, come lo chiama l'autore, ovvero del sesso della Dea. Altra identità oltre a quella dea=terra=donna, si ha con la luna che con il suo ciclo influenza l'agricoltura, così come il mestruo. Il Sole, tanto glorificato simbolo maschile nelle religioni storiche, in questo studio risulta al servizio della Potnia, in quanto in grado di favorire la vita vegetale.
La Potnia regna anche sul mare, oltre che su tutte le espressioni terrestri: è legata alle grotte, ai pascoli (e quindi gli armenti), ai campi e ai prati (e quindi al nutrimento e alle erbe curative).
C'è nel pensiero religioso mediterraneo, dice Pestalozza, una fluidità ed unità delle varie forme che rimandano l'una all'altra, per cui la metamorfosi è avvertita come naturale, non così nella mitologia greca per cui essa è spesso punizione o dovuta ad un atto di pietà. Non esisteva dunque il senso di sovranità dell'uomo sulla natura.
Mentre sono state trovate rappresentazioni del sesso femminile, nella Creta minoica (a detta di Pestalozza) mancavano segni fallici, ipotizza quindi che questi fossero sostituiti dal serpente e dal corno. I greci al contrario, rappresentavano il fallo ma non la vagina.
Le epifanie animali più comuni della Dea erano quella taurina ed equina, ma essa era anche vicina ai serpenti come la nota Dea dei serpenti cretese, legata all'ambiente della reggia e quindi anche protettrice della regalità.
In un certo momento, da essere metamorfico che si presenta come animale, essa diventa la Signora degli Animali; ma è anche la Dea Ape Melissa, che si collega alle sue epifanie vegetali, e da qui alla forma di colonna o palo. Inoltre per tutti questi suoi attributi, è anche conoscitrice delle erbe e quindi dei pharmaka, ovvero dei rimedi vegetali, secondo Pestalozza in particolare di quelli usati per placare i dolori del parto, efficaci sia perché medicina, sia perché pregni del potere della Dea, e da qui la Potnia pharmakides, "strega, maga" di cui resta traccia in Circe, Medea, Pasife, Elena, per quanto non più divine.
Altra caratteristica della Potnia è di essere senza madre e senza padre (attributo mantenuto dalla Gaia greca), è autogenerante essendo per antonomasia colei che da la vita, ma si unisce anche col paredro “colui che siede affianco”, essendo la sua unione portatrice di fertilità: da qui l'istituzione, comune a varie zone mediterranee, della prostituzione sacra, per cui le ierodule incarnavano la Potnia ricreando lo hieros gamos.
Inoltre la Potnia è parthenos, cioè vergine, sia nel senso che è autonoma, estranea a qualsiasi violenza, libera, sia perché può riacquistare la verginità (come alcune divinità olimpiche fanno bagnandosi in acque particolari).
La figura dell'androgino originario viene scisso dunque questa grande Potnia femminile e nel paredro, figlio e amante, che nel ciclo originario muore e poi ritorna, così come il seme nella terra, come adombrano (in maniera più o meno completa, ovvero più o meno patriarcalizzata) i miti di Rea e dello Zeus cretese, Ishtar e Tammuz, Isis e Osiris, Cibele e Attis. Tuttavia anche le Potnie minori (ovvero quelle che nella mitologia greca non sono più Dee) a volte muoiono; in ogni caso tutta questa serie di copie divine che condividevano una hierogamia, lascia intendere la sacralità dell'unione sessuale per i popoli mediterranei, ed il fatto che la morte non fosse sentita come negativa e definitiva. Una traccia di questa concezione è rimasta nell'idea dei Campi Elisi a cui gli uomini giungevano dopo la morte. Questo ciclo escatologico sarebbe ciò che in tempo storico ha portato ai noti Misteri Eleusini.
Segue la bibliografia.
Per quanto riguarda lo stile, ad un lettore moderno risulta inevitabilmente piuttosto arcaico (è comunque un testo pubblicato negli anni 50), a tratti poetico, a volte oscuro. Mi ha fatto sorridere la capacità di trovare le più varie (e a volte aggraziatissime) circonlocuzioni per non dire sesso, vagina e pene. L'opera è corredata da alcune immagini che rappresentano alcuni degli oggetti di cui parla l'autore; nota negativa è il fatto che faccia molti rimandi a suoi scritti precedenti, che non nomina mai, per cui a volte lascia delle affermazioni inspiegate, inoltre quando cita altri autori non dà indicazioni a riguardo, a volte non dice neanche chi sta citando.
Per chi non conosca greco e latino, la lettura potrebbe essere compromessa dal fatto che sono riportate frasi e parole prive di traduzioni in italiano.
Per quanto riguarda il contenuto, ho apprezzato molto alcune delle sue teorie, e nella storia dello studio delle religioni è stato sicuramente uno di coloro che hanno rotto la visione totalmente patriarcale delle civiltà antiche, che non poteva dare credito ad ere in cui le donne avevano prestigio, importanza, il cui il femminile era sacralizzato.
Tuttavia, alcuni collegamenti mi sono sembrati piuttosto forzati (a volte ho avuto difficoltà a seguirli e a capire come secondo lui si collegasse una cosa ad un'altra), l'impressione a tratti è stata che l'autore vedesse solo quello che voleva vedere, ovvero solo gli elementi che potessero avvalorare la sua tesi.
Inoltre il continuo sottolineare la superiorità femminile, è sì, da una parte, un ribaltamento che dà da pensare, dall'altro il porre il maschile in una posizione di sottomissione e inferiorità mi sembra altrettanto negativo del contrario.
Sicché trovo che sia un testo che può essere letto, sia per il suo valore storico, innovativo per il suo tempo, sulla religiosità matriarcale, sia per prendere coscienza di un modo alternativo di sacralità e di conseguenza di società, tenendo comunque presente il fatto che ad oggi esistono altri testi che studiano le società matriarcali passate e presenti a livello religioso, economico, sociale ecc. in maniera più chiara e scientifica di questo, alcuni dei quali potete trovare recensiti nella sezione Biblioteca; lo consiglierei solo a veri appassionati dell'argomento o a specialisti del settore.

domenica 16 giugno 2019

Dentro soffia il vento

Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi, Neri Pozza, 2016 
Numero pagine: 222
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2016
Genere: romanzo storico, sentimentale
Epoca: primo dopoguerra
Ambientazione: il villaggio di Saint Rhémy, Val d'Aosta

Sono incappata in questo libro, come al solito, cercando storie di streghe; ultimamente ne ho lette di veramente scadenti, così sono partita con i piedi di piombo nella lettura di questo libro, ma sono stata piacevolmente sorpresa, ed anzi l'ho finito nel giro di una giornata.
Dentro soffia il vento è un romanzo storico ambientato sulle montagne della Val d'Aosta nel primo dopoguerra, con tre voci narranti: quella di don Agape, il nuovo giovane parroco del villaggio di Saint Rhémy che da Roma porta con sé sui monti i suoi dubbi, Fiamma, una giovane donna che abita i boschi, creduta strega dagli abitanti del villaggio e per questo temuta ma ricercata per le sue abilità di guaritrice, e Yann, il fratello dell'unico amico di Fiamma, Raphäel, partito per la guerra e mai più tornato.
In questo romanzo troviamo sicuramente il tema dell'amore, negato, sofferto, incerto, mai sdolcinato, nato in un groviglio di emozioni discordanti che emergono poco a poco nel corso della narrazione: non temete però, non è la solita storiella stucchevole: certo, la storia in sé stessa non è nuova, un triangolo sentimentale ed una catastrofe a cancellare le reticenze dei due amanti, però viene qui narrata con una personale sfumatura e con qualche colpo di scena ben costruito. L'autrice è riuscita a delineare dei personaggi principali a tutto tondo, che si svelano e crescono nel corso del romanzo stesso attraverso tappe progressive e confronti gli uni con gli altri. Gli antagonisti purtroppo, risultano meno limati.
Non ci sono voli di fantasia su poteri, magia ecc., la strega di questo libro non è fantasy, ed è strega solo perché creduta tale dalla gente del paese, ed infatti la superstizione, la diffidenza verso il diverso, è un altro dei temi principali. E da sfondo a tutto le montagne e la natura selvaggia con la sua durezza, che però in qualche maniera sembra poter rispondere alle grandi domande che tutti ci poniamo.
Non ho apprezzato particolarmente il finale che mi è risultato forzato ed eccessivamente positivo rispetto a come sono stati costruiti i personaggi (però non dispiace, ecco). In definitiva un bel romanzo, non eccelso ma equilibrato e ben scritto, sicuramente l'autrice può maturare ma ci ha comunque regalato una bella storia.
Nello stesso anno di pubblicazione del romanzo, è uscita in formato ebook il prequel Le grand diable, un racconto breve che vede protagonisti i fratelli Yann e Raphäel, sempre ben scritto ma che non aggiunge molto al romanzo.

Il sentiero della strega

Il sentiero della strega di Maddalena Tiblissi, PubMe – Collana StarLight, 2019
Numero pagine: 235
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2019
Genere: romanzo fantastico, sentimentale
Epoca: contemporanea
Ambientazione: principalmente Stigliano e Potenza

Ecco un altro romanzo sulle streghe, che, ve lo dico subito, non mi ha per nulla entusiasmato. Ambientato in Basilicata, fra boschi e paesi della Lucania, racconta di Elizabeth, tessitrice irlandese espatriata che si scopre essere una strega grazie a Sofia, proprietaria di un negozio di prodotti biologici, e che farà innamorare perdutamente Duccio, giornalista senese con un matrimonio finito alle spalle. Non aggiungo altro riguardo alla trama per non rovinare la lettura a chi ci si vorrà cimentare.
Qualcosa di positivo dovrò pur dirlo, ed in effetti, una cosa che ho apprezzato è che per una volta la tizia (al solito bella e misteriosa) in copertina rispecchia la protagonista. Per il resto ho trovato un libro scritto con un lessico molto molto semplice, una quasi totale mancanza di dettagli e descrizioni di ambienti e personaggi, tanto che le amiche streghe di Elizabeht mi si confondevano nella memoria, ed ogni volta pensavo "e questa qual'era?". Inoltre, a volte si trovano termini in inglese in situazioni in cui sono assolutamente anacronistici.
I personaggi sono piatti, stereotipati, abbiamo lei bella, buona, e un po' ingenua, lui innamoratissimo a prima vista (però almeno non è il bel tenebroso classico, ricchissimo e possessivo), le amiche streghe solidali e un po' alternative, e i cattivi cattivissimi senza un perché. Elizabeth acquisisce la capacità di fare viaggi astrali nel giro di poche pagine, e diventa competente nel settore "magia/sciamanesimo/pratiche New Age alla rinfusa" leggendo qualche libro sulle streghe e la meditazione, e tutti i personaggi positivi trovano l'amore della vita in pochi mesi, sicché arriviamo ad un lieto fine da favola senza che ci sia stata un minimo di suspance. C'è tra l'altro una propensione inverosimile al monologo ad alta voce, che se è accettata per forza di cose in un testo teatrale, stona in un romanzo: immaginatevi di camminare per strada fra gente che riflette ad alta voce su "essere o non essere", non sareste un po' straniti?
E non dimentichiamo vite precedenti, telepatia, meditazione, controfatture, riti della luna piena piuttosto scarni, ma soprattutto le sacerdotesse di Avalon, collocate durante un sogno/viaggio astrale in Irlanda, quando Avalon appartiene ai racconti gallesi e britannici, o al massimo alle più tarde rielaborazioni d'ambiente cortese. Fortuna che almeno sta volta non sono stati scomodati i Templari.
Quindi in sintesi, per quanto sia apprezzabile l'intento, esplicitato dall'autrice alla fine del libro, di voler scrivere un romanzo in cui la magia appaia come qualcosa di naturale, trovo poco riuscito il risultato.

Il sentiero del diavolo

Il sentiero del diavolo di Eugenia Rico, Elliot, 2018
Numero pagine: 149
Lingua originale: spagnolo
Titolo originale: El camino del diablo
Prima edizione: 2014
Prima edizione italiana: 2018
Genere: in parte romanzo storico

Se avete letto qualcosa in questo blog, sapete già che le streghe mi piacciono; se avete letto un po' di recensioni, sapete anche che trovare un buon libro di narrativa sulle streghe non è facilissimo. Ma questa volta ce l'ho fatta. Il sentiero del diavolo attendeva nel mio lettore già da un po', e alla fine, ieri notte, nella quiete solitaria di quanto tutte le incombenze quotidiane sono scivolate via, l'ho iniziato. L'ho chiuso solo perché ormai erano le due, ma l'avrei finito volentieri (anche perché è piuttosto breve, pur essendo compiuto in sé stesso).
Non saprei dire a quale genere possa appartenere questo libro, è romanzo storico quando narra di Ana dei Lupi, una ragazzina abbandonata e violata divenuta strega vagante, o dell'eroe, il così detto "avvocato delle streghe", Alonso de Salazar y Frías (già incontrato nel romanzo La ragazza e l'inquisitore di Nerea Riesco), e a fare da cornice, la voce narrante di una scrittrice tornata nella sua casa d'infanzia sui monti delle Asturie, in una terra in cui gli abitanti ancora conservano le vestigia della magia popolare, dove cerca di trovare un senso, un filo condutture che possa farle capire la storia del sentiero del diavolo, ovvero della caccia alle streghe che portò migliaia, probabilmente milioni di donne al rogo. È una prosa poetica densa e forte nella sua semplicità quella che Eugenia Rico usa per provare a parlare di questa pagina oscura della nostra storia, e lo fa tramite frasi brevi, incisive, raccolte in capitoli corti ma densi di riflessioni azzeccate e dati storici reali, che riecheggiano le teorie di storici e studiosi, nel finale anche quelle di Marjia Gimbutas (anche se non viene mai citata), rendendo chiaro quanto seriamente si sia documentata. Dal Malleus maleficarum all'ultimo rogo spagnolo a Cadice e attraverso i processi di Zugarramurdi, il viaggio a cavallo di una scopa in cui siamo trascinati, ci porta sì fra le streghe e la superstizione, ma temi importanti sono anche quelli del viaggio, dell'importanza e potere della parola scritta, della tolleranza crepata dalla paura, addirittura del femminismo, e lo fa senza mai scadere in eccessi fantastici, in luoghi comuni sulla stregoneria o in teorie affascinanti ma fantasiose. 
La storia della caccia alle streghe è soprattutto quella di una delle tante persecuzione degli oppressi, e in questo romanzo, uno dei pochi veramente apprezzabili sull'argomento, l'autrice riesce a parlare con molte voci, non ultima quella della ragione e della speranza che atti del genere non si verifichino più, grazie ad ognuno di noi.
Consigliatissimo a tutti gli appassionati dell'argomento ma anche a tutti i lettori per il suo valore letterario ed piacevolezza di lettura.

Atlante delle erbette di prati, rive e dei piccoli frutti di bosco

Atlante delle erbette di prati, rive e dei piccolo frutti di bosco di Paola Mancini, Edizioni del Baldo, 2016
Numero pagine: 160
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2015

Ho già recensito vari titoli delle Edizioni del Baldo riguardanti le erbe; questo in particolare si concentra sull'aspetto culinario. Si apre con una breve introduzione su antichità e attualità dell'uso culinario delle spontanee. Seguono brevi indicazioni di raccolta e le schede di circa una sessantina fra erbe ed alberi corredata da una foto piccola ed un'illustrazione botanica; ognuna riporta nome comune, nome botanico, famiglia, habitat, parti utilizzate, periodo di raccolta, etimologia, proprietà, uso culinario, nomi dialettali.
La seconda parte del volume contiene le ricette a base di erbe spontanee, divise a seconda del tipo di piatto (insalate, risotti, zuppe ecc.), mentre la terza e ultima si concentra sulle ricette a base di frutti spontanei (oltre ai classici frutti di bosco si possono trovare anche corbezzoli, sorbe, melograni ecc.).
Ad intervallare i testi si trovano citazioni, poesie e delicate illustrazioni all'acquarello, come d'altra parte in buona parte dei libri di questo editore, che hanno una veste editoriale molto graziosa.
Come potete vedere dunque, questo libro è particolarmente indicato per chi è interessato alla preparazione di piatti particolari servendosi di erbe raccolte in campagna, non nel caso si cerchi un libro per l'identificazione o sulle proprietà curative delle piante.

lunedì 10 giugno 2019

Doni di Madre Terra

Doni di Madre Terra - Medicina popolare del Piemonte e della Valle d'Aosta di Marco Leone, Araba Fenice, 2010
Numero pagine: 191
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2010
Fotografie delle piante: no
Illustrazioni botaniche: sì, ma solo di alcune piante
Illustrazioni di altro tipo: sì, di contadini, pastori e\o guaritori popolari
Schede singole piante: sì
Ricette e preparazioni: sì
Piante commestibili: sì,
Piante officinali: sì
Piante aromatiche: sì
Piante protette: sì, la Stella Alpina
Etnobotanica e storia: sì

Questo libro mi è stato regalato da una persona cara, ed appena uscito mi era stato consigliato vivamente da un'amica; ha per me un valore affettivo oltre che pratico (senza considerare anche il fatto che i libri dell'Araba Fenice sulle erbe sono generalmente semplici ma ben fatti ed utili). Fra i tanti libri sull'uso delle erbe, questo si distingue per un approccio più attento alla medicina popolare, quella tramandata nelle campagne e sui monti fino all'epoca dei nostri nonni, oggi viva solo nella memoria di pochi anziani. L'autore permea la sua scrittura con il suo grande amore per la natura e la montagna, e sì sente dalla sue parole il suo approccio olistico alla guarigione (è fra l'altro un naturopata).
Il libro è costituito da una breve introduzione in cui l'autore parla della sua necessità di naturalità, di andare a ritmo con la terra stessa, la Pachamama, ed auspica un futuro in cui l'ascolto di noi stessi e della natura non sia più sottovalutato o misconosciuto. Segue un breve inquadramento geo-botanico dei territori presi in considerazione per questo volume, ed una trattazione stringata sull'incidenza delle malattie nelle popolazioni alpine. Arriviamo ad una prima rilevante selezione del libro composta da una serie di rimedi popolari, raccolti dalla viva voce dei guaritori di campagna o da erboristi dei secoli scorsi, divisi secondo i diversi apparati e relativi disturbi. Ad intervallare si trovano proverbi e modi di dire dialettali. L'autore ci accompagna quindi in una rapita carrellata sui guaritori popolari ed i loro diversi metodi di guarigione. Seguono un breve elenco dei principali principi attivi e in che piante si trovano, informazioni sull'epoca di raccolta delle varie parti della pianta e accorgimenti vari, illustrazione dei principali rimedi erboristici (ho apprezzato particolarmente le direttive per la preparazione si Tinture Madri e Gemmoderivati che non sempre si trovano, ed anzi in questo campo c'è molta confusione). Troviamo poi alcune utili tabelle con glossario delle proprietà, quando assumere i rimedi nel corso della giornata e i dosaggi.
La seconda parte del libro ed anche la più corposa, è costituita dalle schede monografiche di circa 110 fra erbe ed alberi con: nome comune, nome botanico, nomi poplari, proprietà, eventuali cautele e controindicazioni, impiego terapeutico, principi attivi, parte utilizzata, curiosità (principalmente etimologia), epoca di raccolta, modalità di conservazione. riquadro a fondo pagina con le indicazioni di usi medicinali, culinari o d'altra natura. Ogni scheda è completata da un'illustrazione botanica in bianco e nero della pianta o di parte di essa, inoltre si trova anche un inserto con alcune delle tavole botaniche a colori.
Il libro si chiude con un elenco di alcune tisane per curare i più comuni disturbi, conclusione, bibliografia, indice delle schede monografiche, indice generale.
Si tratta sicuramente di un volume adatto a tutti, ma indicato soprattutto per chi ha una particolare sensibilità per le piante ed il loro valore storico ma anche per il loro lato energetico (si può dire "adatto per i fricchettoni?" :D); certo non ha la completezza di altri testi più ricchi, ma nel suo genere, cioè quello erboristico divulgativo, rimane per me uno dei migliori in circolazione.

domenica 9 giugno 2019

Manuale di erboristeria

Manuale di erboristeria di Teodoro Negro, edito dall'Autore, 1965
Numero pagine: 167
Lingua originale: italiano
Prima edizione: ?
Fotografie delle piante: no
Illustrazioni botaniche: sì, ma solo di alcune piante
Illustrazioni di altro tipo: sì, una a colori dei tipi di fiore
Schede singole piante: sì
Ricette e preparazioni: no
Piante commestibili: sì, ma per il loro uso terapeutico
Piante officinali: sì 
Piante aromatiche: sì 
Piante protette: sì, alcune Orchidee spontanee
Etnobotanica e storia: no

Ho ripescato questo libricino dal fondo di uno scaffale di mia madre: non l'avevo mai notato fino ad oggi, il che è curioso, visto che ha più anni di me, ed è sicuramente in quello scaffale da anni, reduce da un paio di traslochi. Come si può vedere dalla data di pubblicazione, si tratta di un testo estremamente datato, ma ho deciso di recensirlo lo stesso perché ha la bellezza dei vecchi testi di erboristeria, che trattavano in maniera estremamente disinvolta le piante tossiche, e consigliavano la raccolta di spontanee piuttosto che di quelle coltivate a fini di vendita (ma immaginate una cosa del genere al giorno d'oggi?). L'autore fu un erborista dell'Astigiano, i cui discendenti hanno ancora oggi un'erboristeria.
Ecco cosa contiene il libro: breve introduzione dell'autore, norme di raccolta delle varie parti della pianta, essiccazione, immagazzinamento, regolamentazione della raccolta (chiaramente desueta vista la data di pubblicazione). Troviamo poi le schede delle singole piante (circa 125 fra erbe ed alberi, anche velenosi) con nome comune, binomio botanico, famiglia, descrizione, habitat, parti usate, proprietà, tempo balsamico, modalità di raccolta, norme di essiccazione, coltivazione. Solo per alcune delle erbe ed alberi trattati (che sono grosso modo quelli classici che si trovano in quasi tutti i libri sull'argomento) è presente una tavola botanica di piccole dimensioni in bianco e nero. Chiudono il volume indice generale, indice delle piante trattate, ordinate alfabeticamente secondo il loro nome comune e bibliografia (costituita da quattro volumi degli anni 40-50).
Il focus di quest'opera è messo sulla preparazione delle droghe erboristiche, non è quindi adatto come base per il riconoscimento delle piante, e non presenta ricette delle preparazioni; sicuramente è per alcuni versi obsoleto, e solitamente un buon libro di erboristeria contiene tutte le informazioni qui riunite, tutta via le indicazioni generali sono valide ancora oggi e spiegate in maniera chiara ed efficace.

Le erbe che guariscono

Le erbe che guariscono di Paul Belaiche, Mondadori, 2004
Numero pagine: 269
Lingua originale: francese
Titolo originale: Guide familial de la médicine par les plantes
Prima edizione: 1987
Prima edizione italiana: 2003
Fotografie delle piante: no
Illustrazioni botaniche: solo alcune piuttosto piccole
Illustrazioni di altro tipo: no
Schede singole piante: sì, molto schematiche
Ricette e preparazioni: sì
Piante commestibili: sì, ma nel loro impiego terapeutico
Piante officinali: sì
Piante aromatiche: sì
Piante protette: no
Etnobotanica e storia: cenni

Ho acquistato questo libro ad un prezzo stracciato, durante una svendita, pensando che per quanto riguarda i libri sulle erbe, sempre meglio averne uno in più che uno in meno. Ed in effetti, è stata una buona pensata. Vediamo perché: il volume si apre con indice generale e nota all'uso del libro (che in effetti serve, come si capirà). L'introduzione da brevi cenni sulla fitoterapia, mette in guardia contro l'autoterapia selvaggia e all'uso irrazionale delle erbe, che non sono esenti da pericoli ed evidenzia i limiti delle cure a base di erbe. L'autore spiega poi come preparare infusi, decotti e macerazioni (ritiene infatti estratti, tinture ecc. non adatti all'autoterapia ma di competenza del medico), seguono alcune indicazioni di buon senso su raccolta e conservazione delle erbe.
Troviamo poi due parti principali: la prima descrive i singoli disturbi e indica quali erbe possono aiutare nella cura, seguite da uno o più numeri che rimandano alla sezione successiva. Come intermezzo si trova un glossario delle proprietà delle piante ed in fine le schede singole in ordine alfabetico secondo il nome comune, così costituite: nome comune, nome botanico, famiglia, notizie storiche, descrizione, proprietà, parte usata, indicazioni terapeutiche e un riquadro con ricette fitoterapiche numerate a cui rimandano i numeri della sezione precedente. Qualora siano tossiche o pericolose nell'impiego senza il consulto del medico, ciò viene indicato. Fra le pagine si trovano piccole illustrazioni botaniche in bianco e nero di alcune delle erbe trattate, che sono quelle classiche che si possono trovare generalmente negli erbari ben forniti più alcune invece poco citate (comprendono anche piante ad uso alimentare e aromatiche).
Chiudono il volume l'indice dei nomi latini, italiani e dei disturbi.
Come potete vedere da questa descrizione è un libro pensato per chi già ha le conoscenze base nel campo della botanica e dell'erboristeria per riconoscere, raccogliere e preparare le piante che gli servono, non è adatto quindi come strumento di riconoscimento su campo o come primo libro per neofiti. Tuttavia l'ho trovato piuttosto valido (in fondo l'autore è un docente universitario di fitoterapia), anche se costruito in maniera un po' ponderosa, con i suoi rimandi numerici alle ricette. Non ha una grafica particolarmente accattivante, e la scrittura è suddivisa in due colonne per pagina, sicché il pregio di questo volume in definitiva, sono sicuramente le ricette fitoterapiche chiare e semplici.

sabato 8 giugno 2019

La grande enciclopedia delle erbe

La grande enciclopedia delle erbe di autori vari, Dix, 2014
Numero pagine: 448
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2011
Fotografie delle piante: no
Illustrazioni botaniche: sì
Illustrazioni di altro tipo: sì, dei piatti preparati con le erbe ed altre decorative
Schede singole piante: sì
Ricette e preparazioni: sì
Piante commestibili: sì
Piante officinali: sì 
Piante aromatiche: sì 
Piante protette: no
Etnobotanica e storia: sì

Se devo essere sincera, non so da dove salti fuori questo libro, si trova nella mia libreria da anni, ma non riesco a ricorcare chi l'abbia regalato a chi, e come sia arrivato nelle mie mani. Generalmente quando voglio fare una ricerca sulle erbe ho i miei quattro o cinque testi di riferimento, così questo in particolare è rimasto ignorato per un po', ma ultimamente ho deciso di riprenderlo in mano.
Ecco quello che contiene; innanzitutto una breve presentazione e l'indice generale, mentre il libro vero e proprio è suddiviso in due parti principali. La prima è composta da schede (riguardanti un centinaio di piante) così costruite: nome comune, nome botanico, famiglia, descrizione delle varie parti della pianta, habitat e coltivazione, parti utilizzate, epoca di raccolta, conservazione, curiosità (di natura storica, mitologica, folklorica) ed una sezione culinaria (due o tre pagine per scheda) che riporta un certo numero di ricette preparate con la pianta in questione. Completano il tutto una tavola botanica ed una fotografia di uno dei piatti preparati seguendo le ricette.
La seconda parte del libro ha invece un focus più erboristico, infatti per ognuna delle piante già trattate si trova una dissertazione generale sul suo uso curativo (anche antico o popolare), proprietà, indicazioni terapeutiche e cosmetiche, ed in fine ricette per preparati utili ai singoli disturbi.
Nelle cento piante trattate rientrano principalmente piante domestiche coltivate ad uso alimentare, solitamente poco presenti negli erbari: frutti come Ananas e Albicocco, e piante esotiche come Caffè e Soia, ma non mancano le più comuni aromatiche e spezie. Chiudono il volume l'indice delle piante trattate, delle ricette culinarie e dei rimedi per i singoli disturbi.
Come potete vedere manca la parte esplicativa su raccolta, conservazione e utilizzo delle piante, che solitamente si trova nei testi sulle erbe; ciò però non è necessariamente invalidante, infatti quest'Enciclopedia mi sembra particolarmente indicata a chi vuole conoscere meglio il mondo della cucina a base di erbe e frutti, avendo già una conoscenza base delle premesse. Per altro, la maggior parte delle piante trattate sono universalmente conosciute o comunque molto comuni. L'unica vera pecca è il titolo, che fa pensare ad un testo più completo di quanto non sia questo a conti fatti, sicché non fatevi ingannare.
La veste grafica è molto piacevole, colorata ma rimanendo comunque fine e mai invadente, facendo di questo volume un prodotto editoriale curato (tranne che per il fatto che mancano alcune informazioni tipografiche relative alle varie edizioni e agli autori), ed un regalo utile e visivamente piacevole per gli appassionati all'argomento (è anche veramente pesante, nonché un tomo di discrete dimensioni ma insolitamente economico, quindi un regalo di un certo spessore a prezzo contenuto :D).

Erbe - Buone e facili

Erbe - Buone e facili di Graziella De Nizza, EmmeKlibri, 2016
Numero pagine: 128
Lingua originale: italiano:
Prima edizione: 2016
Fotografie delle piante: sì 
Illustrazioni botaniche: no
Illustrazioni di altro tipo: sì, dei piatti preparati con le erbe
Schede singole piante: sì
Ricette e preparazioni: sì
Piante commestibili: sì
Piante officinali: sì 
Piante aromatiche: sì 
Piante protette: no
Etnobotanica e storia: cenni

Questo volumetto gira per casa già da un po', credo che sia un acquisto di mia madre, che come me non riesce a tenersi le mani in tasca quando si tratta di piante (comunque, c'è da dire che lo si trova a prezzo veramente contenuto).
Eccoci davanti all'ennesimo libro sulle erbe spontanee, questa volta con un focus sul loro aspetto mangereccio.
Si apre con un indice ed una breve presentazione, per passare poi ad una rapida (tre facciate) trattazione dell'autrice, che traccia brevemente l'importanza dell'utilizzo delle erbe alimentari, parla di cosa sia la fitoalimurgia e delle proprietà nutrizionali delle piante, descrive brevemente i principali principi attivi presenti nelle piante e dà le indicazioni base sulla raccolta a scopo mangereccio. Purtroppo queste poche pagine sono scritte con un carattere molto piccolo, che può dare fastidio durante la lettura.
Seguono le schede dedicate alle singole piante divise in spontanee (45) e aromatiche (19); ogni scheda è costituita da nome comune, nome botanico, famiglia, nomi volgari, descrizione della pianta e dell'habitat, curiosità di varia natura (erboristiche, etimologiche, storiche, botaniche, chimiche ecc.), uso in cucina e ricetta. Corredano le schede una foto a colori a mezza pagina ed una o due più piccole che rappresentano l'habitat o specifiche parti della pianta.
In alcuni casi si tratta di foto di buona qualità, altre volte il soggetto è fuori fuoco o le foto risultano sgranate, il che è un peccato visto che la grafica del libro è generalmente piacevole (a parte la copertina, personalmente), ed imita un quaderno di appunti.
Chiudono il volume una breve biografia dell'autrice e del fotografo ed i ringraziamenti. Mancano bibliografia, note tipografiche nel frontespizio e colophon, il che mi fa pensare che a livello editoriale non si tratti proprio di un gran lavoro.
In generale come potete vedere, questo volume non si distingue molto dagli altri sull'argomento, purtroppo, visto che l'autrice sembra preparata e appassionata, ma contiene comunque informazioni interessanti a livello culinario, e tratta alcune specifiche erbe che non sono molto note come alimentari; considerando anche il prezzo basso a cui lo si trova, penso che possa valere la pena averlo per consultarlo di tanto in tanto.
Aggiornamento: la nuova edizione del 2017 ha una copertina diversa, graficamente molto più bella.

Enciclopedia delle piante magiche


Enciclopedia delle piante magiche di Scott Cunningham, Mursia, 2011
Numero pagine: 286
Titolo originale: Cunningham's Encyclopedia of Magical Herbs
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 1985
Prima edizione italiana: 1992 col titolo Enciclopedia delle erbe magiche, 2003 col titolo Enciclopedia delle piante magiche

Come accennavo nella recensione di Erboristeria planetaria, ho deciso di recensire, oltre ai testi canonici sulle piante, il loro uso e riconoscimento, le loro mitologia, anche quelli che trattano della loro magia o del loro uso sottile. E' un argomento che mi ha sempre affascinato, come si capirà dal costante riferimenti alle streghe in questo blog, sicché ho deciso di mettere a disposizione recensioni anche in questo campo, spesso dominato da una certa faciloneria, per non dire ignoranza, soprattutto in blog e forum dedicati al neopaganesimo (senza nulla togliere a tutti gli esponenti del genere, alcuni mi sembra abbiano una certa tendenza ad accettare qualsiasi cosa senza una minima verifica delle fonti o della fondatezza di ciò che leggono). Scott Cunningham è uno dei più conosciuti autori sulla Wicca, e questo suo libro in particolare sembra essere il più diffuso sull'uso magico delle piante, insieme a Il grande libro delle piante magiche Laura Rangoni. Io ho letto la versione in inglese, ma qui riporto i dati bibliografici della più recente edizione italiana, confidando che nella traduzione non siano stati tagliati capitoli o altro.
Il libro si apre con una prefazione in cui Cunningham afferma di aver studiato le erbe e poi sperimentato il loro uso magico, fino a creare il suo proprio sistema che ci va ad esporre. La magia con le erbe, dice, è forse la più antica e pratica forma di magia, visto che le erbe crescono ovunque; nel precedente Magical Herbalism (non tradotto in italiano) parlava delle sole piante Europee, qui ha invece ampliato anche agli altri continenti, riportando usi pratici e non ritualisticamente complessi delle piante, per la vita di tutti i giorni, tralasciando volutamente gli aspetti medici, mitologici e storici delle piante trattate.
Il libro è diviso in due parti.
Nella prima traccia brevemente il funzionamento della magia in generale e di quella con le erbe in particolare, parlando di potere inteso come la forza della vita, ciò che ha creato e mantiene l'universo e che ha preso i nomi degli Dei. Questo potere si trova all'interno della pianta stessa, ed è influenzato da habitat, colore, forma, principio di simpatia ecc. Cunningham specifica anche come la magia non debba mai essere impiegato a fini dannosi.
Approfondisce poi i principi e metodi magici, dicendo che non ha tutta questa importanza seguire pedantemente corrispondenze e periodi lunari, perché la magia andrebbe fatta quando serve, dovrebbe rispondere ai bisogni della vita di tutti i giorni, quando questi si presentano. Elenca gli attrezzi adatti a manipolare le erbe a fine magico, e parla anche di come l'altare possa essere in definitiva qualsiasi superficie piatta adatta per ospitare il lavoro magico, e descrive come impiegare la visualizzazione per dirigere il potere.Specifica anche che la magia non andrebbe fatta per denaro, né senza il consenso degli interessati, né per fare del male o per narcisismo.
Parla di come le erbe prima di essere usate a fini magici vadano incantate, ovvero vada allineato il loro potere al bisogno per cui verranno utilizzate, e spiega come farlo tramite la visualizzazione. Illustra poi come fare sacchetti, bambole, infusi, bagni, unguenti, incensi ecc. (notiamo che dice di usare gli oli profumati anche se sono sintetici, l'importante è che sia un profumo gradito, questo si scontra sicuramente con i principi dell'aromaterapia per cui vanno usati solo oli essenziali d'origine vegetale). Segue un elenco dei principali intenti magici (per es. protezione, amore ecc.)
La seconda parte si apre con una breve spiegazione sull'uso del libro e sui possibili pericoli nel maneggiare erbe velenose o sconosciute, spiega poi perché le erbe vengano suddivise in femminili e maschili (è la prima volta che sento questa particolare bipartizione, ma Cunningham stesso rimanda i due principi di genere ai concetti di caldo e freddo, questi invece presenti fin nell'erboristeria antica), e secondo le influenze planetarie ed elementari.
Troviamo quindi le schede delle singole piante con  disegno in bianco e nero (spesso poco riconoscibile), nome botanico, nomi popolari, genere, pianeta, elemento, divinità, potere, uso rituale (nel passato), uso magico (moderno), e viene indicato anche se sono velenose o in quali casi possono essere dannose. Non posso pronunciarmi su tutto, ma sicuramente in queste schede si trovano delle attribuzioni un po' arbitrarie delle piante alle varie divinità.
Completano il testo varie tabelle in appendice, una su piante maschili e femminili, una in cui per ogni pianeta vengono fornite le erbe associate, una per ogni elemento, una per i diversi intenti, una con i significati legati ai colori ed un  elenco di oli indicati per i singoli intenti (alcuni non possono essere oli essenziali...che sono?). Il libro si chiude con glossario, indice dei nomi popolari e bibliografia annotata (per forza di cose datata).
Questo il contenuto; devo ammettere che mi aspettavo un libro molto più fuffa da un lato, ma comunque trovo molte caratteristiche associate alle erbe totalmente soggettive ed arbitrarie. E se non si possono avere certezze in un campo come l'uso magico dei vegetali, tanto vale che ognuno si impegni nel conoscere e familiarizzare con le piante sia materialmente sia nel loro aspetto sottile, per capire cos'hanno da dire ad ognuno di noi. Questo è in definitiva un libro che incuriosisce e che può avere un suo valore nella storia del movimento Wicca, ma che non ha a mio avviso nessuna autorità.

Il linguaggio segreto dei fiori

Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh, Garzanti, 2011
Numero pagine: 359
Lingua originale: inglese
Titolo originale: The Language of Flowers
Prima edizione: 2011
Prima edizione italiana: 2011
Genere: romanzo sentimentale
Ambientazione: S. Francisco
Epoca: contemporanea

Ho parlato altrove del fatto che fra un libro "serio" e l'altro, mi diletto anche nella lettura a tempo perso di "romanzetti", senza nulla togliere agli autori, in particolare di quelli che hanno in qualche modo a che fare con erbe e fiori. Questo è uno di loro; l'ho letto l'estate scorsa durante interminabili pomeriggi di noia, bloccata in una scatola di cemento mentre fuori c'era il sole.
La storia è quella di Victoria, una ragazza diciottenne problematica, abbandonata da piccola e passata in varie famiglie e comunità, finché non si ritrova a vivere in un parco. Qui crea un suo piccolo giardino, poiché Victoria conosce i fiori ed il loro significato, grazie ad Elizabeth, una donna a cui è stata affidata da bambina, l'unica che per lei sia stata qualcosa di simile ad una madre.
Avendo trovato lavoro presso un negozio di fiori, Victoria riesce a rendersi sempre più indispensabile grazie alla sua capacità di capire quale fiore serva ai clienti del negozio, e sarà durante l'acquisto dei fiori per il negozio, che conoscerà Grant, un uomo che riuscirà a farsi strada nel suo guscio di riservatezza. Anche perché qualcosa del loro passato li lega. La segue sia lo svolgersi degli eventi della linea narrativa principale, sia i flashback sul passato di Victoria che ci aiutano a capire l'intrecciarsi delle vite dei personaggi.
Devo dire che fra i vari romanzetti che ho letto, questo è uno dei meno scontati; cioè, sì c'è la storia d'amore e sai fin dalla loro prima comparsa quali saranno i personaggi coinvolti, tutti cercano inesplicabilmente di aiutare la protagonista sempre e comunque e con tutta la pazienza del mondo, sai già che ci sarà un lieto fine, ma il modo in cui la protagonista ci arriva non è lineare come ci si aspetterebbe, anzi, l'autrice è riuscita a tracciare la profondità e le ferite di un dolore che condiziona tutti gli aspetti della vita, e che non se ne va in pochi giorni, nonostante la comparsa del principe azzurro. Inoltre Victoria non è la classica bella che non sa di saperlo, insicura ma in realtà piena delle migliori qualità femminili, profondamente innocente, è invece un personaggio sofferto, verosimilmente diviso, a tratti psicologicamente problematico, con zone oscure importanti; è una donna alle prese con il rifiuto di sé stessa e la sfiducia verso gli altri, che non sa come relazionarsi con la figura della madre e con l'essere madre (ovvio, visto che non ha avuto un'educazione affettiva, ma questo nella realtà è spesso taciuto).
Ciò che mi aveva attirato all'inizio, ovvero il linguaggio dei fiori, è presente nella storia, e la protagonista si costruisce il suo personale schedario con l'immagine del fiore ed il relativo significato, che però sono estremamente soggettivi e personali. Carina la trovata di variare il fiore ritratto nella fotografia della copertina.
Insomma alla fine delle fine, pur rientrando nella mia categoria mentale "romanzetti", Il linguaggio segreto dei fiori si è rivelato essere una lettura niente male.

La piccola erboristeria di Montmartre

La piccola erboristeria di Montmartre di Donatella Rizzati, Mondadori, 2016
Numero pagine: 391
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2016
Genere: romanzo sentimentale
Ambientazione: principalmente Parigi, marginalmente Roma
Epoca: contemporanea

Questo è quello che io definiscono "romanzetto". Senza nulla togliere agli autori, per me i romanzetti sono quei romanzi che sicuramente non vinceranno il Nobel, leggeri, a tratti scontati, con una storia d'amore ed un immancabile lieto fine; nel corso dell'anno ne leggo vari, dopo aver finito un libro che mi è piaciuto molto e nell'attesa di trovarne un altro altrettanto valido. Niente contro di loro dunque, solo, sono per me lettura a tempo perso, ricreativa. Tra l'altro non vorrei generalizzare, ma spesso questo tipi di romanzi ha una tizia in copertina (che molte volte non c'entra niente con la protagonista del racconto), bella e leggiadra, con sfondi colorati, spesso foglie, fiori o paesaggi naturali che si intravedono dietro da lei. In questa copertina almeno non tutti questi cliché sono rispettati.
La storia è quella di Viola Consalvi, di professione naturopata, che inseguito alla morte del marito Michel, lascia Roma e i genitori critici riguardo alla sua scelta professionale, per rifugiarsi in una piccola erboristeria di Parigi, città dove aveva studiato anni prima. Qui, grazie all'aiuto della proprietaria e amica, Gisèle, cerca a poco a poco di riprendere i fili della sua vita, fare pace con il dolore e costruirsi una nuova professione, anche grazie agli insegnamenti sull'iridologia trasmessile da Michel, che le permetteranno di aiutare varie persone, i quali diventeranno gli amici nella sua nuova vita. Immancabile l'incontro con un bello e per alcuni versi misterioso, uomo francese, Romain, che a poco a poco si avvicinerà sempre più a Viola. Immancabile un lieto fine totale.
Ho apprezzato il tema della risoluzione del dolore, con i propri tempi (qui piuttosto brevi, anche per motivi di lunghezza del romanzo immagino), inoltre alla fine di alcuni capitoli vengono riportati trattamenti, ricette di tisane e cosmetici naturali interessanti.
In generale si tratta di un romanzo ben scritto, anche se a tratti poco credibile e con dinamiche psicologiche non troppo approfondite.  Sicché, se vi piace l'argomento erboristeria, e non disdegnate i "romanzetti", questa potrebbe essere una buona lettura.

I misteri del Monte di Venere

I misteri del monte di Venere di Duccio Canestrini, Rizzoli, 2010
Numero pagine: 140
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2010
Genere: saggio

Negli anni, ho letto tutto quello che ho trovato sulla vagina. Potrebbe sembrare un soggetto imbarazzante, e per alcuni sicuramente lo è, io però trovo che non ci siano abbastanza testi competenti sull'argomento, e che quei pochi andrebbero letti da più persone. Dal pionieristico I monologhi della vagina di Eve Esler passando per Storia di V. di Catherine Blackledge fino a Vagina di Naomi Wolf, ho trovato sempre delle ottime letture, sia a livello scientifico sia culturale, poetico, femminista; così, quando per caso sono incappata in questo libro, mi sono subito tuffata nella lettura. Che però è stata una delusione.
Questa la struttura del libro: dopo una breve introduzione dell'autore, in cui sono trattati anche i vari nomi che si danno alla vagina, si passa al primo capitolo che ne tratteggia la storia culturale e mitica partendo dalla preistoria (cita anche le teorie dell'archeologa Marija Gimbutas contenute in Il linguaggio della Dea) e definendo alcuni topoi, quasi archetipi, quali la vagina dentata, la vagina vista come una ferita, ed inoltre affronta il ruolo della verginità e l'esibizione della vagina.
In questo capitolo ho riscontrato alcune inesattezze mitologiche, come l'affermazione che Demetra, dopo la danza di Baubo, riporterebbe in vita Persefone (!?!).
Il secondo capitolo si concentra su natura e cultura del clitoride, delle mestruazioni e del pelo pubico.
Il terzo approfondisce la sfera delle modificazioni vaginali, partendo dalle le modificazioni etniche (ivi comprese le mutilazioni), e proseguendo con piercing, parrucchini pubici e chirurgia estetica.
Seguono note, bibliografia e indice.
Come potete vedere gli argomenti sono vari e potenzialmente interessanti, tuttavia sono trattati piuttosto brevemente (è comunque un volume di 140 pagine), e a mio avviso con una certa pedanteria paternalistica, nonché in alcuni punti, critica al femminismo. Insomma, il generale relativismo culturale, che di solito si traduce in distacco e sospensione del giudizio nei testi di antropologi, non l'ho ritrovato in questo volume, che è quindi si divulgativo, ma in alcuni punti risulta essere fastidiosamente normativo.
Inoltre, considerata appunto la brevità del testo, questo libro può costituire solo un introduzione ad essi, da integrare con testi più approfonditi, come ad esempio le fonti bibliografiche riportate, che ho trovato interessanti che cercherò di procurarmi.
In definitiva quindi, pur trattandosi di un libro breve e di facile lettura, rimanderei ad altri testi sull'argomento.

Salute della terra

Salute dalla terra – Guida alle piante medicinali di autori vari, Idealibri, 1981
Numero pagine: 208
Lingua originale: inglese
Titolo originale: Medicines from the earth
Prima edizione: 1978
Prima edizione italiana: 1981
Fotografie delle piante: sì ma non di tutte le piante trattate, altre generiche o ornamentali
Illustrazioni botaniche: sì
Illustrazioni di altro tipo: sì
Schede delle singole piante: sì
Ricette e preparazioni: sì
Piante commestibili: sì
Piante officinali: sì
Piante aromatiche: sì
Piante protette: sì
Etnobotanica e storia: sì

Ho comprato questo libro al mercatino dell'usato, e nonostante abbia ormai uno scaffale intero dedicato solo ai volumi che trattano di piante e affini, ho deciso di portarmi a casa anche questo volumone. Non si sa mai quale nuova chicca si può trovare in un libro sulle erbe sconosciuto.
Questo volume si apre con una nota su come usare il libro (che sembra ridicolo, ma come vedrete in effetti una chiave per orientarsi nel volume serve) che tratta 247 piante scelte fra quelle di provata efficacia, omettendo, dicono gli autori, quelle velenose, i cibi, le spezie e quelle appartenenti alla medicina popolare ma considerate inefficaci; in realtà vengono trattate anche alcune piante velenose (termine che in realtà vuol dire tutto e niente, visto che piante considerate velenose hanno comunque un impiego farmaceutico di vecchia data). Si prosegue con brevi accenni di storia delle piante medicinali, sistematica, principi attivi, importanza di erbari, giardini botanici e esplorazioni, vari utilizzi (medico, nutrizionale, fibra ecc.). Questa prima parte introduttiva è molto molto scarna, a tratti mi è sembrata confusionaria, come se si saltasse di palo in frasca senza esaurire gli argomenti.
Si trova a questo punto un inserto (stampato su pagine a fondo verde) costituito da una tabella in cui sono riportati in ordine alfabetico i nomi delle 247 piante con a lato i principali usi medicinali.
Arriviamo quindi alle schede dedicate alle singole piante ordinate alfabeticamente e numerate in base al nome botanico. Ogni scheda riporta nome latino, alcuni nomi popolari, famiglia, area d'origine e diffusione, ed una parte discorsiva che contiene descrizione della pianta, habitat, principali principi attivi e qualche notizia di varia natura (storica, etimologica ecc.), completa il tutto una illustrazione botanica e/o una fotografia della pianta. Si trovano alberi, arbusti ed erbe di tutto il mondo.
A questo punto c'è un'altro inserto su pagine verdi che per ogni disturbo indica la pianta da usare, metodo d'uso (infuso, decotto ecc.), preparazione e dose, eventuali note; non essendo digiuna dell'argomento, alcune preparazioni mi hanno lasciato perplessa.
Si prosegue con una parte sulla storia della medicina popolare nei vari continenti escluse, Oceania e Antartide (argomento trattato in maniera più approfondita rispetto ai brevi cenni del primo capitolo).
Incontriamo quindi la doverosa trattazione su raccolta, essiccazione, conservazione, tipi di preparazioni con ricette, e regole base per preparale tisane (infusi misti di due o più erbe)
Epilogo dove vengono riportati esempi e si auspica una collaborazione fra erboristeria e medicina ortodossa, fra uomo e natura.
Chiudono il volume indici, bibliografia, fonti delle illustrazioni.
Si tratta di un bel volume, con fotografie decorative a tutta pagina, illustrazioni botaniche tratte da vecchi erbari e incisioni che corredano le parti discorsive. Tuttavia ho trovato alcune frasi francamente incomprensibili (forse per la traduzione?) ed alcuni errori grossolani come l'affermazione che negli oleoliti l'eventuale acqua si trova in superficie, quando chiaramente essendo più pesante dell'olio, si trova sul fondo. Inoltre ho trovato la suddivisione dei del materiale confusionaria, avrei preferito schede complete e non informazioni sulla stessa pianta sparse in diverse sezioni. Come molti libri un po' datati riporta, in maniera disinvolta anche l'uso di piante potenzialmente pericolose, quindi consiglio cautela. Si tratta di un volume di una certa importanza, inadatto ad essere portato in giro ed usato come base per il riconoscimento delle piante.
In definitiva quindi, non lo consiglio a neofiti, ma vale comunque la pena tenerlo come testo da consultazione.

Segreti e virtù delle piante medicinali


Segreti e virtù delle piante medicinali di autori vari, Selezione del Reader's Digest, 1980
Numero pagine: 463
Lingua originale: francese
Titolo orginale: Secrets et vertus des plantes médicinales
Prima edizione: 1977
Prima edizione italiana: 1979
Fotografie delle piante: sì 
Illustrazioni botaniche: sì 
Illustrazioni di altro tipo: sì
Schede singole piante: sì
Ricette e preparazioni: sì 
Piante commestibili: sì 
Piante officinali: sì 
Piante aromatiche: sì 
Piante protette: sì 
Etnobotanica e storia: cenni

Visto che le erbe sono una delle mie passioni da sempre, nel corso degli anni ho raccolto un buon numero di libri a riguardo, in parte regalati, in parte condivisi con mia madre che nutre la stessa passione. Fra tutti quelli che ho avuto modo di consultare, quello che più ho apprezzato per completezza, chiarezza e competenza è il mio caro Scoprire, riconoscere usare le erbe, ma, udite udite, questo volume che vado a recensire, trovo che possa essere messo alla pari (mai successo negli annali delle mie ricerche bibliografiche sulle erbe). Vediamo com'è composto il libro.
 Dopo una breve nota al lettore e prefazione ci imbattiamo nel capitolo primo che tratta Il regno dei semplici: quindi la storia della conoscenza delle piante medicinali, cenni di chimica (fotosintesi) e principi attivi, parti utilizzabili delle piante, glossario delle proprietà, cenni (ben fatti) su come riconoscerle con una tabella delle chiavi di classificazione delle famiglie delle 100 piante trattate nel libro, elenco delle stesse in ordine alfabetico per famiglia con indicazioni di tossicità, cenni di classificazione e tabella dei nomi dei principali botanici il cui nome segue la denominazione latina per identificare senza dubbio le varie specie, descrizione delle varie parti della pianta con chiare figure esplicative (radice, fusto, foglie, fiore, infiorescenza, frutto nelle loro varie parti), dove, come e quando raccoglierle con tabella che per ogni stagione definisce quale parte di quale pianta raccogliere, come essiccarle e conservarle. Solo per questo primo capitolo l'intero volume meriterebbe di essere letto, tutti questi argomenti infatti costituiscono una salda base teorica e indicazioni pratiche per chiunque voglia muoversi nel mondo delle erbe, un imprescindibile punto di partenza, il tutto spiegato in maniera chiara ma puntuale.
Ci si sposta poi nella parte principale del libro che è costituita da schede delle singole piante suddivise in spontanee, coltivate, tossiche ed esotiche. Per quanto riguarda le spontanee ogni scheda è composta da: nome comune, nome botanico, nomi popolari, famiglia d'appartenenza, breve trattazione discorsiva con cenni sulla storia dell'utilizzo della pianta; una tabella a fondo pagina riporta in maniera essenziale habitat, descrizione, parti utilizzate ed epoca di raccolta, costituenti, proprietà, usi (interno, esterno, farmaceutico, cosmetico, veterinario) e indicazioni che rimandano ad una successiva sezione del libro in cui sono trattati i singoli disturbi, curati dalla pianta in questione. Ogni scheda è corredata da un illustrazione della pianta intera o di una o più parti, e di una foto più piccola che oltre a mostrare il portamento, permette di identificare l'ambiente in cui la pianta stessa cresce.
Le schede delle piante coltivate (generalmente ortaggi, aromatiche, piante da frutto, da fiore), prive di immagini, sono composte da nome comune, nome botanico, famiglia, cenni storici, proprietà, usi e rimando ai disturbi.
La trattazione sulle piante tossiche, è divisa in capitoli dedicati a bacche e semi, bulbi, piante spontanee, ornamentali, indirettamente dannose (che provocano allergia o altre reazioni), completata da inserti fotografici sulle principali piante tossiche, con nome comune, nome botanico, parte tossica e possibili piante con cui può essere confusa.
Segue la parte sulle piante esotiche, principalmente le spezie conosciute comunemente ma non solo, per ogni pianta sono riportati nome comune, nome botanico, famiglia, habitat, cenni storici, parte utilizzata, usi.
Troviamo quindi un nuovo capitolo dedicato alla cura mediante erbe, si descrivono brevemente i vari tipi di medicina che includono le erbe (omeopatia, fitoterapia, aromaterapia ecc.), cenni di dietetica, fitocosmesi, usi domestici. Segue una descrizione dei vari tipi di preparazioni con un'utile tabella di pesi e misure.
Segue un elenco di alcuni disturbi o apparati, con per ognuno molte indicazioni e ricette su come curarli, divise per uso esterno o interno.
L'ultimo capitolo tratta dei rimedi veterinari, divisi in generici o specifici per i diversi animali domestici. Chiudono il volume un glossario (con illustrazioni) e l'indice.
Come potete vedere si tratta di un libro molto ricco, prezioso, ben scritto e ben illustrato, chiaro senza perdersi in panegirici, e che fornisce anche valide indicazioni pratiche. Visto che è un tomo piuttosto grande e pesante è inadatto ad essere potato in giro, ma ottimo per lo studio. Lo consiglio a tutti come testo base per iniziare a muoversi nell'affascinante mondo delle erbe, e come strumento di consultazione costante; io l'ho trovato usato, una copia che ha più anni di me, e visto che ne esistono varie edizioni, penso non sia difficile reperirlo di seconda mano.